Nazionale di calcio dell'Italia

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Bandiera dell'Italia Italia
Attuale campione del mondo Campione del mondo in carica
Campione d'Africa in carica
Attuale campione d'EuropaCampione d'Europa in carica
Campione d’Africa in carica
Campione del Sud America in carica
Attuale campione del Nord e Centro AmericaCampione del Nord e Centro America in carica
Campione d’Asia in carica
Campione d’Oceania in carica
Attuale campione olimpico Campione olimpico in carica
Uniformi di gara
 
Federazione FIGC
Codice FIFA: ITA
Soprannome: Azzurri
Selezionatore Marcello Lippi
Record presenze Paolo Maldini (126)
Capocannoniere Luigi Riva (35)
Esordio internazionale
Bandiera dell'Italia Italia 6 - 2 Francia Bandiera della Francia
Milano Italia, 15 maggio 1910
Migliore vittoria
Bandiera dell'Italia Italia 9 - 0 Stati Uniti Bandiera degli Stati Uniti
Brentford, Regno Unito, 2 agosto 1948
Peggiore sconfitta
Bandiera dell'Ungheria Ungheria 7 - 1 Italia Bandiera dell'Italia
Budapest Ungheria, 6 aprile 1924
Campionato del mondo
Partecipazioni 16 (Prima nel 1934)
Miglior risultato Campioni del Mondo nel

1934, 1938, 1982, 2006

Campionato d’Europa
Partecipazioni 7 (Prima nel 1968)
Miglior risultato Campioni nel 1968

La Nazionale di calcio dell’Italia è, in senso generale, una qualsiasi delle selezioni nazionali di calcio della Federazione Italiana Giuoco Calcio che rappresentano l'Italia nelle varie competizioni ufficiali o amichevoli riservate a squadre nazionali e, più diffusamente sebbene impropriamente, la selezione maggiore maschile, il cui nome ufficiale è altresì Nazionale A. Quest'ultima è storicamente una delle nazionali di calcio più forti e titolate del mondo.

Dopo il Brasile è la Nazionale di calcio che ha vinto più Campionati mondiali, quattro (1934, 1938, 1982, 2006). Si è aggiudicata anche un Campionato europeo (1968) e un Torneo Olimpico di calcio, nel 1936.

La Nazionale italiana è Campione del mondo in carica, avendo vinto l’edizione 2006 della Coppa del mondo. A luglio 2008 occupa il 2º posto nel Ranking mondiale FIFA, dietro alla Spagna e davanti alla Germania.[1]

Indice

[modifica] Altre nazionali


Nazionali di calcio italiane (FIGC)
Maschile:
Nazionale A • Nazionale Under-21 • Nazionale Under-20
Nazionale Under-19 • Nazionale Under-18 • Nazionale Under-17 • Nazionale Under-16-15
Femminile:
Nazionale A • Nazionale Under-21 • Nazionale Under-20
Nazionale Under-19 • Nazionale Under-18 • Nazionale Under-17

Oltre alla citata selezione nazionale l'ordinamento della FIGC ne prevede varie altre, divise per fascia d'età dei propri giocatori.

La Nazionale maschile Under 21, che partecipa alle competizioni continentali con i propri pari categoria (tale selezione - con l’eventuale aggiunta di un massimo di tre calciatori fuori quota d’età - rappresenta altresì l’Italia nei tornei olimpici di calcio, con il nome di Nazionale Olimpica); le Nazionali Under 20, Under 19, Under 18, Under 17, Under 16-15; Rappresentano ufficialmente l’Italia sempre sotto il coordinamento della FIGC: la Nazionale femminile, la Nazionale Femminile Under-19 e quella Under-17; la nazionale italiana di Beach Soccer; la Nazionale Universitaria (che rappresenta l’Italia nel torneo calcistico delle Universiadi), composta da calciatori dilettanti o professionisti della Serie C che frequentino l’Università; la Nazionale Militare, riservata formalmente a qualsiasi militare tesserato come calciatore della FIGC in qualsiasi categoria, ma, di fatto, almeno fino all’abolizione del servizio militare obbligatorio, composta dai giovani calciatori professionisti che stessero assolvendo l’obbligo di leva (tale selezione rappresenta l’Italia durante i Giochi Militari); la Rappresentativa dei Giochi del Mediterraneo, che rappresenta l’Italia nei Giochi omonimi e può essere formata indistintamente da giocatori professionisti o dilettanti di qualsiasi categoria; infine, la Nazionale di calcio a cinque;

Nazionali italiane che sono esistite in passato, ma che - a seguito di ristrutturazioni sia decise per norme federali che per esigenze legate ai requisiti di partecipazione ai varî tornei internazionali - oggi sono sparite, furono la Nazionale B (in genere l’anticamera della Nazionale A, costituita dalle seconde scelte di campionato o di giocatori sotto osservazione in vista di un eventuale impiego per la selezione maggiore, e il cui ruolo spesso si è sovrapposto con quello della, scomparsa anch’essa, Nazionale Sperimentale) e la Nazionale Under 23, superata dalla citata Under 21.

La Nazionale A (peraltro l’unica esistente all’epoca, essendo le varie suddivisioni sopraggiunte nel dopoguerra) ha vinto quattro edizioni del campionato del mondo (1934, 1938, 1982 e 2006), la massima competizione calcistica per squadre nazionali maschili, classificandosi seconda in altre due occasioni (1970 e 1994); inoltre, in un’occasione si è classificata terza (1990) e in un’altra quarta (1978); un campionato d’Europa per nazioni (1968), classificandosi in altre due occasioni seconda (2000) e quarta (1980), giungendo complessivamente quattro volte alle semifinali (l'altra nel 1988); la medaglia d’oro al torneo olimpico di calcio a Berlino nel 1936 e quella di bronzo ad Amsterdam nel 1928, in un periodo in cui l’ordinamento olimpico non aveva ancora uniformato secondo criteri d’età massima dei giocatori la composizione delle squadre. Infine, a livello non ufficiale, vinse due Coppe Internazionali (torneo centroeuropeo nato nel 1930, prima dell’istituzione dell’UEFA e da questa mai riconosciuto ufficialmente, superato nel 1960 dal campionato d’Europa).

