Hellas Verona Football Club

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Hellas Verona FC
Calcio Football pictogram.svg
HellasVeronaFCstemma.png
Mastini, Scaligeri, Butei
Segni distintivi
Uniformi di gara
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Casa
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Trasferta
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Terza divisa
Colori sociali Yellow and Blue Flag 3.svg giallo-blu
Simboli Mastino della Scala
Inno Hellas Army
Sumbu Brothers
Dati societari
Città Verona
Paese Italia Italia
Confederazione UEFA
Federazione Flag of Italy.svg FIGC
Campionato Serie A
Fondazione 1903
Rifondazione 1991
Presidente Italia Maurizio Setti
Allenatore Italia Andrea Mandorlini
Stadio Marcantonio Bentegodi
(39 211[1] posti)
Sito web www.hellasverona.it
Palmarès
Scudetto.svg
Scudetti 1
Titoli nazionali 3 Campionati di Serie B
1 Campionati di Serie C
Soccerball current event.svg Stagione in corso
Si invita a seguire il modello di voce

L'Hellas Verona Football Club, noto comunemente come Hellas Verona o più semplicemente come Verona, è una società calcistica italiana con sede nella città di Verona. Militante in Serie A, è uno dei club italiani più antichi, essendo stato fondato nel 1903 come "Associazione Calcio Hellas",[2] nonché la prima squadra di calcio della città per seguito di tifosi.[3]

Da quando esiste il girone unico (1929), l'Hellas è l'unica squadra di città non capoluogo di regione a vincere un campionato di massima serie, nella stagione 1984-1985. Gli anni 1980 sono il periodo di maggiori soddisfazioni sportive per il club, che arriva anche tre volte alla finale di Coppa Italia, disputando inoltre diverse partite nelle coppe europee (con una partecipazione alla Coppa dei Campioni e due alla Coppa UEFA). I gialloblù hanno partecipato a 26 campionati di Serie A, a 51 di Serie B e a 6 di Lega Pro;[4] la compagine scaligera è inoltre la seconda (alle spalle del Brescia) con più presenze nel campionato cadetto, torneo che si aggiudica in tre occasioni.[5]

I colori sociali dell'Hellas, giallo e blu,[6] richiamano quelli dello stemma della città di Verona, con la trasformazione dell'azzurro in blu.[7] Soprannomi della squadra sono "i Mastini" e "gli Scaligeri" con riferimento alla famiglia della Scala che governa la città durante il XIII e il XIV secolo; lo stemma araldico degli Scaligeri è richiamato sulla tenuta di gioco e sul marchio societario come un'immagine stilizzata di due possenti mastini rivolti in direzioni opposte.[7]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Gli albori[modifica | modifica wikitesto]

Gli studenti del Maffei che nel 1903 fondarono l'Hellas

Nell'ottobre 1903 un gruppo di studenti del liceo classico Scipione Maffei fondò un club e lo battezzò Associazione Calcio Hellas (per ricordare l'antica Ellade, ovvero l'odierna Grecia) su proposta del professor Decio Corubolo, per l'appunto insegnante di greco[2]; primo presidente venne eletto il conte Fratta Pasini, con un fondo pari a 32 lire.

In questo periodo il calcio si giocava a livello professionale solo in Piemonte, Lombardia e Liguria (non a caso le prime società a vincere il titolo di campione d'Italia furono Genoa, Milan e Juventus), dove era più nutrita la presenza di cittadini britannici. Nei primi anni di vita, l'attività del club fu episodica e frammentaria, perlopiù tesa a contendere a Enotria, Bentegodi e altre società minori il primato cittadino, mentre a partire dalla stagione sportiva 1906 l'Hellas iniziò a confrontarsi con altre squadre della regione Veneto, dando origine a una rivalità col Vicenza tuttora molto sentita[8].

Targa celebrativa della fondazione dell'Hellas Verona davanti al Liceo Scipione Maffei

Nel 1911 la squadra iniziò a partecipare al campionato regionale, che fino al 1921 era la fase di qualificazione per le finali nazionali. Ottenne diversi secondi posti nel girone Veneto-Emiliano, ma non giunse mai alla finalissima contro i vincitori del girone nazionale[9].

Nel 1919, dopo la Prima guerra mondiale, l'Hellas assunse la denominazione Football Club Hellas Verona accogliendo, per fusione[9], la società minore denominata Verona[10].

Dal 1921 al 1929 il Campionato di Prima Divisione si componeva delle migliori squadre dei vari gruppi regionali, fra cui anche la formazione veronese che riuscì più volte ad arrivare al girone finale, senza però ottenere grandi risultati; in questi anni particolarmente sentita fu la rivalità cittadina tra l'Hellas Verona e la Bentegodi[9].

Anni trenta e quaranta[modifica | modifica wikitesto]

Dall'esordio in B alla massima serie[modifica | modifica wikitesto]

All'avvio della Serie A a girone unico, nel 1929, l'Hellas incorporò, per fusione, due rivali veronesi, Bentegodi e Scaligera, assumendo la denominazione A.C. Verona e partendo dal campionato di Serie B, in seguito al brutto piazzamento (12º posto) ottenuto l'anno precedente nella Divisione Nazionale, che impedì[9] al club di iscriversi alla Serie A.

L'Hellas Verona in una foto d'epoca

Al suo debutto nel campionato cadetto (1929-1930) chiuse con un incoraggiante sesto posto, con 7 punti di distacco dal Legnano promosso nella massima serie. Sarebbero occorsi quasi tre decenni (28 anni) per conquistare la promozione, con una serie di alti e bassi annuali che portarono il Verona ad alternare annate molto positive ad altre scoraggianti.

Mentre il mondo era impegnato nel secondo conflitto mondiale il Verona affrontò uno dei suoi peggiori momenti storici, retrocedendo in Serie C nel 1941 dopo aver subito una dura sconfitta a Modena (6-1). Paradossalmente, solo due anni prima (1939) la squadra scaligera aveva sfiorato la promozione arrivando quinta a soli 3 punti di distacco dal Venezia promosso in A. Tuttavia alcuni segnali negativi si erano intravisti nell'annata di transizione fra la sfiorata promozione e la retrocessione, con i gialloblù che si erano salvati a fatica.

In ogni caso il Verona riuscì a risalire abbastanza in fretta, nel giro di sole due stagioni (1943). L'impresa non fu facile: ci si trovava all'epoca ad avere a che fare con un enorme agglomerato di squadre, divise in ben 12 gironi di diverse dimensioni, molte delle quali fallivano o si ritiravano dal campionato prima della sua conclusione. Le 12 squadre vincitrici dei rispettivi gironi (tra cui anche il Verona, quell'anno) si affrontavano in due gironi finali di 6 squadre ciascuno. Le prime due classificate di ciascun girone finale venivano infine promosse in serie B. L'Hellas quell'anno arrivò secondo dietro la Pro Gorizia, a pari punti con il Parma: nello spareggio avvenuto sul campo neutro di Brescia, l'Hellas venne sconfitto 2-0, ma la condanna per illecito sportivo degli emiliani[11] (puniti con la condanna al sesto ed ultimo posto del girone finale) permise ai gialloblù di festeggiare il ritorno in cadetteria.

Anni cinquanta e sessanta[modifica | modifica wikitesto]

L'allenatore Piccioli, con cui il Verona conquistò la prima promozione in Serie A nel 1957.

Dopo essere tornato nella categoria superiore, il Verona iniziò un lungo percorso che lo portò 14 anni dopo a vincere il suo primo campionato di Serie B. Nel mezzo vi furono una serie di prestazioni annuali stazionarie e rassicuranti che tennero gli scaligeri quasi sempre nella metà superiore della classifica. La promozione venne sfiorata già nel 1948, quando la squadra arrivò al secondo posto del girone B della serie cadetta alle spalle di uno scatenato Padova: in quella specifica occasione però, solo la prima classificata dei due gironi venne promossa in massima serie e così il Verona fu costretto a pazientare ancora, fino al 1957.

La prima promozione in A[modifica | modifica wikitesto]

Quell'anno i gialloblù guidati da Angelo Piccioli (secondo allenatore più presente sulla panchina scaligera con 225 partite, dietro al solo Bagnoli)[12] furono i protagonisti del torneo e pareggiando in casa con il Como per 1-1 nell'ultima giornata di campionato ottennero il punto che mancava loro per poter festeggiare la tanto agognata promozione. L'entusiasmo fu tale che i tifosi corsero in campo per incoronare d'alloro il capo dei giocatori scaligeri[9][13].

L'A.C. Verona restò in Serie A una sola stagione (1957-1958), dopodiché tornò nella serie cadetta: ad un ottimo girone di andata che vide i gialloblù girare la boa alla rassicurante quota di 18 punti in 17 partite, seguì infatti un disastroso girone di ritorno. La squadra totalizzò solo 3 punti nelle ultime 12 partite di campionato, scivolando lentamente in classifica fino all'ultimo posto. A fine stagione il Verona ebbe l'occasione per riscattarsi, disputando un doppio spareggio per la permanenza in A contro il Bari secondo classificato tra i cadetti, ma il quale ottenne il posto in massima serie ai danni degli scaligeri (1-0 per il Bari al'andata sul campo neutro di Bologna; 2-0 per il Bari al ritorno sul campo neutro di Roma)[2]. il Verona chiuse così la sua prima infruttuosa esperienza in serie A.

Nell'estate 1958 la società veneta assorbì[2] un club minore veronese, l'A.S. Hellas, nel frattempo ammessa in serie C, in modo da poter riprendere la denominazione di Associazione Calcio Hellas Verona in omaggio alle sue origini.

Allenata da Nils Liedholm, la squadra ritornò in Serie A esattamente un decennio più tardi, nella stagione 1967-1968. Nel frattempo gli scaligeri furono autori d'una serie di annate anonime, con l'Hellas Verona che ottenne sempre la salvezza senza particolari problemi, ma anche senza mai entrare seriamente in lotta per la promozione. In quella stessa stagione il salto di categoria venne effettuato all'ultima giornata, grazie ad una vittoria sul Padova per 1-0. Contemporaneamente infatti il Bari che lo precedeva in classifica pareggiò a Perugia e consegnò la propria seconda posizione agli scaligeri. L'Hellas poté così riscattarsi sui pugliesi (dopo lo spareggio promozione perso un decennio prima) e gioire insieme al Palermo primo classificato ed al Pisa.

