Nazionale di calcio del Brasile
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| Uniformi di gara
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| Sport | |||
| Federazione | Confederação Brasileira de Futebol | ||
| Confederazione | CONMEBOL | ||
| Codice FIFA | BRA | ||
| Soprannome | Seleção ("La selezione") Pentacampeões ("Cinque volte campioni") |
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| Selezionatore | Luiz Felipe Scolari | ||
| Record presenze | Cafu (142) | ||
| Capocannoniere | Pelé (77) | ||
| Ranking FIFA | 18º (Dicembre 2012) | ||
| Esordio internazionale | |||
Buenos Aires, Argentina; 20 agosto 1914 |
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| Migliore vittoria | |||
Città del Messico, Messico; 17 ottobre 1975 |
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| Peggiore sconfitta | |||
Viña del Mar, Cile; 18 settembre 1920 |
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| Campionato del mondo | |||
| Partecipazioni | 19 (esordio: 1930) | ||
| Miglior risultato | Vincitori, 1958, 1962, 1970, 1994, 2002 | ||
| Copa América | |||
| Partecipazioni | 32 (esordio: 1916) | ||
| Miglior risultato | Vincitori, 1919, 1922, 1949, 1989, 1997, 1999, 2004, 2007 | ||
| Confederations Cup | |||
| Partecipazioni | 6 (esordio: 1997) | ||
| Miglior risultato | Vincitori, 1997, 2005, 2009 | ||
La Nazionale di calcio del Brasile (port. Seleção Brasileira de Futebol, per questo nota informalmente come Seleção) è la rappresentativa calcistica del Brasile ed è posta sotto l'egida della Confederação Brasileira de Futebol.
Quella verdeoro, come si usa chiamarla in Italia, è la Nazionale di calcio più titolata del mondo, avendo vinto 5 volte i Campionati mondiali di calcio (1958, 1962, 1970, 1994, 2002). Per questa ragione il Brasile è soprannominato anche Pentacampeão (Pentacampione). Nel suo palmarès figurano anche 8 Coppe America e 3 FIFA Confederations Cup, ma manca l'oro alle Olimpiadi, dove ha conquistato tre argenti (1984, 1988, 2012) e due bronzi (1996, 2008). A livello giovanile ha vinto cinque volte il Mondiale Under-20: nel 1983, 1985, 1993, 2003 e 2011.
La Nazionale di calcio brasiliana è l'unica al mondo ad aver partecipato a tutte le 19 edizioni del Campionato mondiale di calcio dal 1930 ad oggi. Detiene inoltre il primato di permanenza al primo posto della Classifica mondiale della FIFA, che ha comandato senza interruzioni dal luglio 1994 al luglio 2000 e successivamente da giugno 2002 a febbraio 2007. A luglio dello stesso anno, dopo quattro mesi di assenza dal primo posto, grazie alla vittoria nella Coppa America 2007 il Brasile è riuscito a tornare in testa alla classifica, mantenendo il vertice fino ad ottobre 2009. Ha occupato nuovamente il primo posto da aprile a maggio 2010, poi scalzata dalla Spagna nuova campionessa del mondo.
È, insieme alla Spagna, la sola Nazionale ad aver vinto almeno un Mondiale al di fuori del proprio continente e, tra le otto Nazionali vincitrici di un Mondiale, queste due squadre sono, attualmente, le uniche due a non averlo vinto in casa. Il Brasile ha trionfato, infatti, in Europa (Svezia 1958), in Nordamerica (Messico 1970 e USA 1994) e in Asia (Giappone e Corea del Sud 2002) e nell'edizione casalinga del 1950 ha preso l'argento. Vinse anche in Sudamerica, ma fuori dai confini nazionali, il Mondiale di Cile 1962.
La Nazionale di calcio brasiliana sarà la squadra della nazione ospitante la ventesima edizione dei Mondiali di calcio, nel 2014 (sessantaquattro anni dopo avere ospitato l'edizione del 1950), dopo la candidatura annunciata già dal 2003 e in seguito confermata ufficialmente il 30 ottobre 2007 dalla FIFA a Zurigo. Il Brasile sarà così la quinta nazione ad ospitare due edizioni dei Mondiali di calcio, dopo il Messico, l'Italia, la Francia e la Germania.
Dal dicembre 2012 occupa la 18ª posizione nel Ranking mondiale FIFA.
Indice |
Storia [modifica]
Nascita e primi anni [modifica]
La Nazionale brasiliana nacque nel 1914 e giocò la sua prima partita contro la squadra inglese dell'Exeter City allo Stadio des Laranjereiras di Rio de Janeiro, sede del Fluminense. I verdeoro vinsero per 2–0. Le prime apparizioni ai Mondiali, tuttavia, non ebbero successo, in parte a causa delle lotte interne al calcio brasiliano circa il professionismo, che resero la confederazione calcio brasiliana incapace di schierare squadre con i migliori giocatori. In particolare le dispute tra le federazioni degli stati di San Paolo e Rio de Janeiro, fece sì che le squadre fossero composte solo da giocatori provenienti da una sola delle federazioni. Nel 1930 e nel 1934 il Brasile venne eliminato al primo turno, ma nel 1938 conquistò un importante terzo posto, con Leonidas capocannoniere, con 7 reti. Durante i mondiali del 1938 il Brasile incontrò l'Italia nella semifinale, ma i sudamericani decisero di far riposare Leonidas e furono sconfitti 2-1 dagli italiani con conseguente eliminazione dal torneo.
