Nazionale di calcio del Brasile

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Brasile Brasile
Detentore della Confederations Cup
Stemma
Uniformi di gara
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Pantaloncini
Calzettoni
Casa
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Pantaloncini
Calzettoni
Trasferta
Sport Football pictogram.svg Calcio
Federazione Confederação Brasileira de Futebol
Confederazione CONMEBOL
Codice FIFA BRA
Soprannome Canarinho ("Canarino")
A Seleção
("La selezione") Pentacampeões ("Cinque volte campioni")
Verde-Amarela ("La Verde e Gialla")
Selezionatore BrasileCarlos Dunga
Record presenze Cafu (142)
Capocannoniere Pelé (77)
Ranking FIFA (luglio 2014)
Esordio internazionale
Argentina Argentina 3 - 0 Brasile Brasile
Buenos Aires, Argentina; 20 agosto 1914
Migliore vittoria
Brasile Brasile 14 - 0 Nicaragua Nicaragua
Città del Messico, Messico; 17 ottobre 1975
Peggiore sconfitta
Brasile Brasile 1 - 7 Germania Germania
Belo Horizonte, Brasile; 8 luglio 2014
Campionato del mondo
Partecipazioni 20 (esordio: 1930)
Miglior risultato Vincitori, 1958, 1962, 1970, 1994, 2002
Copa América
Partecipazioni 33 (esordio: 1916)
Miglior risultato Vincitori, 1919, 1922, 1949, 1989, 1997, 1999, 2004, 2007
Confederations Cup
Partecipazioni 7 (esordio: 1997)
Miglior risultato Vincitori, 1997, 2005, 2009, 2013

La Nazionale di calcio del Brasile (port. Seleção Brasileira de Futebol, per questo nota informalmente come Seleção) è la rappresentativa calcistica del Brasile ed è posta sotto l'egida della Confederação Brasileira de Futebol.

Quella verdeoro, come si usa chiamarla in Italia, è la Nazionale di calcio più titolata del mondo, avendo vinto 5 volte i Campionati mondiali di calcio (1958, 1962, 1970, 1994, 2002). Per questa ragione il Brasile è soprannominato anche Pentacampeão (Pentacampione). Nel suo palmarès figurano anche 8 Coppe America e 4 FIFA Confederations Cup.

La Nazionale di calcio brasiliana è l'unica al mondo ad aver partecipato a tutte le 20 edizioni del Campionato mondiale di calcio dal 1930 ad oggi. Detiene inoltre il primato di permanenza al primo posto della Classifica mondiale della FIFA, che ha comandato senza interruzioni dal luglio 1994 al luglio 2001 e successivamente da giugno 2002 a febbraio 2007. A luglio dello stesso anno, dopo quattro mesi di assenza dal primo posto, grazie alla vittoria nella Coppa America 2007 il Brasile è riuscito a tornare in testa alla classifica, mantenendo il vertice fino ad ottobre 2009. Ha occupato nuovamente il primo posto da aprile a maggio 2010, poi scalzata dalla Spagna nuova campionessa del mondo. Sette le finali dei Mondiali disputate.

È una delle tre nazionali (insieme a Spagna e Germania) che hanno conquistato un mondiale fuori del proprio continente; tra le otto vincitrici di un mondiale è l'unica, con la Spagna, a non averlo mai vinto in casa. Il Brasile ha trionfato, infatti, in Europa (Svezia 1958), in Nordamerica (Messico 1970 e USA 1994) e in Asia (Giappone e Corea del Sud 2002) e nella edizione casalinga del 1950 e in quella del 1998 in Francia ha preso l'argento. Vinse anche in Sudamerica, ma fuori dai confini nazionali, il Mondiale di Cile 1962.

La Nazionale di calcio brasiliana ha ospitato la ventesima edizione dei Mondiali di calcio, nel 2014 (sessantaquattro anni dopo avere ospitato l'edizione del 1950), dopo la candidatura annunciata già dal 2003 e in seguito confermata ufficialmente il 30 ottobre 2007 dalla FIFA a Zurigo. Il Brasile è la quinta nazione ad avere ospitato due edizioni dei Mondiali di calcio, dopo il Messico, l'Italia, la Francia e la Germania.

A luglio 2014 occupa la 7ª posizione nel Ranking mondiale FIFA.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Esordi (1914-1957)[modifica | modifica wikitesto]

Brasile 1914.

La Nazionale brasiliana nacque nel 1914 e giocò la sua prima partita contro la squadra inglese dell'Exeter City allo Stadio des Laranjereiras di Rio de Janeiro, sede del Fluminense. I verdeoro vinsero per 2–0. Le prime apparizioni ai Mondiali, tuttavia, non ebbero successo, in parte a causa delle lotte interne al calcio brasiliano circa il professionismo, che resero la confederazione calcio brasiliana incapace di schierare squadre con i migliori giocatori. In particolare le dispute tra le federazioni degli stati di San Paolo e Rio de Janeiro, fece sì che le squadre fossero composte solo da giocatori provenienti da una sola delle federazioni. Nel 1930 e nel 1934 il Brasile venne eliminato al primo turno, ma nel 1938 conquistò un importante terzo posto, con Leonidas capocannoniere, con 7 reti. Durante i mondiali del 1938 il Brasile incontrò l'Italia nella semifinale, ma i sudamericani decisero di far riposare Leonidas e furono sconfitti 2-1 dagli italiani con conseguente eliminazione dal torneo.

Brasile-Exeter City del 1914.

Il Brasile ospitò per la prima volta il mondiale nel 1950. Fu il primo mondiale a svolgersi dopo la Seconda guerra mondiale. Questa edizione ebbe la particolarità di essere l'unica a non prevedere una finale unica, ma un girone finale composto da quattro squadre. Tuttavia, l'incontro decisivo per l'assegnazione del titolo vide di fronte Brasile e Uruguay e pertanto venne quasi unanimemente considerata la "finale". La partita si disputò allo stadio Maracanã di Rio de Janeiro, davanti a duecentomila spettatori. Al Brasile sarebbe bastato un pareggio per laurearsi campione, ma dopo essere passato in vantaggio per 1-0, non accontentandosi del gol di scarto, continuò ad attaccare e incassò così prima il pareggio di Schiaffino e poi il definitivo 2-1 di Ghiggia. Questo incontro venne da allora chiamato il "Maracanazo" e in Brasile venne addirittura proclamato il lutto nazionale.

