Bitonto

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Bitonto
comune
Bitonto – Stemma Bitonto – Bandiera
Bitonto – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione Puglia-Stemma it.png Puglia
Provincia Provincia di Bari-Stemma2.png Bari
Amministrazione
Sindaco Michele Abbaticchio (Sindaco tecnico di una giunta di sinistra) dal 21-5-2012
Territorio
Coordinate 41°06′30″N 16°41′30″E / 41.108333°N 16.691667°E41.108333; 16.691667 (Bitonto)Coordinate: 41°06′30″N 16°41′30″E / 41.108333°N 16.691667°E41.108333; 16.691667 (Bitonto)
Altitudine 118 m s.l.m.
Superficie 172,82 km²
Abitanti 56 043[1] (dicembre 2013)
Densità 324,29 ab./km²
Frazioni Mariotto, Palombaio
Comuni confinanti Altamura, Bari, Binetto, Bitetto, Giovinazzo, Modugno, Palo del Colle, Ruvo di Puglia, Terlizzi, Toritto
Altre informazioni
Cod. postale 70032
Prefisso 080
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 072011
Cod. catastale A893
Targa BA
Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Nome abitanti bitontini
Patrono Maria SS. Immacolata, San Gaetano Thiene, Sant'Andrea Avellino(compatroni)
Giorno festivo 26 maggio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Bitonto
Posizione del comune di Bitonto all'interno della provincia di Bari
Posizione del comune di Bitonto all'interno della provincia di Bari
Sito istituzionale
(LA)
« Ad Pacem Promptum Designat Oliva Botontum »
(IT)
« L'oliva designa Bitonto pronta alla pace. »
(Motto sullo stemma comunale)

Bitonto (IPA: [biˈton:to][2], Vetònde in dialetto bitontino[3], Βυτοντινον in greco, Butuntum in latino) è un comune italiano di 56 043 abitanti[1] della provincia di Bari in Puglia.

Bitonto è conosciuta come città degli ulivi[4] per gli estesi oliveti che la circondano e la produzione olearia, rinomata già nel XIII secolo e perfezionata nel corso del XX secolo, che costituisce ancora oggi la più importante risorsa economica della città. Bitonto inoltre ha dato il nome al cultivar locale, cima di Bitonto.

Il 26 maggio 1734 la città fu teatro della storica battaglia, combattuta tra gli austriaci e i Borbone, che portò alla nascita del regno di Napoli come Stato indipendente.

Il centro storico presenta numerose chiese, tra le quali la concattedrale in stile romanico pugliese, e pregevoli esempi di architettura rinascimentale, come i palazzi Sylos-Vulpano e Sylos-Calò. Sede della prima galleria nazionale di Puglia[5] e del museo diocesano più grande del Mezzogiorno d'Italia, nel 2004 è stato riconosciuto città d'arte[6].

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Territorio[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Geografia della Puglia.

Il territorio comunale di Bitonto si estende per oltre 170 km², dall'alta Murgia fino a 2 km dal mare Adriatico. Fino al 1928 il comune aveva anche uno sbocco sul mare Adriatico, in quanto amministrava la frazione di Santo Spirito, oggi quartiere di Bari. Confina, da nord e in senso orario con i seguenti dieci comuni[7]: Giovinazzo, Bari, Modugno, Bitetto, Palo del Colle, Binetto, Toritto, Altamura, Ruvo di Puglia e Terlizzi.

Il centro abitato si trova sul primo gradino dell'altopiano della Murgia a 118 m s.l.m.[8] mentre a 102 m s.l.m. raggiunge il suo punto più basso. Il territorio comunale ha un'altezza minima pari a 39 m s.l.m. riscontrabili nella parte settentrionale, quella più vicina al mare, mentre nella parte meridionale è decisamente collinare e raggiunge un'altezza massima di 491 m s.l.m.[8] che determina, così, una escursione altimetrica di 452 m.

Il territorio comunale include il parco nazionale dell'Alta Murgia e la Lama Balice, sito naturalistico e paesaggistico istituito nel 2007 come parco regionale, collocato ai margini del centro storico della città. Il terreno su cui insiste il territorio di Bitonto è caratterizzato dalla presenza del calcare di Bari e della dolomia bitontina[9], i cui estesi giacimenti ne hanno fatto il materiale utilizzato per la costruzione della stragrande maggioranza delle strutture e monumenti locali.

Clima[modifica | modifica sorgente]

Il clima del territorio comunale è, come per il resto della regione, tipicamente mediterraneo, con inverni freschi, spesso sferzati da freddi venti balcanici, ed estati calde, a volte anche torride per l'azione di caldi venti sciroccali. Le temperature medie in inverno registrano eccezionalmente valori negativi. Nel mese di dicembre del 2007 è stata registrata una temperatura minima di -2,7 °C, mentre nel mese di giugno dello stesso anno si è registrata una temperatura massima di 45,5 °C.

La tabella sottostante mostra i dati dei valori medi registrabili nel comune di Bitonto.

Bitonto Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 10,5 11,4 13,6 17,4 22,2 26,5 29,1 29,3 25,4 20,2 15,7 12,1 11,3 17,7 28,3 20,4 19,5
T. min. mediaC) 4,2 4,3 6,0 8,5 12,3 16,2 18,8 19,0 16,2 12,4 8,6 5,8 4,8 8,9 18,0 12,4 11,0
Precipitazioni (mm) 52 58 46 43 39 30 22 26 49 61 62 60 170 128 78 172 548
Umidità relativa media (%) 78,4 77,1 75,1 72,0 69,1 65,2 61,6 63,6 70,7 77,3 79,3 79,4 78,3 72,1 63,5 75,8 72,4

La maggiore piovosità si registra durante l'autunno e l'inverno, mentre i mesi estivi sono più secchi, talvolta con piogge del tutto assenti.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Le origini del nome

Il nome della città è sicuramente di origine prelatina, basta confrontarlo con "Butua" presente in area balcanica e "Bohotros" in area illirica.

La probabile ma non certa origine del toponimo Botuntum, da "bonum totum", allude forse alla prosperità del luogo, in ambito agricolo[11]. Altri studi affermano che il significato di Butuntum o Botuntum, sarebbe invece: città sotto la quale scorre acqua[12] (dal greco "Bot" o "But": profondità dove scorre o stagna acqua e “ntum”, suffisso che indica città al pari di Tarentum, Metapontum e Sipontum).

L'ipotesi più accreditata vede invece l'origine del nome dal re Botone: la parola greca Bytontinòn potrebbe infatti significare "gente di Botone"[12].

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia di Bitonto.
Schizzo della Tavola Peutingeriana nei pressi di Bitonto

Origini[modifica | modifica sorgente]

Secondo la tradizione, Bitonto sarebbe stata fondata dal re illirico Botone, dal quale deriverebbe il nome[13]. La presenza umana nel territorio risale all'epoca neolitica, testimoniata da insediamenti in grotte e da menhir[14]. Una necropoli dell'età del ferro era situata presso un'ansa del torrente Tiflis, nella lama. Ciò fa presumere che la città fosse sede di una grande comunità che attirava la popolazione sparsa nelle campagne[15].

La città fu un importante centro peuceta[16], e dal VI secolo subì l'influenza delle città magnogreche, in particolar modo di Taranto[17]. Dal III secolo a.C., quando la lega peuceta si sciolse, si dotò di una propria zecca[18], come dimostrano le stesse monete, rinvenute nel centro storico, che riportano l'immagine di una civetta con un ramo di olivo, altre una conchiglia, altre un granchio, altre ancora la testa di Atena. Il retro di queste monete riporta la legenda in caratteri greci "BYTON TINΩN" accompagnata in alcune dall'effigie dell'eroe tarantino Falanto, in altre da una spiga di grano, in altre ancora da un fulmine[17]. Un'altra necropoli, risalente al IV-III secolo a.C., è stata inoltre rinvenuta nell'attuale centro urbano.

Periodo romano[modifica | modifica sorgente]

In epoca romana fu municipio[17], mantenendo comunque il culto riservato alla dea Minerva, che veniva considerata dea protettrice non solo di Bitonto, ma di molte altre città apule e italiche. A lei veniva attribuito il dono dell'ulivo alla città[19]. Un tempio a lei dedicato doveva collocarsi su uno sperone che domina il Tiflis, tra le attuali chiese di San Pietro in Vincoli e San Francesco la Scarpa. La presenza del tempio in quel periodo è confermata da una lastra di pietra cubica di epoca romana, riusata nelle mura della sacrestia dell'attuale chiesa[20].

La città era attraversata dalla via Traiana nel punto in cui il tracciato di quest'ultima si ramificava in due: la mulis vectabilis via per Peucetios citata da Strabone, che passava per Celiae, Azetium e Norba e la via Minucia Traiana, che passava per Barium. Le due vie, poi, si ricongiungevano ad Egnazia[21]. Fu stazione di sosta menzionata nell'Itinerarium burdigalense[22], nell'Itinerario antonino[23], nella cosmografia ravennate[24], nella tavola teodosiana[25], e nella Tavola Peutingeriana[26]. Fu inoltre citata da Marco Valerio Marziale[27], da Sesto Giulio Frontino[28] e da Plinio il Vecchio. Quest'ultimo fa riferimento solo al nome degli abitanti[29].

Medioevo[modifica | modifica sorgente]

Grifone musivo rinvenuto nella chiesa precedente all'attuale concattedrale.

Dopo la dissoluzione dell'Impero Romano d'Occidente, del dominio di Odoacre e del regno gotico, gran parte della Puglia, inclusa Bitonto, fu riconquistata dall'impero Romano d'Oriente nell'ambito della "restitutio" giustinianea e si trovò coinvolta in una fase di lotte. La Puglia, come le altre regioni costiere italiane, infatti, era minacciata dalle scorrerie dei pirati saraceni. Al V-VI secolo risalgono i resti di una chiesa rinvenuti negli scavi sotto l'attuale concattedrale[30].

Successivamente, Bitonto fu nodo strategico nel sistema viario pugliese, centro gastaldale e roccaforte del thema di Longobardia[31]. Nel 975 il catapano bizantino Zaccaria saccheggiò la città[32] dopo aver sconfitto i Saraceni ed ucciso il loro capo, Ismaele[33]; nel 1010 Bitonto, Bari, Bitetto e Trani si ribellarono al governo bizantino dando inizio alla rivolta guidata da Melo contro gli stessi bizantini[34]. Mesardonite fu mandato in Puglia per arginare la rivoluzione ma in uno scontro presso Bitonto avvenuto nel 1017 rimase ucciso[35]. La rivolta si concluse con l'arrivo dei Normanni che posero fine in Puglia al dominio bizantino e agli attacchi dei Saraceni. Al 1089 risale la prima notizia certa dell'esistenza del vescovado bitontino[36]. Nel 1098 Roberto, figlio di Guglielmo d'Altavilla, si proclamò dominator civitatis Botonti[37], instaurando una sorta di contea feudale.