Il Brasile ospitò per la sua prima e finora unica volta il mondiale nel 1950. Fu il primo mondiale a svolgersi dopo la Seconda guerra mondiale. Questa edizione ebbe la particolarità di essere l'unica a non prevedere una finale unica, ma un girone finale composto da quattro squadre. Tuttavia, l'incontro decisivo per l'assegnazione del titolo vide di fronte Brasile e Uruguay e pertanto venne quasi unanimemente considerata la "finale". La partita si disputò allo stadio Maracanã di Rio de Janeiro, davanti a duecentomila spettatori. Al Brasile sarebbe bastato un pareggio per laurearsi campione, ma dopo essere passato in vantaggio per 1-0, non accontentandosi del gol di scarto, continuò ad attaccare e incassò così prima il pareggio di Schiaffino e poi il definitivo 2-1 di Ghiggia. Questo incontro venne da allora chiamato il "Disastro del Maracanã" (conosciuto in tutto il Sudamerica come "O Maracanaço" in portoghese, e "el Maracanazo" in spagnolo) e in Brasile venne addirittura proclamato il lutto nazionale.
Ai Mondiali del 1954, disputatisi in Svizzera, la nazionale brasiliana fu completamente rinnovata. Però nonostante il fatto che in quella nazionale giocassero campioni come Nilton Santos, Djalma Santos e Didi il Brasile non andò molto lontano. Infatti fu eliminata ai quarti di finale dalla favorita Ungheria che vinse per 4-2 una delle più violente partite della storia del calcio che sarebbe poi diventata famosa con il nome di Battaglia di Berna.
L'era Pelé (1958-1970) [modifica]
Nel 1958 il Brasile vinse il suo primo titolo mondiale battendo in finale i padroni di casa della Svezia per 5-2, diventando la prima nazionale a vincere un mondiale fuori dai confini continentali (l'impresa sarebbe poi stata ripetuta nel 2002 in Asia). Da notare, in questa edizione, l'affacciarsi sulla scena del calcio internazionale di Pelé, all'epoca appena diciassettenne e autore, proprio nella finale, di un gol ritenuto fra i più belli di sempre.
Nel 1962, in Cile, il Brasile conquistò nuovamente il titolo, sconfiggendo i padroni di casa nella semifinale. Garrincha fu il protagonista, in particolar modo dopo l'infortunio subito da Pelé nel secondo incontro del torneo, che costrinse o Rey a saltare le restanti partite.
Dopo il Mondiale svoltosi in Inghilterra nel 1966, dove i verde-oro furono eliminati al primo turno, il Brasile vinse la sua terza Coppa del Mondo in Messico nel 1970 battendo l'Italia per 4-1 e presentandosi al torneo iridato con quella che venne considerata la migliore squadra nazionale di tutti i tempi; Pelé, alla sua ultima finale mondiale, Carlos Alberto, Jairzinho, Tostão, Gérson e Rivelino. Con questo successo conquistò la Coppa Rimet per la terza volta e poté quindi tenersela a titolo definitivo secondo quanto previsto dal regolamento FIFA allora vigente. Il trofeo sarà poi rubato e non più ritrovato.
Il digiuno ventennale (1974-1994) [modifica]
Ai mondiali del 1974 la nazionale verdeoro inizia la competizione con uno zero a zero con la Jugoslavia e il medesimo risultato viene ottenuto con la Scozia. Batte poi lo Zaire per 3-0 e conclude così il girone con le due squadre con cui aveva pareggiato a quattro punti. In virtù di una differenza reti migliore degli scozzesi (3-2) fa seconda e si qualifica così alla seconda fase a gironi. Qui batte per 1-0 la Germania Est e per 2-1 l'Argentina e va a giocarsi l'accesso alla finale con l'Olanda con cui era a pari punti (4). Viene però sconfitta per 2-0 e deve accontentarsi della finalina per il terzo e quarto posto dove sarà battuta dalla sorprendente Polonia per 1-0.
L'edizione del 1978 fu decisamente controversa. Nella seconda fase il Brasile si contendeva con l’Argentina il primo posto nel girone che avrebbe garantito l’accesso alla finale. Nell'ultima partita di questa fase, il Brasile batté la Polonia 3-1 andando in vetta con una differenza reti di +5. L'Argentina aveva una differenza reti di +2, ma nella loro ultima partita del girone sconfissero il Perù per 6-0 qualificandosi per la finale. Notevoli sospetti gravarono sul portiere peruviano Ramón Quiroga, di origini argentine, reo secondo alcune voci di avere lasciato segnare l'Argentina senza opporre la dovuta resistenza. Tuttavia, entrambe le rappresentative smentirono le ipotesi di possibili complotti. Il Brasile non poté quindi prendere parte alla finale nonostante fosse l’unica squadra imbattuta del torneo.