Anni settanta e ottanta[modifica | modifica wikitesto]

Il decennio in massima serie[modifica | modifica wikitesto]

Gianfranco Zigoni in pelliccia durante una gara del Verona passata in panchina

L'Hellas, al ritorno in massima serie dopo la breve avventura in serie A del 1958, stavolta si salvò con relativa facilità, conducendo una stagione equilibrata chiusa al decimo posto. I veronesi si tolsero tra l'altro la soddisfazione di battere in casa sia la blasonata Juventus (2-1)[14] che gli storici rivali del Lanerossi Vicenza (2-1)[15]. Si trattò nel dettaglio della prima vittoria in campionato dell'Hellas Verona contro i bianconeri. Gettate le basi, gli scaligeri avviarono un lungo ciclo di sudate salvezze che permise loro di affermarsi come presenza costante nella serie A. Di quegli anni si ricorda soprattutto la storica vittoria per 5-3 ottenuta contro il Milan nell'ultima giornata della stagione 1972-1973 che costò ai rossoneri lo scudetto. Il Milan perderà il campionato a Verona anche nel 1990, quando, alla penultima giornata, verrà sconfitto per 2-1 finendo la partita con soli otto giocatori. Da qui la celebre espressione della «fatal Verona»[16].

Nel 1974 l'Hellas Verona finì la stagione al quart'ultimo posto evitando la retrocessione, ma fu declassato in ultima posizione e condannato alla Serie B durante i mesi estivi a causa dello "Scandalo della telefonata"[2] in cui furono coinvolti il presidente della squadra Saverio Garonzi ed un ex giocatore, Sergio Clerici. Il Verona ritornò comunque subito in Serie A al termine del successivo campionato cadetto (1975), chiuso al terzo posto a pari punti con il Catanzaro. Il successivo spareggio promozione disputatosi a Terni verrà infatti poi vinto dal Verona (1-0) che farà così ritorno in massima serie.[2].

Le tre finali di Coppa Italia[modifica | modifica wikitesto]

Un anno dopo (1976) la squadra gialloblù arrivò in finale di Coppa Italia per la prima volta nella sua storia, eliminando Torino, Cagliari, Lazio e Inter dal torneo. Tuttavia, in finale l'Hellas Verona fu sconfitto 4-0 dal Napoli, con il risultato sbloccato solo al 74' minuto dall'autorete del portiere Alberto Ginulfi, dopo che l'ala Gianfranco Zigoni aveva colpito un palo sullo 0-0.

Nel 1978 la squadra rimase sfortunatamente coinvolta nell'incidente ferroviario di Murazze di Vado. A causa di un disguido aereo legato al maltempo, il club veneto era ricorso al treno per raggiungere la capitale, dov'era in programma la sfida di campionato contro la Roma: i giocatori e lo staff viaggiavano sul primo vagone della "Freccia della Laguna", che in prossimità di Monzuno investì le carrozze dell'espresso Bari-Trieste deragliato pochi secondi prima; destino volle che al momento del disastro la formazione si fosse spostata per il pranzo nella carrozza ristorante, che non fu tra quelle scagliate dall'urto nel dirupo sottostante, salvandosi e uscendo quasi illesa dall'incidente che contò una quarantina di vittime[17].

Dopo aver disputato dieci campionati su undici in Serie A dal 1968 in poi, il Verona tornò in Serie B nel 1979. In cerca di equilibrio e con un ricambio generazionale in corso sia dei dirigenti che dei giocatori, la società rimase bloccata tra i cadetti per tre anni; addirittura nel 1981 un improvviso calo nel girone di ritorno portò l'Hellas a dover lottare per la salvezza in serie B, ma alla fine la squadra riuscì a centrare l'obiettivo minimo.

Osvaldo Bagnoli, l'allenatore più presente di sempre sulla panchina scaligera (384 partite). Qui è ritratto mentre festeggia, assieme ai tifosi gialloblù, lo storico scudetto del 1985.

Proprio da quello spavento, e dalla conseguente rivoluzione di rosa e tecnici, prese avvio quello che sarebbe stato il ciclo di vittorie più importante della storia del club scaligero. Nella stagione 1981-1982 l'Hellas Verona che nel campionato precedente aveva lottato per non retrocedere, sotto la guida del nuovo allenatore Osvaldo Bagnoli vinse il campionato cadetto con un bilancio finale di 17 vittorie, 14 pareggi e 7 sconfitte, tornando in Serie A.

L'anno successivo, i gialloblù stupirono tutti e nel girone di andata della serie A contesero a lungo il primo posto della classifica alla Roma, che poi vinse lo scudetto[18]; nella tornata di ritorno vi fu l'inevitabile calo fisico di una formazione costruita senza grosse ambizioni, ma gli scaligeri riuscirono comunque a terminare il campionato al quarto posto, guadagnandosi la qualificazione all'edizione successiva della Coppa UEFA. Inoltre, nello stesso anno giunsero nuovamente in finale nella coppa nazionale: dopo una vittoria casalinga per 2-0, il Verona andò a Torino per giocare la sfida di ritorno contro la Juventus di Platini, che vinse il trofeo ai supplementari sconfiggendo i veronesi per 3-0.

Nella stagione 1983-1984 la squadra disputò un'altra ottima stagione e giunse sesta alla fine del campionato, dopo essere stata anche momentaneamente al comando della classifica. Disputò inoltre, di nuovo, l'atto finale della Coppa Italia: dopo un pareggio nella partita di andata (1-1) l'Hellas perse nel ritorno all'Olimpico per 1-0 contro la Roma di Falcão.

Lo scudetto[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Serie A 1984-1985 e Associazione Calcio Hellas Verona 1984-1985.
« Perché quando hai modo di conoscere ed apprezzare chi soffre con te alla domenica e partecipa alle tue gioie e ai tuoi dolori pur non essendo in campo, ti ci affezioni. Almeno io sono fatto così. E per questo motivo, per rispetto nei confronti di chi mi ha amato e osannato fino ad invocarmi come sindaco di Verona, non ho accettato di vestire altre maglie di società italiane. Il loro rispetto meritava il mio rispetto... »
(Preben Elkjær Larsen[19])
Il difensore tedesco Hans-Peter Briegel, tra i maggiori protagonisti dello scudetto scaligero.

Dopo aver concluso due campionati nella parte alta della classifica (ed entrambi corredati da una finale di Coppa Italia) i dirigenti del Verona, pur continuando a parlare di salvezza, decisero di alzare il tiro. Nell'estate del 1984 arrivarono infatti presso la corte scaligera due quotati calciatori stranieri, punti fermi delle rispettive nazionali: il difensore tedesco Hans-Peter Briegel e l'attaccante danese Preben Elkjær.[20] L'allenatore Osvaldo Bagnoli inserì i nuovi innesti in una formazione-tipo che già poteva fare affidamento su Garella tra i pali; Ferroni, Fontolan, Marangon e il giovane capitano Tricella in difesa; Di Gennaro, Fanna e Volpati in mezzo al campo; e Galderisi davanti insieme al panzer danese; tra le riserve, a dare il contributo più importante vi furono Bruni, Sacchetti e Turchetta.[10]

Il campionato 1984-1985 della squadra veronese iniziò con una vittoria interna per 3-1 contro il Napoli di un Maradona al suo debutto italiano. I gialloblù legittimarono poi le loro ambizioni col successo sui campioni d'Italia in carica della Juventus, battuta 2-0 alla quinta giornata (nell'occasione Elkjær segnò a Tacconi un gol rimasto nella memoria di tutti i tifosi dell'Hellas, battendo il portiere avversario pur senza una scarpa, persa nel corso dell'azione)[20] Altri momenti-chiave della cavalcata scaligera verso il tricolore furono il trionfo al Friuli di Udine alla diciottesima giornata, dove i veronesi sconfissero in una rocambolesca gara l'Udinese per 5-3 (risultato che fece cessare le speculazioni secondo le quali i giocatori stavano ormai perdendo energie) nonché le tre vittorie consecutive contro Roma (1-0), Fiorentina (1-3) e Cremonese (3-0) che lanciarono i veneti in una definitiva corsa solitaria. Il pareggio per 1-1 ottenuto a Bergamo contro l'Atalanta, alla penultima giornata, garantì all'Hellas la conquista dello scudetto con un turno di anticipo[10].

HellasVeronaFCstemma.png
Hellas Verona campione d'Italia

SquadraHellas84-85.jpg


La rosa del Verona nella stagione 1984-85



Scudetto.svg
Serie A, 29ª giornata.
Bergamo, 12 maggio 1985, stadio Atleti Azzurri d'Italia.


600px Azzurro e Nero (Strisce).png Atalanta – Verona Yellow and Blue Flag 3.svg
1 – 1


  • Atalanta: Piotti, Osti, Gentile, Perico, Rossi, Magnocavallo, Donadoni, Vella, Magrin, Agostinelli, Pacione, Soldà, Codogno; (Malizia, Fattori e Larsson).
  • Allenatore: Nedo Sonetti.

  • Verona: Garella, Volpati, Marangon, Tricella, Fontolan, Briegel, Fanna, Sacchetti, Galderisi, Di Gennaro, Elkjaer, Spuri, Ferroni; (Donà, Bruni, Turchetta).
  • Allenatore: Osvaldo Bagnoli.

  • Arbitro: Testa di Prato.
  • Marcatori: Gol 41’ Perico, Gol 51’ Elkjaer.
  • Spettatori: 21 308

Il Verona di Bagnoli vinse il campionato ritagliandosi così un posto nella storia del calcio italiano, rinverdendo dopo quasi settant'anni i fasti delle "provinciali" d'inizio Novecento. I gialloblù arrivarono al trocolore grazie a 15 vittorie, 13 pareggi e 2 sconfitte, per un totale di 43 punti in classifica (si assegnavano ancora 2 punti per vittoria), staccando di 4 lunghezze il Torino secondo classificato, e con Inter e Sampdoria a completare le prime quattro posizioni.

