Sammichele di Bari

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Sammichele di Bari
comune
Sammichele di Bari – Stemma
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione Puglia-Stemma it.png Puglia
Provincia Provincia di Bari-Stemma2.png Bari
Amministrazione
Sindaco Filippo Boscia (Lista Civica "L'idea Insieme") dall'08/11/2011
Territorio
Coordinate 40°53′00″N 16°57′00″E / 40.883333°N 16.95°E40.883333; 16.95 (Sammichele di Bari)Coordinate: 40°53′00″N 16°57′00″E / 40.883333°N 16.95°E40.883333; 16.95 (Sammichele di Bari)
Altitudine 280 m s.l.m.
Superficie 34,23 km²
Abitanti 6 667[1] (04-04-13)
Densità 194,77 ab./km²
Comuni confinanti Casamassima, Turi, Gioia del Colle, Acquaviva delle Fonti
Altre informazioni
Cod. postale 70010
Prefisso 080
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 072039
Cod. catastale H749
Targa BA
Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Cl. climatica zona D, 1 735 GG[2]
Nome abitanti sammichelini o casalini
Patrono San Michele Arcangelo
Giorno festivo (8-9 maggio) secondi sabato e domenica di maggio.
Primi sabato e domenica di settembre.
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Sammichele di Bari
Posizione del comune di Sammichele di Bari all'interno della provincia di Bari
Posizione del comune di Sammichele di Bari all'interno della provincia di Bari
Sito istituzionale

Sammichele di Bari (Casale/caˈsa:lə/ in dialetto barese[3], fino al 1863 chiamata San Michele) è un comune italiano di 6.695 abitanti della provincia di Bari, in Puglia.
È noto per il suo prodotto tipico, la zampina[4] e per il suo carnevale[5].

Indice

Stemma comunale[modifica | modifica wikitesto]

Stemma di Sammichele di Bari


D'azzurro, alla figura alata di S. Michele vestito d'azzurro, ammantato di rosso ed elmato, brandente nella destra la spada e sostenente nella sinistra una bilancia, che calpesta il dragone rivoltato di verde avviluppato dalle fiamme al naturale sopra il terrazzo del medesimo

R.D. del 26 marzo 1935

Riconoscimento del gonfalone con D.C.G del 26 marzo 1935[6]

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Geografia della Puglia.

Sammichele sorge nella zona centrale della Terra di Bari, a 27 chilometri a sud del capoluogo sulla direzione per Taranto, in posizione baricentrica rispetto alle cittadine di Casamassima a 8 km a nord, Turi a 7 km a est, Gioia del Colle a 10 km a sud e Acquaviva delle Fonti a 9 km a ovest, a ridosso dei primi gradini dell'Altopiano delle Murge e a una quota media di 280 m s.l.m.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Avente una morfologia generalmente pianeggiante, leggermente ondulata e di quota ascendente in direzione sud, è di natura carsica, con terre rosse e rocce calcaree formatesi nel Cretaceo che hanno dato luogo a grotte e doline; è costeggiato a est dalla Lama San Giorgio, che qui è denominata Lama di Jumo.
L'area extraurbana è quasi interamente occupata da campi coltivati e masserie che praticano allevamenti zootecnici.
I pochi tratti non coltivati sono occupati da macchia mediterranea e steppa mediterranea, quasi esclusivamente nell'alveo della Lama,[7] aree purtroppo interessate da fenomeni di degrado, dovuti in particolare all'invecchiamento del ceduo, all'incuria e abbandono della selvicoltura con conseguenti fenomeni di incendi estivi, ad un uso irrazionale della risorsa bosco (l'uso di tale risorsa è peraltro antico, dimostrato dalla presenza di tracce, all'interno di essa, di alcune carbonaie) nonché alla presenza del depuratore della fognatura comunale[8][9].

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Il clima di Sammichele, con caratteristiche tipiche delle aree interne e collinari della regione mediterranea, è mediterraneo del sottotipo Csa secondo la classificazione di Köppen. Gli inverni sono freschi e piovosi, le estati sono calde e asciutte.
La temperatura annuale media è di 14,2 °C; la temperatura media di gennaio è di circa 6,7 °C; la temperatura media di luglio è di 22,8 °C, con picchi estivi che possono raggiungere e superare i 40 °C durante le ondate di scirocco e libeccio provenienti dal Nordafrica.
La piovosità annua si aggira attorno ai 628 mm di pioggia[10][11].
La neve cade di solito a gennaio e febbraio durante le ondate di aria fredda proveniente dai Balcani e/o Nord Europa, quando le temperature minime possono scendere sotto lo zero.