Tra XI e XII secolo sotto il dominio dei Normanni di Ruggero II, Guglielmo il Malo e Guglielmo II, Bitonto visse un periodo di rinascita dal punto di vista civile e culturale[37]. La città si rivestì di nuove mura[38]. Il giudice bitontino Maggiore, a seguito della distruzione di Bari da parte di Guglielmo il Malo, assunse la suprema carica di regio giustiziere: grazie a lui e con l'aiuto dei Benedettini, prese il via la costruzione della nuova cattedrale. I Benedettini erano giunti in città in questo periodo[39], fondando fuori le mura l'abbazia dedicata a San Leone e dando un forte impulso all'economia cittadina, grazie anche alle nuove tecniche agricole e alla bonifica di nuove terre. La tradizionale "fiera di San Leone", che si svolge il 6 aprile per commemorare il Santo, si originò probabilmente proprio nell'XI secolo[39]. Già celebre nel XIV secolo come fiera di animali, venne citata nel Decamerone di Giovanni Boccaccio[40]:

« Non avendo adunque più modo a dover fare della giovane cavalla, per le parole che dette avea compar Pietro, ella dolente e malinconosa si rivestì, e compar Pietro con uno asino, come usato era, attese a fare il suo mestiere antico, e con donno Gianni insieme n'andò alla fiera di Bitonto, né mai più di tal servigio il richiese. »
(Giovanni Boccaccio, Decamerone, Novella X Giornata IX.)

Con Federico II fu civitas specialis e rimase sempre nell'ambito del regio demanio, ossia alle dirette dipendenze della corona[41], escludendo il periodo feudale che va dal 1412 al 1551. Il 29 settembre 1227 inoltre, Bitonto fu teatro della scomunica, da parte di papa Gregorio IX, di Federico II accusato di essere sceso a patti con il sultano al-Malik al-Kamil.

Il Titolo dell'Arenario, sulla costa tra Palese e Santo Spirito, che indicava il confine territoriale tra Bari e Bitonto

Già nel Duecento iniziarono le dispute di confine con Bari per il possesso del porto di Santo Spirito, attraverso il quale si svolgevano i traffici marittimi. Nel 1265 il confine tra le due città venne fissato all'Arenarum, tra Palese e Santo Spirito, ma il conflitto continuò ancora nei secoli successivi[42].

Agli Svevi subentrarono gli Angioini: Carlo I d'Angiò contribuì a formare in città una nuova nobiltà, composta soprattutto dai Rogadeo, Bove, Planelli e Labini, dedita ai traffici ed al commercio. Tra i principali esponenti di quel tempo ci furono Sergio Bove e Giacomo Rogadeo, entrambi originari di Ravello, sulla costiera amalfitana. È questo un periodo di fioritura per la città, anche grazie ad un'economia basata sull'esportazione di olio che continuerà a crescere fino al XVII secolo, quando si instaurò la dominazione spagnola[43]. In Puglia, infatti, l'olio bitontino era apprezzato e richiesto soprattutto da Venezia[43].

Antica litografia della città di Bitonto

Nel 1412 fu possesso feudale di Giacomo Caldora, duca di Bari. Il maggior esponente dei Caldora, Jacopo, fu gran capitano dei soldati di ventura e prese possesso della città nel 1433[44]. Nel 1441 ebbe in feudo la città Giovanni da Ventimiglia[44], comandante generale delle armi regie di Alfonso I d'Aragona. Passò successivamente a Giovanni Antonio Orsini nel 1460[44], agli Acquaviva d'Aragona nel 1463 e, con l'ascesa al potere degli Spagnoli nel Mezzogiorno, il Re Carlo V di Spagna donò in feudo Bitonto nel 1507 al Gran Capitano spagnolo Consalvo di Cordova, conquistatore del Regno di Napoli[44].

Età moderna[modifica | modifica sorgente]

Il 27 maggio 1551 la città riacquistò la propria autonomia e la regia demanialità, versando al duca di Sessa e alla corona spagnola una somma di 86 000 ducati (66 000 per la città di Bitonto e 20 000 per il porto di Santo Spirito). Gli statuti cittadini furono redatti nel 1565[45]. La disputa di confine con Bari per il possesso di Santo Spirito, iniziata nel XIII secolo, riprese vigore in quegli anni: nel 1527 Bona Sforza, duchessa di Bari, aveva dichiarato "zona promiscua" il territorio tra Modugno e il mare[46]. Il conflitto riprese in seguito tra l'"università" di Bitonto e quella di Bari: il consiglio di Napoli nel 1584 fissò nuovamente i medesimi confini del 1265[47].

L'obelisco Carolino, eretto in seguito alla battaglia di Bitonto

Nel Seicento fu la seconda città di Puglia dopo Lecce[48] e visse una fioritura culturale, con la bottega di pittura di Carlo Rosa, l'Accademia degli Infiammati, il musicista Tommaso Traetta, il matematico Vitale Giordano e Nicola Bonifacio Logroscino, attore dell'opera buffa.

Nel 1647 vi furono moti insurrezionali del popolo contro la nobiltà frenati solo dal conte di Conversano[49]. Il 25 maggio 1734, durante la guerra di successione polacca, nel campo di San Leone l'esercito spagnolo di Carlo di Borbone vi sconfisse gli Austriaci nella battaglia di Bitonto, assicurando ai Borboni il possesso del Regno di Napoli. Per celebrare l'avvenimento fu innalzato un obelisco noto come Obelisco Carolino.

Età contemporanea[modifica | modifica sorgente]

Durante il Risorgimento il bitontino Giovanni Vincenzo Rogadeo fu nominato da Giuseppe Garibaldi primo governatore della Puglia e in seguito divenne senatore del Regno. Come sindaco della città, tra il 1870 e il 1875, promosse un "consorzio per oli tipici", un "gabinetto di lettura"[50] e una "scuola serale di disegno"[51], oltre a occuparsi della viabilità e degli accessi ferroviari. Nel 1893 avvenne l'uccisione di un delegato della finanza; nella vita politica cittadina si sviluppò il movimento socialista. In seguito ebbero rilevanza le figure del cattolico Giovanni Ancona Martucci e del vescovo Pasquale Berardi e ancora di Giovanni Modugno, aderente alla corrente politica di Gaetano Salvemini, tra il 1911 e il 1919.

Il 6 settembre 1928 con r.d. la frazione di Santo Spirito, unico accesso alla costa e oggetto di dispute di confine tra le due città sin dal XIII secolo, passò al comune di Bari[52] per opera del podestà fascista di Bari (1926-1928), Araldo di Crollalanza. Il territorio sottratto aveva una superficie di circa 16 km².

Il 26 febbraio 1984 la città fu visitata da papa Giovanni Paolo II[53].

Simboli[modifica | modifica sorgente]

Gonfalone del comune di Bitonto
Stemma del comune di Bitonto

Lo stemma di Bitonto, riconosciuto con decreto ministeriale del 25 giugno 1965[54] e descritto nello statuto comunale[55], raffigura in campo bianco un ulivo terrazzato di verde, simbolo di pace ed elemento distintivo del territorio bitontino.

All'ulivo sono affrontati due leoni, che vogliono richiamare la forza del potere esecutivo della città, tenuta dai nobili e popolari. Sui rami dell'albero, cinque storni appollaiati, rappresentanti i cinque casati che ebbero in feudo la città[56], beccano un'oliva ciascuno.

Lo scudo è sormontato da una corona marchesale e presenta alla base un ramo di ulivo e uno di leccio, annodati con un nastro rosso. Il nastro bianco sottostante riporta, in caratteri argentei, il motto in latino "AD PACEM PROMPTUM DESIGNAT OLIVA BOTONTUM", che in italiano si può tradurre con: "L'oliva designa Bitonto alla possibile serenità".

Lo stemma va contestualizzato all'evento che ne ha portato la realizzazione: lo storico riscatto dal giogo feudale, avvenuto nel 1551. In questo senso il motto e i due leoni stanno ad indicare che le sorti della città saranno da quel momento in poi legate all'olivo, e alle decisioni della popolazione, non più ai feudatari. Prima di allora il simbolo principale della città era costituito dal solo ulivo. Esso infatti rappresenta il motivo ornamentale di molti edifici sparsi nel centro storico.

Per ricordare questo evento è stata istituita la "Giornata del Gonfalone" in cui si premiano le personalità che più mantengono alto il nome della città. Tre i premiati dalla prima edizione del riconoscimento (2009): Pasquale Schiraldi, Vito Domenico Gala e Francesco Stellacci, giovani ed illustri ricercatori e cattedratici di origine bitontina.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Monumenti di Bitonto.

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Panoramica di piazza Cattedrale, nel centro storico di Bitonto.

