Guerra della Lega di Cambrai

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Guerra della Lega di Cambrai
parte delle Guerre d'Italia
L'Italia settentrionale nel 1494
Data 1508 - 1516
Luogo Italia, Francia
Casus belli Lega di Cambrai contro Venezia
Esito Vittoria veneziana e francese
Schieramenti
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Ritratto del re di Francia Francesco I.
Raffigurazione della battaglia di Marignano.

La guerra della Lega di Cambrai fu uno dei maggiori conflitti delle Guerre Italiane del Rinascimento, e fu scatenata allo scopo di arrestare l'espansione della potentissima Repubblica di Venezia in terraferma. Fu una guerra di vastissima portata per il tempo, in cui tutti i principali stati europei dell'epoca si coalizzarono contro la Repubblica di Venezia nel tentativo di distruggerla e spartirsi le ricchissime spoglie.

Invece, grazie alla sua abilità diplomatica e con uno sforzo immane in termini di uomini e di finanze, Venezia riuscì a rovesciare le alleanze più volte, vincere la guerra e ritornare quasi agli originari confini. I principali partecipanti della guerra, che si scontrarono per tutta la durata del conflitto tra 1509 e il 1516, furono il Regno di Francia, lo Stato della Chiesa e la Repubblica di Venezia; ad essi si affiancarono, in tempi differenti, quasi tutte le maggiori potenze dell'Europa Occidentale dell'epoca, comprendenti il Regno di Spagna, il Sacro Romano Impero, il Regno d'Inghilterra, il Regno di Scozia, il Regno di Ungheria, il Ducato di Milano, Firenze, il Ducato di Ferrara, il Ducato di Urbino e i cantoni Svizzeri.

La Repubblica di Venezia nel XV secolo, all'apice della sua potenza economica e militare ed in possesso di un vasto impero sul mediterraneo, aveva iniziato un processo di espansione nella terraferma veneta e lombarda, attraverso conquiste militari, acquisizioni e dedizioni spontanee, che avrebbe portato gradualmente alla unificazione della penisola italiana, anticipando di 350 anni l'opera dei Savoia. Questa prospettiva stava suscitando le comprensibili preoccupazioni dei governanti dei diversi stati della penisola, in particolare del papato il quale aveva assistito impotente nel 1503 alla perdita di molte importanti città della Romagna che avevano chiesto ed ottenuto la "dedizione" alla Repubblica di Venezia. Papa Giulio II, furioso per il rifiuto di Venezia a restituire le città romagnole istigò le principali potenze europee a dichiarare guerra a Venezia e il 10 dicembre 1508 queste si trovarono a Cambrai nel nord-est della Francia per stipulare un accordo segreto che prese il nome della città.

Preludio[modifica | modifica sorgente]

Conseguentemente alla prima guerra italiana, Papa Alessandro VI allargò il controllo papale ben oltre l'Italia centrale conquistando così la Romagna. Cesare Borgia espulse i Bentivoglio da Bologna, fino ad allora famiglia feudataria della città, ed era sul punto di formare un permanente stato governato dai Borgia nella regione, quando Alessandro morì il 18 agosto 1503.

Sebbene Cesare avesse a disposizione per se stesso il rimanente tesoro papale non riuscì a difendere Roma, quando gli eserciti francesi e spagnoli conversero sulla città con l'intento d'influenzare il conclave papale; l'elezione di Papa Pio III, cui succedette quasi immediatamente Giulio II, privò Cesare dei suoi titoli e lo relegò a comandare una compagnia di fanteria. Percependo la forte debolezza del Borgia, i signori spodestati della Romagna offrirono di sottomettersi alla Repubblica di Venezia a condizione di riavere i loro antichi domini: il Senato veneziano accettò, anche per le pressioni del futuro Giulio II che in odio ai Borgia aveva convinto i Veneziani a prendere possesso di molte città romagnole e marchigiane, comprese Rimini, Faenza e altre città nel 1503.

