Venosa

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Vista di "Piazza Castello"
Venosa
comune
Venosa – Stemma
Venosa – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Basilicata-Stemma.svg Basilicata
Provincia Provincia di Potenza-Stemma.png Potenza
Amministrazione
Sindaco Tommaso Gammone (centrosinistra) dal 26/05/2014
Territorio
Coordinate 40°58′00″N 15°49′00″E / 40.966667°N 15.816667°E40.966667; 15.816667 (Venosa)Coordinate: 40°58′00″N 15°49′00″E / 40.966667°N 15.816667°E40.966667; 15.816667 (Venosa)
Altitudine 415[1] m s.l.m.
Superficie 169 km²
Abitanti 12 047[2] (dicembre 2013)
Densità 71,28 ab./km²
Comuni confinanti Barile, Ginestra, Lavello, Maschito, Montemilone, Palazzo San Gervasio, Rapolla, Spinazzola (BT)
Altre informazioni
Cod. postale 85029
Prefisso 0972
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 076095
Cod. catastale L738
Targa PZ
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Cl. climatica zona D, 1 663 GG[3]
Nome abitanti venosini
Patrono San Rocco
san Felice di Thibiuca (ex patrono)
Giorno festivo 16 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Venosa
Posizione del comune di Venosa all'interno della provincia di Potenza
Posizione del comune di Venosa all'interno della provincia di Potenza
Sito istituzionale

Venosa (Venusia in latino, Venòse in dialetto lucano) è un comune italiano di 12.047 abitanti[2] in provincia di Potenza nell'area del Vulture. È uno dei 196 comuni iscritti all'associazione "I borghi più belli d'Italia", assieme ad altri quattro della regione: Acerenza, Castelmezzano, Pietrapertosa e Guardia Perticara.[4]

Geografia e clima[modifica | modifica sorgente]

Venosa è sita nel nord della Basilicata su un altopiano compreso tra due valli ed è circondata da una rigogliosa vegetazione e da numerose alture. L'escursione altimetrica del territorio venosino varia dai 177 m. s.l.m. agli 813 m. s.l.m., gran parte del centro cittadino però sorge ad una quota variabile tra i 400 m. s.l.m. ed i 430 m. s.l.m.. La casa municipale si trova ad un'altitudine di 415 m. s.l.m.[1].

Il clima è di tipo temperato-sublitoraneo con estati calde e secche ed inverni piuttosto freddi e umidi. Non è raro superare i 40° in estate ed andare al di sotto dello zero in inverno. La media pluviometrica si aggira intorno ai 700mm annui, con i picchi precipitativi nel periodo autunnale ed invernale. I mesi estivi, invece, sono quelli più secchi[5][6][7]. La neve fa la sua comparsa ogni inverno con una media di 20 cm/anno circa[8].

Storia[modifica | modifica sorgente]

Antichità[modifica | modifica sorgente]

Iscrizione monumentale del I sec. d.C., relativa alla sepoltura di una coppia di liberti[9]

Le tracce rinvenute (risalenti a circa 600.000 anni fa) assieme a resti di una necropoli neolitica, trovati in località Toppo d'Aguzzo a Rapolla nelle vicinanze del territorio venosino, certificano la presenza umana nel territorio di Venosa sin dai tempi della Preistoria. Gran parte di queste testimonianze si trovano al "Parco Paleolitico" di Notarchirico, un'area non molto lontana dal centro.

La cittadina, probabilmente fondata dalle popolazioni latine, fu strappata dai Romani ai Sanniti nel 291 a.C. dal console Lucio Postumio Megello, che ne fece una colonia latina, ove si trasferirono circa 20.000 individui. Dopo la battaglia di Canne (217 a.C.) vi riparò il console sconfitto Gaio Terenzio Varrone[10]. Durante la seconda guerra punica, nel 208, vi morì il console Marco Claudio Marcello, attaccato da Annibale durante una ricognizione.

In seguito alla guerra annibalica la città fu ridedotta (200 a.C. ca.), con l'invio di nuovi coloni. Nel 190 a.C. la fondazione della Via Appia è occasione di forte sviluppo del centro. Durante la guerra sociale fu al fianco degli alleati italici, ma fu sottomessa da Quinto Cecilio Metello Pio e nell'89 a.C., nonostante questo, ricevette il titolo di Municipium (città romana), ottenendo il diritto di voto e di cittadinanza per i suoi abitanti.

Con l'apporto di nuovi coloni, Venosa acquisì un grande sviluppo, data anche la sua collocazione privilegiata nella Via Appia (una delle più importanti vie di comunicazione dell'antichità), che collegava Roma a Brindisi. Nel 65 a.C., nel municipio nacque e visse la propria adolescenza Quinto Orazio Flacco, uno dei più illustri poeti dell'epoca antica, emigrato, in seguito, a Roma. Nel 43 a.C. fu oggetto di una nuova deduzione da parte dei triumviri, che ne espropriarono i terreni dell'ager publicus, ridistribuendoli trai veterani.

Con l'età imperiale, nei primi periodi dell'avvento del Cristianesimo (intorno al 70 d.C.), si insediò a Venosa una delle prime comunità ebraiche in Italia, che riuscì a integrarsi con la popolazione locale. Una testimonianza di tale convivenza è la collina della Maddalena, in cui sono collocate nelle sue cavità sia sepolture semite che cristiane. Nel 114 d.C. fu aperta la via Traiana, che collegava Benevento e Brindisi ma che non toccò Venosa, portando conseguenze economiche svantaggiose per la città.

