Cesare Borgia
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| Cardinale | |
Cesare Borgia della Chiesa cattolica |
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Altobello Melone, Ritratto di Cesare Borgia Bergamo, Accademia Carrara |
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| Nato | 13 settembre 1475, Roma |
| Ordinato sacerdote |
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| Consacrato vescovo |
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| Consacrato arcivescovo |
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| Consacrato patriarca |
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| Elevato arcivescovo |
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| Elevato patriarca |
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| Ruoli ricoperti | |
| Proclamato cardinale |
20 settembre 1493 da papa Alessandro VI |
| Deceduto | 12 marzo 1507, Viana |
| « Aut Caesar aut nihil » | |
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(Cesare Borgia)
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Cesare Borgia, o Cesare di Valenza[1] detto il duca di Valentino o il Valentino (Roma, 13 settembre 1475 – Viana, 12 marzo 1507), è stato un condottiero, cardinale e arcivescovo cattolico italiano, famoso per aver ispirato a Machiavelli la figura del Principe.
Gli storici concordano nell'identificare in lui un'esperienza politica importantissima, grazie all'istituzione di tribunali che riuscirono a riportare l'ordine nelle Romagne. Per la mancanza dello stato, nelle Romagne c'era una situazione di anarchia; le forze anarchiche erano quelle aristocratiche. L'azione del duca di Valentino si abbatté con molta ferocia sulle Romagne; il Duca non portò solo ordine e stabilità, ma anche giustizia e tribunali.
Dopo la discesa di Luigi XII in Italia, il duca di Valentino ricorda anche la corruzione di una chiesa tale che il Papa chiede allo stesso Luigi XII un regno per il figlio.
Indice |
[modifica] La vita
Secondo dei quattro figli dell'allora cardinale Rodrigo Borgia, futuro papa Alessandro VI (1492-1503) e di Vannozza Cattanei (Cesare, Giovanni detto anche Juan, Lucrezia e Goffredo), era stato destinato dal padre alla carriera ecclesiastica, grazie alla quale la famiglia aveva preso saldamente piede. I Borgia infatti, valenciani di origine, erano arrivati a Roma una trentina di anni prima al seguito del cardinale Alfonso, papa col nome di Callisto III dal 1455 al 1458, a caccia di cariche e di fortuna.
Ancora giovanissimo e senza che avesse mai ricevuto gli ordini sacerdotali, il padre, appena eletto papa, lo fece nominare arcivescovo di Valencia, arcidiocesi che era già stata sua e prima ancora dello zio Callisto III. Dell'arcivescovado però Cesare non andò mai a prendere possesso, anche perché fu nominato cardinale l'anno dopo, il 20 settembre 1493, e nel 1495 governatore generale e legato di Orvieto.
Poco attratto dalla vita clericale e molto più incline a quella militare, nel 1497 (anno in cui, si dice, uccise il fratello Juan, Duca di Gandia e carissimo al padre) chiese ed ottenne dal padre-papa la dispensa dalla vita ecclesiastica, depose la porpora cardinalizia e l'anno dopo si recò in Francia a portare al nuovo re Luigi XII l'annullamento papale del precedente matrimonio e la porpora cardinalizia per il suo ministro Georges d'Amboise.
Ne ebbe in cambio la mano della nipote navarrese del re, Carlotta d'Albret, e in seguito a ciò il titolo di Duca del Valentinois. Da qui l'appellativo di "Duca di Valentino".
[modifica] La presa di Imola e di Forlì
Negli anni seguenti si impegnò in una cruenta lotta nelle Romagne, terre al tempo sotto il potere temporale del papato, al fine di destituire a volte con la diplomazia a volte con la violenza molti dei nobili locali e creare uno stato forte ed unitario. Una prima spedizione per le Romagne ebbe luogo il 21 novembre 1499, con un esercito zeppo di fanti e mercenari di varie province e nazioni e già l'11 dicembre Imola veniva espugnata. Nel gennaio successivo il duca di Valentino sconfisse Caterina Sforza, signora di quelle terre, che per tre settimane si era asserragliata nella rocca di Forlì, al comando di 2000 uomini. Nonostante l'ardore ed il piglio da guerriera, Caterina fu fatta prigioniera e Forlì presa d'assedio dagli invasori che si abbandonarono ad atti di inaudita ferocia. Così il duca si poté insediare in città, ospitato dal nobiluomo forlivese Luffo Numai, già consigliere di Caterina stessa.
