Brindisi

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Brindisi
Panorama di Brindisi
Brindisi - Stemma
Nome ufficiale: {{{nomeUfficiale}}}
Stato: bandiera Italia
Regione: Puglia
Provincia: stemma Brindisi
Coordinate: 40°38′0″N 17°56′0″E / 40.63333, 17.93333
Altitudine: 15 m s.l.m.
Superficie: 328 km²
Abitanti:
90.175 31-05-2007 (Fonte: ISTAT)
Densità: 275 ab./km²
Frazioni: Tuturano 
Comuni contigui: Carovigno, Mesagne, San Donaci, San Pietro Vernotico, San Vito dei Normanni
CAP: 72100
Pref. tel: 0831
Codice ISTAT: 074001
Codice catasto: B180 
Nome abitanti: brindisini 
Santo patrono: San Lorenzo da Brindisi e San Teodoro d'Amasea 
Giorno festivo: prima domenica di settembre 
Comune
Posizione del comune nell'Italia
Sito istituzionale
Portale:Portali Visita il Portale Italia
« Ove il mare Adriatico bagnando l'estrema parte d'Italia si distende entro la penisola, che Japigia (parte d'Italia bagnata dal mar Ionio, detta poi Magna Grecia) dagli antichi si nominava, quivi è formato dalla natura il porto di Brindisi, porto il più celebre che immaginar si possa in tutta l'antichità, e che racchiudendo in se stesso più porti, oltre modo si rendette rinomato ne' tempi della Romana repubblica. »
(Annibale De Leo - Memoria, 1846)

Brindisi (lat. Brundisium, gr. Brentèsion o Vrindhision, messapico Brention, brindisino Brinnisi) è una città di 90.175 abitanti dell'Italia meridionale, capoluogo dell'omonima provincia della Puglia e terza città del Salento per popolazione.

L'area vasta brindisina[1] è costituita da 19 comuni, dei quali Brindisi è il comune capofila. La città sorge in un porto naturale sul mar Adriatico.

Vivace centro industriale della penisola salentina, ospita un porto rilevante per i commerci e i trasporti verso la Grecia e il Medio Oriente. Sede aeroportuale, Brindisi è attiva nell'agricoltura e nel settore dell'industria, soprattutto chimica e energetica.

Indice

[modifica] Toponimo e stemma

Lungomare al porto
Lungomare al porto

Il nome latino Brundisium, attraverso il greco Brentesion, ricalca il vocabolo messapico Brention, testa di cervo, che sembra riferirsi alla forma del porto che la città ospita.

Lo stemma della città di Brindisi, trae origine da alcune caratteristiche peculiari dell'antica città di Brindisi, alcune di esse ancora oggi visibili.

La testa di cervo deriva dal toponimo messapico della città "Brention", toponimo ispirato dalla forma del porto, che ricorda, appunto, le ramificazioni delle corna di un cervo: ciò è chiaramente visibile ancora oggi nelle foto satellitari, che evidenziano i due seni, di levante e di ponente, in cui il porto è diviso.

Nello stemma sono inotre presenti le cosiddette "colonne terminali" della Via Appia, visibili oggi in cima a quella che è comunemente denominata la "Scalinata Virgilio".

[modifica] Clima

In base alle medie di riferimento trentennale (1961-1990), la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta attorno ai +9,5°C, mentre quella del mese più caldo, agosto, si aggira sui +25°C. Le precipitazioni medie annue, inferiori ai 600 mm, presentano un minimo in primavera-estate ed un picco in autunno-inverno [2] [3] [4].


BRINDISI Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Anno
Temp. max. media (°C) 12.7 13.2 15.0 18.0 22.0 25.8 28.5 28.6 25.9 21.6 17.4 14.1 20.2
Temp. min. media (°C) 6.3 6.6 7.9 10.1 13.7 17.6 20.4 20.6 18.2 14.7 10.5 7.6 12.9
Piogge (mm) 60.2 63.1 73.4 35.0 28.7 19.4 10.3 25.3 45.6 71.0 74.2 68.1 574.3
Giorni di pioggia (≥ 1 mm) 9 8 8 6 4 3 2 3 4 6 7 9 69
Umidità relativa (%) 78 75 74 72 70 71 70 72 74 76 77 77 73.8
Eliofania assoluta (ore) 3.9 4.4 5.3 6.7 8.6 9.9 10.8 9.8 8.0 6.2 4.4 3.6 6.8


[modifica] Geografia

Per approfondire, vedi la voce Geografia della Puglia.
La pianura salentina per zone podologiche
La pianura salentina per zone podologiche

Brindisi sorge su un porto naturale, una ria che si incunea profondamente nella costa, importante per i collegamenti con Grecia, Turchia e Albania.