Ai Mondiali del 1954, disputatisi in Svizzera, la nazionale brasiliana fu completamente rinnovata. Però nonostante il fatto che in quella nazionale giocassero campioni come Nilton Santos, Djalma Santos, Julinho e Didi il Brasile non andò molto lontano. Infatti fu eliminata ai quarti di finale dalla favorita Ungheria che vinse per 4-2 una delle più violente partite della storia del calcio che sarebbe poi diventata famosa con il nome di Battaglia di Berna.

Gli anni d'oro con Pelé (1958-1970)[modifica | modifica wikitesto]

Il celebre gol di Pelé alla Svezia nella finale dei mondiali del 1958

Nel 1958 il Brasile vinse il suo primo titolo mondiale battendo in finale i padroni di casa della Svezia per 5-2, diventando la prima nazionale a vincere un mondiale fuori dai confini continentali (l'impresa sarebbe poi stata ripetuta nel 2002 in Asia). Da notare, in questa edizione, l'affacciarsi sulla scena del calcio internazionale di Pelé, all'epoca appena diciassettenne e autore, proprio nella finale, di un gol ritenuto fra i più belli di sempre.

Nel 1962, in Cile, il Brasile conquistò nuovamente il titolo, sconfiggendo i padroni di casa nella semifinale. Garrincha fu il protagonista, in particolar modo dopo l'infortunio subito da Pelé nel secondo incontro del torneo, che costrinse o Rey a saltare le restanti partite.

Dopo il Mondiale svoltosi in Inghilterra nel 1966, dove i verde-oro furono eliminati al primo turno, il Brasile vinse la sua terza Coppa del Mondo in Messico nel 1970 battendo l'Italia per 4-1 e presentandosi al torneo iridato con quella che venne considerata la migliore squadra nazionale di tutti i tempi; Pelé, alla sua ultima finale mondiale, Carlos Alberto, Jairzinho, Tostão, Gérson e Rivelino. Con questo successo conquistò la Coppa Rimet per la terza volta e poté quindi tenersela a titolo definitivo secondo quanto previsto dal regolamento FIFA allora vigente. Il trofeo sarà poi rubato e non più ritrovato.

Anni di digiuno (1974-1994)[modifica | modifica wikitesto]

Il Brasile che partecipò ai vittoriosi Mondiali del 1970

Ai mondiali del 1974 la nazionale verdeoro inizia la competizione con uno zero a zero con la Jugoslavia e il medesimo risultato viene ottenuto con la Scozia. Batte poi lo Zaire per 3-0 e conclude così il girone con le due squadre con cui aveva pareggiato a quattro punti. In virtù di una differenza reti migliore degli scozzesi (3-2) arriva seconda e si qualifica alla seconda fase a gironi. Qui batte per 1-0 la Germania Est e per 2-1 l'Argentina e va a giocarsi l'accesso alla finale con l'Olanda con cui era a pari punti (4). Viene però sconfitta per 2-0 e deve accontentarsi della finalina per il terzo e quarto posto dove sarà battuta dalla sorprendente Polonia per 1-0.

L'edizione del 1978 fu decisamente controversa. Nella seconda fase il Brasile si contendeva con l’Argentina il primo posto nel girone che avrebbe garantito l’accesso alla finale. Nell'ultima partita di questa fase, il Brasile batté la Polonia 3-1 andando in vetta con una differenza reti di +5. L'Argentina aveva una differenza reti di +2, ma nella loro ultima partita del girone sconfissero il Perù per 6-0 qualificandosi per la finale. Notevoli sospetti gravarono sul portiere peruviano Ramón Quiroga, di origini argentine, reo secondo alcune voci di avere lasciato segnare l'Argentina senza opporre la dovuta resistenza. Tuttavia, entrambe le rappresentative smentirono le ipotesi di possibili complotti. Il Brasile non poté quindi prendere parte alla finale nonostante fosse l’unica squadra imbattuta del torneo.

Al Mondiale 1982 i verdeoro arrivarono in modo autorevole, vincendo tutte e quattro le partite del gironcino sudamericano con Venezuela e Bolivia[1]. In Spagna destarono un'ottima impressione, esprimendo un gioco pregevole con talenti come Zico, Falcão, Eder e Sócrates, che formavano una delle squadre più forti della storia[1]. Il CT Telé Santana, infatti, riuscì a far esprimere al meglio i suoi campioni con un impianto di gioco iperoffensivo[1]. I sudamericani superarono agevolmente la prima fase a gironi, sconfiggendo in rimonta URSS (2-1) e Scozia (4-1) e travolgendo la Nuova Zelanda (4-0 con tutti i titolari in campo, nonostante la qualificazione fosse già stata ottenuta[1]). Nel secondo turno furono inseriti in un girone di ferro con Argentina e Italia. Nella prima partita sconfissero per 3-1 i campioni del mondo in carica dell'Argentina, reduci dalla sconfitta (1-2) contro gli italiani, e li estromisero dal torneo. A quel punto, in virtù di una differenza reti favorevole, ai verdeoro sarebbe stato sufficiente un pareggio per accedere alla semifinale[1]. Contro l'Italia, però, il Brasile uscì battuto, dopo una brillante partita giocata da entrambe le squadre. Paolo Rossi segnò una tripletta che affossò i favoriti brasiliani. Ancora una volta si mise in luce la vocazione all'attacco dei brasiliani che, malgrado bastasse un pareggio, continuarono ad attaccare[1] sul risultato di 2-2, consentendo così all'Italia, poi vincitrice della coppa, di trovare varchi e segnare il definitivo 3-2.

Nell'edizione iridata del 1986 i verdeoro sconfissero al primo turno la Spagna per 1-0, l'Algeria con il medesimo punteggio e l'Irlanda del Nord per 3-0 chiudendo così primi il raggruppamento. Negli ottavi liquidarono per 4-0 la Polonia andando così ad incontrare nei quarti la Francia. Qui la partita terminò sull'1-1 con goal prima di Careca e poi di Michel Platini e con il portiere francese, Bats, che parò un rigore a Zico. Ai rigori s'imposero i francesi per 4-3 e il Brasile venne così eliminato.