[modifica] Le conquiste successive
Quale luogotenente del re di Francia Luigi XII, Cesare si lanciò poi nella seconda spedizione romagnola, contro Rimini, Ravenna, Cervia, Faenza e Pesaro, formalmente autorizzato a muoversi perché il Papa aveva rivolto, tramite una bolla ai signori di quelle città, l'accusa di essersi sottratte all'autorità pontificia. Il 2 agosto 1500 Cesena si arrese, fu poi la volta di Rimini e Faenza, dove vennero rovesciate le signorie dei Malatesta e dei Manfredi. Nel 1502 Cesare guardava già oltre. Suoi obiettivi furono i ducati di Camerino e Urbino, scacciandone i Da Varano e i Da Montefeltro. Il duca di Valentino era ormai diventato potentissimo, inviso persino ad alcuni dei suoi più valenti condottieri che, nell'ottobre di quello stesso anno, presso il Castello dei Cavalieri Templari di Magione, nelle vicinanze di Perugia, ordirono una congiura contro di lui, al fine di evitare, come dicevano, "d'essere uno a uno devorati dal dragone".Cesare viene sconfitto a Calmazzo da una lega di condottieri di ventura( vedi Battaglia di Calmazzo) e costretto ad abbandonare il ducato d'Urbino ormai pieno di focolai di rivolta.
[modifica] La caduta
Cesare era ormai signore incontrastato delle Romagne e già meditava di estendere il suo potere alle città toscane di Siena, Pisa e Lucca, quando il padre-papa Alessandro VI fece mancare involontariamente il sostegno al figlio, morendo il 18 agosto 1503 all'età di 73 anni; non è tuttora acclarato se a causa di febbri malariche o in seguito ad un avvelenamento: è comunque un fatto che Cesare, anch'egli ammalato, rimase per diverso tempo incapace di apprestare le contromisure che la situazione avrebbe richiesto.
Nel 1503 le sue truppe furono ospitate dagli abitanti di Monteleone d'Orvieto, per 10 lunghi giorni, riducendo alla fame quel piccolo paese.
Alla morte di Alessandro VI il duca di Valentino entrò in crisi: dopo il breve pontificato di Pio III, al secolo cardinale Francesco Piccolomini nipote di papa Pio II, dagli intrighi del conclave uscì vincitore il cardinale Giuliano Della Rovere, acerrimo nemico dei Borgia, che ottenne la tiara e fu eletto pontefice nell'ottobre del medesimo anno, con il nome di Giulio II. Machiavelli, ne Il Principe, sostiene che il Borgia avrebbe dovuto evitare, avendone il potere, che fosse eletto un suo nemico. Ma la storia non si fa con i "se", e il nuovo pontefice, austero, volitivo e poco avvezzo alle vie diplomatiche, tolse al duca di Valentino il governo delle Romagne e ne ordinò l'arresto a Castel Sant'Angelo.
[modifica] La fine
Gli fu inutile, una volta evaso, cercar di rifugiarsi a Napoli per organizzare da lì la riconquista dei suoi domini: il papa lo fece deportare nelle mani di Ferdinando II di Aragona in Spagna, dove il duca di Valentino fu rinchiuso prima nel castello di Cinciglia e poi nel forte di La Mota di Medina del Campo. Riuscì ad evadere nel 1506 con una rocambolesca fuga, rifugiandosi nel piccolo regno di Navarra. Morì combattendo per il cognato Giovanni III d'Albret, re di Navarra all'assedio di Viana, nella notte fra l'11 e il 12 marzo 1507.
La salma del duca di Valentino fu tumulata nella chiesa di Viana, alla destra dell'altare maggiore, ma non a lungo i resti mortali riposarono in quel luogo, perché il vescovo di Pamplona volle che fossero riesumati per seppellirli nuovamente in terra sconsacrata e le ossa finirono con il disperdersi. Così scrisse un anonimo di lui:
| « Sagliò, rapitte, usò gran crudeltà: non si conobbe e con la sua ignoranza cascò d'altezza in gran calamità. Così val senza ragion possanza » |
[modifica] Discendenza
Il 10 maggio 1499 Cesare Borgia sposò Carlotta d'Albret (1480–11 marzo 1514), sorella del re consorte di Navarra, Giovanni III d'Albret. Da questo matrimonio nacque solo una figlia, che Cesare non conobbe mai: Luisa Borgia, duchessa di Valentinois, signora di Chalus, duchessa di Borgia (1500–1553), che sposò prima Luigi II de La Trémouille, governatore di Borgogna, e poi, in seconde nozze, Filippo, di Borbone-Busset.