Si trova nella parte nord-orientale della pianura salentina, a circa 40 Km dalla valle d'Itria e quindi dalle prime propaggini delle basse Murge. La morfologia del territorio è pianeggiante.

La città nasce sulla costa adriatica, poco distante dalla Riserva Marina Naturale del WWF di Torre Guaceto[6]. Il mar Ionio si trova invece a circa 45 km.

Le distanze dalle altre maggiori città pugliesi:

[modifica] Storia

Per approfondire, vedi le voci Storia del Salento e Storia della Puglia.

[modifica] La preistoria

Gli studi e le ricerche effettuati negli ultimi anni, hanno rivelato che il Salento fosse abitato già nel Paleolitico medio (circa 80.000 anni fa). Nelle tante grotte naturali dovute alla natura calcarea del territorio, sono stati rinvenuti utensili di selce. Probabilmente si trattava di ominidi appartenenti alla specie uomo di Neanderthal, mentre quella dell'homo Sapiens Sapiens si sarebbe diffusa nel Paleolitico superiore (35.000 anni fa).

Una testimonianza notevole dei "primi pugliesi" è rappresentata da Delia, un'ominide donna vissuta 25.000 anni fa scoperta nella vicina Ostuni la cui importanza sta nel fatto che essa conservava in grembo i resti di un feto in fase terminale, diventando quindi la più antica madre della storia. Risalgono invece all'età del bronzo alcune testimonianze di insediamenti costieri in special modo nell'area di Torre Santa Sabina.

[modifica] L'età messapica

Per approfondire, vedi le voci Messapi e Illiri.
Ceramica Messapica, Centro documentazione messapica Oria
Ceramica Messapica, Centro documentazione messapica Oria

La penisola salentina, dai greci anticamente chiamata Messapia (cioè "Terra fra due mari"), era abitata dai Messapi.

L'origine dei Messapi è incerta, probabilmente si deve a flussi migratori incerti e mai chiaramente dimostrati di origine illirica o egeo-anatolici. I primi insediamenti certi li troviamo alle soglie del VIII secolo a.C. con gli insediamenti di Oria o Cavallino per esempio.

Le città principali, oggi ricordate come dodecapoli messapica per assimilizione con la dodecapoli etrusca, erano in realtà almeno 13 tra le quali Brindisi (Brention/Brentesion), antica regia sede messapica. Le altre principali città messapiche erano: Alytia (Alezio), Ozan (Ugento), Hyretum/Veretum (Patù), Hodrum/Idruntum (Otranto), Kaìlia (Ceglie Messapica), Manduria, Mesania (Mesagne), che per un periodo fu capitale, Neriton (Nardò), Orra (Oria), Cavallino (non si hanno notizie certe del nome antico), Bastae (Vaste) e Thuria Sallentina (Roca Vecchia).

[modifica] Il periodo romano

Per approfondire, vedi le voci Storia romana e Regio II Apulia et Calabria.
Il percorso della Via Appia
Il percorso della Via Appia

I Romani, conquistarono la regione nel corso delle guerre contro i Sanniti e contro Pirro tra il IV e il III secolo a.C. Per tutte le città della Puglia si preparava la conquista dei Romani, conclusasi intorno al 260 a.C., i quali ben presto si accorsero della posizione strategica della regione che, con il porto di Brindisi, rappresentava la via per la conquista dei Balcani e della Grecia. Brindisi, intorno al 240 a.C., venne elevata al rango di municipio e ai brindisini fu riconosciuta la prestigiosa cittadinanza romana. La città adriatica divenne un porto trafficatissimo e caposcalo per l'Oriente e la Grecia, infatti molti romani illustri transitarono da Brindisi, diretti in Grecia. Cicerone scrisse le "Lettere Brindisine"[7] e Marco Pacuvio realizzò alcune sue tragedie; a Brindisi morì Virgilio, mentre tornava da un viaggio in Grecia. Un altro evento importante che interessò Brindisi fu, nel 49 a.C., l'assedio di Giulio Cesare dove si era rifugiato Pompeo. Il dominio romano favorì la realizzazione di importanti infrastrutture e opere pubbliche. Fu costruita la via Appia che, passando da Taranto e Oria terminava di fronte al porto di Brindisi: la fine della Regina Viarum è ancora oggi da due imponenti colonne. Da Brindisi partiva anche la via Traiana, la quale passava da Egnazia (città che segnava il confine del territorio messapico e l'inizio di quello peuceta), Bitonto, Ruvo e Canosa, per poi ricollegarsi alla via Appia nei pressi di Benevento.

