Mola di Bari

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Mola di Bari
comune
Mola di Bari – Stemma Mola di Bari – Bandiera
Mola di Bari – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione Puglia-Stemma it.png Puglia
Provincia Provincia di Bari-Stemma2.png Bari
Amministrazione
Sindaco Stefano Diperna (centrodestra) dal 29/03/2010
Territorio
Coordinate 41°04′00″N 17°05′00″E / 41.066667°N 17.083333°E41.066667; 17.083333 (Mola di Bari)Coordinate: 41°04′00″N 17°05′00″E / 41.066667°N 17.083333°E41.066667; 17.083333 (Mola di Bari)
Altitudine m s.l.m.
Superficie 50,72 km²
Abitanti 25 901[1] (31-07-2013)
Densità 510,67 ab./km²
Frazioni Cozze, San Materno
Comuni confinanti Bari, Conversano, Noicattaro, Polignano a Mare, Rutigliano
Altre informazioni
Cod. postale 70042
Prefisso 080
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 072028
Cod. catastale F280
Targa BA
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Cl. climatica zona C, 1 187 GG[2]
Nome abitanti molesi
Patrono Madonna Addolorata; san Michele Arcangelo
Giorno festivo seconda domenica di settembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Mola di Bari
Posizione di Mola di Bari all'interno della Provincia di Bari
Posizione di Mola di Bari all'interno della Provincia di Bari
Sito istituzionale

Mola di Bari (usualmente Mola, Màule in dialetto locale[3]) è un comune italiano di 25.901 abitanti della provincia di Bari in Puglia. Rifondata da Carlo I d'Angiò nel 1277 su un insediamento più antico, sorge lungo la costa del mare Adriatico 20 km a sud-est del capoluogo. Il suo porto peschereccio è tra i più importanti della Puglia.

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

La superficie comunale, di 50,72 km2, è racchiusa fra il mare Adriatico e i comuni di Bari, Noicattaro, Rutigliano, Conversano e Polignano a Mare.

Orografia[modifica | modifica sorgente]

Il territorio comunale presenta le caratteristiche orografiche della Terra di Bari, con un andamento pianeggiante o lievemente ondulato e un unico salto marcato di quota a circa 4 km dalla costa, in corrispondenza del primo gradone premurgiano (la Serra). I picchi altrimetrici non superano comunque i 140 m s.l.m. delle contrade San Materno, Brenca e Pozzovivo.

La costa, bassa e rocciosa, corre per 10,7 km secondo la direttrice nord-ovest sud-est e presenta un andamento pressoché rettilineo con l'eccezione della piccola penisola rocciosa (la Terra) corrispondente al primo nucleo dell'insediamento abitato, all'altitudine della quale si riferisce quella ufficiale del comune (5 metri s.l.m.).

Geologia[modifica | modifica sorgente]

Lungo la fascia costiera affiorano depositi dunari di era quaternaria, indicati in cartografia come tufi delle Murge e costituiti da calcareniti bianco-gialline piuttosto friabili, con presenza di fossili.

Nell'interno, il suolo è invece contraddistinto dalla stratificazione di formazioni calcaree e calcarodolomitiche di era mesozoica, quali il calcare di Bari (di periodo giurassico superiore-turoniano, costituito da un'alternanza di calcilititi e calcareniti) e il calcare di Mola (di periodo cenomaniano superiore-turoniano inferiore, costituito da calcari detritici).[4][5]

Idrografia[modifica | modifica sorgente]

Dal punto di vista idrografico, il territorio molese è solcato perpendicolarmente alla linea di costa da diverse lame. Quella di sant'Antonio (o sant'Onofrio) è l'unica lama urbana conservatasi, sebbene canalizzata nel suo ultimo tratto. La lama di san Giuseppe, alla periferia dell'abitato, è la prima del più regolare sistema di lame che segna la parte sud-orientale del territorio molese. Tra queste si impone la gravina di Monsignore che più a monte, in territorio di Conversano, forma una gola profonda alcune decine di metri.[6]

Assenti gli specchi d'acqua permanenti, all'estremità sud-orientale del territorio comunale sono tuttavia presenti alcune doline prive di inghiottitoio (parte del sistema dei cosiddetti laghi di Conversano) che in presenza di piogge abbondanti si trasformano in piccoli bacini idrici, impiegati in passato per l'irrigazione e indicati nella cartografia del XIX secolo come laghi di Spinazzo o di Denazzo.[7][8] Non lontana, la grave di Minghiazze, una cavità sotterranea in parte ostruita da detriti, caratterizzata da formazioni stalattitiche a canna d'organo e a fetta di prosciutto. La natura carsica del territorio è attestata anche dalla presenza di diversi inghiottitoi.

Storia[modifica | modifica sorgente]

« Bruciarono in quella occasione, e completamente, i libroni del catasto onciario e quelli della decima e, quello che più doloroso, tutte le pergamene e le scritture pubbliche, e oggi Mola va brancolando per ricercare la sua storia, la vita sua. »
(Edgardo Noya, storico locale)

Origini[modifica | modifica sorgente]

Diversi reperti ritrovati sia presso l'attuale centro abitato sia nelle vicine contrade di Scamuso e Portone di Ruggiero testimoniano che il territorio di Mola è stato popolato a partire dal Neolitico.

Restano tuttavia contraddittorie le testimonianze di una fondazione greca o romana: in favore della prima ipotesi vi sono i ritrovamenti di alcune monete, andate poi disperse, e di un antico stemma in pietra raffigurante la civetta simbolo di Atene incastonato sulle antiche mura del paese. Ad avvalorare l’origine romana si hanno invece una cisterna (fons Julia) e la pavimentazione a mosaico di una villa di età imperiale posta sulla costa a nord dell’abitato, in contrada Padovano (già Turris Iuliana), nella cui caletta naturale si osservano anche i resti di un piccolo molo in pietra. I suddetti elementi non sembrano tuttavia sufficienti a testimoniare l’esistenza di un centro abitato propriamente detto, quanto piuttosto di un territorio agreste con alcuni insediamenti sparsi. È certo infatti che tra le città di Bari ed Egnatia, poste lungo l’importante via Appia-Traiana tra Roma e Brindisi, dovevano esservi diverse mansiones, ossia stazioni di posta per il cambio dei cavalli ed il riposo dei viandanti, ma le testimonianze classiche (Tabulae e Itinerarii) per tutto il primo millennio dell’era cristiana non citano toponimi riferibili direttamente a Mola o ubicati in corrispondenza dell’attuale centro abitato.