Diverse le ipotesi sull'etimologia di Venusia. Raccoglie maggior credito quella che ritiene la città fondata in onore della dea dell’amore, Venere (in latino Venus, anche tramite il trasformato fenicio Benoth). Per altri, l’origine del nome è nell’abbondanza e bontà dei suoi vini (vinosa), oppure nelle vene d'acqua di cui è ricca o, ancora, nel clima ventilato (ventosa).

Medioevo[modifica | modifica sorgente]

Con la caduta dell'impero romano e il conseguente avvento dell'era medievale, Venosa fu soggetta a ripetute occupazioni da parte di popolazioni barbariche dal V secolo. Nel 476 gli Eruli di Odoacre invasero la cittadina mentre gli Ostrogoti, nel 493, la trasformarono in un centro amministrativo, politico ed economico, titolo in seguito conferito ad Acerenza. Tra il 570 e il 590, i Longobardi la elessero sede di gastaldato; nell'842 la città fu saccheggiata dai Saraceni, i quali, a loro volta, furono cacciati da Ludovico II, imperatore del Sacro Romano Impero.

Seguirono i Bizantini, che furono sconfitti, durante la battaglia del fiume Olivento, dai Normanni di Arduino nel 1041. Durante il dominio normanno, Venosa fu assegnata a Drogone d'Altavilla. Da segnalare anche la presenza dei Greci intorno al 980 d.C., testimoniata dal monastero di "San Nicola di Morbano". Nel 1133, Venosa fu saccheggiata e data alle fiamme da Ruggero II di Sicilia. Con la venuta degli Svevi, Federico II fece costruire un Castello, eretto in un luogo ove esisteva un fortilizio Longobardo del XI secolo, a cui assegnerà la funzione di Tesoro del Regno (Ministero delle Finanze).

Dal 1200, il Castello divenne il convento dei Frati Agostiniani, passato poi ai Salesiani e infine ai Padri Trinitari, che ancora oggi albergano nell'edificio. Intorno al 1177, circa lo stesso periodo dei Frati Agostiniani, vi era la presenza di monache nel "Monastero di San Benedetto". Nel 1232, nasce a Venosa il futuro imperatore svevo Manfredi, figlio di Federico II e Bianca Lancia. Agli Svevi successero gli Angioini e nel 1304, l'imperatore Carlo D'Angiò assegna Venosa con titolo comitale al figlio Roberto, detto "Il Saggio".

Rinascimento[modifica | modifica sorgente]

Dopo un continuo avvicendarsi di signori feudali, la città fu concessa in feudo agli Orsini nel 1453. Fu portata in dote nel 1443 da Donata Orsini al duca Pirro Del Balzo, che fece costruire il Castello (dal 1460 al 1470) e la concattedrale di Sant'Andrea (di cui si conosce solo la data di terminazione, 1502, e di consacrazione, 1531).

Dopo gli Angioini, si stanziarono gli Aragonesi della famiglia Gesualdo, che divennero, nel 1561, feudatari e principi di Venosa, rendendo la città un importante centro di attività culturali, intellettuali e artistiche. Fu in questo periodo che visse il principe Carlo Gesualdo, musicista tra i più prestigiosi del suo tempo ma anche tra i più discussi; si dice che il compositore si sia rifugiato nel suo feudo di Gesualdo dopo aver assassinato, a Napoli, la sua sposa (nonché cugina) Maria d'Avalos, rea di averlo tradito con il duca di Andria, Fabrizio Carafa.

In questo periodo, Venosa vide anche la nascita di alcuni importanti centri culturali: nel 1582 venne costituita l'Accademia dei Piacevoli e dei Soavi e nel 1612 l'Accademia dei Rinascenti, quest'ultima fondata da Emanuele Gesualdo, figlio del compositore. Nel 1589, secondo le norme del Concilio di Trento, il monastero femminile "Santa Maria della Scala" fu trasferito e costruito al di fuori delle mura della città. Nel tardo Rinascimento, nacque il futuro cardinale Giovanni Battista De Luca nel 1614, il quale si trasferì per studiare a Salerno e Napoli, per poi stabilirsi a Roma, ove ricevette la nomina di cardinale dal papa Innocenzo XI. Nel 1647, Venosa prese parte alla rivolta masaniellana, guidata in Basilicata da Matteo Cristiano.

Dal settecento a oggi[modifica | modifica sorgente]

In entrambi i secoli, il feudo di Venosa fu affidato a varie famiglie nobili, come i Ludovisi e i Caracciolo. Sul finire del '700, i Rapolla e altri galantuomini venosini elaborano la costituzione della municipalità repubblicana, che fu ostacolata dalle rivolte del popolo, creandò così un forte conflitto tra le due parti.

Nel 1808, Venosa divenne la terza città con più possedimenti della Basilicata, dopo Melfi e Matera, oltre ad avere diritto attivo e passivo nel Parlamento Nazionale Napoleonico. Nel 1820, ebbe un piccolo ruolo nelle sommosse contadine e nei moti carbonari. Durante i moti del 1848, tra i venosini si rese protagonista Luigi La Vista, giovane poeta e scrittore di sentimenti liberali, che fu ucciso il 15 maggio 1848 a Napoli da alcuni soldati svizzeri.

