Genoa Cricket and Football Club
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| Calcio |
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| Grifone, Zena, Vecchio Balordo, Grifo | |||
| Segni distintivi | |||
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| Uniformi di gara
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| Colori sociali: | |||
| Simboli: | Grifone giallo su sfondo rossoblu sormontato dalla croce di San Giorgio di Genova | ||
| Inno: | Un cantico per il mio Grifone testo di Piero Campodonico, musica di Gian Piero Reverberi |
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| Dati societari | |||
| Città: | Genova | ||
| Paese: | |||
| Confederazione: | UEFA | ||
| Federazione: | |||
| Campionato: | Serie A | ||
| Fondazione: | 1893 | ||
| Presidente: | |||
| Allenatore: | |||
| Stadio: | Luigi Ferraris (36.743 posti) |
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| Sito web: | www.genoacfc.it | ||
| Palmarès | |||
| Scudetti: | 9 | ||
| Trofei nazionali: | 1 Coppe Italia |
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| Trofei internazionali: | 1 Torneo Anglo-Italiano 2 Coppe delle Alpi |
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Il Genoa Cricket and Football Club, o semplicemente Genoa, è una società calcistica di Genova. Tra le squadre italiane, è quella in possesso del più antico documento scritto attestante la data di fondazione (1893). Fra il 1898 e il 1929, ossia nella fase dei campionati nazionali antecedenti l'introduzione della Serie A a girone unico, quella rossoblù è la squadra che ha ottenuto il maggior numero di punti complessivi.
Il Genoa ha vinto nove scudetti del campionato di calcio italiano, tra cui il primo in assoluto risalente al 1898 (quadrangolare disputato l'8 maggio 1898 al velodromo Umberto I di Torino), mentre l'ultimo campionato è stato vinto nella stagione 1923-1924. Tra i tornei vinti vi è anche un'edizione della Coppa Italia, nel 1937. Negli anni '10 il Genoa partecipò anche al campionato italiano di pallanuoto vincendo quattro scudetti (nel 1912, 1913, 1914 e 1919).[1]
Il Genoa detiene il record di vittorie nel campionato di Serie B, con 6 successi (1934-35, 1952-53, 1961-62, 1972-73, 1975-76 e 1988-89). Anche nella stagione 2004-05 il Genoa ha concluso il campionato cadetto al primo posto, ma è stato successivamente declassato all'ultimo posto per illecito sportivo.
[modifica] Storia
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| « Quando il Genoa già praticava il football gli altri si accorgevano di avere i piedi solo quando questi gli dolevano. » | |
[modifica] Le origini: il Genoa Cricket and Athletic Club
L'estate del 1893 stava volgendo al termine, era il 7 settembre quando, nelle sale del consolato britannico in via Palestro n.10 interno 4, nel pieno centro cittadino ricco di scagni di compagnie assicurative e armatoriali, si era dato convegno un folto gruppo di inglesi, Charles De Grave Sells, S. Green, G. Blake, W. Rilley, D.G. Fawcus, H.M. Sandys, E. De Thierry, Johnathan Summerhill sr. e Johnathan Summerhill jr., e soprattutto Charles Alfred Payton, baronetto dell'Impero Britannico e Console Generale di S.M. la Regina Vittoria d'Inghilterra a Genova.
Scopo della riunione era l'ufficializzazione di un circolo che da oltre un anno svolgeva attività sportive.
Nacque, così, il Genoa Cricket and Athletic Club: la società non si prefiggeva tanto di praticare il gioco del football ma, come era consuetudine, di essere un gruppo sportivo per la pratica di diversi sport di squadra e individuali, soprattutto di tradizione anglosassone, come appunto il cricket (sport ritenuto di origini nobili), la waterpolo (la moderna pallanuoto) e il football (ritenuto più "popolano").
Genova, infatti, con l'apertura del Canale di Suez, era diventata un importante porto commerciale attirando compagnie straniere. Gli inglesi erano molto numerosi e amavano praticare qui le loro tradizioni sportive gareggiando spesso con gli equipaggi connazionali di navi che facevano scalo.
Visto il notevole interesse locale, capirono però ben presto che anche in Italia lo sport del calcio poteva avere la stessa notorietà e diffusione che già registrava da tempo in Inghilterra.
