Patriziato (Venezia)

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1leftarrow.pngVoce principale: Repubblica di Venezia.

Il Patriziato veneziano costituiva uno dei tre corpi sociali in cui era suddivisa la società della Repubblica Veneta, assieme ai cittadini e ai foresti (forestieri). Patrizio era il titolo nobiliare spettante ai membri dell'aristocrazia al governo della città di Venezia e della Serenissima. Il titolo era abbreviato, davanti al nome, dall'acronimo N.H. (Nobil Homo, assieme alla variante N.D. Nobildonna).

Caratteristiche del patriziato veneziano[modifica | modifica sorgente]

Tiepolo, ritratto di Procuratore Daniele Dolfin.

Fondamento basilare dell'appartenenza al Patriziato era il possesso esclusivo del potere politico. A partire dalla Serrata del 1297 e dalla legge del 1320 che precludeva l'accesso di nuove famiglie, questo corpo sociale divenne l'unico ad avere il privilegio di sedere in seno al Maggior Consiglio, massimo organo di governo della città. Privilegio concretato col diritto per ciascun membro maschio delle famiglie nobili, a partire dalla maggiore età, di partecipare alle sedute.

All'interno del patriziato vigeva l'assoluta uguaglianza politica tra tutti i membri. Ogni voto, compreso quello del Doge, aveva il medesimo valore nel corso delle votazioni dei consigli. Ognuno aveva, almeno in linea teorica, le medesime possibilità di accedere ad ogni carica pubblica, sino a diventare savio del Collegio, procuratore di San Marco o Doge. Riflesso di questo principio era l'eguale titolo riconosciuto ai patrizi, senza alcuna distinzione, in tutta la Repubblica di Nobiluomo (Nobilis Vir, Nobilis Homo, Nobil Homo). Chi lo portava recava in sé una porzione di quella sovranità di cui ogni patrizio era partecipe, assieme agli altri membri del suo ceto. Questo rendeva i patrizi veneziani, nella gerarchia nobiliare, di un rango pari a quello di Principi del sangue (stante anche l'eguale possibilità di assurgere al rango regale di Doge).

L'importanza di questo corpo sociale era tale che ogni aspetto della vita del nobile veneziano era attentamente sorvegliato e regolato dallo Stato, che si curava di verificare con cura tutti i legami familiari, i legami e gli atti necessari a comprovare l'iscrizione dei nobili al Libro d'Oro, il registro dei nobili gelosamente custodito in Palazzo Ducale.

La veste dei nobili era la toga di panno nero a maniche larghe, foderate di rosso per i Savi, gli Avogadori e i capi della Quarantia. La toga diveniva completamente rossa per i Senatori e i Consiglieri ducali. Il tutto era completato dalla berretta a tozzo un basso cappello cilindrico di panno nero e della stola indicante il rango all'interno delle magistrature. Era assoluto obbligo indossare l'abito durante l'esercizio del proprio ufficio, nei Consigli e nell'intera area di piazza San Marco.

Accanto a questo aspetto politico, tuttavia, la nobiltà veneziana recava un altro carattere peculiare nella propria vocazione mercantile. Contrariamente alla nobiltà feudale, infatti, il patriziato a Venezia fondava il proprio potere non sul possesso della terra, ma sulla ricchezza dei commerci con l'Oriente alla base dell'intera economia. Ciò che stimolava questa classe sociale ad un notevole dinamismo.

I patrizi servivano così sé stessi e lo Stato come capitani di galea, mercanti, ambasciatori, governatori, pubblici funzionari e in ogni altra forma dell'organizzazione civile e militare della Repubblica.

Essere patrizi veneti era un onore per tutta la nobiltà europea ed era comune tra principi e re chiedere ed ottenere il titolo di N.H., furono patrizi veneti, tra gli altri, i re di Francia, i Savoia, i Mancini, i Mazzarino le famiglie papaline degli Orsini e dei Colonna.

I Barnabotti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Barnabotti.