La Nazionale Under 21 vanta invece la vittoria in cinque edizioni del campionato europeo di calcio Under-21 (1992, 1994, 1996, 2000 e 2004), la massima competizione ufficiale per squadre di tale categoria. Storicamente, la Under 21 - e prima di essa, la Under 23 - hanno sempre costituito il laboratorio di prova e il serbatoio di giocatori che in seguito sarebbero stati utilizzati per la Nazionale A (a titolo esemplificativo ma non esaustivo, Gianluca Vialli, Andrea Pirlo, Alessandro Del Piero, Francesco Totti e, più recentemente, Daniele De Rossi e Alberto Gilardino). Come Nazionale Olimpica, la Under 21 ha conseguito la medaglia di bronzo al torneo olimpico di calcio di Atene 2004.

La nazionale di calcio dell'Italia di beach soccer gioca regolarmente i campionati europei e mondiali di Fifa Beach Soccer.

Infine, la Nazionale Universitaria ha vinto il torneo calcistico delle Universiadi svoltesi in Sicilia nel 1997.

[modifica] Storia della Nazionale A

Per quanto riguarda le vicende più importanti della Nazionale di calcio italiana, esse sono legate alla Nazionale A che, almeno fino alla differenziazione delle varie categorie di selezione, era la nazionale unica, che assumeva varie fisionomie a seconda del torneo al quale essa partecipava. Per fare un esempio, se è pacifico che nel corso dei tornei maggiori quali Coppa Internazionale o Campionato del Mondo venisse schierata la formazione più competitiva possibile, nel corso del torneo olimpico si dava spazio a professionisti di seconda fascia, in genere giovani universitari, come coloro che vinsero il torneo calcistico delle Olimpiadi di Berlino nel 1936.

Nel dopoguerra vennero via via inserite categorizzazioni più precise soprattutto per inserire criteri oggettivi e uguali per tutti di selezione dei giocatori, sia per via della progressiva istituzione di tornei giovanili, sia per dare un quadro di riferimento chiaro al torneo olimpico di calcio: il regolamento olimpico prevede infatti che la partecipazione sia riservata solo ad atleti il cui status sia formalmente di dilettante. Ma questo faceva sì che molte federazioni che ammettevano il professionismo fossero costrette a mandare i loro giocatori di seconda, se non terza fascia (secondo una formula empirica di compromesso via via variata nel tempo, i professionisti meno in vista e meno pagati e, successivamente, quelli che non avessero mai partecipato alle fasi finali di un campionato continentale o di quello mondiale), mentre federazioni i cui atleti avevano lo status di dilettante (ad esempio l'URSS e in generale tutte quelle del blocco dell'Est Europeo) potevano mandare in pratica la propria nazionale maggiore.

Non a caso per lunghissimo tempo nel dopoguerra il torneo olimpico di calcio fu appannaggio di squadre come la stessa URSS, Cecoslovacchia, Germania Est e Ungheria, fino a che dopo l'edizione olimpica del 1988 a Seul fu deciso che le squadre di calcio olimpiche fossero, per tutti i partecipanti, le loro selezioni Under 21 (o Under 23).

[modifica] Nascita e inizi

La Federazione Italiana Giuoco Calcio nacque nel 1898, quando il calcio in Italia era ancora a un livello pionieristico. I vari tentativi di dar vita a una selezione nazionale, sulla falsariga di quelle già esistenti nelle Isole Britanniche e, per stare più vicino a noi, della Francia, si concretizzarono nel 1910, quando finalmente, e proprio contro la stessa Francia, il 15 maggio all'Arena Civica di Milano la Nazionale italiana giocò il primo incontro della sua storia. Per la cronaca, l'Italia vinse 6-2[2] (capitano Francesco "Franz" Calì) e il primo gol italiano fu segnato da Pietro Lana che, nell'occasione, realizzò una tripletta.

Francesco Calì, primo capitano della Nazionale
Francesco Calì, primo capitano della Nazionale

Di quello strano e rocambolesco esordio, però, non si è mai scritto abbastanza. La divisa ufficiale dell'Italia, infatti fu il bianco. Come il colore della squadra che stava dominando il calcio italiano, la Pro Vercelli. Vinti i titoli 1908 e 1909, la squadra dei "Leoni" vercellesi, fu però sconfitta dall'Inter nel 1910, nel primo vero spareggio della storia dei campionati italiani a girone unico (che non è il 1929-30, data in cui nacque l'odierna serie A, ma proprio il 1909-10). Il presidente della Pro, Luigi Bozino (amico fraterno di Jules Rimet, futuro presidente FIGC e primo vicepresidente italiano della FIFA), schierò i ragazzini vercellesi contro i nerazzurri, che vinsero dunque facile, per 10-3. Motivo? La data dello spareggio stesso (disputato a Vercelli, come da regolamento), che - a dire dei vercellesi - non consentiva alle Bianche Casacche di recuperare fisicamente dopo la disputa di alcuni trofei militari, in cui erano stati precedentemente invitati.

Ne seguì (oltre al danno per una decisione di cui la Pro Vercelli si sarebbe amaramente pentita in futuro) la beffa per il club piemontese. Ovvero una sonora squalifica della F.I.F. (la Federazione Italiana Foot-ball, che da lì a poco sarebbe diventata "F.I.G.C.") a tutti i calciatori vercellesi, proprio a pochi giorni dall'esordio in Nazionale. La squalifica fu poi tolta, e per scusarsi la Federazione scelse di far debuttare la Nazionale con la maglia bianca di quei giocatori che non poterono prendere parte alla sfida con la Francia. Bianco, che, infatti, è tuttora la seconda divisa ufficiale degli Azzurri.