Al Mondiale 1982 i verdeoro arrivarono in modo autorevole, vincendo tutte e quattro le partite del gironcino sudamericano con Venezuela e Bolivia[1]. In Spagna destarono un'ottima impressione, esprimendo un gioco pregevole con talenti come Zico, Falcão, Eder e Sócrates, che formavano una delle squadre più forti della storia[1]. Il CT Telé Santana, infatti, riuscì a far esprimere al meglio i suoi campioni con un impianto di gioco iperoffensivo[1]. I sudamericani superarono agevolmente la prima fase a gironi, sconfiggendo in rimonta URSS (2-1) e Scozia (4-1) e travolgendo la Nuova Zelanda (4-0 con tutti i titolari in campo, nonostante la qualificazione fosse già stata ottenuta[1]). Nel secondo turno furono inseriti in un girone di ferro con Argentina e Italia. Nella prima partita sconfissero per 3-1 i campioni del mondo in carica dell'Argentina, reduci dalla sconfitta (1-2) contro gli italiani, e li estromisero dal torneo. A quel punti, in virtù di una differenza reti favorevole, ai verdeoro sarebbe stato sufficiente un pareggio per accedere alla semifinale[1]. Contro l'Italia, però, il Brasile uscì battuto, dopo una brillante partita giocata da entrambe le squadre. Paolo Rossi segnò una tripletta che affossò i favoriti brasiliani. Ancora una volta si mise in luce la vocazione all'attacco dei brasiliani che, malgrado bastasse un pareggio, continuarono ad attaccare[1] sul risultato di 2-2, consentendo così all'Italia, poi vincitrice della coppa, di trovare varchi e segnare il definitivo 3-2.
Nell'edizione iridata del 1986 i verdeoro sconfissero al primo turno la Spagna per 1-0, l'Algeria con il medesimo punteggio e l'Irlanda del Nord per 3-0 chiudendo così primi il raggruppamento. Negli ottavi liquidarono per 4-0 la Polonia andando così ad incontrare nei quarti la Francia. Qui la partita terminò sull'1-1 con goal prima di Careca e poi di Michel Platini e con il portiere francese che parò un rigore a Zico. Ai rigori s'imposero i francesi per 4-3 e il Brasile venne così eliminato.
Ai Mondiali 1990 il Brasile di Sebastião Lazaroni adottò un calcio volto più al contenimento che all'attacco, ma riuscì a superare il primo turno. Agli ottavi di finale contro l'Argentina ebbe alcune buone occasioni da gol, ma perse per 1-0. Alcune critiche fecero da contorno a questa eliminazione, le più accese delle quali accusavano il CT di non avere espresso un gioco degno della scuola brasiliana, con troppa tattica e poca fantasia.
Il Brasile passò nelle mani di Paulo Roberto Falcão, che lo guidò al secondo posto nella Copa América 1991 giocata in Cile. Dopo aver superato con il secondo posto il girone a cinque squadre, i verdeoro si classificarono dietro l'Argentina nel girone finale.
Fu quindi la volta di Carlos Alberto Parreira. Nel giugno 1993 il Brasile disputò la Copa América in Ecuador, dove fu eliminato ai quarti di finale ancora dall'Argentina, questa volta per 6-5 dopo i rigori. In un match l'allenatore lasciò Romário, stella del Barcellona, in panchina e il giocatore reagì affermando che se avesse saputo dell'esclusione sarebbe rimasto in Spagna. Parreira rispose allontanandolo dalla Nazionale[2].
Ritorno in vetta (1994-2002) [modifica]
Solo nel 1994, ventiquattro anni dopo la sua terza vittoria ai mondiali, il Brasile riuscì a vincere un altro titolo. Eppure la qualificazione per il Mondiale statunitense fu ottenuta non senza patemi. Dopo il pareggio a reti bianche contro l'Ecuador, il 25 luglio 1993 a La Paz i verdeoro persero la prima partita di qualificazione mondiale della loro storia, contro la Bolivia[2]. Malgrado le pressioni di giornalisti e tifosi, Parreira continuò a lasciare Romário ai margini della Nazionale per sette partite, salvo ricredersi prima dell'ultimo decisivo incontro con l'Uruguay. Fu proprio Romário a siglare la doppietta[2] che consentì ai verdeoro di vincere il match (2-0) e di qualificarsi per gli Stati Uniti grazie al primo posto nel girone CONMEBOL da cinque squadre.
La filosofia calcistica di Parreira, tacciato dai puristi di difensivismo, prevedeva una solida linea difensiva e, in seconda battuta, una fase offensiva capace di realizzare la mole di gioco prodotta dalla squadra[2]. In porta il CT diede subito fiducia a Cláudio Taffarel, mentre in difesa la gestazione della linea titolare fu più sofferta. Inizialmente la difesa rimase sostanzialmente la stessa del campionato del mondo 1990, con Jorginho, Carlos Mozer, Ricardo Gomes, Ricardo Rocha e Leonardo titolare al posto di Branco. Mozer, però, dovette rinunciare all'attività agonistica per problemi cardiaci e Ricardo Gomes subì un serio infortunio prima della rassegna iridata. Ricardo Rocha rimase in squadra, ma fu costretto alla panchina per problemi fisici. Al loro posto Parreira puntò su Aldair e Márcio Santos, che si dimostrarono una coppia di centrali altamente affidabile. In mezzo al campo il capitano Dunga, affiancato da Mauro Silva, faceva della grande corsa e del sacrificio le sue armi migliori, sopperendo così al talento non eccelso[2] e incarnando alla perfezione lo spirito operaio della squadra di Parreira[2]. Era, quella, una formazione solida e tatticamente molto organizzata, che si affidava all'estro di Mazinho, preferito dopo alcune partite ad uno spento Raí, e ai gol dell'affiatata coppia Romário-Bebeto. Della rosa faceva parte della rosa anche un giovane fenomeno, il diciassettenne Ronaldo, destinato ad affermarsi negli anni a venire.