[modifica] Il Medioevo

Per approfondire, vedi le voci Guerra gotica, Altavilla e Crociate.
L'Impero Bizantino sotto Basilio II di Bisanzio nel 1025
L'Impero Bizantino sotto Basilio II di Bisanzio nel 1025
I Crociati
I Crociati

Con la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, Brindisi conobbe uno sviluppo progressivo per via del suo porto, soprattutto ai danni di Taranto, che si avviò verso un periodo di decadenza lungo ed inesorabile.

Il Salento fu particolarmente colpito durante la guerra greco-gotica (535 - 553), voluta dall'Imperatore d'Oriente Giustiniano per riconquistare le terre occidentali un tempo appartenute a Roma, ma ben presto si affermò la dominazione bizantina.

Brindisi era stata distrutta nel 674 dai Longobardi di Benevento guidati da Romualdo, e nel IX secolo fu sede, nel sito di Torre Guaceto, di un campo trincerato saraceno. Ripresa dai Bizantini, ne restò in possesso sino alla conquista normanna nel 1070.

Nella prima metà del VII secolo, i Longobardi erano giunti poco più a sud dell'Ofanto. L'ulteriore avanzata fino alla soglia messapica sarebbe avvenuta successivamente con Romualdo I. La penisola salentina divenne una terra di confine fra Longobardi e Bizantini. Questi ultimi, intorno al VII secolo, fondarono il Ducato di Calabria, aggregando la regione del Bruzio (l'attuale Calabria) alle terre che già possedevano nel Salento. Fu in questa occasione che il nome Calabria finì per designare l'odierna regione calabrese, mentre il Salento venne progressivamente conquistato dai Longobardi che finirono per prendere anche la capitale del ducato, Otranto.

Il dominio bizantino cessò nel 1071, anno in cui prese il potere Roberto il Guiscardo dando inizio alla dominazione normanna. I Normanni attuarono numerose riforme politiche, organizzando un efficace stato feudale, e si occuparono della fortificazione del territorio attraverso la costruzione di motte, ossia di terrapieni aventi sulla sommità una torre di avvistamento e difesa[8].

Sin dalle prime Crociate, la Puglia ed in particolare il porto di Brindisi, divenne il luogo principale di imbarco verso l'Oriente per i numerosi cavalieri e pellegrini diretti in Terra Santa. Lo stesso imperatore Federico II di Svevia, il 9 novembre 1225 nella Cattedrale di Brindisi prende in moglie Isabella (o Jolanda) di Brienne, erede della corona di Gerusalemme[9], e dal porto brindisino parte nel 1228 per la Sesta crociata da lui comandata.[10]

La città, devastata dalla peste nel 1348, sarà ripopolata grazie a massicce immigrazioni di slavi, albanesi e greci.

[modifica] Dagli Svevi all'Unità d'Italia

Per approfondire, vedi le voci Orsini Del Balzo, Brigantaggio e Valigia delle Indie.
Mappa di Brindisi del XVI sec. opera dell'ammiraglio turco Piri Reis
Mappa di Brindisi del XVI sec. opera dell'ammiraglio turco Piri Reis
Possedimenti di Carlo V
Possedimenti di Carlo V

Intorno al 1380, Raimondo Orsini Del Balzo ritornò dall'Oriente ed occupò alcune terre appartenenti al padre Nicola Orsini. Alleandosi con Luigi I d'Angiò, riuscì ad ottenere i beni che gli spettavano per eredità, e sempre su consiglio dell'angioino, sposò nel 1384 la Contessa di Lecce Maria d'Enghien. Con questo matrimonio, diventò uno dei più potenti feudatari del Mezzogiorno. Nel frattempo gli Angioini erano stati definitivamente sconfitti nel 1399.

A partire dal XV secolo ebbero particolare fortuna le attività commerciali: la Puglia ospitava influenti comunità di mercanti Veneziani, Genovesi, Ragusei, ecc.
In questo periodo Brindisi conoscie una lunga serie di assalti turchi e corsari, che si fecero particolarmente intensi nel XVI secolo. L'episodio pià eclatante fu l'assedio di Otranto che provocò l'eccidio di 800 persone che rifiutarono la conversione all'Islam.