Ai Mondiali 1990 il Brasile di Sebastião Lazaroni adottò un calcio volto più al contenimento che all'attacco, ma riuscì a superare il primo turno. Agli ottavi di finale contro l'Argentina ebbe alcune buone occasioni da gol, ma perse per 1-0. Alcune critiche fecero da contorno a questa eliminazione, le più accese delle quali accusavano il CT di non avere espresso un gioco degno della scuola brasiliana, con troppa tattica e poca fantasia.

Il Brasile passò nelle mani di Paulo Roberto Falcão, che lo guidò al secondo posto nella Copa América 1991 giocata in Cile. Dopo aver superato con il secondo posto il girone a cinque squadre, i verdeoro si classificarono dietro l'Argentina nel girone finale.

Fu quindi la volta di Carlos Alberto Parreira. Nel giugno 1993 il Brasile disputò la Copa América in Ecuador, dove fu eliminato ai quarti di finale ancora dall'Argentina, questa volta per 6-5 dopo i rigori. In un match l'allenatore lasciò Romário, stella del Barcellona, in panchina e il giocatore reagì affermando che se avesse saputo dell'esclusione sarebbe rimasto in Spagna. Parreira rispose allontanandolo dalla Nazionale[2].

Ritorno ai vertici (1994-2002)[modifica | modifica wikitesto]

Mondiale 1994[modifica | modifica wikitesto]

Solo nel 1994, ventiquattro anni dopo la sua terza vittoria ai mondiali, il Brasile riuscì a vincere un altro titolo. Eppure la qualificazione per il Mondiale statunitense fu ottenuta non senza patemi. Dopo il pareggio a reti bianche contro l'Ecuador, il 25 luglio 1993 a La Paz i verdeoro persero la prima partita di qualificazione mondiale della loro storia, contro la Bolivia[2]. Malgrado le pressioni di giornalisti e tifosi, Parreira continuò a lasciare Romário ai margini della Nazionale per sette partite, salvo ricredersi prima dell'ultimo decisivo incontro con l'Uruguay. Fu proprio Romário a siglare la doppietta[2] che consentì ai verdeoro di vincere il match (2-0) e di qualificarsi per gli Stati Uniti grazie al primo posto nel girone CONMEBOL da cinque squadre.

La filosofia calcistica di Parreira, tacciato dai puristi di difensivismo, prevedeva una solida linea difensiva e, in seconda battuta, una fase offensiva capace di realizzare la mole di gioco prodotta dalla squadra[2]. In porta il CT diede subito fiducia a Cláudio Taffarel, mentre in difesa la gestazione della linea titolare fu più sofferta. Inizialmente la difesa rimase sostanzialmente la stessa del campionato del mondo 1990, con Jorginho, Carlos Mozer, Ricardo Gomes, Ricardo Rocha e Leonardo titolare al posto di Branco. Mozer, però, dovette rinunciare all'attività agonistica per problemi cardiaci e Ricardo Gomes subì un serio infortunio prima della rassegna iridata. Ricardo Rocha rimase in squadra, ma fu costretto alla panchina per problemi fisici. Al loro posto Parreira puntò su Aldair e Márcio Santos, che si dimostrarono una coppia di centrali altamente affidabile. In mezzo al campo il capitano Dunga, affiancato da Mauro Silva, faceva della grande corsa e del sacrificio le sue armi migliori, sopperendo così al talento non eccelso[2] e incarnando alla perfezione lo spirito operaio della squadra di Parreira[2]. Era, quella, una formazione solida e tatticamente molto organizzata, che si affidava all'estro di Mazinho, preferito dopo alcune partite ad uno spento Raí, e ai gol dell'affiatata coppia Romário-Bebeto. Della rosa faceva parte della rosa anche un giovane fenomeno, il diciassettenne Ronaldo, destinato ad affermarsi negli anni a venire.

Il Brasile vinse in scioltezza il proprio girone (2-0 alla Russia, 3-0 al Camerun e 1-1 contro la Svezia) e agli ottavi trovò i padroni di casa degli Stati Uniti. Leonardo fu espulso per una gomitata a pochi minuti dal fischio iniziale, ma un gol di Bebeto poco più di un quarto d'ora dalla fine sancì l'1-0 decisivo. Ai quarti i verdeoro affrontarono l'Olanda e si portarono sul 2-0, ma gli avversari riuscirono a pareggiare. A fissare il punteggio sul 3-2 fu un calcio di punizione del veterano Branco, che decise quella che fu definita la più bella partita del Mondiale. In semifinale contro i brasiliani cadde la Svezia, già affrontata nel girone, ma questa volta battuta per 1-0 (gol di Romário). Nella torrida finale di Pasadena, il 17 luglio, l'avversaria dei sudamericani fu l'Italia di Arrigo Sacchi. Al termine di una partita senza troppe emozioni terminata 0-0 dopo i tempi supplementari Brasile e Italia si contesero il titolo ai calci di rigore per la prima volta nella storia di questa competizione. A spuntarla fu il Brasile dopo gli errori azzurri dal dischetto di Franco Baresi, Daniele Massaro e Roberto Baggio, il quale calciò la palla sopra la traversa.

Parreira lasciò la panchina del Brasile dopo il successo, felice per aver portato a compimento la sua missione[3]. Il ruolo di CT fu assunto nuovamente da Mário Zagallo, ex bandiera della Nazionale ed ex commissario tecnico nel 1970 nonché vice di Parreira nel 1994[3]. Della squadra campione negli Stati Uniti Zagallo mantenne Cafu, Aldair, Dunga (ancora capitano), Leonardo e il tandem offensivo Romário-Bebeto. Leonardo, che nel frattempo aveva mostrato ottime attitudini offensive nel Milan, fu spostato dalla fascia sinistra della difesa a centrocampo. In attacco il posto da titolare accanto al ventunenne Ronaldo, reputato all'epoca il miglior giocatore del mondo[3], fu conteso a Bebeto da un giovane di grande talento, Denílson, apparentemente proiettato verso una radiosa carriera[3].