Giulio II, dopo essersi assicurato pieno controllo sull'esercito papale arrestando e imprigionando Cesare, prima a Roma e più tardi a Madrid, si mosse velocemente per ristabilire il controllo papale sulla Romagna, rompendo completamente con i suoi vecchi alleati Veneziani, che lo avevano anche appoggiato durante il conclave successivo alla morte di Pio III, istigando contro Venezia le maggiori potenze europee.
Il 22 settembre 1504, dunque, Francia e Impero stipularono a Blois un triplice trattato, sul quale ufficialmente si discuteva della situazione dei Paesi Bassi, ma segretamente si era decisa la fine dell'orgogliosa Repubblica e la spartizione dei suoi territori, per riconoscere l'investitura di Luigi XII a Duca di Milano e per siglare un'alleanza sostenuta dalla promessa matrimoniale tra Claudia di Francia e Carlo I d'Austria.
I Veneziani però avevano scoperto i punti segreti del Trattato e visto che il Pontefice non entrava tra i firmatari anche durante il rinnovo, del 1505, nel tentativo di placare il pontefice, decisero di restituire alla Chiesa le terre del Valentino, chiedendo però al Papa l'investitura per Rimini, Faenza e Cervia.
La mossa sembrò avere successo, ma nel 1507 il pontefice chiese nuovamente alla Repubblica di restituire le città che aveva occupato, ricevendone questa volta un secco diniego.

Il conflitto[modifica | modifica sorgente]

Antefatto: L'occupazione del Cadore (inverno 1508)[modifica | modifica sorgente]

Il nuovo imperatore, Massimiliano I, chiese alla Repubblica di Venezia di passare sul suo territorio con un proprio esercito per recarsi a Roma per la tradizionale cerimonia d'incoronazione (come avveniva dai tempi di Carlo Magno). Il Senato Veneto rispose che era favorevole ma che non avrebbe tollerato il passaggio di un esercito sul suo territorio e si rese disponibile a scortare l'imperatore. L'imperatore, allora, ordinò nel gennaio 1508 l'invasione del Cadore (la provincia più settentrionale della Repubblica Veneta) con un esercito di 5000 uomini e una volta occupato senza fatica, vista la stagione fredda e nevosa fece tornare in patria 3000 soldati lasciando una guarnigione a Pieve di Cadore. Venezia, senza attendere oltre, inviò un esercito di 2000 uomini, di stanza nelle caserme di Bassano, nel Cadore per prendere alle spalle gli austriaci (in pieno inverno e con la neve alta). Con uno strategemma tesero una imboscata agli imperiali facendoli uscire dal Castello di Pieve di Cadore e nella famosa Battaglia di Rusecco (2 marzo 1508) li sterminarono. Questa azione bloccò l'invasione degli imperiali nel 1508 però fece crescere i motivi di rivalsa dell'Imperatore nei confronti di Venezia, che di fatto vinsero questa breve guerra conquistando Gorizia, Trieste e Fiume.

Il preludio: La stipula dell'accordo segreto a Cambrai (10 dicembre 1508)[modifica | modifica sorgente]

Il papa, intenzionato a frenare l'espansione della Serenissima nell'Italia settentrionale, spinse i principali stati europei a muovere guerra allo Stato veneto. Dopo una lunga trattativa, si incontrarono il 10 dicembre 1508 a Cambrai, nel nord-est della Francia, i rappresentanti del Sacro Romano Impero, della Spagna, della Francia, dei duchi di Ferrara, di Mantova e di Savoia per stipulare un accordo preliminare segreto per la formazione di una grande lega anti-veneziana, a cui invitavano anche il Re di Ungheria.

I capitoli segreti di tale conferenza prevedevano la spartizione dei territori Veneziani in questo modo:

La prima fase: la Lega di Cambrai (1508-1509)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lega di Cambrai, Battaglia di Agnadello e Assedio di Padova.

Il pretesto per l'attacco venne fornito proprio da Venezia, nel momento in cui questa pretese di scegliere il nuovo vescovo per la vacante diocesi di Vicenza, fatto che, nonostante le antiche prerogative ducali, venne considerato dal papa una prevaricazione dei diritti pontifici. Sebbene, di fronte al pericolo incombente, Venezia si offrisse ancora il 4 aprile 1509 di restituire Faenza e Rimini agli Stati della Chiesa, il 23 marzo Giulio II aderì pubblicamente alla lega di Cambrai, lanciando, il 27 aprile, la scomunica sulla Serenissima e nominando il Duca di Ferrara Alfonso I d'Este Gonfaloniere di Santa Romana Chiesa.
Venezia rispose alla scomunica proibendone, con la minaccia di pesanti pene, la pubblicazione nei propri territori.

Il 1º maggio a Milano Luigi XII di Francia assunse dunque il comando delle forze congiunte. Il 14 maggio, ad Agnadello, la retroguardia veneziana in ripiegamento, al comando di Bartolomeo d'Alviano, venne disastrosamente battuta, mentre il resto dell'esercito veneto si ritirava verso Brescia, alla guida di Niccolò Orsini di Pitigliano.