Una particolare categoria di patrizi era costituita dai nobili decaduti, detti Barnabotti, i quali, dissipatosi il patrimonio di famiglia, mantenevano ugualmente il proprio diritto al voto in maggior consiglio. Verso la fine della Repubblica essi rappresentarono spesso l'ago della bilancia tra le fazioni politiche del Maggior Consiglio, attraverso il mercimonio del proprio voto cui erano spesso dediti: dalla pratica di effettuare la vendita dei voti nel brolo (orto, giardino) di San Marco, deriva il termine odierno di broglio.

Casate patrizie della Repubblica di Venezia[modifica | modifica sorgente]

Vanno anzitutto citate quelle antichissime famiglie estinte prima della Serrata, ma che tuttavia hanno avuto un ruolo di primo piano nella politica del Ducato. Vista la loro lontananza storica, le notizie di queste casate sono molto scarse e intrise di leggenda.

  1. Flabanico (o Flabiano)
  2. Candiano
  3. Centranico (o Barbolano)
  4. Galbaio (o Calbano)
  5. Monegario
  6. Orseolo
  7. Partecipazio
  8. Tradonico
  9. Tribuno

Dopo la Serrata, le casate si distinsero in alcuni gruppi.

Case vecchie[modifica | modifica sorgente]

Il gruppo delle "case vecchie" (i cui membri erano detti "longhi") risulta ben definito sin dagli anni 1350: nella cosiddetta Cronaca "pseudo-Giustinian", stilata in quel periodo, dal già consistente corpus delle famiglie patrizie viene distinto un gruppo di ventiquattro (o, meglio, venticinque) casate più potenti e costantemente impegnate nella vita politica veneziana.

L'autore dello scritto giustifica questa situazione elencando dettagliatamente le gesta compiute dai loro antenati nella fondazione di Venezia. Per quanto fantasiose, le informazioni contenute nella Cronaca servirono per distinguere nella consistente massa delle famiglie incluse dopo la Serrata un nucleo elitario, superiore soprattutto a quelle "case nuove" che nel corso del Quattrocento contenderanno ai "longhi" il trono ducale.

Questa lista distingueva due ulteriori parti, le duodecim nobiliorum proles Venetiarum (a sinistra) e altre dodici casate que in nobilitate secuntur stirpes XII superius memoratas (a destra)[1].

  1. Coa fam ITA Barozzi.png Barozzi
  2. Belegno
  3. Bembo.png Bembo
  4. Gauli (presumibilmente estinti nel Duecento)
  5. Memmo
  6. Coa fam ITA querini.jpg Querini
  7. Coa fam ITA Soranzo.png Soranzo
  8. Tiepolo
  9. Zane.png Zane
  10. Zen
  11. Ziani (estinti nel XIV secolo)
  12. Coa fam ITA zorzi.jpg Zorzi

Negli elenchi successivi i Bragadin coat.png Bragadin sostituiscono i Belegno e i Coa fam ITA Salamon.png Salamon gli Ziani[1].

Va inoltre precisato che una tradizione definiva dodici di queste famiglie "apostoliche" (Contarini, Tiepolo, Morosini, Michiel, Badoer, Sanudo, Gradenigo, Memmo, Valier, Dandolo, Polani e Barozzi) e altre quattro "evangeliche" (Giustinian, Corner, i Bragadin e Bembo); si voleva evidentemente accostare la storia di Venezia a quella Chiesa, fondata sui Dodici Apostoli e propugnata dai Quattro Evangelisti[3].

Case Nuove[modifica | modifica sorgente]

Pur essendo rimaste all'interno del Consiglio dopo la Serrata, erano considerate di nobiltà più recente rispetto alle precedenti (molte, in effetti, erano famiglie popolane arricchite), e i loro membri erano detti curti ("corti"). Ciononostante, ebbero come le altre un ruolo di primo piano nella politica della Repubblica e molte diedero dei dogi.