Sammichele di Bari Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 10,4 11,2 13,2 16,2 21,0 25,6 28,5 28,6 24,7 19,4 15,3 11,6 11,1 16,8 27,6 19,8 18,8
T. min. mediaC) 3,0 3,3 4,9 7,3 11,1 14,7 17,1 16,9 14,4 10,9 7,3 4,5 3,6 7,8 16,2 10,9 9,6
Precipitazioni (mm) 63 65 65 43 43 34 26 35 49 68 71 66 194 151 95 188 628
Umidità relativa media (%) 78 76 72 69 67 62 59 62 66 73 79 79 77,7 69,3 61 72,7 70,2

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Preistoria e età classica[modifica | modifica wikitesto]

Il percorso della Via Appia che da Roma conduceva a Brindisi, diramandosi a Benevento nella cosiddetta "Appia antica", in basso, passante per Taranto, ed "Appia Traiana", in alto, passante per Egnazia.
(EL)

« παραπλέοντι δ᾽ ἐκ τοῦ Βρεντεσίου τὴν Ἀδριατικὴν παραλίαν πόλις ἐστὶν ἡ Ἐγνατία, οὖσα κοινὴ καταγωγὴ πλέοντί τε καὶ πεζεύοντι εἰς Βάριον· ὁ δὲ πλοῦς νότωι. μέχρι δεῦρο μὲν Πευκέτιοι κατὰ θάλατταν, [ἐν] τῆι μεσογαίαι δὲ μέχρι Σιλουίου· πᾶσα δὲ τραχεῖα καὶ ὀρεινή, πολὺ τῶν Ἀπεννίνων ὀρῶν κοινωνοῦσα· ἀποίκους δ᾽ Ἀρκάδας δέξασθαι δοκεῖ. »

(IT)

« Chi navighi da Brindisi lungo la costa adriatica incontra la città di Egnazia, tappa comune per i viaggiatori diretti, per mare o per terra, a Bari: la navigazione si effettua col vento di Noto. Fino a qui si estende lungo il mare il territorio dei Peuceti, nell'entroterra fino a Silvium. Esso è tutto aspro e montagnoso, poiché in gran parte occupato dagli Appennini, e si ritiene abbia accolto coloni arcadi »

(Strabone, Γεωγραφικά, VI, 3,8[13])

Frassineto e il Pentimone[modifica | modifica wikitesto]

I territori dei popoli italici della parte meridionale della penisola italiana

In un territorio abitato fin dal Neolitico, e in seguito prima dagli Iapigi e poi dai Peuceti, lungo la Lama e nei pressi della località chiamata Frassineto[14], l'insediamento originario ebbe una certa importanza grazie alla sua posizione strategica sulla confluenza di due importanti strade, una in direzione nord-sud (vetus via Tarenti) che dal vicino grosso centro peuceta di Monte Sannace[15], nei pressi dell'odierna Gioia del Colle, passando per Azetium (Rutigliano)[16], prosegue verso la costa poco a sud di Barium (Bari), l'altra in direzione est-ovest che da Silvium (Gravina di Puglia), per il Canale di Pirro, conduceva a Gnatia (Egnazia)[17].
Poco più a nord, sempre nei pressi del letto della Lama di Jumo, nelle vicinanze di un grosso monolite chiamato in dialetto Pentimone ovvero "Pentima - pietra - grande", vi sono tracce di un altro insediamento coevo a quello di Monte Sannace.
La presenza a Sammichele di due menhir, uno alto circa due metri, l'altro poco più di un metro, posti lungo la vecchia strada per Taranto, nonché ritrovamenti di cocci (frammenti di manufatti in terracotta di varie epoche) nei pressi del Pentimone, è testimonianza di questi insediamenti.

Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Da molti documenti del Codice Diplomatico Barese risulta che nel XII secolo esisteva un Casale Frassineto di proprietà del potente barone Thomas De Fraxeneto[18], abitato poi fino alla fine del XV secolo. Mappe del XVII secolo ne riportavano ancora l'ubicazione tra i territori di Monte Sannace, Turi e Putignano.[19] Tutte le ricerche fatte nel corso degli anni, però, non hanno restituito reperti di grossa rilevanza archeologica risalenti a quel periodo.

L'abbazia di Sant'Angelo in Frassineto[modifica | modifica wikitesto]

Le prime notizie dell'abbazia di Sant'Angelo in Frassineto risalgono al 1158 e si rilevano dal Codice Diplomatico Normanno di Aversa in cui si racconta di una controversia tra l'abate Guidalmone e il Catapano Biagio di Modugno.
È accertato che nel secolo XVII l'abbazia era ancora viva e vitale, mentre non si conoscono le cause che l'hanno portata all'abbandono.

Il XVI secolo[modifica | modifica wikitesto]

La zona delle Quattro Miglia e la torre Centuriona[modifica | modifica wikitesto]

La zona delle Quattro Miglia (così era chiamato il territorio, a causa della posizione baricentrica tra i quattro comuni limitrofi), zona di boschi e selvaggina, secondo quanto si legge nell'Apprezzo di Gioja del 1612 del Tabulario Virgilio de Marino, era terra di confine contesa tra il Barone di Casamassima - il quale esigeva il terraggio, ovvero la metà dei prodotti dei campi - e quello di Gioia - il quale esigeva la fida.
Era dominata da una torre, probabilmente costruita nei primi anni del Quattrocento, che nel 1504 diventò di proprietà di Heronimo o Geronimo Centurione, banchiere genovese esercitante a Bari, che probabilmente la acquistò dagli Acquaviva D'Aragona[20], signori di Conversano, per debiti non pagati.
Nei pressi della torre vi era una cappella intitolata a Maria Maddalena, che il Centurione fece ristrutturare e riaprire al culto. A testimonianza di ciò fece scolpire una lapide raffigurante il suo stemma nobiliare, sotto il quale si legge:

« HERONIMO CENTVRIONE SI
GNORE DE QVESTO TOTE TER
RITORIO PALAZZO NOMINE LA CEN
TVRIONA VOLE CHE SI CELEBR
A VNA MESSA IN QVESTA C
APPELLA DE S.NTA MARIA MADDALE
NA OGNI GIORNO FESTIVO
LA PISSIMA CONTENE
LA CENTVRIONA MDIV »
Heronimo Centurione signore di tutto questo territorio (e del) palazzo chiamato La Centuriona vuole che si celebri una messa in questa cappella di Santa Maria Maddalena ogni giorno festivo. La Piissima protegge la Centuriona MDIV

Il XVII secolo[modifica | modifica wikitesto]

Michele Vaaz, Casa Vaaz e Casal San Michele[modifica | modifica wikitesto]

L'attuale abitato fu fondato nel Seicento dal nobile mercante portoghese di origine ebrea don Miguel Vaaz de Andrade, che, per meriti acquisiti[21] agli occhi del Viceré di Napoli, ottenne il titolo di Conte di Mola e il 20 dicembre 1609 acquistò dal Fisco il feudo di Casamassima con l'annesso territorio che fu del Centurione.
Nel 1615 egli fece costruire attorno al Castello Centurione 87 case, chiamate in sammichelino vignali (caratteristiche casette monolocali in pietra con volta a botte e imbiancate a calce, ornate da una vite a pergola sull'uscio con funzione di offrire ombra nei giorni estivi), che fece abitare da una comunità di Serbi accompagnata dal sacerdote ortodosso Damiano De Damianis, fatta arrivare con la sua flotta di galeoni.
Il 6 luglio 1615 a Napoli presso il notaio Gian Vincenzo De Troianis fu stipulato il contratto di fondazione del nuovo paese, che prese il nome di Casa Vaaz.
Nel 1617, però, i Serbi furono rimandati alla loro patria perché non rispettarono la clausola del contratto secondo la quale essi si dovevano impegnare a osservare i riti cattolici (i bambini, fatti battezzare a Casamassima col rito cattolico, venivano ribattezzati in casa col rito ortodosso).
Nel 1619 il paese fu ripopolato con famiglie di boscaioli e contadini provenienti dai paesi limitrofi, fu eletto sindaco Leonardo Netti e il 24 aprile 1619 fu stipulato un nuovo contratto di fondazione del paese, già ribattezzato Casale San Michele[22], tra Vaaz e la comunità, secondo il quale il Conte si impegnò a costruire altre 13 case, portandone il numero complessivo a 100, e chi avesse voluto edificarne altre avrebbe dovuto corrispondergli una cifra di 5 carlini l'anno per il costo del suolo, per sempre.

Dai Vaaz ai De Ponte[23] ai Caracciolo[24][modifica | modifica wikitesto]

Alla morte di Michele Vaaz gli successe il nipote Simone, che però, a causa dei forti debiti, perse il feudo a favore di Antonio De Ponte, Consigliere e Presidente della Regia Camera della Sommaria. A testimonianza di ciò, posò sul portone d'ingresso del castello il blasone del suo casato e una lapide commemorativa in cui si legge:

(LA)

« D O M
ARCEM HAC VETVSTATE PENE COLLAPSA INSTAV≡
RATIONE PRIVS DEINDE ORNAMENTIS DEMV PROPV≡
LÆO HOC DECORAVIT D ANTONIVS DE PONTE RE≡
GIVS CONSILIARIVS BARO CASAMASSIMÆ ET SAN≡
CTI MICHAELIS A.D.MDCLXXV »

(IT)

« A Dio, il più buono, il più grande
Questo castello quasi cadente per vetustà prima con restauri poi con ornamenti finalmente con questo vestibolo decorò don Antonio De Ponte Regio Consigliere Barone di Casamassima e San Michele nell'anno del Signore MDCLXXV »


Ad egli successe il figlio Giacomo.
Il possesso del feudo rimase ai De Ponte dal 1667 al 1794.
Nel 1779 Giacomo De Ponte morì senza figli e il feudo di Casamassima, assieme a Casale San Michele, passò alla sorella Maria Giuseppa, che sposò il Duca Nicola Caracciolo di Vietri[25]; alla sua morte il feudo fu ereditato dal figlio Domenico che assunse il titolo di Duca di Vietri, Casamassima e Casal San Michele.

Il XIX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Nei primi anni dell'Ottocento, con l'eversione della feudalità, avvenuta per effetto delle leggi napoleoniche, i Caracciolo persero la maggior parte dei loro territori, continuando però a essere i proprietari di quella che era stata la torre Centuriona, ormai chiamata Castello Caracciolo.
Il Casale di San Michele ebbe un forte sviluppo grazie alla costruzione della strada consolare Bari-Taranto, tale che la popolazione raggiunse presto i 3000 abitanti, nuove abitazioni furono realizzate al di fuori del vecchio borgo, lungo le direzioni Casamassima-Gioia (Nord-Sud) e Turi-Acquaviva (Est-Ovest), e furono realizzate importanti opere pubbliche.
Nel 1810 la Carboneria ebbe una "vendita" anche nel Casale, intitolata "La Costanza" e fondata dal sacerdote Vito Carmine Lagravinese.[26]
Nel 1831 furono iniziati i lavori della nuova Chiesa, che venne inaugurata il 26 novembre 1873 e intitolata a Santa Maria del Carmine.
Dal 1812 iniziò la documentazione ufficiale del Comune.
Intorno al 1840 gli impiegati comunali iniziarono a prendere l'abitudine di scrivere sugli atti ufficiali prima Sanmichele e poi Sammichele.
Con l'Unità d'Italia il Comune assunse definitivamente il nome di Sammichele di Bari.
Nel 1877 fu costruita la torre con l'orologio sulla porta del vecchio borgo[27]. Sulla sommità presenta un campanile a vela con due campane che scandiscono le ore e i quarti d'ora; al centro, al di sotto del quadrante, vi è raffigurata l'iscrizione