Il Brasile vinse in scioltezza il proprio girone (2-0 alla Russia, 3-0 al Camerun e 1-1 contro la Svezia) e agli ottavi trovò i padroni di casa degli Stati Uniti. Leonardo fu espulso per una gomitata a pochi minuti dal fischio iniziale, ma un gol di Bebeto poco più di un quarto d'ora dalla fine sancì l'1-0 decisivo. Ai quarti i verdeoro affrontarono l'Olanda e si portarono sul 2-0, ma gli avversari riuscirono a pareggiare. A fissare il punteggio sul 3-2 fu un calcio di punizione del veterano Branco, che decise quella che fu definita la più bella partita del Mondiale. In semifinale contro i brasiliani cadde la Svezia, già affrontata nel girone, ma questa volta battuta per 1-0 (gol di Romário). Nella torrida finale di Pasadena, il 17 luglio, l'avversaria dei sudamericani fu l'Italia di Arrigo Sacchi. Al termine di una partita senza troppe emozioni terminata 0-0 dopo i tempi supplementari Brasile e Italia si contesero il titolo ai calci di rigore per la prima volta nella storia di questa competizione. A spuntarla fu il Brasile dopo gli errori azzurri dal dischetto di Franco Baresi, Daniele Massaro e Roberto Baggio, il quale calciò la palla sopra la traversa.
Parreira lasciò la panchina del Brasile dopo il successo, felice per aver portato a compimento la sua missione[3]. Il ruolo di CT fu assunto nuovamente da Mário Zagallo, ex bandiera della Nazionale ed ex commissario tecnico nel 1970 nonché vice di Parreira nel 1994[3]. Della squadra campione negli Stati Uniti Zagallo mantenne Cafu, Aldair, Dunga (ancora capitano), Leonardo e il tandem offensivo Romário-Bebeto. Leonardo, che nel frattempo aveva mostrato ottime attitudini offensive nel Milan, fu spostato dalla fascia sinistra della difesa a centrocampo. In attacco il posto da titolare accanto al ventunenne Ronaldo, reputato all'epoca il miglior giocatore del mondo[3], fu conteso a Bebeto da un giovane di grande talento, Denílson, apparentemente proiettato verso una radiosa carriera[3].
Nel 1997 il Brasile vinse la Confederations Cup e la Coppa America in Bolivia (fu questa la prima vittoria della competizione continentale fuori dai confini nazionali).
I verdeoro arrivarono secondi al Mondiale 1998. Privi di Romário, fermato da un infortunio[3], vinsero il giorne con Norvegia, Marocco e Scozia con due vittorie e una sconfitta nell'ultimo match contro gli scandinavi, poi sconfissero il Cile agli ottavi, la Danimarca ai quarti e l'Olanda in semifinale ai rigori. Persero clamorosamente per 3-0 la finale contro la Francia padrona di casa. Le polemiche per il risultato molto negativo furono alimentate dal controverso utilizzo in finale della stella Ronaldo nonostante un serio problema di salute (convulsioni[4] o, secondo voci che circolarono, una crisi di nervi[3]) alla vigilia della finale. Ronaldo, che poche ore prima era stato sottoposto ad accertamenti in un nosocomio francese, fu inserito nella lista ufficiale da consegnare alla FIFA solo all'ultimo istante, dopo un rapido consulto medico[3]. Celebri rimasero le parole dell'allenatore Zagallo, che disse prima della finale: «Vocês vão ter que me engolir» («Dovrete ingoiarmi ora»), rispondendo alle ampie critiche ricevute prima e durante la Coppa del Mondo[5].
A Zagallo subentrò Vanderlei Luxemburgo. Nel 1999 i verdeoro s'imposero nuovamente nella Coppa America, eliminando Argentina ai quarti (2-1), Messico in semifinale (2-0) e battendo per 3-0 l'Uruguay in finale, vendicando così la sconfitta contro gli uruguagi patita ai rigori nel 1995. Nel torneo olimpico di Sydney del settembre 2000 i brasiliani furono eliminati per aver perso per 2-1 dopo i supplementari contro il Camerun, nonostante un vantaggio numerico di due uomini. Luxemburgo fu molto criticato per non aver convocato Romário, che aveva anche rivolto un appello televisivo al CT perché lo chiamasse in squadra.
Il 28 marzo 2000 cominciarono le qualificazioni sudamericane per il Mondiale di Giappone e Corea del Sud in programma nel 2002. Il nuovo sistema prevedeva un unico girone che raggruppava tutte le Nazionali della CONMEBOL[6].