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

La chiesa di San Francesco la Scarpa nel centro storico
  • Chiesa di San Francesco d'Assisi, detta della Scarpa, fu costruita nel punto più alto di Bitonto nel 1283 su un terreno ceduto dalle monache benedettine del monastero di santa Lucia[60]. Secondo la tradizione fu costruita a testimonianza della visita, nel 1222, di san Francesco d'Assisi con il suo confratello Luca da Bitonto. Sino al XIX secolo l'edificio fu affidato ai frati francescani, che nei pressi vi costruirono un convento e un seminario. La chiesa è stata chiusa al culto nel 1970. La facciata, in stile tardo romanico, si caratterizza per un portale con arco a sesto acuto e sormontato da un archivolto con decorazioni floreali e di buoi, in omaggio alla famiglia Bove che promosse l'edificazione della chiesa, e per un'ampia trifora sorretta da colonnine, pure racchiusa in un arco a sesto acuto. Sono affiancati alla facciata il cappellone cinquecentesco munito di cupola e un campanile seicentesco, suddiviso in tre registri da cornici marcapiano e sormontato da una cupola a bulbo.
La facciata della chiesa di San Gaetano
  • Chiesa di San Niccolò ai Teatini o San Gaetano, commissionata dai Teatini nel 1609[61] e realizzata secondo il progetto di Dionisio Volpone di Parabita, fu eretta in piazza Cavour in stile barocco sull'antico palazzo dell'Universitas. La struttura venne consacrata nel 1730[62]. La facciata è composta da due registri: il primo è scandito da sei lesene, il secondo da quattro. Eentrambi i registri sono delimitati dalle lesene laterali. Alternati alle lesene, per entrambi i registri, vi sono delle nicchie che al centro lasciano il posto al portale, nel primo registro, e ad un finestrone nel secondo. La facciata si chiude con un timpano recante lo stemma dei Teatini. L'interno si compone di un'unica navata, terminante in tre absidi e delineata da quattro arcate per lato corrispondenti ad altrettante cappelle. Notevole l'altare in pietra del 1696 nella prima cappella a destra, patronato della famiglia Sylos-Sersale[63]. Le pareti della navata e il soffitto ligneo si presentano affrescati per opera del pittore bitontino Carlo Rosa. Nella chiesa sono conservati i simulacri di San Giuseppe, della Madonna della Salute, San Gaetano Thiene e Sant'Andrea Avellino, questi ultimi due compatroni della città.
La chiesa del Crocifisso
  • Chiesa del Crocifisso, edificata dal 1664[64], in luogo di una cappella rurale, su progetto di Carlo Rosa, che ne curò anche la decorazione interna, la chiesa presenta un'originale pianta a croce greca con cupole in asse ricoperte di chianchette. Il registro inferiore della facciata riecheggia i modelli classici, con lesene doriche e cornice a metope e triglifi; quello superiore, caratterizzato da una cornice spezzata su cui si innestano colonne ioniche che reggono un timpano curvilineo, presenta uno stile più vicino all'architettura barocca. L'interno, interamente affrescato, è opera di Carlo Rosa e degli allievi Nicola Gliri, Giuseppe Luce e Vitantonio de Filippis, che dopo la sua morte ne completarono il progetto[64]. È sede della Parrocchia di San Silvestro Papa.
Le decorazioni del portale della chiesa del Purgatorio
  • Chiesa del Purgatorio, sita nelle vicinanze di palazzo Sylos-Calò, la costruzione ebbe inizio nel 1670 su disegno di Michelangelo Costantino, architetto anche del mausoleo Carafa in Cattedrale, e fu consacrata nel 1688 dal vescovo Massarenghi[65]. Il portale presenta linee architettoniche che si adattano alla facciata. Le lesene e il timpano del portale sono ornate da figure scheletriche e anime penitenti, come voluto dalle regole della Controriforma. L'interno della chiesa è ad un'unica navata delimitata da arcate. L'edificio conserva un reliquiario risalente al XVII secolo, alcune tele e un'effigie della Madonna. La chiesa è sede dell'Arciconfraternita di Santa Maria del Suffragio e custodisce i simulacri della Madonna Addolorata, del Cristo morto, esposti durante la Settimana Santa, e di Sant'Anna.
Particolare della cappella dei Misteri, nella chiesa di San Domenico
  • Chiesa di San Domenico, fu costruita, insieme al convento, per volere dei Domenicani nel 1258[66], quando acquisirono un piccolo chiostro che comprendeva anche una chiesa dedicata a San Nicola. La chiesa venne consacrata nel 1302 ed è formata da tre campate che sorreggono altrettante cupole emisferiche. La terza campata fu allargata nel corso del XVIII secolo trasformando la pianta della chiesa a croce latina. Così si sono realizzate due cappelle: una chiamata cappella dei Misteri, dove sono collocate le statue, realizzate nel XVII secolo, che sfilano durante la processione del venerdì Santo, l'altra dedicata a San Domenico. Nel 1809 la chiesa fu requisita e divenne sede comunale fino al 1934. Il valore artistico delle due cappelle, decorate e scolpite dalle maestranze locali secondo il gusto barocco, fanno della chiesa uno degli esempi più importanti del barocco pugliese, al di fuori del contesto salentino[senza fonte]. Nella chiesa sono conservati i simulacri di San Domenico, San Vincenzo, della Madonna del Rosario, di Sant'Antonio da Padova, di San Rocco e le statue dei Misteri, nell'omonima cappella. È sede della Parrocchia di San Giovanni Evangelista.
La chiesa di Santa Teresa vista da porta Pendile
  • Abbazia di San Leone, i primi documenti che affermano l'esistenza della fondazione benedettina risalgono al 1148[68], mentre al 1197 risale il primo documento che attesta la presenza di una fiera annuale: la fiera di San Leone che, nel corso del tempo, ha acquisito una certa fama, tanto da essere citata nel Decameron di Boccaccio. Con il passare del tempo l'abbazia acquisì sempre maggiore importanza e Ferdinando I nel 1494 la sopraelevò a Badia Regale, donandogli, tra l'altro il feudo di torre quadra, sulla murgia bitontina. Passò successivamente ai cistercensi e agli olivetani. Il chiostro di cui è dotata è del 1524 e risalta lo stile rinascimentale, con colonne di gusto Veneto-dalmata. Nel 1809 fu soppressa e nel 1810 fu danneggiata a seguito della costruzione di una arteria stradale. Restaurata nei primi anni del Novecento, conserva anche un coro affrescato. È sede dell'omonima Parrocchia.
Facciata della basilica dei Santi Medici
  • Basilica dei Santi Medici, fu edificata a partire dal 1960 secondo il progetto dell'architetto bitontino Antonio Scivittaro, professore di Architettura all'Università di Napoli. Fu consacrata dal vescovo di Bitonto Aurelio Marena nel 1973, e il 4 aprile 1975 venne elevata a basilica minore da papa Paolo VI[69]. Vi sono contenute le statue e le reliquie dei santi Medici Cosma e Damiano, attestate a Bitonto sin dal XVI secolo[70] e in precedenza ospitate presso la chiesa di San Giorgio, divenuta insufficiente ad accogliere i numerosi pellegrini. Nella basilica sono conservati i simulacri dell'Angelo custode e di San Lorenzo provenienti dall'antica chiesa di San Giorgio nel centro storico, dalla quale provengono anche i simulacri dei Santi Medici Cosma e Damiano ora custoditi nella Basilica. La facciata presenta tre portali di cui il centrale, più grande, in bronzo, e conserva un organo monumentale con 5 000 canne. Sul cortile retrostante si erge il campanile, alto 50 m. È sede dell'omonima Parrocchia.

Chiese rupestri[modifica | modifica sorgente]

La chiesa rupestre dell'Annunziata
Numerose sono le chiese situate nell'agro bitontino. Tra queste spicca una chiesa dedicata alla Madonna di Costantinopoli, e situata in direzione di Modugno. È formata da un ambiente unico voltato a crociera con tre finestre, la più grande delle quali è stata aggiunta in seguito insieme ad una porta accanto al semplice portale.
Di notevole interesse era la chiesa di Sant'Aneta dell'XI secolo[71], situata in direzione di Molfetta ed oggi completamente rasa al suolo. Era dotata di un abside ed aveva una pianta a croce greca.
Sempre in direzione di Molfetta si trova la chiesa di Santa Croce, databile tra X e XI secolo[72], a pianta rettangolare con cupola quadrangolare e l'interno divisa in nicchie affrescate. La feritoia dell'abside assicura l'illuminazione interna.
L'esempio più importante dell'architettura rupestre a Bitonto è data dalla chiesa dell'Annunziata, in direzione di Palese e oggi in territorio di Bari (ma di proprietà del comune di Bitonto). La chiesa risale forse al X secolo[73], ha una pianta quadrata e un altare settecentesco. L'ambiente interno è interamente affrescato, probabilmente a seguito di una sua ricostruzione nel 1585[74].

Altre Chiese e luoghi sacri[modifica | modifica sorgente]

Architetture civili[modifica | modifica sorgente]

Cortile del Palazzo Sylos-Vulpano
Loggiato del palazzo Sylos-Calò.
  • Palazzo Sylos-Calò, edificato tra il 1529 e il 1583 da Giovanni Alfonso Sylos[77], in stile tardo-rinascimentale. La residenza nobiliare ha una facciata irregolare sulla quale si apre un portale inquadrato da lesene e con due effigi imperiali sotto il cornicione. Il loggiato, realizzato su due livelli, è stato considerato l'espressione più ricca del Rinascimento pugliese[78]. Il porticato si erge su otto colonne; l'androne è coperto da volte ribassate con lunette e presenta colonne lisce con capitelli corinzi, ripresi dal rinascimento fiorentino. Dal 2009 l'edificio ospita la Galleria nazionale della Puglia, che custodisce una ricca collezione di dipinti di arte moderna donata allo Stato da Girolamo e Rosaria De Vanna.
facciata del palazzo De Ferraris-Regna
  • Palazzo De Ferraris-Regna, il nucleo originario risale al XIV secolo e fu realizzato dai De Ferraris, nobile famiglia genovese che si stanziò nel XIV secolo a Bitonto[79]. Tra il 1586 e il 1639 fu ricostruito per volere della famiglia Regna (giunta a Bitonto nel XIII secolo con Paolo Regna, preso in ostaggio a Milano da Federico II)[79]. Il palazzo presenta un portale con colonne di ordine dorico poggianti su un semplice basamento. I loggiati interni sono realizzati in epoche diverse: il primo piano e il cortile risalgono al XIV secolo, mentre il piano superiore è più recente. Le finestre sono state trasformate in seguito in balconi. Il portale è in stile tardorinascimentale, con la data (1586) incisa sul portale stesso[79].
  • Palazzo Sylos-Sersale, la costruzione del palazzo ha inizio dopo il matrimonio tra i nobili Alfonso Sylos e Isabella Sersale nel 1574[80]. Il palazzo ha un impianto sobrio ma presenta elementi decorativi di gusto barocco. In particolare il portale è fiancheggiato da colonne ornate da sagome cilindriche lungo il fusto. Le colonne, insieme con una trabeazione riccamente decorata, sorreggono un balcone dalle balaustre in pietra. La ricca cornice del finestrone è interrotta dallo stemma di famiglia che raggruppa elementi degli stemmi dei Vulpano, Sylos e Labini. Il vestibolo, voltato a botte, è composto da un cortile ed una loggia a tre campate.
Facciata del palazzo De Lerma
  • Palazzo De Lerma, fu fatto costruire accanto alla concattedrale, in un'area precedentemente inclusa nelle proprietà del vescovo nel XVI secolo, da Girolamo De Lerma, duca di Castelmezzano e appartenente ad una famiglia giunta in Italia dalla Spagna verso il 1500. Sulla sua destra preesisteva la chiesetta della Santa Maria della Misericordia[81], della quale si conserva il portale principale (risalente al 1586[81]) con, sulla parte superiore, il bassorilievo di una pietà. Il palazzo è coronato da un ricco cornicione ed è in stile rinascimentale anche se successivamente vi furono delle trasformazioni e delle aggiunte in stile barocco, cui seguì l'aggiunta dei balconi nel XVIII secolo. La facciata del palazzo è prospiciente con il sagrato della concattedrale e tra di essi vi è una loggia cinquecentesca chiamata loggia delle benedizioni. Essa è realizzata in stile rinascimentale ed è posizionata ad angolo.
  • Villa Sylos, detta comunemente La Contessa, si sviluppa ad L su più livelli. L'ingresso della villa è preceduto da un portale il cui interno è voltato a botte ribassata. Un selciato attraversa il portale fino all'ingresso della villa, formato da due stipiti e architrave con cornice su cui vi è lo stemma della famiglia Sylos-Labini. A destra, in serie, si aprono tre finestre. La facciata laterale sinistra è formata da una finestra e un accesso simili quelli della facciata d'ingresso. La facciata retrostante è identica a quella anteriore. La porta, sulla sinistra, è, però, dotata di un portico a cinque campate, chiuso alla parte esterna. La facciata destra è dotata di sei finestre: quattro piccole e due più grandi. Nell'area recintata della villa si trova la torre di Cesare, risalente al XV secolo[82], a cui è addossato un portico ad una campata con volta a crociera. Infine, un viale porta alla chiesetta di San Tommaso realizzata in pianta quadrata e coperta da volta a crociera. La villa diventò bene demaniale nel 1975, e dal 1978 giace in completo stato di abbandono, anche se è previsto un recupero[83].
La facciata del teatro.
  • Teatro Traetta, è situato ai margini del centro storico cittadino proprio a ridosso delle mura urbiche. La facciata è divisa sostanzialmente in due parti, quella inferiore è in pietra, mentre la superiore è in intonaco. Nonostante le ridotte dimensioni ripropone la forma del teatro all'italiana e contiene tre ordini di palchi, un loggione, la galleria, una platea e un ampio palcoscenico. Una prima proposta di costruzione di un teatro che fosse aperto al pubblico, e quindi comunale, fu lanciata nel 1820, ma fallì. Tuttavia, a partire dal 1835, un teatro nuovo per la città fu costruito per volere di ventuno famiglie nobili di Bitonto[84], che desideravano un «teatro comodo e ben disposto pel sollazzo del pubblico», e fu inaugurato nel 1838 con la messa in scena dell'opera Parisina di Gaetano Donizetti. Si trattava del primo teatro stabile della provincia di Bari[85]. Acquisito al patrimonio comunale nel 1989 e riaperto nel 2005, dopo un cinquantennio di chiusura, è stato intitolato nell'occasione al musicista bitontino Tommaso Traetta.