Lo scudetto assunse valore non solo perché conseguito in un'epoca in cui le squadre italiane stavano iniziando a riaffermarsi a livello internazionale (la Nazionale stessa era campione del mondo), ma anche per i molti tra i migliori calciatori del mondo, vedi Platini, Zico, Maradona, Sócrates, Rummenigge e Falcão, che calcavano i campi dellla Serie A.

« Il fatto che in quella stagione tutto abbia funzionato a meraviglia, mai un ingranaggio fuori posto, è stato merito anche di chi aveva il più semplice degli incarichi e che tassello dopo tassello ha contribuito a rendere reale ciò che tutti consideravano un grande sogno. »
(Osvaldo Bagnoli[21])

La città scaligera restò molto legata alle radiocronache del cronista e attore teatrale Roberto Puliero[20][22].

In Europa[modifica | modifica wikitesto]

L'Hellas Verona ha debuttato nelle competizioni internazionali partecipando alla Coppa Mitropa del 1969-1970 (la competizione europea più antica che trovava le sue origini nel lontano 1927), ma venne subito eliminato dai cechi dello Slavia Praga (doppia sconfitta, 1-4 in trasferta e 0-3 in casa). Poco più tardi partecipò al torneo Anglo-Italiano del 1971, dove chiuse al quarto posto tra le sei squadre italiane che vi presero parte.

Nel 1982-1983, in virtù della vittoria nel campionato cadetto dell'anno precedente, l'Hellas Verona partecipò nuovamente alla Coppa Mitropa, nella quale però ancora una volta non giunse a risultati di rilievo, chiudendo il girone all'ultimo posto con soli due punti. La stagione successiva avvenne il debutto in Coppa UEFA. La squadra superò la Stella Rossa di Belgrado (doppia vittoria, 1-0 a Verona e 3-2 a Belgrado), e fu poi eliminata al secondo turno dagli austriaci dello Sturm Graz (2-2 a Verona, 0-0 a Graz).

La stagione 1985-1986 vide la squadra in Coppa dei Campioni grazie allo scudetto conquistato nella stagione precedente. Nei sedicesimi l'Hellas incontrò ed eliminò il PAOK Salonicco (piegato per 3-1 a Verona e per 2-1 in Grecia, con doppiette di Elkjear in entrambi i match[23]), uscendo in seguito negli ottavi contro la Juventus campione uscente: la partita di andata, giocata al Bentegodi, fini 0-0 mentre quella di ritorno, disputata a Torino a porte chiuse (per via della sanzione irrogata dall'UEFA al club bianconero dopo i fatti dell'Heysel), terminò 2-0 per i padroni di casa, con gli scaligeri a contestare l'arbitraggio del fischietto francese Wurtz.[24]

L'attaccante danese Preben Elkjær, miglior marcatore veronese in campo europeo.

Nella stagione 1987-1988 la squadra ottenne il suo miglior risultato internazionale, raggiungendo i quarti di finale della Coppa UEFA, grazie a quattro vittorie e due pareggi. Dopo aver eliminato i polacchi del Pogon Stettino (1-1 in Polonia e 3-1 in Veneto), gli olandesi dell'Utrecht (pareggio 1-1 in Olanda e vittoria 2-1 in casa) e i rumeni dello Sportul Studentesc Bucarest (battuti sia all'andata a Verona per 3-1, sia al ritorno in Romania per 1-0), il Verona venne infatti eliminato nei quarti dai tedeschi del Werder Brema al termine di un doppio confronto molto combattuto (0-1 a Verona, 1-1 a Brema).[25]

Il miglior marcatore del Verona nelle Coppe Internazionali (contando le principali, ovvero Coppa dei Campioni e Coppa Uefa), è Elkjaer con 9 reti (4 in Coppa dei Campioni e 5 in Coppa Uefa), seguito da Galderisi (3 reti in Coppa Uefa), Di Gennaro e Fanna (2 reti ciascuno in Coppa Uefa), Berthold, Fontolan, Pacione, Sacchetti e Volpecina (1 rete in Coppa Uefa) e Volpati (1 rete in Coppa dei Campioni)

Il declino[modifica | modifica wikitesto]

Il proprietario Chiampan cercò in tutti i modi di mantenere il Verona ad alti livelli negli anni post-scudetto. Nel 1985-1986 i campioni in carica delusero, anche per le partenze di alcuni protagonisti del tricolore (Fanna, Garella e Marangon) non adeguatamente sostituiti, chiudendo il campionato al decimo posto. Nel 1986-1987 la squadra parve tornare ad alti livelli, conquistando la quarta piazza e annessa qualificazione in Coppa UEFA. L'anno successivo la formazione scaligera, sino a quel momento ben posizionata in classifica, pagò lo scotto dell'eliminazione dall'Europa e concluse decima. La stagione 1988-1989 fu nuovamente deludente, con un altro decimo posto e una salvezza conquistata all'ultima giornata; la squadra era stata notevolmente rinnovata vedendo il saluto definitivo della vecchia guardia, tra cui Di Gennaro, Elkjaer, Ferroni, Fontolan, Galia, Giuliani, Sacchetti, Verza e Volpati.

Con la grave crisi societaria, l'Hellas fu costretto a cedere quasi tutti i giocatori della rosa, presentando al tecnico Bagnoli un organico totalmente rivoluzionato. Artefice di questo lavoro fu il direttore sportivo Franco Landri, tornato a Verona dopo qualche anno, colui che già nel 1982 allestì assieme all'allora vicepresidente Di Lupo la squadra che conquistò la promozione in massima serie. Bagnoli ebbe poco tempo per portare la nuova formazione in condizione, ma dopo un avvio deficitario la formazione gialloblù divenne un'autentica sorpresa nel girone di ritorno. I veneti superarono il Milan per 2-1 il 22 aprile 1990, in un replay di una «fatal Verona» che sostanzialmente fece perdere il titolo ai rossoneri (reti di Sotomayor e Pellegrini); grazie a questo risultato gli scaligeri ebbero l'opportunità di giocarsi la salvezza all'ultima giornata, il 29 aprile a Cesena, dove tuttavia prevalsero i romagnoli per 1-0. Dopo otto stagioni consecutive passate in Serie A, contornate da uno scudetto e da due finali di Coppa Italia, l'Hellas tornò tra i cadetti.

Anni novanta e duemila[modifica | modifica wikitesto]

Le difficoltà tra vecchio e nuovo millennio[modifica | modifica wikitesto]

Con l'inizio del nuovo decennio, l'Hellas fu costretto a voltare pagina da dei risultati non più all'altezza del nome che la squadra si era fatta, inaugurando un periodo che non avrebbe riservato grandi soddisfazioni alla società scaligera. Gli anni novanta furono infatti molto difficili per il club che in seguito ad una pessima gestione societaria fallì nel 1991[26], con i giocatori e l'allenatore Fascetti che terminarono comunque la stagione ottenendo un'insperata promozione in serie A nel 1991. La squadra retrocesse però di nuovo la stagione successiva, con diverse giornate di anticipo. Ebbe così inizio un'altalena tra la serie A e B che durò fino al 1999. Nel 1995 il club acquisì nel frattempo il nome Hellas Verona FC che mantiene ancora oggi (dopo aver usato per quattro anni il nome Verona Football Club[26] in seguito al fallimento e alla rapida rinascita del 1991).

Cesare Prandelli, tecnico del vittorioso Verona nel campionato di Serie B 1998-1999

Dopo due promozioni (1990-1991 con Eugenio Fascetti e 1995-1996 con Attilio Perotti) seguite da immediate retrocessioni, la vittoria nel campionato di Serie B nel 1998-1999 sotto la guida del rampante Cesare Prandelli (il quale mise insieme quell'anno una striscia di 8 vittorie consecutive tra la 6ª e la 13ª giornata, record che verrà poi battuto da Mandorlini) sembrò aprire una nuova fase nella storia del club.

Salvezze e retrocessioni[modifica | modifica wikitesto]

Il nuovo millennio iniziò con gli scaligeri ancora allenati da Prandelli che dopo un inizio difficile avviarono una serie di risultati utili consecutivi nel girone di ritorno, chiudendo il campionato di serie A al nono posto. L'anno successivo (2001), invece, la squadra allenata da Attilio Perotti faticò molto ed affrontò una stagione difficile che si chiuse con un doppio spareggio salvezza vinto contro la Reggina (1-0 all'andata in casa, 1-2 al ritorno con il decisivo goal di Cossato a pochi minuti dal termine)[22].

Il campionato 2001-2002 si concluse invece nel peggiore dei modi: una squadra composta anche dai futuri campioni del mondo Gilardino, Oddo e Camoranesi, oltre al giovane Adrian Mutu e al più esperto Mario Frick, non mantenne lo slancio iniziale che aveva portato gli scaligeri nella zona alta della classifica. Nel girone di ritorno la squadra mostrò segni di stanchezza ed iniziò a perdere colpi su colpi. L'Hellas salì a quota 39 punti dopo aver superato l'Udinese per 1-0 alla quartultima giornata, ipotecando la salvezza, ma poi uscì sconfitto in tutte e tre le ultime partite di campionato: all'Olimpico contro la Lazio in una rocambolesca gara terminata sul punteggio di 5-4 per i padroni di casa; al Bentegodi contro il Milan in lotta per la Champions, in una sfida risolta nei minuti finali da Pirlo (1-2); ed una brutta sconfitta esterna subita nello scontro diretto contro il Piacenza (3-0). Gli scaligeri finirono così con lo scivolare in zona retrocessione per la prima volta in tutto il campionato proprio all'ultima giornata, retrocedendo in serie B.