Nel 1997 il Brasile vinse la Confederations Cup e la Coppa America in Bolivia (fu questa la prima vittoria della competizione continentale fuori dai confini nazionali).

Mondiale 1998[modifica | modifica wikitesto]

I verdeoro arrivarono secondi al Mondiale 1998. Privi di Romário, fermato da un infortunio[3], vinsero il girone con Norvegia, Marocco e Scozia con due vittorie e una sconfitta nell'ultimo match contro gli scandinavi, poi sconfissero il Cile agli ottavi, la Danimarca ai quarti e l'Paesi Bassi in semifinale ai rigori. Persero clamorosamente per 3-0 la finale contro la Francia padrona di casa. Le polemiche per il risultato molto negativo furono alimentate dal controverso utilizzo in finale della stella Ronaldo nonostante un serio problema di salute (convulsioni[4] o, secondo voci che circolarono, una crisi di nervi[3]) alla vigilia della finale. Ronaldo, che poche ore prima era stato sottoposto ad accertamenti in un nosocomio francese, fu inserito nella lista ufficiale da consegnare alla FIFA solo all'ultimo istante, dopo un rapido consulto medico[3]. Celebri rimasero le parole dell'allenatore Zagallo, che disse prima della finale: «Vocês vão ter que me engolir» («Dovrete ingoiarmi ora»), rispondendo alle ampie critiche ricevute prima e durante la Coppa del Mondo[5].

A Zagallo subentrò Vanderlei Luxemburgo. Nel 1999 i verdeoro s'imposero nuovamente nella Coppa America, eliminando Argentina ai quarti (2-1), Messico in semifinale (2-0) e battendo per 3-0 l'Uruguay in finale, vendicando così la sconfitta contro gli uruguagi patita ai rigori nel 1995.

Il 28 marzo 2000 cominciarono le qualificazioni sudamericane per il Mondiale di Giappone e Corea del Sud in programma nel 2002. Il nuovo sistema prevedeva un unico girone che raggruppava tutte le Nazionali della CONMEBOL[6].

Il 15 novembre 2000 la panchina del Brasile passò a Émerson Leão, che richiamò Romário e tentò di costruire attorno a lui una squadra di giovani di talento, ma con scarsa esperienza internazionale. Nell'edizione del 2001 della Copa América in Colombia i verdeoro uscirono clamorosamente ai quarti di finale, sconfitti per 2-0 dall'Honduras. Nella Confederations Cup 2001 la Nazionale si piazzò quarta, buon risultato se si considera che in quella circostanza il torneo fu disputato senza le stelle che giocavano nei campionati europei, la cui convocazione fu impedita dalle resistenze delle squadre di club. Durante la gestione Leão il Brasile disputò tre partite di qualificazione ai Mondiali, con un bilancio di una vittoria (contro la Colombia), una sconfitta (contro l'Ecuador) e un pareggio (contro il Perù).

Mondiale 2002[modifica | modifica wikitesto]

Il 9 giugno 2001 terminò l'era Leão, rimpiazzato da Luiz Felipe Scolari, detto Felipão, che esordì il 1º luglio con una sconfitta a Montevideo contro l'Uruguay (1-0) in una gara valida per le qualificazioni. Scolari portò disciplina e organizzazione tattica nell'ambiente della Nazionale[6], sotto la sua guida il Brasile si qualificò per il Mondiale arrivando terza nel girone, con 9 vittorie, 3 pareggi e 6 sconfitte, a 13 punti dalla capolista Argentina e a un punto dall'Ecuador, secondo in graduatoria. La qualificazione fu raggiunta solo all'ultima giornata, il 14 novembre 2001 a São Luís, grazie alla vittoria per 3-0 contro il Venezuela[6].

La formazione disegnata da Scolari coniugava il talento di Ronaldo, Rivaldo e del giovane astro Ronaldinho con la spinta sulle fasce di Cafu e Roberto Carlos e la concretezza di Kléberson (sostituto dell'infortunato Emerson e preferito ben presto a Juninho Paulista) e Gilberto Silva, arcigni mediani vecchio stampo. La difesa a tre composta da Edmílson, Lúcio e Roque Júnior offrì buone garanzie, così come l'erede di Taffarel, il trentaduenne Marcos. Tra le riserve vi era anche il ventenne Kaká, poi affermatosi a grandi livelli nel Milan di Carlo Ancelotti.

Malgrado non avesse impressionato durante la fase di qualificazione, in Asia questa squadra si aggiudicò il suo 5º titolo mondiale. Sorteggiata in un facile girone con Turchia, Costa Rica e Cina, batté tutte e tre le avversarie, segnando 11 gol e subendone solo 3. Agli ottavi eliminò il Belgio battendolo per 2-0 e ai quarti estromise l'Inghilterra (2-1, con gol della giovane stella Ronaldinho). La semifinale contro l'ostica Turchia, già affrontata nel girone, si confermò difficile e i verdeoro prevalsero solo per 1-0 con rete di Ronaldo. Rivaldo, che aveva segnato 5 gol nelle precedenti partite, rimase a secco, non riuscendo così ad eguagliare il primato di Jairzinho, che aveva segnato in ogni incontro del Mondiale 1970. Giunto a disputare la sua terza finale consecutiva in un Mondiale, il Brasile affrontò la Germania per la prima volta nella storia del torneo e la sconfisse per 2-0 con doppietta di Ronaldo. Il capitano Cafu disputò in quell'occasione la terza finale mondiale consecutiva, stabilendo un record[6].

Il nuovo periodio di digiuno[modifica | modifica wikitesto]

Il ritorno di Parreira (2002-2006)[modifica | modifica wikitesto]

Il Brasile affronta il Giappone in una gara del Mondiale 2006

Dopo il successo mondiale del 2002, la Nazionale verdeoro scoprì astri nascenti come Adriano, Robinho, Maicon e Julio César (i quali, in periodi diversi, hanno giocato nel campionato italiano) il cui contributo fu decisivo nella vittoria della Copa América 2004, ottenuta superando l'Argentina ai rigori: un anno più tardi giunse il trionfo nella Confederations Cup sempre contro gli storici rivali, stavolta battuti per 4-1.

