Hellas Verona Football Club

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Hellas Verona Football Club
Calcio Football pictogram.svg
HellasVeronaFCstemma.png
Mastini, Scaligeri, Butei
Segni distintivi
Uniformi di gara
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Casa
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Trasferta
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Terza divisa
Colori sociali 600px Giallo e Blu3.png giallo-blu
Simboli Mastino della Scala
Inno Hellas Army
Sumbu Brothers
Dati societari
Città Verona
Paese Italia Italia
Confederazione UEFA
Federazione Flag of Italy.svg FIGC
Campionato Serie A
Fondazione 1903
Rifondazione 1991
Presidente Italia Maurizio Setti
Allenatore Italia Andrea Mandorlini
Stadio Marcantonio Bentegodi
(39 211[1] posti)
Sito web www.hellasverona.it
Palmarès
Scudetto.svg
Scudetti 1
Titoli nazionali 3 Campionati di Serie B
1 Campionati di Serie C
Soccerball current event.svg Stagione in corso
Si invita a seguire il modello di voce

L'Hellas Verona Football Club, noto comunemente come Hellas Verona o più semplicemente come Verona, è una società calcistica italiana con sede nella città di Verona. Militante in Serie A, è uno dei club italiani più antichi, essendo stato fondato nel 1903 come Associazione Calcio Hellas[2], nonché la prima squadra di calcio della città per seguito di tifosi[3][4].

Da quando esiste il girone unico (1929), l'Hellas è stata l'unica squadra di città non capoluogo di regione ed una delle poche fuori dal calcio di vertice (insieme a Cagliari e Sampdoria) a vincere un campionato di massima serie, nella stagione 1984-1985. Gli anni ottanta furono il periodo di maggiori soddisfazioni sportive per il club, che arrivò anche tre volte alla finale di Coppa Italia, disputando inoltre diverse partite nelle coppe europee (con una partecipazione alla Coppa dei Campioni e due alla Coppa UEFA). I gialloblù hanno partecipato a 25 campionati di Serie A, a 51 di Serie B e a 6 di Lega Pro[5]; la compagine scaligera è inoltre la seconda (alle spalle del Brescia) con più presenze nel campionato cadetto, torneo che si è aggiudicata in tre occasioni. Questi risultati, per una formazione di provincia, hanno dato vita ad un legame fortissimo tra la tifoseria veronese e la squadra[6][7].

I colori sociali dell'Hellas, giallo e blu[8][2], richiamano quelli dello stemma della città di Verona[9], con la trasformazione dell'azzurro [10] in blu. Soprannomi della squadra sono i Mastini e gli Scaligeri con riferimento alla famiglia della Scala che governò la città durante il tredicesimo e il quattordicesimo secolo; lo stemma araldico degli Scaligeri è richiamato sulla tenuta di gioco e sul marchio societario come un'immagine stilizzata di due possenti mastini rivolti in direzioni opposte. I tifosi dei gruppi più accesi sono invece chiamati i Butei (ovvero "i ragazzi" in dialetto veronese).

Storia[modifica | modifica sorgente]

Gli albori[modifica | modifica sorgente]

Gli studenti del Maffei che nel 1903 fondarono l'Hellas

Nell'ottobre 1903 un gruppo di studenti del liceo classico Scipione Maffei fondò un club e lo battezzò Associazione Calcio Hellas (per ricordare l'antica Ellade, ovvero l'odierna Grecia) su proposta del professor Decio Corubolo, per l'appunto insegnante di greco[2]; primo presidente venne eletto il conte Fratta Pasini, con un fondo pari a 32 lire.

In questo periodo il calcio si giocava a livello professionale solo in Piemonte, Lombardia e Liguria (non a caso le prime società a vincere il titolo di campione d'Italia furono Genoa, Milan e Juventus), dove era più nutrita la presenza di cittadini britannici. Nei primi anni di vita, l'attività del club fu episodica e frammentaria, perlopiù tesa a contendere a Enotria, Bentegodi e altre società minori il primato cittadino, mentre a partire dalla stagione sportiva 1906 l'Hellas iniziò a confrontarsi con altre squadre della regione Veneto, dando origine a una rivalità col Vicenza tuttora molto sentita[11].

Targa celebrativa della fondazione dell'Hellas Verona davanti al Liceo Scipione Maffei

Nel 1911 la squadra iniziò a partecipare al campionato regionale, che fino al 1921 era la fase di qualificazione per le finali nazionali. Ottenne diversi secondi posti nel girone Veneto-Emiliano, ma non giunse mai alla finalissima contro i vincitori del girone nazionale[12].

Nel 1919, dopo la Prima guerra mondiale, l'Hellas assunse la denominazione Football Club Hellas Verona accogliendo, per fusione[12], la società minore denominata Verona[13].

Dal 1921 al 1929 il Campionato di Prima Divisione si componeva delle migliori squadre dei vari gruppi regionali, fra cui anche la formazione veronese che riuscì più volte ad arrivare al girone finale, senza però ottenere grandi risultati; in questi anni particolarmente sentita fu la rivalità cittadina tra l'Hellas Verona e la Bentegodi[12].

Anni trenta e quaranta[modifica | modifica sorgente]

Dall'esordio in B alla massima serie[modifica | modifica sorgente]

All'avvio della Serie A a girone unico, nel 1929, l'Hellas incorporò, per fusione, due rivali veronesi, Bentegodi e Scaligera, assumendo la denominazione A.C. Verona e partendo dal campionato di Serie B, in seguito al brutto piazzamento (12º posto) ottenuto l'anno precedente nella Divisione Nazionale, che impedì[12] al club di iscriversi alla Serie A.

L'Hellas Verona in una foto d'epoca

Al suo debutto nel campionato cadetto (1929-1930) chiuse con un incoraggiante sesto posto, con 7 punti di distacco dal Legnano promosso nella massima serie. Sarebbero occorsi quasi tre decenni (28 anni) per conquistare la promozione, con una serie di alti e bassi annuali che portarono il Verona ad alternare annate molto positive ad altre scoraggianti.

Mentre il mondo era impegnato nel secondo conflitto mondiale il Verona affrontò uno dei suoi peggiori momenti storici, retrocedendo in Serie C nel 1941 dopo aver subito una dura sconfitta a Modena (6-1). Fu un evento inaspettato, dato che solo due anni prima (1939) la squadra scaligera aveva sfiorato la promozione arrivando quinta a soli 3 punti di distacco dal Venezia promosso in A. Tuttavia alcuni segnali negativi si erano intravisti nell'annata di transizione fra la sfiorata promozione e la retrocessione, con i gialloblù che si erano salvati a fatica.

In ogni caso il Verona riuscì a risalire abbastanza in fretta, nel giro di sole due stagioni (1943). L'impresa non fu facile: in quell'epoca la Serie C si componeva di un'unica categoria e non esisteva la C-2, al di sotto vi era già la serie D. Ci si trovava ad avere a che fare quindi con un enorme agglomerato di squadre, divise in ben 12 gironi di diverse dimensioni, molte delle quali fallivano o si ritiravano dal campionato prima della sua conclusione. Le 12 squadre vincitrici dei rispettivi gironi (tra cui anche il Verona, quell'anno) si affrontavano in due gironi finali di 6 squadre ciascuno. Le prime due classificate di ciascun girone finale venivano infine promosse in serie B. L'Hellas quell'anno arrivò secondo dietro la Pro Gorizia, a pari punti con il Parma: nello spareggio avvenuto sul campo neutro di Brescia, l'Hellas venne sconfitto 2-0, ma la condanna per illecito sportivo degli emiliani[14] (puniti con la condanna al sesto ed ultimo posto del girone finale) permise ai gialloblù di festeggiare il ritorno in cadetteria.

Anni cinquanta e sessanta[modifica | modifica sorgente]

L'allenatore Piccioli, con cui il Verona conquistò la prima promozione in Serie A nel 1957.

Dopo essere tornato nelle divisioni superiori, il Verona iniziò una lunghissima cavalcata che lo portò 14 anni dopo a vincere il suo primo campionato di Serie B. In mezzo ci furono una serie di prestazioni annuali rassicuranti che tennero gli scaligeri quasi sempre nella metà superiore della classifica. La promozione venne sfiorata già nel 1948, quando la squadra arrivò al secondo posto del girone B alle spalle di uno scatenato Padova: in quella specifica occasione però, solo la prima classificata dei due gironi venne promossa in massima serie e così il Verona fu costretto a pazientare ancora, fino al 1957.

La prima promozione in A[modifica | modifica sorgente]

Quell'anno i gialloblù guidati da Angelo Piccioli (secondo allenatore più presente sulla panchina scaligera con 225 partite, dietro al solo Bagnoli)[15] furono i protagonisti del torneo e pareggiando in casa con il Como per 1-1 nell'ultima giornata di campionato ottennero il punto che mancava loro per poter festeggiare la tanto agognata promozione. L'entusiasmo fu tale che i tifosi corsero in campo per incoronare d'alloro il capo dei giocatori scaligeri[12][16].

L'A.C. Verona restò in Serie A una sola stagione (1957-1958), dopodiché tornò nella serie cadetta: il girone d'andata fu migliore di quello di ritorno, alla fine del quale i gialloblù disputarono un doppio spareggio contro il Bari, secondo classificato tra i cadetti, che ottenne il posto in massima serie ai danni degli scaligeri (0-1, 0-2)[2].

Nell'estate 1958 la società veneta assorbì[2] un club minore veronese, l'A.S. Hellas,nel frattempo ammessa in serie C, in modo da poter riprendere la denominazione di Associazione Calcio Hellas Verona in omaggio alle sue origini.

Allenata da Nils Liedholm, la squadra ritornò in Serie A esattamente un decennio più tardi, nel 1968. In mezzo ci furono una serie di annate anonime, con l'Hellas Verona che ottenne la salvezza, ma senza mai entrare in lotta per la promozione. In quella stessa stagione la promozione fu raggiunta all'ultima giornata, grazie ad una vittoria sul Padova per 1-0. Contemporaneamente, infatti, il Bari pareggiò a Perugia e consegnò la propria seconda posizione agli scaligeri, che poterono gioire assieme al Palermo primo classificato e al Pisa.