Cesare fu altresì padre di almeno due figli illegittimi: Girolamo, che sposò prima Isabella Pizzabernari, poi Isabella, contessa di Carpi, e Camilla-Lucrezia (m. 1573), che divenne badessa del convento di San Bernardino (Ferrara), pare nati da una certa Drusilla, una delle dame di compagnia al seguito della sorella Lucrezia quando questa si trovava ancora a Roma.
[modifica] Onorificenze
[modifica] Bibliografia
- Manuel Vázquez Montalbán, O Cesare o nulla, Frassinelli 2002, ISBN 88-7684-537-2
- Niccolò Machiavelli, Il Principe, in particolare cap. VII
- Maria Bellonci, Lucrezia Borgia, Mondadori, collana "Oscar scrittori del Novecento", Milano, 1998. ISBN 8804516585
- Antonio Spinosa, La saga dei Borgia, Mondadori 2001, ISBN 88-04-48662-7
- Fuyumi Sōryō, Cesare il creatore che ha distrutto, Edizioni Star Comics, Novembre 2007
- J. De Maleissye, Storia dei veleni. Da Socrate ai giorni nostri, Bologna, Odoya, 2008 ISBN 978-88-6288-019-0.
- I Borgia Catalogo della mostra 297 p., ill., brossura Mondadori Electa, 2002.
- F. Faitelli, Cesare Borgia, Storia e dossier; allegato a n° 163 del settembre 2001.
- R. Gervaso, I Borgia, Rizzoli 1976.
- Leonardo Machiavelli Cesare Borgia arte storia e scienza in Romagna 1500-1503 Rimini, Castel Sismondo, 1 marzo - 15 giugno 2003. Roma, 2003;, a cura di C. Pedretti, De Luca, 2003.
- C. Fusero, Cesare Borgia, Dall'Oglio 1964.
- C. Fusero, I Borgia", Dall'Oglio 1966.
- O. Ferrara, Il Papa Borgia, Garzanti 1953.
- S. Bradford, I Borgia, 1982.
- S. Bradford, Cesare Borgia
- G. Sacerdote, Cesare Borgia, Rizzoli 1950.
- E. e M. Martignoni, Vortice di inganni - il romanzo di Cesare Borgia, Corbaccio 2008.
- E. e M. Martignoni, Requiem per il giovane Borgia, Teadue 2007.
- I. Cloulas, I Borgia, Salerno 1988.
- V. Bonicelli, Principe in maschera nera, Ponte vecchio 1997.
- L. Badioli, Il dito del diavolo, 2004.
- F. Pittorru, La pista delle volpi, neteditore 2005.
- M. Puzo, La famiglia, Sonzogno 2004.
- J. Kalogridis, Alla corte dei Borgia, Longanesi 2006.
- E. Russell, Ascesa e tramonto dei Borgia, 1976.
- G. Portigliotti, I Borgia : Alessandro VI-Cesare-Lucrezia, Treves, Milano 1925.
[modifica] Voci correlate
[modifica] Note
- ^ Lucrezia Borgia: romanzo storico Di Oscar Pio Editore E. Perino, 1883 pagina 517-518.
[modifica] Altri progetti
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[modifica] Collegamenti esterni
| Predecessore: | Vescovo di Pamplona | Successore: | |
|---|---|---|---|
| Alfonso Carrillo | 1491-1492 | Antonio Pallavicino Gentili Amministratore apostolico |
| Predecessore: | Arcivescovo di Valencia | Successore: | |
|---|---|---|---|
| Rodrigo Borgia | 1492-1498 | Juan de Borja Llançol de Romaní |
| Predecessore: | Duca di Valentino | Successore: |
|---|---|---|
| Titolo inesistente | 1498–1507 | Titolo soppresso |
| Predecessore: | Signore di Forlì | Successore: |
|---|---|---|
| Ottaviano Riario | 1499–1503 | Antonio II Ordelaffi |
| Predecessore: | Signore di Imola | Successore: |
|---|---|---|
| Ottaviano Riario | 1499–1503 | allo Stato Pontificio |
| Predecessore: | Signore di Rimini | Successore: |
|---|---|---|
| Pandolfo IV Malatesta | 1500–1503 | Pandolfo IV Malatesta |
| Predecessore: | Signore di Faenza | Successore: |
|---|---|---|
| Astorre III Manfredi | 1501–1503 | Astorre IV Manfredi |
| Predecessore: | Principe di Piombino | Successore: |
|---|---|---|
| Jacopo IV Appiani | 1501–1503 | Jacopo IV Appiani |
| Predecessore: | Duca di Urbino | Successore: |
|---|---|---|
| Guidobaldo I da Montefeltro | 1502–1503 | Francesco Maria I della Rovere |