Dalla seconda metà del secolo, la Spagna cominciò ad interessarsi maggiormente alle sue colonie dell'America centro-meridionale dalle quali ricavava oro e argento, tralasciando invece quelle del Mediterraneo. Una tremenda epidemia di peste funestò il Regno di Napoli nel 1656.

Nel 1734 la Puglia, con la famosa battaglia di Bitonto passò, insieme al resto del Regno di Napoli dagli Asburgo ai Borboni. Con la dominazione borbonica durante il XVIII secolo, si ebbe un periodo di crescita economica attraverso la costruzione di nuove strade e lo sviluppo del porto brindisino. Ma il rilancio dell'economia avvenne principalmente durante il periodo napoleonico (1806-1815) grazie ad importanti provvedimenti come l'abolizione del feudalesimo, la ristrutturazione dei latifondi e una più adeguata distribuzione delle terre pubbliche.

Con la Restaurazione e il ritorno dei Borboni prese piede il fenomeno del brigantaggio e in questo periodo anche Brindisi fu interessata dal diffondersi delle idee risorgimentali che si tradussero nella costituzione di diverse società segrete come la Carboneria. Quando nel 1860 il re Francesco II delle Due Sicilie cadde sotto l'impeto garibaldino, Brindisi come tutta la regione, fu annessa al regno d'Italia. Con l'apertura del canale di Suez nel 1869, Brindisi divenne il terminale europeo della Valigia delle Indie. Durante la prima guerra mondiale Brindisi fu utilizzata come sede del comando alleato per il basso Adriatico.

[modifica] Il Novecento

Per approfondire, vedi le voci Ventennio fascista, Vittorio Emanuele III e Mezzogiorno.
Un tratto dell'Acquedotto Pugliese che attaversa una lama dell'Alta Murgia in Agro di Ruvo di Puglia
Un tratto dell'Acquedotto Pugliese che attaversa una lama dell'Alta Murgia in Agro di Ruvo di Puglia

Con il Governo di Giovanni Giolitti fu realizzato il mastodontico Acquedotto Pugliese, il più grande acquedotto d'Europa, che permise alla città di rimediare allo storico problema della penuria di acqua.

Durante la Grande Guerra Brindisi contribuì in modo significativo all'evolversi degli eventi bellici, grazie all'ampiezza ed alla sicurezza del suo porto. Le industrie meccaniche presenti sul territorio, insieme all'Arsenale Militare Marittimo di Taranto lavorarono a ritmi frenetici.

Con l'avvento del fascismo, fu istituita la nuova provincia di Brindisi con la legge 22 dicembre 1927 e durante il ventennio, nonostante il rovinoso epilogo del regime, a Brindisi furono realizzati insediamenti rurali per migliorare la resa della terra, furono costruite scuole, formati gli insegnanti, realizzati alcuni palazzi istituzionali, la stazione ed altre importanti infrastrutture.

Tra il settembre 1943 e il febbraio 1944, quando Vittorio Emanuele III sfuggiva agli eventi di Liberazione, la città ebbe funzione di capitale d'Italia.

Le drammatiche condizioni economiche del secondo dopoguerra provocarono sia una ripresa delle lotte del movimento contadino, sia una massiccia emigrazione verso le città industriali del Nord Italia.

Nei primi anni sessanta a Brindisi fu realizzata una grande industria petrolchimica che andava ad aggiungersi alle imprese meccaniche e aeronavali, garantendo opportunità di lavoro a tecnici e operai provenienti dal territorio e dalle province e regioni limitrofe.

[modifica] Luoghi di interesse

Le due colonne romane
Le due colonne romane
Torrione circolare del 400'-500' del castello di terra
Torrione circolare del 400'-500' del castello di terra
Veduta del Monumento
Veduta del Monumento
Il Corso di Brindisi
Il Corso di Brindisi

[modifica] Le due colonne romane

Le colonne romane sono, da sempre, il simbolo della città di Brindisi. Si è erroneamente ritenuto per lungo tempo che segnassero il punto in cui terminava la Via Appia, in realtà fungevano da riferimento portuale per gli antichi naviganti. Furono costruite forse nel II secolo d.C. (o anche successivamente) con marmo del Proconneso.