Anni settanta e ottanta[modifica | modifica sorgente]

Il decennio in massima serie[modifica | modifica sorgente]

Gianfranco Zigoni in pelliccia durante una gara del Verona passata in panchina

Stavolta i gialloblù non retrocessero subito ed avviarono un ciclo di salvezze, che permisero loro di restare per un lungo periodo nella massima serie. Di quegli anni si ricorda la storica vittoria per 5-3 ottenuta contro il Milan nell'ultima giornata della stagione 1972-1973 che costò al Milan lo scudetto. Il Milan perse il campionato a Verona anche nel 1989-1990, quando, alla penultima giornata, fu sconfitto 2-1 e finì la partita in otto contro una squadra che poi retrocesse in Serie B. Da qui la celebre espressione della "fatal Verona"[17].

Nel 1973-1974 l'Hellas Verona finì la stagione al quart'ultimo posto evitando la retrocessione, ma fu declassato in ultima posizione e condannato alla Serie B durante i mesi estivi a causa dello "Scandalo della telefonata"[2] in cui furono coinvolti il presidente della squadra Saverio Garonzi e un ex, Sergio Clerici. Il Verona ritornò comunque subito in Serie A al termine del campionato successivo, in virtù dello spareggio disputato e vinto a Terni contro il Catanzaro (1-0)[2].

Le tre finali di Coppa Italia[modifica | modifica sorgente]

Nella stagione 1975-1976 la squadra gialloblù arrivò in finale di Coppa Italia per la prima volta nella sua storia, eliminando Torino, Cagliari, Lazio e Inter dal torneo. Tuttavia, in finale l'Hellas Verona fu sconfitto 4-0 dal Napoli, con il risultato sbloccato solo al 74' minuto dall'autorete del portiere Alberto Ginulfi, dopo che l'ala Gianfranco Zigoni aveva colpito un palo sullo 0-0.

Due anni dopo, il 15 aprile 1978 la squadra rimase coinvolta nell'incidente ferroviario di Murazze di Vado. A causa di un disguido aereo legato al maltempo, il club veneto era ricorso al treno per raggiungere la capitale, dov'era in programma la sfida di campionato contro la Roma: i giocatori e lo staff viaggiavano sul primo vagone della "Freccia della Laguna", che in prossimità di Monzuno investì le carrozze dell'espresso Bari-Trieste deragliato pochi secondi prima; al momento del disastro la formazione si era fortuitamente spostata nella carrozza ristorante, che non fu tra quelle scagliate dall'urto nel dirupo sottostante, salvandosi e uscendo quasi illesa dall'incidente che contò una quarantina di vittime[18].

Dopo aver disputato dieci campionati su undici in Serie A dal 1968 in poi, il Verona tornò in Serie B nel 1979. Il presidente Saverio Garonzi passò la mano, e la società rimase in cadetteria per tre anni; nel secondo di questi un improvviso calo nel finale porto l'Hellas a dover lottare per la salvezza, ma alla fine riuscì a centrare l'obiettivo minimo.

Osvaldo Bagnoli, l'allenatore più presente di sempre sulla panchina scaligera (384 partite). Qui è ritratto mentre festeggia, assieme ai tifosi gialloblù, lo storico scudetto del 1985.

Proprio da quello spavento, e dalla conseguente rivoluzione di rosa e tecnici, prese avvio quello che sarebbe stato il ciclo di vittorie più importante della storia del club scaligero. Nella stagione 1981-1982 il Verona, che, come detto, nel campionato precedente aveva lottato per non retrocedere, sotto la guida del nuovo allenatore Osvaldo Bagnoli vinse il campionato cadetto con un bilancio finale di 17 vittorie, 14 pareggi e 7 sconfitte, tornando in Serie A. L'anno successivo, nel girone di andata della massima serie contese a lungo il primo posto della classifica alla Roma, che poi vinse il titolo[19]; nella tornata di ritorno ci fu un inevitabile calo fisico, ma i gialloblù riuscirono comunque a terminare il campionato al quarto posto, guadagnandosi la qualificazione all'edizione successiva della Coppa UEFA. Inoltre, nello stesso anno giunsero nuovamente in finale nella coppa nazionale: dopo una vittoria casalinga per 2-0, il Verona andò a Torino per giocare la sfida di ritorno contro la Juventus di Platini, che vinse il trofeo ai supplementari sconfiggendo gli scaligeri per 3-0.

Nella stagione 1983-1984 la squadra, dopo un momentaneo primo posto in classifica nella seconda metà del girone d'andata, giunse sesta alla fine del campionato. Disputò, di nuovo, l'atto finale della Coppa Italia: dopo un pareggio nella partita di andata (1-1) l'Hellas perse nel ritorno all'Olimpico per 1-0 contro la Roma di Falcão.

Lo scudetto[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Serie A 1984-1985 e Associazione Calcio Hellas Verona 1984-1985.
« Perché quando hai modo di conoscere ed apprezzare chi soffre con te alla domenica e partecipa alle tue gioie e ai tuoi dolori pur non essendo in campo, ti ci affezioni. Almeno io sono fatto così. E per questo motivo, per rispetto nei confronti di chi mi ha amato e osannato fino ad invocarmi come sindaco di Verona, non ho accettato di vestire altre maglie di società italiane. Il loro rispetto meritava il mio rispetto... »
(Preben Elkjær Larsen[20])
Il difensore tedesco Hans-Peter Briegel, tra i maggiori protagonisti dello scudetto scaligero.

Dopo aver disputato due campionati di Serie A conclusi dall'Hellas Verona nella parte alta della classifica (ed entrambi corredati da una finale di Coppa Italia), nell'estate del 1984 ci fu l'arrivo in Veneto di due giocatori stranieri, entrambi punti fermi delle rispettive nazionali: il difensore tedesco-occidentale Hans-Peter Briegel e l'attaccante danese Preben Elkjær Larsen (che scelse di farsi chiamare semplicemente "Elkjær"[21]). L'allenatore Osvaldo Bagnoli inserì i due nuovi innesti in una formazione-tipo che già vedeva Claudio Garella tra i pali, Mauro Ferroni, Silvano Fontolan, Luciano Marangon e il giovane capitano Roberto Tricella in difesa, Antonio Di Gennaro, Pietro Fanna e Domenico Volpati in mezzo al campo, e Giuseppe Galderisi in avanti; tra le riserve, a dare il contributo più importante c'erano Luciano Bruni, Luigi Sacchetti e Franco Turchetta.[13]

Il campionato 1984-1985 della squadra veronese iniziò con una netta vittoria interna per 3-1 contro il Napoli di Maradona. I gialloblù legittimarono poi le loro ambizioni col successo sui campioni d'Italia in carica (e futuri campioni d'Europa) della Juventus, battuta 2-0 alla quinta giornata – nell'occasione, Elkjær segnò a Tacconi un gol rimasto nella memoria, senza una scarpa (persa nel corso dell'azione)[21] –; tra i momenti-chiave della cavalcata scaligera verso il tricolore, si ricordano inoltre il trionfo allo stadio Friuli di Udine alla diciottesima giornata, dove i veronesi sconfissero in una rocambolesca gara l'Udinese per 5-3 – risultato che fece cessare le speculazioni secondo le quali i giocatori stavano ormai perdendo energie – e le tre vittorie consecutive contro Roma (1-0), Fiorentina (1-3) e Cremonese (3-0) che lanciarono i veneti in una definitiva corsa solitaria. Il pareggio per 1-1 ottenuto a Bergamo contro l'Atalanta, alla penultima giornata, garantì all'Hellas la conquista dello scudetto con un turno di anticipo[13].

HellasVeronaFCstemma.png
Verona campione d'Italia

SquadraHellas84-85.jpg


L'Hellas Verona della stagione 1984-1985



Scudetto.svg
Serie A, 29ª giornata.
Bergamo, 12 maggio 1985, stadio Atleti Azzurri d'Italia.


600px Azzurro e Nero (Strisce).png Atalanta – Verona 600px Giallo e Blu3.png
1 – 1


  • Atalanta: Piotti, Osti, Gentile, Perico, Rossi, Magnocavallo, Donadoni, Vella, Magrin, Agostinelli, Pacione, Soldà, Codogno; (Malizia, Fattori e Larsson).
  • Allenatore: Nedo Sonetti.

  • Verona: Garella, Volpati, Marangon, Tricella, Fontolan, Briegel, Fanna, Sacchetti, Galderisi, Di Gennaro, Elkjaer, Spuri, Ferroni; (Donà, Bruni, Turchetta).
  • Allenatore: Osvaldo Bagnoli.

  • Arbitro: Testa di Prato.
  • Marcatori: Gol 41’ Perico, Gol 51’ Elkjaer.
  • Spettatori: 21 308

Il Verona di Bagnoli vinse il campionato ed entrò nella storia. Ottenne 15 vittorie, 13 pareggi, 2 sconfitte e in totale 43 punti (si assegnavano ancora 2 punti per vittoria), staccando di 4 lunghezze il Torino secondo classificato, con Inter e Sampdoria a completare le prime quattro posizioni.

Lo scudetto assunse valore non solo perché conseguito in un'epoca in cui le squadre italiane stavano iniziando a riaffermarsi a livello internazionale (l'Italia stessa era campione del mondo), ma anche perché nel campionato italiano giocavano molti tra i migliori calciatori del mondo come Platini, Zico, Maradona, Sócrates, Rummenigge, Falcão e molti altri.

« Il fatto che in quella stagione tutto abbia funzionato a meraviglia, mai un ingranaggio fuori posto, è stato merito anche di chi aveva il più semplice degli incarichi e che tassello dopo tassello ha contribuito a rendere reale ciò che tutti consideravano un grande sogno »
(Osvaldo Bagnoli[22])

La città scaligera restò molto legata alle radiocronache del cronista e attore teatrale Roberto Puliero[21][23].

In Europa[modifica | modifica sorgente]

L'Hellas Verona ha debuttato nelle competizioni internazionali partecipando alla Coppa Mitropa del 1969-1970 (la competizione europea più antica che trovava le sue origini nel lontano 1927), ma venne subito eliminato dai cechi dello Slavia Praga (doppia sconfitta, 1-4 in trasferta e 0-3 in casa). Poco più tardi partecipò al torneo Anglo-Italiano del 1971, dove chiuse al quarto posto tra le sei squadre italiane che vi presero parte.

Nel 1982-1983, in virtù della vittoria nel campionato cadetto dell'anno precedente, l'Hellas Verona partecipò nuovamente alla Coppa Mitropa, nella quale però ancora una volta non giunse a risultati di rilievo, chiudendo il girone all'ultimo posto con soli due punti.

La stagione successiva avvenne il debutto in Coppa UEFA. La squadra superò la Stella Rossa di Belgrado (doppia vittoria, 1-0 a Verona e 3-2 a Belgrado), e fu poi eliminata al secondo turno dagli austriaci dello Sturm Graz (2-2 a Verona, 0-0 a Graz).

