Tragedia di Superga

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

1leftarrow.pngVoce principale: Grande Torino.

Tragedia di Superga
Il trimotore Fiat G.212, marche I-ELCE, delle Avio Linee Italiane, dopo lo schianto contro il terrapieno posteriore della Basilica di Superga.
Il trimotore Fiat G.212, marche I-ELCE, delle Avio Linee Italiane, dopo lo schianto contro il terrapieno posteriore della Basilica di Superga.
Tipo di evento Errore del pilota, cattive condizioni meteorologiche e presunto guasto tecnico
Data 4 maggio 1949
Luogo Superga (Torino)
Stato Italia Italia
Coordinate 45°04′51″N 7°46′03″E / 45.080833°N 7.7675°E45.080833; 7.7675Coordinate: 45°04′51″N 7°46′03″E / 45.080833°N 7.7675°E45.080833; 7.7675
Tipo di aeromobile Fiat G.212
Nome dell'aeromobile I-ELCE
Operatore Avio Linee Italiane
Partenza Aeroporto di Lisbona-Portela
Scalo intermedio Aeroporto di Barcellona
Destinazione Aeroporto di Torino-Aeritalia
Passeggeri 27
Equipaggio 4
Vittime 31
Feriti 0
Sopravvissuti 0
Mappa di localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia

[senza fonte]

voci di incidenti aerei presenti su Wikipedia
« Un crepuscolo durato tutto il giorno, una malinconia da morire. Il cielo si sfaldava in nebbia, e la nebbia cancellava Superga »
(Cinegiornale "Settimana Incom")

La tragedia di Superga fu un incidente aereo avvenuto il 4 maggio 1949. Alle ore 17:03 il Fiat G.212 della compagnia aerea ALI siglato I-ELCE con a bordo l'intera squadra del Grande Torino si schiantò contro il muraglione del terrapieno posteriore della Basilica di Superga, che sorge sulla collina torinese. Le vittime furono 31.

Il contesto[modifica | modifica sorgente]

L'aereo stava riportando a casa la squadra da Lisbona, dove aveva disputato un incontro amichevole con il Benfica per una festa in omaggio del capitano della squadra lusitana Francisco Ferreira. Nell'incidente perse la vita l'intera squadra del Torino, vincitrice di cinque scudetti consecutivi dalla stagione 1942-1943 alla stagione 1948-1949[1] e che costituiva la quasi totalità della Nazionale italiana. Nell'incidente perirono anche i dirigenti della squadra e gli accompagnatori, l'equipaggio e tre noti giornalisti sportivi italiani: Renato Casalbore (fondatore di Tuttosport); Renato Tosatti (della Gazzetta del Popolo, padre di Giorgio Tosatti) e Luigi Cavallero (La Stampa). Il compito di identificare le salme fu affidato all'ex Commissario Tecnico della Nazionale Vittorio Pozzo, che aveva trapiantato quasi tutto il Torino in Nazionale.

Lo spezzino Sauro Tomà, infortunato al menisco, non prese parte alla trasferta portoghese; non presero quel volo neanche il portiere di riserva Renato Gandolfi (gli fu preferito il terzo portiere Dino Ballarin, fratello del terzino Aldo, che intercesse per lui), il radiocronista Nicolò Carosio (bloccato dalla cresima del figlio), Luigi Giuliano (capitano della Primavera del Toro e da poco tempo in pianta stabile in prima squadra, fu bloccato da un'influenza) e l'ex C.T. della Nazionale nonché giornalista Vittorio Pozzo (il Torino preferì assegnare il posto a Cavallero). Invitato ad aggregarsi alla squadra per l'amichevole da Valentino Mazzola, Tommaso Maestrelli, pur giocando nella Roma, non prese il volo poiché non riuscì a rinnovare il passaporto presso la questura. Anche il presidente del Torino, Ferruccio Novo, non prese parte al viaggio perché malato d'influenza.

Il muraglione posteriore dalla basilica di Superga, colpito dall'aereo e mai restaurato in ricordo dei caduti

Il Torino fu proclamato vincitore del campionato a tavolino e gli avversari di turno, così come lo stesso Torino, schierarono le formazioni giovanili nelle restanti quattro partite. Il giorno dei funerali quasi un milione di persone scese in piazza a Torino per dare l'ultimo saluto ai giocatori. Lo shock fu tale che l'anno seguente la nazionale si recò ai Mondiali in Brasile viaggiando in nave.[2]

Il volo e l'incidente[modifica | modifica sorgente]

La squadra del Grande Torino

Il trimotore Fiat G.212, con marche I-ELCE, delle Avio Linee Italiane, decolla dall’aeroporto di Lisbona alle 9:40 di mercoledì 4 maggio 1949. Comandante del velivolo è il tenente colonnello Meroni. Il volo atterra alle 13:00 all’aeroporto di Barcellona. Durante lo scalo, mentre l’aereo viene rifornito di carburante, la squadra del Torino incontra a pranzo quella del Milan che è diretta a Madrid.