« AL PROGRESSO ED AL VIVER CIVILE
QUESTO REGOLO DELLE UMANE FACCENDE
INVANO RECLAMATO NEI TEMPI ANDATI
LA CIVICA RAPPRESENTANZA
DAVA NEL MDCCCXXVII »

Il XX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso del Novecento, furono inaugurate la linea telefonica (1901), quella elettrica (1924) e la prima fontana pubblica dell'Acquedotto Pugliese.
Nel 1951 nacque la Cassa Rurale e Artigiana di Sammichele di Bari, in seguito Banca di Credito Cooperativo di Sammichele di Bari, che nel 2001 si fuse con quella di Alberobello per formare il BCC di Alberobello e Sammichele di Bari.
Nel 1971 l'Amministrazione Comunale acquistò il Castello dai Caracciolo; nel 1968, su impulso del professor Vito Donato Bianco, nacque il Museo della Civiltà Contadina "Dino Bianco" che, nel 1974, con delibera dell'Amministrazione Comunale, fu ospitato nelle sale del Castello.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa della Maddalena[modifica | modifica wikitesto]

Costruita tra il 1615 ed il 1632 sul sito di un'antica cappella medioevale ha una pianta a tre navate, divise in tre campate di cui le laterali con volte a vela e la centrale con volta a botte. Al primo pilastro viene a risalto l'acquasantiera scolpita in pietra; sempre davanti a quest'ultimo è collocato un antico battistero arrecante la data "1620 SM". Partendo dalla navata sinistra si ergono due altari, uno contenente la statua lignea di San Michele Arcangelo risalente al XVII secolo, mentre il secondo contenente la statua dell'Addolorata ed ai lati sono collocate due statue in pietra dipinta rappresentanti la Madonna e San Giuseppe. L'altare maggiore è in pietra con ricco paliotto; dietro di esso si eleva un vasto postergale di legno dipinto, mentre nello spazio centrale è raffigurata su tela la Madonna con Bambino tra le bracci. A sinistra del presbiterio è rappresentata una natività del Gesù; a destra vi è un grande affresco raffigurante la natività di Maria con Sant'Anna nel letto e le levatrici che accudiscono la Santa Bambina: queste ed altre opere tutte risalenti al 1600 sono di autore ignoto.

Chiesa Matrice di Santa Maria del Carmine[modifica | modifica wikitesto]

Di stile neoclassico, viene costruita tra il 1844 ed il 1871. La facciata con paramento di conci in pietra levigati a corsi regolari è divisa orizzontalmente in due ordini da una trabeazione. Il portale è sormontato da un timpano curvilineo contenente nella lunetta un affresco della Madonna del Carmine. Su entrambi i lati posteriori incorporati per metà nel corpo di fabbrica della chiesa, si ergono due campanili: quello di sinistra fu completato nel 1888 e si eleva isolato dall'altezza della chiesa di un piano; quello di destra invece risulta incompleto e avrebbe contenuto l'orologio pubblico. L'interno della chiesa è a croce romana con copertura in volta a botte e abbellite da decorazioni in stucco dorato. Le 3 navate sono suddivise da 2 ordini di colonne con capitelli ionici.

Chiesa di S. Francesco da Paola[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa risalente al XIX secolo, sotto il nome di S.Francesco da Paola, è a cupola con un solo altare, ai cui lati sono posti la segrestia e l'obitorio. Alle spalle della chiesa ci sono le bocche di 15 sepolcri con intorno i gentilizi, di cui due utilizzati per l'epidemia di colera del 1865-66.Il cimitero è stato usato fino al 1910, quando venne costruito il nuovo cimitero, per inumazione.


Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[28]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2010 la popolazione straniera residente nel comune era di 131 persone, 64 maschi e 67 femmine, ovvero circa il 2% della popolazione. Di seguito sono riportati i gruppi per nazionalità:[29]

Pos. Cittadinanza Maschi Femmine Totale
1 Albania Albania 28 13 41
2 Romania Romania 3 24 27
3 Marocco Marocco 9 5 14
4 India India 10 3 13
5 Polonia Polonia 6 5 11
6 Macedonia Macedonia 4 5 9
7 Georgia Georgia 0 5 5
8 Brasile Brasile 1 1 2
9 Lussemburgo Lussemburgo 1 1 2
10 Russia Russia 0 2 2
11 Argentina Argentina 0 1 1
12 Filippine Filippine 0 1 1
13 Stati Uniti Stati Uniti 1 0 1
14 Tunisia Tunisia 1 0 1
15 Ucraina Ucraina 0 1 1

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

Dialetto sammichelino (Dialétte casaline /djaˈle:ttə casaˈli:nə/)
Parlato in Italia Italia
Regioni Puglia Puglia
Persone 12.000 circa
Classifica non in top 100
Filogenesi Indoeuropee
 Italiche
  Romanze
   Apulo-barese
    Sammichelino o Casalino
Estratto in lingua
Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, art. 1
Dechiarazzióne uneversale d'i deritte de l'Ómene - Art.1

Tutte i crestiane nascene libbere e ch'i stésse deritte. Ténene sendeménde e chescénze e s'onne à chembertà accòme frate june che li alde.