L'attaccante danese Preben Elkjær Larsen, il miglior marcatore veronese in Europa.

La stagione 1985-1986 vide la squadra in Coppa Campioni grazie allo scudetto conquistato nella stagione precedente. Nei sedicesimi l'Hellas incontrò ed eliminò il PAOK Salonicco (piegato per 3-1 a Verona e per 2-1 a Salonicco, con doppiette di Elkjear in entrambi i match[24]). Ma negli ottavi venne eliminata dalla Juventus campione uscente e ammessa di diritto alla manifestazione. La partita di andata si giocò al Bentegodi e finì 0-0. Quella di ritorno si giocò a Torino a porte chiuse (per via della sanzione irrogata dall'UEFA alla Juventus dopo la tristemente nota finale di Bruxelles contro il Liverpool) e finì 2-0 per i bianconeri con il tanto contestato arbitraggio del francese Wurtz, al punto che Elkjaer, al termine della partita, mimò all'arbitro il gesto di un assegno[25] e Bagnoli a dire, rivolto ad un funzionario di polizia (che voleva entrare nello spogliatoio del Verona per capire come mai una delle vetrate dello spogliatoio fosse andata in frantumi) la celebre battuta: "Se cerca i ladri, sono di là!"[26], indicando lo spogliatoio juventino.

Nella stagione 1987-1988 la squadra ottenne il suo miglior risultato internazionale, raggiungendo i quarti di finale della Coppa UEFA, grazie a quattro vittorie e due pareggi. Dopo aver eliminato i polacchi del Pogon Stettino (1-1 in Polonia e 3-1 in Veneto), gli olandesi dell'Utrecht (pareggio 1-1 in Olanda e vittoria 2-1 in casa) e i rumeni dello Sportul Studentesc Bucarest (battuti sia all'andata a Verona per 3-1, sia al ritorno in Romania per 1-0), il Verona venne infatti eliminato nei quarti dai tedeschi del Werder Brema al termine di un doppio confronto molto combattuto (0-1 a Verona, 1-1 a Brema).[27]

Capocannoniere dell'Hellas Verona nelle coppe europee è il danese Preben Elkjær Larsen, con 9 gol realizzati in 11 partite[28] giocate tra Coppa UEFA e Coppa dei Campioni.

Anni novanta e duemila[modifica | modifica sorgente]

Le difficoltà tra vecchio e nuovo millennio[modifica | modifica sorgente]

I risultati ottenuti negli anni ottanta furono storici per una città di media dimensione come Verona con pochi tifosi fuori dalla provincia.

Con l'inizio del nuovo decennio, l'Hellas voltò pagina. Dopo otto stagioni consecutive passate nella massima serie, contornate da uno scudetto e da due finali di coppa Italia, l'Hellas tornò in cadetteria nel 1989-1990 dopo essere uscito sconfitto nel decisivo scontro salvezza di Cesena (1-0), inaugurando un decennio che non avrebbe riservato grandi soddisfazioni alla società scaligera.

Gli anni novanta furono infatti molto difficili per il club che in seguito ad una pessima gestione societaria fallì nel 1991[29] terminando la stagione con una promozione in Serie A. Gli allenatori ed i giocatori dovettero però combattere anno dopo anno tra sali e scendi continui, dando vita ad un'altalena fra A e B che durò fino al 1999.

Nel 1995 il club acquistò il nome Hellas Verona FC che mantiene ancora oggi (dopo aver usato per quattro anni il nome Verona Football Club[29] in seguito al fallimento e alla rapida rinascita del 1991) e nel 1997 entrò in carica come presidente Giambattista Pastorello.

Cesare Prandelli, tecnico del vittorioso Verona nel campionato di Serie B 1998-1999

Dopo due promozioni (1990-1991 con Eugenio Fascetti e 1995-1996 con Attilio Perotti) seguite da immediate retrocessioni, la vittoria nel campionato di Serie B nel 1998-1999 sotto la guida del futuro commissario tecnico della nazionale maggiore Cesare Prandelli e con una striscia di 8 vittorie consecutive tra la 6ª e la 13ª giornata, aprì una nuova fase nella storia del club.

Salvezze e retrocessioni[modifica | modifica sorgente]

Il nuovo millennio iniziò con gli scaligeri ancora allenati da Prandelli che dopo un inizio difficile avviarono una serie di risultati utili consecutivi nel girone di ritorno, chiudendo il campionato di serie A al nono posto. L'anno successivo (2001), invece, la squadra allenata da Attilio Perotti faticò molto ed affrontò una stagione difficile che si chiuse con un doppio spareggio salvezza vinto contro la Reggina (1-0 all'andata in casa, 1-2 al ritorno con il decisivo goal di Cossato a pochi minuti dal termine)[23].

Il campionato 2001-2002 si concluse invece nel peggiore dei modi: una squadra composta anche dai futuri campioni del mondo Gilardino, Oddo e Camoranesi, oltre al giovane Adrian Mutu e al più esperto Mario Frick, non mantenne lo slancio iniziale che aveva portato gli scaligeri nella zona alta della classifica. Nel girone di ritorno la squadra mostrò segni di stanchezza ed iniziò a perdere colpi su colpi. L'Hellas salì a quota 39 punti dopo aver superato l'Udinese per 1-0 alla quartultima giornata, ipotecando la salvezza, ma poi uscì sconfitto in tutte e tre le ultime partite di campionato: all'Olimpico contro la Lazio in una rocambolesca gara terminata sul punteggio di 5-4 per i padroni di casa; al Bentegodi contro il Milan in lotta per la Champions, in una sfida risolta nei minuti finali da Pirlo (1-2); ed una brutta sconfitta esterna subita nello scontro diretto contro il Piacenza (3-0). Gli scaligeri finirono così con lo scivolare in zona retrocessione per la prima volta in tutto il campionato proprio all'ultima giornata, retrocedendo in serie B.

Seguirono alcune annate anonime disputate in serie B, con il Verona che non andò oltre a sudate salvezze. La squadrà sfiorò poi il ritorno in massima serie nel 2005, quando concluse la stagione al 7º posto, con un solo punto in meno dell'Ascoli (promosso in Serie A dopo la squalifica del Genoa ed i problemi economici di Perugia e Torino)[30].

Nei due anni successivi la società, complice anche l'ex presidente Pastorello avviò un lento ma inesorabile declino che raggiunse il suo apice nel 2007. Quell'anno la squadra iniziò molto male il campionato ed ottenne solo quattro vittorie in tutto il girone di andata. Incerottata dal nuovo presidente Piero Arvedi, nella seconda parte del campionato la squadra risalì la classifica inanellando 11 risultati utili consecutivi, ma alcune sconfitte di troppo, tra cui quelle in casa contro Juventus e Napoli, impedirono la salvezza diretta degli scaligeri. Il Verona concluse infatti al sest'ultimo posto alla pari con la Triestina e, per la regola degli scontri diretti, dovette disputare i play-out contro lo Spezia, quartultimo, nei quale ebbe la peggio (2-1 a La Spezia e 0-0 a Verona). Il Verona finì la stagione con il peggior attacco della Serie B (34 reti segnate). I gialloblù vennero quindi retrocessi in serie C dopo 64 anni[31].

La caduta in Lega Pro[modifica | modifica sorgente]

Era dagli anni quaranta che la società scaligera non si trovava in così grave difficoltà. Nella stagione 2007-2008, partito con l'obiettivo di vincere il campionato e di essere "la Juventus della Serie C"[32], il Verona chiuse ultimo in classifica a pari punti con il Manfredonia, evitando la retrocessione diretta solo grazie agli scontri diretti a favore. Mai prima di allora l'Hellas Verona si era trovato a dover lottare per la permanenza in C1. Nella stagione peggiore di tutta la storia scaligera, una squadra allo sbando totale venne salvata dall'ex tecnico della primavera Davide Pellegrini, con gli scaligeri che superarono la Pro Patria nel doppio spareggio salvezza (1-0 a Verona, 1-1 a Busto Arsizio), scongiurando il rischio di una nuova retrocessione.

Nel campionato 2008-2009 la squadra chiuse al settimo posto, dopo essere a lungo stata ai margini della zona play-off. Nel gennaio 2009, l'imprenditore Giovanni Martinelli divenne proprietario e presidente della società[33] subentrando al conte Pietro Arvedi d’Emilei, che il 21 dicembre 2008, di ritorno dalla partita Cesena-Hellas Verona, subì un incidente stradale le cui conseguenze lo portarono a morire qualche mese dopo[34]. Martinelli salvò in quel modo il club dal fallimento.

Nella stagione 2009-2010 la squadra regalò un'ennesima delusione ai tifosi: la squadra costruita dal direttore sportivo Nereo Bonato ed affidata in panchina al riconfermato Remondina, dopo aver preso la testa solitaria della classifica ed accumulato un vantaggio di otto punti sulle inseguitrici, crollò sul finale di stagione e chiuse il campionato al terzo posto. Fatale risultò lo scontro diretto dell'ultima giornata contro il Portogruaro che vinse 1-0 al Bentegodi e venne promosso al posto degli scaligeri. Ingaggiato Giovanni Vavassori come nuovo allenatore per i play-off, il Verona superò il Rimini nelle semifinali (0-1 a Rimini, 0-0 a Verona), finendo con l'essere eliminato in finale dal Pescara (2-2 a Verona, 1-0 a Pescara). I gialloblù rimasero in C e Vavassori se ne andò dopo essere stato l'allenatore del Verona per un solo mese.