Oggi solo una colonna è integra ed è formata da otto rocchi, per un'altezza complessiva di di 18,74 metri. Il capitello corinzio composito è decorato con foglie di acanto, teste di divinità, ed otto tritoni.

Dell'altra colonna, crollata nel 1528, oggi è rimasta solo la base e uno dei rocchi. La restante parte fu nel XV secolo "donata" dalla città di Brindisi a quella di Lecce per essere utilizzata in piazza Sant'Oronzo a sostegno della statua del patrono locale.

[modifica] Il Castello Svevo-Aragonese

Per approfondire, vedi la voce Castello "federiciano" di Brindisi.

Un monumento sicuramente degno di nota è il "castello Svevo", detto anche "castello grande" o "castello di terra", voluto da Federico II la cui pianta è trapezoidale e presenta robusti torrioni quadrati. Per la sua costruzione furono impiegati materiali dalle vecchie mura e di altri monumenti in rovina. All'originaria struttura Sveva, furono aggiunte 4 torri esterne ad opera degli Aragonesi. Abbandonato dagli spagnoli, fu trasformato in penitenziario da Gioacchino Murat nel 1813, e poi, dal 1909, è utilizzato dalla Marina Militare. Il Castello fu base navale durante le due guerre mondiali, inoltre qui fu ospitato nel 1943 il re Vittorio Emanuele III che trasformò Brindisi in capitale d'Italia (10/9/43 - 11/2/44).

[modifica] Il Castello Alfonsino (o Aragonese)

Giungendo a Brindisi dal mare si ammira il Castello Aragonese, più conosciuto come "Forte a mare". Si tratta di una costruzione realizzata nel 1491 sull'isola di S. Andrea, antistante il porto, da Ferdinando I d'Aragona per difendere della città dagli attacchi provenienti dal mare. Il Castello Aragonese è formato da due sezioni: il Castello Rosso, nome dovuto al colore dei suoi mattoni ricavati dalla pietra dell'isola, ed il Forte, più recente, adibito ad alloggio delle guarnigioni.

[modifica] Il Monumento al Marinaio

Per approfondire, vedi la voce Monumento al Marinaio d'Italia.

Il Monumento, come viene chiamato dai Brindisini, è un monumento (1933-1934) a forma di timone alto 53 m in pietra di càrparo (tufo compatto dorato) che spicca sul porto della città.

Presenta alla base una cripta a forma di scafo e sull'altare la statua della Vergine "Stella del Mare". Sulle pareti sono riportati i nomi dei circa 6.000 marinai caduti nella Grande Guerra e i 33.900 marinai caduti della seconda guerra mondiale. Vi è conservata anche la campana della corazzata "Benedetto Brin", che affondò nel porto di Brindisi nel 1915.

[modifica] Piazza della Vittoria

La piazza comprende a sua volta due piazze che, nel XVII secolo, erano chiamate piazza dei nobili e piazza della plebe, dov'era il mercato.

Nelle estati 1617 e 1618, Brindisi conobbe delle epidemie dovute alla scarsità dell'acqua che spinse la popolazione a bere acqua non pura. L'allora governatore della città, il capitano spagnolo Pedro Aloysio de Torres, per condurre l'acqua ai cittadini, stabilì di costruire tre fontane all'interno del centro abitato, addebitandone la spesa ai cittadini in proporzione alle possibilità di ciascuno. La fontana di piazza Vittoria, costituita da una grande vasca marmorea in cui si raccoglieva l'acqua zampillante da una bella vasca superiore più piccola pure di marmo, forse un fonte battesimale di epoca medievale, reca un'iscrizione a ricordo del governatore de Torres.

[modifica] Altri monumenti e palazzi

Loggia Balsamo
Loggia Balsamo
Il Portico dei Cavalieri Templari
il Portico dei Templari si trova in Piazza del Duomo, in realtà Loggia del più antico palazzo Vescovile realizzata nel XIII secolo. Oggi costituisce l'ingresso del Museo Ribezzo.
La Fontana Grande
conosciuta anche come fontana Tancredi, si trova sul tracciato dell'antica via Appia, fu costruita in origine dai Romani. Tancredi, conte di Lecce e ultimo re normanno, si occupò solo di farla restaurare nel 1192, a ricordo del matrimonio celebrato quell'anno nella Cattedrale tra suo figlio Ruggero e Irene di Grecia, figlia dell'imperatore Isacco II di Bisanzio.
La Fontana delle Ancore
(1937) si trova in Piazza Cairoli. Il disegno originale, composto da una colonnina centrale costituita da quattro fasci littori che reggevano un'elegante coppa creando suggestivi effetti di luce, fu completamente rivisitato con un progetto dell'Ente Autonomo Acquedotto Pugliese.
L'area archeologica di San Pietro degli Schiavoni
si trova sotto il nuovo Teatro Verdi, chiamato appunto "sospeso"; si riconoscono una strada lastricata di età romana e le abitazioni, le botteghe e le terme che vi si affacciano. Nei pressi, altri resti romani dell'antica Brundisium in via Casimiro.
La Loggia Balsamo
si tratta in realtà di un balcone su mensole decorate appartente a un palazzetto della fine del XIII secolo in stile gorico.