Il dialetto sammichelino o casalino (Casaline /casaˈli:nə/) è un dialetto parlato nel comune di Sammichele di Bari appartenente al gruppo dell'Apulo-barese.
Col passare del tempo, l'italianizzazione ne ha segnato una graduale evoluzione, facendo cadere in disuso termini arcaici.


Lingua italiana Dialetto sammichelino
Come te lo devo dire? Accòme te l'ià disce? /Acˈcɔːmə tə ˈlja ˈdi:ʃə/
Non si vede nulla! Nan s'affítte nudde! /ˈNanˌsafˈfi:ttə ˈnu:ddə/
Che vuoi? Ce ué? /ˈCɛ ˈwe:/
Chi è? Ci jé? /ˈCiˌˈje:/
Hai comprato la frutta? Ha'ccattate la frutte? /ˈa:ccatˈta:təˌla ˈfru:ttə/
C'è solamente una padella Stè sckitte na frezzòle /ˈstɛ ˈʃki:ttə ˈna frəzˈzɔ:lə/
Andiamo a coricarci Sciàmene a còlche /ˈʃiamənəˌa ˈccɔ:lkə/
Otto Uétte /ˈwe:ttə/

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

L'Istituto Comprensivo di Sammichele di Bari comprende due scuole dell'infanzia, due primarie e una secondaria di primo grado.

La biblioteca comunale, istituita nel 1966, ha un patrimonio di circa 6000 volumi ed è allestita nei locali dell'ex dopolavoro. La biblioteca parrocchiale, istituita nel 1998 raccoglie volumi, libri e pubblicazioni di proprietà parrocchiale.

Il Museo della Civiltà Contadina "Dino Bianco"[30], allestito negli ambienti del Castello Caracciolo, è uno dei più grandi musei demo-etno-antropologici d'Italia, e conserva circa 8000 oggetti che testimoniano la vita degli uomini della Civiltà Contadina, civiltà millenaria fondata sull'agricoltura, l'allevamento e i mestieri artigianali correlati.

Media[modifica | modifica wikitesto]

L'informazione locale conta sul mensile Il Territorio[31] e sul bimestrale La Piazza[32], ed inoltre sulla testata online SammicheleWeb[33]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

A Sammichele di Bari nel 1979 è stato girato il film La vedova del trullo, con la regia di Franco Bottari.[34]

Persone legate a Sammichele di Bari[modifica | modifica wikitesto]

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

La zampina
(La zambine /ˈla tsamˈbi:nə/)

La zampina, prodotto tipico sammichelino, è un salume a base di carne mista fresca insaccato lungo e sottile, simile alla luganega, da mangiare previa cottura.
Le dimensioni sono di 70-100 cm per kg di prodotto. Ha un colore rosso più o meno intenso. È commercializzata sotto forma di prodotto sfuso in piccole e medie macellerie. Nei grandi supermercati è possibile acquistarla confezionata in vaschette ad atmosfera controllata per prolungarne la qualità e freschezza.

Processo produttivo e consumo

La zampina è preparata con carne mista bovina (primo taglio), ovina (ritagli) e suina (ritagli), tritata e condita con pomodoro, formaggio pecorino, basilico, sale e pepe, insaccata in budello di agnello o capretto.
Va consumata entro qualche giorno dalla preparazione, generalmente tagliata in porzioni lunghe circa 30 cm, arrotolate a spirali da 2 o 3 spire e cotte alla brace infilzate su spiedi.

Sagra della zampina[modifica | modifica wikitesto]

L'ultimo sabato di settembre si tiene la Sagra della zampina, del bocconcino e del buon vino, ideata nel 1967 dall'allora assessore alla cultura, Dino Bianco, per celebrare i prodotti tipici locali, in particolar modo la zampina (vedi box a lato).
Dal 2002, durante la manifestazione vengono ospitate rappresentanze delle sagre dei paesi limitrofi e si tengono concerti di musica leggera.

Carnevale sammichelino[modifica | modifica wikitesto]

Protagonisti indiscussi del carnevale sammichelino sono i festini, serate di ballo con compagnie di maschere organizzate perlopiù presso abitazioni private, regolamentate secondo un'antica e tradizionale disciplina, dal 17 gennaio al martedì grasso (vedi box a lato).

Il festino (U festine /ˈu fəˈsti:nə/)
« Sant'Antuéne, masckere fiscke e suéne »

/ˈsandˌanˈtwe:nə ˈmaʃkərə ˈfiʃkə ˈɛ ˈswe:nə/

Sant'Antonio, maschere, fischi e suoni

Il termine "festino" definisce sia la serata danzante e la sua organizzazione, sia il luogo ove si balla. Esso è organizzato dal padrone di casa o da personale di sua fiducia dal 17 gennaio, giorno di Sant’Antonio Abate, ogni giovedì, sabato e domenica, sino all’ultimo lunedì e martedì di carnevale dalle ore 21 fino a notte fonda.[36]
Può essere adibita a festino la stanza più grande dell’abitazione o anche un locale annesso (preferibilmente a piano terra e comunque collegato con l’abitazione medesima), che comunque ospiti un numero limitato di invitati, proporzionale allo spazio a disposizione.
Si organizza il festino per l’esigenza di divertirsi e stare insieme durante il periodo di carnevale, secondo regole della tradizione e del folklore ormai radicate, e mai a fini speculativi. In passato era un'ottima occasione per le ragazze da marito di farsi conoscere al di fuori fuori dei confini famigliari.