Anni duemiladieci[modifica | modifica sorgente]

Nonostante le delusioni, i tifosi del Verona dimostrarono un grande attaccamento ai colori gialloblù con la media spettatori che nei quattro anni di Lega Pro non fu mai al di sotto delle 10 000 unità,[35][36] con picchi di quasi 15 000 spettatori nella stagione 2009/2010.[37] Il record assoluto di pubblico lo si è avuto il 9 maggio 2010, quando si giocò la partita Hellas Verona-Portogruaro (0-1) dinanzi ad oltre 25 000 tifosi dell'Hellas.[38]

Il ritorno in cadetteria[modifica | modifica sorgente]

Anche la stagione della promozione (2010-2011) era iniziata negativamente, tanto che il tecnico scelto durante l'estate dalla dirigenza (Giuseppe Giannini) era stato esonerato a novembre dopo aver raccolto solo 13 punti in 12 partite. Al suo posto venne ingaggiato un tecnico che in Romania aveva vinto tutto: Andrea Mandorlini. L'Hellas Verona aveva concluso il girone d'andata in piena lotta per non retrocedere, e sotto la guida del nuovo tecnico iniziò una lunga rincorsa che portò i gialloblù ad agganciare il 5º posto (l'ultimo utile per disputare i play off) nelle ultime giornate di campionato[39]. Gli scaligeri ottennero la loro seconda finale play-off consecutiva, stavolta contro la Salernitana, dopo aver eliminato il Sorrento (2-0 a Verona, 1-1 a Sorrento)[40]. Le due squadre disputarono la sfida decisiva a Salerno dopo aver richiamato quasi 50 000 tifosi fra l'andata e il ritorno, un record per la categoria.[41][42] Gli scaligeri risultarono infine vincitori del play-off nonostante la sconfitta patita in trasferta (1-0), in virtù della vittoria per 2-0 ottenuta nella gara di andata. L'Hellas Verona tornò quindi in Serie B, chiudendo il ciclo più negativo di tutta la sua storia.[43]

La stagione 2011-2012 partì con molti volti noti: Mandorlini e quasi tutti i giocatori dell'anno prima vennero riconfermati. Ad essi vennero affiancati alcuni giovani come il greco Tachtsidis, di proprietà del Genoa e l'argentino Juanito Gomez, rientrato a Verona dopo un anno e mezzo passato nelle fila del Gubbio. Nel girone di andata dopo un periodo negativo di cinque partite in cui la squadra raccolse solo tre punti, i gialloblù misero insieme nove vittorie consecutive tra campionato e Coppa Italia[44], issandosi al secondo posto della classifica ad un punto dal Torino.[45] Si tratta della striscia di vittorie consecutive più lunga di tutta la storia del club scaligero: il precedente record era di otto vittorie, ottenuto dal Verona allenato da Prandelli nel 1998-1999.[46] Altro record personale abbattuto fu quello delle vittorie consucutive in trasferta, 5: Cittadella, Bari, Empoli, Parma e Livorno. Un altro record eguagliato dalla squadra scaligera riguarda la striscia di vittorie consecutive interne (12) che ha portato l'Hellas ad affiancare nell'albo d'oro la striscia del Genoa ottenuta nella stagione 2006-2007.[47] Il Verona chiuse la stagione regolare al quarto posto, sfiorando la promozione diretta al primo anno dopo il ritorno in Serie B e qualificandosi per i play-off. In semifinale il Varese si impose però nel doppio confronto, vincendo per 2-0 nella gara di andata[48] e pareggiando al Bentegodi (1-1).[49]. In Coppa Italia la squadra scaligera eliminò dal torneo Vicenza (1-2), Genoa (5-7 d.c.r.) e Parma (0-2), raggiungendo gli ottavi di finale dopo 15 anni (1996-1997).[50] La corsa del Verona si fermò all'Olimpico di Roma, dove i padroni di casa della Lazio si imposero per 3-2.[51]

Di nuovo in Serie A[modifica | modifica sorgente]

L'Arena colorata di gialloblù per il ritorno in A del Verona, dopo undici anni, nel 2013.

La nuova stagione vide diversi nomi nuovi presso la società di Via Torricelli: Martinelli lasciò la quota di maggioranza del club (80%) all'ex vicepresidente del Bologna, Maurizio Setti, che divenne così il nuovo presidente del club scaligero[8]. Il presidente uscente mantenne dapprima una piccola parte delle azioni della società, ma nel corso della stagione agonistica finì con il vendere anche le sue ultime quote a Maurizio Setti, che divenne presidente unico del club[8]. Il neopresidente riconfermò l'allenatore Mandorlini e poi andò a rivoluzionare l'organigramma societario con gli arrivi di Sogliano come direttore sportivo e di Gardini come direttore generale. Grazie agli sforzi della nuova società, dalla campagna acquisti arrivarono una multitudine di nuovi giocatori tra i quali Cacciatore, Martinho, Laner, Moras, Cacia ed Agostini. I gialloblù, dopo aver chiuso il girone di andata al terzo posto a quota 40 punti, dietro al Sassuolo lanciato in fuga solitaria (48) e al Livorno (46), mantennero la posizione per tutto il girone di ritorno, accelerando sul finale di stagione: dopo la sconfitta in casa nel derby contro il Padova all'ottava di ritorno, gli uomini di Mandorlini misero insieme 12 risultati utili consecutivi (8 vittorie e 4 pareggi)[52] superando il Livorno dopo un lunghissimo testa a testa[53]. Il 18 maggio 2013, grazie al pareggio per 0-0 ottenuto in casa contro l'Empoli, l'Hellas Verona chiuse il campionato al 2º posto a quota 82 punti contro gli 85 del Sassuolo campione e con due lunghezze di vantaggio sul Livorno (80), terzo classificato (poi vincitore dei play-off): gli scaligeri tornarono così nella massima serie dopo 11 anni[54]. La squadra giunse per il secondo anno di fila agli ottavi di finale di Coppa Italia, dopo aver eliminato la Virtus Entella (2-3[55]), il Genoa (2-5 d.c.r.[56]) e il Palermo (1-2[57]). A porre fine al cammino degli scaligeri fu l'Inter che al Meazza si impose per 2-0[58].

La stagione del ritorno in Serie A inizia con la conferma dell'allenatore Mandorlini e del blocco artefice della promozione, a cui si aggiunge l'arrivo nella rosa gialloblù di nuovi giocatori, tra cui Luca Toni[59]. Partendo dall'iniziale obiettivo di ottenere la salvezza in campionato e di valorizzare i giovani[60], l'Hellas Verona disputa un girone d'andata chiuso al sesto posto in classifica[61], risultando la sorpresa della prima parte del campionato[62]; assieme al già citato Toni, tra gli altri componenti della squadra, si mettono in mostra i giovani Iturbe, Jorginho e Rômulo[63]. Nel girone di ritorno i gialloblù accusano una flessione, conquistando tuttavia un'agevole salvezza e rimanendo in corsa per una qualificazione alle coppe europee sino alle ultime giornate di campionato, concluso al decimo posto della classifica. La stagione si chiude con l'undici gialloblù che eguaglia il record di sei vittorie consecutive casalinghe in Serie A,[64] con 62 gol batte il record di reti totali segnate dal Verona in un campionato di massima serie e, con 16 vittorie, il numero di successi in una stagione in A degli scaligeri.[65] Toni, con 20 gol, è il miglior marcatore di sempre del Verona in un singolo campionato di Serie A.[65]

Cronistoria[modifica | modifica sorgente]

Cronistoria dell'Hellas Verona Football Club
  • 1903 - In primavera, fondazione dell'Associazione Calcio Hellas
  • 1904 - Si affilia alla F.I.F. (Federazione Italiana Football) ma non partecipa ai campionati.
  • 1905 - Disputa solo gare amichevoli.
  • 1906 - Si affilia alla F.G.I. (Federazione Ginnastica Italiana) e disputa il Concorso Ginnastico di Vicenza dove perde 2-1 la finale contro il Vicenza.
  • 1907 - Si iscrive ai campionati di Seconda e Terza Categoria dai quali si ritira prima dell'inizio.
  • 1908 - Disputa il campionato di Seconda Categoria ma rinuncia alle finali.
  • 1909 - Disputa solo tornei con società affiliate alla F.I.F., perdendo la finale della Coppa Verona contro il Milan.
  • 1909-1910 - Disputa solo la Coppa Verona perdendo la semifinale contro il Milan. Ammesso in Prima Categoria.

  • 1910-1911 - 2º nel girone Veneto-Emiliano di Prima Categoria.
  • 1911-1912 - 2º nel girone Veneto-Emiliano di Prima Categoria.
  • 1912-1913 - 2º nel girone Veneto-Emiliano di Prima Categoria, 6º nel girone finale del Nord Italia.
  • 1913-1914 - 2º nel girone Veneto-Emiliano di Prima Categoria, 6º nel girone finale del Nord Italia.
  • 1914-1915 - 2º nel girone Veneto di Prima Categoria, 3º nel gruppo C delle semifinali del Nord Italia.
  • 1915-1916 - 2º nella Coppa Regionale Veneta.
  • 1916-1919 - Sospensione attività sportive per cause belliche. Al termine del conflitto assume la denominazione Football Club Hellas Verona accogliendo, per fusione, la società minore del F.C. Verona (nato nel 1911).
  • 1919-1920 - 6º nella Prima Categoria Veneta.

  • 1920-1921 - 3º nella Prima Categoria Veneta.
  • 1921-1922 - 7º nel girone A della Prima Divisione C.C.I.
  • 1922-1923 - 5º nel girone A della Prima Divisione.
  • 1923-1924 - 4º nel girone B della Prima Divisione.
  • 1924-1925 - 9º nel girone A della Prima Divisione.
  • 1925-1926 - 4º nel girone A della Prima Divisione.
  • 1926-1927 - 8º nel girone A della Divisione Nazionale.
  • 1927-1928 - 11º nel girone B della Divisione Nazionale. Ripescato dalla Federazione.
  • 1928-1929 - 13º nel girone B della Divisione Nazionale. Red Arrow Down.svg Retrocesso in Serie B.
  • 1929 - 1º agosto, assume la denominazione Associazione Calcio Verona a seguito dell'incorporazione per fusione della I. C. G.& S. Marcantonio Bentegodi e dellaA.C. Scaligera.
  • 1929-1930 - 6º in Serie B.


  • 1940-1941 - 15º in Serie B. Red Arrow Down.svg Retrocesso in Serie C.
  • 1941-1942 - 5º nel girone B della Serie C.
  • 1942-1943 - 1º nel girone B della Serie C. Green Arrow Up.svg Promosso in Serie B.
  • 1943-1944 - 2º nel girone B Veneto del Campionato di Guerra dell'Alta Italia.
  • 1944-1945 - Sospensione attività sportive per cause belliche.
  • 1945-1946 - 4º nel girone C del campionato Misto Serie B e C dell'Alta Italia.
  • 1946-1947 - 8º nel girone B della Serie B.
  • 1947-1948 - 2º nel girone B della Serie B.
  • 1948-1949 - 11º in Serie B.
  • 1949-1950 - 9º in Serie B.

