al-Malik al-Kamil

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Muhammad ibn Muhammad b. al-ʿĀdil b. Ayyūb (1177 o 1180[1]Damasco, 6 marzo 1238) è stato un sultano ayyubide curdo.

Al-Malik al-Kāmil (in arabo: ﺍﻟﻤﻠﻚ ﺍﻟﻜﺎﻣﻞ, ossia "il sovrano perfetto") era il laqab di Abū al-Maʿālī Muḥammad b. Muḥammad b. al-ʿĀdil b. Ayyūb Nāṣir al-Dīn (in arabo: أبو المعالى محمد بن محمد بن أيوب ناصر الدين الملك الكامل).

Fu un Sultano ayyubide di discendenza curda che governò l'Egitto e la Siria e che, come suo zio Saladino e suo padre Safedino, fu impegnato a contrastare i Crociati che, per due volte nel corso del suo Sultanato, tentarono di riconquistare Gerusalemme.

Federico II di Svevia (sinistra) incontra al-Malik al-Kāmil (destra).

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Figlio del sultano al-ʿĀdil (Safedino), fratello di Saladino, al-Malik al-Kāmil fu insediato al Cairo dal padre nel 1207 come suo viceré in Egitto,[2]
Fu il primo, in quello stesso anno, a insediarsi nella Cittadella (Qalʿat al-jabal, "Cittadella del monte [Muqattam]").

Nel 1218 al-Malik al-Kāmil guidò la difesa dei musulmani nel corso dell'assedio crociato di Damietta condotto nel corso della Quinta Crociata, e un anno dopo divenne sultano alla morte di suo padre. Nel 1219 fu quasi detronizzato da una cospirazione ordita dai Copti egiziani e costretto a riparare in Yemen fin quando suo fratello al-Muʿaẓẓam, governatore di Damasco, non riuscì a vanificare il complotto.

al-Malik al-Kāmil avanzò varie richieste di accomodamento pacifico ai Crociati ma tutti furono sdegnosamente respinte a causa dell'improvvida opposizione del Legato pontificio Pelagio. Egli offrì di restituire Gerusalemme ai crociati e che le sue mura (che suo fratello aveva demolito ai primi dell'anno) fossero ricostruite, nonché di restituire la Vera Croce (che tuttavia si dubita egli avesse nella propria disponibilità).

Famoso l'incontro con Francesco d'Assisi, che si recò in Terra Santa nel corso della Crociata e che avrebbe cercato di convertire lo stesso Sultano, ricevendone tuttavia un cortese diniego accompagnato da vari doni, essendo stato comunque considerato dal Sultano un "sant'uomo" per i suoi intenti di metter fine al versamento di sangue in atto.

A causa della carestia e delle malattie insorte in Egitto in seguito alle mancate esondazioni del Nilo, al-Malik al-Kāmil non poté difendere Damietta (in cui s'erano attestati nel loro sbarco i Crociati), che fu presa nel novembre del 1219. Il Sultano si rifugiò nella cittadella fortificata di Manṣūra, edificata accanto al Nilo. Le azioni belliche languirono fino al 1221, allorché al-Malik al-Kāmil offrì ancora una volta una soluzione pacifica della questione, ancora una volta però respinta. I Crociati marciarono in direzione del Cairo, ma al-Malik al-Kāmil dette semplicemente disposizioni affinché fossero aperte le chiuse delle dighe che regolavano l'afflusso delle acque del fiume sul territorio. L'impantanamento cui non poterono sottrarsi i pesanti armamenti e i carriaggi dei Crociati fu totale e devastante, obbligandoli così a più miti consigli col Sultano e ad accettare una tregua di otto anni. Il Sultano rientrò quindi in settembre a Damietta, ormai del tutto sgomberata.

Negli anni seguenti vi fu un'importante contesa armata fra al-Malik al-Kāmil e suo fratello al-Muʿaẓẓam, e il Sultano dovette accettare una pace con l'Imperatore e Re di Sicilia Federico II, che aveva programmato la Sesta Crociata. Al-Muʿazzam morì nel 1227, eliminando la necessità di un regolamento pacifico per al-Malik al-Kāmil, ma proprio allora Federico II si presentò in Terra Santa. Dopo la morte di al-Muʿaẓẓam, al-Malik al-Kāmil e un altro suo fratello, al-Ashraf Khalīl, negoziarono un trattato che assegnava tutta la Palestina (inclusa la Transgiordania) ad al-Malik al-Kāmil e la Siria ad al-Ashraf Khalīl. Nel febbraio del 1229 al-Malik al-Kāmil negoziò un trattato decennale di pace con Federico II e Gerusalemme e gli altri Luoghi Santi del Regno di Gerusalemme tornarono ai Crociati. Ai musulmani e agli ebrei fu vietato risiedervi, eccezion fatta per i musulmani che vivevano nelle immediate vicinanze della Cupola della Roccia e della Moschea al-Aqsa. Gerusalemme non era stata più ripresa dai Crociati fin da quando Saladino l'aveva ripresa ai Crociati nel 1187, e dal momento che egli non ne aveva consentito la riedificazione muraria, al-Malik al-Kāmil non si preoccupò che essa tornasse ad essere un centro di potere crociato. Nondimeno numerosi musulmani si opponevano ancora al trattato decennale sottoscritto, come pure non pochi cristiani, incluso il Patriarca latino di Gerusalemme, che decretò l'interdetto sulla Città Santa, regolarmente ignorato da Federico II. La pace agì pertanto come previsto ma al-Malik al-Kāmil dovette immediatamente affrontare una contesa con i Selgiuchidi e i Khwārezmshāh prima di morire nel 1238.

I suoi figli, al-āli Ayyūb e al-Adil II, gli succedettero in Siria ed Egitto rispettivamente, ma il Sultanato ayyubide era entrato nella sua fase di decadenza, tracimata presto in guerra civile.

Nel 1239 il trattato decennale con Federico II spirò, e Gerusalemme tornò sotto controllo ayyubide e in questa condizione rimase fin quando il dilagare dei Mongoli, la sconfitta della dinastia del Khwārezmshāh e il dilagare di bande corasmie fecero cadere rovinosamente Gerusalemme nelle mani di questi ultimi nel 1244.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ The Encyclopaedia of Islam, s.v. «al-Kāmil - al-Malik al-Kāmil Nāṣir al-Dīn Abū 'l-Maʿālī Muḥammad» (H. L. Gottschalk).
  2. ^ Il fratello al-Muʿaẓẓam ebbe in gestione la Siria e gli altri fratelli, al-Awḥad e al-Ashraf Khalīl, ebbero rispettivamente la Jazira e il Diyār Bakr.

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