Le prime cariche elettive videro come presidente Charles De Grave Sells, quale vice Summerhill senior e come patrono Sir Charles Alfred Payton. Il terreno di gioco era quello già usato fino ad allora, messo a disposizione già dal 1890 da due industriali scozzesi le cui aziende operavano nel capoluogo ligure - Wilson e McLaren - a Sampierdarena[2]. Le partite venivano giocate al sabato.
[modifica] L'ingresso di Spensley
Nel 1896, tre anni dopo la fondazione della primitiva società genoana, si unì al gruppo James Richardson Spensley che fu il vero artefice della nascita del Genoa come club prettamente calcistico. Il 2 gennaio 1899[3] Spensley, per dare risalto allo sport più praticato dagli iscritti e che aveva già portato in bacheca due allori nazionali, propose il cambiamento di denominazione in Genoa Cricket and Football Club. A Spensley si deve anche il fatto che il 10 aprile 1897 il gruppo di britannici inserì nello statuto del club la regola che ammetteva l'ingresso di soci italiani.
Cambiava anche il campo di gioco. Veniva lasciato l'insufficiente campo della Piazza d'Armi di Sampierdarena (curiosamente, la delegazione da cui sarebbe nata 50 anni dopo l'altra squadra calcistica cittadina, la U.C. Sampdoria), per uno nuovo a Ponte Carrega, sobborgo situato lungo le rive del torrente Bisagno, in uno spazio utilizzato come pista velocipedistica dalla Società Ginnastica Ligure Cristoforo Colombo
Le squadre allora esistenti, oltre al Genoa CFC, erano: la Società Ginnastica Torino (del Cavalier Bertoni), la Juventus (squadra del liceo M. D'Azeglio), l'International Football Club di Torino (o più semplicemente Internazionale) (capitanato da Savage) e il Football Club Torinese (del Marchese Ferrero di Ventimiglia), l'Unione Pro Sport Alessandria, il Football Club Liguria, più alcune altre squadre non meglio documentate.
Il 6 gennaio 1898, a Ponte Carrega, davanti a 208 spettatori veniva disputata la prima partita in Italia tra formazioni di Football di diversa Città. In verità la squadra avversaria era una rappresentante delle due formazioni torinesi, l'International ed il Football Club. Il punteggio finale fu di 1-0 per la società torinese. La rivincita ci fu il 9 marzo 1898 a Torino e il Genoa pareggiò il conto vincendo anch'esso per 1-0.
La rivalità tra le due squadre continuò per parecchio tempo in quanto si giocarono la finale dei primi tre campionati italiani (nel 1900, intanto, il Football Club Torinese assorbì l'Internazionale Torino) che comunque videro prevalere sempre la squadra genovese. Motivo di unione delle diverse compagini calcistiche italiane invece ci fu nel maggio del 1899 al Velodromo Umberto I di Torino quando la rappresentativa italiana scese in campo contro quella svizzera. A formare la squadra che indossa la divisa a righe biancoblu del Genoa sono i genoani Spensley, De Galleani, Edoardo Pasteur, Agar e Leaver che si uniscono a Savage della Torinese, Herbert Kilpin del neonato Milan e altri 3 giocatori. Tra gli svizzeri Gamper fondatore del Barcellona. La Svizzera s'impone 2 a 1 nella partita che si può considerare come l'esordio della Federazione Italiana in campo internazionale.
[modifica] Il primo campionato
Tutto era pronto per il primo campionato ufficiale istituito dalla Federazione Italiana del Football, che nel frattempo in due sedute (15 e 26 marzo dello stesso anno) si era costituita tra i dirigenti del Genoa (Spensley) e quelli di alcune altre compagini torinesi.
La fase finale del campionato venne disputata nella sola giornata dell'8 maggio - sempre nel 1898 - nell'ambito dei festeggiamenti in occasione dell'Esposizione Internazionale per i cinquant'anni dello Statuto Albertino, ebbe luogo al Velodromo Umberto I di Torino, nei pressi dell'ospedale Mauriziano. Venne deciso di far giocare solo le squadre che durante l'anno si erano dimostrate imbattibili. Con un girone a 4 squadre si arrivò alla finale Genoa-Internazionale Torino, vinta ai tempi supplementari con il "golden goal" dell'ala sinistra genoana Leaver.
Da registrare inoltre che alcuni giornali, nelle poche righe dedicate all'evento, riportarono come il Genoa finì la partita in 10 per l'infortunio del portiere, quindi primo titolo e primo infortunio di un giocatore in campo.