Architetture militari[modifica | modifica sorgente]

Mura e porte[modifica | modifica sorgente]

La fortificazione della città visibile nel XXI Secolo risale al periodo normanno. Tra l'XI e il XII secolo infatti, si ha la costruzione di gran parte del tratto murario che costeggia il centro storico, per una lunghezza di circa 2000 m, nonché delle torri a base quadrata e di cinque porte: Nova, Pendile, Robustina, La Maja e Baresana[86]. Lo storico bitontino della prima metà del XX Secolo Luigi Sylos, sulla base di suoi accurati studi e ricerche affermò che le ultime quattro delle porte appena elencate furono edificate già in epoca romana[87].

Durante il periodo angioino la difesa della città non fu trascurata; furono, infatti, innalzate le torri cilindriche, tra cui il torrione, la torre più imponente e più resistente, e restaurate porta Pendile e porta Robustina. Tra il XV e XVII secolo, furono attuati dei restauri e reintegrazioni che interessarono soprattutto il tratto tra Porta La Maja, piazza Castello e Vico Goldoni, cosa che comportò un avanzamento di tale tratto rispetto al vecchio allineamento normanno. Fu realizzato il Trione, cioè un torrione, posto sull’estremo orientale della città antica, laddove probabilmente sorgeva una torre più vecchia[88]. Oggi delle mura, rimangono lunghi tratti che delimitano la parte meridionale del centro storico mentre della parte settentrionale rimane ben poco. Delle cinque porte originarie rimangono solo porta La Maja e porta Baresana, mentre molte torri, sia angioine che normanne, sono ancora esistenti.

Torrione angioino.
  • Torrione angioino, è una torre cilindrica del XIV secolo[61]. Faceva parte di una piazzaforte con ventotto torri e cortine[89]. Fu utilizzata come torre di avvistamento e di difesa, e i suoi sotterranei furono adibiti a luogo di detenzione. Ha un'altezza che supera i 24 m, e un diametro di circa 16[61]. È dotata di mura spesse quasi 5 m[61] che rendono la torre molto resistente. È realizzata in bugnato e termina con una merlatura. Alla base il torrione è inanellato dalle casematte che, in basso, lasciano il posto a uno zoccolo a stella che segna il perimetro interno del fossato, profondo oltre 4 m. L'interno è composto da tre ambienti poveri. Quella del piano terra è di pianta circolare e ci si entra da una apertura di appena 80 cm. La copertura è a volta semisferica. Il primo piano conserva una pianta ottagonale e la copertura è formata da una volta a crociera. Il secondo piano è, infine, nuovamente di pianta circolare. Il torrione dal 2009 è sede di una galleria d'arte contemporanea allestita nelle casematte, grazie ad un intervento di riqualificazione che ha anche riportato alla luce il fossato.
Porta Baresana
  • Porta Baresana, detta anche Porta della marina, in quanto rivolge il suo sguardo verso l'ex frazione a mare di Bitonto, Santo Spirito, fu costruita presumibilmente nel XVI secolo[90]. Tuttavia un secolo più tardi fu ricostruita in seguito ad un danneggiamento[61]. La facciata anteriore conserva uno stile rinascimentale con l'accesso costituito da un arco a tutto sesto e affiancato da paraste terminanti in un architrave. Su questo è stata aggiunta la copia di una predella policroma, un dipinto rappresentante i santi protettori della città. Più in alto la facciata reca uno stemma dei Savoia che sostituisce lo stemma della città aggiunto nel 1551 in occasione del riscatto della città dal feudatario. La parte superiore della facciata anteriore è costituita dal vano dell'orologio, aggiunto nel Novecento. Sul vano dell'orologio si erge una statua dell'Immacolata, che nasconde la campana dell'orologio. La facciata retrostante presenta un fornice a ghiera affiancato da paraste in bugnato, similmente alla facciata esterna ma con degli zoccoli di basamento più alti. Sull'architrave, che presenta lo stemma della città si erge il timpano in cui è situato, nel mezzo, il secondo quadrante dell'orologio.
  • Porta La Maja o del Carmine, il nome è un'evoluzione della forma con cui era definita la lama su cui la porta si affaccia: "lama major". È detta, però, anche "del Carmine" (la stessa porta reca l'iscrizione IANUA CARMELI). Fino alla prima metà del Seicento la porta era costituita da un semplice ambiente chiuso da una volta a botte acuta, esattamente come appare dalla facciata interna[91]. Dal 1677 la facciata esterna viene inglobata in un ricco paramento così come appare oggi[91]. Si tratta di una coppia di colonne binate a fasce orizzontali, poggianti su piedritti e terminanti con capitelli dorici, che sorreggono due trabeazioni da cui si innalzano i rispettivi timpani. Con il nuovo paramento l'arco diventa semicircolare e le sue decorazioni si sovrappongono all'architrave. Nell'ambiente superiore è uno stemma dei Savoia e una statua della Madonna del Carmine. Una cornice unifica l'ambiente sovrastante al resto della struttura. Fiancheggiano la porta una torre normanna rettangolare, sulla destra, e una torre angioina cilindrica, sulla sinistra. Secondo Luigi Sylos fino agli inizi del XVII Secolo la porta era ancora quella di epoca romana, posta probabilmente più in alto e più ad est di quella attuale (dove in antichità, sempre secondo il Sylos, raccoglieva la via Minucia-Traiana, biforcatasi dalla porta Robustina)[87] e "spostata" nella sede attuale quando fu costruito il primo ponte sulla lama (il "ponte del Carmine", poi andato distrutto nell'alluvione del 1846)[87][92]; inoltre, sempre secondo lo storico bitontino sarebbe errata l'attribuzione della provenienza del nome della porta dal latino majora, ma più probabilmente alla divinità romana "Bona Dea" (la "Ginecea" dei greci antichi, protettrice delle mogli, che secondo Lattanzio veniva chiamata anche Maja), di cui, sempre nel periodo romano c'era un tempio sulla Appia, prima che questa giungesse a Bitonto[87]. Il riferimento al Carmine deriva anche dal fatto che si trovasse in prossimità del convento dei Carmelitani (ora l'immobile ospita l'orfanotriofio provinciale femminile Maria Cristina di Savoia)[87].

Torri di campagna[modifica | modifica sorgente]

Oltre alle torri che costellano la cinta muraria della città, sono presenti, nell'agro bitontino, diverse torri di campagna, realizzate soprattutto per scopi difensivi:

  • Torre Santa Croce fu addossata alla chiesa omonima nel XV secolo[72];
  • Torre Spoto, è situata nelle vicinanze della strada che porta a Ruvo di Puglia. È realizzata su tre livelli, i primi due coperti da volte a botte, mentre il terzo livello è privo di copertura. Questa torre è stata il quartier generale di Montemar e delle sue truppe durante la battaglia di Bitonto;
  • Torre D'Agera, del XV secolo[93]; è situata in direzione di Giovinazzo e apparteneva alla nobile famiglia degli Agera. Fortemente degradata, si estende su due livelli e conserva una bifora;
  • Torre Pingiello, fu innalzata probabilmente agli inizi del 1700. Nei pressi della torre sono stati rinvenuti frammenti ceramici databili al V secolo a.C.[94];
  • Torre Carriere, appartenente ad una famiglia proveniente dal Veneto, risale invece al 1621, come riporta l'architrave dell'ingresso;
  • Situata a ridosso della lama è la torre Pozzo Cupo del XVI secolo;
  • Torre Morea, si trova sulla strada che portava a Silvium (Gravina di Puglia). Fu realizzata nel XVI secolo, si eleva su due piani ed è adornata all'ingresso da una nicchia un tempo affrescata;
  • Torre Ranocchio, datata ai primi anni del XVI secolo; si erge su due piani ed è situata in direzione di Palo del Colle.

Altro[modifica | modifica sorgente]

Obelischi[modifica | modifica sorgente]

La guglia dell'Immacolata.
  • Guglia dell'immacolata, la guglia o gloria dell'Immacolata è un piccolo obelisco barocco situato su piazza Cattedrale. Fu realizzata in seguito ad una scossa di terremoto avvenuta nel 1731[95]. La scossa provocò diversi danni nei dintorni mentre Bitonto rimase intatta. Tale evente fu ritenuto miracoloso e accrebbe la devozione per l'Immacolata, in memoria della quale fu realizzato questo obelisco. La guglia fu commissionata dalla famiglia Calamita. A base quadrangolare con gli angoli smussati si eleva per quattro ordini, l'uno più piccolo dell'altro, in cui sono interposte tre cornici. Su di essi insistono dei putti seduti o in piedi con cartegloria e lampade. In cima svetta la statua bronzea dell'Immacolata.

Aree naturali[modifica | modifica sorgente]

  • Parco nazionale dell'Alta Murgia, il comune di Bitonto fa parte del Parco nazionale dell'Alta Murgia. Le parti più interne del territorio comunale, per un totale di 1 959 ettari, sono comprese entro i confini del Parco[97], che si estende per 68 077 ettari complessivi[97]. La presenza animale in questo spazio è caratterizzata da istrici, volpi e tassi, ma ci sono anche rettili come lucertole sicule, vipere e bisce. Il parco ospita inoltre la più numerosa popolazione italiana della specie prioritaria falco naumanni, comunemente noto come grillaio, ed è una delle più numerose dell'Unione Europea.
  • Parco regionale Lama Balice, l'area protetta, identificata come parco naturale attrezzato nel 1980 e come parco naturale regionale dal 2007[98], si estende per 504 ettari tra i comuni di Bari e Bitonto lungo il percorso dell'omonima lama, una delle più lunghe della provincia[99]. Il torrente che vi scorre, chiamato un tempo Tiflis, è solitamente in secca, ma in occasione di abbondanti precipitazioni si gonfia per l'apporto di acqua piovana. Dal punto di vista naturalistico la lama è area di sosta per l'avifauna e mantiene in ampi tratti l'originaria macchia mediterranea. I numerosi casali, chiese e masserie, oltre che i resti di epoca protostorica restituiti dalle numerose cavità naturali, attestano la continua frequentazione umana del sito.

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[100]


Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica sorgente]

I cittadini stranieri residenti in città sono 968[101], così suddivisi per nazionalità (sono indicati solo i dati superiori alle 100 unità):

  1. Albania, 239
  2. Romania, 188
  3. Tunisia, 148

Lingue e dialetti[modifica | modifica sorgente]

Il dialetto bitontino è la variante locale del dialetto apulo-barese centrali. È stato oggetto di numerosi studi[102], e reca traccia della lunga presenza di dominazioni diverse (greca, francese, austriaca e spagnola).

Nella pronuncia dialettale tutte le vocali protoniche e postoniche, esclusa la "a" protonica, hanno ceduto il posto ad una "e" muta simile a quella francese[103]. Le vocali accentate sono rimaste tali in sillabe aperte (ad esempio l'italiano "mosca" diventa "mòsche"), mentre si sono trasformate in dittonghi diversi in sillabe aperte:

La "a" muta nel dittongo "èu" (ad esempio "mano" in italiano, diventa "mèune").
La "e" si trasforma nel dittongo "ài" o "èi" (ad esempio, l'italiano "treno" diventa "tràine" o "trèine").
La "i", muta nel dittongo "ói" (ad esempio, l'italiano "partita" diventa "partóite").
La "o", diviene invece "àu" (ad esempio l'italiano "scopa" diventa "scàupe").
La "u" si trasforma nel dittongo "ìu" o "éu" (ad esempio, l'italiano "tu" diventa téue o "tìue").