Alto medioevo[modifica | modifica sorgente]

Solo a partire dall’XI secolo in alcuni documenti iniziano a ricorrere i toponimi Maulum, Moles, Maula ed infine Mola, che tuttavia non sono accompagnati da appellativi geografici riferibili con chiarezza ad un centro urbano.

Nell'area vi era tuttavia una diffusa presenza di piccole comunità umane, che solevano raccogliersi presso le grotte che si aprono ai margini delle molte lame che solcano il territorio molese perpendicolarmente alla linea di costa. Le ragioni di tali insediamenti sono molteplici: le lame, oltre a garantire un apporto sia pure discontinuo di acqua dolce, fungevano da vie di comunicazione e da nascondigli in caso di attacchi di pirati e predoni, offrendo quindi più garanzie rispetto ad un agglomerato urbano.

A testimoniare la presenza di comunità rupestri nel territorio di Mola, in una grotta presso la chiesa rurale di San Giovanni Battista, a sud dell’abitato, sino a pochi decenni fa era leggibile un pregevole dipinto murario che riportava la data del 1020.

La rifondazione angioina[modifica | modifica sorgente]

Stemma angioino

Le testimonianze che attestano la presenza di un centro urbano restano scarse e contraddittorie fino al 6 giugno 1277, quando Carlo I d'Angiò ordinò che si provvedesse a «rendere abitabile quel luogo che si chiama Mola, per la comodità di coloro che si trova[va]no di passaggio ed anche per la sicurezza della costa». Incaricò quindi i regi carpentieri Jean da Toul e Pierre d’Angicourt a sovrintendere all'edificazione della cinta muraria, di un forno e di una chiesa.

L'uso da parte di Carlo I del termine «ricostruzione» lascia intendere che nei decenni precedenti vi era un insediamento, che sarebbe poi stato volontariamente abbandonato dai suoi abitanti oppure distrutto. Le congetture su una distruzione ad opera dello stesso Carlo I d’Angiò, nel corso del conflitto che lo vide contrapporsi agli Svevi, non sono tuttavia attestate da testimonianze attendibili. Né sembra suffragata da documenti la notizia, riportata dallo storico Pietro Giannone, secondo la quale Mola era un porto importante all’epoca delle Crociate. Tra il 1277 e il 1279, lo stesso Carlo I d’Angiò ordinò la costruzione di un palacium di tre piani e il ripopolamento coatto di Mola con 150 «masnadieri e fuoriusciti» che avevano occupato abusivamente alcune proprietà ecclesiastiche o nobiliari. A ciascuno di loro fu assegnata una porzione di terra all’interno delle mura affinché vi costruissero degli alloggi, e una parte della campagna circostante che avrebbe garantito il loro sostentamento. Presumibilmente a questo periodo va ascritta la realizzazione della rete viaria rurale tuttora visibile, caratterizzata da diversi capodieci, strade che si susseguono parallele tra loro ad una distanza regolare di 550 metri, dalla linea di costa per circa 3 km verso l'interno.

Mola passò quindi tra alterne vicende e, salvo il probabile breve dominio feudale di Teseo Macedonio nel 1283, mantenne lo status di città demaniale fino al primo Quattrocento. Secondo alcuni degli storici locali,[9] questo fu un periodo di relativa prosperità per la cittadina, la cui popolazione registrò un significativo aumento. Pressoché indolore fu la calata in Terra di Bari dell'esercito ungherese di Luigi I (1348), cui i molesi dichiararono subito fedeltà, risparmiando il paese dai saccheggi nei quali incorsero i centri vicini.

XV e XVI secolo[modifica | modifica sorgente]

Con il passaggio del regno di Napoli dagli Angioini agli Aragonesi, l'indebitamento della corona determinò la cessione dei beni demaniali in favore dei creditori. Mola perse così lo status di città libera e fu assoggettata a diversi feudatari: i Gesualdo dal 1417, i Maramaldo dal 1435, i Toraldo dal 1464.

Nel 1495 con la discesa in Italia di Carlo VIII di Francia per rivendicare il regno di Napoli, Mola, insieme ad altri porti pugliesi, fu ceduta dagli Aragonesi ai Veneziani in cambio di un ingente prestito. La Serenissima detenne a più riprese la città, ma non riuscì mai a espugnare il castello cittadino, che rimase fedele a Napoli. Con il periodo della dominazione veneziana, che si protrasse fino al 1530, Mola rafforzò i legami con l'altra sponda dell'Adriatico e registrò un generale progresso economico.

Tornati nuovamente sotto i Toraldo e poi passati ai Carafa, nel 1584 i molesi riuscirono a raccogliere la considerevole somma di 50 mila ducati che permise loro di liberarsi dal giogo feudale per essere soggetti solo al regio demanio. Ben presto però il feudo fu acquistato da Antonio Carafa, costretto pochi anni dopo a venderlo all'asta per pagare i suoi debiti.

XVII e XVIII secolo[modifica | modifica sorgente]

Nel 1609 Mola passò nelle mani di Michele Vaaz, ricco mercante ebreo portoghese, fortemente connesso con la corte del vicereame spagnolo, dove ricopriva alti incarichi. L'Università di Mola, che rappresentava gli interessi delle famiglie notabili del luogo, organizzò immediatamente una fiera opposizione al nuovo feudatario, impugnando il decreto del 1584 con il quale Filippo II aveva concesso il regio demanio alla città. Non mancarono dispute legali e scontri fisici tra i cittadini e i rappresentanti della famiglia Vaaz, fino a quando il 28 luglio 1612 un parlamento generale, nel quale sedevano i cittadini più deboli e corrotti e gli adepti dell'usurpatore, riconobbe l'atto d'acquisto del portoghese, nel frattempo nominato conte di Mola.