La società vinse la coppa offerta dal duca degli Abruzzi, mentre a ciascun giocatore andò una medaglia d'oro stile rococò. Furono proprio queste medaglie - chiamate targhette - il simbolo tangibile della vittoria nel campionato. La coppa sarebbe stata vinta definitivamente da chi avesse vinto il torneo FIGC per tre anni (e fu proprio il Genoa nel 1900).
Di scudetto si parlò soltanto nel 1924 e fu proprio il Genoa a lanciarne l'idea appuntandoselo per la prima volta sulle maglie.
[modifica] Il Genoa del 1898
Il Genoa schierò nella finale del 1898 questa formazione: Baird, Ghigliotti, De Galleani, E. Pasteur, Spensley, Bocciardo, Bertollo, Le Pelley, Dapples, Ghiglione e Leaver.
La squadra genovese andò a Torino con una sola riserva, che sembra non abbia giocato, quindi è probabile che questa fosse la formazione anche della prima partita del campionato. Nelle file dell'Internazionale Torino tra gli altri Herbert Kilpin (che fonderà il Milan), Weber e Savage. Nella prima amichevole contro la squadra mista delle torinesi viene riportata questa formazione: Spensley, De Galleani, Marshall, Reed, Venturini, E.Pasteur, Leaver, Mackintosh, Chalners, Tweddy, Wilkie.
Questa la lista dei giocatori che il Genoa schierò, tra amichevoli e partite, nel primo campionato:
- Fausto Ghigliotti (portiere e terzino sinistro)
- James Spensley (terzino e Capitano)
- Ernesto De Galleani (terzino destro)
- Robert Al Leaver (ala sinistra)
- Enrico Pasteur (mediano)
- Henri Dapples (solo seconda amichevole e finale campionato) (centro attacco)
- John Quertier Le Pelley (solo seconda amichevole e finale campionato)
- J.Marshall (due amichevoli)
- L.Mackintosh (due amichevoli)
- F.Reed (solo prima amichevole)
- G.Venturini (solo prima amichevole)
- J.Chalmers (solo prima amichevole)
- J.Tweedy (solo prima amichevole)
- J.Wilkic (solo prima amichevole)
- Shaffanser (solo seconda amichevole)
- Passadoro (solo seconda amichevole) (attaccante)
- William Baird (portiere, s'infortuna durante la finale)
- Ettore Ghiglione (finale campionato)
- Silvio Piero Bertollo (finale campionato)
- Giovanni Bocciardo (mezzala sinistra)
[modifica] Formazione del Genoa nella finale (ricostruzione)
- William Baird (portiere)
- Ernesto De Galleani (terzino destro)
- James Spensley (difensore)
- Fausto Ghigliotti
- Enrico Pasteur II (mediano)
- Ettore Ghiglione
- John Quertier Le Pelley
- Silvio Piero Bertollo
- Henri Dapples (centro attacco)
- Giovanni Bocciardo (mezzala sinistra)
- Robert Al Leaver (ala sinistra)
[modifica] Il primo grande Genoa
Iniziò così il primo ciclo del Genoa.
Nelle stagioni seguenti la formula restò invariata, durante tutto l'anno le squadre che nel frattempo erano cresciute in numero, si incontravano su basi di sfide dirette, disputando poi la fase finale in una sola giornata in casa della squadra detentrice del trofeo.
I rossoblu conquistarono 3 titoli (tra il 1898 ed il 1900) e si aggiudicarono l'ambita Coppa Fawcus messa in palio e destinata alla prima squadra che si fosse aggiudicata, appunto, 3 campionati. Il 25 gennaio del 1901 su proposta del socio Rossi, con 5 voti favorevoli e 4 contrari, le casacche genoane si trasformano in rosso granata e blu notte come la bandiera britannica Union Jack.