[modifica] La Cattedrale

Il Duomo di Brindisi
Il Duomo di Brindisi
Scorcio del centro Storico
Scorcio del centro Storico
Per approfondire, vedi la voce Cattedrale di Brindisi.

La Cattedrale di Brindisi è visitabile in Piazza del Duomo, la superba chiesa fu eretta in stile romanico tra l'XI e il XII secolo, costruita per volontà dell'Arcivescovo Bailardo e consacrata da papa Urbano II. Oggi si presenta nel rifacimento settecentesco in quanto fu riedificata dopo il terremoto[11] del 20 febbraio 1743 su progetto dell'architetto Mauro Manieri. Al suo interno si possono ammirare tratti del pavimento musivo originale (sec. XII), uno splendido altare settecentesco e il coro in legno intarsiato del Cinquecento. In locali attigui destinati a museo si conserva l'arca d'argento reliquiario del corpo di san Teodoro, patrono della città. Per volere di Rocco Talucci, arcivescovo di Brindisi-Ostuni, la Basilica è stata recentemente restaurata e riaperta al culto lo scorso 18 novembre 2007 alla presenza del cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato Vaticano.

A d. della Cattedrale sorgono il Palazzo Arcivescovile e il Palazzo del Seminario: il primo conserva tracce dell'impianto originario medievale (bifora del sec. XIII); il secondo, realizzato nel 1720 circa su progetto di Mauro Manieri, ospita tra l'altro la prestigiosa Biblioteca arcivescovile Annibale De Leo.

[modifica] La Chiesa del Sacro Cuore

Per approfondire, vedi la voce Chiesa del Sacro Cuore (Brindisi).

Il tempio, voluto dalla contessa donna Grazia Balsamo e dalla sua fondazione è retto dalla Congregazione salesiana, è di stile basilicale neo-romanico. La sommità della facciata è adorna di una cornice a dentelli ed archetti, tagliata da un'edicola nella quale campeggia la statua del Sacro Cuore. La chiesa è divisa in tre navate. La pittura che adorna l'abside centrale , dei fratelli Palmisano di Brindisi, si ispira ai mosaici ravennati del VI secolo e rappresenta la Chiesa "ex gentibus" e la Chiesa "ex circumcisione".

[modifica] Santa Maria del Casale

Pregevole esempio di semplice architettura di passaggio dallo stile romanico al gotico, fu costruita intorno al 1300. Nel 1310 vi si svolse il processo ai cavalieri templari del Regno di Sicilia. La facciata, che presenta armoniose composizioni geometriche in conci di arenaria grigia e càrparo dorato, è impreziosita da un protiro pensile. Nell'interno è possibile ammirare affreschi trecenteschi, in particolare in controfacciata il magnifico Giudizio universale e un bellissimo Cristo crocifisso sull'Albero della Vita, entrambe opere di Rinaldo da Taranto (inizi del XIV secolo); inoltre diverse Madonne col Bambino con santi e committenti e pannelli agiografici (Santa Caterina d'Alessandria e storie della sua vita). Nell'abside è un interessante ciclo della Passione di Cristo.

[modifica] Santa Maria degli Angeli

Costruita nel 1609 per iniziativa di San Lorenzo col contributo finanziario prevalente di Massimiliano I, elettore di Baviera e del re di Spagna Filippo III. Fu successivamente trasformata con l'allargamento dei muri perimetrali e lo spostamento del portale d'ingresso. Vi si può ammirare un pregevole portone in legno, scolpito con immagini agiografiche che riguardano S. Francesco, Santa Chiara e gli Evangelisti. Conserva due crocefissi, uno in legno e l'altro in avorio, molte tele e le reliquie di San Lorenzo.