Tra il gennaio e il luglio del 1849, Venosa registrò probabilmente il periodo più nero della sua storia contemporanea. Si instaurò un durissimo astio tra possidenti terrieri, chi era favorevole alla cessione di quote di terre ai contadini e chi invece era contrario. Il disaccordo sfociò in una vera e propria guerra civile, aggravata da interessi politici e vendette. Il conflitto fu bruscamente represso e molte persone (in gran parte innocenti) finirono nelle segrete del Castello.

Nel 1851 un violento terremoto colpì la città, causando il crollo di alcuni edifici e la morte di 4 persone.

Con l'unità d'Italia, nel 1861 fu conquistata dai briganti del rionerese Carmine Crocco, i quali, dopo aver sconfitto la guarnigione della Guardia Nazionale venosina, furono accolti e appoggiati dalla popolazione locale. Durante l'occupazione fu ucciso Francesco Saverio Nitti, nonno dell'omonimo meridionalista. Nel 1866, nacque a Venosa Vincenzo Tangorra, deputato del Partito Popolare e ministro del Tesoro durante il primo governo Mussolini. Nel 1889, Giustino Fortunato ricevette la cittadinanza onoraria per il suo impegno profuso nella costruzione della linea ferroviaria Rocchetta-Gioia del Colle.

Nel 1908 avvenne il passaggio dall'illuminazione a petrolio e gas a quella elettrica. Nel 1944, nell'ultimo periodo della Seconda guerra mondiale, fu costruita una pista di volo per le truppe del 485º Gruppo da Bombardamento dell'USAAF.[11] Fu l'unico aeroporto costruito in Basilicata nel periodo bellico. Nel 1946, terminata la Seconda guerra mondiale, il referendum istituzionale del 2 giugno registrò 3.047 voti per la monarchia e 2.959 per la repubblica. Nel 1992 si celebrò il bimillenario della morte di Orazio Flacco.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

Complesso della Santissima Trinità[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Complesso della Santissima Trinità.
La Chiesa incompiuta

Riconosciuto monumento nazionale dal 1897.[12] Costruito ove, in tempi remoti, esisteva un tempio pagano dedicato a Imene, il Complesso della Santissima Trinità è un'attrazione che comprende due chiese. La chiesa antica (o chiesa vecchia) risale all'epoca paleocristiana, sebbene, in seguito, fu modificata e restaurata dai Longobardi e dai Normanni. La chiesa ospita la tomba degli Altavilla e della moglie ripudiata di Roberto il Guiscardo, Aberada. La chiesa nuova (o chiesa incompiuta) fu iniziata tra l'XI e il XII secolo per ampliare quella antica, sfruttando i materiali sottratti all'anfiteatro romano, ma la sua edificazione non fu mai portata a termine.

Concattedrale di Sant'Andrea[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Concattedrale di Sant'Andrea (Venosa).
Concattedrale di Sant'Andrea

Edificata per volere di Pirro del Balzo, tra il 1470 e il 1502, fu consacrata il 13 marzo 1531. Per favorirne la costruzione, fu demolita la chiesa di San Basilio, assieme alle botteghe e alle abitazioni circostanti. L'interno del monumento è suddiviso in due piani e tre navate, adornate con archi a sesto acuto. Nella navata destra figura la Cappella del Santissimo Sacramento, decorata con un arco caratterizzato da putti, candelabri e festoni. Al piano inferiore si trova la cripta che ospita la tomba di Maria Donata Orsini, moglie di Pirro del Balzo.

Chiesa del Purgatorio[modifica | modifica sorgente]

Chiesa del Purgatorio

Costruzione in stile barocco e chiamata anche chiesa di San Filippo Neri, fu innalzata nel 1679 per volere dei "Confratelli del Monte dei Morti", i quali diedero anche il sostegno economico per la sua edificazione. Sul portale d’ingresso si trova un'incisione ove è scritta una frase del poeta Orazio, "Pulvis et umbra". Si suppone che abbia partecipato al progetto un architetto di Roma mandato dal cardinale Giovanni Battista De Luca. Al suo interno vi sono un polittico del seicento di autore ignoto, raffigurante la creazione del mondo e tele di Carlo Maratta del XVIII secolo.

Chiesa di San Rocco

Altre chiese[modifica | modifica sorgente]

  • Chiesa di Santa Maria della Scala: Innalzata nel 1589 ad opera del vescovo Rodolfo da Tussignano e fino al 1868 ospitava quaranta monache cistercensi. La chiesa conserva le reliquie di San Teodoro.
  • Chiesa di San Martino: Di origine medievale (1262), è situata in un vicolo della parte antica di Venosa.
  • Chiesa di San Domenico: Fu costruita nel 1348, la chiesa conserva l’annesso convento che si estendeva col giardino fino a piazza Orazio. Appartenuta alla famiglia Rapolla ed adiacente all'omonimo Palazzo Rapolla in via S.Domenico.
  • Chiesa di San Rocco: Fu costruita nel 1501, dopo una pestilenza che infestò la città, in onore di San Rocco (patrono di Venosa) che avrebbe protetto la città dalla peste.
  • Chiesa di San Biagio: Monumento rinascimentale che presenta i medaglioni laterali raffiguranti lo stemma di Pirro del Balzo e lo stemma dei principi Ludovisi.
  • Chiesa di San Giovanni Battista: Costruita intorno al 1500, conserva la statua di Sant'Antonio, festeggiato il 13 giugno.
  • Chiesa della Madonna delle Grazie: Edificata nel XVI sec. con l’annesso convento. Completamente restaurata con i fondi del Giubileo 2000.[13]

Architetture civili[modifica | modifica sorgente]

Palazzi[modifica | modifica sorgente]

Palazzo Calvini[modifica | modifica sorgente]
Palazzo Calvini

Costruito nel seicento, fu, in seguito, modificato e restaurato nel settecento e nell'Ottocento. Al suo interno si trova una tavola di marmo chiamata "I Fasti Municipali", su cui sono incisi nomi di magistrati romani dal 34 al 28 a.C. Attualmente, è la sede del municipio della cittadina.

