Taraxacum officinale

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Tarassaco
Taraxacum officinale - Köhler–s Medizinal-Pflanzen-135.jpg
Taraxacum officinale
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Asteridae
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Cichorioideae
Tribù Cichorieae
Sottotribù Crepidinae
Genere Taraxacum
Specie T. officinale
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Tricolpate basali
(clade) Asteridi
(clade) Euasteridi II
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Cichorioideae
Tribù Cichorieae
Sottotribù Crepidinae
Nomenclatura binomiale
Taraxacum officinale
Weber ex F.H.Wigg., 1780
Sinonimi
  • Leontodon taraxacum L.,
  • Taraxacum dens-leonis Desf.
  • Taraxacum retroflexum Lindb.
Nomi comuni

Tarassaco
Dente di leone
Dente di cane
Soffione
Piscialletto
Cicoria matta
Polenta del diavolo [1]

Il taràssaco comune (Taraxacum officinale, Weber ex F.H.Wigg. 1780) è una pianta a fiore (angiosperma) appartenente alla famiglia delle Asteracee.
L'epiteto specifico ne indica le virtù medicamentose, note fin dall'antichità e sfruttate con l'utilizzo delle sue radici e foglie.
È comunemente conosciuto come dente di leone,[2] dente di cane,[2] soffione[3] (l'infruttescenza), cicoria selvatica,[senza fonte] piscialletto[4] o anche con lo storpiamento del nome in tarassàco.

Morfologia[modifica | modifica sorgente]

È una pianta erbacea e perenne, di altezza compresa tra 3 e 9 cm. Presenta una grossa radice a fittone dalla quale si sviluppa, a livello del suolo, una rosetta basale di foglie munite di gambi corti e sotterranei.

Foglia

Le foglie sono semplici, oblunghe, lanceolate e lobate, con margine dentato (da qui il nome di dente di leone) e prive di stipole.

Il fusto, che si evolve in seguito dalle foglie, è uno scapo cavo, glabro e lattiginoso, portante all'apice un'infiorescenza giallo-dorata, detta capolino.
Il capolino è formato da due file di brattee membranose, piegate all'indietro e con funzione di calice, racchiudenti il ricettacolo, sul quale sono inseriti centinaia di fiorellini, detti flosculi.
Ogni fiore è ermafrodita e di forma ligulata, cioè la corolla presenta una porzione inferiore tubolosa dalla quale si estende un prolungamento nastriforme (ligula) composto dai petali. L'androceo è formato da 5 stami con antere saldate a tubo; il gineceo da un ovario infero, bi-carpellare e uniloculare, ciascuno contenente un solo ovulo e collegato, tramite uno stilo emergente dal tubo, a uno stimma bifido.
La fioritura avviene in primavera ma si può prolungare fino all'autunno. L'impollinazione è di norma entomogama, ossia per il tramite di insetti pronubi, ma può avvenire anche grazie al vento (anemogama).
Da ogni fiore si sviluppa un achenio, frutto secco indeiscente, privo di endosperma e provvisto del caratteristico pappo: un ciuffo di peli bianchi, originatosi dal calice modificato, che, agendo come un paracadute, agevola col vento la dispersione del seme, quando questo si stacca dal capolino.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

Il tarassaco cresce spontaneamente nelle zone di pianura fino a un'altitudine di 2000 m e in alcuni casi con carattere infestante. È una pianta tipica del clima temperato e, anche se per crescere non ha bisogno di terreni e di esposizioni particolari, predilige maggiormente un suolo sciolto e gli spazi aperti, soleggiati o a mezzombra. In Italia cresce dovunque e lo si può trovare facilmente nei prati, negli incolti, lungo i sentieri e ai bordi delle strade.

Sostanze bioattive nel Taraxacum officinale[modifica | modifica sorgente]

Sostanze bioattive nel tarassaco

La pianta fresca di Taraxacum officinale contiene oltre alla cellulosa una serie di sostanze bioattive. Forse per questo è un gradito mangime dei Mammiferi industriali.
La foglia contiene particolarmente:

La radice è particolarmente ricca di:

  • sesquiterpenlactoni
  • acido taraxinico e taraxacolide
  • triterpeni e steroidi
  • taraxacosidi
  • acido linolico e linoleico

Usi[modifica | modifica sorgente]

Il tarassaco viene usato sia dalla cucina sia dalla farmacopea popolare. La terapia a base di foglie o radici di tarassaco è chiamata "tarassacoterapia".

È una pianta di rilevante interesse in apicoltura, che fornisce alle api sia polline sia nettare.

Uso culinario[modifica | modifica sorgente]

Il tarassaco è usato per preparare un'apprezzata insalata primaverile depurativa, sia da solo che con altre verdure. In Piemonte, dove viene chiamato "girasole", è tradizione consumarlo con uova sode durante le scampagnate di Pasquetta.
Anche i petali dei fiori possono contribuire a dare sapore e colore a insalate miste. I boccioli sono apprezzabili se preparati sott'olio. I fiori si possono preparare in pastella e quindi friggere. Le tenere rosette basali si possono consumare con soddisfazione sia lessate e quindi condite con olio extravergine di oliva, sia saltate in padella con aglio (o ancor meglio con aglio orsino).