[modifica] Altre Chiese

Chiesa di San Giovanni al Sepolcro
Chiesa di San Giovanni al Sepolcro
  • La chiesa di San Benedetto, fu costruita per volontà dei conti normanni Goffredo e Sighelgaita nel 1090 circa. Presenta, sul portale d'ingresso, l'interessante architrave con un bassorilievo raffigurante scene di combattimento fra uomini e animali fantastici. Particolarmente suggestivo il chiostro romanico del secolo XI con quadrifore ripartite da colonnine marmoree con capitelli a stampella scolpiti.
  • La chiesa di San Giovanni al Sepolcro presenta una pianta circolare risalente forse agli inizi del XII secolo e tracce di affreschi lungo le pareti interne. Di particolare interesse risulta la decorazione degli stipiti del portale, con il tralcio abitato, tipico motivo del romanico pugliese: sono presenti scene di lotta tra animali mitologici e reali, scene che rimandano all'antico testamento (Sansone), e la raffigurazione di un guerriero normanno riconoscibile dallo scudo lungo ed ovale. Il portale è sormontato da un protiro sostenuto da leoni stilofori che reggono due colonne con capitelli riccamente scolpiti.
  • San Paolo, raro esempio di gotico pugliese, fu ricostruita nel XVII secolo e restaurata nel 1949. All'interno vi è la cappella dedicata a San Francesco, sulle pareti interne vi sono resti di affreschi. Notevoli gli altari barocchi conservati.
  • La chiesa della Santissima Trinità o di Santa Lucia, che pure doveva essere un tempo completamente affrescata, è del XIV secolo. Conserva un polittico raffigurante la Madonna del Dolce Canto, del XVI secolo. Si può ammirare la cripta, che risale alla fine del XII secolo.
  • La chiesa del Cristo, ultimata intorno al 1232, ha una facciata di stile romanico dove si alternano in orizzontale la pietra leccese bianca e il carparo dorato: in alto un grande rosone (di restauro). All'interno presenta due sculture lignee interessanti: un Crocefisso e una Madonna col Bambino, entrambi riconducibili alla scultura gotica francese del XIII secolo.
  • La chiesa di Santa Teresa, costruita nel 1671 nel quartiere detto "degli spagnoli" è tipico esempio di architettura barocca.

[modifica] La Riserva Naturale di Torre Guaceto

Per approfondire, vedi la voce Torre Guaceto.
L'omonima torre
L'omonima torre

A pochi chilometri dalla città si trova Torre Guaceto, una Riserva Naturale WWF dello Stato la cui estensione è di circa 1.200 metri quadrati e un fronte marino che si sviluppa per circa 8.000 mt. L'area marina è rappresentata da un rettangolo ideale, con una profondità media di 3.000 metri, attraversata e divisa dalla Strada Statale 379. La riserva presenta una natura incontaminata, infatti non sono ammessi mezzi a motori: è visitabile solo a piedi o in bicicletta.

Il Consorzio di Gestione è stato costituito, dai Comuni di Brindisi e Carovigno e dall'Associazione Italiana per il WWF for Nature Onlus, nel dicembre 2000 con la finalità di gestire l'area protetta, sia terrestre sia marina denominata “Torre Guaceto”, istituita con Decreto del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio[12] e delle aree limitrofe ad esse connesse.

[modifica] Diga del Cillarese

Per approfondire, vedi la voce Cillarese.

Oltre a Torre Guaceto, vi è una riserva situata a Nord Ovest di Brindisi, sorta di recente in un invaso di natura industriale. Ovvero l'invaso del Cillarese, e inserita nelle aree protette che circondano la città di Brindisi. Le acque reflue del Cillarese sono scaricate per mezzo di un canale, che prende lo stesso nome, nel Seno di Ponente. Ha una profondità di circa tre metri ed è alimentato dalle acque bianche (e non solo) provenienti dai comuni della provincia ad ovest del capoluogo, oltre che dalle costanti precipitazioni che avvengono nell'area.

Cillarese e ospedale
Cillarese e ospedale

L'estensione dell'area è di circa 170 ettari, di cui circa 100 occupati dall'invaso, circondato da colture. Vi è anche il bosco del Cillarese, un agglomerato di conifere.

L'invaso è raggiungibile da alcune strade interne, sia da contrada Montenegro, arrivando dalla strada statale 16, meglio nota come provinciale per San VIto, o dalla strada statale 379, per l'omonimo svincolo, oppure dalla strada comunale Pittachi, in direzione Taranto-Lecce, seguendo il cartello Consorzio SISRI.

