Arabia Saudita

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.
Regno di Arabia Saudita
Regno di Arabia Saudita – Bandiera Regno di Arabia Saudita - Stemma
(dettagli) (dettagli)
لا إله إلا الله، محمد رسول الله
Lā ilāha illā Allāh, Muḥammad rasūl Allāh.
Non c'è altro dio che Dio; Maometto è il messaggero di Dio.
Regno di Arabia Saudita - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome completo Arabia Saudita
Nome ufficiale المملكة العربية السعودية
al-Mamlaka al-ʿArabiyya al-Suʿūdiyya
Lingue ufficiali Arabo
Capitale Riyad  (ca. 6.800.000 ab. / 2010)
Politica
Forma di governo Monarchia assoluta islamica
Re ʿAbd Allāh
Indipendenza Unificazione nel 1932 fra regno (conquistato) del Hijaz e Sultanato del Najd
Ingresso nell'ONU 24 ottobre 1945
Superficie
Totale 2.149.690 km² (13º)
 % delle acque 0 %
Popolazione
Totale 29.195.895 ab. (2012) (43º)
Densità 12,3 ab./km²
Tasso di crescita 1,523% (2012)[1]
Nome degli abitanti Sauditi
Geografia
Continente Asia
Confini Iraq, Giordania, Kuwait, Oman, Qatar, Emirati Arabi Uniti e Yemen
Fuso orario UTC +3
Economia
Valuta Riyal saudita
PIL (nominale) 711 050[2] milioni di $ (2012) (19º)
PIL pro capite (nominale) 24 524 $ (2012) (31º)
PIL (PPA) 883 666 milioni di $ (2012) (20º)
PIL pro capite (PPA) 30 477 $ (2012) (28º)
ISU (2011) 0,770 (alto) (56º)
Fecondità 2,8 (2010)[3]
Consumo energetico 0,63 kWh/ab. anno
Varie
Codici ISO 3166 SA, SAU, 682
TLD .sa
Prefisso tel. +966
Sigla autom. KSA
Inno nazionale ʿĀsha al-Malik (Viva il Re)
Festa nazionale 23 settembre 
Regno di Arabia Saudita - Mappa
È uno dei 51 Stati che hanno dato vita all'ONU nel 1945.
Evoluzione storica
Stato precedente Flag of Nejd (1926).svg Flag of Hejaz 1926.svg Regno del Neged e dell'Hegiaz
 

Coordinate: 23°43′N 44°07′E / 23.716667°N 44.116667°E23.716667; 44.116667

L'Arabia Saudita[4] (in arabo: السعودية, al-Suʿūdiyya o al-Saʿūdiyya), ufficialmente conosciuta come il Regno di Arabia Saudita[5] (in arabo: المملكة العربية السعودية, al-Mamlaka al-ʿArabiyya al-Suʿūdiyya)[6]), è il più grande Stato arabo dell'Asia occidentale per superficie (circa 2,25 milioni km², che costituiscono il grosso della penisola arabica), e il secondo più grande del mondo arabo (dopo l'Algeria). Confina con la Giordania e l'Iraq a nord, il Kuwait a nord-est, il Qatar e gli Emirati Arabi Uniti a est, l'Oman a sud-est, lo Yemen a sud, il mar Rosso a ovest e il golfo Persico a est. La sua popolazione è stimata essere costituita da 16 milioni di cittadini e ulteriori 9 milioni di stranieri registrati come espatriati e 2 milioni di immigrati illegali.[7]

Il Regno di Arabia Saudita è stato fondato nel 1932 da ʿAbd al-ʿAzīz b. Saʿūd (noto per la maggior parte del suo regno come Ibn Saʿūd), anche se le conquiste che infine hanno portato alla creazione del Regno presero l'avvio nel 1902, quando egli conquistò Riyad, la sede ancestrale della sua famiglia, la casa di Saud, denominata in arabo come Āl Saʿūd. Sin dalla sua nascita, il governo dell'Arabia Saudita è stato una monarchia assoluta e segue le linee guida islamiche. L'Arabia Saudita è il luogo di nascita dell'Islam e il regno è talvolta chiamato "la terra delle due sacre moschee" in riferimento all'al-Masjid al-Ḥaram (a Mecca) e all'al-Masjid al-Nabawī (a Medina), i due luoghi più sacri dell'Islam.

