Salvia officinalis

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Salvia
Salvia officinalis0.jpg
Salvia comune
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Ordine Lamiales
Famiglia Lamiaceae
Sottofamiglia Neptoideae
Tribù Mentheae
Genere Salvia
Specie S. officinalis
Nomenclatura binomiale
Salvia officinalis
L.

La pianta che viene chiamata popolarmente salvia senza altre qualificazioni, o salvia comune, è descritta con il nome scientifico di Salvia officinalis, una delle quasi 1000 specie appartenenti al genere Salvia.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Foglie di Salvia officinalis

La salvia comune è un piccolo arbusto sempreverde.

Le foglie semplici, feltrose al tatto, hanno un colore verde-grigiastro e un odore caratteristico. La forma è ovale con margine crenato, nervature penninervie, attaccatura picciolata con inserimento semplice.

I fiori violacei sono riuniti in infiorescenze e hanno il caratteristico aspetto asimmetrico proprio della famiglia delle Lamiacee.

I frutti si formano alla base dei fiori e contengono i minuscoli semi ovoidali di colore marrone scuro.


Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Un vaso di salvia officinalis

La salvia comune è originaria del bacino del Mediterraneo e anche in Italia può essere trovata allo stato spontaneo.

Usi[modifica | modifica wikitesto]

In cucina[modifica | modifica wikitesto]

La Salvia trova impiego in cucina fin dai tempi antichi.

Nonostante la sua origine mediterranea, la presenza della salvia per aromatizzare carni di vario genere è consolidata da secoli in quasi tutte le tradizioni culinarie d'Europa. Meno comune ma non raro è il suo impiego per cibi di tipo diverso: pasta (notissimi in Italia i tortelloni burro e salvia), formaggi (p.es. alcuni formaggi alle erbe), foglie di salvia fritte e anche zuppe.

In Medio Oriente la salvia viene usata per aromatizzare l'arrosto di montone.

In erboristeria[modifica | modifica wikitesto]

Il nome stesso di questa pianta è testimone delle virtù che gli antichi Romani le riconoscevano: infatti salvia ha la stessa radice del verbo salvare e della parola salus (salvezza, ma anche salute).

Presso i Romani la salvia doveva essere raccolta con un rituale particolare, senza l'intervento di oggetti di ferro, in tunica bianca e con i piedi scalzi e ben lavati.

Prima e dopo i Romani, dagli Egizi alla farmacopea medioevale, la salvia fu sempre apprezzatissima in erboristeria e non a caso Linneo le attribuì il nome di officinalis.

Tra i principali effetti, la salvia ha efficacia antisettica ed è anche digestiva e calmante. Le sono attribuiti altri effetti, ma non su tutti c'è concordia di vedute.

Secondo un'antica tradizione inoltre la Salvia officinalis può essere utilizzata per curare un'eccessiva sudorazione: si prepara un infuso con la Salvia officinalis e si praticano tamponamenti della zona da trattare.

Nel giardinaggio[modifica | modifica wikitesto]

I fiori della salvia e anche l'aspetto d'insieme della pianta sono stati sempre apprezzati nel giardinaggio.

La Salvia officinalis, come altre specie dello stesso genere, è pertanto utilizzata come pianta ornamentale.

In cosmetica[modifica | modifica wikitesto]

L'estratto di salvia è un eccellente fissatore per profumi. Rafforza le gengive ed è indicato per lo smalto dei denti.

Tossicità della Salvia Comune[modifica | modifica wikitesto]

La salvia contiene un chetone complesso, il tujone[1], che può risultare tossico ad alte dosi. Ciò ha impatto sia sull'uso culinario che su quello medicinale e spiega perché la salvia è stata usata come aroma ma non, per esempio, come insalata.

La normativa europea ha stabilito un limite massimo al contenuto di tujone nei cibi, che è di 25 mg/kg nel caso di cibi aromatizzati con la salvia. Negli Stati Uniti attualmente la legge fissa un tetto al contenuto di tujone, ma non è applicabile ai cibi preparati con la salvia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ www.iss.it vedi principi attivi della "Artemisia absinthium"

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