Al campionato del mondo 2006, in cui la Francia eliminò i verdeoro nei quarti di finale, Ronaldo toccò quota quindici reti nella fase finale dei Mondiali divenendo il miglior marcatore di sempre (Gerd Müller si era fermato a quattordici), superato però poi nel 2014 da Miroslav Klose.

La gestione Dunga (2006-2010)[modifica | modifica wikitesto]

A seguito delle dimissioni di Parreira, fu Dunga a sedersi in panchina per la sua prima esperienza da tecnico. L'ex mediano, campione mondiale nel 1994, condusse la Nazionale ai successi in Copa América nel 2007 (nuovamente contro l'Argentina) e in Confederations Cup nel 2009 (vinta rimontando per tre a due gli Stati Uniti) oltre alla medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Pechino (2008).

Malgrado l'incoraggiante striscia di successi, al campionato del mondo 2010 il Brasile non supera i quarti di finale perdendo 2-1 contro l'Olanda: il giorno stesso, Dunga viene esonerato per essere sostituito alcune settimane dopo da Mano Menezes.

La gestione Menezes (2010-2012)[modifica | modifica wikitesto]

Il Brasile contro la Corea del Nord in un incontro del Mondiale 2010

Nell'edizione 2011 della Copa América, la squadra allenata da Menezes è fermata dal Paraguay nei quarti di finale: la lotteria dei tiri dal dischetto vede i brasiliani fallire tutti i quattro tentativi. Migliore, ma non di molto date le attese della vigilia, è l'avventura alle Olimpiadi di Londra l'anno seguente, in cui i verdeoro fanno propria la medaglia d'argento dopo la finale persa 2 a 1 contro il Messico.

Il ritorno di Scolari (2012-2014)[modifica | modifica wikitesto]

Dopo le dimissioni di Menezes, al termine delle Olimpiadi 2012, in panchina si ha il ritorno di due grandi nomi del passato: Scolari in carica di allenatore, che fu campione del mondo con l'ultimo titolo vinto dal Brasile nel 2002 in Giappone e Corea e Parreira in qualità di vice allenatore, anch'egli campione del mondo da CT nel 1994 negli States e nuovamente allenatore della nazionale brasiliana ai mondiali di Germania nel 2006. Il 30 giugno 2013 la Nazionale aggiunge al suo palmarès un'altra Confederations Cup, guidati dal nuovo talento Neymar, la terza consecutiva nonché la quarta complessiva: a decidere l'assegnazione della coppa è il 3-0 rifilato alla Spagna campione del mondo in carica, nell'atto conclusivo, dopo che nei precedenti incontri i verdeoro avevano segnato ben undici reti.

Ai Mondiali casalinghi nella partita inaugurale il Brasile affronta la Croazia. I croati passano per primi in vantaggio grazie a un autogol di Marcelo, quindi subiscono la rimonta brasiliana con la doppietta di Neymar e gol di Oscar, che sanciscono la vittoria della Seleção per 3-1. La partita viene però viziata da errori arbitrali, come nel caso del secondo gol: l'arbitro giapponese Yuichi Nishimura assegna un calcio di rigore inesistente per il Brasile, trasformato poi da Neymar[7]. Nel secondo turno pareggia con il Messico con il risultato di 0-0,[8] e nel turno conclusivo sconfigge il Camerun per 4-1, assicurandosi il primo posto nel girone.[9] Negli ottavi di finale il Brasile batte il Cile 4-3 ai calci di rigore grazie all'errore decisivo di Gonzalo Jara, dopo che i tempi regolamentari si erano chiusi sull'1-1, frutto delle reti di David Luiz per i brasiliani e di Alexis Sánchez per i cileni,[10] qualificandosi così per i quarti di finale, dove piega la Colombia con il punteggio di 2-1 grazie ai gol dei suoi due difensori centrali Thiago Silva e David Luiz,[11] perdendo però per infortunio la sua stella Neymar.[12] L'8 luglio al Mineirão di Belo Horizonte i brasiliani da padroni di casa tornano in semifinale dopo 12 anni, contro la Germania, in una riedizione della finale del Mondiale 2002 in Corea del Sud e Giappone. La partita assume subito una piega inattesa: alla mezz'ora del primo tempo infatti, i tedeschi sono già sul 5-0 nei confronti della Seleçao, grazie alle reti di Müller, Klose, Khedira e alla doppietta di Kroos. Un vero e proprio dramma sportivo per i verdeoro di Felipe Scolari, che nel secondo tempo subiscono altre due reti a opera di Schürrle. A nulla serve il goal del definitivo 1-7, messo a segno da Oscar a pochi minuti dal termine.[13][14] I brasiliani avevano perso con sei gol di scarto contro l'Uruguay nel lontano 1920, ma mai subendo sette reti, mentre per la Germania si tratta dell'ottava finale mondiale nella sua storia.[15] Data la drammaticità delle circostanze, assai simili a quelle del celeberrimo Maracanaço, ben presto i media hanno iniziato a definire la clamorosa débacle "Mineirazo", prendendo spunto dal nome dello stadio di Belo Horizonte. Il 12 luglio a Brasilia, i verdeoro vengono sconfitti per 3-0 dall'Olanda, nella partita valida per il terzo posto, chiudendo il mondiale fuori dal podio e con il record negativo di 14 reti subite. Il Brasile non aveva mai subito tanti goal in una fase finale mondiale. Il 14 luglio 2014, il giorno dopo il termine del campionato del mondo casalingo, Scolari si dimette ufficialmente dalla carica di allenatore della Seleçao.[16]

Il Dunga bis (2014)[modifica | modifica wikitesto]

Dopo le dimissioni di Scolari, il 22 luglio 2014 viene ufficializzato il ritorno in panchina di Carlos Dunga, che aveva già guidato la nazionale dal luglio 2006 al luglio 2010.