L'Arabia Saudita ha le più grandi riserve di petrolio al mondo che sono concentrate in gran parte nella provincia orientale.[8][9] Il petrolio rappresenta più del 95% delle esportazioni e il 70% delle entrate del governo, anche se la quota di economia non-oil è stata recentemente in crescendo. Questo ha facilitato la trasformazione di un regno deserto sottosviluppato in una delle nazioni più ricche del mondo. Vasti proventi del petrolio hanno permesso una rapida modernizzazione, come ad esempio la creazione di uno stato sociale.[10] Ha inoltre la sesta più grande riserva di gas naturale al mondo. L'Arabia Saudita è l'unico paese al mondo che vieta alle donne di guidare veicoli.[11]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia dell'Arabia Saudita e Regno hascemita del Hijaz.

La penisola arabica, specialmente nelle regioni meridionali yemenite, è considerata una delle quindici aree del pianeta in cui si è organizzata la società umana ed è per questo motivo che la zona è definita "culla dell'umanità".

Un'entità statale saudita nacque nell'arabia centrale circa nel 1750 quando il sultano del Najd, Muhammad ibn Saʿūd, unì le sue forze sotto la spinta ideale fornita da un riformatore islamico hanbalita, Muḥammad ibn ʿAbd al-Wahhāb, con lo scopo di creare una nuova realtà politica e statuale. Nei centocinquanta anni successivi, le fortune della famiglia degli Āl Saʿūd sono cresciute e decadute molte volte, poiché la famiglia contendeva il potere e il territorio sulla penisola araba all'Egitto, all'Impero Ottomano e ad altre famiglie arabe. Il moderno Stato della famiglia Saʿūd (Āl Saʿūd) fu fondato dal re ʿAbd al-ʿAzīz Āl Saʿūd (spesso noto internazionalmente come Abdul Aziz Ibn Saud).

Nel 1902 ʿAbd al-ʿAzīz Āl Saʿūd conquistò la città di Riyad, la capitale ancestrale della dinastia degli Āl Saʿūd, sottraendola alla famiglia rivale degli Āl Rashīd. Successivamente ʿAbd al-ʿAzīz sottomise al-Hasa, la provincia di al-Qaṭīf, il resto del Najd e la regione del Ḥijāz fra il 1913 e il 1926.

L'8 gennaio 1926 ʿAbd al-ʿAzīz Āl Saʿūd diventò il re del Ḥijāz, strappato all'hascemita re ʿAlī b. al-Husayn, figlio dello Sharīf della Mecca, al-Ḥusayn b. ʿAlī, che aveva proclamato nel corso della prima guerra mondiale la Rivolta Araba contro l'Impero Ottomano e che era stato compensato con l'attribuzione ai suoi figli di varie entità arabe erette a monarchia (Emirato di Transgiordania, Regno d'Iraq e, appunto, Regno di Ḥijāz).

Il 29 gennaio 1927, ʿAbd al-ʿAzīz Āl Saʿūd assunse il titolo di re del Najd (il suo titolo precedente era sultano). Dal trattato di Gedda, firmato il 20 maggio 1927, la Gran Bretagna riconobbe l'indipendenza del regno di ʿAbd al-ʿAzīz (allora conosciuto come "Regno di Hijāz e Najd"). Il 23 settembre 1932 queste regioni furono unificate sotto la dizione di Regno di Arabia Saudita (al-Mamlakat al-ʿarabiyya al-saʿūdiyya).

La scoperta del petrolio nel marzo del 1938 ha trasformato economicamente lo Stato e ha dato al regno l'autorevolezza di cui gode, malgrado la struttura integralista delle sue istituzioni giuridiche e sociali (l'Arabia Saudita è ufficialmente wahhabita) e il suo gigantesco finanziamento per l'edificazione, nel mondo islamico e non, di moschee e centri culturali di orientamento fondamentalista e di partiti e movimenti politici che al Wahhabismo direttamente o indirettamente si richiamano (il caso più vistoso è la fratellanza musulmana) diversi miliardi di dollari che non hanno impedito all'Arabia Saudita di mantenere strette relazioni con le molte nazioni occidentali che comprano il suo petrolio e, in particolare, con gli Stati Uniti d'America, alla cui politica estera il regno è da sempre fedelmente allineato.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Geografia dell'Arabia Saudita.
Vista del monte Ṭuwayq da ovest.

