Associazione Sportiva Roma

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AS Roma
Calcio
Badge of Honour FIFA
Badge of Honour UEFA
Attuale campione d’Italia Campione d’Italia in carica
Detentore della Coppa Italia Detentore della Coppa Italia
Detentore della Coppa Italia di C
Detentore della Coppa Italia di D Detentore della Coppa Italia di D
Detentore della Supercoppa Detentore della Supercoppa Italiana
Attuale campione d’Europa Campione d’Europa in carica
Attuale campione del Sudamerica Campione del Sud America in carica
Campione d’Inghilterra in carica Campione d’Inghilterra in carica
Campione in carica MLS Campione in carica Major League Soccer
Detentore della U.S. Open Cup
Attuale campione del mondo Campione del mondo in carica
Detentore della Supercoppa Europea Detentore della Supercoppa d’Europa
Detentore della Coppa UEFA Detentore della Coppa UEFA
Campione di Germania Campione di Germania in carica
Campione di Spagna Campione di Spagna in carica
La Magica; Giallorossi
Segni distintivi
Uniformi di gara
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Casa
Manica sinistra
Maglietta
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Trasferta
Manica sinistra
Maglietta
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Terza divisa
Colori sociali: Giallo-oro e rosso-porpora
Simboli: Lupa capitolina
Inno: Roma (non si discute, si ama)
Antonello Venditti (1974)
Dati societari
Città: Roma
Paese: bandiera Italia
Confederazione: UEFA
Federazione: FIGC
Campionato: Serie A
Fondazione: 1927
Presidente: Bandiera dell'Italia Francesco Sensi
Allenatore: Bandiera dell'Italia Luciano Spalletti
Palmarès
Scudetti: 3
Trofei nazionali: 8 Coppe Italia
2 Supercoppe d’Italia
Trofei internazionali: 1 Coppe delle Fiere
Stadio
Olimpico
(72.698 posti)
Contatti
Associazione Sportiva Roma
Via di Trigoria Km 3,600
00128 Roma
Tel. 06 501911
Fax 06 5061736
www.asroma.it
« La Roma non si discute, si ama »
(Motto della curva Sud)
« La Roma non ha mai pianto e mai non piangerà: perché piange il debole, i forti non piangono mai »

L'Associazione Sportiva Roma, spesso abbreviata in A.S. Roma o Roma, è una società calcistica di Roma. Tra le principali squadre di calcio italiane, fu fondata nel 1927 e milita in Serie A.

In 81 anni di storia ha sempre partecipato, tranne che in un'occasione (nel 1952), ai campionati di Serie A, vincendo 3 scudetti, 8 coppe Italia e 2 Supercoppe Italiane. Ha terminato il campionato per nove volte al secondo posto e cinque volte al terzo. In 78 stagioni sportive, è arrivata sul podio nel 21,8% delle occasioni.

Il simbolo della squadra è la Lupa Capitolina, la divisa, che prende i colori dal gonfalone cittadino, è rosso scura tendente al porpora (rosso pompeiano) bordata di giallo-arancio (giallo oro).

Le principali rivali[1] nazionali della Roma sono la Lazio, con la quale si contende il primato cittadino nei Derby della Capitale e la Juventus, squadra contro la quale l'undici capitolino rivaleggiava negli anni '80 per la conquista del titolo. A livello internazionale la rivalità più accesa è certamente legata alla squadra inglese del Liverpool che nel 1984 batté ai rigori la Roma nella finale della Coppa dei Campioni proprio in casa dei giallorossi, allo Stadio Olimpico.

Attualmente è la quinta squadra d'Italia per numero di tifosi, dietro Juventus, Milan, Inter e Napoli.[2]

Indice

Storia

Andamento della A.S.Roma in Serie A dalla nascita ai giorni nostri
Andamento della A.S.Roma in Serie A dalla nascita ai giorni nostri

