Consiglio dei Dieci

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I Dieci (in toga rossa e fascia nera) assistono alla decapitazione di Marin Faliero (al centro, vestito di nero) in un dipinto di Francesco Hayez.

Il Consiglio dei Dieci (altrimenti scritto Consiglio dei X o semplicemente noto come i Dieci) fu dal 1310 alla caduta della repubblica nel 1797 uno dei massimi organi di governo della Repubblica di Venezia: composto di dieci membri, veniva eletto ogni anno dal Maggior Consiglio per sorvegliare sulla sicurezza dello Stato.

Funzioni[modifica | modifica sorgente]

Il consiglio doveva il suo nome ai dieci membri titolari eletti dal Maggior Consiglio, cui si aggiungevano il Doge e i sei Consiglieri Ducali, che presiedevano la ristretta assemblea (tale presidenza non era tuttavia necessaria all'operato del consiglio). I membri del consiglio non potevano essere eletti per due volte consecutivamente e non potevano sedervi contemporaneamente due membri della stessa famiglia. Pare che tali elezioni avessero luogo senza grandi intrighi, perché la breve durata e la posteriore responsabilità dell'ufficio non lo rendevano molto desiderato.

La funzione cardine del consiglio era quella di vigilare e reprimere qualunque minaccia alla sicurezza dello Stato veneziano, cui si aggiungevano poi nel tempo e col crescere del potere del consiglio, una funzione di sorveglianza sulle cose finanziarie e sul comando dell'Armata, oltre alla sorveglianza sul clero secolare.

Il compito di guidare le attività del consiglio, sovrintendere alle attività di polizia e istruire le cause era affidato ai Tre Capi del Consiglio dei Dieci. Questi erano scelti a turno tra i dieci membri titolari, e duravano in carica - scaglionati tra loro - un mese, durante il quale era fatto loro divieto di uscire liberamente al di fuori del Palazzo Ducale per le calli della città e fare vita mondana.
Le indagini erano condotte sulla base delle informazioni fornite dai Capi di Sestiere, dagli informatori (o Spioni) del consiglio stesso e dalle Denunce Segrete raccolte nelle Boche delle Denuntie o Boche de Leon disseminate per la città e all'interno dello stesso Palazzo Ducale: le denunce anonime erano verificate con cura particolare prima di istruire un processo.
Il giudizio dei Dieci era inappellabile e il consiglio disponeva di un illimitato potere di vita e di morte. Dal dibattimento era escluso chiunque, compreso l'imputato stesso, e la discussione avveniva sulla sola base della documentazione raccolta.
Nel caso il verdetto emesso prevedesse una condanna capitale - cosa peraltro relativamente poco frequente - l'esecuzione era rapida e segreta, tramite decapitazione, impiccagione o annegamento notturno nelle acque della laguna. Le condanne più frequenti riguardavano comunque il bando o la relegazione.

Tra i membri dei Dieci erano scelti poi i Tre Inquisitori di Stato, preposti alla difesa del Segreto di Stato.

I dieci si distinguevano dai comuni senatori per il fatto di indossare un basso cappello nero ed una fascia nera sulla toga rossa.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il Consiglio dei X venne inizialmente istituito il 10 luglio 1310, sotto il dogado di Pietro Gradenigo, come commissione straordinaria e temporanea (la durata era infatti fissata ad un anno) in reazione alla fallita congiura del Tiepolo, nella quale membri di alcune delle più eminenti e antiche famiglie patrizie avevano tentato il rovesciamento del sistema oligarchico, recentemente instaurato. Di fronte al rischio corso - la congiura era stata infatti sventata solo all'ultimo - ai Dieci vennero affidati poteri speciali per perseguire i congiurati, reprimere ulteriori focolai di insurrezione e ristabilire la sicurezza dello Stato.

La perdurante minaccia costituita dai fuoriusciti, tra cui gli stessi capi della rivolta, portò via via nei diciotto anni successivi a continui rinnovi del Consiglio, fino a quando nel 1328, con la scoperta di una nuova congiura, venne ordinata l'eliminazione con ogni mezzo di Bajamonte Tiepolo, del quale si persero le tracce.

Divenuto strumento del consolidamento dell'oligarchia, l'istituzione straordinaria continuò ad essere riconfermata sino a trasformarsi con una parte del Maggior Consiglio del 1334 in un organo stabile della Repubblica.

Nel 1355 i Dieci sventarono una nuova congiura, questa volta ordita dallo stesso Doge, Marin Failer, intenzionato a creare una Signoria ereditaria su modello continentale: i congiurati furono giustiziati e il doge in persona decapitato sulla Scala dei Giganti, dove, come i suoi predecessori e successori, era stato incoronato.
Divenuto sempre più potente, nel 1457 il Consiglio dei Dieci arrivò persino a destituire il vecchio Doge Francesco Foscari, a causa di contrasti tra le fazioni nobiliari, obbligandolo a deporre il corno ducale. Nel 1462 lo stesso Consiglio prese sotto il proprio controllo la Cancelleria ducale e la Cancelleria segreta.

Di fronte allo strapotere dei Dieci, nel 1468 il Maggior Consiglio ne mise in discusse l'esistenza, discutendo sull'opportunità di limitarne le funzioni od anche abrogarne la carica. Dopo lunghe discussioni, però, la massima assemblea confermò l'esistenza del consiglio limitandone i poteri alle sole questioni d'emergenza.

Di fronte ad una nuova situazione emergenziale, però, costituita dalle trame dell'ambasciatore di una Francia che avevano portato alla fuga di notizie segrete e militari in favore dei Turchi con disastrose conseguenze, nel 1539 si istituì una commissione ristretta all'interno dei Dieci: i Tre Inquisitori di Stato, un tribunale segreto che doveva coadiuvarne l'attività di repressione delle minacce contro il Segreto di Stato.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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