Il Regno di Arabia Saudita occupa circa l'80% della penisola araba. Nel 2000, l'Arabia Saudita e lo Yemen firmarono un accordo ponendo termine alle controversie sulla linea di confine.[12] Tuttavia, per buona parte, i confini meridionali dello Stato, rispettivamente con Emirati Arabi Uniti e Oman, non sono precisamente definiti, e pertanto la dimensione esatta del paese resta sconosciuta. Il governo saudita la stima in 2.149.690 km². Altre stime variano tra 1.960.582 km²[13] e 2.240.000 km². L'Arabia Saudita è convenzionalmente indicata come il 13º Stato più grande del mondo.

La geografia dell'Arabia Saudita è variegata: dal deserto umido della Tihama, posto al livello del mar Rosso, ci si innalza lungo la catena montuosa del Jabal al-Hijaz, che ad ovest taglia in lunghezza la penisola. Oltre questa catena si trova l'altopiano del Najd, che si estende nella parte centrale del paese. La regione sud-occidentale di Asir presenta montagne che raggiungono i 3.000 metri sul livello del mare e possiede il clima più fresco e il paesaggio più verde del paese, attirando nei mesi estivi molti sauditi in località come Abha. L'est è principalmente una pianura rocciosa o sabbiosa che si estende fino alle rive del golfo Persico. Lungo i confini meridionali si trova il deserto del Rubʿ al-Khālī.

Per lo più disabitata, la gran parte della massa continentale dello Stato è costituita da deserti con un clima semi-arido. Meno del due per cento della superficie totale del paese è adatta alle coltivazioni. I centri abitati principali si trovano lungo le coste o in prossimità delle oasi interne come Hufuf e Burayda. L'Arabia Saudita non ha fiumi o laghi permanenti per tutto l'anno; tuttavia la sua linea di costa si estende per 2.640 km.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Il clima è tendenzialmente asciutto, nelle zone più interne propriamente desertico e presenta grandi sbalzi di temperature. Il regime delle precipitazioni rende il paese arido o semi-arido, con terreno principalmente stepposo e talora a prevalenza sabbiosa. Nella maggior parte del regno la vegetazione è spontanea e arbustiva. La zona costiera del mar Rosso, specialmente le barriere coralline, ha una fauna marina molto ricca. D'estate la temperatura può raggiungere i 50 gradi, d'inverno è mite con temporali vicino al canale dell'Egitto.

Flora e fauna[modifica | modifica wikitesto]

A causa dell’aridità del suolo, la vegetazione è molto rara e limitata a palme da dattero e arbusti. Soltanto nelle oasi e nelle zone dove sono presenti sufficienti riserve d’acqua, circa il 2% del territorio del paese, è possibile coltivare cereali e ortaggi. La fauna è costituita da esemplari di iena, volpe, gatto selvatico, pantera, gazzella, antilope e struzzo.

Nonostante sia un paese costituito in gran parte da deserti, l’Arabia Saudita possiede una biodiversità piuttosto ricca; gran parte della flora e della fauna è endemica. Secondo le stime, nel paese si trovano 3.500 specie di piante e 77 specie di mammiferi terrestri, 9 (2004) delle quali sono a rischio d’estinzione; vi sono inoltre 413 specie conosciute di uccelli, 17 (2004) delle quali rare.

Ambiente[modifica | modifica wikitesto]

Speciali riserve naturali, dette himā (in arabo: حمى, ossia "protezione", "cosa riservata"), risalgono a oltre duemila anni fa, e quindi al periodo preislamico. Lo storico Hishām b. al-Kalbī informa però nel suo Kitāb al-aṣnām ("Il libro degli idoli", ed. Aḥmad Zakī Pascià, Cairo, Dār al-maʿārif, 1914) che queste aree erano riservate ai capi tribù (sayyid) per il pascolo dei loro animali o erano annesse ai primitivi santuari pagani. La sacertà (ḥaram) di tali aree era tale che un animale che fosse casualmente penetrato nel himā di una data divinità veniva senz'altro acquisito al patrimonio del santuario e di esso era vietato il recupero o la cattura.[14]

Oggi l’Arabia Saudita ha un vasto sistema di aree protette, grazie alla grande importanza che la cultura islamica attribuisce alla natura. Fra queste aree vi sono: il parco nazionale di Asir, alcuni himā tradizionali e riserve naturali tra cui la Dawhat al-Dafi e la Dawhat al-Musallamiyya, che in totale ricoprono il 37% (nel 2007) del territorio del paese. Importanti aree protette sono situate nelle zone militari presso il confine con la Giordania e nel Rubʿ al-Khālī orientale.