  • 1950-1951 - 9º in Serie B.
  • 1951-1952 - 10º in Serie B.
  • 1952-1953 - 13º in Serie B.
  • 1953-1954 - 7º in Serie B.
  • 1954-1955 - 15º in Serie B.
  • 1955-1956 - 9º in Serie B.
  • 1956-1957 - 1º in Serie B. Green Arrow Up.svg Promosso in Serie A.
  • 1957-1958 - 18º in Serie A. Red Arrow Down.svg Retrocesso in Serie B.
  • 1958 - L'Associazione Calcio Verona assorbe l'A.S. Hellas (nata nel 1949) ed assume la denominazione Associazione Calcio Hellas Verona.
  • 1958-1959 - 6º in Serie B.
  • 1959-1960 - 8º in Serie B.
Vince la Coppa delle Alpi in rappresentanza dell'Italia.
Fase a gironi della Coppa delle Alpi.
Ottavi di finale della Coppa Mitropa.

Fase a gironi della Coppa delle Alpi.
  • 1971-1972 - 13º in Serie A.
  • 1972-1973 - 10º in Serie A.
  • 1973-1974 - 13º in Serie A e declassato all'ultimo posto per delibera della C.A.F. Red Arrow Down.svg Retrocesso in Serie B.
  • 1974-1975 - 3º in Serie B. Green Arrow Up.svg Promosso in Serie A.
  • 1975-1976 - 11º in Serie A.
Finalista in Coppa Italia.

Finalista in Coppa Italia.
4° nella Coppa Mitropa.
Finalista in Coppa Italia.
Sedicesimi di finale di Coppa UEFA.
Ottavi di finale di Coppa dei Campioni.
Quarti di finale di Coppa UEFA.

  • 1990-1991 - 2º in Serie B. Green Arrow Up.svg Promosso in Serie A.
  • 1991 - 24 febbraio, l'Associazione Calcio Hellas Verona fallisce e rinasce sotto il nome di Verona Football Club.
  • 1991-1992 - 16º in Serie A. Red Arrow Down.svg Retrocesso in Serie B.
  • 1992-1993 - 12º in Serie B.
  • 1993-1994 - 12º in Serie B.
  • 1994-1995 - 10º in Serie B. Il club assume denominazione Hellas Verona Football Club.
  • 1995-1996 - 2º in Serie B. Green Arrow Up.svg Promosso in Serie A.
  • 1996-1997 - 17º in Serie A. Red Arrow Down.svg Retrocesso in Serie B.
  • 1997-1998 - 7º in Serie B.
  • 1998-1999 - 1º in Serie B. Green Arrow Up.svg Promosso in Serie A.
  • 1999-2000 - 9º in Serie A.


Quarto turno di Coppa Italia.

Denominazioni[modifica | modifica sorgente]

  • 1903-1915 - Associazione Calcio Hellas
  • 1919-1928 - Football Club Hellas Verona
  • 1928-1958 - Associazione Calcio Verona
  • 1958-1991 - Associazione Calcio Hellas Verona
  • 1991-1995 - Verona Football Club
  • 1995-attuale - Hellas Verona Football Club

Strutture[modifica | modifica sorgente]

Stadio[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stadio Marcantonio Bentegodi.

Fino al 1963 il Verona ha disputato le partite interne nel "Vecchio Bentegodi", un impianto di 5000 posti nel cuore del centro storico di Verona, successivamente demolito. Attualmente l'Hellas Verona gioca nello Stadio Marcantonio Bentegodi. Lo stadio venne inaugurato nel 1963 con una capienza di 40 000 spettatori, non aveva copertura in nessun settore e possedeva l'allora usuale pista di atletica. Venne soprannominato dai veronesi "Lo stadio dei quarantamila", alludendo alla capacità considerata esagerata dell'impianto che si rivelerà invece troppo piccolo per contenere le decine di migliaia di tifosi che lo riempirono per tutti gli anni ottanta. Le dimensioni dello stadio aumentarono ancora quando,essendo stato scelto il Bentegodi come uno degli stadi della Coppa del Mondo 1990, venne aggiunto un ulteriore anello. Tutte le sezioni vennero dotate di copertura e la viabilità circostante fu rinnovata per facilitarvi l'accesso. Tuttavia, nonostante l'ampliamento, la capienza complessiva dell'impianto rimase quasi invariata per la creazione di vie di fuga, di spazi di sicurezza e per la posa di seggiolini numerati in tutti i settori. L'11 dicembre 2009 è stata inaugurata la nuova copertura dello stadio Bentegodi, interamente realizzata con pannelli solari fotovoltaici. Si tratta del più grande impianto fotovoltaico in Italia e tra i primi in Europa realizzato su una struttura sportiva[66].

Società[modifica | modifica sorgente]

Organigramma societario[modifica | modifica sorgente]

Staff dell'area amministrativa
  • Italia Maurizio Setti - Presidente
  • Italia Giovanni Gardini - Direttore generale
  • Italia Sean Sogliano - Direttore sportivo
  • Italia Massimiliano Dibrogni - Segretario generale
  • Italia Pierluigi Marzola - Responsabile amministrativo
  • Italia Eugenio Spiazzi di Corte Regia - Segretario amministrativo
  • Italia Fabrizio Cometti - Resp. comunicazione e ufficio stampa
  • Italia Simone Salizzoni - Responsabile marketing
  • Italia Moris Rigodanze - Resp. informatico e biglietteria
  • Italia Elena Fraccaroli - Segreteria


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Cronologia degli sponsor tecnici
Cronologia degli sponsor ufficiali
  • 1982-1986 Canon
  • 1986-1989 Ricoh
  • 1989-1996 Rana
  • 1996-1997 Ferroli
  • 1997-1998 ZG Camini Inox
  • 1998-1999 Atreyu Immobiliare
  • 1999-2000 Salumi Marsilli
  • 2000-2001 Net Business
  • 2001-2002 Amica Chips
  • 2002-2006 Clerman
  • 2006-2007 Unika
  • 2007-2008 assente
  • 2008-2010 Giallo
  • 2010-2011 Banca di Verona (Credito Cooperativo Cadidavid); Protec (casa) / Sicurint Group; Consorzio Asimov[67] (trasferta)
  • 2011-2012 AGSM; Protec[68] (casa) / Sicurint Group; Leaderform (trasferta)
  • 2012-2013 AGSM / Leaderform
  • 2013-oggi Manila Grace / Franklin & Marshall


Allenatori e presidenti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Categoria:Allenatori dell'Hellas Verona F.C. e Categoria:Presidenti dell'Hellas Verona F.C..
Allenatori
Presidenti
  • 1903-1908 Italia Carlo Fratta Pasini
  • 1908-1910 Italia Alberto Masprone
  • 1910-1912 Italia Valerio Valeri
  • 1912-1915 Italia Bellini Carnesali
  • 1915-1918 campionato sospeso
  • 1918-1923 Italia Carlo Fratta Pasini
  • 1923-1924 Italia Lonardi Cesare
  • 1924-1926 Italia Bonomi Da Monte
  • 1926-1928 Italia Narciso Vanzo
  • 1928-1930 Italia Emilio Tiberghien
  • 1930-1934 Italia Giulio Dall'Ora
  • 1934-1935 Italia Tiziano Fraccaroli
  • 1935-1938 Italia Giovanni Turco
  • 1938-1942 Italia Luciano Carteri
  • 1942-1944 Italia Luigi Polettini
  • 1944-1946 campionato sospeso
  • 1946-1953 Italia Giovanni Chiampan
  • 1953-1958 Italia Giorgio Mondadori
  • 1958-1959 Italia Francesco Fagiuoli
  • 1959-1961 Italia Gerardo Girardi
  • 1961-1962 Italia Giuseppe Arcaroli
  • 1962-1964 Italia Bruno Albarelli
  • 1964-1965 Italia Saverio Garonzi
  • 1965-1967 Italia Carlo Bonazzi
  • 1967-1980 Italia Saverio Garonzi
  • 1980-1986 Italia Celestino Guidotti
  • 1986-1990 Italia Ferdinando Chiampan
  • 1990-1991 Italia Ferdinando Chiampan e Angelo Di Palermo
  • 1991-1992 Italia Stefano Mazzi
  • 1992-1995 Italia Mario Ferretto
  • 1995-1998 Italia Alberto Mazzi
  • 1998-2003 Italia Giambattista Pastorello
  • 2003-2004 Italia Giambattista Pastorello e Pietro Arvedi
  • 2004-2006 Italia Giambattista Pastorello
  • 2006-2007 Italia Sergio Puglisi Maraja e Pietro Arvedi
  • 2007-2008 Italia Pietro Arvedi
  • 2008-2009 Italia Nardino Previdi e Giovanni Martinelli
  • 2009-2012 Italia Giovanni Martinelli
  • 2012-oggi Italia Maurizio Setti


Giocatori[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Categoria:Calciatori dell'Hellas Verona F.C..

Palmarès[modifica | modifica sorgente]

Competizioni nazionali[modifica | modifica sorgente]

1984-1985
1956-1957; 1981-1982; 1998-1999
1942-1943 (girone B)

Competizioni giovanili[modifica | modifica sorgente]

1966-1967 (Serie B); 1967-1968 (Serie B)
1972; 1973; 1977; 2013

Altri piazzamenti[modifica | modifica sorgente]

Finale: 1975-1976; 1982-1983; 1983-1984
Secondo posto: 1947-1948 (girone B); 1967-1968; 1990-1991; 1995-1996; 2012-2013
Terzo posto: 1931-1932; 1974-1975
Secondo posto: 1942-1943 (girone finale B)

Statistiche e record[modifica | modifica sorgente]

Partecipazione ai campionati[modifica | modifica sorgente]

Livello Categoria Partecipazioni Debutto Ultima stagione Totale
Prima Categoria 7 1910-1911 1920-1921 40
Prima Divisione 5 1921-1922 1925-1926
Divisione Nazionale 3 1926-1927 1928-1929
Serie A 25 1957-1958 2013-2014
Serie B 51 1929-1930 2012-2013 52
Serie B-C Alta Italia 1 1945-1946
Serie C 2 1941-1942 1942-1943 6
Serie C1 1 2007-2008
Lega Pro Prima Divisione 3 2008-2009 2010-2011

Il Verona ha partecipato a 93 campionati nazionali, tutti nelle categorie professionistiche o loro progenitrici. Ai suoi albori ha inoltre disputato altri 5 campionati regionali di Prima Categoria, senza riuscire a qualificarsi al campionato nazionale.

Partecipazione alle coppe europee[modifica | modifica sorgente]

Categoria Partecipazioni Debutto Ultima stagione
Coppa dei Campioni 1 1985-1986
Coppa UEFA 2 1983-1984 1987-1988

Statistiche individuali[modifica | modifica sorgente]

Calciatori[modifica | modifica sorgente]

Il centrocampista italiano Emiliano Mascetti detiene il primato di reti siglate in A con la maglia del Verona

Statistiche aggiornate al 24 agosto 2014, in grassetto i giocatori ancora in attività.