  1. Abriamo
  2. Agadi
  3. Agnusdei[4]
  4. Albizzo
  5. Amizzo
  6. Coa fam ITA armer.jpg Armer (d')
  7. Arimondo
  8. Avanzago
  9. Baffo.png Baffo
  10. Coa fam ITA balbi5.jpg Balbi
  11. Barbarigo
  12. Barbaro.png Barbaro
  13. Barbo
  14. Basadonna
  15. Coa fam ITA belegno.jpg Belegno
  16. Benedetti
  17. Bernardo
  18. Coa fam ITA bollani.jpg Bollani
  19. Coa fam ITA boludu.jpg Boldù
  20. Coat of arms of the House of Bon.svg Bon
  21. Bondumier
  22. Briani
  23. Calbo
  24. Coa fam ITA canali.jpg Canal (da)
  25. CoA fam ITA cappello.png Cappello
  26. Caravello
  27. Coa fam ITA celsi.jpg Celsi
  28. Civran
  29. Cocco
  30. Coppo
  31. Coat of arms of the House of Correr.svg Correr
  32. Dalle Boccole
  33. Da Lezze
  34. Da Mosto
  35. Mula.png Da Mula
  36. Da Ponte
  37. Da Riva
  38. D'Arduin
  39. Diedo
  40. Coa fam ITA donà.jpg Donà
  41. Coa fam ITA duodi.jpg Duodo
  42. Emo.png Emo
  43. Erizzo
  44. Fabriciaco
  45. Ferro
  46. Foscari
  47. CoA fam ITA foscarini.png Foscarini
  48. Coa fam ITA Foscolo.png Foscolo
  49. Fradello
  50. Gabrielli (o Cabriel)
  51. Gambarin
  52. Ghisi.png Ghisi
  53. Grimani.png Grimani
  54. Grioni
  55. Grisoni
  56. Gritti CoA.jpg Gritti
  57. Gussoni.JPG Gussoni
  58. Lando
  59. Lanzuoli
  60. Lombardo
  61. Loredan
  62. Magno.png Magno
  63. Malipiero
  64. Manolesso
  65. Marcello
  66. Marin
  67. Mazaman
  68. Mengolo
  69. Mezzo (de)
  70. Miani (o Emiliani)
  71. Miegano (o Mengano)
  72. Minio
  73. Minotto
  74. Coat of arms of the House of Mocenigo.svg Mocenigo
  75. Molin
  76. Moro
  77. Muazzo
  78. Mussolino
  79. Nadal
  80. Nani
  81. Navager
  82. Navigroso (o Navaglioso, Navaioso)
  83. Orio
  84. Ecu azur trois bandes or.svg Pasqualigo
  85. Pesaro
  86. Pisani
  87. Pizzamano
  88. Coat of arms of the House of Polo 01.svg Polo
  89. Premarin
  90. Coat of arms of the House of Priuli.svg Priuli
  91. Quintavalle
  92. Sagredo
  93. Selvo
  94. Semitecolo
  95. Sesendillo
  96. Signolo
  97. Sten
  98. Coa fam ITA storladi.jpg Storladi
  99. Coa fam ITA stornello.jpg Stornello
  100. Surian[5]
  101. Talonico (o Tolonegi)
  102. Trevisan
  103. Tron
  104. Coa fam ITA Vendramin.png Vendramin
  105. Valaresso
  106. Valier
  107. Venier
  108. Vielmo
  109. Vitturi
  110. Volpe
  111. Zaguri
  112. Zancani
  113. Zancaruol
  114. Zantani
  115. Zulian
  116. Zusto (o Giusto)

A queste si aggiungevano alcune famiglie veneziane cooptate qualche tempo dopo in quanto, al momento della Serrata, si trovavano in Oriente.