Virgilio Fossati, terzo capitano della Nazionale
Virgilio Fossati, terzo capitano della Nazionale

Pochi giorni dopo l'esordio, l'Italia andò a far visita all'Ungheria che all'epoca, insieme all'Austria, rappresentava quanto di meglio si potesse trovare sulla scena del calcio mondiale (la cosiddetta Scuola Danubiana, in auge fino a tutto il primo dopoguerra e poi decaduta). Non stupisce quindi la pesante sconfitta che gli Azzurri rimediarono a opera dei Magiari. Nell'occasione, quella fu la seconda ed ultima volta che la Nazionale utilizzò maglie bianche con lo stemma di Casa Savoia. Fu deciso che dall'incontro successivo (per combinazione, sempre contro gli Ungheresi, il 6 gennaio 1911 a Milano) il colore da utilizzare, proprio in onore dei Savoia, fosse l'azzurro della loro bandiera, al centro della quale v'era lo Scudo Sabaudo rosso con una croce bianca all'interno.

Le foto dell'epoca ci mostrano un colore slavato tendente al celeste e in effetti le sfumature cromatiche della maglia cambiarono notevolmente nel corso degli anni, passando da un bluastro-indaco fino a un azzurro scuro, non essendo mai stata chiarita con precisione la tonalità dell'azzurro da usare. Comunque, il colore fece subito presa e fin da allora i giocatori della Nazionale vennero chiamati Azzurri. Azzurri si chiamano anche oggi, per estensione, tutti gli atleti che, dopo i calciatori, si trovarono a rappresentare l'Italia nelle varie discipline sportive.

La nazionale italiana del 1912 alle Olimpiadi di Stoccolma
La nazionale italiana del 1912 alle Olimpiadi di Stoccolma

Gli esordi della Nazionale videro una squadra piena di carattere e di buona volontà ancorché tatticamente sprovveduta. A dispetto del fatto che l'ossatura fosse basata sui giocatori della Pro Vercelli, ovvero la miglior squadra italiana del momento, i risultati tardarono ad arrivare e alla prima uscita ufficiale, il torneo calcistico dei Giochi Olimpici di Stoccolma nel 1912, l'Italia, guidata per la prima volta da Vittorio Pozzo fu eliminata al 1º turno.

Si dovette attendere il 1920 e la fine della Grande Guerra per rivedere l'Italia in un torneo ufficiale, ancora i Giochi Olimpici, quelli di Anversa. Progressi se ne videro, giacché gli Azzurri giunsero ai quarti di finale. Stesso risultato quattro anni dopo a Parigi.

Nel 1928, dopo l'esordio nella neonata Coppa internazionale, l'Italia si presentò con fondate speranze di far bene al torneo calcistico dei Giochi Olimpici di Amsterdam. In effetti gli azzurri, dopo aver superato il girone di qualificazione, sconfissero la Francia negli ottavi di finale (4-3, rimontando da 0-2) e la Spagna nella ripetizione dei quarti dopo aver pareggiato il primo incontro (1-1 la prima partita, addirittura 7-1 la ripetizione) qualificandosi così alle semifinali dove si dovettero fermare di fronte ai campioni olimpici uscenti dell'Uruguay, che vinsero 3-2. Considerando che l'Uruguay, squadra che avrebbe nella partita dopo vinto per la seconda volta consecutiva il torneo calcistico olimpico, era all'epoca una delle potenze mondiali del calcio (e avrebbe vinto anche il primo mondiale di calcio due anni dopo), il risultato dell'Italia fu più che lusinghiero. A completare l'ottimo torneo, arrivò la medaglia di bronzo conquistata battendo l'Egitto per 11-3, tuttora l'incontro degli Azzurri con il maggior numero di reti segnate.

[modifica] Le vittorie degli anni trenta

Per iniziativa di Jules Rimet, l'allora presidente della FIFA, nacque il Campionato del mondo di calcio, competizione riservata alle squadre nazionali. Fu decisa la cadenza quadriennale, sulla falsariga delle Olimpiadi, e si stabilì che il torneo si sarebbe giocato negli anni pari non olimpici. La prima nazione a ospitare il campionato fu l'Uruguay, nel luglio del 1930. Ma l'Italia non partecipò a tale edizione del campionato per via del lungo viaggio transoceanico da affrontare ed anche per via di un certo snobismo delle nazioni europee nei confronti di tale torneo, in particolare dell'Inghilterra che fino al 1950 non parteciperà al mondiale.

Ciononostante, in quel decennio l'Italia si fece conoscere come una delle nazionali più forti del mondo, facendosi valere dovunque e vincendo in sequenza il campionato del mondo del 1934, il torneo di calcio olimpico del 1936 e, di nuovo, il campionato del mondo del 1938, a spese di nazionali prestigiose come Ungheria, Austria, Cecoslovacchia, Francia e perfino Brasile. Il giocatore di maggior spessore di quella squadra era senza dubbio il milanese Giuseppe Meazza, fuoriclasse assoluto con la palla tra i piedi e antesignano del bon-vivant e donnaiolo fuori dal campo. A guidare la squadra un vecchio tenente degli Alpini, il monarchico Vittorio Pozzo, piemontese tutto d'un pezzo con l'etica del lavoro e del sacrificio, che da Commissario Unico riuscì a far primeggiare la Nazionale dovunque.


Pozzo dà indicazioni ai suoi giocatori prima dei tempi supplementari di Italia-Cecoslovacchia
Pozzo dà indicazioni ai suoi giocatori prima dei tempi supplementari di Italia-Cecoslovacchia

Lo spirito dei giocatori, in omaggio alla visione cameratesca che Pozzo aveva della squadra, era quella del reciproco aiuto. Ad esempio, il trio arretrato della Juventus, Combi-Rosetta-Caligaris, era impenetrabile proprio per via della solida amicizia e collaborazione che univa i tre compagni di reparto.