Casa di Orazio Flacco
Cosiddetta Casa di Quinto Orazio Flacco[modifica | modifica sorgente]

La cosiddetta Casa di Orazio, risalente al II secolo d.C., consta di due stanze adiacenti individuate come ambienti di un complesso termale, l'una semicircolare allestita con arredi e suppellettili di epoca romana ricostruiti con tecniche di archeologia sperimentale, l'altra rettangolare senza copertura. L'esterno, per la presenza della parete muraria in opus reticulatum e opus latericium, racchiude un suggestivo valore architettonico.

Altri palazzi[modifica | modifica sorgente]
  • Palazzo del Balì: La sua edificazione risale al XV secolo e il suo restauro fu effettuato dal Balì dei Cavalieri di Malta.
  • Palazzo De Luca: Eretto intorno al cinquecento e appartenuto alla nobile famiglia De Luca.
  • Palazzo del Capitano: Sul margine del vallone Ruscello ingloba parte delle antiche mura cittadine.
  • Palazzo Rapolla: Eretto nel 1514 ed appartenuto alla nobile famiglia Rapolla, palazzo cinto da mura fortificate, con due portali di accesso, adiacente a piazza Orazio ed alla chiesa di S.Domenico. Ospitò, tra gli altri, Giuseppe Bonaparte nel 1807.

Fontane[modifica | modifica sorgente]

Fontana Angioina

Fontana Angioina
Fu eretta nel 1298, in onore di Carlo D'Angiò, il quale soggiornò a Venosa nel settembre 1271 e nel giugno 1272. Presenta due leoni in pietra che hanno sotto i piedi un ariete, simbolo della forza dell'Impero Romano, (vista la provenienza romana dei leoni) posti alle estremità, una parte di colonna romana posta al centro (poco distante da essa) e ventidue piuoli in pietra che separano la piazza del Castello dalla Fontana. È anche un importante tappa per la processione, (dopo la lavanda dei piedi che si svolge in Piazza San Giovanni de Matha), dove Gesù viene tradito da Giuda Iscariota. Attualmente è di nuovo attiva, con un nuovo rubinetto.

Fontana di Messer Oto
Costruita tra il 1313 e il 1314 per rendere omaggio al sovrano Roberto d'Angiò. È sormontata da un grande leone di pietra, sottratto a una costruzione romana della città, e nella parte posteriore è corredata di una larga vasca, che a suo tempo veniva sfruttata come lavatoio pubblico.

Fontana di San Marco

Fontana di San Marco
Risalente a fine cinquecento, prese il nome probabilmente dai leoni che sorgevano di fronte. Veniva usata per abbeverare i cavalli. A fianco, c'era un lavatoio pubblico, adesso inutilizzato. È importante per la posizione dietro la Cattedrale. Attualmente fornisce di nuovo acqua.

Altre Fontane
Venosa ha molte fontane, risalenti al periodo di Mussolini, e di recente costruzione. Quasi tutte sono attive, e sono locate nelle zone di espansione; altre nel centro storico per rifornire l'acqua durante la seconda guerra mondiale, quando questa scarseggiava, e dove non c'era ancora il sistema idrico dell'Acquedotto Pugliese. Altre, infine, sono state abbattute.

Architetture militari[modifica | modifica sorgente]

Castello Aragonese

Castello Aragonese[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Castello Aragonese (Venosa).

Fu costruito nel 1470 per ordine del duca Pirro del Balzo, nel punto ove sorgeva l'antica Cattedrale e, ancor prima, vi era un sistema di cisterne di età romana, i cui resti sono osservabili nel cortile del castello. Nel seicento, il castello da fortezza fu trasformato in dimora signorile da Carlo ed Emanuele Gesualdo. Ha una pianta quadrata, con torri a forma di cilindro ed è circondato da un fossato mai riempito d'acqua. Al suo interno vi sono la Biblioteca Comunale e il Museo Archeologico.

Siti archeologici[modifica | modifica sorgente]

Parco Archeologico

Parco archeologico[modifica | modifica sorgente]

Situato vicino alla Chiesa Incompiuta, conserva testimonianze comprese tra il periodo repubblicano e l'età medievale. È possibile rimirare il complesso termale, articolato in diversi ambienti come il “frigidarium”, composto da un mosaico pavimentale raffigurante animali marini e il “calidarium”, il bagno caldo con piccoli pilastri in mattone. Si prosegue per il complesso episcopale della Santissima Trinità, contenente al centro una vasca battesimale a forma esagonale, preceduta da tre piccole navate, in una delle quali è ricavata una seconda vasca battesimale cruciforme.

Catacombe ebraiche[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Catacombe ebraiche di Venosa.
Iconografia nelle catacombe ebraiche

Le catacombe ebraiche sono situate sulla collina della Maddalena, in una zona periferica di Venosa. Datate tra il III e il VII secolo d.C. secondo la documentazione epigrafica, furono scoperte nel 1853 e divennero oggetto di studio sistematico a partire dal 1974, grazie anche all'opera di Cesare Colafemmina. Sono composte da una serie di corridoi lungo i quali si possono ammirare sepolture e iconografie ebraiche. Accanto a tali catacombe, vi è un'altra struttura che ospita quelle cristiane, costituendo una testimonianza di convivenza pacifica tra ebrei e cristiani.