Sostanzialmente nella storia della Associazione Sportiva Roma possono essere riconosciuti tre grandi periodi, coincidenti con i tre titoli nazionali conquistati, nei quali la squadra visse una serie di annate decisamente positive. Gli anni che vanno dalla sua nascita fino all'inizio della Seconda Guerra Mondiale, furono l'epoca degli entusiasmi iniziali, quelli del Testaccio. A seguito di un decennio in cui la squadra esprimeva un bel gioco, ottenuto grazie alle prestazioni di giocatori realmente attaccati alla maglia, il club coronò il sogno di vincere il suo primo Scudetto proprio sul finale di quello splendido periodo. Dopo la breve parentesi degli anni sessanta, in cui la squadra ottenne l'unica vittoria europea della sua storia con la Coppa delle Fiere, un secondo periodo d'oro si può facilmente riconoscere negli anni della gestione Viola, quelli successivi alla prima grande crisi del calcio moderno, in cui la squadra giallorossa sotto la guida di Nils Liedholm, oltre a vincere il secondo titolo della sua storia, quasi riuscì nell'impresa storica di vincere la Coppa dei Campioni, arrendendosi solo in finale di fronte ai calci di rigore. Una terza epoca infine va ricondotta al recente passato, ai primi anni del 2000 quando grazie agli sforzi economici del presidente Franco Sensi con allenatore Capello, figura discordante e poco amata dai tifosi romanisti, la Roma arrivò a conquistare il suo terzo titolo nazionale e successivamente svolse una serie di annate di buon livello.

Le origini

Per approfondire, vedi la voce Associazione Sportiva Roma/Le origini.
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Alba
Manica sinistra
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Maglietta
Maglietta
Manica destra
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Pantaloncini
Calzettoni
Fortitudo
Manica sinistra
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Maglietta
Maglietta
Manica destra
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Pantaloncini
Calzettoni
Roman

Agli inizi del XX secolo, quando il gioco del calcio stava prendendo piede in tutta la penisola italiana, nella città di Roma la situazione era molto simile a quella che si viveva (e si vive tutt'ora) a Londra. Come nella capitale britannica, la pratica di questo sport era svolta da un gran numero di piccoli club, ognuno con le sue particolarità e differenze; spesso erano squadre di quartiere o vere e proprie rappresentanti di classi sociali ben definite. Negli anni venti, a Roma, nella prima divisione regionale giocavano ben otto società: U.S.Romana, Fortitudo, Alba, Juventus, Roman, Audace, Pro Roma e la Lazio.

La nascita della A.S.Roma

« Il nuovo Club prende il nome di Associazione Sportiva Roma e assume i colori dell'Urbe, giallo-rosso, col fascio littorio e la lupa romana in campo verde.[3] »
Italo Foschi, fondatore della A.S. Roma.
Italo Foschi, fondatore della A.S. Roma.

La squadra capitolina venne costituita grazie alla fusione di tre delle società calcistiche di Roma: l'Alba Audace, il Roman e la Fortitudo Pro Roma. Tale decisione venne presa per volere dell'allora segretario della federazione romana del Partito Nazionale Fascista, l'abruzzese Italo Foschi (all'epoca anche membro del CONI e Presidente della Fortitudo Pro Roma). La data di nascita dell'A.S. Roma è stata a lungo discussa: da molte fonti viene infatti indicato il 22 luglio 1927; in realtà sembra che la fusione sia stata formalizzata il 7 giugno dello stesso anno, come annunciato il giorno successivo dai quotidiani romani Il Tevere, La Tribuna e Il Messaggero.

Foschi diede corpo all'idea di avere una squadra sportiva che portasse il nome della città di Roma e che potesse ambire ai massimi risultati. Così come era accaduto in altre città del centro-sud (Firenze, Napoli e Bari), infatti, si intendeva dare vita, attraverso la fusione, a compagini di maggiori dimensioni in grado di reggere l'urto del calcio professionistico, già ampiamente praticato dalle formazioni del nord dell'Italia, fino a quel momento dominatrici assolute della scena calcistica nazionale. Della fusione avrebbe dovuto far parte anche la Società Sportiva Lazio, ma la stessa rimase fuori dall'accordo per l'intervento del generale della Milizia fascista Giorgio Vaccaro, appartenente al club biancoceleste, Presidente della F.I.G.C. dal 1933 al 1942.[4]

Il primo presidente fu lo stesso Foschi, il quale, dopo solo un anno, dovette abbandonare: venne infatti nominato membro del direttorio federale di La Spezia e lasciò così l'incarico a Renato Sacerdoti, industriale del settore alimentare. La sede della Roma venne posta nel rione di Campo Marzio, in via Uffici del Vicario 35, nei vecchi uffici del Roman. Nei primi due anni di vita, la Roma giocò provvisoriamente al Motovelodromo Appio, in attesa della costruzione del nuovo stadio, dove si trasferì e giocò fino alla fine degli anni trenta: il Campo Testaccio.