Seguirono alcune annate anonime disputate in serie B, con il Verona che non andò oltre a sudate salvezze. La squadrà sfiorò poi il ritorno in massima serie nel 2005, quando concluse la stagione al 7º posto, con un solo punto in meno dell'Ascoli (promosso in Serie A dopo la squalifica del Genoa ed i problemi economici di Perugia e Torino)[27].

Nei due anni successivi la società, complice anche l'ex presidente Pastorello avviò un lento ma inesorabile declino che raggiunse il suo apice nel 2007. Quell'anno la squadra iniziò molto male il campionato ed ottenne solo quattro vittorie in tutto il girone di andata. Incerottata dal nuovo presidente Piero Arvedi, nella seconda parte del campionato la squadra risalì la classifica inanellando 11 risultati utili consecutivi, ma alcune sconfitte di troppo, tra cui quelle in casa contro Juventus e Napoli, impedirono la salvezza diretta degli scaligeri. Il Verona concluse infatti al sest'ultimo posto alla pari con la Triestina e, per la regola degli scontri diretti, dovette disputare i play-out contro lo Spezia, quartultimo, nei quale ebbe la peggio (2-1 a La Spezia e 0-0 a Verona). Il Verona finì la stagione con il peggior attacco della Serie B (34 reti segnate). I gialloblù vennero quindi retrocessi in serie C dopo 64 anni[28].

La caduta in Lega Pro[modifica | modifica wikitesto]

Era dagli anni quaranta che la società scaligera non si trovava in così grave difficoltà. Nella stagione 2007-2008, partito con l'obiettivo di vincere il campionato e di essere "la Juventus della Serie C"[29], il Verona chiuse ultimo in classifica a pari punti con il Manfredonia, evitando la retrocessione diretta solo grazie agli scontri diretti a favore. Mai prima di allora l'Hellas Verona si era trovato a dover lottare per la permanenza in C1. Nella stagione peggiore di tutta la storia scaligera, una squadra allo sbando totale venne salvata dall'ex tecnico della primavera Davide Pellegrini, con gli scaligeri che superarono la Pro Patria nel doppio spareggio salvezza (1-0 a Verona, 1-1 a Busto Arsizio), scongiurando il rischio di una nuova retrocessione.

Nel campionato 2008-2009 la squadra chiuse al settimo posto, dopo essere a lungo stata ai margini della zona play-off. Nel gennaio 2009, l'imprenditore Giovanni Martinelli divenne proprietario e presidente della società[30] subentrando al conte Pietro Arvedi d’Emilei, che il 21 dicembre 2008, di ritorno dalla partita Cesena-Hellas Verona, subì un incidente stradale le cui conseguenze lo portarono a morire qualche mese dopo[31]. Martinelli salvò in quel modo il club dal fallimento.

Nella stagione 2009-2010 la squadra regalò un'ennesima delusione ai tifosi: la squadra costruita dal direttore sportivo Nereo Bonato ed affidata in panchina al riconfermato Remondina, dopo aver dominato la prima metà del campionato ed accumulato un vantaggio di sette punti sulle inseguitrici (Pescara e Ternana)[32], crollò sul finale di stagione e chiuse il campionato al terzo posto. Fatale risultò lo scontro diretto dell'ultima giornata contro il Portogruaro che vinse 1-0 al Bentegodi e venne promosso al posto degli scaligeri. Ingaggiato Giovanni Vavassori come nuovo allenatore per i play-off, il Verona superò il Rimini nelle semifinali (0-1 a Rimini, 0-0 a Verona), ma finì poi con l'essere eliminato in finale dal Pescara in migliori condizioni fisiche (2-2 a Verona, 1-0 a Pescara). I gialloblù rimasero in C e Vavassori se ne andò dopo essere stato l'allenatore del Verona per un solo mese.

Anni duemiladieci[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante le delusioni, i tifosi del Verona dimostrarono un grande attaccamento ai colori gialloblù con la media spettatori che nei quattro anni di Lega Pro non fu mai al di sotto delle 10 000 unità,[33][34] con picchi di quasi 15 000 spettatori nella stagione 2009/2010.[35] Il record assoluto di pubblico lo si è avuto il 9 maggio 2010, quando si giocò la partita Hellas Verona-Portogruaro (0-1) dinanzi ad oltre 25 000 tifosi dell'Hellas.[36]

Il ritorno in cadetteria[modifica | modifica wikitesto]

Anche la stagione della promozione (2010-2011) era iniziata negativamente, tanto che il tecnico scelto durante l'estate dalla dirigenza (Giuseppe Giannini) era stato esonerato a novembre dopo aver raccolto solo 13 punti in 12 partite. Al suo posto venne ingaggiato un tecnico che in Romania aveva vinto tutto: Andrea Mandorlini. L'Hellas Verona aveva concluso il girone d'andata in piena lotta per non retrocedere, e sotto la guida del nuovo tecnico iniziò una lunga rincorsa che portò i gialloblù ad agganciare il 5º posto (l'ultimo utile per disputare i play off) nelle ultime giornate di campionato[37]. Gli scaligeri ottennero la loro seconda finale play-off consecutiva, stavolta contro la Salernitana, dopo aver eliminato il Sorrento (2-0 a Verona, 1-1 a Sorrento)[38]. Le due squadre disputarono la sfida decisiva a Salerno dopo aver richiamato quasi 50 000 tifosi fra l'andata e il ritorno, un record per la categoria.[39][40] Gli scaligeri risultarono infine vincitori del play-off nonostante la sconfitta patita in trasferta (1-0), in virtù della vittoria per 2-0 ottenuta nella gara di andata. L'Hellas Verona tornò quindi in Serie B, chiudendo il ciclo più negativo di tutta la sua storia.[41]

La stagione 2011-2012 partì con molti volti noti: Mandorlini e quasi tutti i giocatori dell'anno prima vennero riconfermati. Ad essi vennero affiancati alcuni giovani come il greco Tachtsidīs, di proprietà del Genoa e l'argentino Juanito Gomez, rientrato a Verona dopo un anno e mezzo passato nelle fila del Gubbio. Nel girone di andata dopo un periodo negativo di cinque partite in cui la squadra raccolse solo tre punti, i gialloblù misero insieme nove vittorie consecutive tra campionato e Coppa Italia[42], issandosi al secondo posto della classifica ad un punto dal Torino.[43] Si tratta della striscia di vittorie consecutive più lunga di tutta la storia del club scaligero: il precedente record era di otto vittorie, ottenuto dal Verona allenato da Prandelli nel 1998-1999.[44] Altro record personale abbattuto fu quello delle vittorie consucutive in trasferta, 5: Cittadella, Bari, Empoli, Parma e Livorno. Un altro record eguagliato dalla squadra scaligera riguarda la striscia di vittorie consecutive interne (12) che ha portato l'Hellas ad affiancare nell'albo d'oro la striscia del Genoa ottenuta nella stagione 2006-2007.[45] Il Verona chiuse la stagione regolare al quarto posto, sfiorando la promozione diretta al primo anno dopo il ritorno in Serie B e qualificandosi per i play-off. In semifinale il Varese si impose però nel doppio confronto, vincendo per 2-0 nella gara di andata[46] e pareggiando al Bentegodi (1-1).[47]. In Coppa Italia la squadra scaligera eliminò dal torneo Vicenza (1-2), Genoa (5-7 d.c.r.) e Parma (0-2), raggiungendo gli ottavi di finale dopo 15 anni (1996-1997).[48] La corsa del Verona si fermò all'Olimpico di Roma, dove i padroni di casa della Lazio si imposero per 3-2.[49]

Di nuovo in Serie A[modifica | modifica wikitesto]

L'Arena colorata di gialloblù per il ritorno in A del Verona, dopo undici anni, nel 2013.

La nuova stagione vide diversi nomi nuovi presso la società di Via Torricelli: Martinelli lasciò la quota di maggioranza del club (80%) all'ex vicepresidente del Bologna, Maurizio Setti, che divenne così il nuovo presidente del club scaligero[6]. Il presidente uscente mantenne dapprima una piccola parte delle azioni della società, ma nel corso della stagione agonistica finì con il vendere anche le sue ultime quote a Maurizio Setti, che divenne presidente unico del club[6]. Il neopresidente riconfermò l'allenatore Mandorlini e poi andò a rivoluzionare l'organigramma societario con gli arrivi di Sogliano come direttore sportivo e di Gardini come direttore generale. Grazie agli sforzi della nuova società, dalla campagna acquisti arrivarono una multitudine di nuovi giocatori tra i quali Cacciatore, Martinho, Laner, Moras, Cacia ed Agostini. I gialloblù, dopo aver chiuso il girone di andata al terzo posto a quota 40 punti, dietro al Sassuolo lanciato in fuga solitaria (48) e al Livorno (46), mantennero la posizione per tutto il girone di ritorno, accelerando sul finale di stagione: dopo la sconfitta in casa nel derby contro il Padova all'ottava di ritorno, gli uomini di Mandorlini misero insieme 12 risultati utili consecutivi (8 vittorie e 4 pareggi)[50] superando il Livorno dopo un lunghissimo testa a testa[51]. Il 18 maggio 2013, grazie al pareggio per 0-0 ottenuto in casa contro l'Empoli, l'Hellas Verona chiuse il campionato al 2º posto a quota 82 punti contro gli 85 del Sassuolo campione e con due lunghezze di vantaggio sul Livorno (80), terzo classificato (poi vincitore dei play-off): gli scaligeri tornarono così nella massima serie dopo 11 anni[52]. La squadra giunse per il secondo anno di fila agli ottavi di finale di Coppa Italia, dopo aver eliminato la Virtus Entella (2-3[53]), il Genoa (2-5 d.c.r.[54]) e il Palermo (1-2[55]). A porre fine al cammino degli scaligeri fu l'Inter che al Meazza si impose per 2-0[56].