Colori[modifica | modifica wikitesto]

Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
fino al Maracanazo (pre-1950)
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
dopo il Maracanazo (dopo il 1950)

In origine la divisa del Brasile era bianca con il colletto blu ma in seguito all'incredibile sconfitta ai mondiali del 1950 contro l'Uruguay nella partita decisiva per l'assegnazione del titolo i colori furono considerati poco patriottici e quindi con il permesso della confederazione sportiva brasiliana il quotidiano Correio da Manhã indisse una competizione per scegliere una nuova uniforme che contenesse i quattro colori della Bandiera del Brasile.[17] Alla fine vinse l'uniforme gialloverde progettata da Aldyr Garcia Schlee, un diciannovenne proveniente da Pelotas.[18] I nuovi colori vennero usati per la prima volta nel marzo 1954 in un match contro il Cile e da allora sono stati sempre usati. Nel marzo 2011 viene presentata la nuova terza maglia che sarà completamente nera, cosa che susciterà non poche polemiche nel paese. Come compromesso per la scelta azzardata, la nuova divisa sarà impiegata solo in gare di esibizione ed amichevoli.[19]

Cronologia delle divise[modifica | modifica wikitesto]

1914
Casa Trasferta
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Nessun fornitore
1916
Casa Trasferta
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Nessun fornitore
1918
Casa Trasferta
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Nessun fornitore
1919
Casa Trasferta
Manica sinistra
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Manica sinistra
Maglietta
Maglietta
Manica destra
Pantaloncini
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Mondiali 1930
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Mondiali 1950
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1950-1954
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1954-1970
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Mondiali 1974
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Mondiali 1978
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Mondiali 1982
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Mondiali 1986
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Mondiali 1994
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Mondiali 1998
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Mondiali 2002
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Confederations Cup 2009
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Mondiali 2010
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Confederations Cup 2013
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Mondiali 2014
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Palmarès[modifica | modifica wikitesto]

Svezia 1958, Cile 1962, Messico 1970, Stati Uniti 1994, Corea del Sud-Giappone 2002
Brasile 1919, Brasile 1922, Brasile 1949, Brasile 1989, Bolivia 1997, Paraguay 1999, Perù 2004, Venezuela 2007
Arabia Saudita 1997, Germania 2005, Sudafrica 2009, Brasile 2013
Cile 1952, Messico 1956

Coppa del Mondo FIFA[modifica | modifica wikitesto]

Anno Luogo Piazzamento V N P Gol
1930 Uruguay Uruguay Primo turno 1 0 1 5:2
1934 bandiera Italia Primo turno 0 0 1 1:3
1938 Francia Francia Terzo posto Bronze medal icon.svg 3 1 1 14:11
1950 Brasile Brasile Secondo posto Silver medal icon.svg 4 1 1 22:6
1954 Svizzera Svizzera Quarti di finale 1 1 1 8:5
1958 Svezia Svezia Campione W.Cup2.svg 5 1 0 16:4
1962 Cile Cile Campione W.Cup2.svg 5 1 0 14:5
1966 Inghilterra Inghilterra Primo turno 1 0 2 4:6
1970 Messico Messico Campione W.Cup2.svg 6 0 0 19:7
1974 bandiera Germania Ovest Quarto posto 3 2 2 6:4
1978 Argentina Argentina Terzo posto Bronze medal icon.svg 4 3 0 10:3
1982 Spagna Spagna Secondo turno 4 0 1 15:6
1986 Messico Messico Quarti di finale 4 1 0 10:1
1990 Italia Italia Ottavi di finale 3 0 1 4:2
1994 Stati Uniti Stati Uniti Campione Coppa mondiale.svg 5 2 0 11:3
1998 Francia Francia Secondo posto Silver medal icon.svg 4 1 2 14:10
2002 Corea del Sud Corea del Sud / Giappone Giappone Campione Coppa mondiale.svg 7 0 0 18:4
2006 Germania Germania Quarti di finale 4 0 1 10:2
2010 Sudafrica Sudafrica Quarti di finale 3 1 1 9:4
2014 Brasile Brasile Quarto posto 3 2 2 11:14

Statistica[modifica | modifica wikitesto]

  • Primo turno: 3 volte (1930, 1934, 1966)
  • Ottavi di finale: 1 volta (1990)
  • Quarti di finale: 6 volte (1954, 1982, 1986, 2006, 2010)
  • Semifinale: 4 volte (1938, 1974, 1978, 2014)
  • Quarto posto: 2 volte (1974, 2014)
  • Terzo posto: 2 volte (1938, 1978)
  • Finale: 7 volte (1950, 1958, 1962, 1970, 1994, 1998, 2002)
  • Secondo posto: 2 volte (1950, 1998)
  • Primo posto: 5 volte (1958, 1962, 1970, 1994, 2002)

Partecipazioni alla Coppa America[modifica | modifica wikitesto]

 
  • 1956 - Quarto posto
  • 1957 - Finalista
  • 1959 - Finalista
  • 1959 - Terzo posto
  • 1963 - Quarto posto
  • 1967 - Assente
  • 1975 - Semifinali
  • 1979 - Semifinali
  • 1983 - Finalista
  • 1987 - Eliminato al primo turno
  • 1989 - Vincitore
  • 1991 - Finalista
  • 1993 - Eliminato ai quarti di finale
  • 1995 - Finalista
  • 1997 - Vincitore
  • 1999 - Vincitore
  • 2001 - Eliminato ai quarti di finale
  • 2004 - Vincitore
  • 2007 - Vincitore
  • 2011 - Eliminato ai quarti di finale

Rosa attuale[modifica | modifica wikitesto]

Lista dei convocati per le amichevoli contro la Colombia e l'Ecuador del 6 e 9 settembre 2014.