I colori, il simbolo e la sociologia

I colori scelti per la nuova compagine nata dalla fusione, furono il giallo oro e il rosso porpora, che erano i colori della società Roman ma anche quelli del gonfalone del Campidoglio: il giallo oro ed il rosso porpora o pompeiano, ereditati dagli antichi vessilli dell'Impero Romano. Come simbolo fu invece scelta la lupa che allatta Romolo il fondatore di Roma e suo fratello Remo: l'emblema della squadra, uno scudo bipartito rosso-oro sormontato dalla lupa capitolina, comprende tutti questi elementi (vedi anche la descrizione più sotto). Il fatto di rappresentare nei colori e nel simbolo la città e la tradizione di Roma oltre ad essere l'associazione di tre dei quattro club romani dei tempi, fece sì che la squadra richiamasse immediatamente a sé le simpatie della grande maggioranza del popolo appartenente sia ai nuovi quartieri che ai rioni nel cuore della città. [5]


I presidenti della A.S. Roma
I presidenti della A.S. Roma
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Gli anni trenta

Per approfondire, vedi la voce Associazione Sportiva Roma/Anni 30.
Il "mitico" Campo Testaccio.
Il "mitico" Campo Testaccio.

La Roma conquistò il primo trofeo già nella stagione 1927/28, quella della sua fondazione, vincendo la Coppa C.O.N.I. (poi Coppa Italia).

La Roma "testaccina"

A partire dal 1930, la AS Roma poté finalmente trasferirsi nel nuovo stadio, il Campo Testaccio dell'omonimo quartiere popolare. A quel periodo è legata una delle più belle pagine della storia romanista: il pubblico caloroso e gremito nelle tribune di legno dipinte di giallo-rosso di quello stadio costituì un elemento fondamentale che spingeva i giocatori a dare sempre il meglio in tutte le partite[6]. Di conseguenza la squadra di quegli anni mostrava un carattere forte ed impavido di fronte a qualsiasi avversario. Protagonisti di tale periodo furono, oltre al già citato capitano Attilio Ferraris IV, il portiere Guido Masetti, il mediano Fulvio Bernardini, ed il centravanti fiumano Rodolfo Volk che segnò 103 gol con la maglia giallorossa.

Sciabbolone Volk in azione.
Sciabbolone Volk in azione.

Nell'estate del 1933 la AS Roma dopo aver venduto, con l'opposizione dei tifosi, il cannoniere Volk, mise a segno tre colpi di mercato acquistando i cosiddetti tre moschettieri argentini: Enrico Guaita, soprannominato il corsaro nero, la mezz'ala Alessandro Scopelli e il centro-mediano Andrea Stagnaro. I tre campioni restarono alla AS Roma soltanto per due stagioni portando la squadra ad un quinto e ad un quarto posto. Dopo esser stati naturalizzati italiani per godere di alcuni vantaggi, tra cui anche quello di poter esser convocati nella nazionale azzurra, scapparono di nascosto in una notte del 1935 per evitare la chiamata alle armi. L'Italia in quel periodo stava infatti per entrare in guerra contro l'Etiopia.

Durante la stagione 34/35, per via di un'operazione di ringiovanimento della rosa, il presidente Renato Sacerdoti decise di vendere il capitano Ferraris IV che, poco propenso ad allontanarsi da Roma si accasò clamorosamente alla Lazio, diventandone addirittura il capitano. La notizia sconvolse i tifosi che gridarono al tradimento. Pochi giorni dopo Attilio Ferraris diventò campione del mondo con la nazionale italiana e qualche mese dopo verrà definito in una storica partita con l'Inghilterra: il "Leone di Higbury".

Gli anni quaranta

Per approfondire, vedi la voce Associazione Sportiva Roma/Anni 40.
La Roma del primo scudetto.
La Roma del primo scudetto.

Il primo Scudetto

Dopo un decennio di piazzamenti più o meno buoni, nella stagione 1941/42 arrivò inaspettato il primo trionfo importante: lo scudetto, conquistato il 14 giugno 1942 battendo per 2-0 il Modena nell'allora Stadio Nazionale, sito al posto dell'attuale "Stadio Flaminio". Gli anni trenta si erano conclusi con l'egemonia del Bologna e dell'Ambrosiana che si erano divise gli ultimi due scudetti, risultando, pertanto, le favorite per la conquista del titolo. Il presidente Edgardo Bazzini, non avrebbe mai pensato che la Roma si sarebbe laureata Campione d'Italia: la squadra giallorossa nella stagione precedente si era addirittura classificata undicesima. Il protagonista della stagione, con 18 reti messe a segno, fu comunque un giovane centravanti: Amedeo Amadei, chiamato amorevolmente dai tifosi romanisti il fornaretto. Per la prima volta nella storia del calcio lo scudetto tricolore venne assegnato ad una squadra del centro Italia, al di sotto della pianura padana.