Il 15 novembre 2000 la panchina del Brasile passò a Émerson Leão, che richiamò Romário e tentò di costruire attorno a lui una squadra di giovani di talento, ma con scarsa esperienza internazionale. Nell'edizione del 2001 della Copa América in Colombia i verdeoro uscirono clamorosamente ai quarti di finale, sconfitti per 2-0 dall'Honduras. Nella Confederations Cup 2001 la Nazionale si piazzò quarta, buon risultato se si considera che in quella circostanza il torneo fu disputato senza le stelle che giocavano nei campionati europei, la cui convocazione fu impedita dalle resistenze delle squadre di club. Durante la gestione Leão il Brasile disputò tre partite di qualificazione ai Mondiali, con un bilancio di una vittoria (contro la Colombia), una sconfitta (contro l'Ecuador) e un pareggio (contro il Perù).
Il 9 giugno 2001 terminò l'era Leão, rimpiazzato da Luiz Felipe Scolari, detto Felipão, che esordì il 1º luglio con una sconfitta a Montevideo contro l'Uruguay (1-0) in una gara valida per le qualificazioni. Scolari portò disciplina e organizzazione tattica nell'ambiente della Nazionale[6], che sotto la sua guida il Brasile si qualificò per il Mondiale arrivando terza nel girone, con 9 vittorie, 3 pareggi e 6 sconfitte, a 13 punti dalla capolista Argentina e a un punto dall'Ecuador, secondo in graduatoria. La qualificazione fu raggiunta solo all'ultima giornata, il 14 novembre 2001 a São Luís, grazie alla vittoria per 3-0 contro il Venezuela[6].
La formazione disegnata da Scolari coniugava il talento di Ronaldo, Rivaldo e del giovane astro Ronaldinho con la spinta sulle fasce di Cafu e Roberto Carlos e la concretezza di Kléberson (sostituto dell'infortunato Emerson e preferito ben presto a Juninho Paulista) e Gilberto Silva, arcigni mediani vecchio stampo. La difesa a tre composta da Edmílson, Lúcio e Roque Júnior offrì buone garanzie, così come l'erede di Taffarel, il trentaduenne Marcos. Tra le riserve vi era anche il ventenne Kaká, poi affermatosi a grandi livelli nel Milan di Carlo Ancelotti.
Malgrado non avesse impressionato durante la fase di qualificazione, in Asia questa squadra si aggiudicò il suo 5º titolo mondiale. Sorteggiata in un facile girone con Turchia, Costa Rica e Cina, batté tutte e tre le avversarie, segnando 11 gol e subendone solo 3. Agli ottavi eliminò il Belgio battendolo per 2-0 e ai quarti estromise l'Inghilterra (2-1, con gol della giovane stella Ronaldinho). La semifinale contro l'ostica Turchia, già affrontata nel girone, si confermò difficile e i verdeoro prevalsero solo per 1-0 con rete di Ronaldo. Rivaldo, che aveva segnato 5 gol nelle precedenti partite, rimase a secco, non riuscendo così ad eguagliare il primato di Jairzinho, che aveva segnato in ogni incontro del Mondiale 1970. Giunto a disputare la sua terza finale consecutiva in un Mondiale, il Brasile affrontò la Germania per la prima volta nella storia del torneo e la sconfisse per 2-0 con doppietta di Ronaldo. Il capitano Cafu disputò in quell'occasione la terza finale mondiale consecutiva, stabilendo un record[6].
Altri successi (2002-2005) [modifica]
Nel periodo successivo alla conquista del quinto Mondiale, il Brasile vinse altri due trofei: la Copa America e la Confederations Cup. Oltre ai veterani Dida e Ronaldinho, la nazionale scoprì giovani talenti come Adriano, Luis Fabiano e Robinho.
Nella Copa America del 2004, il Brasile arrivò in finale trascinato da Adriano (che risultò capocannoniere del torneo) e vinse la coppa sconfiggendo l'Argentina ai calci di rigore, dopo il 2-2 dei tempi supplementari. L'anno seguente i verdeoro affrontarono la Grecia campione d'Europa, il Giappone e il Messico nel girone della Confederations Cup ottenendo 4 punti. In semifinale, la squadra sudamericana superò i padroni di casa della Germania per 3-2 prima di battere l'Argentina in finale, con un netto 4-1.
Mondiali 2006, vittoria in Copa América e Confederations cup (2006-2010) [modifica]
Al Mondiale tedesco il Brasile si presenta da grande favorito: oltre che campione del Mondo in carica, può contare su un modulo iperoffensivo che permette a Parreira di schierare contemporaneamente Adriano, Ronaldo, Kakà e Ronaldinho. Nonostante le ottime premesse, la Nazionale verdeoro fatica a vincere contro Croazia (1-0, con gol di Kakà allo scadere del primo tempo) e Australia (2-0 ottenuto nei minuti di recupero). Alla terza partita del girone, il Brasile batte 4-1 il Giappone e supera il primo turno a punteggio pieno, per incontrare il Ghana negli ottavi di finale. Nella partita contro gli africani, vinta per 3-0, Ronaldo diventa il bomber assoluto dei Mondiali segnando il suo 15°gol in tre edizioni (4 nel 1998, 8 nel 2002 e 3 nel 2006). Il Brasile viene però eliminato dalla Francia ai quarti di finale, impostasi 1-0 con rete di Thierry Henry.