Di fronte alla sconfitta e all'impossibilità di fronteggiare la potenza avversaria, la Repubblica decise l'evacuazione dei suoi Domini di Terraferma per concentrarsi sulla difesa delle lagune, sciogliendo le provincie dall'obbligo di fedeltà. Il 15 maggio Caravaggio aprì le porte ai francesi e il 16 maggio cadde anche la sua rocca. Il 17 maggio Bergamo inviò a Luigi le chiavi della città, mentre Brescia sbarrò le porte ai Veneziani in ritirata, consegnandosi il 24 maggio ai francesi, assieme a Cremona e Crema.

Il 22 maggio, tuttavia, il Senato ordinava al Pitigliano di entrare, se necessario, con la forza in Verona, che si rifiutava di aprire le porte, per fortificare quella che era l'ultima fortezza frapposta tra l'armata francese e la laguna, ordinando altresì in cambio l'esenzione dai dazi sulle macine per quella città.

Il 29 maggio venne assaltata Peschiera, mentre cadevano Ferrara, Faenza, Cervia, Rimini, Ravenna, Asola e Lonato. Allo stesso tempo i vassalli imperiali prendevano Duino, Pisino, Feltre, Belluno, Trieste, Fiume, Riva del Garda e altri castelli, in gran parte ceduti dagli stessi Veneziani nel tentativo di placare l'Imperatore e spezzare così il fronte nemico. Il 31 maggio Venezia diede l'ordine di affondare la flotta del lago di Garda, per impedire che cadesse in mano ai francesi. In breve le forze della Lega occupano tutta la terraferma, giungendo fino ai margini della laguna e a Mestre, dove si era asserragliato il Pitigliano, provocando la resa ai tedeschi di Padova, Vicenza e Verona. Il 10 giugno il tentativo di alcuni nobili di offrire agli Imperiali la dedizione di Treviso venne impedito da una sollevazione popolare, che le valse l'invio di un contingente di supporto di 700 fanti e l'esenzione quindicennale della città dai tributi.

Il 20 giugno la Repubblica di Venezia si risolse infine a mandare ambasciatori al Papa per comporre le divergenze e per esporre il pericolo che la presenza delle armate straniere rappresentava per l'intera Italia.
L'11 luglio, poi, alcune sollevazioni nelle terre occupate attorno a Treviso diedero a Venezia l'occasione per inviare contingenti a recuperare quei possedimenti.

La controffensiva di Venezia iniziò il 17 luglio, quando il provveditore Andrea Gritti prese di sorpresa Padova, sguarnita, in breve seguita dal castello di Legnago. Il 3 agosto i Veneziani conquistarono Isola della Scala, facendo prigioniero il marchese di Mantova, Francesco II Gonzaga. L'imperatore Massimiliano mosse allora da Trento su Padova, fortemente presidiata dal Pitigliano. Il 10 agosto l'esercito tedesco prese Vigodarzere e il 20 agosto Bassanello. Fallito il tentativo di deviare il Bacchiglione, iniziò il bombardamento di Padova, che resistette sino al 1º ottobre, quando venne tolto l'assedio.

Frattanto, l'11 settembre Venezia era giunta persino ad ordinare al bailo di Costantinopoli e al console di Alessandria d'Egitto di far pressione rispettivamente sulla Sublime Porta e sul Sultano mamelucco, storici nemici, ma anche partner commerciali della Repubblica, affinché le accordassero consistenti prestiti e danneggiassero i commerci degli altri Stati europei, così che questi non avessero poi l'occasione, una volta sconfitta la Serenissima, di rivolgersi contro le potenze musulmane.

La situazione sul campo volgeva frattanto sempre più in favore di Venezia. Il 26 novembre Vicenza aprì le porte al Gritti e dopo tre giorni la guarnigione della Lega cedette la cittadella. Vennero riconquistate Bassano, Feltre, Belluno, Cividale, Castel Nuovo, Monselice, Montagnana e il Polesine.

Favorita dalla riconquista di gran parte del Veneto, la Repubblica decise di punire il Ducato di Ferrara, inviando la flotta di Angelo Trevisan a risalire il Po fino a Ferrara, supportata da un contingente di terra. Quando però questo fu costretto alla ritirata per la minaccia costituita dal presidio francese di Verona, la flotta rimase sola a fronteggiare le forze estensi, venendo battuta il 22 dicembre dalle artiglierie ferraresi nella battaglia di Polesella.