Superato agevolmente l'incontro di qualificazione a Milano contro la Grecia (battuta 4-0), l'Italia affrontò il mondiale casalingo vero e proprio a partire dagli Stati Uniti, facilmente battuti 7-1. In quell'occasione Rosetta giocò la sua ultima partita in Nazionale, e peggio andò a Caligaris, rimasto a quota 59 incontri e rimpiazzato già dalla prima partita da Allemandi. A Firenze vi fu dura una battaglia terminata per 1-1 contro la Spagna, la cui porta era difesa dal leggendario Ricardo Zamora, colui al quale Meazza non riuscì mai a segnare. Infatti, tra ruvidezze ed entrate al limite del regolamento - e forse oltre - toccò a Ferrari pareggiare il gol iniziale degli Spagnoli. La ripetizione il giorno dopo terminò 1-0 per l'Italia e non vide in campo molti protagonisti della battaglia precedente, tra cui lo stesso Zamora; fu Meazza a segnare il gol che dava all'Italia la semifinale.

Sempre per 1-0 (gol di Guaita) fu battuta a Milano anche l'Austria. Il 10 giugno 1934 allo stadio PNF (odierno Stadio Flaminio) di Roma l'Italia batté dopo i tempi supplementari la Cecoslovacchia per 2-1 (primo tempo 0-0; secondo tempo 1-1). Raimundo Orsi pareggiò il gol cecoslovacco a 9 minuti dalla fine e nei supplementari il centravanti bolognese Angelo Schiavio, nella sua ultima apparizione azzurra, segnò al 5' del I tempo supplementare la rete che valse il titolo mondiale. La successione delle reti fu: 0-1, 1-1, 2-1.


A quel tempo, come detto, gli Inglesi, che si ritenevano i maestri del calcio, non partecipavano neppure al campionato del mondo, giudicato una rassegna di rango inferiore alle loro ambizioni. Al massimo la nazionale campione del mondo poteva guadagnarsi il diritto di sfidare gli Albionici, come un esame di laurea, e così fu: la prima uscita degli Azzurri dopo il mondiale (14 novembre 1934) li vide affrontare a Londra proprio la nazionale inglese, nello stadio di Highbury, il tempio dell'Arsenal. Quella partita passò alla storia come la Battaglia di Highbury: come costume di quell'epoca, l'incontro non risparmiò durezze e scontri, tanto che nei primissimi minuti di gioco il centrosostegno azzurro Luisito Monti ebbe un piede fratturato (e fu solo il primo di una lunga serie di infortunati) e, dopo aver tentato di resistere per alcuni minuti dovette uscire dal campo lasciando la squadra in 10 (infatti a quei tempi non erano previste le sostituzioni).

Umberto Caligaris, capitano della Nazionale Campione del mondo nel 1934
Umberto Caligaris, capitano della Nazionale Campione del mondo nel 1934

In questi primi minuti gli Azzurri si trovarono privati, prima per l'infortunio e poi per assenza di Monti, di un giocatore determinante per l'assetto difensivo della squadra, e nel periodo in cui l'Italia non aveva ancora trovato un nuovo assetto difensivo gli inglesi ebbero il dominio di gioco. Già dopo un minuto fu fischiato un rigore a favore degli inglesi ma il portiere Ceresoli riuscì a deviare con uno spettacolare tuffo sulla sinistra il tiro dell'attaccante inglese Brooke; nonostante questo al quarto d'ora gli avversari dell'Italia erano già avanti per tre gol a zero. A quel punto, gli Azzurri in dieci reagirono e Meazza realizzò una doppietta. Pur sconfitta per 3-2, l'Italia uscì dal campo guadagnandosi il rispetto degli inglesi che definirono gli Azzurri I leoni di Highbury.

Due anni dopo la vittoria nel campionato del mondo, l'Italia si impose anche nel torneo Olimpico di Berlino, schierando una squadra formata da soli studenti per protesta contro le accuse di professionismo mosse da altre nazioni. A Berlino la stella indiscussa fu l'ala destra dell'Ambrosiana, Annibale Frossi, passato alla storia per i suoi occhiali e i 7 gol in 4 partite di quella edizione dei Giochi Olimpici. La finale con l'Austria fu decisa ai tempi supplementari proprio da un suo gol.

Italia campione del mondo 1938
Italia campione del mondo 1938

Quando gli Azzurri si presentarono all'esordio della terza Coppa del mondo, in programma nel 1938 in Francia come campioni mondiali e olimpici uscenti, essi vantavano anche il non indifferente record di imbattibilità che durava dal 1935 (e alla fine saranno 30 incontri fino al 1939). Infortunatosi alla vigilia il portiere titolare Ceresoli, i pali furono affidati ad Aldo Olivieri, che fu fra i protagonisti della vittoria azzurra, insieme a Meazza, a Giovanni Ferrari, a Gino Colaussi ed a Silvio Piola: eliminata per 2-1 dopo i tempi supplementari la Norvegia in quello che fu forse l'incontro più difficile per l'Italia in quel mondiale, gli Azzurri volarono a Parigi ed eliminarono per 3-1 i padroni di casa Francesi (la maglia della divisa italiana era nera, in onore al fascismo), per poi far fuori il Brasile a Marsiglia per 2-1, con Meazza protagonista di un singolare episodio.

La stella dell'Ambrosiana, prima di tirare il rigore che portò l'Italia sul 2-0, ebbe un piccolo problema: si era rotto l'elastico dei suoi pantaloni. Così "Peppino" dovette tenerli con una mano ma ciò non gli impedì di beffare il portiere con una finta e segnare. La finale, allo stadio Yves du Manoir di Colombes, a Parigi, fu tutto sommato una formalità: mai in discussione il risultato, il 19 giugno l'Italia batté l'Ungheria per 4-2 (primo tempo 3-1) con due doppiette, di Piola e di Colaussi; la successione delle reti fu: 1-0, 1-1, 2-1, 3-1, 3-2, 4-2.