L'articolo singolare femminile è "la", quello singolare maschile "u", mentre il plurale di entrambi i generi è "re".

Religione[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Diocesi di Bitonto.

Bitonto, con Bari, è sede dell'arcidiocesi di Bari-Bitonto. La diocesi di Bitonto ha un'origine che può essere fatta risalire al tempo della piena conversione della Puglia. La cronotassi episcopale parte infatti dal 515. Sebbene vi siano notizie confuse circa la presenza di un certo Andreano, vescovo di Bitonto intorno al 734[104], il primo vescovo di Bitonto di cui si hanno notizie dettagliate fu Arnolfo nel 1087. Nel 1818 la diocesi di Bitonto venne unita aeque principaliter a quella di Ruvo ma nel 1978, con le dimissioni del vescovo Marena, la diocesi fu affidata in amministrazione apostolica a vescovi delle diocesi vicine e il 30 settembre 1982 fu nuovamente separata[105].

Il 26 febbraio 1984 è da ricordare la visita di Papa Giovanni Paolo II a Bitonto nel cui discorso rende omaggio ai cittadini bitontini: «il mio viaggio a Bari sarebbe stato incompleto senza questo incontro con voi, uomini e donne di Bitonto che con la vostra quotidiana fatica rendete feconda questa terra, traendone prodotti abbondanti e universalmente apprezzati»[106].

Bitonto fu dapprima unita in persona episcopi all'arcidiocesi di Bari-Canosa e poi, con la riforma del 1986 che riordinò le sedi diocesane in Italia, fu aggregata a questa, assumendo il suo nome attuale. In occasione del Congresso Eucaristico Nazionale del maggio 2005, l'arcidiocesi di Bari-Bitonto fu meta del primo viaggio apostolico di Benedetto XVI dopo l'elezione a papa.

Presente nella città è anche la comunità dei testimoni di Geova, che hanno a disposizione la "sala delle Assemblee", una struttura di grandi dimensioni che è un punto di riferimento per i testimoni di Geova di tutta la regione.

Tradizioni e folclore[modifica | modifica sorgente]

Festa patronale[modifica | modifica sorgente]

La Madonna appare al generale Montemar

La città di Bitonto venera come santa patrona l'Immacolata Concezione, la cui devozione risale al 1703, quando la città rimase intatta in seguito alla scossa di terremoto che provocò invece diversi danni nei dintorni. Questo evento fu attribuito all'Immacolata e in suo onore fu quindi fatta erigere in piazza Cattedrale la guglia dell'Immacolata. È però il miracolo occorso tre anni dopo durante la battaglia di Bitonto che consolida la figura dell'Immacolata come patrona della città.

Bitonto era coinvolta nella guerra per il possesso del Regno di Napoli, conteso tra austriaci e spagnoli. Gli austriaci, avevano deciso di schierare le proprie difese a Bitonto, che aveva deciso di aiutarli mettendo a disposizione alcuni edifici come ospedale. Gli Austriaci, però, furono ugualmente sconfitti. All'alba del 26 maggio 1734 il generale Montemar, comandante dell'esercito spagnolo, meditava di saccheggiare Bitonto per punirla della sua fedeltà al nemico. L'esercito spagnolo stava per mettere a ferro e fuoco la città quando, secondo la tradizione, al generale apparve l'Immacolata Concezione che gli intimò di recedere dai suoi propositi affermando: "non toccare Bitonto, pupilla dei miei occhi"[107].

In seguito ad un nuovo evento miracoloso attribuito alla Vergine, l'Immacolata fu dichiarata patrona di Bitonto e su porta Baresana fu posta una Sua statua a ricordo dell'evento[107]. Il nuovo re del Regno di Napoli, Carlo di Borbone, nominò Montemar duca di Bitonto e, in memoria dell'evento, fece erigere sul luogo del campo di battaglia, oggi appunto piazza XXVI maggio 1734, l'Obelisco Carolino.

Ogni anno i festeggiamenti in onore della Patrona cominciano già alcuni giorni prima con la processione di trasferimento del simulacro dell'Immacolata dalla cattedrale alla basilica dei Santi Medici che sorge nel luogo dell'apparizione miracolosa. Alle 20,00 del venerdì precedente al 26 maggio si ha invece lo scoprimento del quadro, rappresentante l'apparizione, posizionata presso porta Baresana e coperta da un telo; appena il quadro viene scoperto vengono accesi i fuochi pirotecnici che annunciano l'inizio delle feste e si accendono le luminarie artistiche nel centro della città. Alle prime ore del mattino del 26 maggio, intorno alle 7,00, viene celebrata una Messa di ringraziamento alla Patrona sul sagrato della basilica, terminata la quale il simulacro viene riportato con un'altra processione in cattedrale. Il 26 maggio all'alba, oltre alla diana che annuncia il miracolo, una banda gira per le strade della città svegliando la gente in un clima di festa. Alle ore 10 in cattedrale vi è la solenne Messa Pontificale celebrata dall'Arcivescovo di Bari-Bitonto Mons.Francesco Cacucci. La sera del 26 maggio, intorno alle ore 18 parte dalla Cattedrale la Solenne processione di gala dell'Immacolata alla quale partecipano tutte le confraternite e le associazioni religiose della città insieme ai fedeli. La processione si snoda per tutto il centro cittadino. Il momento focale della processione è al passaggio in Corso Vittorio Emanuele illuminato da una galleria di luminarie. I solenni festeggiamenti si concludono con i fuochi pirotecnici che si tengono a tarda serata del 27 maggio. Nel pomeriggio del sabato precedente al 26 maggio si tiene il corteo che propone una rievocazione storica della battaglia.

Festa dei Santi Medici[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Culto dei Santi Medici a Bitonto.
I Santi Medici escono dal santuario

La devozione per i santi medici Cosma e Damiano si può far risalire al X secolo, testimoniata dalla presenza di affreschi in una grotta nei pressi di lama Balice[70]. Solo nel 1572, però, è attestata a Bitonto la presenza delle reliquie delle braccia dei due santi[70]. Il numero sempre crescente di pellegrini nel tempo ha portato alla costruzione della moderna basilica, inaugurata nel 1973 ed elevata a basilica pontificia da Paolo VI nel 1975. I festeggiamenti, che iniziano il 26 settembre con una novena di preghiera[108], culminano la terza domenica di ottobre[108], con una processione che dura all'incirca dodici ore e inizia verso le 8,30 con l'uscita delle statue dal santuario. Con lo sguardo rivolto alle statue, i più devoti, alcuni dei quali camminano scalzi oppure portano pesanti ceri[108], percorrono all'indietro l'intero itinerario. Costoro, posizionati davanti alle statue (dietro l'intera folla), accompagnano gruppi di partecipanti che cantano la devozione ai due santi. Tanti fedeli residenti nei centri vicini manifestano la loro devozione raggiungendo Bitonto a piedi e baciando le statue dei santi.

La processione termina in serata con l'ostensione delle reliquie, i fuochi d'artificio, e la messa solenne nel santuario, celebrata dal vescovo dell'arcidiocesi di Bari-Bitonto, ascoltata in piazza grazie ad un sistema di megafoni posti in quattro punti della piazza stessa. Durante la festa si tiene inoltre una fiera tradizionale che si ripete il giorno dopo e la domenica successiva.

Nel 1993 è stata istituita la fondazione, dedicata ai due santi, per dare maggiore sviluppo alle attività di volontariato medico-sanitarie e di assistenza per gli indigenti, iniziate già dal 1986 ad opera di circa 150 volontari (mensa per i poveri, ambulatorio gratuito, casa di accoglienza per i senza tetto, centro di ascolto, ospitalità per i profughi)[109]. L'ultimo obiettivo raggiunto è stata la costruzione di un hospice, entrato in funzione nel 2007, che ospita un centro di cure palliative (globali) per malati terminali[110].

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Panoramica della processione dei Santi Medici vicino alle statue, in via Giacomo Matteotti

Riti della Settimana Santa[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Settimana Santa di Bitonto.

I riti della settimana Santa, cominciano già dal venerdì di passione, quello antecedente la domenica delle palme: verso le 9.00 del mattino dalla concattedrale parte la processione dell'Addolorata che gira per le principali vie della città, adornata da rose rosse ai suoi piedi e illuminata da una duplice fila di candele che la circonda. A fare da cornice alla processione è la voce dei bambini delle scuole elementari della città che, con le loro voci bianche, intonano La Desolata, un inno dedicato alla Vergine composto nei primi anni del Novecento[111].

La Madonna Addolorata durante la processione di gala

Il giovedì Santo è dedicato alla visita dei repositori chiamati sepolcri, dove il Santissimo Sacramento esposto sugli altari è illuminato con la sola luce delle candele. Un interesse particolare riveste la visita ai sepolcri della chiesa di San Domenico e del Purgatorio, che conservano le immagini che partiranno l'indomani. Le visite cominciano dal primo pomeriggio per terminare alle prime ore del mattino. Verso le 17,30, in piazza Cattedrale e in piazza Cavour, nel centro storico, sono eseguite le marce tradizionali e successivamente quelle funebri.

Il venerdì santo si tengono due processioni: la processione dei Misteri e quella detta di gala. La processione dei Misteri parte intorno alle 5,00 del mattino dalla chiesa di San Domenico, dove otto statue vengono portate in processione: Cristo nell'orto, Cristo alla colonna, Ecce Homo, Cristo con la croce, il Calvario, la Pietà, Cristo Deposto e l'Addolorata. Le prime sei furono realizzate nel 1714, le altre due furono integrate nel 1721[112]. Le luci cittadine interessate da tale percorso vengono appositamente spente.

La "processione di gala" parte invece dalla chiesa del Purgatorio. Essa inizia al tramonto e termina intorno alle 2.00 del mattino del sabato santo percorrendo le vie della città. Il Cristo Morto (in dialetto: la néuche, "la culla"), realizzata a Napoli nel 1880[112], è la prima partire; segue l'Addolorata, dei primi del Settecento[112], opera dello scultore napoletano Gennaro Franzese; segue una delle tre copie della Sacra Sindone realizzata nel 1646[113] e, infine, il Legno Santo, una croce d'argento del 1887[112] che conserva al suo interno il Legno Santo, due schegge della Vera Croce, che furono donate dall'arcivescovo di Siponto e Manfredonia nel 1711, ed è custodito in un trofeo floreale che ogni anno cambia tema.

I portatori, che solitamente sono quattro e sorreggono a spalla le statue, sono vestiti con il tipico "stiferio", un lungo frac nero.

Festa della Madonna delle Grazie[modifica | modifica sorgente]

Molto sentita è la festività in onore della Madonna delle Grazie, qui nota anche come Madonna del Miglio che si venera nella chiesetta di campagna a un miglio dall'abitato. In onore della Madonna delle Grazie la chiesa viene aperta per 7 sabati consecutivi, a partire dal primo sabato dopo la Pasqua, per permettere ai fedeli di recitare la preghiera dei "sette sabati alla Madonna".


La domenica successiva la statua viene portata a spalla per le vie cittadine preceduta da una processione di fedeli e di confratelli, vestiti con la tipica mozzetta di colore azzurro. Il giorno successivo si procede al trasferimento della statua sul carro tradizionale, presso la chiesa di campagna.