Il clero e l'università locale accompagnati dalla gran parte della popolazione, misero in atto numerose proteste, memoriali e ricorsi al viceré ed alla Camera della Sommaria, ai quali seguirono violenze e soprusi da parte dei rappresentanti del nuovo feudatario; molti molesi furono imprigionati nel castello di Bari.

La principale motivazione dell'insorgenza dei molesi era la volontà di sottrarsi ai diritti e i privilegi che il feudatario esercitava nei confronti della città, inclusa l'imposizione di dazi sul commercio. L'economia di Mola, che sino ad allora era stata improntata principalmente sull'esportazione via mare delle derrate alimentari prodotte nell'agro proprio e in quello dei paesi vicini, subiva così un colpo durissimo, al quale solo parzialmente si riuscì a rimediare organizzando una capillare rete di contrabbando, che faceva affidamento sulla complicità dei frati francescani del convento di Santa Maria del Passo, prossimo al porto.

Nel 1670 la Regia Camera della Sommaria riconobbe la validità del privilegio concesso da Filippo II a Mola; tuttavia il paese non otterrà la libertà fino al 1755. Negli anni 1690-1692, intanto, Mola fu focolaio di un'epidemia di peste particolarmente virulenta, che ne decimò la popolazione.

Con l'espulsione dei Vaaz, iniziò per Mola un periodo di grande ripresa economica, alimentata dall'incremento dei traffici marittimi e dal miglioramento delle tecniche agricole e agronomiche che accrebbero la produttività del suolo e la qualità delle derrate prodotte. Seguì un repentino sviluppo demografico e urbanistico e un generale miglioramento del tenore di vita degli abitanti. Politicamente, le vicende di Mola seguirono quelle del Regno di Napoli, con un predominio del ceto agrario e mercantile, rappresentato poche famiglie fra le quali i Noya, baroni di Bitetto, e i Roberti.

Età contemporanea[modifica | modifica sorgente]

Come in molti altri centri del regno, anche a Mola nel 1799, in concomitanza con la Repubblica napoletana si registrò un effimero moto insurrezionale che fece alcune vittime e distrusse i registri contabili e le scritture pubbliche. Bastò però la notizia che le truppe filoborboniche erano vicine e la rivolta rientrò spontaneamente nel volgere di pochi giorni.

Le famiglie notabili, tornate ben presto in auge, con la dominazione napoleonica a Napoli poterono arricchirsi grazie l'acquisizione dei patrimoni ecclesiastici dispersi da Giocchino Murat nel 1806 con la soppressione degli ordini religiosi, e mantennero il potere con continuità anche col ripristino della corona borbonica.

Mola visse quindi con partecipazione il fermento risorgimentale: la locale sezione della società segreta dei Patrioti Europei poté contare su oltre duecento iscritti e quando nel 1821 la costituzione napoletana fu concessa, la popolazione non si sottrasse a sostenere, economicamente e con una settantina di volontari, le truppe chiamate a difenderla dalla minaccia austriaca.

Con l'unità nazionale, nonostante la costruzione della ferrovia e l'intensa opera di alfabetizzazione di massa, le condizioni di larghi strati della popolazione rimasero precarie. In particolare, la crisi economica di fine secolo dovuta al protezionismo diede impulso all'emigrazione oltreoceano che fino agli anni sessanta avrebbe coinvolto migliaia di molesi.

Dopo la prima guerra mondiale, durante la quale il paese subì un bombardamento aereo ad opera degli austriaci, si verificò a Mola uno dei primi episodi di violenza fascista: il 24 settembre 1921 fu infatti ucciso il giovane deputato socialista Giuseppe Di Vagno, nato nel vicino comune di Conversano, che si trovava a Mola per un comizio. Durante il fascismo, a causa dell'improvviso dissesto della famiglia Alberotanza cui erano affidate in deposito fiduciario gran parte delle liquidità economiche dei molesi, si determinò un notevole frazionamento delle proprietà terriere, che produsse il definitivo tramonto del notabilato locale.

Simboli[modifica | modifica sorgente]

Lo stemma del comune raffigura in effigie il patrono san Michele con mantello rosso che brandisce la spada nell'atto di uccidere il drago che giace ai suoi piedi. L'effigie è contornata da un ramo d'alloro a destra e di quercia a sinistra tra loro intrecciati con un nastro tricolore, ed è sormontata da una corona turrita d'argento.

Lo stemma attuale è stato adottato nel 1935 ripristinando l'antico uso. Dal 1831 per circa un secolo, infatti, l'effigie del comune di Mola fu invece la civetta, simbolo di Atene, adottata in virtù della radicata credenza che l'abitato avesse origini magnogreche. A detta dello storico Giuseppe De Santis, sull'antica muraglia angioina era presente un bassorilievo raffigurante proprio una civetta; quest'ultimo simbolo, inoltre, compariva insieme all'effigie di Atena sulle monete di argento che vennero ritrovate nel primo XIX secolo nel sottosuolo della città vecchia.[10]

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Piazza XX Settembre

Architetture militari[modifica | modifica sorgente]

Castello Angioino[modifica | modifica sorgente]

Allo scopo di difendere la costa dalle frequenti incursioni dei pirati, contestualmente alla riedificazione della città e a ridosso delle sue mura, Carlo I d'Angiò ordinò nel 1277 la costruzione di un palacium, affidando la direzione dei lavori ai celebri regi carpentieri Pierre d'Angicourt e Jean da Toul. I lavori terminarono due anni dopo. Tra il XV e il XVI secolo l'edificio seguì le sorti della città e passò attraverso le mani di diversi feudatari, resistendo a numerosi attacchi senza essere mai espugnato. Tuttavia i notevoli danni subiti con l'assedio veneziano del 1508 ne imposero un radicale restauro, avvenuto pochi anni più tardi su progetto dell'architetto militare Evangelista Menga, che gli diede l'attuale forma di poligono stellato. Le possenti mura a scarpata, costruite allo scopo di resistere ad un attacco con armi da fuoco, furono comunque dotate di numerose caditoie. Un fossato comunicante con il mare circondava l'edificio, che era collegato alle mura della città per mezzo di un ponte.