Giuseppe Meazza oltre ad aver guidato la Nazionale ai Mondiali del '38 come capitano, fu miglior marcatore con le sue 33 reti fino al 9 giugno 1973, quando Riva lo raggiunse, e poi, il 29 settembre dello stesso anno, lo superò
Giuseppe Meazza oltre ad aver guidato la Nazionale ai Mondiali del '38 come capitano, fu miglior marcatore con le sue 33 reti fino al 9 giugno 1973, quando Riva lo raggiunse, e poi, il 29 settembre dello stesso anno, lo superò

Anche dopo la seconda vittoria gli Azzurri incontrarono la nazionale inglese a Milano. La partita finì 2-2 (successione dei gol: 1-0, 1-1, 2-1, 2-2); per due volte gli Azzurri andarono in vantaggio (reti di Biavati e Piola) e furono raggiunti dagli inglesi. Il gol di Piola rimase celebre perché fu segnato in elevazione aiutandosi con una mano.

Pochi anni dopo il calcio tornò a fermarsi per la Seconda Guerra Mondiale. Nonostante il regolare svolgimento del campionato italiano, tra alti e bassi, fino al 1943, la Nazionale giocò solo tre incontri fra il 1940 e il 1942 prima della Liberazione.

[modifica] Dopoguerra

Dopo le devastazioni della guerra e le lacerazioni interne dovute alla guerra civile tra partigiani e repubblichini, si avvertì in tutto il Paese il bisogno di riconciliazione, e di riunirsi attorno a simboli che non potessero essere interpretati come appannaggio di una sola parte politica o di una classe sociale. I grandi sport di massa ben svolsero questa funzione, e infatti gli italiani, non importa di quale colore politico, non importa di quale censo, tornarono a sorridere grazie al ciclismo con i nostri Bartali e Coppi a dominar corse, Giri e Tour de France, e soprattutto grazie al calcio, che in quegli anni si declinava in un solo colore, quello granata: infatti la squadra più forte in circolazione era il Torino, che dava dieci uomini alla Nazionale, e aveva vinto tutti gli scudetti dal 1946 al 1948.

Quando l'aereo che, il 4 maggio 1949, stava riportando il Grande Torino a casa da un'amichevole in Portogallo contro il Benfica si schiantò contro la collina di Superga, fu un lutto per tutta l'Italia - non solo quella sportiva - che faticosamente si stava lasciando alle spalle le lacrime del conflitto mondiale. Al Torino fu assegnato lo scudetto del 1949 per volontà di tutte le altre squadre del campionato.

[modifica] Gli anni bui: da Superga alla Corea (1949-1966)

Battaglia di Santiago (1962), uno dei tanti episodi violenti dell'incontro tra Italia e Cile
Battaglia di Santiago (1962), uno dei tanti episodi violenti dell'incontro tra Italia e Cile

Dal punto di vista sportivo la scomparsa di quel Torino fu un vero colpo per la Nazionale: privata degli elementi migliori, non vi fu modo di mettere in piedi una squadra competitiva per i campionati brasiliani del 1950. La Svezia (composta da giovani promesse anzichè professionisti) ebbe gioco facile a battere l'Italia 3-2 e ad eliminarla dal torneo già dalla prima partita, infatti a nulla servì la vittoria per 2-0 contro il paraguay. Iniziò così un periodo buio per la nazionale italiana: eliminata al primo turno ai mondiali del 1954 in Svizzera, addirittura non si qualificò per quelli in Svezia del 1958, avendo perso in fase eliminatoria per 2-1 contro l'Irlanda del Nord.

La crisi - dovuta a carenze strutturali del nostro Paese, nonché a fatti incidentali come la citata tragedia di Superga - iniziata negli anni Cinquanta non fu completamente superata nel decennio successivo, ma si posero le basi per una ripresa del movimento calcistico italiano a livello internazionale (aiutate anche dalle vittorie delle squadre di club nelle competizioni europee, in particolare la Fiorentina, prima finalista italiana nella Coppa dei Campioni del 1957 e vincitrice nella prima edizione della Coppa delle Coppe del 1961 e il Milan nella Coppa dei Campioni del 1963).

In effetti, una volta riguadagnata competitività sul piano tecnico, il problema della Federazione era quello di mostrarsi unita ed efficiente, cosa che spesso non succedeva per via di lotte intestine e dissidii al vertice. Comunque, gli Azzurri si qualificarono per il sesto campionato del mondo, in programma nel 1962 in Cile. Purtroppo fu una spedizione mal gestita, che iniziò sotto le peggiori premesse e finì, se possibile, anche peggio di come si paventava. Un'incauta stampa italiana fece pesanti apprezzamenti sulla situazione cilena e sul degrado di molte realtà sociali di quel Paese, cosa questa che indispettì i Cileni.

A complicar le cose, un sorteggio che mise l'Italia di fronte a Svizzera, Germania Ovest e lo stesso Cile: mentre gli azzurri pareggiarono 0-0 con i tedeschi, il Cile batté gli elvetici 3-1, rendendo la partita successiva, Italia-Cile, un autentico spareggio: la partita fu infiammata nei giorni antecedenti da questioni politiche e sociali. L'incontro tra italiani e sudamericani si contraddistinse per violenza e incompetenza arbitrale (la famosa Battaglia di Santiago). L'Italia dovette subire un arbitraggio casalingo e finì la partita in nove uomini (espulsioni di Ferrini e David) perdendo 2-0, mentre a nulla valse la vittoria successiva sulla Svizzera.