Altri riti tradizionali[modifica | modifica sorgente]

Enti e Istituzioni[modifica | modifica sorgente]

Forze di polizia e giustizia[modifica | modifica sorgente]

  • Comando dell'Arma dei Carabinieri
  • Comando di Polizia Municipale[114]
  • Commissariato della Polizia di Stato[115]
  • Tenenza della Guardia di Finanza[116]
  • Sezione Distaccata del Tribunale di Bari[117]

Strutture sanitarie[modifica | modifica sorgente]

  • Ospedale civile "Umberto I"[118]
  • Hospice "Aurelio Marena"

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Istruzione[modifica | modifica sorgente]

Biblioteche[modifica | modifica sorgente]

  • Biblioteca civica Eustachio Rogadeo: la biblioteca comunale prende il nome dal palazzo che la ospita, donato nel 1966 dall'omonima famiglia al Comune per essere adibito a biblioteca civica e a museo. La biblioteca contiene un ingente patrimonio librario: circa 60 000 volumi di cui cospicuo è il numero di cinquecentine, incunaboli e manoscritti[119];
  • Biblioteca diocesana: nata come biblioteca del seminario, nel 1738 è diventata biblioteca vescovile. Possiede circa 50 000 volumi[120];
  • Biblioteca Antonio De Capua: istituita circa trent'anni fa dal Centro Ricerche di Storia e Arte bitontina[121];
  • Biblioteca Martucci Zecca: la biblioteca della famiglia Martucci Zecca consiste in una raccolta di giornali locali e pugliesi degli ultimi decenni dell'Ottocento;
  • Biblioteca dei musicisti pugliesi: la biblioteca fu istituita dall'Associazione musicale "Tommaso Traetta" e raccoglie pubblicazioni dei musicisti locali e pugliesi.

Scuole[modifica | modifica sorgente]

  • Scuole primarie: 9 scuole[122];
  • Scuole Secondarie di I grado: 5 scuole[122];
  • Scuole Secondarie di II grado: 7 scuole (3 licei, 2 istituti tecnici e 2 professionali)[122].

Musei[modifica | modifica sorgente]

  • Galleria nazionale De Vanna, è la prima galleria nazionale di arte moderna di Puglia. È intitolata ai bitontini Girolamo e Rosaria Devanna che ne hanno permesso l'apertura donando la loro collezione nel 2004. Essa raccoglie 229 dipinti e 108 disegni attribuiti ad importanti artisti italiani e stranieri, databili tra il XVI ed i primi del XX secolo[123]. Vi sono esposti 166 dipinti suddivisi in cinque sezioni, nella cornice del rinascimentale palazzo Sylos-Calò. Al piano superiore sono sistemate le altre sezioni. In quella del Cinquecento sono esposte soprattutto opere di artisti Veneti e meridionali, alcune di forte influenza bizantina, ma anche opere di artisti di altre zone d'Italia. Nelle sale del Seicento e del Settecento sono esposte opere di autori italiani e stranieri disposti per tematiche. Nella sala dell'Ottocento si concentrano i ritratti ma anche scene di storia e nature morte, sempre di autori italiani e stranieri. L'ultima sezione, al piano inferiore, è dedicata agli artisti del Novecento italiani, soprattutto meridionali, ma anche stranieri e d'oltreoceano.
  • Museo diocesano Marena, creato tra il 1969 e il 1970[124], si tratta del museo dell'arcidiocesi di Bari-Bitonto, che raccoglie i beni artistici della concattedrale di Bitonto. Il museo, ospitato dalla curia vescovile, è disposto sui tre piani del palazzo. Il primo piano è dedicato alla pittura dell'Ottocento e del Novecento in Puglia; il secondo piano è dedicato ai dipinti del Seicento e del Settecento ma espone anche sculture del Quattrocento e del Seicento. Di particolare interesse un'icona lignea raffigurante la Vergine di autore bizantino databile al XII secolo e un crocefisso del XIV secolo di scuola umbra[124]. Nel terzo piano sono sistemate opere realizzate da artisti della scuola bitontina del XVII secolo (Alfonso de Corduba, Carlo Rosa, Nicola Gliri, Francesco Altobelli). La ricca collezione ospitata nel museo diocesano sarà a breve trasferita presso l'ex seminario vescovile annesso alla chiesa di San Francesco della Scarpa. La struttura, articolata su due livelli e dotata di un giardino pensile, ospiterà oltre 2500 pezzi e sarà il museo diocesano più grande del mezzogiorno[125].
Ceramica ritrovata a Palombaio e conservata al museo De Palo-Ungaro
  • Museo archeologico De Palo-Ungaro, raccoglie reperti pre-romani rinvenuti nel territorio comunale. Il museo offre un quadro molto dettagliato su quella che fu la civiltà peuceta e la vita culturale della città in quel periodo storico. Ospita due mostre permanenti "Gli antichi Peucezi a Bitonto" e "Donne e Guerrieri da Ruvo a Bitonto", che raccolgono reperti datati fra il VI e il III secolo a.C.[124] rinvenuti nella necropoli di via Traiana. I numerosi corredi funebri esposti sono ricchi di reperti ceramici e metallici, databili all'età arcaica e tardoellenistica[124] e che consentono quindi di tracciare l'evoluzione economica e sociale della civiltà peuceta e di conoscerne usi e costumi. Nella prima sala i reperti sono esposti secondo un criterio cronologico che permette di ricostruire l'evoluzione e le influenze delle civiltà limitrofe sull'artigianato locale. Si passa così da reperti a decorazione geometrica, tipica della produzione peuceta, a vasellame a vernice nera con figure rosse tipiche della civiltà greca. Nella seconda sala le teche custodiscono cinturoni, strigili, mortai a testimonianza della cultura guerriera dei Peuceti. Nella terza sala sono conservati i monili, le collane, i pesi da telaio e le grandi anfore decorate con corpi di donne vestite di chitoni.
  • Museo civico Rogadeo, venne aperto al pubblico nel 1962, prendendo il nome dal palazzo che lo ospita, il seicentesco palazzo Rogadeo, sede anche della biblioteca comunale. Vi sono esposti soprattutto reperti archeologici come ceramiche di epoca greco-romana rinvenuti nel territorio bitontino, un monetario, sculture e dipinti del XVII-XVIII secolo. Al pianterreno vi è la pinacoteca che conserva opere di artisti pugliesi dell'Ottocento, della donazione Cuonzo[126].

Media[modifica | modifica sorgente]

Radio[modifica | modifica sorgente]

Una certa importanza storica nel settore radiofonico locale ha avuto "Bitonto Radio International", che è stata una delle prime stazioni radiofoniche libere italiane. Fu fondata nel 1976 ma cessò di trasmettere due anni dopo.[senza fonte] La radio di Bitonto più seguita è Radio One, che offre una programmazione incentrata sulla musica rock.[127]

Stampa[modifica | modifica sorgente]

  • "Primo piano", periodico mensile; direttore Mimmo Larovere[128];
  • "Da Bitonto", periodico mensile; direttore Franco Amendolagine;
  • "Bitonto", pagina dedicata a Bitonto dalla "Gazzetta di Bari", all'interno della Gazzetta del Mezzogiorno.

Televisione[modifica | modifica sorgente]

  • "PuntoTV" (Puglia).

Internet[modifica | modifica sorgente]

Cinema[modifica | modifica sorgente]

Pippo Mezzapesa

Tre personaggi di Bitonto sono stati più volte presenti sul "grande schermo": Michele Mirabella, Bianca Guaccero e Pippo Mezzapesa.

Il film di Lucio Fulci Non si sevizia un paperino, è ispirato ad una storia vera avvenuta a Bitonto nel 1971 quando la città fu teatro di una serie di delitti dove le vittime erano bambini, da cui appunto il regista trasse spunto per il soggetto[132].

Il Comune di Bitonto si è trasformato in un "set cinematografico" in diverse occasioni: la prima fu nel 2001 con la miniserie "Ama il tuo nemico 2", fiction che aveva per protagonisti Andrea Di Stefano, l'allora giovanissima Bianca Guaccero, l'attore barese Michele Venitucci e Imma Piro. Nell'anno 2004 scorci di Bitonto furono ripresi nel film L'amore ritorna[133] del regista pugliese Sergio Rubini, con Margherita Buy e Mariangela Melato.

Nel 2008 è interamente girato a Bitonto il cortometraggio Pinuccio Lovero. Sogno di una morte di mezza estate, dal già citato Pippo Mezzapesa; Viene ripreso il centro storico di Bitonto e il cimitero della frazione di Mariotto[134]. Tra il 2010 e il 2011 esce, in alcune sale pugliesi, il film "Piripicchio, l'ultima mossa", con molte scene girate in Bitonto. Nel 2012, infine, sono girate alcune scene nel centro storico di Bitonto della fiction Volare - La grande storia di Domenico Modugno del regista Riccardo Milani con Beppe Fiorello.

Cucina[modifica | modifica sorgente]

Lampascioni sott'olio

Ricca è la cucina bitontina, che annovera diversi piatti tipici. Tra questi è la ciallédde, preparato con pane bagnato, pomodorini, olio e sale. Piatti simili sono diffusi in tutta la Puglia[135]. Diffusi sul territorio murgiano sono i lampascioni, una pianta che genera dei bulbi dalla forma di piccole cipolle. Tali bulbi sono raccolti e lasciati a mollo almeno due giorni, dopo i quali sono pronti per essere serviti, solitamente conditi con sale e olio d'oliva.

Rinomati i dolci legati alle tradizioni festive. Tipica del periodo di Ognissanti è la colva, preparata con grano ammorbidito nell'acqua, chicchi di melograno e di uva, scaglie di cioccolato fondente, il tutto legato insieme dal vin cotto di uva[136].

Tipiche del periodo natalizio sono, invece, le cartellate, e i cuscinetti. Le prime sono dei nastrini di una sottile sfoglia di pasta preparata con farina, olio e vino bianco, avvolti su sé stessi sino a formare una sorta di "rosa" che sono poi fritte in abbondante olio e passate nel vin cotto di uva, di fichi, o di fichi d'India. Talvolta il vino bianco è sostituito con del succo di arancia.

Le chiacchiere di carnevale

Con lo stesso impasto si preparano i cuscinetti: si ricavano piccoli rettangoli di pasta farciti con della pasta reale, ottenuta dalla triturazione delle mandorle e l'aggiunta di zucchero. Successivamente sono chiusi per formare piccoli cuscinetti che dopo saranno cotti: cosparsi di zucchero a velo se passati al forno oppure rigirati nello zucchero semolato se fritti.

A Pasqua, invece, si prepara la scarcella, una ciambella o colomba di cioccolato di pane addolcito con della glassa. La ricetta tipica prevede anche un uovo sodo al centro. Carnevale, infine, è l'occasione per la preparazione delle chiacchiere.

Tipica è anche la focaccia di patate, un piatto occasionale che per tradizione si mangia la domenica. L'impasto consiste in farina, olio d'oliva, pomodori e patate macinate. Il tutto viene poi cotto in forno per circa 15-20 minuti.

Il dolce simbolo della città è però il bocconotto. La ricetta era un segreto delle suore del monastero di Santa Maria delle Vergini.