Area archeologica di Notarchirico[modifica | modifica sorgente]

Fossile di un cranio d'elefante a Notarchirico
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Area archeologica di Notarchirico.

Scoperta nel 1979, è situata nella periferia di Venosa, è costituita da reperti risalenti all'era paleolitica (tra 600.000 e 300.000 anni fa). Si trovano resti di animali di grossa taglia come elefanti, bisonti e rinoceronti. Di tracce umane è stato scoperto un femore di femmina adulta della specie Homo Erectus. Inoltre, è stata rinvenuta una sequenza stratigrafica composta da oltre undici livelli riferibili al Paleolitico inferiore e databili tra 600.000 e 300.000 anni fa.

L'Anfiteatro romano[modifica | modifica sorgente]

Costruito tra il I e il II secolo d.C., è stato privato di molte opere e ornamenti, attualmente collocati in altri monumenti di Venosa (molti furono sfruttati per erigere la Chiesa Incompiuta). Il primo scavo fu commissionato dai Borboni nel XIX secolo, dove furono trovati una serie di bronzi, monete, terrecotte ma, per abbandono, i ruderi furono risotterrati. Solamente nel 1935 fu riportato il tutto alla luce. L'Anfiteatro romano ha una forma ellittica, su tre piani, in parte costruiti fuori terra e in parte realizzati tagliando a terrazze il terreno in cui sorge. L'asse maggiore misura 70 m mentre l'asse minore 40 m. Esaminando questi dati, si ritiene che questa struttura accogliesse a suo tempo circa diecimila spettatori. Il livello più basso è quello dell'arena, ove si trova la terrazza del "podio" per i personaggi importanti. Vi sono altri due livelli, sostenuti da tre ambulacri concentrici: il primo livello detto "ima cavea", il secondo "media cavea" e il terzo "summa cavea".

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[14]

  • I primi grandi insediamenti si hanno nel periodo romano, dove nel 291 a.C. (anno della nascita di Venosa sotto l'Impero Romano), la città contava 20.000 persone. Con il passare del tempo, con la peste, carestie e malattie varie la popolazione diminuì, ma rimase sempre una delle più alte della zona. Nel 1861 (anno dell'Unità d'Italia), Venosa contava poco più di 7.000 persone. Nel 1951 (anno del censimento in cui Venosa ebbe più persone) raggiunse 13.427 abitanti. Due decenni dopo, scese a 11.242, per poi aumentare nuovamente negli ultimi anni fino 12.231.[2]

Etnie[modifica | modifica sorgente]

Gli stranieri regolari sono 389 (160 maschi e 209 femmine) pari al 3,21% della popolazione venosina. Le principali comunità rappresentate sono le seguenti[15]:

Nazione Stranieri regolari sul totale degli immigrati sulla popolazione residente
Romania Romania 130 35,81 % 1,06 %
Albania Albania 65 17,90 % 0,53 %
Marocco Marocco 60 16,52 % 0,49 %
Bulgaria Bulgaria 34 9,36 % 0,27 %
Ucraina Ucraina 22 6,06 % 0,17 %
Altre 52 14,32 % 0,42 %
363 100,00 % 2,96 %

Lingue e dialetti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Dialetti dell'area apulo-lucana.

La parlata locale ha molti tratti in comune con i dialetti del nord della Puglia, sebbene mantenga delle proprie peculiarità. Una rilevante caratteristica è la pronuncia indistinta delle vocali finali e, spesso, anche di quelle interne. La vocale i accentata viene pronunciata con un suono indistinto tra e e i, ad esempio viulèinə (violino), mentre la o, in molte parole, viene emessa con il suono di una u aperta, ad esempio monn (mondo). Come molti dialetti meridionali, la lenizione è una delle peculiarità fonologiche del dialetto venosino, che trasforma la c in g ('ngamèinə = in cammino), la p in b (cambànə = campana) e la t in d (fundànə = fontana).

In molti vocaboli la d viene sostituita dalla r, come Runàtə (Donato), la l dalla u, se seguita dalla c palatale, vedi sauzéizzə (salsiccia), e la geminata ll in dd, cangìddə (cancello). Il dialetto locale comprende vari termini di origine latina come cràjə (domani), che deriva dalla parola latina cras; accattà (comprare) da accaptare; abbuscà (guadagnare) da buscar. Altri derivano dalla lingua greca come attànə (padre) da attà o làgana (tipo di tagliatella larga e corta) da làganon, in greco pasta a sfoglia, mentre altri ancora provengono dalla lingua francese come a ccèrə (di fronte), dal termine antico chiere.

Tipici detti e proverbi:

  • «L’acqua scorre addù stàie pendenzə'» (L'acqua scorre dove si trova il pendio). È un incoraggiamento a darsi da fare per rendere favorevole il flusso degli eventi.
  • «L’acqua d’ la ‘mmìria» (L’acqua dell’invidia). Era, per il contadino, l'acqua che pioveva sul campo del vicino e non sul proprio, generando quindi una sensazione di gelosia. Indicherebbe, quindi, l'invidia che si prova quando la fortuna premia gli altri, lasciando a noi l’amaro della delusione.
  • «L’acqua trovələ nnanzə e l’acqua chiara apprissə» (L’acqua torbida avanti e l'acqua pulita appresso).