Due settimane dopo la vittoria del secondo scudetto (conquistato battendo in finale l'Internazionale Torino per 2-0), cinque giocatori genoani fecero parte della prima selezione nazionale in una sfida contro la rappresentativa svizzera al Velodromo Umberto I di Torino: finì 2 a 1 per gli elvetici quello che può essere considerato a buon diritto l'esordio della Nazionale della Federazione Italiana del Football in campo internazionale.
| Gli allenatori del Genoa CFC |
Questi gli allenatori che si sono succeduti sulla panchina del Genoa CFC:
(nell'immagine: Il Genoa negli anni venti. Da sinistra a destra: la riserva Costella, Mister Garbutt, Bellini, De Prà, De Vecchi e l'arbitro. Barbieri, Burlando e Leale. Seduti sono Neri, Sardi, Catto, Santamaria e Bergamino) |
Dopo aver perso in finale contro il Milan, nel campionato 1901, il Genoa conquistò altri tre scudetti consecutivi, confermandosi la squadra più forte d'Italia.
Nel nuovo secolo, specialmente dal 1902, vennero istituiti gironi regionali eliminatori, il torneo cominciò a farsi corposo e le squadre molto agguerrite e numerose. Nell'ottobre del 1902 per la prima volta in Italia venne fondato dai rossoblu il vivaio per ragazzi di età inferiore a sedici anni.
Questa iniziativa darà i suoi frutti e due anni dopo porterà al Grifone un altro primato: vittoria nel primo campionato riserve. Veniva così definito in realtà il torneo disputato dalle squadre giovanili delle varie società. Quella del Genoa, allenata dall'infaticabile Spensley, era composta da validi elementi molti dei quali avrebbero sostituito i fondatori al termine della loro carriera.
Nel 1903 il Genoa va ad incontrare - primo club italiano - una società straniera all'estero. Si tratta del Football VeloClub Nizza che il 27 aprile viene battuto per 3 a 0 nel suo stadio (anche la partita d'andata a Ponte Carrega aveva visto soccombere la squadra francese per 0 reti a 6). Nello stesso anno e in quello successivo vinse altri due scudetti battendo in entrambe le finali la Juventus per 3-0.
In questi anni il Genoa vinse anche la Palla Dapples, messa in palio dal giocatore dello stesso Genoa Dapples; il premio consisteva in una sfera d'argento delle stesse dimensioni e delle stesse caratteristiche (con cuciture in rilievo) di un pallone da football. Questo trofeo prevedeva degli scontri diretti, al termine dei quali, ogni volta, il vincitore si portava a casa il trofeo per poi cederlo alla squadra sfidante che lo avesse battuto. Il trofeo andò avanti per ben sei anni e attraverso quarantasette incontri. Il 20 dicembre 1909 se lo aggiudicò definitivamente il Genoa, dopo che la Palla Dapples aveva decorato le sedi di Milan, Juventus, Torino, Pro Vercelli, Andrea Doria, Unione Sportiva Milanese. È difficile comprendere appieno al giorno d'oggi l'importanza che rivestivano questi piccoli ma agonisticamente combattuti tornei quando il campionato rappresentava solamente il clou della stagione. Ma molte di queste sfide (spesso con ricche coppe in palio) erano all'epoca considerate altrettanto importanti.
Nel 1906 stava volgendo al crepuscolo la stagione dei cosiddetti fondatori: Spensley aveva quasi 40 anni, Pasteur all'incirca 30, per loro e molti altri si avvicinava il momento del ritiro. Anche per questo quell'anno il Genoa non riuscì ad arrivare in finale (la disputarono il Milan e la Juventus).
Il 18 marzo la partita con la Juventus (a Torino) venne sospesa a causa della prima invasione di campo della storia del calcio italiano. La partita verrà ripetuta il 1° aprile - a Milano in campo neutro - e da Torino e da Genova vennero organizzati i primi due treni speciali di tifosi.
Nel 1908 la Federazione decise di riservare il massimo torneo italiano alle squadre senza stranieri. Di conseguenza il Milan campione in carica, il Genoa e il Torino rifiutarono di partecipare. Al fronte dei contestatori si unì la Juventus dopo la propria eliminazione da parte della Pro Vercelli. Viste le forti ed influenti opposizioni, la Federazione rinunciò alla linea autarchica dopo la conclusione del campionato e il Genoa poté così partecipare al campionato successivo in cui venne eliminata in semifinale dalla Pro Vercelli.
Nell'estate 1913 lo scozzese Geo Davidson diventò il Presidente del club e comprò alcuni giocatori dell'Andrea Doria tra cui Renzo De Vecchi pagandoli a un caro prezzo. Ma le regole della FIF non permettevano di pagare per assumere i calciatori e quindi fu intentato un processo contro il Genoa. Durante il processo gli avvocati della FIF chiesero la radiazione del Genoa e la squalifica a vita dei suoi giocatori. Eduard Pasteur, ex calciatore del Genoa, difese il Genoa che grazie a lui fu assolto.