Dopo il fallimento ai Mondiali Parreira viene sollevato dall'incarico e sostituito da Carlos Dunga, ex-calciatore campione del Mondo nel 1994 ma privo di esperienza come tecnico. Nel 2007 il Brasile vince per la seconda volta consecutiva la Copa America: dopo aver ottenuto due vittorie nelle tre gare del girone, la Seleçao sconfigge Cile ed Uruguay arrivando in finale. L'ultimo incontro del torneo vede il successo brasiliano per 3-0, con reti di Julio Baptista, Daniel Alves e un'autorete di Ayala. Nel giugno del 2009, Dunga conduce i verdeoro alla conquista della terza Confederations Cup (record assoluto): il Brasile batte in finale gli Stati Uniti per 3-2, dopo aver chiuso il primo tempo sotto di due gol.
Ai Mondiali in Sudafrica il Brasile viene sorteggiato nel gruppo H, con Portogallo, Corea del Nord e Costa d'Avorio. Dopo aver superato nordcoreani (2-1) e ivoriani (3-1), nell'ultima gara l'undici di Dunga pareggia a reti inviolate con i lusitani accedendo agli ottavi di finale. Tre giorni dopo, il Brasile batte 3-0 il Cile ma come quattro anni prima esce ai quarti di finale: stavolta è l'Olanda che elimina i brasiliani, vendicandosi della partita di USA 94. Poche settimane dopo l'eliminazione, Dunga lascia la panchina libera; venerdì 23 luglio la Federazione annuncia che il nuovo allenatore sarà Mano Menezes.
L'era Menezes: la Coppa America 2011 [modifica]
Inserita nel girone con Venezuela, Paraguay ed Ecuador, la Seleção passa come prima con 1 vittoria e 2 pari. Ai quarti c'è una seconda sfida coi paraguaiani, il cui portiere Justo Villar porta i suoi a giocarsi la sfida ai calci di rigore. I verdeoro sbagliano tutti i 4 penalty, il Paraguay ne segna 2 e così la squadra di Mano Menezes è costretta a tornare anzitempo in patria.
Colori [modifica]
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fino al Maracanazo (pre-1950)
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dopo il Maracanazo (dopo il 1950)
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In origine la divisa del Brasile era bianca con il colletto blu ma in seguito all'incredibile sconfitta ai mondiali del 1950 contro l'Uruguay nella partita decisiva per l'assegnazione del titolo i colori furono considerati poco patriottici e quindi con il permesso della confederazione sportiva brasiliana il quotidiano Correio da Manhã indisse una competizione per scegliere una nuova uniforme che contenesse i quattro colori della Bandiera del Brasile.[7] Alla fine vinse l'uniforme gialloverde progettata da Aldyr Garcia Schlee, un diciannovenne proveniente da Pelotas.[8] I nuovi colori vennero usati per la prima volta nel marzo 1954 in un match contro il Cile e da allora sono stati sempre usati. Nel marzo 2011 viene presentata la nuova terza maglia che sarà completamente nera, cosa che susciterà non poche polemiche nel paese. Come compromesso per la scelta azzardata, la nuova divisa sarà impiegata solo in gare di esibizione ed amichevoli.[9]
Evoluzione uniformi
Palmarès [modifica]

Campionato del mondo: 5 (record)
- Brasile 1919, Brasile 1922, Brasile 1949, Brasile 1989, Bolivia 1997, Paraguay 1999, Perù 2004, Venezuela 2007
Confederations Cup: 3 (record)
Mondiali [modifica]
| Anno | Luogo | Piazzamento | V | N | P | Gol |
|---|---|---|---|---|---|---|
| 1930 | Primo turno | 1 | 0 | 1 | 5:2 | |
| 1934 | Primo turno | 0 | 0 | 1 | 1:3 | |
| 1938 | Terzo posto |
3 | 1 | 1 | 14:11 | |
| 1950 | Secondo posto |
4 | 1 | 1 | 22:6 | |
| 1954 | Quarti di finale | 1 | 1 | 1 | 8:5 | |
| 1958 | Campione |
5 | 1 | 0 | 16:4 | |
| 1962 | Campione |
5 | 1 | 0 | 14:5 | |
| 1966 | Primo turno | 1 | 0 | 2 | 4:6 | |
| 1970 | Campione |
6 | 0 | 0 | 19:7 | |
| 1974 | Quarto posto | 3 | 2 | 2 | 6:4 | |
| 1978 | Terzo posto |
4 | 3 | 0 | 10:3 | |
| 1982 | Secondo turno | 4 | 0 | 1 | 15:6 | |
| 1986 | Quarti di finale | 4 | 1 | 0 | 10:1 | |
| 1990 | Ottavi di finale | 3 | 0 | 1 | 4:2 | |
| 1994 | Campione |
5 | 2 | 0 | 11:3 | |
| 1998 | Secondo posto |
4 | 1 | 2 | 14:10 | |
| 2002 | Campione |
7 | 0 | 0 | 18:4 | |
| 2006 | Quarti di finale | 4 | 0 | 1 | 10:2 | |
| 2010 | Quarti di finale | 3 | 1 | 1 | 9:4 | |
| 2014 | Paese ospitante | - | - | - | - |
Partecipazioni alla Coppa America [modifica]
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Rosa attuale [modifica]
Lista dei 23 convocati per la FIFA Confederations Cup 2013 che si svolgerà in Brasile dal 15 al 30 giugno 2013.