L'italiano Luigi Bernardi è il recordman di presenze assolute in maglia gialloblù, con 337 partite disputate a cavallo degli anni venti ed trenta del secolo scorso. Tra gli stranieri, il primato spetta invece al brasiliano Rafael, che dal 2007 ad oggi ha messo insieme fin qui 280 gettoni.

Per quanto riguarda i goleador, l'oriundo verdeoro Arnaldo Porta detiene da oltre ottant'anni il titolo di miglior cannoniere assoluto dell'Hellas Verona, grazie alle 74 reti siglate all'inizio del Novecento, dagli anni dieci ai trenta. È seguito a ruota dal primo azzurro, Sergio Sega, fermatosi a quota 71 marcature (in due spezzoni di carriera) nel secondo dopoguerra. Ancora un brasiliano, Adaílton, detiene il primato di gol per uno straniero, con le 52 segnature messe a segno a cavallo del nuovo millennio.

Limitatamente alla Serie A, l'attaccante più prolifico coi colori gialloblù è l'italiano Emiliano Mascetti, per via delle 35 reti collezionate (in due tronconi di carriera) dal 1968 al 1979. Lo segue da vicino il danese Preben Elkjær Larsen, il maggior marcatore straniero dell'Hellas in massima serie, in virtù dei 32 gol siglati dal 1984 al 1988.

Record assoluto di presenze

Record assoluto di reti

Record di reti in Serie A


Tifoseria[modifica | modifica sorgente]

La nascita delle Brigate e lo sviluppo[modifica | modifica sorgente]

I tifosi dell'Hellas durante la festa per lo scudetto.

La nascita delle Brigate Gialloblù[69] avvenne il 30 novembre 1971, presso il Bar Olimpia[70] di Borgo Venezia I primi brigatisti provenivano per lo più dalla grande città, mentre i primi paesi della provincia veronese in cui si sviluppò il fenomeno furono Cerea, Vigasio, Valeggio, Bovolone, Nogara e la Valpolicella.[71]

Le Brigate, come la maggioranza degli altri gruppi di tifosi organizzati, nacquero come apolitiche ed i primi scontri di rilievo si ebbero nel 1973 proprio con tifoserie apertamente schierate come quella bolognese. La svolta nello stile del tifo si ebbe nel 1976, quando i brigatisti strinsero la storica amicizia con i tifosi del Chelsea iniziando ad esporre allo stadio l'ancora oggi consueta Union Jack. I tifosi veronesi del ventennio d'oro divennero ben presto famosi per i cori, per la compattezza della loro curva e per l'originalità nel proporre testi sempre nuovi, oltre che per la tendenza a denigrare e a sminuire l'avversario di turno[70]. Gruppi con connotazione di destra (Gioventù Scaligera,Verona Front, Hellas Army) o di sinistra (Rude Boys) coesistevano nelle Brigate Gialloblù rispettandosi reciprocamente[70].

Nella seconda metà degli anni settanta, con l'aumentare della matrice politica in molti gruppi ultras tra cui le stesse Brigate e con la stipulazione della maggior parte dei gemellaggi e delle rivalità presenti ancor oggi tra tutte le tifoserie, i tafferugli e gli scontri tra tifosi si moltiplicarono. I tifosi del Verona, in seguito ad episodi come il "saccheggio" di Brescia del dicembre 1986 (in cui andarono danneggiate più di 500 auto) finirono nell'occhio del ciclone per non uscirne mai più[70]. Il fatto non passò inosservato e la Procura iniziò le indagini e le molteplici perquisizioni che portarono il 1º febbraio 1987 all'arresto di 12 veronesi con l'accusa di associazione a delinquere: per la prima volta un tifoso venne accostato alla figura di un vero e proprio criminale[70].

In seguito al ripetersi di incidenti e di tafferugli con l'intromissione sempre più insistente delle forze dell'ordine, il gruppo delle Brigate Gialloblù decise di sciogliersi il 14 novembre 1991 e passò il testimone alla Curva Sud che ne raccolse l'eredità, segnando l'inizio di una nuova era non solo del tifo veronese ma dell'intero mondo ultras[70].

La Curva Sud dopo lo scioglimento delle Brigate[modifica | modifica sorgente]

Tifosi del Verona

Lo scioglimento delle Brigate non intaccò minimamente la passione e l'entusiasmo dei tifosi gialloblù che rimasero ad applaudire la squadra anche dopo la retrocessione in Serie C del 2007. In quell'occasione per tutta la durata dei festeggiamenti dei tifosi e dei giocatori dello Spezia (risultati vincitori nel doppio confronto) la curva dell'Hellas rimase piena, ad intonare cori di sostegno e di appartenenza.[72]

Dopo questo risultato sportivo, nella campagna abbonamenti 2007-2008 le tessere sottoscritte dalla tifoseria aumentarono dalle 6073 dell'anno prima a 9635.[73] Negli anni della militanza in Serie C1 (poi Lega Pro Prima Divisione) le statistiche hanno poi continuato a riportare settimanalmente presenze da record allo stadio che si aggiravano tra le 10 000 e le 17 000 unità,[74][75] fino ad arrivare ai 25 328 spettatori che assistettero alla partita tra Hellas Verona - Portogruaro.[76]

Il dato venne quasi eguagliato l'anno dopo, quando il Verona ormai ad un passo dalla promozione affrontò e sconfisse la Salernitana nella finale play-off: quel giorno erano presenti allo stadio 22 548 spettatori.[77]

Impegno nel sociale[modifica | modifica sorgente]

Azionariato popolare (Verona col Cuore)[modifica | modifica sorgente]

Il 4 aprile 2012, la società gialloblù ha lanciato il progetto Verona col Cuore che è una società cooperativa no profit nata per favorire la crescita economica del club e di partecipare direttamente al capitale sociale dello stesso finanziandolo con tutte le quote degli iscritti all'associazione.[78][79]

L'idea è nata dal successo del progetto inglese Myfootballclub che ha acquistato un vero club calcistico in 20 000 tifosi.[80]

L’obiettivo dell’associazione è quello di sostenere l'Hellas Verona, nelle scelte societarie, nella programmazione sportiva e strategica con la detenzione di quote societarie comprese fra il 5% e il 25%, partecipando attivamente alla vita della squadra e alle decisioni del Consiglio di Amministrazione. Attualmente, il numero degli iscritti all'associazione sono circa duemila.[81]

Gemellaggi e rivalità[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Derby calcistici in Veneto.

I tifosi dell'Hellas Verona sono gemellati con i sostenitori della Fiorentina. Un gemellaggio molto sentito, uno tra i primi nella storia del calcio italiano.[82] Altro gemellaggio della Curva Sud veronese è quello con i tifosi della Sampdoria che dura da più di vent'anni. Poi vi è un gemellaggio con la Triestina, questo risale agli anni settanta circa ed è molto sentito da entrambe le tifoserie, a causa delle forti convergenze delle due curve.[83] Ci sono poi ottimi rapporti ma non un vero e proprio gemellaggio con la tifoseria della Lazio, anch'essa gemellata con quella della Triestina.[84]

A livello internazionale l'amicizia più importante è quella con gli "Headhunters" del Chelsea risalente alla seconda metà degli anni 70', quando ad alcuni membri delle Brigate fu concesso di esporre il loro striscione nella temutissima Shed dei tifosi inglesi.[85] Un gran numero dei cori veronesi sono tratti dal repertorio dei tifosi del Chelsea, con testi tradotti e adattati, spesso in dialetto. Quando il Chelsea nel 1997 giocò la semifinale di Coppa delle Coppe contro il Vicenza (arcirivali del Verona), un gran numero di sostenitori dell'Hellas Verona era presente allo Stadio Romeo Menti di Vicenza insieme ai tifosi del Chelsea. Altre amicizie britanniche che coinvolgono vari gruppi ultras delle fazioni sono quelle con i sostenitori dell'Aberdeen e del Middlesbrough. Ci sono poi amicizie internazionali con gli Ultras Sur del Real Madrid e con le Brigadas Blanquiazules dell'Espanyol. Si avevano infine anticamente anche delle amicizie con i tifosi del Lecce e con gli ora sciolti Boulogne Boys del PSG.[86]

La più accesa tra le rivalità dei tifosi del Verona è senza dubbio quella con i supporters del Vicenza, la squadra contro cui gli scaligeri hanno giocato il maggior numero di volte (93).[87] Seguono a ruota quelle con il Brescia, il Napoli e il Genoa, a causa dei numerosi scontri avvenuti tra le opposte fazioni nel corso degli anni d'oro del tifo organizzato in Italia.

Ci sono poi gravi inimicizie con gli ultras del Livorno, del Bologna e del Modena a causa di rivalità sportive che risalgono all'alba del calcio in Italia ed anche per via delle visioni politiche totalmente opposte di buona parte delle tifoserie; dell'Atalanta e del Cagliari, con molteplici scontri tra le due tifoserie dentro e fuori gli stadi (nel caso dei sardi, soprattutto dopo la nascita dello storico gruppo sconvolts); dell'Udinese, per via dell'amicizia che lega triestini e veronesi; della Roma, con le opposte fazioni che si rispettano ma non si amano di certo, anche per via dell'amicizia politica che lega veronesi e laziali; del Pescara per via del gemellaggio che lega i delfini abruzzesi ai vicentini; le rivalità con il Catanzaro, la Reggina e la Salernitana toccarono tutte e tre il loro apice in altrettanti spareggi vinti dal Verona: uno per la promozione in serie A disputato a Terni nel 1975 contro il Catanzaro (1-0); un doppio spareggio salvezza per la permanenza in massima serie contro la Reggina nel 2001 (1-0, 2-1) ed un doppio spareggio per la promozione in Serie B contro la Salernitana nel 2011 (2-0, 1-0).

Sono pessimi anche i rapporti con i sostenitori delle tre big del calcio italiano: Milan (a cui il Verona costò due scudetti nel 1973 e nel 1990), Inter (ex gemellaggio interrotto bruscamente nel 2001 a causa di dissidi tra le due fazioni) e Juventus (rivalità verso la squadra più titolata d'Italia, condivisa con molte altre formazioni della penisola). Altro gemellaggio dissolto è quello con il Torino, in seguito al cambio generazionale delle due tifoserie che non si sono più trovate d'accordo, nonostante le due fazioni abbiano ancora in comune la fratellanza con i viola e l'odio per i bianconeri.