La stagione del ritorno in Serie A inizia con la conferma dell'allenatore Mandorlini e del blocco artefice della promozione, a cui si aggiunge l'arrivo nella rosa gialloblù di nuovi giocatori, tra cui Luca Toni[57]. Partendo dall'iniziale obiettivo di ottenere la salvezza in campionato e di valorizzare i giovani[58], l'Hellas Verona disputa un girone d'andata chiuso al sesto posto in classifica[59], risultando la sorpresa della prima parte del campionato[60]; assieme al già citato Toni, tra gli altri componenti della squadra, si mettono in mostra i giovani Iturbe, Jorginho e Rômulo[61]. Nel girone di ritorno i gialloblù accusano una flessione, conquistando tuttavia un'agevole salvezza e rimanendo in corsa per una qualificazione alle coppe europee sino alle ultime giornate di campionato, concluso al decimo posto della classifica. La stagione si chiude con l'undici gialloblù che eguaglia il record di sei vittorie consecutive casalinghe in Serie A,[62] con 62 gol batte il record di reti totali segnate dal Verona in un campionato di massima serie e, con 16 vittorie, il numero di successi in una stagione in A degli scaligeri.[63] Toni, con 20 gol, è il miglior marcatore di sempre del Verona in un singolo campionato di Serie A.[63]

Cronistoria[modifica | modifica wikitesto]

Cronistoria dell'Hellas Verona Football Club
  • 1903 - In primavera, fondazione dell'Associazione Calcio Hellas.
  • 1904 - Si affilia alla FIF (Federazione Italiana Football) ma non partecipa ai campionati.
  • 1905 - Disputa solo gare amichevoli.
  • 1906 - Si affilia alla FGI (Federazione Ginnastica Italiana) e disputa il Concorso Ginnastico di Vicenza dove perde 2-1 la finale contro il Vicenza.
  • 1907 - Si iscrive ai campionati di Seconda e Terza Categoria dai quali si ritira prima dell'inizio.
  • 1908 - Disputa il campionato di Seconda Categoria ma rinuncia alle finali.
  • 1909 - Disputa solo tornei con società affiliate alla F.I.F., perdendo la finale della Coppa Verona contro il Milan.
  • 1909-1910 - Disputa solo la Coppa Verona perdendo la semifinale contro il Milan. Ammesso in Prima Categoria.



Terzo turno eliminatorio di Coppa Italia.
Sedicesimi di finale di Coppa Italia.
Terzo turno eliminatorio di Coppa Italia.
Turno di qualificazione Serie B di Coppa Italia.
Terzo turno eliminatorio di Coppa Italia.
Sedicesimi di finale di Coppa Italia.



  • 1957-1958 - 18º in Serie A. Red Arrow Down.svgRetrocesso in Serie B.
  • 1958 - L'Associazione Calcio Verona assorbe l'AS Hellas (nata nel 1949) ed assume la denominazione Associazione Calcio Hellas Verona.

Secondo turno di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.
Secondo turno di Coppa Italia.
Semifinale di Coppa Italia.
Secondo turno di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.
Turno di qualificazione di Coppa Italia.
Turno di qualificazione di Coppa Italia.

2º nel girone 7 di Coppa Italia.
Fase a gironi di Coppa delle Alpi.
3º nel girone 3 di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa Mitropa.
4º nel girone 5 di Coppa Italia.
Fase a gironi della Coppa delle Alpi.
3º nel girone 3 di Coppa Italia.
3º nel girone 1 di Coppa Italia.
  • 1973-1974 - 13º in Serie A e declassato all'ultimo posto per delibera della CAF.Red Arrow Down.svg Retrocesso in Serie B.
4º nel girone 3 di Coppa Italia.

2º nel girone 2 di Coppa Italia.

Finale di Coppa Italia.
3º nel girone 2 di Coppa Italia.
5º nel girone 1 di Coppa Italia.
5º nel girone 3 di Coppa Italia.

5º nel girone 3 di Coppa Italia.
5º nel girone 6 di Coppa Italia.
2º nel girone 3 di Coppa Italia.

Finale di Coppa Italia.
4° in Coppa Mitropa.
Finale di Coppa Italia.
Sedicesimi di finale di Coppa UEFA.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa dei Campioni.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
Quarti di finale di Coppa UEFA.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Primo turno eliminatorio di Coppa Italia.

Secondo turno di Coppa Italia.

  • 1991 - 24 febbraio, fallisce e rinasce sotto il nome di Verona Football Club.
  • 1991-1992 - 16º in Serie A. Red Arrow Down.svgRetrocesso in Serie B.
Quarti di finale di Coppa Italia.

Ottavi di finale di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa Italia.
  • 1995 - Il club assume denominazione Hellas Verona Football Club.
  • 1995-1996 - 2º in Serie B. Green Arrow Up.svgPromosso in Serie A.
Primo turno di Coppa Italia.

Ottavi di finale di Coppa Italia.

Sedicesimi di finale di Coppa Italia.
Sedicesimi di finale di Coppa Italia.

Secondo turno di Coppa Italia.
Secondo turno di Coppa Italia.
Secondo turno di Coppa Italia.

3º nel girone 3 di Coppa Italia.
2º nel girone 3 di Coppa Italia.
3º nel girone 5 di Coppa Italia.
Secondo turno di Coppa Italia.
Secondo turno di Coppa Italia.

Sedicesimi di finale di Coppa Italia Serie C.
4º nel girone D di Coppa Italia Lega Pro.
2º nel girone D del terzo turno di Coppa Italia Lega Pro.
Primo turno della fase 1 a eliminazione diretta di Coppa Italia Lega Pro.

Ottavi di finale di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa Italia.

Quarto turno di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa Italia.

Colori e simboli[modifica | modifica wikitesto]

Colori[modifica | modifica wikitesto]

I colori dell'Hellas Verona sono il giallo e il blu, stessi colori di Verona. Nel corso della sua storia la squadra cambia varie volte lo stile della divisa, alternando maglie con un blu predominante e con dettagli gialli a maglie blu a croce gialla, altre ancora a strisce o bicolori.[7] Le divise da trasferta e le terze divise sono costituite soprattutto da maglie bianche o nere con decorazioni gialloblu.[7]

Simboli ufficiali[modifica | modifica wikitesto]

Stemma[modifica | modifica wikitesto]

L'attuale stemma dell'Hellas Verona è costituito da uno scudo ovale a sottili righe gialloblu, all'interno del quale è presente in nero la scritta "Hellas Verona" su sfondo bianco, lo stemma di Verona, i due mastini e, tra questi, il tricolore italiano.[7] Lo stemma precedente è costituito dai due mastini in giallo all'interno di uno scudo romboidale giallo su sfondo blu.[7]

Strutture[modifica | modifica wikitesto]

Stadio[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Stadio Marcantonio Bentegodi (1906-1963) e Stadio Marcantonio Bentegodi.

Fino al 1963 il Verona disputa le partite interne nel Vecchio Bentegodi, un impianto di 5 000 posti sito nel cuore del centro storico di Verona, successivamente demolito nella seconda metà degli anni 1980.[64] Dallo stesso anno l'Hellas gioca nel nuovo e omonimo Marcantonio Bentegodi: viene all'epoca inaugurato con una capienza di 40 000 spettatori, senza copertura in nessun settore e possiede l'allora usuale pista di atletica.[65] Viene soprannominato dai veronesi "Lo stadio dei quarantamila", alludendo alla capacità considerata esagerata dell'impianto – che però si rivela poi troppo piccolo per contenere le decine di migliaia di tifosi che lo riempiono per tutta la decade degli 1980.[66] Le dimensioni dello stadio aumentano ancora quando, essendo scelto il Bentegodi come uno degli impianti della Coppa del Mondo 1990, viene aggiunto un ulteriore anello: tutte le sezioni vengono dotate di copertura e la viabilità circostante è rinnovata per facilitarvi l'accesso, tuttavia la capienza complessiva dell'impianto rimane quasi invariata per la creazione di vie di fuga, di spazi di sicurezza e per la posa di seggiolini numerati in tutti i settori.[67] L'11 dicembre 2009 viene inaugurata la nuova copertura dello stadio, interamente realizzata con pannelli solari fotovoltaici; si tratta del più grande impianto fotovoltaico in Italia e tra i primi in Europa realizzato su una struttura sportiva.[68]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Organigramma societario[modifica | modifica wikitesto]

Organigramma aggiornato al 17 agosto 2014.[69]

Staff dell'area amministrativa
  • Italia Maurizio Setti - Presidente
  • Italia Giovanni Gardini - Direttore generale
  • Italia Sean Sogliano - Direttore sportivo
  • Italia Massimiliano Dibrogni - Segretario generale
  • Italia Pierluigi Marzola - Responsabile amministrativo
  • Italia Eugenio Spiazzi di Corte Regia - Segretario amministrativo
  • Italia Fabrizio Cometti - Resp. comunicazione e ufficio stampa
  • Italia Simone Salizzoni - Responsabile marketing
  • Italia Moris Rigodanze - Resp. informatico e biglietteria
  • Italia Elena Fraccaroli - Segreteria


[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito la cronologia di fornitori tecnici e sponsor dell'Hellas Verona.[7]

Cronologia degli sponsor tecnici
Cronologia degli sponsor ufficiali
  • 1903-1981 Non presente
  • 1981-1986 Canon
  • 1986-1989 Ricoh
  • 1989-1996 Tortellini Rana
  • 1996-1997 Ferroli
  • 1997-1998 ZG Camini Inox
  • 1998-1999 Atreyu Immobiliare
  • 1999-2000 Salumi Marsilli
  • 2000-2001 Net Business
  • 2001-2002 Amica Chips
  • 2002-2006 Clerman
  • 2006-2007 Unika
  • 2007-2008 Non presente
  • 2008-2010 Giallo
  • 2010-2011 Banca di Verona (Credito Cooperativo Cadidavid); Protec (casa) / Sicurint Group; Consorzio Asimov[70] (trasferta)
  • 2011-2012 AGSM; Protec[71] (casa) / Sicurint Group; Leaderform (trasferta)
  • 2012-2013 AGSM / Leaderform
  • 2013-oggi Manila Grace / Franklin & Marshall


Settore giovanile[modifica | modifica wikitesto]

Il settore giovanile dell'Hellas Verona è formato da 4 squadre maschili partecipanti ai campionati nazionali (Primavera, Allievi Nazionali, Allievi Nazionali B e Giovanissimi Nazionali 2000), 2 partecipanti a livello regionale (Giovanissimi Regionali 2001 e Giovanissimi Professionisti 2002), oltre a 2 rappresentative di Esordienti (2003 e 2004) e 2 di Pulcini (2005 e 2006).[72] Tra i trofei vinti dalle giovanili dell'Hellas vi sono 2 Campionati Primavera di Serie B (1966-1967 e 1967-1968)[73] e 4 Tornei Città di Arco (1972, 1973, 1977 e 2013).[74]

Allenatori e presidenti[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Categoria:Allenatori dell'Hellas Verona F.C. e Categoria:Presidenti dell'Hellas Verona F.C..