I fiori vengono inoltre utilizzati per la preparazione di gelatine, spesso erroneamente definite "miele di tarassaco"[5][6].

In molte regioni medioeuropee veniva preparata la marmellata di fiori di tarassaco nel seguente modo:

Rp. Marmellata Denti di leone
Fl. Taraxaci 1 litro
Acqua 2 litri

bollire a pentola aperta per ca. 20 minuti; filtrare e mantenere il liquido; aggiungere 1 kg di zucchero
bollire a pentola aperta fino alla densità desiderata; versare (bollente) in vasi puliti e chiudere ermeticamente.

Con le radici tostate di tarassaco si può preparare il caffè di tarassaco, un surrogato del caffè che ne mantiene in certa misura il gusto e le proprietà digestive, in modo simile al caffè d'orzo e al caffè di cicoria[7][8].

In orticoltura si coltivano diverse varietà mutate, da consumare come insalata e verdura.

Uso in medicina popolare[modifica | modifica sorgente]

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.
Quando il tarassaco viene estirpato, la sua radice può rimanere nel terreno e così dar vita a un nuovo individuo nella stagione più propizia.

In medicina popolare il tarassaco viene usato per diverse indicazioni e composizioni con altri fitorimedi come:

  • epatico / biliare
  • antireumatico spasmolitico, anaflogistico, diuretico
  • antidiscratico
Rp. Epatico / biliare
Tinct. Taraxaci 15
Tinct. Cnicus Benedicti 35
Tinct. Cardui Mariae 25
Tinct. Cynarae 25
Aeth. Rosmarini gtt. 5
D.S. 3 ml/dì. Questo è un medicamento / rimedio. Per ulteriori informazioni chieda al suo medico o farmacista / erborista. (vedi anche Ricetta medica magistrale)
Rp. Antireumatico
Tinct. Taraxaci 150
Tinct. Urticae 150
Tinct. Betullae ad 500
D.S. 6 ml/dì. Questo è un medicamento / rimedio. Per ulteriori informazioni chieda al suo medico o farmacista / erborista.
Rp. Antidiscratico
(p. e. dopo ectomia della cistifellea o debolezza digestiva in senescenza)
Taraxaci rad. ex liqu. 500
D.S. 2 cl/dì. Questo è un medicamento / rimedio. Per ulteriori informazioni chieda al suo medico o farmacista / erborista.

Tra le sue molte azioni vi è anche quella di blando lassativo, collegata all'incremento della produzione di bile.[9]

Uso in fitoterapia[modifica | modifica sorgente]

In fitoterapia si usa ancora la droga pura, in infusione o decotto, per disappetenza e disturbi dispeptici.

Rp. Dispeptico
Rad. cum Hb. Taraxaci 100
D.S.f. decoct. 3 g/tazza; 2/dì. Questo è un medicamento / rimedio. Per ulteriori informazioni chieda al suo medico o farmacista / erborista.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

L'origine dei vari nomi[modifica | modifica sorgente]

Esiste naturalmente una spiegazione per i vari nomi della pianta: viene chiamata "dente di leone" a causa della forma dentata delle foglioline, "soffione" per via della palla lanosa che contiene i semi.

Il nome ufficiale Tarassaco proviene dal greco tarakè "scompiglio", e àkos "rimedio", questa è dunque capace di rimettere in ordine l'organismo. Infine esiste un ultimo nome con cui il tarassaco è conosciuto "piscialetto" datogli per le sue proprietà diuretiche[10].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Riscoprire il tarassaco in VivereCremona.it. URL consultato il 28/04/2014.
  2. ^ a b Taraxacum officinale su agraria.org
  3. ^ soffione in Treccani.it - Vocabolario Treccani on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
  4. ^ piscialletto in Treccani.it - Vocabolario Treccani on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
  5. ^ Gelatina di fiori di tarassaco o miele di tarassaco in blog.giallozafferano.it. URL consultato il 22/04/2014.
  6. ^ Gelatina di tarassaco in Comune di Orsara di Puglia. URL consultato il 22/04/2014.
  7. ^ Come autoprodursi il caffè d'orzo, di cicoria e di tarassaco in Stile Naturale. URL consultato il 22/04/2014.
  8. ^ Caffè al tarassaco in Comune di Orsara di Puglia. URL consultato il 22/04/2014.
  9. ^ "Le piante della buona digestione", di Roberta Pasero, pubbl. su "Sapere&Salute" - Anno VI, N. 34, sett. 2001, pag. 17
  10. ^ Tarassaco: proprietà, uso, controindicazioni in Cure-Naturali.it. URL consultato il 24/04/2014.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

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