L’Arabia Saudita ha aderito alla World Heritage Convention (Convenzione sul Patrimonio dell'Umanità). Il paese ha ratificato accordi internazionali per l’ambiente riguardanti il cambiamento del clima, lo smaltimento dei rifiuti pericolosi, la desertificazione e la protezione dell’ozonosfera. A livello locale, è impegnato nella cooperazione per la protezione degli ambienti marini condivisi con altri paesi, nel golfo Persico, nel mar Rosso e nel golfo di Aden.

Popolazione[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica dell'Arabia Saudita.

La popolazione saudita nel 2006 è stimata in circa 27,02 milioni, includendo circa 6,4 milioni di stranieri residenti. Il tasso di natalità è di 29,74 nascite per 1.000 abitanti; il tasso di mortalità è di soli 2,66 morti ogni 1.000 abitanti.

Fino agli anni sessanta, la maggior parte della popolazione era nomade o semi-nomade. A causa del rapido sviluppo economico e urbano, più del 95% della popolazione ora è sedentarizzato. All'inizio degli anni novanta la distribuzione della popolazione variava notevolmente fra le città delle zone costiere a est e a ovest del paese, le oasi interne densamente abitate e la maggioranza delle aree interne desertiche quasi totalmente disabitate. Alcune oasi hanno una densità di popolazione di più di 1.000 abitanti per chilometro quadrato.

Etnie[modifica | modifica wikitesto]

La maggior parte dei sauditi è di etnia araba. Alcuni hanno un'origine etnica mista e sono discendenti di turchi, iraniani, indonesiani, indiani, africani e di altre etnie, la maggioranza delle quali immigrò come pellegrina dell'hajj, fissando la propria residenza nella regione del Ḥijāz, lungo il litorale del mar Rosso. Molti arabi dei paesi vicini lavorano nel regno saudita. Ci sono inoltre numerosi asiatici, immigrati per lavoro principalmente dall'India, dal Pakistan, dal Bangladesh, dall'Indonesia e dalle Filippine. I filippini in particolare rappresentano il maggior gruppo etnico straniero, con oltre 1.000.000 di immigrati.[15] Gli occidentali sono meno di 500.000 in tutta l'Arabia Saudita.

Religioni[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Islam.

La religione ufficiale del regno arabo saudita è l'Islam, nella sua versione giuridico-teologica del hanbalismo wahhabita. La libertà religiosa è molto limitata. È impossibile per i non musulmani edificare luoghi per i loro culti[16], e persino celebrare anche in modo privato la propria fede. Inoltre, l'ordinamento prevede la pena di morte per apostasia. Il possesso della Bibbia e di altri oggetti religiosi (come la croce) è proibito. A nessun non musulmano è permesso diventare cittadino dello Stato Saudita. Fra i lavoratori immigrati ve ne sono di religione cristiana (in prevalenza filippini, ma anche indiani), pari a circa il 7% del totale della popolazione residente.[17]

Lingue[modifica | modifica wikitesto]

La lingua araba è la lingua ufficiale dello Stato. L'inglese, la lingua usata negli affari, è ampiamente diffuso nelle città.

Ordinamento dello Stato[modifica | modifica wikitesto]

Re ʿAbd Allāh.

La forma di governo dell'Arabia Saudita è la monarchia assoluta; il nome ufficiale dello Stato è Regno di Arabia Saudita (in arabo: المملكة العربية السعودية, al-Mamlaka al-ʿArabiyya al-Suʿūdiyya).

Le leggi fondamentali del regno (facenti funzione di una costituzione, assente perché la "costituzione" è il Corano) furono promulgate nel gennaio 1992 con la dichiarazione secondo la quale l'Arabia Saudita è una monarchia governata dai discendenti del sultano del Najd ʿAbd al-ʿAzīz Āl Saʿūd, primo re dell'Arabia Saudita (Dinastia Saudita).

Tali leggi si basano su quella islamica, Sharīʿa, composta dal Corano e dalla Sunna del profeta Maometto (in arabo Muḥammad). Non è dato invece grande spazio all'Ijmāʿ e al Qiyāṣ che, pur non facendo parte in senso stretto della Sharīʿa, sono da molti madhhab (ma non da quello hanbalita) riconosciuti come fonti del diritto islamico. La Sharīʿa è applicata da tribunali coranici. Non esistono elezioni parlamentari, né partiti politici nel paese. Nel 2005 si sono tuttavia organizzate elezioni locali.

Suddivisioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Province dell'Arabia Saudita.

L'Arabia Saudita è divisa in 13 province (manātiq, al singolare mintaqa).

  1. al-Bāha
  2. al-Hudūd al-Shamāliyya
  3. al-Jawf
  4. Al-Madina
  5. al-Qaṣīm
  6. al-Riyāḍ
  7. al-Sharqiyya (provincia orientale)
  8. 'Asir
  9. Ḥāʾil
  10. Jāzān
  11. Makka (provincia occidentale)
  12. Najrān
  13. Tabūk

Città principali[modifica | modifica wikitesto]

  • Riyad è la capitale del paese ed è situata nella provincia di al-Riyāḍ, nella regione di Najd; è capitale dal 1932 ed è considerata anche la culla della cultura islamica. La città è sede di luoghi di interesse tra cui la fortezza Masmak, il centro culturale del re Fahd, il Tuwayq Palace e lo stadio del re Fahd. Nella capitale si trova anche “la piazza Chop Chop“ dove vengono svolte le esecuzioni pubbliche di decapitazione.
  • La Mecca: è una città situata nella provincia omonima ed è considerata la capitale della regione. È anche comunemente considerata il più sacro e significativo luogo islamico. L'Islam impone a tutti i musulmani che sono in buona salute e che abbiano i mezzi finanziari adeguati, di fare almeno un pellegrinaggio alla Mecca nel corso della loro vita. Solo i visitatori musulmani sono ammessi in città.
  • Gedda: è la più importante città nella parte occidentale del paese e la seconda più grande in tutto il paese dopo la capitale. Il più grande richiamo di Gedda per i suoi visitatori è lo shopping, vanta più di 90 centri commerciali, dove si può trovare tutto ciò che è disponibile nei negozi occidentali. Punti di riferimento da visitare sono il Sawari Mall, il Sultan Mall, il Serafi Mega Mall, il Roshan Mall, il Mahmud Saʿīd Center e l'Heraa Plaza.
  • Qatif: è situato nella provincia orientale dell’Arabia Saudita ed è una cittadina storica che ospita la più grande comunità musulmano-sciita del paese. Tra i più importanti punti di interesse della città sono il gran numero di villaggi con i loro mercati tradizionali, come il Sūq al-khamīs e Sūq Waqif. La città è famosa sia per i datteri, che per il pesce; infatti Qatif ospita il più grande mercato del pesce del paese e dell'intera regione del golfo.

Istituzioni[modifica | modifica wikitesto]

Forze armate[modifica | modifica wikitesto]

Worldwide military spending 2005 (horizontal).svg

L'Arabia Saudita spende miliardi di dollari per equipaggiare le proprie forze armate, spesso comprando armamenti dagli Stati Uniti d'America. Come mostra il grafico, l'Arabia Saudita è al nono posto al mondo per spesa militare.

Le forze armate saudite sono composte da:

Politica[modifica | modifica wikitesto]

Politica interna[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Diritti umani in Arabia Saudita.

L'Arabia Saudita è uno Stato retto da monarchia assoluta di carattere islamico. Il sovrano è il capo di Stato del paese e la somma autorità religiosa, e detiene poteri pressoché assoluti. La linea di successione è ristretta soltanto ai reali di sesso maschile e regolata dalla legge non scritta del "seniorato": il re saudita perciò non sarà il primogenito del precedente monarca regnante, bensì il membro più anziano in vita della famiglia reale che sia stato giudicato degno da una sorta di consiglio familiare. Le più alte cariche politiche sono occupate dai membri più influenti della medesima famiglia.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Riyal saudita
(banconota da 1 riyāl, con l'immagine di re Fayṣal e il Jabal al-Nūr presso La Mecca sul recto e l'aeroporto di Gedda sul verso).