Eventi[modifica | modifica sorgente]

Rievocazione della battaglia di Bitonto
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Battaglia di Bitonto.
Dal 1985, a Bitonto si svolge il corteo[137], in cui viene rappresentata la società di Bitonto nel periodo della battaglia. Si può, quindi, ammirare la ricostruzione delle pettinature e dei costumi dell'epoca, risultato di un lungo e paziente lavoro. L’obiettivo del corteo storico è ricordare l'importanza della battaglia non solo per Bitonto, ma per tutto il Meridione[137], in quanto segnò un cambiamento decisivo per il Sud: la vittoria di Carlo III di Borbone sugli Austriaci permise al regno di Napoli di abbandonare la condizione di vicereame e di affermarsi invece come stato indipendente e sovrano. Inoltre, l'ascesa di Carlo favorì anche l'affermarsi dell’illuminismo nel Meridione. I figuranti percorrono tutta la città partendo da palazzo Rogadeo, in via Mercanti, passando per porta Robustina, da piazza Sylos Sersale, fino a corso Vittorio Emanuele. Dopo il percorso nelle principali vie bitontine in piazza XXVI maggio si tiene un’animazione dei fucilieri di Potenza e la cerimonia di consegna delle chiavi della città da parte della nobildonna Alessandra Sylos al generale Montemar in presenza del sindaco del periodo, Camillo Regna, presso porta Baresana.
Beat Onto Jazz Festival
Si tratta di una manifestazione Jazz nata nel 2001 con finalità divulgative[138]. Si svolge in alcuni giorni del mese di agosto presso piazza Cattedrale, e col tempo è diventata una realtà importante nel panorama jazz del Meridione.
Traetta Opera Festival
Il Traetta Opera Festival nasce nel 2005 con lo scopo di riscoprire e rivalorizzare la figura del musicista bitontino Tommaso Traetta[139]. Si tiene a cavallo tra ottobre e novembre. In questo periodo si tengono convegni sulle opere di Traetta e sono eseguiti brani del musicista nelle piazze della città. Si esibiscono anche i vincitori dell'edizione precedente del concorso internazionale di canto lirico, organizzato dal festival[140].
Festival Italia – Giappone
Nell'edizione del 2011 del Traetta Opera Festival si è stretta una relazione culturale con la Tokio International Choir, che ha portato in città una ottantina di cantanti musicisti e appassionati giapponesi[141]. È nato così anche il Festival Italia – Giappone, dove la Tokio International Choir e la Tokio Opera organizzano una serie di concerti a Bitonto e in altre località della Puglia[142]. Il festival organizza un concorso per giovani cantanti lirici, intitolato al cantante lirico bitontino Caffarelli, che si tiene nella cornice del teatro Traetta[143].
Il Tralcio d'Oro
Si tratta di un minifestival canoro, che si tiene in piazza Roma, la piazza principale di Mariotto, nato nel 1974 con lo scopo di pubblicizzare l'uva mariottana. Partecipano concorrenti di età compresa tra i sei e i tredici anni. In poco tempo è diventato un concorso di interesse internazionale.

Persone legate a Bitonto[modifica | modifica sorgente]

Tommaso Traetta, illustre bitontino

Geografia antropica[modifica | modifica sorgente]

Urbanistica[modifica | modifica sorgente]

Il nucleo storico della città, di forma trapezoidale, è delimitato a tratti dai resti delle mura di periodo normanno. Si è sviluppato a partire dal quartiere chiamato "cicciovizzo", situato tra il torrente Tiflis a sud e la via Traiana (che vi giungeva da Ruvo di Puglia) che lambiva l'abitato a nord, attraversando probabilmente la zona di porta Robustina fino ad arrivare a porta La Maja[144]. Lo sviluppo urbano si è, nei secoli, spinto a nord di tale quartiere, attratto dalla presenza della detta via Traiana, fino a raggiungere l'estensione e l'aspetto attuale.

Le strade del centro storico hanno andamento tortuoso, solo raramente seguono uno schema definito. Sparsi per tutto il borgo antico sono gli archi e le corti. Le strutture rilevanti più antiche presenti nel centro storico risalgono al basso Medioevo[145], le più recenti al primo Ottocento.

Lo sviluppo urbano ottocentesco si diparte a raggiera verso nord-est[146], in direzione di Santo Spirito e Giovinazzo, e, in parte, verso ovest in direzione di Terlizzi e Ruvo. La caratteristica che contraddistingue la zona ottocentesca è l'aspetto ordinato dei quartieri, divisi da alcuni assi viari che nella maggior parte dei casi si diramano dalla zona di porta Baresana.

È questo il punto di incontro di ben tre piazze: piazza Cavour, interna alle mura del centro storico, piazza Moro, che si forma dall'incontro tra via Repubblica e il corso, e piazza Marconi, che unisce via Crocifisso e via Traetta. Il corso ospita palazzo Gentile, l'attuale sede del Comune[147].

Lo sviluppo di primo Novecento non è separato in modo deciso dalla zona ottocentesca. Grosso modo, anzi, conserva una soluzione di continuità con essa. La ferrovia, a nord, rappresenta il limite naturale del centro abitato vero e proprio. I quartieri più recenti si sviluppano oltre la ferrovia, come la zona artigianale, e ad est, come la zona 167.

Degno di nota è la rete fognante di Bitonto, tra le più antiche d'Europa, realizzata secoli prima di quelle di Napoli e Parigi. La sua costruzione risale al 1512 e fu completata nei primi anni del Seicento[148].

La "strada poligonale" costituisce l'anulare della città: un cerchio perfetto di tre chilometri circa di raggio. Venne ideata e realizzata tra il 1946 e il 1948 dal presidente del consorzio delle strade vicinali Giuseppe Cazzolla con lo scopo di facilitare l'arrivo in città dalla campagna ma, nel tempo, è diventata un anello di congiunzione dei vari assi stradali che raggiungono la città.

Frazioni[modifica | modifica sorgente]

  • Mariotto (circa 2300 abitanti) si trova a circa 15 km da Bitonto e in posizione leggermente più elevata (240 m s.l.m.). Il nome deriva dal feudo di Mariotto dei Verità, con numerose tenute e masserie. L'attività prevalente è l'agricoltura (olivicultura e vigneti) e vi si produce il vino "San Barbato".
  • Palombaio (circa 2500 abitanti), si trova a circa 8 km da Bitonto, a metà strada fra Ruvo di Puglia e Palo del Colle. Negli ultimi cinque anni è stata soggetta ad un notevole sviluppo demografico, che ne ha visto raddoppiare la popolazione e sorgere numerosi campi sportivi. Nel periodo natalizio vi si svolge un presepe vivente sulla piazza del Milite Ignoto.

Economia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Economia della Puglia.

L'economia cittadina è da sempre legata all'agricoltura, principalmente all'ulivo. Ad essa si affianca un'organizzazione industriale basata sull'olio. Sul territorio, insistono migliaia di piccole e medie aziende agricole a conduzione prettamente familiare molte di esse associate nelle due Cooperative esistenti "Produttori Olivicoli Bitonto" e Cima di Bitonto[149]. Sul territorio comunale insiste, benché in crisi, la manifattura tessile, con una quarantina di siti produttivi e oltre trecento aziende del settore abbigliamento.

Ulivo secolare nelle campagne bitontine

In crescita il turismo, soprattutto culturale, ma anche naturalistico. Il commercio è basato soprattutto sulle tradizionali fiere ("fiera di San Leone" e "fiera dei Santi Medici").

Agricoltura[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cima di Bitonto e Terra di Bari (olio di oliva)#Bitonto.

Bitonto con un patrimonio di oltre 1 700 000 alberi di ulivo si impone tra i maggiori produttori in Italia di olio d'oliva. Il territorio comunale infatti, produce un olio extravergine d'oliva ricavato dalla varietà di olive "Cima di Bitonto", coltivata anche in altri comuni della provincia di Bari.

L'olio di Bitonto, la cui produzione si è particolarmente sviluppata nel corso del XX secolo, è caratterizzato da una bassissima acidità (0,21%)[150], e viene esportato in tutta Europa e in America. Bitonto è anche membro dell'Associazione Nazionale Città dell'Olio[151]. È commercializzato come Terra di Bari a denominazione di origine protetta con la menzione geografica Bitonto[152].

Accanto alla produzione olearia, la campagna di Bitonto è adibita ad altre colture arboree, quali il mandorlo, il pero, il fico e il percoco (che produce frutti simili alle pesche): vengono inoltre coltivati i cereali e, oltre la frazione di Mariotto, la vite, dalla quale si ricava l'uva destinata alla produzione di vino (tra cui i vini Zagarello e San Barbato).

Il settore agroalimentare si caratterizza per alcuni tipici prodotti da forno come il pane locale, la focaccia casereccia, e anche i taralli, conosciuti nella zona come i taràlle de màsse. Minoritario è l'allevamento (bovino) dal quale deriva però una piccola produzione di latte.

Industria[modifica | modifica sorgente]

L'industria è sviluppata con insediamenti siderurgici, di lavorazione di pelli, per la produzione di ceramica, lavorazione di conglomerati bituminosi, lavorazione di pneumatici, lavorazione di vinacce e frantoi, calce viva, scatolifici, gomma soffice, prefabbricati, falegnameria industriale.

L'attività artigianale e della piccola industria mette sul mercato nazionale e internazionale soprattutto i prodotti della confezione, dell'abbigliamento e della meccanica leggera: l'indotto conta oltre 1200 aziende con circa 13 000 addetti. È anche prevista la costruzione, sulla direttrice Bitonto-Giovinazzo, di insediamenti industriali dotati delle più moderne infrastrutture e reti, ecologicamente attrezzate, in grado di attrarre insediamenti di aziende che producono beni e servizi ad alto contenuto tecnologico, su un'area di circa 800 ettari[153].

Turismo[modifica | modifica sorgente]

Il settore turistico a Bitonto sta vivendo un periodo di forte crescita. Nel 2007 infatti, le presenze turistiche in città sono aumentate del 350% rispetto al 2006, risultando così il comune più virtuoso della provincia[154]. La città si mostra sempre più disponibile ad iniziative per la promozione del territorio, in particolare per quanto riguarda il turismo culturale.

Questo successo è dovuto ad una politica di restauro e valorizzazione dei beni culturali, come ad esempio il palazzo Sylos-Calò, dove ha sede la galleria nazionale De Vanna e il torrione angioino, adibito a museo di arte contemporanea, le cui fondamenta sono state riportate alla luce dai lavori di restauro. Analoghi interventi sono stati attuati nelle chiese, prima tra tutte la concattedrale[155], che gli scavi archeologici hanno trasformato in un museo vero e proprio, nella chiesa di San Domenico[156] e in quella del Purgatorio, dove la ripulitura della facciata esterna ha fatto riemergere le immagini scheletriche ivi raffigurate.

Anche il turismo naturalistico fa la sua parte, dopo la rivalorizzazione della lama Balice con la costruzione di una pista ciclabile sul sito e il suo potenziamento con una serie di fontane. Il turismo religioso è, invece, ben affermato da tempo, grazie alle processioni dei Santi Medici e della Settimana Santa, che sono tra le più prestigiose di Puglia e accolgono ogni anno sempre più partecipanti e visitatori.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

Strade[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Strade provinciali della provincia di Bari.

La città, anche per il suo contesto territoriale, è un importante nodo stradale. È raggiungibile dall'autostrada A14 Bologna-Taranto mediante il casello autostradale di Bitonto, situato a tre chilometri a nord dal centro, in territorio comunale.

La SS 16 Adriatica e la SS 96 Barese, invece, non toccano il territorio comunale, ma sono collocate a meno di dieci chilometri dalla città. La prima permette di raggiungere i centri costieri di tutta la provincia oltre che Foggia, Brindisi e Lecce[157]. La seconda, in modo quasi perpendicolare, collega Bitonto con le città di Bari e Matera.