Tradizione e folclore[modifica | modifica sorgente]

  • Festa della Santissima Trinità - una delle feste religiose più rappresentative del posto che si svolge presso la chiesa della Santissima Trinità. Anni prima era più folkloristica e sono spariti alcuni elementi tradizionali che la distinguevano. Attualmente si può raggiungere con estrema facilità tramite i mezzi di trasporto ma in tempi remoti vi si giungeva con carri che partivano la notte precedente o giorni prima e si fermavano a campeggiare sul piazzale antistante dell'Abbazia accendendo i falò. Ad arricchire lo scenario della festa erano i "castagnari" con le loro bancarelle di frutta secca.
  • Festa patronale di San Rocco - Anche se il principale patrono di Venosa è San Felice di Thibiuca (o Felice di Thibiuca, 247-303), la devozione popolare ha eletto a coprotettore San Rocco la cui festa si celebra il 16 agosto. Anche questa festa, anni fa, aveva un tono più tradizionale e dalla chiesa partiva la processione che attraversava tutte le vie del comune e terminava con i fuochi d'artificio. Da segnalare anche la partecipazione di una orchestra lirico-sinfonica (presente tuttora) che allietava il giorno di giubilo.
  • Madonna Delle Grazie - In passato veniva celebrata durante la prima domenica di maggio, attualmente nella prima domenica di luglio. In quella domenica si consumava un pasto a base di pollo e si dedicava alla Madonna delle Grazie una novena a partire dalla sera del 30 aprile per 9 giorni di seguito, in coincidenza con l'inizio del mese Mariano con processione per le strade della cittadina. Attualmente risulta un po' diversa, poiché con il Concilio Vaticano II, le feste popolari religiose sono state in parte soppresse o limitate alla sola zona di appartenenza alla parrocchia.

Rifiuti[modifica | modifica sorgente]

A Venosa è presente una discarica per rifiuti solidi urbani, locata in Notarchirico, che viene utilizzata da circa 25 comuni dell'area nord della Basilicata. Per quanto riguarda la raccolta differenziata, Venosa nel 2009 ha raggiunto il 12,121%.[16]

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Istruzione[modifica | modifica sorgente]

Biblioteche[modifica | modifica sorgente]

È presente anche una biblioteca comunale, situata nel Castello.

Scuole[modifica | modifica sorgente]

Sono presenti numerose scuole, da asili a scuole secondarie di secondo grado, usate da tutta la zona del Melfese. Numerose sono le scuole dell'infanzia come anche gli asili nido, privati e pubblici. Ci sono due scuole primarie, Luigi la Vista e San Giovanni XXIII, situate rispettivamente in via Roma e Piazza de Bernardi. Nella prima si formano tra un minimo di una classe e un massimo di tre, mentre per la seconda fra tre e cinque classi, con una media tra sei e otto classi per entrambe. La scuola La Vista, è a tempo pieno, e si effettua la mensa, mentre la scuola San Giovanni XXIII, è a tempo ridotto ed è la più antica della città, essendo stata costruita durante il governo di Mussolini, infatti è presente una 'M' sul tetto. Recentemente è stata ristrutturata e adeguata alle nuove norme. Due sono anche le scuole secondarie di secondo grado, Giovanni Battista De Luca, situata in Via Appia, e la scuola Don Bosco, in Via Melfi. Da qualche anno sono unite sotto la sede di Via Appia. Questa, è in fase di ristrutturazione ed è stata costruita intorno agli anni sessanta, attualmente gli alunni si recano alla scuola primaria San Giovanni XXIII. Nel corso degli anni ci sono stati diversi spostamenti. Nel 2011, sono state unite la scuole primarie, medie e alcune dell'infanzia in un Istituto Comprensivo. Infine ci sono numerose scuole secondarie di secondo grado, quella più recente è il Liceo Scientifico, ottenuto con delle firme da parte dei cittadini. Le lezioni si svolgono nel Liceo Classico Quinto Orazio Flacco. Presenti anche una Ragioneria, scuola Professionale, scuola Geometra (tutte e tre nello stesso edificio) e l'IPSIA.[17]

Musei[modifica | modifica sorgente]

Museo Archeologico[modifica | modifica sorgente]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Museo nazionale di Venosa.

Inaugurato nel 1991 e ubicato nel Castello Aragonese, il museo archeologico contiene svariati reperti di diverse civiltà ed epoche storiche. Si apre con una sezione dedicata alla preistoria, ove sono custodite testimonianze che vanno dal Paleolitico inferiore all'età del Bronzo. Contiene altre cinque sezioni, che vanno dalla fase preromana al periodo normanno. Tra i reperti più distintivi sono da citare la Testa di Diadumeno (appartenente a una statua perduta, nonché una copia di Diadumeno di Policleto); un frammento della Tabula Bantina, lastra in bronzo con testi legislativi scritti in osco e un askos (vaso schiacciato di origine greca) a decorazione policroma rinvenuto a Lavello.