Una parte proveniva da Costantinopoli e fu aggiunta nel 1298:

  1. Acotanto
  2. Agrinal
  3. Coa fam ITA bonomi.jpg Bonomo
  4. Costantino
  5. Donadi
  6. Marcimano (o Marcipian)
  7. Massoli
  8. Mastalizi
  9. Ruzier
  10. Ruzini
  11. Stanizi (o Stanieri)
  12. Tolonigo
  13. Tonisto

Le rimanenti provenivano da Acri e furono cooptate nel 1303 (in realtà, tutte tranne i Lion e i Surian risultano aver partecipato al Consiglio qualche tempo prima della Serrata)[1]:

  1. Barison
  2. Benedetti (altro ramo)
  3. Bondumier (altro ramo)
  4. Lion
  5. Marmora
  6. Molin "dal Molin d'Oro"
  7. Surian (altro ramo)

Vi erano poi quindici casate discendenti da altrettanti cittadini che si erano distinti nella repressione della congiura del Tiepolo e cooptate nel 1310:

  1. Addoldo
  2. Agadi
  3. Agrinal
  4. Buoninsegna
  5. Caotorta
  6. Caroso
  7. Dente
  8. Diesello (o Diesolo)
  9. Ferro
  10. Grisoni
  11. Mengolo (altro ramo)
  12. Papaciza
  13. Quintavalle
  14. Sesendillo (altro ramo)
  15. Vidor

Case Nuovissime[modifica | modifica sorgente]

Sul volgere del Trecento la guerra di Chioggia mise in ginocchio l'economia veneziana. La flotta genovese, schierata all'ingresso della laguna, aveva bloccato ogni forma di scambio commerciale e le conseguenti entrate in termini di dazi sulle importazioni.

Nel 1379 i Savi di guerra decretarono la concessione del patriziato ai trenta popolani che avessero maggiormente contribuito in qualunque modo allo sforzo bellico. In molti accorsero, chi mettendo a disposizione i servi, i propri figli o sé stessi, chi mantenendo un gruppo di soldati, chi armando galee, chi semplicemente elargendo denaro. Terminato il conflitto, il 4 settembre 1381 il Senato elesse i vincitori da una rosa di sessantadue candidati (per un totale di cinquantotto famiglie). Difficile stabilire sulla base di quale criterio avvenne tale scelta: molti dei respinti avevano partecipato allo sforzo bellico con offerte importanti, viceversa vi fu chi venne ammesso con un contributo molto modesto. Evidentemente pesarono altri fattori, fra cui le strategie matrimoniali che avevano permesso a molti non nobili di creare solidi legami con le "case vecchie" del patriziato.

Nella lista si notano undici candidati con cognome omonimo a quello di famiglie già presenti nel patriziato, e si possono presumere appartenere a rami non documentati o illegittimi di queste ultime[1].

  1. Giorgio Calergi
  2. Coa fam ITA carosini.jpg Rafaino Caresini
  3. Coa fam ITA cicogna.jpg Marco Cicogna
  4. Coa fam ITA condulmari.jpg Giacomo Condulmer
  5. Giovanni Darduin
  6. Antonio Darduin
  7. Alvise dalle Fornase
  8. Giovanni Garzoni[6]
  9. Nicolò Garzoni[6]
  10. Francesco Girardo
  11. Pietro Lippomano
  12. Nicolò Longo
  13. Francesco da Mezzo
  14. Paolo Nani
  15. Giovanni Negro
  16. Marco Orso
  17. Coa fam ITA paruta.jpg Bartolomeo Paruta
  18. Ecu azur trois bandes or.svg Marco Pasqualigo
  19. Pietro Penzin
  20. Coat of arms of the House of Polo 01.svg Nicolò Polo
  21. Donato da Porto
  22. Coa Fam ITA Renier.png Nicolò Renier
  23. Coa fam ITA storladi.jpg Marco Storladi
  24. Nicolò Tagliapietra
  25. Giacomo Trevisan
  26. Paolo Trevisan
  27. Coa fam ITA Vendramin.png Andrea Vendramin
  28. Giacomo Vizzamano
  29. Pietro Zaccaria
  30. Andrea Zusto

Una trentunesima famiglia aggregata in quest'occasione è quella dei Cavalli grazie ai servigi offerti alla Repubblica dal condottiero veronese Giacomo Cavalli nel corso del conflitto.

