Stregoneria

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Il termine stregoneria, coniato nel sec. XVIII, sta ad indicare l'insieme di pratiche magiche e di rituali, spesso a carattere simbolico, che si distingue dalla religione in quanto si riferisce a forze occulte che l'officiante (strega) cerca di dominare e di utilizzare per i propri fini. Il termine è spesso usato in senso figurato (soprattutto nei modi di dire) per indicare un'azione o realizzazione che appare prodigiosa, ma di cui si è portati a diffidare, ad esempio "le stregonerie della chimica".

Il termine deriva dal latino strix con cui si indicava un rapace notturno (lo strige o barbagianni) dal verso acuto (da cui il nome), che le leggende popolari accusavano (erroneamente) di succhiare il sangue delle capre. A questo uccello venne associata la strega (donna che prevedeva il futuro ed aveva affari con il diavolo, generalmente considerata maligna e malvagia) e le sue pratiche (la stregoneria).

The Magic Circle (1886) di John William Waterhouse

Indice

[modifica] Tipologie

La stregoneria può essere considerata una particolare branca della magia. Essa però assume forme e significati diversi a seconda del contesto (storie, miti, favole o leggende) in cui essa è presente.

In senso stretto e soprattutto un tempo, si confondeva la stregoneria con la magia nera, ma il termine viene ormai largamente usato per indicare tutti quegli interventi nella vita di un gruppo umano tendenti a dare il benessere (oppure il male) e a rendere propizie (oppure ostili) le forze naturali, sia per un singolo sia per tutto il gruppo umano. Il primitivo e negativo significato di stregoneria è stato definito intorno all'Alto Medioevo dalla Chiesa, che considerava coloro che la praticavano (o anche presunti praticanti) esseri malvagi in contatto con Satana. Questo significato, largamente diffuso anche nei secoli successivi, è stato contestato dai movimenti neopagani nel XX e XXI secolo.

La stregoneria legata ai moderni culti neopagani è infatti interpretata come la celebrazione della natura attraverso una nuova esaltazione del culto della Dea Madre (Terra e/o Luna e le varie personificazioni del divino femminile) e del Dio Padre e Figlio (il dio Sole e/o le varie personificazioni del divino maschile), soprattutto attraverso alcuni rituali che implicano l'utilizzo della propria magia per scopi personali, altruistici o quotidiani. In senso stretto essi sono soprattutto una riscoperta e reinterpretazione di antichi culti della fertilità e di tipo sciamanico, accompagnati da pratiche magiche di derivazione spesso esoterico/occultistica. In questo caso i praticanti seguono la Stregoneria Tradizionale (quella Italiana chiamata "Stregheria") o la Stregoneria Moderna (chiamata "Wicca").

[modifica] Aspetti antropologici

Anche alcuni aspetti della medicina primitiva, che agiscono a livello psicologico, riguardano la stregoneria nel senso più ampio del termine, per cui si differenziano dalle pratiche empiriche (cioè dai semplici gesti) seguite dalle genti allo stato di natura: esistono specifici individui (sciamani o medici-stregoni) che si occupano di questi particolari aspetti adottando un rituale tipico della stregoneria. Data la loro funzione di dominare le forze occulte, gli officianti devono essere persone adatte e specificatamente preparate allo scopo, spesso con un tirocinio lungo, duro e complicato; la loro funzione, quando è svolta nell'interesse della comunità, viene considerata come un sacerdozio e lo stregone viene punito se non svolge efficacemente i propri doveri; non di rado la professione viene conservata nell'ambito di un solo clan o trasmessa per via ereditaria. Poiché gli spiriti, secondo le credenze popolari, sono entità bizzarre e complesse, la stregoneria deve avvalersi di pratiche magiche e rituali, spesso incomprensibili agli occhi degli altri, che sono accuratamente determinate in funzione degli scopi e degli spiriti interlocutori: si hanno così rituali per ottenere l'aiuto nelle varie attività umane, rituali per tutte le manifestazioni sociali, rituali per le pratiche richieste dai singoli (malattie, viaggi, nascite).

Al contrario della precedente, la stregoneria intesa come magia nera viene praticata al di fuori del gruppo umano e i suoi officianti non hanno funzioni sacerdotali: questi uomini (stregoni, fattucchieri, ...) sono odiati e temuti e non di rado, se oltrepassano certi limiti, vengono messi a morte. Le loro pratiche, spesso dai profani confuse con quelle descritte in precedenza, si avvalgono esclusivamente della magia e del terrore, indotto con mezzi sia psicologici sia materiali (atti di violenza, veleni, ecc.).

A volte i capi di un gruppo umano ricorrono alla stregoneria per motivi esclusivamente politici e in tal caso lo stregone assume le funzioni sia di sacerdote che di consigliere; questo aspetto è frequente in quei gruppi etnici retti da re divini oppure organizzati in chefferies (ovvero insieme di famiglie che dipendono da un medesimo capo tribale).