Allenatori [modifica]
- Adhemar Pimenta (1936-1938; 1942)
- Flávio Costa (1944-1950; 1955; 1956)
- Zezé Moreira (1952; 1954-1955)
- Aymoré Moreira (1953)
- Vicente Feola (1955)
- Osvaldo Brandão (1955-1956; 1957)
- Teté (1956)
- Silvio Pirilo (1957)
- Pedrinho (1957)
- Vicente Feola - Coppa del Mondo FIFA 1958 (1958-1959, 1960)
- Gentil Cardoso (1959)
- Oswaldo Rolla (1960)
- Aymoré Moreira - Coppa del Mondo FIFA 1962 (1961-1963)
- Vicente Feola (1964-1967)
- Dorival Yustrich (1968)
- João Saldanha (1969-1970)
- Zagallo - Coppa del Mondo FIFA 1970 (1970-1974;)
- Osvaldo Brandão (1975-1977)
- Cláudio Coutinho (1977-1980)
- Telê Santana (1980-1982)
- Carlos Alberto Parreira (1983;)
- Edu (1983-1984)
- Evaristo de Macedo (1984-1985)
- Telê Santana (1985-1986)
- Carlos Alberto Silva (1987-1988)
- Sebastião Lazaroni (1989-1990)
- Paulo Roberto Falcão (1991)
- Carlos Alberto Parreira - Coppa del Mondo FIFA 1994 (1991-1994)
- Zagallo (1995-1998)
- Vanderlei Luxemburgo (1998-2000)
- Émerson Leão (2000-2001)
- Luiz Felipe Scolari - Coppa del Mondo FIFA 2002 (2001-2002)
- Carlos Alberto Parreira (2002-2006)
- Dunga (2006-2010)
- Mano Menezes (2010-2012)
- Luiz Felipe Scolari (2012-)
Record individuali [modifica]
NOTA: La nazionale brasiliana, per via della sua notorietà, gioca occasionalmente (soprattutto in passato, ora la tendenza è diminuita) partite di esibizione contro squadre di club, selezioni continentali, selezioni FIFA, di varie federazione o leghe nazionali e perfino contro enti o fondazioni. Tutte queste partite, non essendo riconosciute dalla FIFA, non entrano a far parte delle statistiche individuali di presenze e di reti.
Ciò può causare discordanza tra le varie fonti. Di seguito sono riportati i record riconosciuti dalla federazione internazionale.
Record di presenze e di gol [modifica]
| Per approfondire, vedi Calciatori della Nazionale brasiliana. |
Classifiche aggiornate al 9 febbraio 2013[10].
|
Tutte le rose [modifica]
Mondiali [modifica]
Campeonato Sudamericano de Football/Copa América [modifica]
Confederations Cup [modifica]
Gold Cup [modifica]
Mundialito [modifica]
Campionato Panamericano [modifica]
Giochi olimpici [modifica]
Confronti con altre Nazionali [modifica]
Tra gli avversari nazionali contro cui sono stati disputati almeno 10 incontri, il Brasile presenta i seguenti saldi:
Saldo positivo [modifica]
| Nazionale | Giocate | Vinte | Pareggiate | Perse | Reti Fatte | Reti Subite | Differenza reti | Ultima vittoria | Ultimo pari | Ultima sconfitta |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| 74 | 46 | 17 | 11 | 165 | 61 | +104 | 10 giugno 2009 | 31 marzo 2004 | 15 giugno 2008 | |
| 72 | 33 | 19 | 20 | 127 | 93 | +34 | 6 giugno 2009 | 10 luglio 2007 | 1º luglio 2001 | |
| 67 | 47 | 13 | 7 | 160 | 57 | +103 | 28 giugno 2010 | 24 aprile 2013 | 15 agosto 2000 | |
| 39 | 27 | 9 | 3 | 83 | 27 | +56 | 1º aprile 2009 | 18 novembre 2007 | 28 aprile 1985 | |
| 35 | 20 | 6 | 9 | 67 | 33 | +34 | 12 settembre 2007 | 30 aprile 2003 | 27 giugno 2007 | |
| 27 | 22 | 3 | 2 | 84 | 20 | +64 | 17 ottobre 2007 | 29 marzo 2009 | 17 novembre 2004 | |
| 27 | 19 | 3 | 5 | 91 | 25 | +66 | 6 aprile 2013 | 10 settembre 2008 | 11 ottobre 2009 | |
| 24 | 15 | 7 | 2 | 54 | 10 | +44 | 7 settembre 2003 | 15 ottobre 2008 | 13 luglio 1991 | |
| 24 | 11 | 9 | 4 | 32 | 21 | +11 | 14 novembre 2009 | 1º giugno 2007 | 13 gennaio 2013 | |
| 21 | 12 | 5 | 4 | 39 | 24 | +15 | 25 giugno 2005 | 8 settembre 2004 | 10 agosto 2011 | |