Alle 14:50 l’I-ELCE decolla con destinazione l’aeroporto di Torino-Aeritalia. La rotta seguita fa sorvolare al trimotore Cap de Creus, Tolone, Nizza, Albenga, Savona. All’altezza di Savona l’aereo vira verso nord, in direzione del capoluogo subalpino, dove si prevede di arrivare in una trentina di minuti. Il tempo su Torino è pessimo. Alle 16:55 l’aeroporto di Aeritalia comunica ai piloti la situazione meteo: nubi quasi a contatto col suolo, rovesci di pioggia, forte libeccio con raffiche, visibilità orizzontale scarsissima (40 metri).

La torre chiede anche un riporto di posizione. Dopo qualche minuto di silenzio alle 16:59 arriva la risposta: "Quota 2.000 metri. QDM su Pino, poi tagliamo su Superga". A Pino Torinese, che si trova tra Chieri e Baldissero Torinese, a sud est di Torino, c’è una stazione radio VDF (VHF direction finder), per fornire un QDM (Rotta magnetica da assumere per dirigersi in avvicinamento ad una radioassistenza) su richiesta.

Giunti sulla perpendicolare di Pino, mettendo 290 gradi di prua ci si trova allineati con la pista dell’Aeritalia, a circa 9 chilometri di distanza, a 305 metri di altitudine. Poco più a nord di Pino Torinese c’è il colle di Superga con l'omonima Basilica, in posizione dominante a 669 metri di altitudine. Si ipotizzò che - a causa del forte vento al traverso sinistro - l’aereo nel corso della virata potesse aver subìto una deriva verso dritta, che lo spostò dall’asse di discesa e lo allineò, invece che con la pista, con la collina di Superga; a seguito di recenti indagini è emersa la possibilità che l'altimetro si fosse bloccato sui 2000 metri e quindi inducesse i piloti a credere di essere a tale quota, mentre erano a soli 600 metri dal suolo.[3]

I fatti sono che alle ore 17:03 l'aereo con il Grande Torino a bordo, eseguita la virata verso sinistra, messo in volo orizzontale e allineato per prepararsi all'atterraggio, si va invece a schiantare contro il terrapieno posteriore della Basilica di Superga. Il pilota, che credeva di avere la collina di Superga alla sua destra, se la vede invece sbucare davanti all'improvviso (velocità 180 km/h, visibilità 40 metri) e non ha il tempo per fare nulla: non si ravvisano infatti, dalla disposizione dei rottami, tentativi di riattaccata o virata. L'unica parte del velivolo rimasta parzialmente intatta è l'impennaggio.

Alle 17:05 Aeritalia Torre chiama I-ELCE, ma non riceve alcuna risposta. Delle 31 persone a bordo non si salvò nessuno. Attualmente i resti dell'aereo, tra cui un'elica, uno pneumatico e pezzi sparsi della fusoliera, ma anche le valigie di Mazzola, Maroso ed Erbstein, sono conservate in un museo di Grugliasco alle porte di Torino. Il Museo del Grande Torino e della Leggenda Granata, ospitato nella prestigiosa Villa Claretta Assandri di Grugliasco, è stato inaugurato il 4 maggio 2008, anniversario della tragedia. Attualmente, 8 dei 18 calciatori (i 2 allenatori ed il giornalista Renato Casalbore), che perirono nell'incidente sono sepolti presso il Cimitero monumentale di Torino.

Le vittime[modifica | modifica sorgente]

La lapide commemorativa sul luogo della tragedia
Opera di E. Eandi creata per il 50º anniversario della tragedia.
Giocatori
Dirigenti
  • Arnaldo Agnisetta
  • Ippolito Civalleri
  • Andrea Bonaiuti (organizzatore delle trasferte della squadra granata)
Allenatori
Giornalisti
Equipaggio
  • Pierluigi Meroni
  • Celeste D’Inca
  • Cesare Biancardi
  • Antonio Pangrazi

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ I campionati 1943-1944 e 1944-1945 non vennero disputati a causa della seconda guerra mondiale
  2. ^ Giampaolo Ormezzano, Giovanni Tortolini, 1990, l'anno dei Mondiali, Milano, di.e.di., 1990, p. 8.
  3. ^ TG-R "Leonardo": possibili cause della sciagura di Superga: l'ipotesi dell'altimetro guasto||[1]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Roberto Thoeni, L'ultimo urlo per il grande Torino, Abaco Editori
  • Dino Buzzati, in La nera di Dino Buzzati, Oscar Mondadori
  • Vincenzo Baggioli (a cura), Il Torino. Oltre la vita!, Milano, I.P.L.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]