Sandro Salvadore, capitano della Nazionale ai Mondiali del 1966
Sandro Salvadore, capitano della Nazionale ai Mondiali del 1966

La squadra che andò ad affrontare il settimo campionato del mondo nel 1966 in Inghilterra era forse la più forte degli ultimi anni, ma se quattro anni prima si poté invocare ad attenuante per l'eliminazione il brutto clima creato a seguito delle improvvide dichiarazioni della stampa italiana, in Inghilterra si dovette fare il mea culpa per scelte sbagliate e ambigui rapporti di potere in seno alla Federazione. Inserita probabilmente nel girone più facile con URSS, Cile e Corea del Nord, l'Italia vinse 2-0 nell'esordio-rivincita contro i sudamericani, ma perse 1-0 dai sovietici. La partita con la Corea del Nord divenne determinante e sarebbe bastato un pareggio per la qualificazione ai quarti. Invece, nonostante la squadra asiatica fosse nettamente sfavorita, la partita divenne quasi subito difficile dopo che il regista italiano Giacomo Bulgarelli dovette uscire per un grave infortunio al ginocchio e la squadra rimase in 10 (il mondiale inglese fu l'ultimo per il quale non furono possibili sostituzioni).

Gli azzurri non riuscirono a segnare mentre alla fine del primo tempo il nordcoreano Pak Doo Ik segnò un gol che gli italiani non seppero rimontare, condannando così la squadra azzurra alla più cocente umiliazione sportiva della sua storia. Tuttavia giova ricordare che la squadra asiatica, snobbata completamente in fase di pronostico, si dimostrò poi una delle autentiche rivelazioni del torneo inglese. Infatti nei quarti di finale riuscì a portarsi sul 3-0 contro il Portogallo, che aveva battuto il Brasile campione del mondo in carica. Il Portogallo riuscì a vincere alla fine per 5-3 solo grazie all'apporto del fuoriclasse Eusebio, che segnò 4 reti e che sarebbe stato il capocannoniere del torneo con 9 reti.

[modifica] Gli anni della ripresa (1968-1978)

Italia campione d'Europa 1968In piedi: Salvadore, Zoff, Riva, Rosato, Guarneri, Facchetti. Accovacciati: Anastasi, de Sisti, Domenghini, Mazzola, Burgnich
Italia campione d'Europa 1968
In piedi: Salvadore, Zoff, Riva, Rosato, Guarneri, Facchetti. Accovacciati: Anastasi, de Sisti, Domenghini, Mazzola, Burgnich

Nel 1960 vide la luce il primo campionato d'Europa per nazioni, organizzato dall'UEFA. L'Italia ne ospitò la terza edizione, quella del 1968, che vide nella fase finale a quattro anche l'Inghilterra (campione del mondo in carica), la Jugoslavia, e l'URSS. L'Italia si qualificò a questa edizione degli Europei senza alcun problema (5 vittorie ed 1 pareggio), anche grazie ad un girone di qualificazione alla sua portata, composto da: Romania, Svizzera e Cipro.

All'Italia capitò come semifinalista la nazionale sovietica, mentre nell'altra semifinale si incontravano Jugoslavia e Inghilterra. La semifinale contro i sovietici, giocata a Napoli, finì 0-0 anche dopo i tempi supplementari, ma visto che non esisteva ancora lo spareggio tramite calci di rigore, vide l'Italia prevalere grazie al lancio della monetina. Gli Azzurri dovettero così affrontare in finale la Jugoslavia di Dragan Dzajić, che aveva battuto nell'altra semifinale per 1-0 l'Inghilterra, allo Stadio Olimpico di Roma.

La finale contro gli jugoslavi fu assai sofferta e si ottenne soltanto un pareggio per 1-1 (con gol dello stesso Dzajić e di Angelo Domenghini), così si dovette procedere alla ripetizione della finale, ma questa seconda partita ebbe un esito ben diverso e vide l'Italia trionfare con un rotondo 2-0 (grazie a Riva e Anastasi) che diede all'Italia il suo primo e, per ora, unico trofeo continentale.


[modifica] Il mito dell'"Azteca"

Italia vicecampione del mondo 1970
Italia vicecampione del mondo 1970

L’ottavo campionato del mondo, che si svolse in Messico nel 1970, fu quello che, nonostante la mancata vittoria, segnò il ritorno più o meno in pianta stabile dell’Italia ai vertici del calcio mondiale. È tuttora noto per la semifinale Italia - Germania Ovest, che molti ribattezzarono la partita del secolo: in effetti, viste le premesse, non era certo preventivabile una partita così spettacolare. L’Italia proveniva da un cammino tutto sommato facile, avendo incontrato negli ottavi Uruguay, Svezia e Israele e passando ai quarti senza strafare; infatti dopo la vittoria per 1-0 contro gli svedesi (tiro da lontano di Domenghini che entra in rete passando sotto il corpo del portiere in goffo tuffo sulla sinistra), ci fu il prevedibile 0-0 con gli uruguagi e l'inatteso 0-0 contro gli israeliani, caratterizzato però dall'annullamento di 2 gol di Riva per due fuorigioco inesistenti segnalati da uno dei guardalinee.

A questo episodio è legato un cambio della guardia significativo per i telespettatori italiani. Infatti, a causa di pesanti critiche rivolte nei confronti del guardalinee responsabile degli annullamenti, il mitico telecronista Nicolò Carosio venne sostituito da Nando Martellini nella telecronache delle partite nazionali. Passata comunque la nazionale ai quarti di finale, è considerabile nella norma anche il 4-1 con cui aveva regolato nella "Bombonera" di Toluca i modesti padroni di casa messicani. La nazionale di casa aveva segnato per prima ma era stata raggiunta sull'1-1 grazie ad un autogol dovuto ad una deviazione su tiro di Domenghini; nel secondo tempo gli Azzurri dilagarono segnando con Riva, Rivera e di nuovo con Riva. Tutt’altro affare per la Germania Ovest che nei quarti aveva dovuto battere dopo i supplementari per 3-2 l’Inghilterra campione uscente rimontando da 0-2 (fra parentesi questa fu in assoluto la prima vittoria delle nazionale tedesca contro quella inglese).