I componenti del festino
  • Gli invitati, ovvero parenti ed amici degli organizzatori, sono la parte essenziale del festino. Essi, una volta accettato l’invito, hanno il dovere di partecipare a tutte le serate e sempre al medesimo festino. Durante la serata, siedono lungo il perimetro della sala e separatamente le dame dai cavalieri.
  • Il portinaio (u pertenare /ˈu pərtəˈna:rə/), persona di fiducia dell’organizzazione, è responsabile dell’ingresso degli invitati e delle compagnie mascherate.
  • Il caposala (u mèste balle /ˈu ˈmɛstə ˈba:llə/) anima e coordina tutta la serata. Egli decide i balli e chi deve ballare, nonché il momento dell’ingresso e dell’uscita delle compagnie mascherate oltre al momento in cui fare espletare i giochi.
  • U motoriste /ˈu mòtòˈri:stə/ è il DJ addetto alla musica su direzione del caposala e si è sostituito ai musicanti di un tempo.
  • Le compagnie mascherate (I masckarate /ˈi maʃkaˈra:tə/), le compagnie mascherate, si aggirano per i festini del paese, e fino alle ore 24.00 del martedì grasso.[37] La mascherata è costituita da una o più persone, e tutti i componenti - piccoli e grandi, giovani e meno giovani - si mascherano improvvisando (abiti smessi, abiti d’epoca, abiti bizzarri, dòmini - personaggi incappucciati e con lunghe tuniche) e coprendosi in viso cercando di esserre totalmente irriconoscibili.
  • Il conduttore guida la mascherata per i festini: persona maggiorenne, uomo o donna, ma comunque conosciuta in loco e l'unica senza maschera. Questi è responsabile delle maschere e della mascherata sia per strada che nel festino.
La serata

Il conduttore, in testa alla maschere, si porta all’ingresso dei festini e, dopo essersi fatto riconoscere presentandosi, chiede ospitalità per la compagnia da lui guidata: "C’è permèsse pe 'na compagnì de masckere?" (“È permesso entrare per una compagnia di maschere?”). Il caposala, tramite il portinaio, consente o nega l’ingresso alla compagnia, una per volta, alla quale è riservato un posto predeterminato e fisso. Ad essa sono riservate tutte le attenzioni di ospitalità: la si accoglie con applausi, rime ironiche e goliardiche e fenèzze (raffinatezze).

Al conduttore il caposala chiede quali balli preferisce, e a musica iniziata egli invita la mascherata al ballo: “Maschere e conduttore possono invitare”. Le maschere, solo dopo essere state autorizzate, devono invitare al ballo i cavalieri del festino e solo questi; il conduttore, dopo le maschere, invita al ballo una dama se uomo, un cavaliere se donna. Nessuno degli invitati può rifiutare l'invito al ballo.
Le maschere hanno l'obbligo di essere mute, possono parlare solo con il consenso del caposala tramite il proprio conduttore a condizione di scoprirsi il volto.
Inoltre, alla stessa condizione, possono invitare le dame al ballo.

Il caposala a propria discrezione decide quanti balli concedere alla compagnia, e al momento di congedarla la ringrazia con la fatidica frase: “Ringraziamo maschere e conduttore”. La mascherata esce tra applausi e musica per andare a un altro festino, mentre fuori la prossima attende l'ingresso.

Il "morto" (U murte /ˈu ˈmw:ərtə/)

Alle ore 24 del martedì grasso il caposala esclamando: "chiangite, u carnevale jè murte!" (/kjaŋiˈtə ˈu carnəˈva:lə ˈyɛ ˈmw:ərtə/ "piangete, il carnevale è morto!") sancisce a tutto il festino la fine del carnevale. Segue una goliardica drammatizzazione di un funerale al carnevale.

La pignatta (La pegnatte /ˈla pəˈɲɲattə/)

Il primo sabato e domenica di Quaresima v’è la pegnatte. Gli stessi componenti del festino, ormai liberi da vincoli di ospitalità per le maschere, si ritrovano tra giochi e balli a rivivere il clima carnevalesco attorno a una pignatta di creta, contenente ceci, biscotti, cioccolatini, nonché, per la sorpresa degli invitati, qualche volatile o coniglio,[senza fonte] unitamente a coriandoli e stelle filanti, una preparata dalle dame per i cavalieri ed un’altra dai cavalieri per le dame; esse vengono rotte a colpi di bastone da rispettivi destinatari.
I candidati alla rottura si avvicendano bendati e muniti di un bastone; essi dovranno individuare la collocazione della pignatta guidata dall’intensità della musica, e, con un colpo dall’alto verso il basso, rompere la stessa.

L’Ómene curte (/lˈomənə.cu:rtə/ L'uomo corto)

La maschera tipica del carnevale sammichelino è l’ómene curte[38], raffigurante un uomo di statura molto bassa, un contadino povero ma furbo. La persona è coperta con un sacco di juta fino alla vita, il quale forma la testa della maschera, con all'interno un grosso setaccio ("u farenale" /ˈu farəˈna:lə/) per dare volume; sopra questa "testa" è spesso appoggiata una vecchia coppola per un maggiore realismo. Una vecchia giacca è abbottonata in corrispondenza della vita e un bastone con due guanti, infilato nelle maniche della stessa, forma due braccia spalancate.
Muovendosi e ballando, egli colpisce con le sue "braccia" chiunque si trovi nelle vicinanze.