[modifica] L'arrivo di Mister Garbutt e la nascita del "Genoa d'Oro"
Lo scudetto ormai mancava da anni e la nuova dirigenza rossoblù era decisa a riportare a Genova il tricolore. Decisivo fu l'ingaggio nel 1912 di un allenatore professionistico, William Garbutt, inglese ex calciatore, che dovette interrompere anticipatamente la carriera da calciatore a causa di un grave infortunio. Garbutt fu il primo allenatore professionistico della storia del calcio italiano ed è grazie a lui che oggi usiamo comunemente il termine Mister per indicare l'allenatore.
Mister Garbutt portò in Italia tecniche di allenamenti all'avanguardia e, con l'arrivo di due grandi centravanti inglesi, Grant, Walshingam e il giovane terzino De Vecchi, il Genoa tornò subito a grandi livelli, ma alla fine della stagione arrivò solamente 2° con due punti in meno del sorprendente Casale.
L'arrivo di Garbutt e le grandi operazioni della società permisero al Genoa, di li a poco, di diventare una della squadre più blasonate e forti del mondo, che nelle sue file poteva vantare grandi campioni del calibro di Renzo De Vecchi, soprannominato il figlio di Dio, la prima vera stella del calcio internazionale.
Fu soltanto nel 1915 che il Genoa conquistò il suo settimo scudetto, nonostante il campionato fosse stato sospeso per via dello scoppio della I Guerra Mondiale. La FIGC infatti decise di assegnare lo scudetto alla prima classificata del girone finale dell'Italia settentrionale, cioè il Genoa.
Nel 1923 e 1924 il Genoa allenato da William Garbutt conquista i suoi ultimi due scudetti battendo in finale rispettivamente Lazio (4-1 all'andata e 2-0 al ritorno) e Savoia (3-1 all'andata e 1-1 al ritorno).
[modifica] L'invincibile Genoa degli anni 20
Dopo la vittoria del campionato 1914/15, finita la guerra, il Genoa dovette rimboccarsi le maniche e, per sopperire alle perdite di suoi grandi giocatori, la società dovette tornare al riparo; vennero ingaggiati giovani promesse del calcio ligure, come il grande portiere Giovanni De Prà detto il Ragno, futuro protagonista del grande Genoa che stava nascendo e della nazionale italiana di calcio.
Quella che stava nascendo divenne una formazione mitica per la storia del Genoa e del calcio italiano, quella degli anni 20 fu senza dubbio la squadra più forte che il Grifone abbia mai avuto e una delle migliori nella storia del calcio italiano.
[modifica] La gloriosa difesa formata da De Prà-Bellini-De Vecchi
Uno dei punti più solidi di quella squadra era la difesa. Durante un incontro olimpico tra Italia-Francia, De Prà si ruppe un braccio con doppia frattura, ma decise di continuare lo stesso a giocare per 70 minuti. Il giovane portiere Giovanni De Prà in poco tempo sarebbe diventato il portiere più importante del Genoa e dell'Italia e, nel 1929, venne premiato come miglior portiere internazionale assieme allo spagnolo Zamora. Non si può parlare della storia del Genoa e del calcio italiano senza nominare il figlio di Dio, Renzo De Vecchi, capitano del Genoa e della Nazionale, il più grande terzino della storia del calcio italiano, giocatore di grandi qualità tecniche e atletiche, fece la storia del Genoa e della Nazionale. A fianco del figlio di Dio giocava l'altro terzino, Delfo Bellini, giocatore dell'Italia olimpica che vinse il Bronzo nel 1928.
[modifica] La mitica Mediana Barbieri-Burlando-Leale
La affermata difesa di quei tempi non sarebbe stata tale senza l'apporto di un altro ottimo reparto di quella squadra, la mediana. La mediana del centrocampo di allora era preposta sia al gioco difensivo che a quello di costruzione, infatti prima del cambiamento della regola del fuorigioco e dell'avvento del "Sistema" si giocava col "Metodo", i due mediani andavano avanti e indietro sulle fasce e avevano un ruolo determinante per la difesa e per l'attacco, ma col sistema sarebbero diventati i due laterali della difesa, mentre il centromediano sarebbe arretrato occupandosi solo della manovra difensiva. I protagonisti di questo reparto erano Ottavio Barbieri, instancabile faticatore sulla fascia destra, Ettore Leale il suo compagno di sinistra e il centromediano Luigi Burlando. Il loro gioco era determinante per tutta la squadra, e avevano messo a disposizione le loro qualità anche nella Nazionale italiana, di cui Burlando e Barbieri furono bandiere di quei periodi.