Il declino del dopo scudetto

L'anno dopo la vittoria dello scudetto, il presidente Bazzini, non se la sentì di non confermare in blocco la squadra autrice di quella stagione straordinaria, commettendo un gravissimo errore che lentamente portò i meccanismi della squadra ad un improvviso ed inesorabile tracollo. Lo sbaglio principale fu quello di non considerare che l'età media della risicata rosa giallorossa era notevolmente alta, soprattutto per i parametri dell'epoca quando la carriera di un atleta terminava molto prima rispetto ai tempi attuali. Se da un lato questa era la causa principale del declino immediato della squadra dello scudetto, bisogna considerare che da un altro lato cominciava ad affermarsi nella realtà del campionato italiano la squadra che avrebbe dominato la scena nei travagliati anni quaranta: il Grande Torino.

La guerra pose fine al campionato nazionale che venne sospeso per tre anni, in cui vennero giocati in maniera amatoriale solo dei campionati regionali o locali. Il torneo nazionale riprese solo nel 1945/46 venne suddiviso di nuovo in due gironi, uno per il nord ed uno per il centro sud. La squadra capitolina però non riuscì a competere con le altre formazioni provenienti dal nord Italia, ma soprattutto era impossibile per quella squadra confrontarsi con il Grande Torino che si dimostrava imbattibile per chiunque.

Gli allenatori della A.S. Roma
Gli allenatori della A.S. Roma
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Gli anni cinquanta

Per approfondire, vedi la voce Associazione Sportiva Roma/Anni 50.

La retrocessione in serie B e l'immediato ritorno.

Nella stagione 1950/51 la panchina giallorossa subì diversi cambi di allenatore. La squadra perse 11 partite per 1-0, ogni volta che la squadra subiva un gol non era in grado di rimontare, crollando in una sorta di impotenza nei confronti dell'avversario. Il tracollo fu inevitabile e si compì all'ultima giornata di campionato, il 17 giugno del 1951, esattamente di cinquant'anni prima della conquista, anch'essa all'ultima giornata, del terzo scudetto giallorosso. Quell'anno si realizzò così la prima ed unica retrocessione in Serie B della storia giallorossa.

Nel 1952, avversaria agguerrita di quella stagione nel torneo cadetto era il Brescia che fino all'ultimo tenne testa alla Roma che rimase prima in classifica dall'inizio del campionato che concluse arrivando prima con 53 punti, con un solo punto di vantaggio sui rivali lombardi. Il 22 giugno del 1952, a dieci anni esatti dalla conquista dello scudetto, i giallorossi festeggiarono il ritorno in serie A.

Gli anni successivi alla promozione, portarono a Roma grandi novità, la squadra nell'arco di due stagioni venne arricchita di nuovi prestigiosi acquisti. La panchina venne affidata prima a Mario Varglien poi all'inglese Jesse Carver, che riuscì nelle prime giornate a creare un buon sistema di gioco che consentì alla squadra di fare un ottimo esordio, vanificato nel corso del campionato da una serie di infortuni che condussero la Roma al sesto posto in classifica.

Dino Da Costa in allenamento.
Dino Da Costa in allenamento.

Il 17 maggio del 1953, la Roma si trasferì dallo Stadio Nazionale (ribattezzato "Stadio Torino" per onorare la squadra del Grande Torino caduta a Superga) nel nuovo Stadio Olimpico. A sorpresa, nell'estate dello stesso anno venne messo a segno un grandissimo colpo di mercato: la Roma ingaggiò dal Peñarol il ventisettenne, campione uruguagio Alcides Ghiggia, ala di gran classe, autore del gol vittoria nella finale tra il Brasile e l'Uruguay nei Mondiali del 1950.