| 20 | 18 | 1 | 1 | 82 | 6 | +76 | 12 ottobre 2008 | 14 ottobre 2009 | 6 giugno 2008 | |
| 19 | 12 | 3 | 4 | 36 | 15 | +21 | 19 novembre 2008 | 25 giugno 2010 | 6 febbraio 2007 | |
| 16 | 9 | 5 | 2 | 27 | 14 | +13 | 18 dicembre 1991 | 3 marzo 1982 | 23 giugno 1968 | |
| 17 | 16 | 0 | 1 | 35 | 11 | +24 | 31 maggio 2012 | – | 10 febbraio 1998 | |
| 15 | 7 | 6 | 2 | 32 | 22 | +10 | 30 ottobre 1991 | 14 novembre 1989 | 3 giugno 1934 | |
| 15 | 9 | 4 | 2 | 33 | 18 | +15 | 26 marzo 2008 | 28 giugno 1994 | 16 giugno 1989 | |
| 15 | 7 | 3 | 5 | 26 | 21 | +5 | 21 giugno 2009 | 21 marzo 2013 | 5 luglio 1982 | |
| 13 | 10 | 2 | 1 | 40 | 20 | +20 | 26 febbraio 1997 | 17 marzo 1993 | 6 luglio 1974 | |
| 10 | 8 | 1 | 1 | 20 | 5 | +15 | 5 settembre 2006 | 12 giugno 1983 | 11 settembre 1991 | |
| 10 | 8 | 2 | 0 | 16 | 3 | +13 | 27 marzo 2011 | 18 giugno 1974 | – |
Saldo neutro [modifica]
| Nazionale | Giocate | Vinte | Pareggiate | Perse | Reti Fatte | Reti Subite | Differenza | Ultima vittoria | Ultimo pari | Ultima sconfitta |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| 14 | 5 | 4 | 5 | 21 | 19 | +2 | 26 agosto 1992 | 20 maggio 2004 | 9 febbraio 2011 | |
| 11 | 3 | 5 | 3 | 15 | 15 | 0 | 8 giugno 1999 | 4 giugno 2011 | 2 luglio 2010 |
Saldo negativo [modifica]
| Nazionale | Giocate | Vinte | Nulle | Perse | Reti Fatte | Reti Subite | Differenza | Ultima vittoria | Ultimo pari | Ultima sconfitta |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| 95 | 35 | 24 | 36 | 145 | 157 | –12 | 19 settembre 2012 | 18 giugno 2008 | 21 novembre 2012 |
NB: Come da regolamento FIFA le gare terminate ai rigori contro Francia (21 giugno 1986, persa), Argentina (27 giugno 1993, persa, 17 luglio 1995 e 25 luglio 2004, vinte), Italia (17 luglio 1994, vinta), Uruguay (23 luglio 1995, persa, 21 luglio 2004 e 10 luglio 2007, vinte) e Olanda (7 luglio 1998, vinta) sono considerate partite pareggiate.
Onorificenze [modifica]
| Premio Principe delle Asturie per lo sport | |
| — 2002 |
Note [modifica]
- ^ a b c d e f Top 10 mondiali - Le squadre più belle - 6. Brasile '82. it.eurosport.yahoo.com, 31 maggio 2010. URL consultato in data 28 luglio 2010.
- ^ a b c d e f (EN) Brazil football team in the 1994 World Cup, v-brazil.com.
- ^ a b c d e f g (EN) Brazil football team in the 1998 World Cup, v-brazil.com.
- ^ Mistero Ronaldo: "Ho avuto le convulsioni", Corriere della Sera, 14 luglio 1998. URL consultato in data 26 luglio 2010.
- ^ (PT) Thiago Dias, Zagallo: 'Vão ter que engolir o Dunga', GloboEsporte.com, 16 luglio 2007. URL consultato in data 26 luglio 2010.
- ^ a b c d (EN) Brazil in the 2002 World Cup, v-brazil.com.
- ^ Futebol, p64
- ^ Ibid
- ^ Curiosport - Brasile tutto nero? La maglia è pronta! - Yahoo! Eurosport
- ^ Brazil – Record International Players. RSSSF, 7 novembre 2008
Bibliografia [modifica]
- Ruy Castro, Andrew Downie (traduttore), Garrincha - The triumph and tragedy of Brazil's forgotten footballing hero, Yellow Jersey Press, London, 2005. ISBN 0-224-06433-9
Voci correlate [modifica]
- Federazione calcistica del Brasile
- Nazionale olimpica di calcio del Brasile
- Nazionale di calcio del Brasile Under-20
- Nazionale di calcio femminile del Brasile
- Rivalità calcistica Argentina-Brasile
Altri progetti [modifica]
Commons contiene immagini o altri file sulla Nazionale di calcio del Brasile
Collegamenti esterni [modifica]
- (PT) Sito ufficiale
- (PT, EN) Archivio dei risultati della Nazionale brasiliana (solo partite della Nazionale "A")
- (DE, EN, IT) Profilo e statistiche su Transfermarkt.it