L'episodio che apri' le porte alla carriera di Ottavio viene cosi' tramandato: "...nello spogliatoio mister Garbutt, guardando Barbieri, gli rivolse questa domanda: Mi manca il laterale destro, si sente di giocare un'altra partita con la prima squadra? Un tempo lo farei ancora volentieri! gli rispose il giovane Ottavio. In effetti non si limito' a giocare solo un tempo, ma tutti i novanta minuti e fu uno dei migliori in campo, conquistandosi cosi', di fatto, la maglia da titolare nella più forte squadra italiana di allora..."
Il Genoa oltre ad essere la squadra più forte, era la più famosa e blasonata, aveva numerosi tifosi in tutta Italia e in Argentina dove abitavano molti genovesi, trasferiti in sud america per fare fortuna. E proprio il grande Genoa degli anni '20 fu la prima squadra italiana a fare una tournée in sud america, in Argentina e Uruguay, dove giocò contro le rispettive selezioni nazionali.
[modifica] Lo scudetto dei record 1922/23
Dopo alcuni anni ad alti livelli, il Genoa si era rinforzato con gli acquisti del terzino Delfo Bellini, dalla Sampierdarenese, e di Ettore Neri, dall'Andrea Doria, da aggiungere al ritorno di Emilio Santamaria, che aveva appena condotto al successo la Novese. Finalmente arriva l'ottavo scudetto, quello del 1922/23 ricordato per essere stato conquistato senza nemmeno perdere un incontro, un record eguagliato solo 69 anni dopo dal Milan.
Il tabellino della stagione 1922/23: 28 incontri (22 vittorie, 6 pareggi, 0 sconfitte); reti fatte 75; reti subite 21
[modifica] La finalissima contro la Lazio
| Risultati | Città e data | |||
|---|---|---|---|---|
| Genoa | 4 - 1 | Lazio | Genova, 15 luglio 1923 | |
| Lazio | 0 - 2 | Genoa | Roma, 22 luglio 1923 |
[modifica] La formazione dei record 1922/23
- Giovanni De Prà
- Delfo Bellini
- Renzo De Vecchi
- Ottavio Barbieri
- Luigi Burlando
- Ettore Leale
- Ettore Neri
- Daniele Moruzzi
- Edoardo Catto
- Aristodemo Santamaria I
- Augusto Bergamino I
[modifica] 1923/24 Un altro scudetto alla grande, il 9°
Vinto il campionato senza subire sconfitte, il Genoa volle ripetere l'impresa anche nel torneo successivo, infatti per buona parte del campionato il Genoa rimase imbattuto, ma alla fine del torneo vincente furono 3 le sconfitte per il Grifone. L'attacco formidabile era formato da Sardi, Santamaria e Catto, il Genoa su 26 incontri segnò 57 reti, subendone solamente 15, grazie alla grande difesa formata da De Prà, De Vecchi, Bellini e alla mediana Barbieri-Burlando-Leale.
[modifica] La finalissima contro il Savoia
| Risultati | Città e data | |||
|---|---|---|---|---|
| Genoa | 3 - 1 | Savoia | Genova, 31 agosto 1924 | |
| Savoia | 1 - 1 | Genoa | Torre Annunziata, 7 settembre 1924 |
- Giovanni De Prà
- Delfo Bellini
- Renzo De Vecchi
- Ottavio Barbieri
- Luigi Burlando
- Ettore Leale
- Ettore Neri
- Daniele Moruzzi
- Edoardo Catto
- Aristodemo Santamaria I
- Edoardo Mariani
[modifica] 1925 la "Stella rubata" - Il decimo scudetto mai vinto
Il Genoa avrebbe potuto vincere il suo decimo scudetto nel 1925, ma purtroppo "perse" la finale Lega Nord contro il Bologna; la gara d'andata a Bologna la vinse il Genoa che però incredibilmente perse in casa la gara di ritorno. Fu necessario lo spareggio che vedeva il Genoa vincitore per 2-0 fino a quando, in seguito a una deviazione in corner del portiere del Genoa, ci fu un'invasione di campo dei tifosi bolognesi capeggiata da alcuni gerarchi armati di rivoltelle che sostenevano che la palla fosse entrata in rete e che costrinsero l'arbitro a convalidare il gol. Poco dopo il Bologna pareggiò e la partita finì 2-2.