Di seguito l'elenco di allenatori e presidenti dell'Hellas Verona dall'anno di fondazione a oggi.[75]

Allenatori
Presidenti
  • 1903-1908 Italia Carlo Fratta Pasini
  • 1908-1910 Italia Alberto Masprone
  • 1910-1912 Italia Valerio Valeri
  • 1912-1915 Italia Bellini Carnesali
  • 1915-1918 campionato sospeso
  • 1918-1923 Italia Carlo Fratta Pasini
  • 1923-1924 Italia Lonardi Cesare
  • 1924-1926 Italia Bonomi Da Monte
  • 1926-1928 Italia Narciso Vanzo
  • 1928-1930 Italia Emilio Tiberghien
  • 1930-1934 Italia Giulio Dall'Ora
  • 1934-1935 Italia Tiziano Fraccaroli
  • 1935-1938 Italia Giovanni Turco
  • 1938-1942 Italia Luciano Carteri
  • 1942-1944 Italia Luigi Polettini
  • 1944-1946 campionato sospeso
  • 1946-1953 Italia Giovanni Chiampan
  • 1953-1958 Italia Giorgio Mondadori
  • 1958-1959 Italia Francesco Fagiuoli
  • 1959-1961 Italia Gerardo Girardi
  • 1961-1962 Italia Giuseppe Arcaroli
  • 1962-1964 Italia Bruno Albarelli
  • 1964-1965 Italia Saverio Garonzi
  • 1965-1967 Italia Carlo Bonazzi
  • 1967-1980 Italia Saverio Garonzi
  • 1980-1986 Italia Celestino Guidotti
  • 1986-1990 Italia Ferdinando Chiampan
  • 1990-1991 Italia Ferdinando Chiampan e Angelo Di Palermo
  • 1991-1992 Italia Stefano Mazzi
  • 1992-1995 Italia Mario Ferretto
  • 1995-1998 Italia Alberto Mazzi
  • 1998-2003 Italia Giambattista Pastorello
  • 2003-2004 Italia Giambattista Pastorello e Pietro Arvedi
  • 2004-2006 Italia Giambattista Pastorello
  • 2006-2007 Italia Sergio Puglisi Maraja e Pietro Arvedi
  • 2007-2008 Italia Pietro Arvedi
  • 2008-2009 Italia Nardino Previdi e Giovanni Martinelli
  • 2009-2012 Italia Giovanni Martinelli
  • 2012-oggi Italia Maurizio Setti


Calciatori[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Categoria:Calciatori dell'Hellas Verona F.C..

Palmarès[modifica | modifica wikitesto]

Competizioni nazionali[modifica | modifica wikitesto]

1984-1985
1956-1957, 1981-1982, 1998-1999
1942-1943 (girone B)

Competizioni giovanili[modifica | modifica wikitesto]

1966-1967 (Serie B), 1967-1968 (Serie B)
1972, 1973, 1977, 2013

Altri piazzamenti[modifica | modifica wikitesto]

Finale: 1975-1976, 1982-1983, 1983-1984
Secondo posto: 1947-1948 (girone B), 1967-1968, 1990-1991, 1995-1996, 2012-2013
Terzo posto: 1931-1932, 1974-1975
Secondo posto: 1942-1943 (girone finale B)

Statistiche e record[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Statistiche e record dell'Hellas Verona Football Club.

Partecipazione ai campionati[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito una tabella raffigurante la partecipazione dell'Hellas Verona ai campionati di calcio.[76]

Livello Categoria Partecipazioni Debutto Ultima stagione Totale
Prima Categoria 7 1910-1911 1920-1921 41
Prima Divisione 5 1921-1922 1925-1926
Divisione Nazionale 3 1926-1927 1928-1929
Serie A 26 1957-1958 2014-2015
Serie B 51 1929-1930 2012-2013 52
Serie B-C Alta Italia 1 1945-1946
Serie C 2 1941-1942 1942-1943 6
Serie C1 1 2007-2008
Lega Pro Prima Divisione 3 2008-2009 2010-2011

Statistiche di squadra[modifica | modifica wikitesto]

Dalla sua fondazione, l'Hellas Verona gioca 41 campionati di primo livello, 52 di secondo e 6 di terzo. Nel corso dei campionati di A, la squadra ottiene il suo migliore piazzamento, ovvero il primo posto, nella Serie A 1984-1985.[76] Altri importanti piazzamenti si hanno nella Serie B 1956-1957, nella Serie B 1981-1982 e nella Serie B 1998-1999, dove la squadra veronese conquista il campionato di Serie B e viene promossa;[76] nella Serie C 1942-1943 si ha invece l'ottenimento dell'unico titolo di terzo livello della squadra.[76] A livello internazionale, la squadra partecipa alla Coppa dei Campioni 1985-1986, alla Coppa UEFA 1983-1984 e a quella 1987-1988.[76] L'Hellas è inoltre la ventesima squadra che ha totalizzato il maggior numero di punti nella storia del campionato di Serie A.[77]

Statistiche individuali[modifica | modifica wikitesto]

Luca Toni, migliore goleador scaligero in massima serie.

L'italiano Luigi Bernardi è il recordman di presenze assolute in maglia gialloblù, con 337 partite disputate a cavallo degli anni 1920 ed 1930 del XX secolo.[78] Per quanto riguarda i goleador, l'oriundo verdeoro Arnaldo Porta detiene da oltre 80 anni il titolo di miglior cannoniere assoluto dell'Hellas Verona, grazie alle 74 reti siglate all'inizio del XX secolo, dagli anni dieci ai 1930.[78] È seguito a ruota dal primo azzurro, Sergio Sega, fermatosi a quota 71 marcature (in due spezzoni di carriera) nel secondo dopoguerra.[78] Ancora un brasiliano, Adaílton, detiene il primato di gol per uno straniero, con le 52 segnature messe a segno a cavallo del nuovo millennio.[78] In campo continentale, capocannoniere dell'Hellas Verona nelle coppe europee è il danese Preben Elkjær, grazie ai 9 gol realizzati in 11 partite[79] giocate, nelle file dei gialloblù, tra Coppa UEFA e Coppa dei Campioni.

Limitatamente alla Serie A, il più prolifico coi colori gialloblù è l'italiano Luca Toni, ancora in attività, capace di siglare 37 reti dal 2013 a oggi.[80] Il danese Elkjær è invece il maggior marcatore straniero dell'Hellas in massima serie, in virtù dei 32 gol siglati dal 1984 al 1988[78] Ancora Toni è il miglior marcatore del Verona in un singolo campionato di Serie A, coi 20 centri della stagione 2013-2014.[63] Daniele Cacia, con le 24 reti siglate nel campionato di Serie B 2012-2013, detiene invece il record assoluto di marcature in una singola stagione con la maglia degli scaligeri.[81][82]

Di seguito i record presenze e marcature dei giocatori dell'Hellas Verona dall'anno di fondazione a oggi.[78]

Record di presenze
Record di reti


Tifoseria[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Tifoseria dell'Hellas Verona Football Club.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

I tifosi dell'Hellas durante la festa per lo scudetto

La nascita delle "Brigate Gialloblu"[83] avviene il 30 novembre 1971, presso il Bar Olimpia di Borgo Venezia.[84] Come la maggioranza degli altri gruppi di tifosi organizzati, nascono come apolitiche ed i primi scontri di rilievo si hanno nel 1973 proprio con tifoserie apertamente schierate come quella bolognese. La svolta nello stile del tifo si ha nel 1976, quando i brigatisti stringono la storica amicizia con i tifosi del Chelsea iniziando ad esporre allo stadio l'ancora oggi consueta Union Jack.[84]. Gruppi con connotazione di destra ("Gioventù Scaligera", "Verona Front", "Hellas Army") o di sinistra ("Rude Boys") coesistevano nelle "Brigate Gialloblu" rispettandosi reciprocamente[84].

Nella seconda metà degli anni 1970, con l'aumentare della matrice politica in molti gruppi ultras tra cui le stesse Brigate e con la stipulazione della maggior parte dei gemellaggi e delle rivalità presenti ancor oggi tra tutte le tifoserie, i tafferugli e gli scontri tra tifosi si moltipilicano. I tifosi del Verona, in seguito ad episodi come il "saccheggio" di Brescia del dicembre 1986, finiscono nell'occhio del ciclone per non uscirne mai più[84]. In seguito al ripetersi di incidenti e di tafferugli con l'intromissione sempre più insistente delle forze dell'ordine, il gruppo delle Brigate decide di sciogliersi il 14 novembre 1991 e passa il testimone alla Curva Sud.[84] Lo scioglimento delle Brigate non intaccò minimamente la passione e l'entusiasmo dei tifosi gialloblù che rimangono ad applaudire la squadra anche dopo la retrocessione in Serie C del 2007. In quell'occasione per tutta la durata dei festeggiamenti dei tifosi e dei giocatori dello Spezia (risultati vincitori nel doppio confronto) la curva dell'Hellas rimane piena, ad intonare cori di sostegno e di appartenenza.[85]

Gemellaggi e rivalità[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Derby calcistici in Veneto e Derby di Verona.