Media[modifica | modifica sorgente]

Musica[modifica | modifica sorgente]

Canzoni legate a Venosa:

Cinema[modifica | modifica sorgente]

Venosa è stata scelta come ambientazione dei film:

Cucina[modifica | modifica sorgente]

Venosa, assieme ad altri comuni del Vulture come Barile, Melfi, Rionero, Acerenza, Ripacandida e Rapolla, produce l'Aglianico del Vulture, vino di pregiata qualità che ha ricevuto il marchio DOC il 18 febbraio 1971 ed è considerato uno dei migliori vini rossi italiani. Il vitigno fu portato in Italia dai coloni greci e i Romani lo sfruttarono per produrre il vino Falerno. Venosa ha anche ospitato diverse edizioni dell'Aglianica, manifestazione vinicola a livello nazionale che promuove il prodotto locale (altri comuni ove si tiene l'evento sono Rionero, Barile e Melfi). Rinomato è anche l'olio extravergine, prodotto anch'esso in altre zone del Vulture, il quale si fregia del marchio DOP per decreto ministeriale del 25 marzo 2005. Venosa ha anche dei piatti tipici:

  • Lagane e Ceci - le lagane sono un tipo di tagliatelle a base di farina di grano duro già conosciute ai tempi dell'Antica Roma. Si ottengono da una sfoglia circolare, arrotolata su sé stessa e tagliata a listarelle con un diametro di circa un centimetro. Vengono preparate con ceci, olio d'oliva, pomodori pelati, basilico, aglio, sale e pepe.
  • Past' e tar' cucòzz - penne condite con i talli di zucca, pomodori pelati, aglio, prezzemolo, olio d'oliva e sale.
Tipici Pizzicannelli
  • Strascinati con lu 'ntruppc - tipo di pasta fatta in casa, definita con lu 'ntruppc (intoppo) proprio per il gradevole intoppo per lingua e palato. Gli strascinati vengono preparati con un sugo composto da pezzi di carne mista come maiale, vitello e salsiccia, in aggiunta di cipolla, pecorino, olio di oliva e sale. Questo sugo, che in genere viene preparato durante grandi occasioni di festa, era anche detto della "mamma", per la cura che ella dedicava nel cuocerlo sin dalle prime ore del mattino.
  • U cutturidd - carne di pecora (o agnello) tagliata a pezzi grossi, condita con pomodori piccoli e maturi, peperoncino piccante, patate e cipolle tagliate, aglio, lardo, prezzemolo, olio d'oliva e sale. Tutti gli ingredienti, in aggiunta di acqua, vengono messi a cuocere in un tegame di terracotta a fuoco lento. Un piatto simile è anche di tradizione ad Altamura e Tricarico.
  • Lampascioni fritti - piccole cipolle selvatiche fritte con olio d'oliva e condite con aglio, peperoncino piccante e sale.
  • Pizzicannelli - dolcetti di colore scuro, fatti con cacao, cannella, mandorle (sgusciate, abbrustolite e macinate), buccia di limone grattugiata, caffè e zucchero.
  • Raffaiuoli - altri dolcetti di colore bianco ricoperti di una glassa fatta con uovo e zucchero.

Persone legate a Venosa[modifica | modifica sorgente]

Quinto Orazio Flacco
Manfredi di Svevia

Eventi[modifica | modifica sorgente]

  • Certamen horatianum - è una gara di traduzione e commento storico-letterario delle opere di Orazio, che si tiene ogni anno nella sede del Liceo Classico Statale "Q. Orazio Flacco". Nata nel 1986, la manifestazione, inizialmente a livello regionale, ha raggiunto, gradualmente, un riconoscimento nazionale nel 1992 e possono parteciparvi anche allievi di altre scuole europee a indirizzo classico.
  • Festival del Cabaret di Basilicata - nato piuttosto di recente (nel 2002) per idea dell'Associazione culturale “L’Altrarte”, in collaborazione con l’ "Artistica Management", è stato organizzato con lo scopo di scoprire e far emergere nuovi talenti del cabaret e della comicità in generale. I partecipanti sono visionati da una giuria di esperti del settore e da personalità del mondo della cultura.
  • Festa della Vendemmia - chiamato anche Rito della Vendemmia, è un evento di natura enogastronomica che si organizza nella prima settimana d'ottobre. Il vino gioca il ruolo da protagonista, ove vengono degustate le diverse varietà di uva di tutta la produzione vinicola del venosino. Tuttavia vi è anche spazio per assaggiare le pietanze tipiche, visitare i monumenti e i palazzi del centro storico di Venosa.
  • Sagra delle "Ciammarichidd" (Lumachelle) - manifestazione gastronomica e culturale che si organizza nel mese di agosto. Vengono allestite mostre e degustazioni di prodotti tipici, il tutto accompagnato da esibizioni di gruppi folk
  • Currere Venusia- gara podistica di 10 km per le vie del centro cittadino. La manifestazione è nata nel 2010, dall'anno successivo è stata intitolata alla memoria di "Gino Coppola" sfortunato corridore scompaarso prematuramente. La gara è organizzata dall'A.S.D. Essedisport di Venosa e si svolge il primo sabato di agosto.
  • Riflessi di Stelle - ”Degustazioni di Aglianico del Vulture nella notte di San Lorenzo". Evento organizzato da “Cantina di Venosa”, si svolge ogni anno il 10 agosto nella notte di San Lorenzo. Osservazioni delle meraviglie celesti con telescopi professionali e con la guida di Astronomi di Astroala - Associazione Lucana di Astronomia. Durante la serata c'è un concerto di musica etno-popolare ed è possibile assaggiare piatti della gastronomia venosina e lucana.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Strade statali e provinciali della Basilicata e Stazione di Venosa-Maschito.