L'invaso è visibile da contrada Montenegro, vicino alla postazione del ripetitore radio locale, posto sulla cima della collina che costeggia la valle (attraversata dalla pista ciclabile). Altre vedute si hanno dalla ferrovia in direzione Taranto o ancor meglio da quella in direzione Bari, o dal nosocomio brindisino, soprattutto ai piani alti, dove si può notare l'estensione totale del bacino della diga.

[modifica] Musei

[modifica] Museo Archeologico Provinciale "F. Ribezzo"

Per approfondire, vedi la voce Museo Archeologico Provinciale "F. Ribezzo".

Il Museo Archeologico Provinciale "F. Ribezzo" prende il nome dall'omonimo archeologo e glottologo illustre (1875-1952).

Si trova in piazza Duomo e dispone di numerosi e ampi locali, offrendo ai visitatori ben sei sezioni: epigrafica, statuaria, l'antiquarium, preistorica, numismatica, medioevale, moderna e i bronzi di Punta del Serrone.

[modifica] Museo Etnico della Civiltà Salentina "Agrilandia Museum"

Per approfondire, vedi la voce Museo Etnico della Civiltà Salentina "Agrilandia Museum".

Il Museo Etnico della Civiltà Salentina "Agrilandia Museum" si trova in via Ciciriello, offre al turista la possibilità di osservaremolte statue in legno e in pietra riguardanti l'agricoltura e la lavorazione della terra, presenta inoltre soggetti interessanti come particolari attrezzi di lavoro della cultura contadina.

[modifica] Nuovo Teatro Verdi

Il Teatro Verdi
Il Teatro Verdi
Per approfondire, vedi la voce Teatro Verdi (Brindisi).

Il Teatro Comunale di Brindisi "Nuovo Teatro Giuseppe Verdi" si trova nel centro storico della città e sopra ad un sito archeologico di epoca romana visitabile per mezzo di una sopra elevazione.

Il palcoscenico è uno dei più ampi in Italia è largo 25,50 m, profondo 18 m e alto 20 m; il boccascena è largo 15 m e alto 6 m. La capienza totale è di 1172 posti a sedere. Tutto il teatro è adeguato alle esigenze delle persone disabili. Sul piano rialzato sono previsti un bar, un foyer ed il guardaroba.

[modifica] Cultura locale

[modifica] Dialetto brindisino

Per approfondire, vedi la voce Dialetto brindisino.
Dove è parlato il dialetto salentino
Dove è parlato il dialetto salentino

Il dialetto brindisino è una variante del salentino e, pur esistendo delle differenze minime tra i vari comuni, la radice resta invariata. Esso è parlato, oltre che a Brindisi, nel territorio dei comuni di: San Vito dei Normanni, Latiano, Mesagne, Francavilla Fontana, Oria, Torre Santa Susanna, Erchie.

Il dialetto, con piccole differenze, è parlato anche in alcuni comuni della provincia di Taranto: San Marzano di San Giuseppe, Lizzano, Torricella, Sava, Maruggio, Manduria e Avetrana.

Il brindisino, inoltre, influenza alcuni dialetti del nord leccese e del sud brindisino.

Dal salentino standard si distingue, oltre che per la pronuncia di alcune parole, la caratteristica di trasformare la "e" finale di parola in italiano in "i". Ad esempio:

  • Il mare diventa lu mare in salentino standard e lu mari in brindisino. Il melone diventa lu milune in salentino standard e lu muloni in brindisino.

Il gruppo della doppia ll in italiano, diventa dd in brindisino. Ad esempio:

  • Il Cavallo diventa lu cavaḍḍu in salentino standard e lu cavaddu in brindisino.

[modifica] Cittadini llustri

Per approfondire, vedi la voce Personalità legate a Brindisi.
Ritratto di Cesare Braico
Ritratto di Cesare Braico
  • Lenio Flacco: (lat.: Marcus Laenius Flaccus; Brindisi I sec. a.C.) fu un mecenate appartenente alla nobile famiglia Laenia di Brindisi. Lenio Flacco aveva trasformato la sua casa, posta sulle colline settentrionali del porto, in un cenacolo di cultura: ospitava artisti, letterati, scienziati e poeti, tra cui Orazio e soprattutto l'amico fraterno M. Tullio Cicerone, in particolare in occasione del suo esilio del 58 a.C.

[modifica] Evoluzione demografica

La colonna romana che segna la fine della Via Appia