L'economia dello Stato verte sul petrolio, con forti controlli statali sulle attività economiche più importanti. L'Arabia Saudita possiede il 25% (http://www.arabia-saudita.it/) del totale stimato delle riserve del petrolio mondiale; figura come la più grande esportatrice di petrolio e svolge un ruolo principale nell'OPEC. Il settore del petrolio rappresenta approssimativamente il 75% delle entrate del bilancio, il 40% del PIL e il 90% degli incassi dovuti all'esportazione. Circa il 35% del PIL viene dal settore privato. Nel 1999, l'Arabia Saudita fu decisiva nello sforzo dell'OPEC e di altri paesi, di realizzare con successo l'aumento del prezzo del petrolio, portandolo ai livelli più alti dall'epoca della guerra del Golfo tra Iraq e alleati degli USA. Questo intento venne concretizzato riducendo la produzione. Infatti, il prezzo del petrolio nel mese di luglio del 2008 raggiunse all'incirca i 160$ al barile per poi scendere in picchiata ed essere nel novembre, sempre del 2008, ai 55$ al barile. I prezzi del petrolio rimangono elevati, ma nonostante tutto, Riyaḍ ha grandi disavanzi di bilancio, in parte causati dagli aumenti della spesa per la formazione e altri programmi sociali.

L'Arabia Saudita ha annunciato il varo di programmi per avviare la privatizzazione delle aziende produttrici di elettricità nel 1999, preceduta dalla privatizzazione delle aziende impegnate nel settore delle telecomunicazioni. Il governo spera di continuare a sviluppare il settore privato per diminuire la dipendenza del regno dal petrolio e per poter così anche aumentare le possibilità d'impiego per la popolazione saudita che sta aumentando costantemente. La scarsità d'acqua e la veloce crescita della popolazione obbligheranno il governo a modificare i propri sforzi per aumentare l'autosufficienza nella produzione di prodotti agricoli.

Negli anni recenti, l'Arabia Saudita ha sperimentato una significativa contrazione dei proventi dal petrolio, combinata con un elevato tasso di crescita della popolazione. Queste cause hanno fatto precipitare il reddito pro capite da 25.000 US$ nel 1980 a 8.000 US$ nel 2003; nel 1999 era di circa 7.000 US$. Il declino registrato tra il 1980 e il 1999 ha segnato un record mondiale negativo di cui non si conoscono precedenti nella storia delle nazioni in periodo di pace.

Forza lavoro[modifica | modifica wikitesto]

I lavoratori stranieri in Arabia Saudita sono impiegati soprattutto nell'industria petrolifera. La comunità più numerosa è quella dei filippini, con circa un milione di persone. Coloro che provengono da Bangladesh, India e Pakistan si attestano complessivamente tra 1 a 1,5 milioni di persone). Egiziani e sudanesi ammontano a circa 900 000 unità, gli indonesiani a circa 500 000. La monarchia ha recentemente lanciato una nuova campagna per favorire l'impiego dei giovani sauditi nel settore privato, al fine di ridurre il numero di lavoratori stranieri nel paese.[18]

In Arabia Saudita le principali aziende di costruzione contraenti sono poco entusiaste di inviare le loro squadre per realizzare progetti per la ricostruzione della Striscia di Gaza. Le società non saranno in grado di realizzare un grande profitto dal progetto di ricostruzione, mentre il re saudita ʿAbd Allāh aveva promesso $1 miliardo in aiuti ai palestinesi. I timori delle società saudite ruotano attorno alla questione della sicurezza nella Striscia.[19]

L'Islam in Arabia Saudita[modifica | modifica wikitesto]

Il Wahhabismo di Stato in Arabia Saudita comporta una serie di misure ufficiali, miranti a garantire la rigorosa osservanza delle prescrizioni giuridiche e sociali islamiche degli abitanti del Regno, musulmani o meno che siano.[20] Il fatto più appariscente è la separazione esistente a livello pubblico e privato dell'elemento femminile inserito a pieno titolo in ambito educativo e lavorativo nel tessuto istituzionale, ma tenuto a una rigida separazione dall'elemento maschile e a una sorveglianza da parte parentale. Una donna non potrà guidare un'autovettura, fosse anche una diplomatica non musulmana, né potrà fare shopping da sola qualora le manchi un accompagnamento da parte di un componente della sua famiglia con cui sia illecito contrarre matrimonio.

Un altro fatto che spesso suscita reazioni negative e polemiche nell'ambito del mondo occidentale è la mancanza di edifici di culto non islamici (sinagoghe, chiese, templi di varia natura religiosa), salvo quanto è garantito all'interno delle strutture dell'Aramco (la società petrolifera statale). La norma non deriva da una rigorosa prescrizione coranica, bensì dal preteso decreto emesso dal secondo califfo ʿUmar b. al-Khaṭṭāb (reg. 634-644) che stabilì la sacertà dell'intera Jazīrat al-ʿArab (Penisola Araba) come estensione del principio di sacralità (ḥaram) garantita al territorio della Mecca. È però dubbio che una tale disposizione fosse applicata totalmente, visto che esistono testimonianze storiche certe sulla presenza di non musulmani nella stessa capitale islamica di Medina; lo stesso schiavo che pugnalò a morte il califfo si disse fosse cristiano o persiano (zoroastriano).[21]