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

Chiesa Matrice[modifica | modifica sorgente]

Intitolata a san Nicola di Bari, è situata all'interno del borgo antico a poca distanza dal mare. Costruita alla fine del XIII secolo, presumibilmente durante la rifondazione angioina della città, essa versava nel Cinquecento in pessime condizioni.

Ingresso Chiesa Matrice

L'arcivescovo di Bari Girolamo Sauli ne impose pertanto la riedificazione, che avvenne negli anni 1547-1575 per opera dei maestri dalmati Francesco e Giovanni da Sebenico e Giovanni da Curzola. L'edificio costituisce tutt'oggi un pregevole esempio dell'architettura rinascimentale adriatica, sebbene gli ampliamenti di epoca barocca abbiano alterato l'aspetto dell'area absidale e di alcune cappelle laterali. Recenti restauri hanno permesso di valorizzare, all'esterno, il rosone e i due portali, dei Leoni (sul fianco sinistro) e dei Nani stilofori (in facciata). Lo spazio interno è scandito in tre navate, quelle laterali con volte a crociera che ne caratterizzano lo stile e da imponenti colonne in stile corinzio. Di particolare pregio le decorazioni scultoree, tra le quali si distinguono i delicati bassorilievi sui pilastrini dei matronei, il monolitico fonte battesimale sorretto da un basamento con putti danzanti, e la cinquecentesca statua di san Michele in pietra dipinta, opera di Stefano da Putignano. Nel cappellone del Santissimo Sacramento, l'altare in marmi policromi e la statua in legno dipinto dell'Immacolata, sulla cimasa (1750), sono opera della bottega dell'andriese Nicola Antonio Brudaglio. L'apparato iconografico è nobilitato dall'altare in legno dipinto che custodisce l'icona della Madonna di Costantinopoli, del tardo Trecento, e da un affresco cinquecentesco di scuola dalmata che probabilmente ricorda l'assedio di Curzola del 1571 ad opera del governatore di Algeri, il musulmano Uluç Ali.[11]

Tra le tele, per lo più di scuola pugliese e napoletana e databili ai secoli XVII e XVIII, spicca quella della Madonna della Neve, opera del primo Settecento attribuita a Paolo de Matteis, una sinopia sul retro della quale c'è un dipinto più antico di più pregevole fattura, attribuibile alla scuola leonardesca.

Nella cripta, trasformata in oratorio dopo l'editto di Saint Cloud, è conservato un frammento ligneo che la tradizione attribuisce alla Croce di Cristo, donato al Capitolo di Mola nel 1710.

Chiesa di Santa Maria del Passo in Sant'Antonio da Padova[modifica | modifica sorgente]

Chiesa di Sant'Antonio da Padova

Fu edificata nel 1503 col titolo di Santa Maria del Passo alle porte della città lungo la via che conduceva a Bari, in luogo di un’antica cappella preesistente. Dalle origini sino al XIX secolo fu parte integrante di un convento di Frati Minori Osservanti. La natura mendicante dell'ordine fece sì che la chiesa divenisse patronato di diverse famiglie notabili del luogo (i baroni Noya e i Roberti) che contribuirono alla costituzione di un ricco arredo scultoreo e iconografico. Oggi spiccano l'antico gruppo scultoreo della Pietà (XV secolo), il pulpito ligneo del 1712 e l'organo settecentesco di Pietro de' Simone.

Chiesa del Santissimo Rosario in San Domenico[modifica | modifica sorgente]

La grande costruzione a navata unica, edificata insieme all'annesso convento dall'ordine dei domenicani nella prima metà del XVI secolo, fu originariamente intitolata alla Madonna del Carmine, sebbene il primo superiore della comunità chiese e ottenne da papa Gregorio XIII che la confraternita del Santissimo Rosario vi si trasferisse dalla chiesa Matrice, dove officiava da più di un secolo. All'interno della chiesa, che conserva una buona produzione iconografica di scuola pugliese risalente per lo più al Seicento e Settecento, si segnala il dipinto della Madonna del Rosario, olio su tavola del napoletano Fabrizio Santafede successivo al 1571, che venne traslato dalla chiesa Matrice nel 1577 con il trasferimento dell'omonima confraternita. Rilevante è anche l'altare in marmo policromo dedicato a san Vincenzo Ferreri (1744). Il grande affresco centrale anch'esso dedicato alla Madonna del Rosario, opera di Umberto Colonna, risale al 1980.

Chiesa della Madonna di Loreto[modifica | modifica sorgente]

Fu edificata a partire dal 1587 alla periferia sud dell'abitato, al posto della cappella omonima, patronato della famiglia Sabinelli, nella quale si venerava un'icona mariana ritrovata in quel luogo. La costruzione, prospiciente il mare, presenta un semplice prospetto a capanna, caratterizzato da un pregevole rosone in pietra calcarea. Un alto campanile in carparo svetta allo spigolo sinistro della facciata. L'interno è dominato dal seicentesco altare maggiore in legno dorato intagliato su fondo verde, recante l'immagine della Madonna con Bambino benedicente, dipinta ad olio su tela. L'altare della Natività, in fondo alla navata destra, presenta un presepe in pietra di scuola pugliese. Nel 1652 la chiesa è sede della confraternita del Sacro Monte del Purgatorio.[12]

Altre chiese[modifica | modifica sorgente]