Patrizi non veneziani[modifica | modifica sorgente]

Qualche tempo dopo la serrata, il patriziato fu conferito anche a quelle famiglie di Terraferma che avevano dato supporto militare alla Repubblica in varie occasioni. Si tratta in tutto di trentun famiglie, ma molte non parteciparono mai alla politica veneziana, mantenendo un titolo meramente onorifico.

  1. Coa fam ITA anguissola5.jpg Anguissola (1499 - assenti da dopo il 1612), di Piacenza
  2. Coa fam ITA avogadro4.jpg Avogadro (1437), di Brescia
  3. Battaggia (1439), di Milano
  4. Coa fam ITA bentivoglio.jpg Bentivoglio (1488), di Bologna
  5. Benzon di Sant'Agostin (1407), di Crema
  6. Castriota (1445 o 1461 - estinti nel 1549), albanesi
  7. Cernovicchi (1474 - assenti dal 1655-1666), albanesi
  8. Codognola (1446), di Milano
  9. Quarterly black and argent.svg Collalto (1306), di Treviso
  10. Colleoni (1450 - 1475)[7], di Bergamo
  11. Coa fam ITA arianiti comneno.jpg Comino (1464), albanesi
  12. Cossazza (1430 - estinti nel 1615), albanesi
  13. Di Rossi (1423), di Parma
  14. Di Rossi (1482), di Parma
  15. Coat of arms of the House of Malatesta.svg Malatesta (1480 - assenti dal 1706), di Rimini
  16. Martinengo (1448), di Bergamo
  17. Martinengo (ramo secondario, 1499), di Bergamo
  18. Meli, poi Meli-Lupi (1505), di Crema
  19. Coa fam ITA pallavicini.jpg Pallavicino (1423), di Parma
  20. Coa fam ITA pallavicini.jpg Pallavicino (ramo secondario, 1427), di Parma
  21. Protti (1404 - 1415), di Vicenza
  22. Riario (1481 - assenti dal 1666), di Forlì
  23. Coat of arms of the House of della Rovere.svg della Rovere (1473 - assenti dal 1726), di Savona
  24. Savelli (1404 - estinti nel 1712), di Roma
  25. Coa fam ITA Savorgnan.png Savorgnan (1385), friulana
  26. CoA Spadafora.jpg Spadafora (1404), siciliana
  27. Terzi stemma aa.jpg Terzi (1407-1409)[8], di Parma
  28. dal Verme (1388 - estinta nel 1485), di Verona
  29. dal Verme (1481 - estinta nel 1485), di Verona

Case fatte per soldo[modifica | modifica sorgente]

Divenuto per secoli quasi inaccessibile, il corpo nobiliare riprese ad aprirsi a nuove famiglie, quando, con il declinare della potenza veneziana, lo Stato prese a "vendere" il titolo (a 100.000 ducati) per riempire le casse pubbliche, non più sostenute dai ricchi commerci con l'Oriente. Tra il Sei e il Settecento si ebbero tre aperture al patriziato, con l'aggregazione di centotrentaquattro famiglie (contributo non indifferente, visto che la nobiltà soffriva da tempo di una grave crisi demografica). Alcune di queste già da secoli facevano la storia dell'entroterra veneto, e i loro titoli talvolta risalivano al Sacro Romano Impero (come i Brandolini, i Martinengo, i Piovene, gli Spineda, i Valmarana). Altre erano famiglie borghesi arricchitesi attraverso i commerci (Benzon di San Vidal, Lin, Zanardi).