Ferrovia[modifica | modifica sorgente]

La città di Venosa ha una propria stazione ferroviaria, sulla linea Rocchetta Sant'Antonio-Gioia del Colle.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

Venosa è gemellata con:

Sport e Associazioni Sportive[modifica | modifica sorgente]

Le attività sportive più rappresentative del comune di Venosa sono il calcio e la pallavolo. L'AC Horatiana Venosa è una squadra di calcio fondata nel 1989, retrocessa nell'Eccellenza regionale al termine del Campionato di Serie D 2007-2008 e fallita lo stesso anno. Al momento Venosa non ha più squadre di calcio a 11. Per il calcio a 5 vi sono le associazioni sportive dilettantistiche Essedisport Venosa e Flacco Venosa[26], la prima fondata nel 2009 e promossa in serie C1 al termine della stagione sportiva 2012/2013, mentre la seconda nel 2000 e militante in C2. La Flacco Venosa inoltre è la prima squadra del Vulture-Melfese ad aver costituito una squadra giovanile di allievi che nella stagione 2011/2012 ha disputato un regolare campionato regionale, mentre nella stagione corrente è stata costituita una squadra Juniores (Under 18) che disputa il campionato regionale di categoria. Poi ancora c'è la ASD D.E.B.AL Sport che dal 2007 organizza il torneo federale "Champions a 5". Per quanto riguarda la pallavolo, a Venosa sono presenti tre società sportive: ASD Venosa Volley, Pallandia Volley Venosa e ASD Pallavolo Venosa[27]. Il tennis è rappresentato dalla società Circolo Tennis Venosa[26]. Inoltre è presente anche una scuola di taekwondo e di karate.[senza fonte]

Impianti sportivi[modifica | modifica sorgente]

A Venosa è presente lo stadio comunale "Michele Lorusso", ubicato accanto alla via Appia e dotato di un campo di erba sintetica, con capienza totale di 1.300 posti a sedere, ove 800 sono nella tribuna coperta e 500 negli spalti scoperti. Inoltre sono presenti altri impianti sportivi: una pista di atletica leggera (dove sono stati realizzati 2 primati nazionali)[senza fonte] e un palazzetto dello sport e il crossodromo Carpe Diem.

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Il clima a Venosa. URL consultato il 07-01-2011.
  2. ^ a b c Bilancio demografico Istat 2013.
  3. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  4. ^ I Borghi più belli d'Italia. URL consultato il 1 settembre 2008.
  5. ^ stazioni meteorologiche. URL consultato il 07-01-2011.
  6. ^ archivio bollettini meteo. URL consultato il 07-01-2011.
  7. ^ pluviometria lucana. URL consultato il 07-01-2011.
  8. ^ Meteo Venosa. URL consultato il 07-01-2011.
  9. ^ Il latino è corrotto: si noti l'errore ortografico in peQunia (recte pecunia): cfr. Theodor Mommsen, CIL IX, 588
  10. ^ Polibio, Storie, III, 117
  11. ^ Basilicata Regione Notizie. URL consultato il 27-11-2010.
  12. ^ Luigi Ranieri, Basilicata, UTET, Torino, 1972, p.289
  13. ^ Chiesa a Venosa.
  14. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  15. ^ Statistiche ISTAT 31/12/2010. La presenza straniera a Venosa. URL consultato il 7 dicembre 2011.
  16. ^ (PDF) Ufficio Ambiente, Resoconto periodico sui flussi di produzione dei RSU e situazione impiantistica di smaltimento della Provincia di Potenza, Osservatorio Provinciale Rifiuti, gennaio 2011.
  17. ^ Scuole a Venosa
  18. ^ Tre fratelli contadini di Venosa - Stormy Six review. URL consultato il 15 novembre 2012.
  19. ^ Gesualdo da Venosa - Franco Battiato review. URL consultato il 15 novembre 2012.
  20. ^ Death in Venosa - Gesualdo - Death For Five Voices review. URL consultato il 17 febbraio 2012.
  21. ^ Vultour - Le Tracce del Sacro Territorio e Identità. URL consultato il 17 febbraio 2012.
  22. ^ Su Rai Uno la storia di Carmine Crocco. URL consultato il 12 gennaio 2012.
  23. ^ Gemellaggio Tortolì Venosa, comuneditortoli.it. URL consultato il 27 dicembre 2011.
  24. ^ Gemellaggio Bernalda Venosa, trinitaeliberazione.it. URL consultato il 27 dicembre 2011.
  25. ^ Gemellaggio con la Basilicata, prolococetraro.it. URL consultato il 27 dicembre 2011.
  26. ^ a b Albo comunale delle associazioni (2009)
  27. ^ Società di pallavolo della provincia di potenza

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Alfredo Borghini, Itinerari di Federico II nella provincia di Potenza, APT Basilicata, 2000.
  • AA. VV, Basilicata Atlante Turistico, Istituto Geografico De Agostini, 2006.
  • Giuseppe De Lorenzo, Venosa e la regione del Vulture (la terra d'Orazio), Istituto italiano d'arti grafiche, 1906.
  • Emanuele Masiello, Venosa: storia città architettura, Appia 2, 1994.
  • Maria Luisa Marchi, Mariarosaria Salvatore, Venosa: forma e urbanistica, L'erma di Bretschneider, 1997, ISBN 88-7062-980-5.
  • Antonio Vaccaro, Guida di Venosa, Venosa, Edizioni Osanna, 1998.
  • Antonio Vaccaro, Carlo Gesualdo, principe di Venosa: l'uomo e i tempi, Venosa, Edizioni Osanna, 1989, ISBN 88-8167-006-2.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Basilicata Portale Basilicata: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Basilicata