  • Chiesa della Maddalena (1630), nella centrale piazza XX Settembre. Vi ha sede la confraternita dell'Addolorata. La cupola fu affrescata nel 1965 da Umberto Colonna.
  • Chiesa di San Giacomo (1695), interamente affrescata, antico patronato della famiglia Susca che la edificò al termine dell'epidemia di peste del 1691.
  • Chiesa di San Giovanni e annesso monastero (1723-1738), ex-sede dell'Accademia di belle arti di Bari. Il monastero fu progettato nelle sue linee essenziali dal bitontino Vito Valentino, mentre la chiesa, più tarda, venne realizzata in forme neoclassiche su progetto degli architetti Vincenzo Ruffo e Giuseppe Maria Sforza, allievi di Luigi Vanvitelli, che ripresero gli stilemi della cappella palatina della reggia di Caserta.
  • Chiesa rupestre di San Giovanni Battista, cappella fortificata nei pressi di una lama, costituita da una chiesa superiore ed una ipogea, probabile sede di romitaggio nel XII secolo, nella quale si intravvedono lacerti di decorazioni pittoriche.

Architetture civili[modifica | modifica sorgente]

Affreschi interni di palazzo Roberti
Affresco del Giaquinto[dove si trova?]

Palazzo Roberti-Alberotanza[modifica | modifica sorgente]

L'imponente palazzo signorile, che domina la centrale piazza XX Settembre, fu edificato fra il 1760 e il 1770 da Giambattista Roberti, esponente di una famiglia notabile molese di origine materana, sotto la direzione dell’architetto Vincenzo Ruffo, allievo di Vanvitelli. La simmetrica facciata, in stile tardo-barocco, è cadenzata da tre teorie di finestre. Al centro, la loggia nobile sovrasta il maestoso portone di gusto napoletano che dà accesso ad una ampia corte, sul quale si innesta lo scalone esterno che conduce ai piani superiori e al loggiato. Nella metà del XIX secolo il palazzo passa per via dotale a Nicola Alberotanza e solo nel XX secolo è acquisito al patrimonio comunale. Gli interni, in gran parte chiusi al pubblico, conservano pregevoli decorazioni pittoriche, tra le quali alcune tele del pittore napoletano Aniello D'Arminio (1783). Oltre che dai cognomi delle famiglie che lo possedettero, l'edificio è popolarmente denominato "palazzo delle Cento Camere" per via dell'imponenza che lo contraddistingue.

Teatro van Westerhout[modifica | modifica sorgente]

Teatro van Westerhout

Realizzato nel 1888 per iniziativa dell'amministrazione comunale e su progetto dell'ingegner Vittorio Chiaia, il teatro comunale, intitolato nel 1898 al compositore molese Niccolò van Westerhout, ha le caratteristiche di teatro all'italiana con una platea in origine di 102 posti, due ordini di palchi - il secondo realizzato nel 1908 - e un anfiteatro di prospetto. Sebbene la capienza contenuta ne abbia limitato la fruizione, esso ha conservato gli stilemi originari, caratterizzati dalla linearità della facciata neoclassica cui si contrappone il caldo stile eclettico degli interni: superato il piccolo foyer, si accede alla platea dalla quale si possono ammirare il triplice giro di palchi lignei, la volta affrescata dal barese Nicola Colonna e il sipario di Domenico Battista che riproduce la Danza degli amorini di Francesco Albani.

Nel 1896 il teatro ospitò la prima assoluta del dramma lirico Doña Flor di Niccolò van Westerhout. Adibito a sala cinematografica nel 1929, nei primi anni cinquanta il teatro venne poi chiuso. Solo nel 1972 l'amministrazione comunale ne promosse il recupero funzionale, celebrato con il concerto inaugurale dell'orchestra sinfonica della Provincia di Bari diretta da Nino Rota. La direzione artistica fu quindi affidata a Eduardo De Filippo che il 24 maggio 1973 portò in scena L'arte della commedia.

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[13]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica sorgente]

Al 31 dicembre 2012 gli stranieri residenti a Mola di Bari sono 445, pari all'1,73% della popolazione complessiva. Le comunità più numerose sono:[14]

Religione[modifica | modifica sorgente]

La religione più diffusa è il cattolicesimo; Mola fa parte dell'arcidiocesi di Bari-Bitonto e comprende cinque parrocchie: a quella di San Nicola, attiva presso la chiesa Matrice sin dalla fondazione della cittadina, nel secondo dopoguerra si sono affiancate quelle del Santissimo Rosario (istituita nel 1945), di Santa Maria di Loreto (nel 1950), della Santissima Trinità (nel 1975) e del Sacro Cuore (nel 1989).[15] La comunità religiosa delle suore clarisse è attiva dal 1677.[16]

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Istruzione[modifica | modifica sorgente]

Mola dispone di quattro scuole primarie e due secondarie di primo grado, una delle quali intitolata a Luigi Tanzi, ricco contadino analfabeta il cui lascito testamentario permise all'inizio del XIX secolo l'istituzione di una scuola pubblica. Vi ha sede inoltre un istituto di istruzione superiore comprendente presso il polo "Ettore Majorana" i corsi di liceo scientifico, liceo scientifico delle scienze applicate, liceo linguistico e liceo delle scienze umane e presso il polo "Leonardo da Vinci" quelli di istituto tecnico industriale con indirizzi meccanico e meccatronico, di chimica e biotecnologie sanitarie e di agraria, agroalimentare e industria di trasformazione. L'offerta scolastica cittadina si completa con una sezione staccata dell'istituto professionale per i servizi commerciali e turistici "Nicola Tridente" di Bari.

Presso l'ex monastero di Santa Chiara sono infine ospitati alcuni laboratori, e in particolare i corsi del biennio di specializzazione dell'accademia di belle arti di Bari.

