Alliaria petiolata

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Alliaria
Alliaria petiolata2.jpg
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Dilleniidae
Ordine Capparales
Famiglia Brassicaceae
Sottofamiglia Brassicoideae
Genere Alliaria
Specie A. petiolata
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Rosidi
(clade) Eurosidi II
Ordine Brassicales
Famiglia Brassicaceae
Nomenclatura binomiale
Alliaria petiolata
(M.Bieb.) Cavara & Grande
Sinonimi

Alliaria alliaria (L.) Britton
Alliaria officinalis Andrz. ex M.Bieb.
Erysimum alliaria L.
Sisymbrium alliaria (L.) Scop.

Nomi comuni

Erba aglina
Lunaria selvatica

L'Alliaria (nome scientifico Alliaria petiolata (M.Bieb) Cavara & Grande) è una pianta perenne (biennale), ermafrodita, della famiglia delle Brassicaceae, alta oltre un metro, quasi glabra con odore di aglio molto persistente. Si dice che tale odore permane anche nel latte delle mucche che se ne cibano.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Il nome specifico deriva dall'odore di aglio che si sprigiona strofinando le foglie.

Morfologia[modifica | modifica sorgente]

La forma biologica è emicriptofita bienne (H bienn) : ossia è una piante a ciclo biennale (bienne) con gemme poste a livello del terreno (emicriptofita).

Radici[modifica | modifica sorgente]

Tipica radice a fittone con più ramificazioni.

Fusto[modifica | modifica sorgente]

Fusto eretto poco ramificato

Il fusto (solo epigeo; quello ipogeo è praticamente assente), è pubescente, eretto alto fino a 100-120 cm, poco ramificato. È presente una minima peluria localizzata alla base del fusto.

Foglie[modifica | modifica sorgente]

Foglie lungamente picciolate e cordate
  • Foglie inferiori: sono abbastanza grandi (fino a 15 cm) e rugose; lungamente picciolate (1 - 3 cm) e cordate (a forma di cuore, ma anche ovato-triangolari), con lamina dentata in modo ottuso. Dimensioni medie: larghezza 7 - 8 cm; lunghezza 10 cm.
  • Foglie superiori: sono più piccole dalla forma romboidale.

Il colore delle foglie è grigio-verde e sono lievemente lucide; sono inoltre assenti alla fioritura.

Infiorescenza[modifica | modifica sorgente]

Infiorescenza a racemo corimboso

L'infiorescenza è peduncolata (da 5 a 30 cm) a racemo corimboso terminale semplice o poco ramificato. I fiori sono disposti a grappolo e sono al massimo una decina.

Fiori[modifica | modifica sorgente]

Fiori: particolare dei sepali verdastri

Il fiore è un tetramero (4 sepali-petali) dialipetalo attinomorfo.

  • I sepali sono 4, verdastri e più corti dei petali (circa: 2-3 mm).
  • I petali sono 4, lunghi fino a 6 mm di colore bianco e contengono molto nettare per attirare le api.
  • Gli stami sono in numero di 6.
  • L'ovario è supero e bi-carpellare: si trova quindi nella parte superiore del perianzio.
  • L'impollinazione avviene per mezzo di farfalle (anche notturne) e api. In Europa più di 60 specie di insetti e funghi la utilizzano come fonte di sostentamento, incluso anche le larve di alcuni lepidotteri.
  • La fioritura avviene normalmente tra maggio e luglio, spesso con periodicità biennale.

Frutti[modifica | modifica sorgente]

Lungo frutto patente

Il frutto è una stretta capsula slanciata e patente (siliqua eretta, tetragonale), bivalve-trivalve, lunga 5 cm circa e spessa 2 mm.
I semi sono piccoli, neri e allungati.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

La zona d'origine è paleotemperata, per cui è diffusa in Europa, Asia (in Cina e India settentrionale.fino all'Himalaya); ma anche nell'Africa del Nord.
In Italia è comune e la si trova nella boscaglia in mezz'ombra e nei boschi umidi di latifoglie, o comunque ricchi di azoto e sostanze organiche (pianta sinantropa), a quote comprese fra 0 e 1700 m s.l.m.. È presente sia nella zona marina (rara) che montana (comune). È assente in Sardegna.

Sistematica[modifica | modifica sorgente]

Il Sistema Cronquist assegna la famiglia delle Brassicaceae all'ordine Capparales mentre la moderna classificazione APG la colloca nell'ordine delle Brassicales. Sempre in base alla classificazione APG sono cambiati anche i livelli superiori (vedi tabella a destra).
Nelle classificazioni più vecchie la famiglia del genere Alliaria era chiamata anche Crociferae e a volte Cruciferae.
Il genere Alliaria comprende una o due specie a secondo che gli autori considerino o no Alliaria officinalis sinonimo di Alliaria petiolata.

Usi[modifica | modifica sorgente]

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

Farmacia[modifica | modifica sorgente]

L'Alliaria contiene principi attivi utili in fitoterapia (olii essenziali, glucosidi ed enzimi) per le sue proprietà vulnerarie, espettoranti, diuretiche.
I semi, dal vago sapore e profumo di senape, possono essere usati per stimolare l'appetito, ma anche come vermifughi e revulsivi. Mentre i fiori si impiegano contro l'asma, le foglie come depurative diaforetiche.
Si può preparare come infuso, succo, cataplasma e lozione. L'olio essenziale (simile a quello dell'aglio) si ricava dalle radici.

Industria[modifica | modifica sorgente]

È utilizzata per produrre diversi coloranti.

Cucina[modifica | modifica sorgente]

Le foglie della pianta possono essere usate in cucina nelle insalate. In Inghilterra è abbastanza comune utilizzarla per insaporire i sandwich. Sembra che siano più digeribili di quelle dell'aglio.
I giovani getti primaverili, assieme ad altre verdure, possono essere usati per preparare minestre. Arrostiti vengono usati anche in torte salate o nelle piadine.
Altre parti usate: fiori, frutti e semi (simili alla senape).
Nel Medioevo si usava nella carne salmistrata (per coprire l'odore sgradevole dopo qualche settimana di conservazione senza frigorifero!).

Galleria di foto[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Wolfgang Lippert, Dieter Podlech, Fiori, Tuttonatura, 1980.
  • Maria Teresa della Beffa, Fiori di montagna, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 2001.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume primo, Bologna, Edagricole, 1982, pag.379, ISBN 88-506-2449-2.

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