La seconda fase: l'alleanza tra Venezia e il Papa (1510)[modifica | modifica sorgente]

I crescenti contrasti tra il papa e il sovrano francese portarono il 24 febbraio 1510 allo scioglimento della Lega di Cambrai: Giulio II ritirata la scomunica a Venezia, si alleò con questa contro i francesi. L'accordo prevedeva la rinuncia, da parte di Venezia, al diritto di nomina sul clero nei propri territori, la restituzione di tutte le città che erano state soggette allo Stato della Chiesa e il pagamento di un indennizzo. In realtà, però, il Consiglio dei Dieci aveva già deliberato che i termini dell'alleanza, accettati per necessità, non fossero validi e che sarebbero stati rigettati alla prima occasione opportuna. Iniziò così una nuova fase del conflitto.

Morto il Pitigliano a gennaio di quell'anno, il comando delle forze veneziane passò a Bartolomeo d'Alviano, che vide i francesi prendere Vicenza, Marostica, Cittadella, Bassano e infine Legnago. Il 9 agosto il papa scomunicò Alfonso d'Este, assalendo invano Genova e la Riviera Ligure e chiamando in Lombardia gli Svizzeri, che però rientrano presto nelle loro terre, pagati dal re francese. Il pontefice conquistò però Modena e l'Emilia, mentre Lucio Malvezzi, capitano dell'esercito della Serenissima, riprendeva Marostica e Bassano, entrando a Vicenza e giungendo sin sotto Verona.

La Francia rispose convocando a settembre un concilio di vescovi a Tours per affermare l'illegittimità della partecipazione del papa ad una guerra per motivi temporali. Venne programmata anche la convocazione di un futuro concilio ecumenico per discutere della questione, ma il 20 settembre la corte pontificia, indifferente al problema, giunse a Bologna per portare guerra al duca di Ferrara. Il 12 luglio i rinforzi francesi furono costretti alla ritirata, consentendo al papa di prendere Sassuolo, Concordia e, dopo lungo assedio, Mirandola ai primi dell'anno successivo.

La terza fase: la Lega Santa (1511-1512)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lega Santa (XVI secolo) e Operazioni militari della Repubblica di Venezia in Valvestino (1510-1517).

L'alleanza veneto-papale venne rafforzata il 20 gennaio 1511 dalla creazione di una Lega Santa anti-francese. Vi confluirono, oltre al Papato e alla Serenissima, la Spagna, l'Impero, l'Inghilterra e i cantoni svizzeri. L'accordo prevedeva la restituzione dei territori veneziani.

Nel marzo 1511 i francesi presero Concordia e Castelfranco, provocando la fuga del papa a Ravenna, mentre il 21 maggio anche Bologna cadeva in mano ai francesi. Il 1º settembre gli avversari di Giulio II convocano a Pisa un concilio di nove cardinali dissidenti nel tentativo di deporre il pontefice, frattanto rientrato a Roma. Questi, però, convocò il 18 luglio un altro concilio in Laterano, minacciando ai cardinali ribelli la perdita della porpora in caso di mancata sottomissione di lì a due mesi: il 13 novembre una sollevazione di Pisani mise in fuga i dissidenti.

Nel gennaio 1512 le truppe pontificie assediano nuovamente Bologna, soccorsa tra il 4 e il 5 febbraio dall'armata francese di Gaston de Foix-Nemours, lo stesso giorno in cui Andrea Gritti prendeva Brescia, mentre si sollevavano, riconsegnandosi a Venezia, Bergamo e tutte le altre terre sottratte, tranne Crema e Cremona. Lasciata Bologna, il Foix prese Isola della Scala al veneziano Gian Paolo Baglioni. Il 19 febbraio seguì Brescia, orrendamente saccheggiata, mentre Bergamo si sottometteva nuovamente, atterrita, alle milizie francesi. L'8 aprile il Foix iniziò l'assedio di Ravenna, soccorsa il 10 aprile dall'armata del Papa e della Spagna, guidata dal Cardona. L'11 aprile si ha la battaglia (si narra che il duca di Ferrara, alleato dei francesi, bombardasse entrambi gli schieramenti dicendo "non importa, sono tutti stranieri e perciò nemici degli Italiani"), in cui gli spagnoli e i pontifici sono messi in fuga. L'imperatore Massimiliano I, intanto, ordina la smobilitazione delle sue truppe.

Il 3 maggio il Concilio Laterano annullò le decisioni di quello di Pisa e minacciò la scomunica al re di Francia, se si fosse ostinato a non restituire le terre della Chiesa e a rendere la libertà al cardinale Giovanni de' Medici, catturato a Ravenna. Il 5 giugno Venezia riprese Cremona, ricevendo nuovamente la dedizione di Bergamo. Frattanto, Giulio II riprendeva Rimini, Ravenna, Cesena e l'intera Romagna, mentre il francese La Palice si rinchiudeva a Pavia. Anche Bologna, Reggio, Modena ritornano in mani pontificie, mentre Parma e Piacenza sono sottomesse in quanto antichi territori dell'Esarcato bizantino.