I falò di san Giuseppe
(I fanóve de San Geséppe /ˈi faˈno:və də ˈsan dʒəˈse:ppə/)
[modifica | modifica wikitesto]

Il 19 marzo, giorno di San Giuseppe, dopo la scuola gruppetti di bambini girano per le strade del paese portando un ramo di risulta della potatura del ciliegio ("u zippe" /ˈu ˈtsi:ppə/), ben ramificato, bussando porta a porta e chiedendo: "Cè 'nge mitte a San Geséppe?" (/ˈcənˌdʒə ˈmittə ˈa ˈsan dʒəˈse:ppə/ "Cosa ci metti a San Giuseppe?"). Il padrone di casa offre un frutto, un dolcetto o un piccolo dono che viene appeso a una delle ramificazioni d'u zippe.[39]
In serata tutti i rami colmi di doni vengono posati alla base di grossi cumuli di fascine ai quali viene dato fuoco creando dei falò attorno ai quali la gente si raduna gioiosamente chiacchierando e mangiando ceci tostati e bevendo del vino.

Festività religiose[modifica | modifica wikitesto]

Feste patronali in onore di san Michele Arcangelo e San Vito martire[modifica | modifica wikitesto]

8 maggio e 9 maggio. Dal 2009 per Decreto Arcivescovile le due feste sono state spostate alla seconda domenica e secondo lunedì di maggio.
Fino a qualche tempo fa si festeggiava l'8 e il 9 maggio: questa data era relativa alla grazia che il santo concesse al paese e a tutti quelli limitrofi poiché, durante una grave siccità, la popolazione, come estrema ratio, decise di portare la sacra statua in processione. Si racconta che al momento dell'uscita sul sagrato della chiesa, dopo un violento tuono, cominciò a scendere una pioggia che durò per qualche giorno e che mise fine ai disagi causati dalla mancanza d'acqua. Per questo miracolo, il comune limitrofo, Acquaviva delle Fonti, regalò alla comunità di Sammichele una giornata per poter svolgere la fiera paesana.[senza fonte]

Processione della Madonna del Carmine[modifica | modifica wikitesto]

Il 16 luglio viene portata in processione una statua della patrona dell'unica parrocchia[40] di Sammichele.

Festa di San Rocco[modifica | modifica wikitesto]

Primi sabato e domenica di settembre. Festa tradizionalmente organizzata dai muratori e scalpellini di Sammichele che affidavano al santo la loro incolumità sul lavoro.

Processione di San Michele della vendemmia[modifica | modifica wikitesto]

Il 29 settembre.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

La primaria risorsa economica di Sammichele di Bari è l'agricoltura. Vengono coltivate soprattutto olive, ciliegie, uva da tavola e da vino, mandorle. Il territorio di Sammichele è compreso nelle aree produttive della ciliegia Ferrovia e del Primitivo di Gioia del Colle[41].
Locali frantoi oleari provvedono alla molitura delle olive e alla produzione di olio d'oliva per uso familiare e/o commerciale.
Nel territorio sono altresì presenti importanti aziende vivaistiche la cui produzione ha un'importanza tale da essere esportata sull'arco del bacino del Mediterraneo.
Altra grande risorsa è il turismo enogastronomico, a cui molto importante è il contributo dato dalla zampina, preparata, cotta e degustata all'interno delle locali macellerie-rosticcerie, le quali attirano numerose comitive di avventori nelle serate di fine settimana.
Il turismo scolastico ha una discreta presenza grazie al Museo Dino Bianco.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Il principale asse viario del Comune è la Strada statale 100 che collega Bari a Taranto. La viabilità locale è assicurata dalle strade provinciali SP58 Putignano-Sammichele, SP 132 Turi-Sammichele e SP125 Acquaviva-Sammichele.

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

La stazione ferroviaria di Sammichele di Bari è posta lungo la linea Bari–Casamassima–Putignano gestita dalla società Ferrovie del Sud-Est[42]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

  • Polisportiva Sammichele, calcio a 5 Militante in Serie B[43]
  • Atletica Giovanile Sammichele, atletica leggera
  • G. S. Atletico Sammichele di Bari, squadra di pallavolo militante nel campionato di serie C
  • Sporting Club Sammichele, calcio a 11
  • Bocciofila Sammichele