La città è servita dalla SP 231 (già SS 98 andriese-coratina), che costeggia il centro cittadino nella parte meridionale fungendo quasi da tangenziale, oltre che collegarla con Modugno, dove si unisce alla statale 96, e con i centri interni del nord-barese toccando Cerignola, dove si congiunge alla SS 16.

Ferrovie[modifica | modifica sorgente]

Treno FNB nella stazione di Bitonto

Bitonto è servita dalla ferrovia Bari-Barletta gestita dalla Ferrotramviaria, che ricalca il percorso della precedente tranvia a vapore. Le città collegate sono quelle interne del nord barese oltre che Bari e Barletta[158].

Fino al 1963, la città era servita da una breve linea ferroviaria, la Bitonto-Santo Spirito, che collegava la città alla sua frazione costiera. Oggi parte di quel tracciato fa parte delle ferrovie del Nord Barese.

Da luglio 2013 è inoltre in funzione una relazione ferroviaria che collega Bitonto con l'aeroporto di Bari-Palese inquadrata come servizio FM2 delle Ferrovie del Nord Barese: da Fesca la linea Bari-Barletta devia verso il nuovo tracciato, che include nell'ordine una stazione al quartiere San Paolo di Bari e la stazione a servizio dell'aeroporto, per poi riallacciarsi alla linea Bari-Barletta in direzione di Bitonto.

La città dispone di due impianti:

  • la Bitonto, situata su Piazza Ferdinando I D'Aragona
  • la fermata Bitonto Santi Medici, su via La Pira, entrata in funzione nel luglio 2010[159] e realizzata allo scopo di decongestionare il flusso di viaggiatori nella stazione centrale.

Mobilità urbana[modifica | modifica sorgente]

L'A.S.V. gestisce i servizi di trasporto urbano[160]. In particolare sono disponibili due linee che collegano la città anche alle sue frazioni. La Ferrotramviaria gestisce, oltre alle linee ferroviarie citate, anche autolinee che collegano la città a Bari passando per Modugno e, nei festivi, autolinee che sostituiscono i treni nella tratta Bari-Barletta.

La STP Bari gestisce le autolinee che collegano Bitonto ad Adelfia[161], passando per Palo del Colle, Bitetto, Binetto, Grumo Appula, Sannicandro di Bari e Bitritto; a Toritto[161], seguendo il percorso per Adelfia fino a Grumo; a Molfetta[161], passando per Giovinazzo. La Cotrap collega Bitonto a Santo Spirito.

L'autolinea SCOPPIO collega Bitonto ad altre località di tutta la Puglia e anche del Sud.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
5 dicembre 1994 28 novembre 1998 Umberto Kühtz Sinistra Sindaco
29 novembre 1998 24 maggio 2003 Nicola Pice Centro-Sinistra Sindaco
25 maggio 2003 28 aprile 2008 Nicola Pice Centro-Sinistra Sindaco
29 aprile 2008 19 febbraio 2012 Raffaele Valla Centro-Destra Sindaco
19 febbraio 2012 30 maggio 2012 Pasquale Minunni - Commissario Prefettizio
30 maggio 2012 in carica Michele Abbaticchio Centro-Sinistra Sindaco

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

Sport[modifica | modifica sorgente]

Calcio[modifica | modifica sorgente]

La storica società calcistica bitontina, l'U.S. Bitonto, con colori sociali nero-verdi, ha disputato diciannove stagioni in Serie D, raggiungendo il suo miglior piazzamento nella stagione 2007-2008, quando ottenne il terzo posto e perse la finale dei play-off. In seguito alla retrocessione nell'Eccellenza, al termine della stagione 2009-2010, la società ha deciso di ripartire dalla 3ª Categoria e nel 2014 ha raggiunto l'Eccellenza.

Nel girone A pugliese di 1ª Categoria milita l'altra squadra di calcio della città, l'A.S.D. Omnia Bitonto, nata nel 2008[163]. Entrambe le società disputano le partite casalinghe nello stadio Città Degli Ulivi, capiente circa 3000 posti.

Rugby[modifica | modifica sorgente]

Dalla stagione 2012/2013 una squadra di Bitonto è iscritta a un campionato di rugby: si tratta dell'Omnia Rugby Bitonto che partecipa al girone di serie C e disputa le sue gare nel campo polisportivo Nicola Rossiello.[164]

Pallavolo[modifica | modifica sorgente]

La squadra maschile di pallavolo Comix Volleyball Bitonto in passato ha raggiunto la serie B1. Dopo la cessione del titolo, è nata una nuova società che milita in serie C, la Volley Perotti Bitonto. La squadra femminile di pallavolo, la Volley Ball Bitonto milita in serie D dopo aver disputato alcuni anni in serie C. La GS Robur A.S.D. Bitonto milita anch'essa in serie D[165].

Pallacanestro[modifica | modifica sorgente]

Le squadre maschili di pallacanestro, Sporting Club Bitonto[166] e A.S.D.Virtus Bitonto[167], militano entrambe nel campionato di Promozione. La prima ha disputato alcuni anni in serie D.

Tennis[modifica | modifica sorgente]

Sono presenti anche squadre di tennis: quella principale è il Tennis Club Bitonto fondata nel 1968.[168]

Ciclismo[modifica | modifica sorgente]

L'A.S.D. Velosprint[169] è la principale realtà ciclistica bitontina.

Giro d'Italia[modifica | modifica sorgente]

Nel 2002 ottiene l'organizzazione del raduno nazionale cicloturistico e, grazie anche all'impegno della società, il 18 maggio 2010 è stata sede di arrivo della decima tappa della novantatreesima edizione del Giro d'Italia, Avellino - Bitonto, vinta dallo statunitense Tyler Farrar.

Golf[modifica | modifica sorgente]

Da fine 2012 è presente l'Omnia Golf Bitonto[170].

Altri sport[modifica | modifica sorgente]

Sono attive inoltre associazioni di atletica leggera, pattinaggio a rotelle, squash, nuoto, karate, ginnastica ritmica.

Impianti sportivi[modifica | modifica sorgente]

Diversi sono gli impianti sportivi cittadini come la piscina comunale, il palazzetto dello sport, nell'istituto M. Cristina di Savoia, il già citato stadio Città degli Ulivi, il centro polisportivo Nicola Rossiello e il Circolo di Tennis.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Dato ISTAT a dicembre 2013
  2. ^ DiPI Online - Dizionario di Pronuncia Italiana. URL consultato il 16 marzo 2013, 23:29.
  3. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 81.
  4. ^ De Napoli, op. cit., titolo dell'opera.
  5. ^ Galleria nazionale di Puglia. URL consultato il 16 maggio 2012.
  6. ^ Bol. n. 18 del 9-02-2006. URL consultato il 17 maggio 2012.
  7. ^ Tuttitalia. URL consultato il 24 gennaio 2013.
  8. ^ a b Comuni Italiani. URL consultato il 5 luglio 2011.
  9. ^ Gelao, op. cit., p. 197.
  10. ^ Confedilizia - Clima Puglia. URL consultato il 31 luglio 2008.
  11. ^ Moretti, Robles, op. cit., p. 346.
  12. ^ a b Città dove sotto scorre l'acqua; gente di Botone. Vedi Il portale del sud - Bitonto. URL consultato il 7 febbraio 2008.
  13. ^ Moretti, Robles, op. cit., p. 347.
  14. ^ Touring club italiano, op. cit., p. 14.
  15. ^ Riccardi, Depalo, op. cit., p. 45.
  16. ^ Riccardi, Depalo, op. cit., p. 21.
  17. ^ a b c Riccardi, Depalo, op. cit., p. 19.
  18. ^ Riccardi, Depalo, op. cit., p. 25.
  19. ^ Lo sviluppo del centro storico di Bitonto. URL consultato il 3 gennaio 2013.
  20. ^ Custode, op. cit., p. 209.
  21. ^ Riccardi, Depalo, op. cit., p. 43.
  22. ^ Itinerarium a Burdigala Jerusalem usque et ab Heraclea per Aulonam et per urbem Romam Mediolanum usque (datato al 333) pubblicato in Corpus Christianorum. Series latina, CLXXV, Itineraria et alia geographica, Turholti 1965, pp. 1-26.
  23. ^ La città è citata nell'Itinerario Antonino 117,1.
  24. ^ Anonima Ravennate, Cosmographia, 4.
  25. ^ Corci, op. cit., p. 523.
  26. ^ La città è presente nella Tabula Peutingeriana (segm. VI) sotto il nome di Butuntos.
  27. ^ "Haec praesta mihi, Rufe, vel Butuntis" (Marziale, II,48) e "Haec tam rustica malo quam Butuntos" (Marziale, IV,55).
  28. ^ L'incontro bitontino tra Papa Callisto II e Suger De Saint-Denis con alcune considerazioni sul romanico pugliese. URL consultato il 4 settembre 2008.
  29. ^ "Inter mediterraneos calabrorum...Butuntinenses" (Naturalis historia III,105).
  30. ^ Custode, op. cit., p. 197.
  31. ^ Castellano, Muschitiello, op. cit., pp. 260-61.
  32. ^ Touring club italiano, op. cit., p. 157.
  33. ^ De Blasiis, op. cit., p. 33.
  34. ^ De Blasiis, op. cit., p. 55.
  35. ^ CPASP, op. cit., pp. 127-30.
  36. ^ Il vescovo Arnolfo è citato come partecipante alla cerimonia della traslazione delle reliquie di san Nicola di Bari nel 1089.
  37. ^ a b Stefania Mola, Bitonto: la Cattedrale. URL consultato il 31 gennaio 2008.
  38. ^ Custode, op. cit., p. 201.
  39. ^ a b La Badia di San Leone. URL consultato il 31 gennaio 2008.
  40. ^ Decameron/9a giornata/Novella Decima - Wikisource. URL consultato il 30 giugno 2008.
  41. ^ Moretti, op. cit., pp 265, 298.
  42. ^ Vantaggiato, op. cit., p. 48.
  43. ^ a b Sciancalepore, op. cit., pp. 154-155.
  44. ^ a b c d Archivio storico del comune di Bitonto. URL consultato il 30 giugno 2008.
  45. ^ Gelao, op. cit., p. 195.
  46. ^ Cinquecento - Il Ducato Sforzesco a Bari e la famiglia Capitaneo. URL consultato il 31 gennaio 2008.
  47. ^ Cinquecento - I confini tra l'Università di Bari e Bitonto: il Titolo. URL consultato il 31 gennaio 2008.
  48. ^ Bitonto città d'arte. URL consultato il 31 gennaio 2008.
  49. ^ Piacente, op. cit., pp. 334-36.
  50. ^ Milillo, op. cit., p.229.
  51. ^ Milillo, op. cit., p.401.
  52. ^ Gazzetta Ufficiale. URL consultato il 5 luglio 2011.
  53. ^ In ricordo di quest'ultimo evento sulla porta Baresana è stata apposta una targa in marmo che riporta una frase da lui pronunciata: «Ecco la consegna che vi lascio uomini e donne di questa nobile terra che da sempre ha nell'ulivo il suo simbolo prestigioso ed il suo impegnativo programma; fatevi paladini della casa della solidarietà e della pace; offrite a tutti la testimonianza di una comunità che sa collaborare in spirito di costruttiva e lungimirante concordia; operate con fiducia per lo sviluppo pieno della vostra terra».
  54. ^ Statuto comunale, art.4, comma 1. URL consultato il 23 ottobre 2009.
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