Eventi[modifica | modifica sorgente]

  • Carrettone di Carnevale: proposto per la prima volta negli anni trenta del XX secolo, era un carro agricolo itinerante sul quale alcuni personaggi mascherati mettevano in scena quadri satirici che motteggiavano le personalità più illustri e le diverse categorie sociali del paese. L'iniziativa è stata riproposta più volte a cavallo degli anni ottanta e novanta.
  • Falò di San Giuseppe (19 marzo) e dell'Annunziata (25 marzo).
  • Riti della Settimana Santa: annunciati dalla processione dei Misteri della Passione e Morte di Cristo, che l'arciconfraternita del SS. Rosario cura il venerdì antecedente la domenica delle Palme, si intensificano a partire dalla sera del Giovedì Santo, quando i fedeli visitano le chiese cittadine dove sono stati allestiti gli altari della reposizione (popolarmente detti "sepolcri"). La sera del Venerdì Santo si tengono due importanti processioni: in quella del Santissimo Legno, alla quale partecipano tutte le confraternite molesi, viene portata in ostensione la reliquia della Croce di Gesù Cristo custodita presso la chiesa matrice dal 1710; la processione si conclude con la benedizione dei fedeli raccolti nell'ampia piazza XX Settembre. Prende quindi avvio la processione notturna di Gesù morto, nella quale oltre cento portatori in abito di gala portano a spalla una bara di cristallo illuminata e adorna di fiori, contenente una statua del Cristo morto che incontra la statua della Madonna dello Spasimo (raro esempio di "Addolorata Bianca" in Puglia) sul sagrato della cappella della Purificazione; la processione è accompagnata dalla banda cittadina che esegue marce funebri, alternandosi con la confraternita di Sant'Antonio che canta a cappella l'antico inno in latino Vexilla Regis. I riti si concludono la mattina del Sabato Santo, con la processione della Madonna Addolorata, nella quale la statua della Vergine indossa il tradizionale abito nero del lutto.
  • Fiera di san Giorgio (23 aprile), retaggio di una sentita festa che sino alla metà del XX secolo animava l'omonima contrada e includeva la processione della statua del santo sino al paese.
  • Festa di sant'Antonio da Padova (13 giugno), presso la chiesa di Santa Maria del Passo, dalla quale si snoda una processione cui partecipano bambini che in segno di devozione indossano un abito che richiama quello del santo.
  • Festa di san Giovanni Battista (24 giugno), che si teneva nei pressi dell'antica chiesa rupestre intitolata al santo.
  • Festa della Madonna d'Altomare (primo fine settimana di luglio). Il culto risale al tardo XVI secolo e discende dalla vocazione marinara della cittadina: in particolare, i marinai considerano la Madonna d'Altomare quale loro protettrice. Durante i festeggiamenti pubblici - che presero avvio nel 1949 e, dopo un ventennio di sospensione, sono stati ripresi nel 1988 - la statua della Vergine viene portata in processione serale dalla chiesa della Madonna di Loreto fino al porto, dove il presidente dell'associazione dei marittimi invoca la protezione mariana sui lavoratori del mare. L'indomani mattina, essa è imbarcata su un peschereccio estratto a sorte e portata in processione marittima lungo il litorale, sino alla frazione di Cozze. Tornata nel porto e lasciata alla venerazione dei fedeli sino a sera, la statua viene infine ricondotta in processione presso la chiesa della Madonna di Loreto.
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  • Palio dei Capatosta'[17] (luglio). L'iniziativa, avviata nel 2011, richiama i festeggiamenti che il 14 luglio 1549 i molesi riservarono alla principessa Isabella di Capua, consorte di Ferrante I Gonzaga, ospitata dal feudatario di Mola, marchese Gaspare Toraldo, durante il transito verso il Salento.[18] Il termine capatosta (letteralmente, "testardi") è il soprannome che identifica i molesi almeno dal Settecento, quando dopo una lunghissima battaglia legale riuscirono ad emanciparsi dalla signoria dei Vaaz. La competizione consta in sette gare ludico-sportive tra i rappresentanti delle contrade cittadine (Terra, Stella, Fuoco, Drago, Giglio e Noria). La contrada vincitrice si aggiudica il Palione, uno stendardo di grandi dimensioni dipinto dall'artista vincitore del bando di concorso che si tiene ogni anno.
  • Sagra del Polpo (inizio agosto). La sagra, nata nel 1964, è tornata in auge dopo il 2000. Luogo principale della festa è il lungomare cittadino, dove sono ubicati gli stand per la degustazione del tradizionale panino con il polpo alla brace.
  • Festa di san Rocco (16-17 agosto). Celebrazione di antica origine, è tuttora organizzata dalla confraternita di san Rocco, presso la chiesa matrice. L'evento prevede una duplice processione, il 16 e il 17 agosto, nella quale il simulacro del santo è portato a spalla dai devoti, per antica tradizione appartenenti al ceto contadino. Per questa ragione, in passato i fuochi pirotecnici avvenivano non sul mare, come d'abitudine, ma alla periferia della città, nel luogo deputato alla sosta dei carri agricoli.
  • Festa patronale della Madonna Addolorata (seconda domenica di settembre): la più importante festa cittadina dura quattro giorni, caratterizzati dalla continua esecuzione di marcette da parte della Bassa Musica cittadina, U Tammorr, itinerante per il centro cittadino. L'acme dei festeggiamenti si raggiunge con la processione della domenica mattina, preceduta dagli sbandieratori e accompagnata dal gonfalone comunale e da quelli dei comuni vicini. Tuttora molto sentita è la partecipazione alla processione di bambine vestite con abiti neri di pizzo, analoghi a quello che addobba la statua. Al termine della processione, sul sagrato della chiesa della Maddalena, il sindaco consegna le chiavi della città al simulacro della Vergine, per l'occasione rivolto verso i fedeli.
  • Festa di san Michele Arcangelo (29 settembre): si teneva nei pressi della chiesa della Purificazione.
  • Festa della Madonna del Rosario (prima domenica di ottobre): è il retaggio di un culto mariano attestato presso la chiesa Matrice già nel XV secolo, quando fu fondata l'omonima confraternita, e trasferito dal primo Cinquecento nella chiesa del Rosario, annessa al convento dei domenicani. La festa consta oggi principalmente di una processione che percorre l'intero centro storico, . Lungo il percorso, secondo un'antica tradizione, si realizzano altari votivi, che un tempo venivano decorati con melegrane, frutti tipici del mese di ottobre. Per questa ragione la festa era popolarmente nota come Madonne d'i saite ("Madonna delle melegrane").
  • Festa della Madonna di Fatima (13 ottobre), piccola processione per le vie della parrocchia del Sacro Cuore di Gesù Risorto.
  • Fiera di san Raffaele Arcangelo (24 ottobre), un tempo legata alla festa dei Santi Medici.
  • Festa di Santa Cecilia (22 novembre), con una piccola processione nella città vecchia a cura dell'associazione musicale U Tammorr e l'esecuzione di concerti presso le chiese della cittadina.