Occorre chiarire tuttavia che questa assenza di luoghi di culto non islamici riguarda esclusivamente l'Arabia Saudita che a causa della sua intrinseca natura istituzionale è paragonabile non già a uno Stato laico del pianeta, ma a uno Stato strutturalmente definibile come teocratico, come poteva essere un tempo il Tibet prima dell'annessione cinese e come è attualmente lo stato della Città del Vaticano, all'interno dei quali infatti non erano e non sono permesse presenze estranee al culto religioso dominante e qualificante, malgrado all'interno dello stato cristiano e di quello buddhista sia riconosciuto il diritto di praticare privatamente il proprio credo religioso.

L'islamicità del regno trova una sua appariscente sottolineatura nell'istituzione dei mutawwīn, incorporati nel servizio civile della burocrazia saudita fin dagli anni ottanta. Con maniere talora assai spicce e ricorrendo talora anche a repressioni di tipo fisico, essi sono incaricati ufficialmente di sorvegliare che siano osservati alcuni precetti islamici di natura tanto giuridica quanto sociale, quali l'osservanza dell'obbligo delle cinque preghiere giornaliere (ṣalāt) da parte dei musulmani e la loro astinenza da cibo, bevande e fumo nel corso delle fasi diurne del mese di ramadan. I mutawwīn - definiti come "commissari per la propagazione delle virtù e la prevenzione del vizio" (esiste in proposito un ministero statale con tale nome), o "commissari per la pubblica morale" - sono anche responsabili del controllo della chiusura degli esercizi commerciali nel corso dei "momenti di elezione" (awqāt) delle preghiere obbligatorie e vigilano che un abbigliamento consono per modestia sia ostentato in pubblico. Le donne straniere subiscono pressioni crescenti perché indossino abiti che coprano braccia e gambe, e misure repressive possono essere adottate verso persone di ambo i sessi per il fatto di viaggiare insieme in autovettura.

Tradizioni[modifica | modifica wikitesto]

Il patrimonio culturale è celebrato nella festività annuale, chiamata Jenadriya.

La cultura Saudita ruota quasi interamente in funzione dell'Islam. I due luoghi più sacri dell'Islam (Mecca e Medina) sono nel regno, sul cui territorio nel VII secolo d.C. si espresse la religione islamica.

Uno dei rituali folcloristici più rappresentativi dell'Arabia Saudita è l'Ardha, il ballo nazionale del paese. Questo ballo della spada è basato sulle tradizioni antiche dei beduini: i suonatori di tamburi tengono un ritmo sostenuto e un poeta canta i versi, mentre gli uomini che portano la spada ballano spalla a spalla. La musica ha origini nella Spagna musulmana (al-Andalus). A Mecca, a Medina e a Gedda il ballo e la canzone sono eseguite al suono del mizmar, uno strumento di legno simile all'oboe.

Il vestito Saudita è fortemente simbolico, rappresenta i legami della gente alla terra, il passato e l'Islam. Gli indumenti sono principalmente larghi e ondeggianti, riflettono la praticità della vita in un paese desertico così come l'enfasi conservatrice islamica. Tradizionalmente, gli uomini portano solitamente una camicia lunga fino alla caviglia, tessuta con fibre di lana o cotone (conosciuto come thawb), con una ghutra (un grande quadrato di cotone tenuto fermo da una corda) portata sulla testa. Per i rari giorni freddi, gli uomini sauditi portano un mantello di pelo di dromedario indossato sopra i vestiti. I vestiti delle donne sono decorati con motivi tribali, monete, lustrini, fili metallici e paramenti. Tuttavia, alle donne saudite è imposto di portare un cappotto nero lungo (abaya) e il velo (niqāb) quando lasciano la casa, al fine di "proteggere il loro pudore".

Gastronomia[modifica | modifica wikitesto]

La legge islamica proibisce il consumo della carne suina e delle bevande alcoliche; questa legge è seguita in modo rigoroso nell'Arabia Saudita. Il pane arabo, detto khubz, è consumato durante quasi tutti i pasti. Altri generi alimentari molto apprezzati sono il pollo alla griglia, i felāfel (ceci bolliti e fritti dopo essere stati impastati con prezzemolo e cumino), la shawārma (agnello arrostito su un girarrosto verticale e quindi affettato) e il fūl (fave bollite, aglio e limone).