Altre rivalità degne di nota si hanno infine con Mantova, Venezia, Palermo, Varese, Ascoli, Pisa, Cesena, Ternana, Perugia, Como, Padova, Reggiana e con la maggior parte delle principali tifoserie del sud (ad esempio Bari, Taranto, Cosenza, Foggia, Crotone e Avellino).

La "rivalità" con il ChievoVerona[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Derby di Verona.

Fino al 2001, fra il Verona e i concittadini del Chievo non era mai esistito un vero e proprio rapporto competitivo: l'Hellas era il baluardo attorno al quale era ruotato per quasi tutto il Novecento il calcio veronese, mentre il Chievo era una piccola squadra di quartiere che aveva trascorso diversi decenni a giocare nelle categorie inferiori. La prima promozione in Serie B dei clivensi era arrivata solo nel 1994 e tra le due tifoserie – per ovvie ragioni numeriche e logistiche – non vi è di fatto mai potuta essere una vera rivalità sportiva; all'epoca i rapporti tra le due curve erano talmente amichevoli che, in occasione della decisiva trasferta di Carrara del '94 per l'approdo del Chievo in cadetteria, centinaia di tifosi scaligeri si aggregarono a quelli clivensi per sostenere congiuntamente la squadra della diga[88]. Peraltro, gli stessi supporter del Chievo hanno sempre evitato di inimicarsi altri gruppi ultras, mantenendo un profilo neutrale[89], in antitesi rispetto a quelli del Verona che ne avevano invece fatto una delle loro prerogative[90].

Il Bentegodi di Verona, teatro di gara dei derby dell'Arena tra Hellas e Chievo.

L'arrivo in Serie A del Chievo nella stagione 2001-2002 iniziò però a cambiare le cose: permise innanzitutto al capoluogo veneto di diventare la quinta città italiana (dopo Milano, Roma, Torino e Genova) a poter vantare un derby in massima serie – chiamato il derby della Scala o, più raramente, il derby dell'Arena –, e inoltre mise per la prima volta realmente sullo stesso piano le due società, sconvolgendo le gerarchie fin lì in essere. Negli otto precedenti in seconda serie, Chievo e Hellas si erano divisi tre vittorie a testa e due pareggi (la più larga vittoria fu realizzata dall'Hellas nella stagione 1997-1998, quando i Mussi persero 4-0 nel girone di ritorno)[91].

La prima stracittadina in massima serie si disputò il 18 novembre 2001 – con le due squadre gialloblù che si trovavano peraltro tra le prime quattro in classifica[92] –, e venne fatta sua dal Verona, che vinse 3-2 coi gol di Oddo, Lanna (autorete) e Camoranesi, rimontando il doppio vantaggio iniziale del Chievo a opera di Eriberto e Corini[93]. Nonostante i mutati equilibri di forza tra le due formazioni veronesi, vi era ancora un clima di armonia e rispetto tra le reciproche curve. Il vero punto di svolta nella nascente rivalità si verificò in occasione del derby di ritorno, giocato formalmente in casa dai clivensi, e da loro vinto grazie a una doppietta di Cossato[94]: la rottura insanabile della concordia cittadina viene fatta ricondurre al momento della lettura delle formazioni, quando lo speaker del Chievo introdusse i cugini sotto il nome di «Hellas Verona 1991», facendo riferimento all'anno del fallimento del club scaligero; a fine stagione, la retrocessione dell'Hellas in Serie B (a fronte della qualificazione europea ottenuta dai rivali) fece il resto[88].

Lo stemma cittadino della Scala, motivo di contesa tra le due tifoserie rivali.

Nel decennio seguente, complice la buona gestione societaria Campedelli-Sartori sulla sponda clivense, e quella tribolata Pastorello-Cannella su quella scaligera[95], la squadra del quartiere rimase una presenza fissa nella massima serie italiana, mentre la più blasonata iniziò un lento declino. Dopo la retrocessione dell'Hellas in Serie C nel 2007, s'iniziò perfino a parlare seriamente di una fusione tra le due formazioni[96]; il tutto con l'appoggio della politica e dei banchieri cittadini, che paventavano l'idea di unire le capacità societarie del Chievo[97] con la tifoseria numericamente ed economicamente molto più fruttuosa del Verona[98]. A opporsi al progetto Hellas Chievo Verona[88] (inizialmente portato avanti in segreto) furono i tifosi – quelli dell'Hellas, assieme a piccoli gruppi della tifoseria clivense –, e l'allora presidente del Verona, Giovanni Martinelli, il quale decise di continuare a gestire il club da solo e senza l'aiuto dell'amico-rivale Campedelli[99].

La "guerra dei simboli" scoppiata nell'estate del 2010 e combattuta a suon di comunicati stampa[100][101] riportò in auge la discussione tra le opposte fazioni sportive riguardante i colori e gli stemmi societari impiegati dal Chievo. I Butei già rimproveravano ai Mussi l'utilizzo degli stessi colori sociali (quando i colori originali del Chievo erano il bianco e l'azzurro)[102], il giocare nello stesso stadio (dopo l'abbandono del vecchio campo parrocchiale "Carlantonio Bottagisio" nel 1986) e l'aggiunta, nel 1990, del nome della città alla propria denominazione sociale (diventando ChievoVerona). A tutto questo, alla vigilia della stagione 2010-2011 si aggiunse il fatto che la società della diga, durante la sua campagna abbonamenti, tra i vari simboli promozionali utilizzò un cavaliere con un drappo su cui era rappresentato lo stemma della dinastia scaligera, la Scala: questo fece montare nuovamente la protesta dei sostenitori dell'Hellas[103], i quali identificavano il simbolo come proprio dagli anni settanta e vedevano quindi il tutto come un tentativo del Chievo di prendere idealmente il posto e l'identità del Verona nell'immaginario collettivo, emulando i simboli e i colori che avevano reso celebre la società scaligera[104]. Il presidente clivense Campedelli replicò sostenendo che l'antica Scala fosse da intendere come rappresentante di tutta Verona e provincia[105], dimostrando come la sua squadra utilizzasse la Scala sulle maglie da gioco fin dagli anni trenta. La tifoseria scaligera rimase però ferma sulle proprie posizioni[106], così la questione-simboli contribuì a rinfocolare questa recente rivalità cittadina che nel 2013, col ritorno in in Serie A del Verona, vede entrambe le squadre nuovamente sullo stesso livello sportivo.

Organico[modifica | modifica sorgente]

Rosa[modifica | modifica sorgente]

Aggiornata al 21 agosto 2014.[107]

N. Ruolo Giocatore
1 Brasile P Rafael
2 Uruguay D Guillermo Rodríguez
4 Messico D Rafael Márquez
5 Danimarca D Frederik Sørensen
7 Brasile C Gustavo Campanharo
8 Marocco C Mounir Obbadi
9 Italia A Luca Toni (capitano)
10 Islanda C Emil Hallfreðsson
11 Serbia C Boško Janković
16 Spagna D Antonio Luna
17 Uruguay A Nicolás López
18 Grecia D Vangelis Moras
20 Grecia C Lazaros Christodoulopoulos
N. Ruolo Giocatore 600px Blu e Giallo3.png
21 Argentina A Juanito
22 Italia P Francesco Benussi
23 Moldavia C Artur Ioniţă
26 Italia C Jacopo Sala
25 Brasile D Rafael Marques
27 Italia C Mattia Valoti
28 Italia D Davide Brivio
33 Italia D Alessandro Agostini
40 Uruguay D Alejandro Damián González
71 Croazia D Ivan Martić
77 Grecia C Panagiotis Tachtsidis
95 Italia P Pierluigi Gollini
99 Brasile A Nenè
Argentina A Javier Saviola

Staff tecnico[modifica | modifica sorgente]

Staff dell'area tecnica
  • Italia Sean Sogliano - Direttore sportivo
  • Italia Massimiliano Dibrogni - Segretario generale
  • Italia Alessandro Mazzola - Team manager
  • Italia Mattia Rossetti - Dirigente accompagnatore
  • Italia Franco Fioroni - Addetto all'arbitro
  • Italia Andrea Mandorlini - Allenatore
  • Italia Roberto Bordin - Allenatore in seconda
  • Italia Mauro Marini - Preparatore atletico
  • Italia Andrea Bellini - Preparatore atletico
  • Italia Giorgio Panzarasa - Preparatore atletico
  • Italia Ermes Morini - Preparatore dei portieri
  • Italia Simone Baggio - Collaboratore tecnico
  • Italia Enrico Nicolini - Collaboratore tecnico
  • Italia Carlo Pasini - Responsabile sanitario
  • Italia Paolo Righi - Medico sociale
  • Italia Emanuele Brotto - Medico della prima squadra
  • Italia Alberto Previdi - Fisioterapista
  • Paesi Bassi Robert Kindt - Fisioterapista
  • Italia Simone Da Re - Fisioterapista