Persone legate a Mola[modifica | modifica sorgente]

Economia[modifica | modifica sorgente]

Pesca e marineria[modifica | modifica sorgente]

Nonostante l'assenza di un porto naturale, sin dalle sue origini Mola ha tratto dal mare la principale risorsa economica. Oltre all'attività di pesca sotto costa, infatti, Mola fu attiva sin dal XIV secolo nell'esportazione dei prodotti agricoli provenienti soprattutto dai paesi dell'interno. Sono attestati rapporti commerciali con la Serenissima, che si impossessò della città a cavallo tra XV e XVI secolo e progettò anche la costruzione di un porto artificiale.[23]

Le innovazioni agricole del XVII secolo determinarono un surplus produttivo di olio d'oliva e altre derrate alimentari, che alimentò un fiorente traffico commerciale diretto soprattutto verso i centri dell'alto Adriatico. Solo nel 1793 fu però autorizzata la costruzione di un molo artificiale per l'ormeggio delle imbarcazioni impegnate nei commerci, che muovevano merci per un volume superiore a quello del porto di Bari.[24] Pochi decenni dopo l'opera si sarebbe rivelata insufficiente, tanto da far avanzare la richiesta di un ulteriore ampliamento.

Nella prima metà del XIX secolo, in concomitanza con la concentrazione dei traffici marittimi della Terra di Bari presso il porto del capoluogo, si assisté al declino dei traffici mercantili in partenza da Mola. Di conseguenza, la numerosa marineria molese, iniziò a dedicarsi in misura sempre più preponderante alla pesca d'altura.[25] A ciò si accompagnò un significativo incremento delle imbarcazioni e degli addetti, che nel 1916 ammontavano rispettivamente a 99 e 1011 unità. Lo sviluppo costante della flotta peschereccia molese determinò il superamento, per stazza e numero di uomini impiegati, di altre cittadine pugliesi dalla consolidata tradizione marinara, come Barletta, Trani e Bisceglie, che sino al XVIII secolo avevano mantenuto il predominio nella pesca d'altura. Come accadeva a tutte le marinerie del basso Adriatico, anche quella molese estendeva l'area della propria azione non soltanto alle acque più prossime alla costa ma si spingeva sino alle coste greche, al Mediterraneo orientale e al nord Africa.[26][27]

Nel 1886 sorse a Mola la prima cooperativa che riuniva pescatori e marinai, sotto la denominazione di Figli del Mare, e prima del 1909 essa assunse la funzione di società di mutuo soccorso e venne affiancata dalla Società Lavoratori del Mare, pure a tutela della marineria.[28] Nel 1916 venne presentata istanza di realizzazione di una scuola di pesca finalizzata, nelle intenzioni dei promotori, ad impartire l'istruzione tecnica ai futuri marinai, in particolare per insegnare loro le potenzialità della navigazione a motore rispetto a quella a vela. Nel 1921 la Società anonima Retificio Molese era l'unica fabbrica di reti da pesca del basso Adriatico ed esportava i suoi prodotti anche all'estero. Negli anni successivi il prolungamento del molo accrebbe la superficie portuale. Un successivo ampliamento è stato compiuto nel 1995 con la costruzione del molo di levante che ha significativamente ampliato le dimensioni del bacino portuale.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

Strade[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Strade provinciali della provincia di Bari.

La principale arteria viaria che raggiunge Mola di Bari è la strada statale 16 Adriatica, una superstrada a carreggiate separate che attraversa il territorio comunale parallelamente alla costa, lungo la direttrice Bari-Lecce. La strada, che segue il percorso che un tempo fu della via consolare Traiana e prima ancora della via costiera di epoca preromana, si sviluppa in tangenziale in prossimità del centro urbano e in variante nel tratto a sud fino alla frazione di Cozze (il tracciato precedente, dismesso dall'ANAS, è ora di competenza comunale).

I collegamenti locali sono assicurati anche dalle strade provinciali che si dipartono verso i comuni contigui di Rutigliano, Conversano e Noicattaro. Peculiare è la rete di strade rurali, caratterizzata dalla presenza dei numerosi antichi capodieci, strade vicinali parallele e tra loro equidistanti che solcano l'agro molese dalla linea di costa verso l'interno, fino ai confini del territorio comunale.

Ferrovie[modifica | modifica sorgente]

Il territorio è attraversato anche dalla ferrovia Bari-Brindisi-Lecce, ultimo tratto della ferrovia Adriatica: la stazione di Mola di Bari, inglobata nell'area urbana, è raggiunta dai treni del servizio metropolitano della città di Bari, per alcuni dei quali funge anche da capolinea. La stazione di Cozze, in realtà nel territorio comunale di Polignano a Mare, non è invece aperta al servizio passeggeri, espletando solo funzioni tecniche.