Festività[modifica | modifica wikitesto]

La festa civile più importante dello stato è il 23 settembre e prende il nome di al-yawm al-waṭanī, letteralmente "giorno nazionale". Festività religiosa è la ʿĪd al-aḍḥā, o ʿĪd al-naḥr ("festa del sacrificio"), detta anche ʿĪd al-kabīr ("festa grande"), del 10 Dhu l-Hijja che, essendo un mese lunare, non ha un preciso corrispettivo nel calendario solare. Questa festa è comune a tutto il mondo islamico.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Population growth rate in CIA World Factbook. URL consultato il 28 febbraio 2013.
  2. ^ Dati dal Fondo Monetario Internazionale, ottobre 2013
  3. ^ Tasso di fertilità nel 2010. URL consultato il 12 febbraio 2013.
  4. ^ Voce Arabia Saudita del Dizionario d'ortografia e di pronunzia.
  5. ^ Voce Regno di Arabia Saudita del Dizionario d'ortografia e di pronunzia.
  6. ^ o al-Saʿūdiyya.
  7. ^ Arabia Saudita, American Bedu. URL consultato il 2 novembre 2011.
  8. ^ , op. cit.
  9. ^ Soldatkin, Vladimir; Astrasheuskaya, Nastassia, Saudi Arabia to overtake Russia as top oil producer-IEA, Reuters, 9 novembre 2011. URL consultato il 10 novembre 2011.
  10. ^ The Kingdom Of Saudi Arabia – A Welfare State, Royal Embassy of Saudi Arabia, London. URL consultato il 1º maggio 2010.
  11. ^ Web 2.0 Technologies and Democratic Governance, Christopher G. Reddick, Stephen Kwamena Aikins - 2012
  12. ^ Yemen, Saudi Arabia sign border deal, BBC News, 12 giugno 2000, accesso 25 giugno 2008.
  13. ^ CIA World Factbook - Rank Order: Area
  14. ^ S.v. «Hima» (J. Chelhod), in The Encyclopaedia of Islam.
  15. ^ ASIA/ARABIA SAUDITA - Arrestato per blasfemia un operaio filippino: appello dei Vescovi per il rilascio
  16. ^ "Non musulmani preghino in casa" in TGCOM, 09 febbraio 2009. URL consultato il 5 settembre 2009.
  17. ^ Secondo alcune stime, i lavoratori immigrati in Arabia Saudita di religione cristiana sono circa un milione.
  18. ^ Arabia Saudita, piano per diminuire il numero dei lavoratori stranieri. Doron Peskin, Infoprod 05.04.09
  19. ^ Contraenti Sauditi paura a inviare lavoratori a Gaza, Doron Peskin, Infoprod 18.02.09
  20. ^ Carlo Alfonso Nallino, "L'Arabia Saudiana", vol. 1 degli Scritti editi e inediti a cura di Maria Nallino, Roma, Istituto per l'Oriente, 1938.
  21. ^ Claudio Lo Jacono, Storia del mondo islamico (VII-XVI secolo) 1. Il Vicino Oriente, Torino, Einaudi, 2003, p. 56.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

(in ordine alfabetico)

  • ʿAbd al-Raḥmān ʿAbd al-Raḥīm, al-Dawla al-saʿūdiyya al-ūlā (Il primo stato saudita), Il Cairo, 1969.
  • A. Al-Yassini, Religion and State in the Kingdom of Saudi Arabia, Londra, Boulder, 1986.
  • Wahba Ḥāfiẓ, Jazīrat al-ʿArab fī l-qarn al-ʿishrīn (La penisola araba nel XX secolo), Il Cairo, 1961.
  • J. Kostiner, The Making of Saudi Arabia: from Chieftaincy to monarchical State, Oxford, 1993.
  • Carlo Alfonso Nallino, L'Arabia Saʿudiana, volume I dei suoi Scritti editi e inediti (6 voll. a cura di Maria Nallino), Roma, Istituto per l'Oriente, 1939.
  • James P. Piscatory, "The Role of Islam in Saudi Arabia's political Development", in (John L. Esposito ed.), Islam and Development. Religion and socio-political Change, Syracuse, 1980 (pp. 123–38).

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Stati per indice di sviluppo umano Successore ONU.gif
Bulgaria 56º posto Messico