N. Pos. Giocatore Data nascita (età) Pres. Gol Squadra
1 P Jefferson 2 gennaio 1983 (31 anni) 9 -3 Brasile Botafogo Botafogo
12 P Rafael Cabral 20 maggio 1990 (24 anni) 3 -0 Italia Napoli Napoli
2 D Maicon 26 luglio 1981 (33 anni) 75 7 Italia Roma Roma
3 D João Miranda 7 settembre 1984 (30 anni) 8 0 Spagna Atletico Madrid Atlético Madrid
4 D David Luiz 22 aprile 1987 (27 anni) 44 2 Francia PSG PSG
6 D Filipe Luís 9 agosto 1985 (29 anni) 5 0 Inghilterra Chelsea Chelsea
13 D Marquinhos 14 maggio 1994 (20 anni) 2 0 Francia PSG PSG
14 D Gil 12 giugno 1987 (27 anni) 1 0 Brasile Corinthians Corinthians
15 D Marcelo 12 maggio 1988 (26 anni) 37 4 Spagna Real Madrid Real Madrid
16 C Danilo 15 giugno 1991 (23 anni) 7 0 Portogallo Porto Porto
23 D Fabinho 23 ottobre 1993 (21 anni) 0 0 Francia Monaco Monaco
5 C Fernandinho 4 maggio 1985 (29 anni) 15 2 Inghilterra Manchester City Manchester City
8 C Ramires 24 marzo 1987 (27 anni) 51 4 Inghilterra Chelsea Chelsea
11 C Oscar 9 settembre 1991 (23 anni) 39 11 Inghilterra Chelsea Chelsea
17 C Luiz Gustavo 23 luglio 1987 (27 anni) 27 1 Germania Wolfsburg Wolfsburg
19 C Willian 9 agosto 1988 (26 anni) 14 3 Inghilterra Chelsea Chelsea
21 C Philippe Coutinho 12 giugno 1992 (22 anni) 3 0 Inghilterra Liverpool Liverpool
22 C Elias 16 maggio 1985 (29 anni) 15 0 Brasile Corinthians Corinthians
7 A Robinho 25 gennaio 1984 (30 anni) 93 27 Brasile Santos Santos
9 A Diego Tardelli 10 maggio 1985 (29 anni) 7 0 Brasile Atletico Mineiro Atlético Mineiro
10 A Neymar 5 febbraio 1992 (22 anni) 53 36 Spagna Barcellona Barcellona
18 A Éverton Ribeiro 10 aprile 1989 (25 anni) 2 0 Brasile Cruzeiro Cruzeiro
20 A Ricardo Goulart 5 maggio 1991 (23 anni) 1 0 Brasile Cruzeiro Cruzeiro

Allenatori[modifica | modifica wikitesto]

Record individuali[modifica | modifica wikitesto]

NOTA: La nazionale brasiliana, per via della sua notorietà, gioca occasionalmente (soprattutto in passato, ora la tendenza è diminuita) partite di esibizione contro squadre di club, selezioni continentali, selezioni FIFA, di varie federazione o leghe nazionali e perfino contro enti o fondazioni. Tutte queste partite, non essendo riconosciute dalla FIFA, non entrano a far parte delle statistiche individuali di presenze e di reti.

Ciò può causare discordanza tra le varie fonti. Di seguito sono riportati i record riconosciuti dalla federazione internazionale.

Record di presenze e di gol[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Calciatori della Nazionale brasiliana.

Classifiche aggiornate al 12 novembre 2014.

# Nome Presenze Gol Periodo
1 Cafu 142 5 1990-2006
2 Roberto Carlos 125 10 1992-2006
3 Lúcio 105 4 2000-2011
4 Cláudio Taffarel 101 0 1988-1998
5 Djalma Santos 98 3 1952-1968
Ronaldo 98 62 1994-2011
7 Ronaldinho 97 33 1999-2013
9 Gilmar 94 0 1953-1969
Robinho 94 28 2003-oggi
8 Gilberto Silva 93 3 2001-2010
10 Pelé 92 77 1957-1971
Rivelino 92 26 1965-1978
# Nome Gol Presenze Periodo
1 Pelé 77 92 1957-1971
2 Ronaldo 62 98 1994-2011
3 Romário 55 70 1987-2005
4 Zico 52 72 1976-1986
5 Neymar 42 59 2010-oggi
6 Bebeto 39 75 1985-1998
7 Rivaldo 34 74 1993-2003
8 Jairzinho 33 81 1964-1982
Ronaldinho 33 97 1999-2013
10 Ademir 32 39 1945-1953
Tostão 32 54 1966-1972

Tutte le rose[modifica | modifica wikitesto]

Mondiali[modifica | modifica wikitesto]


Campeonato Sudamericano de Football/Copa América[modifica | modifica wikitesto]


Confederations Cup[modifica | modifica wikitesto]


Gold Cup[modifica | modifica wikitesto]


Mundialito[modifica | modifica wikitesto]


Campionato Panamericano[modifica | modifica wikitesto]


Giochi olimpici[modifica | modifica wikitesto]

NOTA: Per le informazioni sulle rose successive al 1948 visionare la pagina della Nazionale olimpica.

Confronti con altre Nazionali[modifica | modifica wikitesto]

Tra gli avversari nazionali contro cui sono stati disputati almeno 10 incontri, il Brasile presenta i seguenti saldi (aggiornati al 9 luglio 2014):

  • Nota: le partite terminate ai calci di rigore sono considerate pareggiate.

Saldo positivo[modifica | modifica wikitesto]

