Saponaria officinalis

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Saponaria
Saponaria-officinalis-flower.jpg
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Ordine Caryophyllales
Famiglia Caryophyllaceae
Genere Saponaria
Specie S. officinalis
Nomenclatura binomiale
Saponaria officinalis
L.

La saponaria (Saponaria officinalis L. ) è una pianta spontanea plurienne della famiglia delle Caryophyllaceae, a cui appartiene anche il garofano. Il suo nome scientifico fa riferimento alle proprietà detergenti e medicinali della pianta, ben note fin dall'antichità.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Caryophyllaceae sp Sturm25.jpg

Le foglie (dimensioni da 4 a 12 cm) sono lanceolate, lisce, opposte e sottili, con tre o cinque nervature parallele e senza picciolo. Nell'attaccatura delle foglie basali più grandi crescono altre foglioline.

Il fusto eretto e glabro è alto da 40 a 70 cm.

I fiori (in grappoli lassi) sono di colore dal bianco al rosa con cinque petali revoluti, delicatamente profumati e si aprono di sera. Nell'emisfero boreale la fioritura avviene tra giugno e settembre.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

La saponaria si trova dall'Europa fino alla Siberia, ed è stata introdotta anche in America. Cresce in gruppi vicino alle siepi, ai margini dei sentieri o lungo le scarpate, fino a 1600 m di altitudine.

Usi[modifica | modifica sorgente]

Saponaria-officinalis-plant.jpg

La saponaria è stata usata per molto tempo nella medicina popolare e per il lavaggio della lana.

In fitoterapia[modifica | modifica sorgente]

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

I principi attivi sono saponine (acido saporubinico e saprubrinico), mucillagini, resine, flavonoidi, vitamina E, gomma, vitessina [1] . Le saponine sono contenute in tutte le parti della pianta, in modo particolare nelle radici, che può contenerne fino al 20 percento nel periodo della fioritura. [2]

Possiede proprietà diuretiche, colagoghe, diaforetiche e depurative ma l'uso interno può dare luogo a fenomeni di intossicazione, con sintomi di nausea, vomito e diarrea.

I medici arabi la consigliavano per curare la lebbra, le dermatiti e le ulcere. [3]

Secondo il Negri [4] dalla macerazione della radice si ottiene un liquido espettorante, da prendere con estrema cautela.

Altri usi[modifica | modifica sorgente]

Dalla pianta si ricava un detergente delicato per l'igiene personale [5] e per le stoffe particolarmente importanti, ad esempio nei musei o nel restauro. Sbattuta in acqua produce una schiuma detergente utilizzabile per lavare le stoffe, in sostituzione dei detersivi se ci si trova, ad esempio durante un campeggio, a lavare in un corso d'acqua. [6]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Achille Bucciotti, L'enciclopedia delle erbe, Il Mosaico, Novara 1997
  2. ^ Farmakognosia, Raimo Hiltunen (in finlandese)
  3. ^ Bianchini, Corbetta, Le Piante della Salute, Mondadori, 1975
  4. ^ Giovanni Negri, Nuovo Erbario Figurato, Hoepli, Milano 1960,
  5. ^ ricetta di sapone con saponaria
  6. ^ Da Manuale del Trapper, Andrea Mercanti, Editore Longanesi, 1976

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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