Il 24 giugno l'esercito svizzero valicò le Alpi, attraverso la Valtellina, e invase la Lombardia occupando ben presto la città di Milano in nome della Lega Santa. Nel contempo, mentre Genova si ribellava, il 29 giugno, acclamando doge Giano Fregoso. Una dieta a Mantova pose sul trono del Ducato di Milano Massimiliano Sforza, primogenito di Ludovico il Moro, facendo entrare anche Milano nella Lega.

Nell'agosto l'esercito papale-spagnolo entrò in Toscana per reinsediare i Medici, prendendo il 29 agosto Prato e saccheggiandola: Firenze si sollevò restaurando la Signoria. Il 18 settembre Brescia si arrese al viceré di Napoli e ai Veneziani. Legnago si arrese agli Imperiali, Crema ai Veneziani e Novara allo Sforza, che il 29 settembre ricevette dagli svizzeri le chiavi di Milano con l'impegno alla difesa della città. Alla fine dell'anno una dieta a Roma cercò di ricomporre i dissidi tra Venezia e l'Imperatore, che si rifiutava di restituire Legnago, Padova, Verona, Treviso e Crema senza compenso.

La quarta fase: l'alleanza tra Venezia e la Francia (1513-1516)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Battaglia di Novara (1513), Battaglia di Guinegatte (1513), Battaglia de La Motta e Battaglia di Marignano.

La notte tra il 20 e il 21 febbraio 1513 Giulio II si spense. Gli succedette l'11 marzo Giovanni de' Medici, papa Leone X, il quale cercò immediatamente di svincolarsi dalla guerra. Venezia rovesciò nuovamente le alleanze unendosi ai francesi, con l'intenzione di cacciare i tedeschi dai propri territori ed entrando quindi in conflitto con la Lega Santa.

I francesi entrarono quindi in Milano, rovesciando il potere dello Sforza, mentre i tedeschi avanzarono nel territorio veneto, arrivando fino a Mestre prima di essere respinti: a Venezia, per far fronte alle spese militari, si giunse a tassare perfino prostitute e cortigiane.

Il 6 giugno gli Svizzeri sconfissero l'armata francese nella battaglia di Novara, costringendo il Trémoille ad abbandonare Milano. Distaccamenti di Svizzeri giunsero fino ad assediare Digione prima di essere respinti. Il 16 agosto, l'armata inglese di Enrico VIII sconfisse i francesi nella battaglia di Guinegatte, saccheggiando Thérouanne ed invadendo la Guienna. Gli Scozzesi di Giacomo IV fallirono nel tentativo di distrarre l'attenzione di Enrico VIII dalla campagna francese e vennero disastrosamente battuti nella battaglia di Flodden Field, il 9 settembre, abbandonando il conflitto. Il 7 ottobre anche i Veneziani vennero duramente battuti dagli spagnoli nella battaglia de La Motta.

La Lega Santa non seppe però approfittare di queste vittorie, trascinando il conflitto con una serie di scaramucce nel Friuli per tutto l'anno successivo. Nel 1514 l'Inghilterra si ritirò dalla guerra, concludendo una pace separata con la Francia.

La morte di Luigi XII, il 1º gennaio 1515, portò sul trono di Francia Francesco I, il quale, assunto il titolo di Duca di Milano, mosse immediatamente in Italia per reclamare i propri diritti. Battute a Villafranca le forze milanesi, il 13 settembre le forze congiunte veneto-francesi sconfissero Svizzeri e Imperiali nella battaglia di Marignano, ottenendo la vittoria finale sulle forze della Lega.

Nel 1516 anche la Confederazione Elvetica si ritirò dal conflitto, stipulando una pace perpetua con la Francia.

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I trattati di Noyon e di Bruxelles posero fine alla guerra nel 1517, facendo sostanzialmente tornare la mappa dell'Italia allo status quo precedente il conflitto.

Note[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • AA.VV. Storia di Venezia, Treccani, 12 Voll., 1990-2002
  • Diehl, Charles: La Repubblica di Venezia, Newton & Compton editori, Roma, 2004. ISBN 88-541-0022-6
  • Guicciardini, Francesco: La Storia d'Italia.
  • Romanin, Samuele: Storia documentata di Venezia, Pietro Naratovich tipografo editore, Venezia, 1853.
  • Massimo Marocchi, I Gonzaga a Lonato 1509-1515, Brescia, 2010.

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