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Stadio Marcantonio Bentegodi in hellasverona.it.
  2. ^ a b c d e f g (IT) Luigi Bertoldi, 80 anni di storia del Verona, Editoriale Bortolazzi-Stei s.r.l., 1983, p. 11.
  3. ^ Classifica abbonamenti in serie A in calciomercato.it, 03 gennaio 2013.
  4. ^ Abbonamenti, chiusura finale: 11.564 tesserati in hellasverona.it, 19 settembre 2012.
  5. ^ Cronologia e Palmarès in hellasverona.it.
  6. ^ Hellas, la parola amore esiste in calciopress.net, 09 settembre 2010.
  7. ^ Hellas: storia di calcio e di passione Hellas: storia di calcio e di passione in calciopress.net, 02 dicembre 2009.
  8. ^ a b c (IT) Luca Mantovani, Hellas Verona-annuario 2012/2013- la Società, il Team, i Giocatori - Volume I, Casa e..., 2012, p. 144.
  9. ^ http://www.comuni-italiani.it/023/091/stemma.html.
  10. ^ Statuto del Comune di Verona art.11, http://portale.comune.verona.it/nqcontent.cfm?a_id=3964.
  11. ^ (IT) Luigi Bertoldi, 80 anni di storia del Verona, Editoriale Bortolazzi-Stei s.r.l., 1983, p. 13.
  12. ^ a b c d e (IT) Luigi Bertoldi, 80 anni di storia del Verona, Editoriale Bortolazzi-Stei s.r.l., 1983, pp. 27-35.
  13. ^ a b c (IT) Adalberto Scemma, Lo scudetto del Verona, Athesis s.p.a., 1985.
  14. ^ Fatti e Personaggi in hellasverona.it.
  15. ^ [statistiche e presenze degli allenatori dell'Hellas Verona http://www.hellasveronastyle.eu/panchine_allenatori.html]
  16. ^ Il Verona, dopo 28 anni, in A in Corriere dello Sport, 16 giugno 1957.
  17. ^ La fatal Verona: incubo rossonero canalemilan.it
  18. ^ Stefano Greco, L'angelo del destino che salvò Spinozzi e il Verona in sslaziofans.it, 14 aprile 2012.
  19. ^ Il fantastico duello scudetto tra Verona e Roma del 1982
  20. ^ Preben Elkjær Larsen, Primoluglio2004.it. [collegamento interrotto]
  21. ^ a b c (IT) Giovanni Gambini, La leggenda di Preben, il guerriero vichingo, Tipografia Milani, 2006.
  22. ^ «È ancora stupefacente parlarne», Verona campione! (Edizioni dell'Aurora).
  23. ^ a b (IT) Tim Parks, Questa pazza fede - L'Italia raccontata attraverso il calcio, Einaudi, 2002.
  24. ^ (IT) Giovanni Gambini, Lo chiamavano Elkjaer, la furia di Copenhagen, Tipografia Milani, 2004, pp. 42-70.
  25. ^ (IT) Giovanni Gambini, Lo chiamavano Elkjaer, la furia di Copenhagen, Tipografia Milani, 2004, p. 80.
  26. ^ (IT) Giovanni Gambini, Lo chiamavano Elkjaer, la furia di Copenhagen, Tipografia Milani, 2004, p. 78.
  27. ^ In Europa, Hellas! in hellastory.net.
  28. ^ il sito di Preben Elkjaer Larsen
  29. ^ a b (IT) Luigi Bertoldi, 90 anni di storia del Verona, Editoriale Bortolazzi-Stei s.r.l., 1992, p. 190.
  30. ^ L'Hellas Verona resta in B per un solo punto: ripescato il Treviso in figc.it, 16 agosto 2005.
  31. ^ Hellas Verona in Serie C dopo 64 anni tra Serie A e B con uno scudetto vinto in repubblica.it, 21 giugno 2007.
  32. ^ Il direttore sportivo dell'Hellas Verona, Cannella: "Saremo la Juventus della Serie C" in tggialloblu.it, 23 dicembre 2011.
  33. ^ Comunicato Ufficiale Hellas Verona Football Club in hellasverona.it, 30 gennaio 2009.
  34. ^ Addio a Pietro Arvedi, vero cuore gialloblu in hellasverona.it, 20 marzo 2009.
  35. ^ Media spettatori Serie C1 girone A 2008-2009 in icori.myblog.it, 08 giugno 2009.
  36. ^ Media spettatori Lega Pro Prima Divisione 2008-2009] in stadiapostcards.it.
  37. ^ Media spettatori Lega Pro Prima Divisione 2009-2010 in stadiapostcards.it.
  38. ^ Hellas Verona-Portogruaro 0-1, si va ai playoff in hellasverona.it, 09 maggio 2010.
  39. ^ Pergocrema - Hellas Verona 0-0: i veneti ora sono certi di disuputare i Play-Off!
  40. ^ [Sorrento fermato: Hellas in finale per il secondo anno consecutivo http://www.hellasverona.it/news.php?id=11045]
  41. ^ biglietti andata
  42. ^ biglietti ritorno
  43. ^ Verona in B dopo quattro anni!
  44. ^ Hellas Verona: striscia di vittorie da record tuttob.com
  45. ^ Hellas Verona - Albinoleffe 1-0: è la nona sinfonia calciopress.net
  46. ^ Il Verona di Mandorlini sempre più nella storia tggialloblu.it
  47. ^ il Verona eguaglia il Genoa: 12 vittorie consecutive in casa larena.it
  48. ^ All'Ossola finisce 2-0 per i padroni di casa
  49. ^ 1-1 al Bentegodi: in finale va il Varese
  50. ^ Lazio-Verona ottavi di finale della Coppa Italia sky.it
  51. ^ Lazio - Hellas Verona 3-2
  52. ^ 12° risultato utile consecutivo ed Hellas ad un punto dalla Serie A: distrutta 0-3 la Juve Stabia.
  53. ^ Carcuro pareggia a Terni: 1-1 e Verona secondo
  54. ^ Verona torna ad avere una squadra in Serie A dopo 11 anni.
  55. ^ Il Verona elimina a fatica un'Entella scatenata: 2-3
  56. ^ Il Verona supera il Genoa ai rigori: 2-5 e qualificazione al terzo turno
  57. ^ Il Verona elimina il Palermo: 1-2 al Barbera ed Hellas agli ottavi!
  58. ^ L'Inter ferma il Verona: 2-0
  59. ^ Luca Toni: arriva a Verona l'ultimo bomber
  60. ^ Sogliano: "Marques ok, obiettivo la salvezza", hellasverona.it, 31 agosto 2013. URL consultato il 27 settembre 2013.
  61. ^ Inter e Verona, squilli da quarto posto in eurosport.yahoo.com, 3 novembre 2013.
  62. ^ I tecnici applaudono i gialloblù: «Bravo Hellas, sei tu la sorpresa» in L'Arena, 5 gennaio 2014. URL consultato il 20 febbraio 2014.
  63. ^ La rinascita di Romulo a Verona
  64. ^ Alessandro De Pietro, Il Bentegodi è un fortino. Inizio stagione da record. Nessuno come Mandorlini in L'Arena, 5 novembre 2013. URL consultato il 21 giugno 2014.
  65. ^ a b #Veronadarecord: numeri di una squadra fantastica in hellasverona.it, 21 maggio 2014. URL consultato il 21 giugno 2014.
  66. ^ Impianto fotovoltaico al Bentegodi ecoblog.it
  67. ^ Sicurint Group sponsor ufficiale dell'Hellas Verona
  68. ^ AGSM sponsor ufficiale dell'Hellas Verona
  69. ^  Luca Fioravanti. (IT) La storia delle Brigate Gialloblu, a 0:05:33. TGgialloblu - Telenuovo, 15 novembre 2012. URL consultato in data 18 novembre 2013.
  70. ^ a b c d e f La Curva Sud e le Brigate Gialloblu, Hellastory.net. URL consultato il 18 novembre 2013.
  71. ^ Le Brigate Gialloblu e la Curva Sud dal 1971 Al 1982 - Prima parte, Hellastory.net. URL consultato il 18 novembre 2013.
  72. ^ L'anno orribile dell'Hellas Verona: 2006-2007 primoluglio2004.it
  73. ^ HELLASTORY.net | I Numeri di una fede
  74. ^ Media spettatori Lega Pro Prima Divisione 2008-2009 girone A
  75. ^ Media spettatori Lega Pro Prima Divisione 2009-2010 girone B
  76. ^ Hellas Verona-Portogruaro oltre 25 mila spettatori
  77. ^ oltre 22 mila persone per Hellas Verona - Salernitana
  78. ^ Parte il progetto Verona col cuore
  79. ^ L'azionariato popolare a Verona
  80. ^ L'incredibile successo di Myfootballclub
  81. ^ Boom di adesioni per Verona col cuore
  82. ^ Gemellaggi fra squadre italiane e straniere
  83. ^ Gemellaggio tra Triestina e Verona
  84. ^ amicizia tra Lazio - Hellas Verona
  85. ^ la storia delle brigate scritta dai romani
  86. ^ La storia del tifo organizzato
  87. ^ Tutti i precedenti tra Vicenza e Verona
  88. ^ a b c Luca Bianchin; Matteo Fontana, Il derby dell'Arena, i 5 atti che hanno cambiato Verona in La Gazzetta dello Sport, 23 novembre 2013, p. 8.
  89. ^ Informazioni sulla tifoseria del Chievo
  90. ^ La storia degli anni d'oro del tifo veronese
  91. ^ Verona - Chievo 4-0
  92. ^ Il primo confronto in Serie A tra veronesi
  93. ^ Rimonta incredibile: Verona batte Chievo 3-2
  94. ^ Il Verona si fa rimontare e il Chievo vince il derby: 2-1
  95. ^ fantasmi dal passato
  96. ^ No alla fusione
  97. ^ Cosa rappresenta il Chievo nella società attuale?
  98. ^ I dettagli del progetto "fusione"
  99. ^ La scelta individualista di Martinelli
  100. ^ Hellas e Chievo di nuovo in conflitto
  101. ^ Comunicati stampa
  102. ^ Chievo torna al biancazzurro?
  103. ^ I simboli sono sacri
  104. ^ La scala non si tocca!
  105. ^ La replica di Campedelli alle accuse di emulazione
  106. ^ La scala non si tocca!
  107. ^ http://www.hellasverona.it/squadra.php

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Luigi Bertoldi, Adalberto Scemma, 80 anni di storia del Verona, Editoriale Bortolazzi-Stei s.r.l, 1983, pp. 320.
  • Adalberto Scemma, Gianni Brera ed altri, Lo scudetto del Verona, supplemento a L'Arena di Verona, anno 119 n°120, Athesis s.p.a., 1985, pp. 192.
  • Luigi Bertoldi, Adalberto Scemma, 90 anni di storia del Verona, Editoriale Bortolazzi-Stei s.r.l, 1992, pp. 190.
  • Tim Parks, Questa pazza fede - L'Italia raccontata attraverso il calcio, traduzione di Massimo Bocchiola, collana Einaudi Stile Libero, Einaudi, 2002, pp. 424, ISBN 978-88-06-16148-4.
  • Carlo Fontanelli, Raffaele Tomelleri, Luciano Venturini, 1903 - 2003/04 Il Secolo gialloblù - La storia dell'Hellas Verona, Geo Edizioni S.r.l., 2004, pp. 383.
  • Giovanni Gambini, Lo chiamavano Elkjaer, la furia di Copenhagen, Linea Quattro, Tipografia Milani, 2004, pp. 204.
  • Giovanni Gambini, La leggenda di Preben, il guerriero vichingo, Tipografia Milani, 2006, pp. 204.
  • Silvio Cametti, I guerrieri di Verona - Brigate Gialloblu dal '71 ad oggi, Sport Communication Editore srl, 2011, pp. 320.
  • AA.VV., Hellas Verona-annuario 2012/2013- la Società, il Team, i Giocatori - Volume I, Casa e..., 2012, pp. 144, ISBN 978-88-907997-0-9.
  • AA.VV., Hellas Verona-annuario 2012/2013 - Volume II, Casa e..., 2013, ISBN 978-88-907997-3-0.
  • Gianluca Tavellin, Nicola Padovani, Centodieci Hellas Verona, Phare Edizioni, 2013, pp. 720, ISBN 978-88-908859-0-7.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]