Le prime aggregazioni di questo tipo si ebbero tra il 1646 e il 1669 durante la guerra di Candia e riguardarono settantacinque famiglie:

  1. Coa fam ITA albrizzi.jpg Albrizzi (1667)
  2. Coat of arms of the House of Angarano.svg Angaran (1655)
  3. Antelmi (1646)
  4. Ariberti (1655 - estinti dal 1746)
  5. Coa fam ITA barbaran.jpg Barbaran (1665)
  6. Belloni (1646 - estinti nel 1698)
  7. Beregan (1649)
  8. Berlendis (1662 - assente dal 1781)
  9. Bonfadini (1648)
  10. Bonlini (1667)
  11. CoA fam ITA bonvicini.png Bonvicini (1663 - assenti dal 1786)
  12. Bregonzi (1665 - assenti dal 1709-1726)
  13. Bressa (1652)
  14. Cassetti (1662)
  15. Catti (1646)
  16. Coa fam ITA condulmari.jpg Condulmer terza linea (1653 - assenti da prima del 1759)
  17. Coa fam ITA conti.jpg Conti (1667 - assenti dal 1763)
  18. Correggio (1646 - estinti nel 1738)
  19. Crotta (1649)
  20. Dolce (1658)
  21. Coa fam ITA dondi dall'orologio.jpg Dondi dell'Orologio (1657)
  22. Coa fam ITA farsetti.jpg Farsetti (1664)
  23. Ferramosca (1648 - estinti nel 1679)
  24. Ferro (1659)
  25. Fini (1649)
  26. Flangini (1664)
  27. Fonseca (1664 - assenti dal 1713)
  28. Coa fam ITA fonte.jpg Fonte (1646 - estinti nel 1766)
  29. Gambara (1653)
  30. Ghedini (1667 - estinti nel 1713)
  31. Gherardini (1652)
  32. Giovanelli (1668)
  33. Giupponi (1660 - assente dal 1666-1683)
  34. Gozzi (1646)
  35. Coa fam ITA labia2.jpg Labia (1646)
  36. Laghi (1661 - assenti dal 1734-1759)
  37. Lazzari (1660 - assenti dal 1775)
  38. Lion Cavazza (1652)
  39. Lombria (1646 - estinti nel 1722)
  40. Lucca (1654 - assenti dal 1734-1759)
  41. Macarelli (1648 - estinti nel 1676)
  42. Maffetti (1654)
  43. Manin (1651)
  44. Martinelli (1646 - estinti nel 1772)
  45. Medici (1651 - estinti nel 1701)
  46. Minelli (1650)
  47. Mora di San Marcuola (1665)
  48. Nave (1646 - assente dal 1666-1698)
  49. Coa fam ITA ottoboni.jpg Ottoboni (1646 - banditi nel 1709)
  50. Papafava (1652)
  51. Pasta (1669)
  52. Piovene (1654)
  53. Poli (1663)
  54. Polvaro (1662 - assente dal 1709-1712)
  55. Raspi (1662)
  56. Ravagnin (1657)
  57. Rubini (1646 - estinti nel 1756)
  58. Sangiantoffetti,
  59. Santasoffia (1649 - estinti nel 1775)
  60. Coa fam ITA soderini.jpg Soderini (1656)
  61. Statio (1653 - assenti dal 1709-1712)
  62. Surian[5] (1647 - estinti nel 1679)
  63. StemmaTasca.jpg Tasca (1646 - assenti dal 1734-1760)
  64. Coa fam ITA valmarana.jpg Valmarana (1658)
  65. Van Axel (1665)
  66. Verdizzotti (poi Verdizzotti-Donini, 1667 - assenti dal 1726-1759)
  67. Vianol (1658 - assenti dal 1709-1712)
  68. Widmann (1646)
  69. Coa fam ITA Zacco.jpg Zacco (1653)
  70. Zaguri (1646)
  71. Zambelli di San Giacomo dell'Orio (1648)
  72. Zanardi (1653 - estinti nel 1757)
  73. Zenobio (1647)
  74. Zolio (1656)
  75. Zon (1651 - assenti dal 1783-1793);

I costi sostenuti durante la guerra di Morea costrinsero la Repubblica ad aprire il patriziato ad altre quarantotto famiglie, aggregate tra il 1684 al 1718:

  1. Acquisti (1686)
  2. Coa fam ITA arnaldi2.jpg Arnaldi (1685)
  3. Stemma Baglioni (V2).png Baglioni (1716)
  4. Barzizza (1694)
  5. Bellotto (1685 - estinti nel 1759)
  6. Benzon di San Vidal (1685)
  7. Bettoni (1684 - estinti nel 1764)
  8. Bonlini (ramo secondario, 1685)
  9. Coa fam ITA brandolini.jpg Brandolini (1686)
  10. Carminati (1687)
  11. Castelli (1687 - estinti nel 1759)
  12. Cavagnis (1716 - estinti nel 1785)
  13. Coa fam ITA celini.jpg Celini (1685 - assenti dal 1750-1758)
  14. Codognola (1717)
  15. Contenti (1686)
  16. Cottoni (1699)
  17. Curti (1688)
  18. Fracassetti (1704)
  19. Franceschi (1716 - estinti nel 1788)
  20. Gallo (1694 - estinti prima del 1759)
  21. Gheltoff (1697)
  22. Guerra (1689)
  23. Grassi (1718)
  24. Lin (1685)
  25. Manfrotto (1698)
  26. Manzoni (1687)
  27. Martinengo (1689)
  28. Mora di San Felice (1694)
  29. Morelli (1686)
  30. Nosadini (1694)
  31. Pellizzioli (1699 - estinti prima del 1768)
  32. Coa fam ITA pepoli.jpg Pepoli (1686)
  33. Persico (1685)
  34. Recanati (poi Recanati-Zucconi, 1697 - assenti dal 1750-1758)
  35. Redetti (1698)
  36. Rezzonico (1687)
  37. Rizzi (1687)
  38. Romieri (1689)
  39. Rota (1685)
  40. Sandi (1685)
  41. Scroffa (1698)
  42. Semenzi (già Premuda, 1685)
  43. Spinelli (1718)
  44. Toderini (1694)
  45. Veronese (1704)
  46. Vezzi (1716)
  47. Zambelli di San Stin (1685)
  48. Zino (1718)

L'ultimo gruppo fu aggregato tra il 1776 e il 1788, in seguito alla decisione di ammettere al Maggior Consiglio quaranta famiglie. Il progetto, che anche in questo caso intendeva rimpinguare le casse dello Stato, non diede gli effetti sperati: solo tredici famiglie chiesero di entrare nel patriziato, e due di queste (Tartaglia e Sceriman) non furono nemmeno ammesse.

  1. Buzzaccarini (1782)
  2. Caiselli (1779)
  3. Martinengo (ramo secondario, 1779)
  4. Mussatti (1776)
  5. Pindemonte (1782)
  6. Pisani (ramo secondario)
  7. Ottolini (1780)
  8. Panciera di Zoppola (1777)
  9. Borini (1788)
  10. Spineda (1776)
  11. Trento (1777)

Non tutti i membri di una stessa famiglia erano ammessi al patriziato. Non vengono dunque citati i vari rami cadetti cooptati successivamente al nucleo principale, i quali ebbero un impatto positivo sulle probabilità di sopravvivenza del cognome nel Libro d'Oro.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d Stanley Chojnacki, La formazione della nobiltà dopo la Serrata in Storia di Venezia, Vol. 3 - La formazione dello Stato patrizio - Diritto, finanze, economia, Teccani, 1997.
  2. ^ Secondo la Cronaca, i Dolfin si erano originati da un ramo dei Gradenigo e pertanto potevano essere considerati un'unica famiglia.
  3. ^ Francesco Ludovico Maschietto, Elena Lucrezia Cornaro Piscopia (1646-1684): prima donna laureata nel mondo, Antenore, 1978, p. 4.
  4. ^ Alcune fonti riportano che questa casa fosse estinta prima della serrata.
  5. ^ a b Omonime, ma di origini differenti.
  6. ^ a b Non erano loro i candidati, ma il padre Bandino; morto quest'ultimo il giorno prima della votazione, si decise di assegnarne il titolo ai figli.
  7. ^ Nella figura di Bartolomeo Colleoni.
  8. ^ Nella figura di Ottobuono de' Terzi.

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