La semifinale tra Italiani e Tedeschi (per la cronaca, giocatasi allo Stadio “Azteca” di Città del Messico il 17 giugno 1970) si stava avviando verso uno stanco e non troppo meritato 1-0 azzurro; il gol era stato realizzato da Boninsegna nei primissimi minuti di gioco) e per tutto il resto della partita furono soprattutto i tedeschi ad attaccare. Ma i sogni di una finale già conquistata furono infranti dall'1-1 segnato da Schnellinger dopo che il 90º era scaduto da 2 minuti e mezzo (c'è da ricordare che a quei tempi non era ancora invalsa la regola del recupero e, sebbene fosse facoltà dell'arbitro fischiare dopo, le partite di calcio terminavano di solito allo scadere del 90º).

A emozionare gli spettatori fu l’altalena di gol nei tempi supplementari. Prima andarono in vantaggio i Tedeschi (gol di Gerd Muller su incomprensione tra il portiere azzurro Albertosi e il terzino Poletti, ma subito pareggiarono gli Italiani con una provvidenziale quanto atipica proiezione offensiva del terzino azzurro Burgnich (che segnò qui uno dei pochissimi gol della sua carriera, certo il più importante), e poi di nuovo gli Italiani con una rete di Riva per il 3-2 con cui si chiuse il I tempo supplementare.

Tuttavia nel II tempo supplementare vi fu il momentaneo pareggio tedesco ancora con Gerd Muller che segnò di testa a filo del palo di sinistra, complice una grave incertezza di Rivera che si vide passare la palla rasente alla gamba senza intervenire. Ma lo stesso Rivera si fece perdonare nell'azione successiva; dopo una fuga sulla sinistra, Boninsegna effettuò un passaggio all'indietro a centro area verso uno smarcatissimo Rivera che spiazzò il portiere Maier segnando alla sua destra per il 4-3 finale che deliziò gli spettatori. Ma lo sforzo sostenuto a 2000 metri d’altezza fu pagato nella finale, nel corso della quale l’Italia riuscì a tener testa al Brasile di Pelé (che segnò al 18º uno splendido 0-1 di testa) per circa un’ora, pareggiando alla fine del I tempo con Boninsegna.

Tuttavia tre gol negli ultimi venti minuti (Gérson, Jairzinho e Carlos Alberto) sancirono la superiorità dei sudamericani che si portarono definitivamente a casa la Coppa Rimet (salvo perderla per furto qualche anno dopo). Comunque l’Italia si confermò la miglior nazionale europea e fece un’ottima impressione nonostante l'invenzione della "staffetta" tra Mazzola e Rivera a opera del CT Valcareggi e, a seguito di questa, i soli sei minuti giocati dallo stesso Rivera, entrato all'84º di una partita ormai ampiamente compromessa.

Per approfondire, vedi la voce Mondiali di calcio Messico 1970.
Dino Zoff fu convocato per i Mondiali del 1970, del 1974, del 1978 e del 1982. Ottenne la fascia del capitano nel 1977 come successore di Giacinto Facchetti
Dino Zoff fu convocato per i Mondiali del 1970, del 1974, del 1978 e del 1982. Ottenne la fascia del capitano nel 1977 come successore di Giacinto Facchetti

[modifica] Da Valcareggi a Bearzot (1970-1978)

La nazionale che aveva ben figurato al mondiale necessitava di ricambio generazionale in alcuni settori fondamentali di gioco, ma Valcareggi rimase fedele ai calciatori che erano arrivati in finale, così l'Italia non fu in grado di difendere il suo titolo continentale, venendo eliminata ai quarti di finale del campionato d'Europa 1972 dal Belgio capitanato da Paul Van Himst (0-0 in casa e 2-1 belga nel doppio confronto).

Discrete erano le aspettative per il campionato del mondo 1974, in programma in Germania: era pur vero infatti che la nazionale era praticamente quella messicana con quattro anni in più sulle spalle e Zoff al posto di Albertosi a difendere i pali, ma a mettere gli Italiani tra i favoriti alla vittoria finale c'erano la lunga imbattibilità del portiere friulano (che durava dal 20 settembre 1972) e soprattutto la prima storica vittoria azzurra a Wembley nel 1973 contro l'Inghilterra (gol di Capello a circa dieci minuti dalla fine).

Il 29 settembre 1973 a Milano Riva segna alla Svezia il suo gol numero 34 in Nazionale. La sua ultima rete in Azzurro la segna alla Svizzera, in una partita valida per la qualificazione ai Mondiali del 1974
Il 29 settembre 1973 a Milano Riva segna alla Svezia il suo gol numero 34 in Nazionale. La sua ultima rete in Azzurro la segna alla Svizzera, in una partita valida per la qualificazione ai Mondiali del 1974

Invece fu quasi una disfatta: vittoria poco convincente contro Haiti per 3-1, dopo che Sanon aveva portato in vantaggio i caraibici (interrompendo l'imbattibilità di Zoff e fissandola a 1143 minuti); 1-1 contro l'Argentina (Houseman e autogol dell'argentino-piemontese Perfumo), e sconfitta 2-1 contro la Polonia, quando per entrambe, un pareggio sarebbe bastato per accedere al turno successivo. Con questa sconfitta, invece, Argentina e Polonia al turno successivo e Italia a casa tra le polemiche.

Su tale sfortunatissima - e malissimo gestita - spedizione lo scrittore Giovanni Arpino scrisse nel 1977 un libro dall'eloquente titolo Azzurro tenebra (Einaudi). In pratica, l'episodio più significativo di tutto il Mondiale azzurro fu la celebre parolaccia lanciata da Chinaglia e ripresa in diretta TV all'indirizzo di Valcareggi al momento di essere sostituito da Pietro Anastasi (che peraltro segnò) nella partita contro Haiti. L'episodio, rese bene il clima che si respirava nello spogliatoio, diviso per clan.