Negli anni successivi la Roma alternò stagioni buone, come il secondo posto nel 1955 a stagioni disastrose, nel 1957 sfiorò nuovamente la retrocessione. Protagonisti della seconda metà degli anni 50 furono Alcides Ghiggia, campione uruguagio giunto nel '53, il brasiliano Dino Da Costa, formidabile attaccante che con la Roma vinse la classifica marcatori del 1957 con 22 reti. Da Costa divenne l'idolo dei tifosi romanisti poiché si esaltava particolarmente nei derby dove segnava puntualmente. Un altro pilastro della squadra e della storia giallorossa fu Giacomo Losi, difensore-mediano leader del reparto arretrato e fulcro del gioco romanista: è stato il giocatore con più presenze in assoluto con la maglia della Roma (386), fino al febbraio 2008 quando è stato superato da Francesco Totti. L'attaccamento ai colori ed il suo carattere straordinario da capitano vero, valse a Losi il soprannome di Core de Roma.

Gli anni sessanta

Per approfondire, vedi la voce Associazione Sportiva Roma/Anni 60.

La Coppa delle Fiere

Nel 1960/61 i giallorossi riuscirono a raggiungere una dimensione "europea", grazie alla conquista della Coppa delle Fiere, torneo al quale partecipavano le squadre appartenenti a grandi città ospitanti fiere internazionali del commercio. Dal 1971/72 questa competizione venne trasformata nell'attuale Coppa Uefa alla quale si partecipa invece per merito, ovvero grazie al piazzamento in campionato.

La Roma di Giacomo Losi conquistò la coppa vincendo contro il Birmingham City. Nella storia di questa competizione nessun'altra formazione italiana oltre alla squadra capitolina riuscì ad aggiudicarsi questo trofeo.

Durante gli anni Sessanta, la Roma disponeva di una formazione con un cospicuo numero di campioni:

Pedro Manfredini, attaccante argentino, grandissimo "rapinatore" dell'area di rigore, uno dei cannonieri più prolifici della storia giallorossa. Nel 1963 fu capocannoniere del campionato a pari merito con Harald Nielsen del Bologna. Un altro giocatore, compatriota del forte centravanti, fu la mezz'ala Francisco Ramon Lojacono, giocatore ambidestro dotato di uno straordinario tiro da fuori area, aveva anche la specialità di battere con precisione e potenza i calci di punizione. Ed infine il forte cannoniere oriundo Antonio Valentin Angelillo. Altri protagonisti importanti dell'epoca furono sicuramente: lo svedese Arne Selmosson e l'uruguagio Juan Alberto Schiaffino. Se Roma negli anni sessanta non riuscì mai a superare il 5° posto in classifica, probabilmente la causa era da ricondurre allo stile di vita lascivo dei suoi calciatori.

Nonostante la stagione deludente conclusasi con un dodicesimo posto in classifica, la squadra giallorossa nel 1963/64, conquistò la sua prima Coppa Italia, dopo aver battuto nella finale il Torino.

Va ricordato il singolare episodio della semifinale della Coppa delle Coppe 1969-1970, quando la Roma pareggiò per 1-1 in casa per 2-2 fuori contro il Górnik Zabrze. All'epoca non era prevista né la regole dei gol fuori casa né quella dei tiri di rigore. Il lancio della monetina arrise ai polacchi.

La formazione vincitrice della seconda Coppa Italia.
La formazione vincitrice della seconda Coppa Italia.

La crisi finanziaria

Nel 1964 La Roma si trovava invece sull'orlo del fallimento, il deficit era arrivato ad un tale punto da vedere la società impossibilitata a pagare gli stipendi e con i giocatori che minacciavano di scioperare. Il giorno di capodanno del 1965, al Teatro Sistina, spinti dalle polemiche dell'allora allenatore della Roma Juan Carlos Lorenzo i tifosi organizzarono addirittura una colletta, per reperire i fondi per la trasferta di Campionato che avrebbe avuto luogo qualche giorno più tardi[7].

Dopo la vendita di alcuni dei campioni, il presidente Evangelisti nel 1967, per completare il piano di risanamento delle casse societarie trasformò la Roma in una Società per azioni. Verso la fine degli anni Sessanta la squadra venne affidata ad Helenio Herrera, tecnico vincente che aveva portato l'Inter sul tetto del mondo. Nonostante l'arrivo del nuovo allenatore i risultati sul campo non cambiarono; la Roma arrivò alla sua prima stagione ad un grigio ottavo posto, ma vinse comunque la sua seconda Coppa Italia nel giugno del 1969.

Gli anni settanta

Per approfondire, vedi la voce Associazione Sportiva Roma/Anni 70.
Pierino Prati e Giancarlo De Sisti con la maglia della Roma negli anni settanta.
Pierino Prati e Giancarlo De Sisti con la maglia della Roma negli anni settanta.