I tifosi dell'Hellas Verona sono gemellati con i sostenitori della Fiorentina. Un gemellaggio molto sentito, uno tra i primi nella storia del calcio italiano.[86] Altro gemellaggio della Curva Sud veronese è quello con i tifosi della Sampdoria che dura da più di 20 anni. Poi vi è un gemellaggio con la Triestina, questo risale agli anni settanta circa ed è molto sentito da entrambe le tifoserie, a causa delle forti convergenze delle due curve.[87] Ci sono poi ottimi rapporti ma non un vero e proprio gemellaggio con la tifoseria della Lazio, anch'essa gemellata con quella della Triestina.[88]

A livello internazionale l'amicizia più importante è quella con gli Headhunters del Chelsea risalente alla seconda metà degli anni 1970, quando ad alcuni membri delle Brigate è concesso di esporre il loro striscione nella temutissima Shed dei tifosi inglesi.[89] Altre amicizie britanniche che coinvolgono vari gruppi ultras delle fazioni sono quelle con i sostenitori dell'Aberdeen e del Middlesbrough. Ci sono poi amicizie internazionali con gli Ultras Sur del Real Madrid e con le Brigadas Blanquiazules dell'Espanyol. Si hanno infine anticamente anche delle amicizie con i tifosi del Lecce e con gli ora sciolti Boulogne Boys del PSG.[90] Tra le rivalità più accese vi è quella con i supporters del Vicenza, la squadra contro cui gli scaligeri hanno giocato il maggior numero di volte (93).[91] Seguono a ruota quelle con il Brescia, il Napoli e il Genoa, a causa dei numerosi scontri avvenuti tra le opposte fazioni nel corso degli anni d'oro del tifo organizzato in Italia.[86]

Ci sono poi gravi inimicizie con gli ultras del Livorno, del Bologna e del Modena a causa di rivalità sportive che risalgono all'alba del calcio in Italia ed anche per via delle visioni politiche totalmente opposte di buona parte delle tifoserie, dell'Atalanta e del Cagliari, dell'Udinese, per via dell'amicizia che lega triestini e veronesi, della Roma, anche per via dell'amicizia politica che lega veronesi e laziali, del Pescara per via del gemellaggio che lega i "delfini" abruzzesi ai vicentini;[86] le rivalità con il Catanzaro, la Reggina e la Salernitana toccano tutte e tre il loro apice in altrettanti spareggi vinti dal Verona: uno per la promozione in serie A disputato a Terni nel 1975 contro il Catanzaro (1-0); un doppio spareggio salvezza per la permanenza in massima serie contro la Reggina nel 2001 (1-0, 2-1) ed un doppio spareggio per la promozione in Serie B contro la Salernitana nel 2011 (2-0, 0-1).[86]

Il Bentegodi di Verona, teatro di gara dei derby dell'Arena tra Hellas e Chievo

Sono pessimi anche i rapporti con i sostenitori di Milan (a cui il Verona costa 2 scudetti nel 1973 e nel 1990), Inter (ex gemellaggio interrotto bruscamente nel 2001 a causa di dissidi tra le due fazioni) e Juventus (rivalità verso la squadra più titolata d'Italia, condivisa con molte altre formazioni della penisola). Altro gemellaggio dissolto è quello con il Torino, in seguito al cambio generazionale delle due tifoserie che non si più trovano d'accordo, nonostante le due fazioni abbiano ancora in comune la fratellanza con i viola e l'odio per i bianconeri.[86] Altre rivalità degne di nota si hanno infine con Mantova, Venezia, Palermo, Varese, Ascoli, Pisa, Cesena, Ternana, Perugia, Como, Padova, Reggiana e con la maggior parte delle principali tifoserie del sud (ad esempio Bari, Taranto, Cosenza, Foggia, Crotone e Avellino).[86]

Fino al 2001, fra il Verona e i concittadini del Chievo non era mai esistito un vero e proprio rapporto competitivo: l'Hellas era il baluardo attorno al quale era ruotato per quasi tutto il XX secolo il calcio veronese, mentre il Chievo era una piccola squadra di quartiere che aveva trascorso diversi decenni a giocare nelle categorie inferiori.[92] L'arrivo in Serie A del Chievo nella stagione 2001-2002 iniziò però a cambiare le cose: permette innanzitutto al capoluogo veneto di diventare la quinta città italiana (dopo Milano, Roma, Torino e Genova) a poter vantare un derby in massima serie – chiamato il derby della Scala o, più raramente, il derby dell'Arena –, e inoltre mette per la prima volta realmente sullo stesso piano le due società, sconvolgendo le gerarchie fin lì in essere.[93]

Organico[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Hellas Verona Football Club 2014-2015.

Rosa[modifica | modifica wikitesto]

Rosa e numerazione sono aggiornati al 2 febbraio 2015.[94]

N. Ruolo Giocatore
1 Brasile P Rafael (vice-capitano)
2 Uruguay D Guillermo Rodríguez
3 Italia D Eros Pisano
4 Messico D Rafael Márquez
5 Danimarca D Frederik Sørensen
7 Argentina A Javier Saviola
8 Marocco C Mounir Obbadi
9 Italia A Luca Toni (capitano)
10 Islanda C Emil Hallfreðsson
11 Serbia C Boško Janković
17 Uruguay A Nicolás López
18 Grecia D Vaggelīs Moras
19 Italia C Leandro Greco
20 Grecia C Lazaros Christodoulopoulos
N. Ruolo Giocatore Yellow and Blue Flag 3.svg
21 Argentina A Juanito Gomez
22 Italia P Francesco Benussi
23 Moldavia C Artur Ioniță
25 Brasile D Rafael Marques
26 Italia C Jacopo Sala
27 Italia C Mattia Valoti
28 Italia D Davide Brivio
30 Brasile C Gustavo Campanharo
33 Italia D Alessandro Agostini
70 Brasile A Fernandinho
71 Croazia D Ivan Martić
77 Grecia C Panagiōtīs Tachtsidīs
95 Italia P Pierluigi Gollini

Staff tecnico[modifica | modifica wikitesto]

Staff aggiornato al 3 settembre 2014.[95][96]

Staff dell'area tecnica
  • Italia Sean Sogliano - Direttore sportivo
  • Italia Massimiliano Dibrogni - Segretario generale
  • Italia Alessandro Mazzola - Team manager
  • Italia Mattia Rossetti - Dirigente accompagnatore
  • Italia Franco Fioroni - Addetto all'arbitro
  • Italia Andrea Mandorlini - Allenatore
  • Italia Roberto Bordin - Allenatore in seconda
  • Italia Mauro Marini - Preparatore atletico
  • Italia Andrea Bellini - Preparatore atletico
  • Italia Giorgio Panzarasa - Preparatore atletico
  • Italia Ermes Morini - Preparatore dei portieri
  • Italia Simone Baggio - Collaboratore tecnico
  • Italia Enrico Nicolini - Collaboratore tecnico
  • Italia Carlo Pasini - Responsabile sanitario
  • Italia Paolo Righi - Medico sociale
  • Italia Emanuele Brotto - Medico della prima squadra
  • Italia Alberto Previdi - Fisioterapista
  • Paesi Bassi Robert Kindt - Fisioterapista
  • Italia Simone Da Re - Fisioterapista


Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Stadio Marcantonio Bentegodi in hellasverona.it.
  2. ^ a b c d e f Luigi Bertoldi, 80 anni di storia del Verona, Editoriale Bortolazzi-Stei s.r.l., 1983, p. 11.
  3. ^ Classifica abbonamenti in serie A in calciomercato.it, 3 gennaio 2013.
  4. ^ Cronologia e Palmarès in hellasverona.it.
  5. ^ Hellas: storia di calcio e di passione Hellas: storia di calcio e di passione in calciopress.net, 2 dicembre 2009.
  6. ^ a b c Luca Mantovani, Hellas Verona-annuario 2012/2013- la Società, il Team, i Giocatori - Volume I, Casa e..., 2012, p. 144.
  7. ^ a b c d e f g Matteo Perri, “La Maglia Gialloblù” il libro che racconta la storia dell’Hellas Verona attraverso le sue divise, passionemaglie.it, 28 gennaio 2013. URL consultato il 24 dicembre 2014.
  8. ^ Luigi Bertoldi, 80 anni di storia del Verona, Editoriale Bortolazzi-Stei s.r.l., 1983, p. 13.
  9. ^ a b c d e Luigi Bertoldi, 80 anni di storia del Verona, Editoriale Bortolazzi-Stei s.r.l., 1983, pp. 27-35.
  10. ^ a b c Adalberto Scemma, Lo scudetto del Verona, Athesis s.p.a., 1985.
  11. ^ Fatti e Personaggi in hellasverona.it.
  12. ^ [statistiche e presenze degli allenatori dell'Hellas Verona http://www.hellasveronastyle.eu/panchine_allenatori.html]
  13. ^ Il Verona, dopo 28 anni, in A in Corriere dello Sport, 16 giugno 1957.
  14. ^ Verona-Juventus 2-1
  15. ^ Hellas Verona- Lanerossi Vicenza 2-1
  16. ^ La fatal Verona: incubo rossonero canalemilan.it
  17. ^ Stefano Greco, L'angelo del destino che salvò Spinozzi e il Verona in sslaziofans.it, 14 aprile 2012.
  18. ^ Il fantastico duello scudetto tra Verona e Roma del 1982
  19. ^ Preben Elkjær Larsen, Primoluglio2004.it. [collegamento interrotto]
  20. ^ a b c Giovanni Gambini, La leggenda di Preben, il guerriero vichingo, Tipografia Milani, 2006.
  21. ^ «È ancora stupefacente parlarne», Verona campione! (Edizioni dell'Aurora).
  22. ^ a b Tim Parks, Questa pazza fede - L'Italia raccontata attraverso il calcio, Einaudi, 2002.
  23. ^ Giovanni Gambini, Lo chiamavano Elkjaer, la furia di Copenhagen, Tipografia Milani, 2004, pp. 42-70.
  24. ^ Giovanni Gambini, Lo chiamavano Elkjaer, la furia di Copenhagen, Tipografia Milani, 2004, pp. 78-80.
  25. ^ In Europa, Hellas! in hellastory.net.
  26. ^ a b Luigi Bertoldi, 90 anni di storia del Verona, Editoriale Bortolazzi-Stei s.r.l., 1992, p. 190.
  27. ^ L'Hellas Verona resta in B per un solo punto: ripescato il Treviso in figc.it, 16 agosto 2005.
  28. ^ Hellas Verona in Serie C dopo 64 anni tra Serie A e B con uno scudetto vinto in repubblica.it, 21 giugno 2007.
  29. ^ Il direttore sportivo dell'Hellas Verona, Cannella: "Saremo la Juventus della Serie C" in tggialloblu.it, 23 dicembre 2011.
  30. ^ Comunicato Ufficiale Hellas Verona Football Club in hellasverona.it, 30 gennaio 2009.
  31. ^ Addio a Pietro Arvedi, vero cuore gialloblu in hellasverona.it, 20 marzo 2009.
  32. ^ Verona-Potenza 2-2 : il Pescara perde a Terni ed è a -7 in tggialoblu.it, 21 febbraio 2010.
  33. ^ Media spettatori Serie C1 girone A 2008-2009 in icori.myblog.it, 8 giugno 2009.
  34. ^ Media spettatori Lega Pro Prima Divisione 2008-2009] in stadiapostcards.it.
  35. ^ Media spettatori Lega Pro Prima Divisione 2009-2010 in stadiapostcards.it.
  36. ^ Hellas Verona-Portogruaro 0-1, si va ai playoff in hellasverona.it, 9 maggio 2010.
  37. ^ Pergocrema - Hellas Verona 0-0: i veneti ora sono certi di disuputare i Play-Off!
  38. ^ [Sorrento fermato: Hellas in finale per il secondo anno consecutivo http://www.hellasverona.it/news.php?id=11045]
  39. ^ biglietti andata
  40. ^ biglietti ritorno
  41. ^ Verona in B dopo quattro anni!
  42. ^ Hellas Verona: striscia di vittorie da record tuttob.com
  43. ^ Hellas Verona - Albinoleffe 1-0: è la nona sinfonia calciopress.net
  44. ^ Il Verona di Mandorlini sempre più nella storia tggialloblu.it
  45. ^ il Verona eguaglia il Genoa: 12 vittorie consecutive in casa larena.it
  46. ^ All'Ossola finisce 2-0 per i padroni di casa
  47. ^ 1-1 al Bentegodi: in finale va il Varese
  48. ^ Lazio-Verona ottavi di finale della Coppa Italia sky.it
  49. ^ Lazio - Hellas Verona 3-2
  50. ^ 12° risultato utile consecutivo ed Hellas ad un punto dalla Serie A: distrutta 0-3 la Juve Stabia.
  51. ^ Carcuro pareggia a Terni: 1-1 e Verona secondo
  52. ^ Verona torna ad avere una squadra in Serie A dopo 11 anni.
  53. ^ Il Verona elimina a fatica un'Entella scatenata: 2-3
  54. ^ Il Verona supera il Genoa ai rigori: 2-5 e qualificazione al terzo turno
  55. ^ Il Verona elimina il Palermo: 1-2 al Barbera ed Hellas agli ottavi!
  56. ^ L'Inter ferma il Verona: 2-0
  57. ^ Luca Toni: arriva a Verona l'ultimo bomber
  58. ^ Sogliano: "Marques ok, obiettivo la salvezza", hellasverona.it, 31 agosto 2013. URL consultato il 27 settembre 2013.
  59. ^ Inter e Verona, squilli da quarto posto in eurosport.yahoo.com, 3 novembre 2013.
  60. ^ I tecnici applaudono i gialloblù: «Bravo Hellas, sei tu la sorpresa» in L'Arena, 5 gennaio 2014. URL consultato il 20 febbraio 2014.
  61. ^ La rinascita di Romulo a Verona
  62. ^ Alessandro De Pietro, Il Bentegodi è un fortino. Inizio stagione da record. Nessuno come Mandorlini in L'Arena, 5 novembre 2013. URL consultato il 21 giugno 2014.
  63. ^ a b c #Veronadarecord: numeri di una squadra fantastica in hellasverona.it, 21 maggio 2014. URL consultato il 21 giugno 2014.
  64. ^ Prima parte: Il «vecio Bentegodi» non basta più, hellastory.net. URL consultato il 24 dicembre 2014.
  65. ^ Seconda parte: Il Nuovo Bentegodi è un Gioiello... Inarrivabile, hellastory.net. URL consultato il 24 dicembre 2014.
  66. ^ Terza parte: 1963-1985, gli anni d'oro del Bentegodi, hellastory.net. URL consultato il 24 dicembre 2014.
  67. ^ Quarta parte: 1986-2013, il Bentegodi si rimette a nuovo, hellastory.net. URL consultato il 24 dicembre 2014.
  68. ^ Impianto fotovoltaico al Bentegodi, ecoblog.it. URL consultato il 24 dicembre 2014.
  69. ^ Organigramma, hellaverona.it. URL consultato il 24 dicembre 2014.
  70. ^ Sicurint Group sponsor ufficiale dell'Hellas Verona
  71. ^ AGSM sponsor ufficiale dell'Hellas Verona
  72. ^ Settore giovanile, hellasverona.it. URL consultato il 24 dicembre 2014.
  73. ^ Campionato Primavera - Albo d'oro, legaseriea.it. URL consultato il 24 dicembre 2014.
  74. ^ Tutti i podii, beppeviola-arco.it. URL consultato il 24 dicembre 2014.
  75. ^ Presidenti e allenatori, hellasvrona.it. URL consultato il 24 dicembre 2014.
  76. ^ a b c d e Cronologia e palmares, hellasverona.it. URL consultato il 25 dicembre 2014.
  77. ^ Classifica perpetua della serie A, italia1910.com. URL consultato il 7 dicembre 2014.
  78. ^ a b c d e f Calciatori, asdexcalciatorihellasverona.com. URL consultato il 25 dicembre 2014.
  79. ^ il sito di Preben Elkjaer Larsen
  80. ^ Luca Toni, sei il più grande di tutti! in hellasverona.it, 26 aprile 2015. URL consultato il 27 aprile 2015.
  81. ^ Cacia capocannoniere e record in hellas1903.it. URL consultato il 23 aprile 2013.
  82. ^ Daniele Cacia-gol, nessuno come lui nella Storia in hellasverona.it. URL consultato il 24 aprile 2013.
  83. ^ Filmato audio Luca Fioravanti, La storia delle Brigate Gialloblu, Telenuovo, 15 novembre 2012, a 0:05:33. URL consultato il 18 novembre 2013.
  84. ^ a b c d e La Curva Sud e le Brigate Gialloblu, Hellastory.net. URL consultato il 18 novembre 2013.
  85. ^ L'anno orribile dell'Hellas Verona: 2006-2007, primoluglio2004.it. URL consultato il 25 dicembre 2014.
  86. ^ a b c d e f Gemellaggi fra squadre italiane e straniere, baritube.altervista.com.
  87. ^ Gemellaggio tra Triestina e Verona, primoluglio2004.it. URL consultato il 25 dicembre 2014.
  88. ^ Amicizia tra Lazio - Hellas Verona, ultraslazio.it. URL consultato il 25 dicembre 2014.
  89. ^ la storia delle brigate scritta dai romani
  90. ^ La storia del tifo organizzato
  91. ^ Tutti i precedenti tra Vicenza e Verona
  92. ^ Informazioni sulla tifoseria del Chievo
  93. ^ Luca Bianchin; Matteo Fontana, Il derby dell'Arena, i 5 atti che hanno cambiato Verona in La Gazzetta dello Sport, 23 novembre 2013, p. 8.
  94. ^ La rosa 2014-15, hellasverona.it. URL consultato il 24 dicembre 2014.
  95. ^ Staff tecnico, hellasverona.it. URL consultato il 24 dicembre 2014.
  96. ^ Staff prima squadra, hellasverona.it. URL consultato il 24 dicembre 2014.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Luigi Bertoldi, Adalberto Scemma, 80 anni di storia del Verona, Editoriale Bortolazzi-Stei s.r.l, 1983, pp. 320.
  • Adalberto Scemma, Gianni Brera ed altri, Lo scudetto del Verona, supplemento a L'Arena di Verona, anno 119 n°120, Athesis s.p.a., 1985, pp. 192.
  • Luigi Bertoldi, Adalberto Scemma, 90 anni di storia del Verona, Editoriale Bortolazzi-Stei s.r.l, 1992, pp. 190.
  • Tim Parks, Questa pazza fede - L'Italia raccontata attraverso il calcio, traduzione di Massimo Bocchiola, collana Einaudi Stile Libero, Einaudi, 2002, pp. 424, ISBN 978-88-06-16148-4.
  • Carlo Fontanelli, Raffaele Tomelleri, Luciano Venturini, 1903 - 2003/04 Il Secolo gialloblù - La storia dell'Hellas Verona, Geo Edizioni S.r.l., 2004, pp. 383.
  • Giovanni Gambini, Lo chiamavano Elkjaer, la furia di Copenhagen, Linea Quattro, Tipografia Milani, 2004, pp. 204.
  • Giovanni Gambini, La leggenda di Preben, il guerriero vichingo, Tipografia Milani, 2006, pp. 204.
  • Silvio Cametti, I guerrieri di Verona - Brigate Gialloblu dal '71 ad oggi, Sport Communication Editore srl, 2011, pp. 320.
  • AA.VV., Hellas Verona-annuario 2012/2013- la Società, il Team, i Giocatori - Volume I, Casa e..., 2012, pp. 144, ISBN 978-88-907997-0-9.
  • AA.VV., Hellas Verona-annuario 2012/2013 - Volume II, Casa e..., 2013, ISBN 978-88-907997-3-0.
  • Gianluca Tavellin, Nicola Padovani, Centodieci Hellas Verona, Phare Edizioni, 2013, pp. 720, ISBN 978-88-908859-0-7.
  • Alberto Fabbri, Matteo Fontana, All'inferno andata e ritorno., Scripta Editore, 2014, pp. 160, ISBN 978-88-988771-5-7.

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