[modifica] Pratica e diffusione

La stregoneria, intesa come pratica magica, è praticata in tutto il mondo; nel significato etnologico è forma diffusa soprattutto in Africa, sebbene non sia rara in America, in Oceania e in casi circoscritti in Asia.

Nel mondo occidentale, dal 1951 si possono identificare elementi di stregoneria, intesa come culto, nella Wicca ed altri culti neopagani, molto diffusi nei paesi europei ed anglosassoni e meno in Italia. Va sottolineato che nessuno dei due gruppi è in relazione con il satanismo, con le messe nere o con i sacrifici cruenti. La stregoneria è invece praticata dai Satanisti Razionalisti, come nella Chiesa di Satana americana o, in Italia, Bambini di Satana.

[modifica] Iconografia

Sul finire del Medioevo il mondo dell'arte cominciò ad interessarsi alla stregoneria in modo crescente, probabilmente in concomitanza con la diffusione di fobie antistregoniche generate dalla battaglia contro le eresie condotta dall'Inquisizione. Stando agli studi approfonditi di Giordano Berti si possono individuare varie correnti iconografiche, distinguibili secondo l'epoca e l'area geografica. Tra la fine del Quattrocento e gl'inizi del Cinquecento si evidenzia una tipologia mediterranea, ispirata ad opere letterarie classiche, e una tipologia germanica derivante dalla commistione della tradizione biblica e di miti germanici. Tra gli autori di quel tempo spiccano i cicli stregoneschi incisi dai tedeschi Albrecht Durer e Hans Baldung Grien; per il Seicento vanno ricordati, per la consistente serie di opere sul tema, almeno l'italiano Salvator Rosa, i fiamminghi David Teniers e Frans Francken. Un forte impulso alla definizione dell'immagine della strega venne dai manuali ad uso degli inquisitori, grazie ai quali si diffusero le più svariate fantasie sul volo magico, sul Sabba e sui riti negromantici. A partire dal Settecento l'iconografia delle streghe diventò progressivamente meno cruenta, e quelle che prima erano dipinte come seguaci di Satana cominciarono ad essere dipinte come guaritrici di campagna, prosecutrici di antichi riti agresti, più tardi, anche come donne affette da problemi psichici. Un caso a se stante è quello di Francisco Goya, che nelle sue numerose raffigurazioni stregonesche, sia incisioni sia dipinti, volle censurare allo stesso tempo l’ignoranza del popolo e l’ipocrisia dei potenti. Nel primo Novecento la stregoneria diventò allegoria delle forze oscure che si stavano addensando sull'Europa; si vedano ad esempio le opere di Paul Klee e Alfred Kubin. Poi, sul finire del secolo prese vigore un'immagine più positiva, legata alla Pop Art e al Neo-simbolismo, che vedeva la strega come rinnovatrice di antichi culti femminili.

[modifica] Filmografia

[modifica] Bibliografia

  • Claudia Ansevini, Un processo per superstizione a Pesaro nel 1579, Edizioni elettroniche gratuite LibriSenzaCarta.it (2005)
  • Giordano Berti, "Magico & Stregonesco. Malefiche immagini", in CHARTA n°35 luglio-agosto 1998.
  • Giordano Berti,"Iconografia delle streghe dal Rinascimento alla Pop Art", in Streghe, diavoli, sibille, Atti del Convegno, Como, 17 marzo - 24 giugno 2001, NodoLibri, Como 2003.
  • Giordano Berti, "Le streghe di Goya", in CHARTA n°99, settembre-ottobre 2008.
  • Franco Cardini, La strega nel medioevo, Firenze 1977.
  • Patrizia Castelli, "Malefici da manuale", in Art & Dossier, n. 87, 1994.
  • Massimo Centini, La stregoneria, Xenia, Milano 1995.
  • Jane P. Davidson, The Witch in northern european Art, 1470-1750, Luca Verlag, Lingen 1987.
  • Giuseppe Faggin, Le streghe, Longanesi, Milano 1959.
  • Gerald B. Gardner, The book of Shadow.
  • Carlo Ginzburg, I benandanti, Einaudi, Torino 1974.
  • Henry Charles Lea, Storia dell'inquisizione, rist. Bocca, Milano 1974.
  • Charles G. Leland, Aradia - or the Gospel of the Witches (1899).
  • Brian P. Levack, La caccia alle streghe, Laterza, Bari 1988.
  • Margareth Murray, The Witch Cult in Western Europe (1921), traduz. it Le streghe nell'Europa occidentale, Roma, 1978.
  • Margareth Murray, God of the Witches (1933), traduz. it. Il dio delle streghe, Astrolabio-Ubaldini, Roma 1972.
  • Heinrich Institor - Johannes Sprenger, Malleus Maleficarum (1486), M. Summers (a cura di).
  • Owen S. Rachleff, “The Witch in Art”, in The Occult in Art, Cromwell Editions, London 1990.
  • Celia Rees, Il viaggio della strega bambina, Salani editore, Milano (2000)
  • Fabio Troncarelli, Le streghe, Roma 1983.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

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