Porto[modifica | modifica sorgente]

Mola di Bari dispone anche di un porto peschereccio e turistico: oltre a circa 350 imbarcazioni da diporto, esso ospita 115 imbarcazioni da pesca per complessive 2.616 tonnellate di stazza lorda, che fanno di quella molese la seconda marineria della provincia e tra le prime dell'intero Adriatico.[29]

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

Dal dopoguerra ai primi anni Novanta, l'amministrazione comunale di Mola di Bari è stata – fatta salva una breve eccezione negli anni Quaranta – espressione di forze politiche moderate, con monocolori democristiani o giunte centriste di coalizione che solo negli anni Ottanta furono allargate al PSI.

La riforma elettorale che introdusse l'elezione diretta del sindaco vide nel 1993 la vittoria di Ernesto Maggi, esponente del MSI e quindi di AN. Dopo le sue dimissioni è stato il centrosinistra ad affermarsi, prima con Enzo Cristino (1996 e 2000) e poi con Nico Berlen (2005). Negli ultimi anni l'attività amministrativa è stata catalizzata dal progetto di riqualificazione urbanistica della città, affidato all'architetto catalano Oriol Bohigas e finanziato con i fondi europei del Piano Urban II.

Sport[modifica | modifica sorgente]

La principale squadra di calcio è l'A.S.D. Atletico Mola che dal 2012 milita nel campionato pugliese di Eccellenza. Il miglior risultato sportivo raggiunto da una squadra molese di calcio si ebbe con i due campionati di serie D disputati dalla Polisportiva Mola dal 1977 al 1979. Per il calcio a 5, l'Ares Mola milita nel campionato di serie B nazionale, girone E.

La SSD Mola New Basket 2012, dopo aver vinto il campionato di Divisione Nazionale C girone F, nel 2014-2015 per la prima volta disputerà il campionato di serie B.

Il 9 maggio 2013 da Mola di Bari è partita la 6ª tappa del Giro d'Italia 2013, con arrivo a Margherita di Savoia.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 399.
  4. ^ P. Santamaria, A. Parente, V. Magnifico, 2001, "Variazioni del paesaggio agrario di Mola di Bari in funzione delle trasformazioni colturali: progresso o involuzione?", Atti del Convegno Territorio e Società nelle aree meridionali, Bari-Matera 24-27 ottobre 1996, Adda Editore, Bari, 451-464.
  5. ^ Antonio Brusa, Dino Borri, 1985, Città come aula, Edipuglia, Bari. ISBN 88-7228-024-9.
  6. ^ Nel 2006 con l'istituzione della Riserva naturale regionale orientata dei Laghi di Conversano e Gravina di Monsignore, l'area della gravina ricadente nel territorio di Conversano è soggetta a tutela da parte della Regione Puglia.
  7. ^ Arcangelo Ghisleri, Geografia per tutti, n. 10, editore Vallardi, 1892.
  8. ^ Cosimo Bertacchi, "Una corsa nelle Puglie", Rassegna Pugliese di Scienze, Lettere ed Arti 12(1), Trani-Bari, 1894
  9. ^ Così si esprime De Santis (Ricordi storici di Mola di Bari, op. cit.) sebbene venga contraddetto da Calabrese (Mola di Bari, op. cit.) che sottolinea invece l'esiguità delle contribuzioni dei molesi rispetto a quelle dei centri vicini.
  10. ^ Saggio storico su Mola di Bari dalle origini ai giorni nostri - 2007 - p. 41
  11. ^ P. Lisimberti, A. Todisco, Un gioiello del rinascimento adriatico: la chiesa Matrice a Mola di Bari, Schena, 2002.
  12. ^ Antonio Mancini, Mola di Bari e le sue chiese, Tipografia dal Sud, 1975.
  13. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  14. ^ Cittadini stranieri al 31 dicembre 2012. URL consultato il 30 luglio 2014.
  15. ^ Storia delle Parrocchie di Mola di Bari, dal sito dell'arcidiocesi di Bari-Bitonto.
  16. ^ Antonio Mancini, Mola di Bari e le sue chiese, Tipografia dal Sud, Bari, 1975.
  17. ^ Sito ufficiale del Palio dei Capatosta
  18. ^ Nei racconti di Luca Contile, accompagnatore di corte, l'accoglienza dei molesi è descritta in termini entusiastici come la migliore che la principessa avesse mai ricevuto.
  19. ^ Giovanni Miccolis, Il venerabile Cesare Sportelli ed il suo mondo, Edizioni Città Nostra, Mola, 2008.
  20. ^ Saverio Lasorsa, Storia di Puglia vol. VI. Bari, 1962.
  21. ^ F.P. De Ceglia, Scienziati di Puglia, Adda Editore, 2007.
  22. ^ Elenco dei Premi Lincei.
  23. ^ Mola e il mare, 2001, p. 14.
  24. ^ Mola e il mare, 2001, p. 25.
  25. ^ Nel 1838, il registro cittadino dei marinai registrava 548 unità complessive, comprendenti 48 padroni di imbarcazioni, 88 marinai da traffico e ben 221 da pesca.
  26. ^ Nel 1903 le bilancelle molesi sono segnalate a Tunisi (sei imbarcazioni e 64 membri di equipaggio), in Grecia (otto imbarcazioni e 105 uomini), in Dalmazia e soprattutto presso l'isola di Candia (con 20 imbarcazioni e 196 marinai).
  27. ^ La presenza di imbarcazioni molesi in tutto il Mediterraneo è attestata dalla memoria di numerosi incidenti marittimi. Tra questi, quelli cui alludono gli ex voto datati 1836 e 1851 conservati oggi presso la chiesa della Madonna di Loreto e l'affondamento, nel 1930, delle paranze San Spiridione e Maria SS. Addolorata a largo di Corfù, che provocarono 15 vittime.
  28. ^ Pasquale Trizio, Mola, il porto e la sua marineria, in stampa.
  29. ^ Dati riferiti al 2000 e riportati in: G. Bello, Il mare e il pescatore: pesca e patrimonio marinaro nella provincia di Bari, GraficArt Furio, Mola di Bari, 2003.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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  • Abatangelo A. – Palumbo A., Vocabolario etimologico illustrato del dialetto molese, Danisi, Palo del Colle, 2001.
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