Nazionale Giocate Vinte Pareggiate Perse Reti Fatte Reti Subite Differenza reti
  1. Ultima vittoria
Ultimo pari Ultima sconfitta
Paraguay Paraguay 75 46 18 11 165 61 +104 10 giugno 2009 17 luglio 2011 15 giugno 2008
Uruguay Uruguay 73 34 19 20 129 94 +35 26 giugno 2013 10 luglio 2007 1º luglio 2001
Cile Cile 67 47 14 7 161 58 +103 28 giugno 2010 28 giugno 2014 15 agosto 2000
Perù Perù 39 27 9 3 83 27 +56 1º aprile 2009 18 novembre 2007 28 aprile 1985
Messico Messico 39 22 7 10 71 36 +35 19 giugno 2013 17 giugno 2014 3 giugno 2012
Ecuador Ecuador 28 23 3 2 88 22 +66 13 luglio 2011 29 marzo 2009 17 novembre 2004
Bolivia Bolivia 27 19 3 5 91 25 +66 6 aprile 2013 10 settembre 2008 11 ottobre 2009
Colombia Colombia 26 16 8 2 57 12 +45 4 luglio 2014 14 novembre 2012 13 luglio 1991
Inghilterra Inghilterra 25 11 10 4 34 23 +11 14 novembre 2009 2 giugno 2013 13 gennaio 2013
Germania Germania 22 12 5 5 40 31 +9 25 giugno 2005 8 settembre 2004 8 luglio 2014
Venezuela Venezuela 21 18 2 1 82 6 +76 12 ottobre 2008 3 luglio 2011 6 giugno 2008
Portogallo Portogallo 20 13 3 4 39 16 +23 11 settembre 2013 25 giugno 2010 6 febbraio 2007
Stati Uniti Stati Uniti 17 16 0 1 35 11 +24 31 maggio 2012 10 febbraio 1998
Cecoslovacchia Cecoslovacchia 16 9 5 2 27 14 +13 18 dicembre 1991 3 marzo 1982 23 giugno 1968
Italia Italia 16 8 3 5 30 23 +7 22 giugno 2013 21 marzo 2013 5 luglio 1982
Francia Francia 16 6 5 5 24 21 +3 9 giugno 2013 20 maggio 2004 9 febbraio 2011
Svezia Svezia 15 9 4 2 33 18 +15 26 marzo 2008 28 giugno 1994 16 giugno 1989
Polonia Polonia 12 9 2 1 37 19 +28 26 febbraio 1997 17 marzo 1993 6 luglio 1974
Galles Galles 10 8 1 1 20 5 +15 5 settembre 2006 12 giugno 1983 11 settembre 1991
Scozia Scozia 10 8 2 0 16 3 +13 27 marzo 2011 18 giugno 1974
Giappone Giappone 10 8 2 0 26 4 +22 15 giugno 2013 22 giugno 2005

Saldo pari[modifica | modifica wikitesto]

nazionale giocate vinte nulle perse

reti fatte

reti subite differenza untima vittoria untimo pari ultima sconfitta
Argentina Argentina 96 36 24 36 147 157 -10 11 ottobre 2014 18 giugno 2008 21 novembre 2012

Saldo negativo[modifica | modifica wikitesto]

Nazionale Giocate Vinte Nulle Perse Reti Fatte Reti Subite Differenza Ultima vittoria Ultimo pari Ultima sconfitta
Paesi Bassi Paesi Bassi 12 3 5 4 15 18 -3 8 giugno 1999 4 giugno 2011 12 luglio 2014

NB: Come da regolamento FIFA le gare terminate ai rigori contro Francia (21 giugno 1986, persa), Argentina (27 giugno 1993, persa, 17 luglio 1995 e 25 luglio 2004, vinte), Italia (17 luglio 1994, vinta), Uruguay (23 luglio 1995, persa, 21 luglio 2004 e 10 luglio 2007, vinte), Olanda (7 luglio 1998, vinta) e Cile (28 giugno 2014, vinta) considerate partite pareggiate.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Premio Principe delle Asturie per lo sport - nastrino per uniforme ordinaria Premio Principe delle Asturie per lo sport
— 2002

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f Top 10 mondiali - Le squadre più belle - 6. Brasile '82, it.eurosport.yahoo.com, 31 maggio 2010. URL consultato il 28 luglio 2010.
  2. ^ a b c d e f (EN) Brazil football team in the 1994 World Cup, v-brazil.com.
  3. ^ a b c d e f g (EN) Brazil football team in the 1998 World Cup, v-brazil.com.
  4. ^ Mistero Ronaldo: "Ho avuto le convulsioni", Corriere della Sera, 14 luglio 1998. URL consultato il 26 luglio 2010.
  5. ^ (PT) Thiago Dias, Zagallo: 'Vão ter que engolir o Dunga', GloboEsporte.com, 16 luglio 2007. URL consultato il 26 luglio 2010.
  6. ^ a b c d (EN) Brazil in the 2002 World Cup, v-brazil.com.
  7. ^ Brasile-Croazia, la diretta, ilsecoloxix.it, 12 giugno 2014. URL consultato il 18 giugno 2014.
  8. ^ Ivan Palumbo, Mondiale, Brasile-Messico 0-0: Neymar sbatte su Ochoa, ma la Seleçao delude, gazzetta.it, 18 giugno 2014. URL consultato il 18 giugno 2014.
  9. ^ Jacopo Gerna, Mondiali, Camerun-Brasile 1-4: doppietta di Neymar, gol di Matip, Fred e Fernandinho, gazzetta.it, 23 giugno 2014. URL consultato il 23 giugno 2014.
  10. ^ Mondiali, Brasile-Cile 4-3 dopo i rigori: Jara sbaglia l'ultimo penalty, gazzetta.it, 28 giugno 2014. URL consultato il 30 giugno 2014.
  11. ^ Mondiali, Brasile-Colombia 2-1: gol di Thiago Silva, David Luiz e James Rodriguez su rigore, gazzetta.it, 4 luglio 2014. URL consultato il 4 luglio 2014.
  12. ^ L’infortunio di Neymar, ilpost.it, 5 luglio 2014. URL consultato il 6 luglio 2014.
  13. ^ Mondiali, Brasile-Germania 1-7: umiliazione storica, tedeschi in finale, gazzetta.it, 8 luglio 2014. URL consultato il 9 luglio 2014.
  14. ^ Brasile umiliato, la Germania vince 7-1, Scolari: “Chiedo scusa a tutto il popolo”, lastampa.it, 8 luglio 2014. URL consultato il 9 luglio 2014.
  15. ^ Non si era mai visto, ilpost.it, 9 luglio 2014. URL consultato il 9 luglio 2014.
  16. ^ http://www.gazzetta.it/Calcio/Mondiali/14-07-2014/mondiali-scolari-si-dimesso-commissario-tecnico-brasile-801230623404.shtml.
  17. ^ Futebol, p64
  18. ^ Ibid
  19. ^ Curiosport - Brasile tutto nero? La maglia è pronta! - Yahoo! Eurosport

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ruy Castro, Andrew Downie (traduttore), Garrincha - The triumph and tragedy of Brazil's forgotten footballing hero, Yellow Jersey Press, London, 2005, ISBN 0-224-06433-9.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]