L'arbitro aveva promesso al Genoa la vittoria a tavolino per l'invasione di campo, ma davanti a Leandro Arpinati, vicepresidente della FIGC e tifoso del Bologna, si rimangiò la parola. Fu necessaria una seconda gara di spareggio finita 1-1. La FIGC decise che la terza gara di spareggio si sarebbe disputata a settembre e invitò le squadre a mandare i giocatori in vacanza, ma all'improvviso cambiò idea e decise che la partita si sarebbe giocata ai primi di agosto alle 7 del mattino.
Il Genoa era fuori forma mentre il Bologna, probabilmente avvisato in anticipo da Arpinati[citazione necessaria], si era continuato a allenare e la partita fu vinta dal Bologna. E così alla finale scudetto ci andò il Bologna che conquistò il suo primo scudetto battendo l'Alba (4-0 all'andata e 2-0 al ritorno).
[modifica] Le cinque finali contro il Bologna
| Risultati | Città e data | |||
|---|---|---|---|---|
| Bologna | 1 - 2 | Genoa | Bologna, 24 maggio 1925 | |
| Genoa | 1 - 2 | Bologna | Genova, 31 maggio 1925 | |
| Bologna | 2 - 2 | Genoa | Milano, 7 giugno 1925 | |
| Genoa | 1 - 1 | Bologna | Torino, 5 luglio 1925 | |
| Bologna | 2 - 0 | Genoa | Milano, 9 agosto 1925 |
[modifica] 1929/30 sfiorato lo scudetto nel primo campionato a girone unico
Dopo aver sfiorato il titolo nel 1927-28 (secondo dietro al Torino Football Club) il Genoa disputava nel 1929-30 il primo campionato a girone unico a livello nazionale cioè la neonata Serie A.
All'epoca disponeva di un formidabile attacco guidato da Elvio Banchero e Felice Levratto (il famoso sfondatore di reti) e si classificò al secondo posto a due soli punti dall'Ambrosiana-Inter di Meazza. Gli scontri diretti furono decisivi per l'assegnazione del titolo. Nella gara di andata il portiere De Prà dovette lasciare il campo dopo solo 15 minuti per infortunio e, non essendo possibili le sostituzioni, il Genoa continuò la partita con in porta il jolly Moruzzi. Al ritorno, nella terz'ultima giornata, la gara iniziò dopo che una tribuna aveva ceduto al peso del folto pubblico causando molti feriti. Dopo essersi portati in vantaggio fino al 3 a 1, i rossoblù vennero raggiunti sul 3 a 3 dall'ennesima prodezza di Meazza.
A cinque minuti dalla fine Banchero sbagliò un rigore, che Levratto non volle tirare, forse distratto dalla folla minacciosa che si era raggruppata ai lati e dietro la porta milanese. L'anno successivo il Genoa non riuscì a ripetersi classificandosi comunque al 4° posto. L'annata però risultò storica poiché ad arrivare dall'Argentina, ed a formare un terzetto mai più ripetibile con Banchero e Levratto, fu "El Filtrador" Guillermo Stabile.
[modifica] L'arrivo del "Filtrador" Guillermo Stabile
Guillermo Stabile giunse a Genova tra il tripudio della folla che si era assiepata al porto per vedere da vicino l'arrivo del capocannoniere dei primi Mondiali, disputati in Uruguay. Neanche il tempo di riposarsi che Stabile la domenica giocò mettendo la firma sulle 3 reti che permisero ai liguri di superare il Bologna.
Alla terza giornata del girone di ritorno, contro il Livorno, un grave infortunio blocca Levratto, che tornerà a giocare solo l'anno seguente, mentre Stabile totalizzerà solo 13 presenze e 6 reti poiché, tre settimane dopo l'infortunio a Levratto, proprio quando ormai si stava abituando al cambiamento di continente, in una partita amichevole il portiere avversario in uscita gli ruppe una gamba. Stabile, tornato a giocare dopo un anno, patirà nuovamente la frattura di una gamba e, finita la carriera in Francia, si siederà sulla panchina della nazionale Argentina.