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 4 aprile 2013.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 567.
  4. ^ Un prodotto tipico a base di carne: la Zampina di Sammichele di Bari
  5. ^ Carnevale di Sammichele di Bari
  6. ^ Armoriale dei comuni della provincia di Bari
  7. ^ Lama San Giorgio - La Macchia di Marcello
  8. ^ La lama invasa dalle acque reflue - CorrieredelMezzogiorno
  9. ^ Lo scolo del depuratore nella lama (video)
  10. ^ Medie climatiche di Sammichele di Bari su climate-data.org
  11. ^ Medie climatiche di Sammichele di Bari su ilMeteo.it
  12. ^ Pagina con le classificazioni climatiche dei vari comuni italiani.
  13. ^ Γεωγραφικά/ΣΤ - Βικιθήκη
  14. ^ In un diploma di Arrigo VI in favore del monastero presso Monopoli, di cui è copia in pergamena nell'Archivio comunale di Putignano, Frassineto è nominato insieme e in mezzo a Bari e a Gioia: «Per totam terram Barii, Frassineti et Iohe».
    http://emeroteca.provincia.brindisi.it/Archivio%20Storico%20Pugliese/1988/Articoli/Un%27ImportanteViaIstmica.pdf
  15. ^ Puglia archeologica: Monte Sannace.
  16. ^ Azetium. Le mura e i frammenti archeologici.
  17. ^ Puglia archeologica: Egnazia.
  18. ^ Tommaso Frassineto, Barone del Feudo di Frassineto, di cui faceva parte anche il casale di Turi. Figlio di Ugo da Frassineto e nipote di Roberto Altavilla, conte di Conversano. Viene nominato come Signore di Turi nelle pergamene dell’archivio di Bari (932 - 1210). Cfr. Le pergamene di San Nicola di Bari, a cura di Nitti de Vito [Codice Diplomatico Barese, V], Bari 1902, p 234. (http://turinlinea.files.wordpress.com/2013/03/turi-tesi-laurea-di-anna-lizia.pdf)
  19. ^ Mappa "Terra di Bari et Basilicata", sec. XVII
  20. ^ Acquaviva Aragona, nobili-napoletani.it.
  21. ^ Il conte imprenditore che salvò la città, repubblica.it
  22. ^ In atti notarili del 1617 si legge il nome Casale Sancti Michaelis.
  23. ^ De Ponte, nobili-napoletani.it.
  24. ^ Caracciolo Rossi, nobili-napoletani.it.
  25. ^ Don Nicola (* Vietri 13-12-1710 † San Giovanni 20-2-1783), 6º Duca di Vietri e Patrizio Napoletano dal 1757, 1º Duca di Casamassima dal 1779.
    Sposò a Napoli il 23-12-1756 Donna Maria Giuseppa de Ponte, figlia ed erede di Don Antonio Duca di Casamassima e di Teresa Fortunata Castelsanpietro (* 1732 † Napoli 19-8-1794).
  26. ^ Turi on line » La Carboneria in Terra di Bari di G. Spinelli
  27. ^ Foto della torre dell'orologio
  28. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  29. ^ Bilancio Demografico e popolazione residente straniera al 31 dicembre 2010 per sesso e cittadinanza, ISTAT. URL consultato il 20 novembre 2013.
  30. ^ Sito del Museo Dino Bianco
  31. ^ Sito web
  32. ^ Sito web
  33. ^ Sito web
  34. ^ La vedova del trullo sul portale IMDb
  35. ^ Biografia di Apula Flava su la-piazza.it
  36. ^ Possono organizzare i festini anche le associazioni culturali nella sede dell’associazione medesima, purché l’ingresso sia riservato ai soli soci (l’elenco di quest’ultimi deve essere a disposizione di eventuali controlli sin dal primo giorno e rimanere inalterato per tutto il carnevale) e ad un numero assai ristretto di ospiti.
  37. ^ Il Sindaco, quale Autorità di Pubblica Sicurezza, prima dell’inizio del carnevale, emette ordinanza con la quale si autorizza e disciplina la circolazione dei gruppi mascherati per le vie del paese.
  38. ^ Sammichelini travestiti da ómene curte
  39. ^ Due ragazzi con un "zippe"
  40. ^ Sito ufficiale della parrocchia S. Maria del Carmine di Sammichele di bari.
  41. ^ Mappa dei vini della Puglia centro-meridionale
  42. ^ Sito ufficiale Ferrovie Sud Est
  43. ^ Polisportiva Dilettantistica Sammichele

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Luigi Larocca, Note storiche e sviluppo cronologico delle vicende religiose e civili di San Michele di Bari, Locorotondo, Arti grafiche Angelini & Pace, 1958.
  • Don Vito Spinelli, Il Casale di "San Michele" - 400 anni di storia religiosa, Monopoli, Edizioni VIVERE IN, 2000.
  • Filippo Boscia, Gianni Trizio e Lorenzo Netti, UN TERRITORIO UNA CULTURA: dalle origini a San Michele di Bari, Sammichele di Bari, SUMA Editore, 1985.
  • Giacomo Spinelli, La reverenda fabbrica del Carmine, Sammichele di Bari, Suma Editore, 2001.
  • Pietro Mazzeo, Storia di Sammichele di Bari, Bari, Editrice Tipografica, 2005.
  • Giacomo Spinelli, Sammichele di Bari - Cenni storici, Sammichele di Bari, Almanacco a distribuzione gratuita a cura dell'Amministrazione Comunale, edito in occasione della festa patronale di San Michele Arcangelo, 2007.
  • Pietro Mazzeo, Tracce di Sammichele di Bari tra 1100 e 1600, Bari, Editrice Tipografica, 2011.
  • Giacomo Spinelli, La Centuriona - Una torre nel territorio delle Quattro Miglia, Sammichele di Bari, Ideal Stampa, 2013.
  • Silvana Calabrese, Istantanee demografiche, familiari e sociali. Sammichele di Bari attraverso il Catasto onciario del 1752, Roma, Aracne Editrice, 2013, ISBN 978-88-548-6486-3.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]