La fallimentare avventura mise finalmente in chiaro che era l'ora di chiudere con una generazione che non aveva più nulla da dare e la Nazionale fu affidata nel luglio 1974 a Fulvio Bernardini, che si scelse come secondo Enzo Bearzot, già buon mediano di Inter e Torino. Bernardini iniziò a svecchiare la rosa e impiegò numerosi giovani promettenti che il campionato proponeva, come Antognoni, Pulici, Bettega, Causio (portato in Germania da Valcareggi ma pochissimo utilizzato), Gentile, Scirea e Tardelli, insieme a giocatori di sicuro affidamento come Bellugi e Benetti.

La squadra, largamente in fase di formazione, fallì la qualificazione agli Europei di Jugoslavia del 1976 (inserita in un girone molto duro, che comprendeva Olanda e Polonia, rispettivamente seconda e terza al mondiale precedente), ma si intravedeva già un'ossatura solida che permise alla Nazionale di staccare il biglietto per il decimo campionato del mondo (Argentina 1978) in un girone europeo di qualificazione che vedeva come avversaria più pericolosa l'Inghilterra, regolata per 2-0 a Roma ed eliminata per la peggior differenza reti rispetto all'Italia. Nel frattempo Bernardini aveva lasciato la Nazionale e quindi tutta la responsabilità tecnica ricadeva sulle spalle di Bearzot.

[modifica] Il quarto posto ad Argentina '78

Il mondiale argentino mise in luce un'Italia capace di fare un gioco divertente, concreto e affatto diverso da quello cui gli italiani erano abituati: una difesa molto attenta basata sul blocco-Juventus (Zoff, Gentile, l'esordiente Cabrini, Scirea) più Bellugi, un centrocampo dinamico ma robusto con Tardelli, Benetti e Antognoni, e soprattutto un attacco in cui il funambolico Causio poteva scambiarsi di posto all'ala destra con Paolo Rossi, all'epoca ancora non infortunato al menisco e quindi abile e arruolato come centravanti-tuttofare.

A chiudere il tridente d'attacco Bettega. Superata in scioltezza la prima fase a punteggio pieno (2-1 alla Francia di Michel Platini, 3-1 all'Ungheria e addirittura 1-0 all'Argentina padrona di casa), gli Azzurri mostrarono un calo nella seconda fase: solo 0-0 contro una Germania Ovest non certo al suo meglio, e 1-0 all'Austria che stava ben figurando fin lì. Fu l'Olanda a mettere fine ai sogni di vittoria azzurri, battendo l'Italia per 2-1 con due gol da lontano che Zoff riuscì a farsi perdonare solo quattro anni dopo. Comunque, nonostante la sconfitta, l'Italia guadagnò il diritto a giocare la finale per il terzo posto, contro il Brasile.

Il fatto che gli Azzurri persero 2-1 non inficiò quanto di buono avevano comunque mostrato: dopo anni di assoluto oblìo la nazionale totalizzava un secondo e un quarto posto mondiale in otto anni e tutti ora sapevano che per la vittoria finale in un campionato del mondo c'era un contendente in più, ritornato finalmente alla ribalta.

Per approfondire, vedi la voce Mondiali di calcio Argentina 1978.

[modifica] Gli anni Ottanta: il ritorno definitivo

[modifica] Lo scandalo-scommesse e gli Europei 1980

Subito dopo il quarto posto mondiale, l'Italia non dovette affrontare impegni di rilievo in quanto aveva ottenuto dall'UEFA l'organizzazione del sesto campionato europeo di calcio che, proprio dall'edizione 1980, era stato allargato a otto squadre e prevedeva l'ammissione d'ufficio alla fase finale della federazione ospitante. La squadra di Bearzot si presentava con fondate speranze di fare il bis del campionato di dodici anni prima.

Ma a seguito di un grosso scandalo esploso nella primavera del 1980, originato dalla denuncia di uno scommettitore clandestino della Capitale, vi fu un terremoto nell'ambiente del calcio professionistico italiano: dall'indagine e dal processo federale che ne seguì, vi furono pene dure per alcuni giocatori di primo piano, tra cui Giordano, Manfredonia e soprattutto Paolo Rossi, squalificato per due anni. Tutte le squalifiche irrogate decorrevano dal 1º maggio 1980.

Ciò privò la Nazionale del suo elemento migliore proprio alla vigilia del campionato europeo. La cosa pesò oltremisura perché la squadra perdeva il terminale naturale del gioco, e non bastò un volenteroso Altobelli a rimpiazzare Rossi nello schema predisposto da Bearzot. A uno scialbo pareggio per 0-0 ottenuto a Milano contro la Spagna fece seguito una vittoria a Torino contro l'Inghilterra per 1-0 con gol di Tardelli (dopo che Kennedy aveva preso un palo dalla lunga distanza). La partita decisiva, da giocarsi all'Olimpico contro un Belgio iperdifensivista che vantava rispetto all'Italia la stessa differenza-reti (+1) ma un maggior numero di gol segnati (3 contro 1 dell'Italia), venne addormentata dalla formazione di Guy Thys che portò via lo 0-0 che gli serviva per fare la finale contro i Tedeschi.

La Coppa andò in Germania, all'Italia la finale di consolazione contro la Cecoslovacchia campione uscente. Nell'occasione l'Italia inaugurò la sua negativa tradizione ventennale con i calci di rigore, perdendo 9-8 dopo aver pareggiato 1-1 (Jurkemik, Graziani), i 90' regolamentari e saltando i tempi supplementari, cui si rinunciò di comune accordo per motivi economici legati alla trasmissione via satellite.

[modifica] Il Terzo titolo mondiale (1980-1982)

« Campioni del mondo, campioni del mondo, campioni del mondo! »
Dino Zoff, Franco Causio e Enzo Bearzot giocano a scopone col Presidente Sandro Pertini dopo la conquista della Coppa
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La copertina dell'album Calciatori rese omaggio alla vittoria italiana ai Mondiali di Spagna