[modifica] Col Presidente Culiolo si punta allo scudetto
Nel 1933-34 arriva la prima ed inaspettata caduta in Serie B che durerà solo un anno. Il Genoa tornato in A riprende i panni di protagonista trovando in Culiolo l'ultimo presidente ambizioso con dichiarate pretese di scudetto.
[modifica] 1936/37 6° posto e Coppa Italia
Classificatosi al 6° posto in campionato il 6 giugno del 1937 a Firenze i rossoblù si aggiudicano la Coppa Italia, battendo in finale per 1 - 0 la Roma.
[modifica] 1937/38 Genoa al 3° posto
L'anno seguente i Grifoni raggiungono la terza posizione, a soli 3 punti di distacco dall'Ambrosiana-Inter, e si aggiudicano 1 - 0 il primo derby di campionato disputato con il Liguria antenata della Sampdoria.
[modifica] In coppa Europa la squalifica a tavolino
Vincendo la Coppa Italia l'anno prima, il Genoa aveva diritto a partecipare alla Coppa Europa, che in quell'anno ebbe gran successo, con la partecipazione dei campioni in carica di ben sette nazioni. In più gli svizzeri godevano di un secondo posto, mentre le quattro nazioni storiche beneficiavano di una terza presenza, che austriaci e italiani identificavano nei vincitori della Coppa d'Austria e della Coppa Italia. Il Genoa supera il primo turno vincendo 3-1 e 3-0 contro il Gradjanski Zagabria. Ai quarti di finale il Genoa incontra l'Admira, risultato 2-2, ma la gara d'andata a Vienna è disturbata da dimostrazioni politiche anti-italiane. Il Ministro degli Interni italiano rifiuta di far disputare il ritorno a Genova adducendo motivi di ordine pubblico, e il Comitato Organizzatore decide così di squalificare entrambe le squadre, concedendo però alla superstite compagine italiana, la Lazio, il passaggio automatico del turno.
[modifica] I "Campioni del mondo" genoani
Il CT Pozzo portò con sé in Francia, per i Mondiali, tre giocatori genoani: Genta, Perazzolo e Bertoni, che però non verranno schierati in campo.
[modifica] 1938/39 4° posto e Semifinale in Europa
Il Genoa del presidente Culiolo vuole fare sempre meglio, ritorna Mister Garbutt in panchina mantenendo Ottavio Barbieri in seconda, e acquista dal Pisa il terzino Marchi che giocherà anche in nazionale. Inoltre, sempre dal Pisa, viene prelevato il fuoriclasse Bertoni, chiamato anche il "nuovo Meazza", ma in Coppa Europa subisce un grave infortunio, rottura di tibia e perone, e il Bertoni che tornerà in campo dopo aver saltato un'intero campionato non sarà mai più quello di prima. Il Genoa conclude così il decennio con un 4° posto finale (1938-39) e un 6 a 1 rifilato (1939-40) ad un Torino che da lì a poco sarebbe diventato una leggenda del calcio italiano.
[modifica] La Coppa Europa del 1938
I rossoblù da subito vengono messi di fronte ai temibili cecoslovacchi dello Sparta Praga vincendo per 4-2 a Marassi indossando per la prima volta lo stemma della società sul petto e pareggiando 1-1 al ritorno. Ai quarti si gioca contro il Rapid Bucarest, il Genoa passa e si ritrova in semifinale contro lo Slavia Praga. La partita d'andata viene vinta dai Grifoni per 4-2, tra i marcatori anche il mediano oriundo Figliola, che segna così il suo ultimo gol in rossoblù, poco prima di fuggire in Uruguay senza avvisare nessuno a causa dei primi venti di guerra. Nella gara di ritorno un Genoa sfortunato perde Bertoni e subisce per 4 a 0, venendo così eliminato da quelli che divennero i campioni d'Europa.
[modifica] L'introduzione del Sistema e i genoani in nazionale
Il Genoa guidato da Garbutt e Barbieri aveva importato dalla Gran Bretagna un nuovo schema di gioco cioè il sistema. In breve un centrocampista veniva arretrato e usato come libero mentre 2 attaccanti sui 5 del metodo venivano messi a centrocampo.
Pozzo restio al cambiamento viene comunque