Gli anni della "Rometta"

Gli anni settanta, furono uno dei decenni meno gloriosi per la storia Romanista, ma più densi di sentimenti per la tifoseria a quei tempi molto calda. Si inizia con l'addio della mitica bandiera Giacomo Losi e la clamorosa cessione nell'ultimo anno della presidenza di Marchini, dei tre "gioielli" (Spinosi, Capello e Landini) alla Juventus, si entrò poi nell'era della cosiddetta "Rometta" di Gaetano Anzalone: una squadra fatta di gregari, giovani promesse e soprattutto vecchie glorie, giocatori che avevano già dato molto in altre piazze, come Pierino Prati, Luis Del Sol, Amarildo e il ritorno di Picchio De Sisti, grandi campioni utili solo per un anno o due. La Roma nel corso di questo decennio oscillò sempre in posizioni di media classifica, a parte il picco del 1975 con la conquista del terzo posto. Protagonisti di quest'epoca furono, oltre al giovane presidente, nella prima parte Helenio Herrera, il "mago", giunto a Roma già con Marchini, non riuscì mai ad ottenere buoni risultati, nonostante il suo prestigioso curriculum. Nella seconda metà degli anni 70 la panchina giallorossa era invece guidata da Nils Liedholm, il "barone" svedese, che realizzò il sogno dello scudetto solo negli anni 80 con l'arrivo di Dino Viola. Il momento peggiore di quegli anni si concretizzò nella stagione 1978/79, quando la Roma ebbe la certezza di rimanere in A solo alla penultima giornata: il 6 maggio 1979, grazie a un pareggio in casa con l'Atalanta per 2-2, lasciandosi alle spalle, però, quattro squadre. Dalla stagione immediatamente successiva, la Roma venne rilevata da Dino Viola che trasformò completamente la squadra cogliendo i frutti tecnici ed organizzativi che Anzalone aveva seminato.

Una delle prime immagini del CUCS, tifo organizzato romanista.
Una delle prime immagini del CUCS, tifo organizzato romanista.

Nascita del tifo organizzato e del CUCS

Per approfondire, vedi la voce Commando Ultrà Curva Sud.
« La Roma non si discute, si ama! »
(Motto della Curva Sud)

Durante questi anni di crescente passione per i colori, all'interno dello Stadio Olimpico nella Curva Sud, la zona più calda del tifo giallorosso (che fu acquisita esclusivamente dai giallorossi l'11 marzo del 1973 dopo l'allontanamento di una minoranza di tifosi della Lazio che si erano appostati in quel settore durante i derby) cominciarono a formarsi dei gruppi organizzati di giovani, i quali, dal 1977, confluirono in un unico gruppo: il Commando Ultrà Curva Sud. La stessa società, nel nome del presidente Gaetano Anzalone, chiese ed ottenne dai personaggi carismatici del tifo di unirsi per cercare di risolvere il crescente problema della violenza. L'idea era quella di convogliare le forti energie dei giovani perlopiù impiegate fino ad allora in manifestazioni aggressive, in un sostegno fattivo per la squadra associato ad un rifiuto esplicito della violenza, la strategia si rivelò intelligente e diede il via ad una grande storia di passione sportiva, presa come esempio in tutta Europa.

Gli anni ottanta

Per approfondire, vedi la voce Associazione Sportiva Roma/Anni 80.
La Roma del secondo scudetto.
La Roma del secondo scudetto.

Il secondo Scudetto

La crescita societaria portò, già nel stagione 1980/81, ad un secondo posto che stava stretto alla squadra per l'ottimo rendimento visto in campo, aprendo un felice quadriennio che regalò al club molti riconoscimenti. La stagione fu purtroppo decisa da un contestatissimo gol annullato al difensore Maurizio Turone nello scontro diretto con la capolista Juventus. Tutti le analisi della moviola stabilirono che il gol era regolare. La decisione arbitrale divenne tristemente famosa ("er gol de Turone") della presunta dipendenza psicologica delle terne arbitrali nei confronti di team blasonati. Nella stagione 1982/83, sotto la guida del presidente Dino Viola e dell'allenatore svedese Nils Liedholm, la Roma si aggiudicò il secondo scudetto della sua storia; fecero parte della rosa della prima squadra giocatori come il capitano Agostino Di Bartolomei (chiamato con grande affetto dai tifosi "Diba" o "Ago"), il centrocampista Carlo Ancelotti, il brasiliano Paulo Roberto Falcão, il difensore Pietro Vierchowod, il centravanti Roberto Pruzzo