Ossezia del Sud

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Ossezia del Sud
Ossezia del Sud - Bandiera
Ossezia del Sud - Stemma


Territorio a status conteso
Motivo del contenzioso: Repubblica autoproclamatasi indipendente dal 28 novembre 1991
Situazione de facto: territorio sotto tutela russa da agosto 2008; rivendicato dalla Georgia
Posizione dell'ONU:
Posizione dell'UE:
Posizione della Repubblica dell'Ossezia del Sud
Dichiarazione d'indipendenza: 28 novembre 1991
Nome completo: Repubblica dell'Ossezia del Sud
Nome ufficiale: (OS) Республикæ Хуссар Ирыстон (Respublikæ Chussar Iryston);
(RU) Республика Южная Осетия (Respublika Južnaja Osetija)
Governo: Repubblica
Capo di stato: Èduard Džabeevič Kokojty
Capo del governo: Aslanbek Soltanovich Bulatsev
Riconoscimenti internazionali: bandiera Russia (26/08/2008)
bandiera Nicaragua (05/09/2008)
Inno:
Posizione della Georgia
Sintesi della posizione: non riconoscimento dell'indipendenza; rivendicazione dell'intero territorio (dichiarato "territorio occupato dalla Russia")[1] come parte integrante dello Stato
Nome completo: Ossezia del Sud
Nome ufficiale: (KA) სამხრეთ ოსეთი(Samkhret Oseti)
Suddivisione amministrativa: Parte della regione di Shida Kartli. Dal 2007 è stato creato un ente amministrativo provvisorio (provincia autonoma), guidato da Dmitrij Sanakoëv
Informazioni
Lingua: osseto e russo (ufficiale)[2]
Capitale/Capoluogo: Tskhinvali (de facto)[3]  (33.724 ab. / 2005)
Area
Totale: 3.900 km²
Popolazione
Totale: 70.000 ab.  (stima 2004)
Densità: 18 ab./km²
Geografia
Continente: Asia/Europa
Fuso orario: UTC+3
Economia
Valuta: Rublo russo (de facto)
Lari georgiano (de iure)
Energia:
TLD:
Prefisso tel.:
Sigla autom.:

L'Ossezia del Sud nel 2004, con le aree controllate dal governo indipendentista e da quello georgiano

L'Ossezia del Sud è formalmente una provincia autonoma provvisoria della Georgia (3.900 km², 95.000 abitanti), ma de facto è, sotto tutela militare moscovita, una repubblica indipendente riconosciuta dalla Russia e dal Nicaragua. Il territorio è prevalentemente montuoso e ricco di corsi d'acqua a regime torrentizio. Il terreno è coperto in prevalenza da foreste e pascoli che permettono un vasto allevamento ovino. La capitale Tskhinvali (38.000 abitanti) sorge sul versante meridionale del Grande Caucaso ed è un notevole mercato agricolo. Dal 1934 al 1961 la capitale si chiamò Staliniri.

Indice

[modifica] Status politico

L'ONU, l'Unione europea, l'OSCE, il Consiglio dell'Unione europea, gli Stati Uniti e la NATO riconoscono l'Ossezia del Sud come parte integrante della Georgia. Tuttavia, il governo indipendente de facto, governato dall'esecutivo secessionista, ha tenuto un secondo referendum di indipendenza il 12 novembre 2006, dopo che il primo referendum del 1992 non era stato riconosciuto valido dalla comunità internazionale[senza fonte]. Come previsto, l'indipendenza dalla Georgia nel referendum ha ottenuto la maggioranza. Tuttavia non è stato riconosciuto dall'Unione Europea, dall'OSCE, dalla Nato e dalla Federazione Russa a causa della mancanza di partecipazione della popolazione di etnia georgiana.

Parallelamente al referendum secessionista ed alle elezioni, il movimento dell'Ossezia di opposizione a Kokoity ha organizzato proprie elezioni, nelle quali 2% hanno votato in favore di Dmitri Sanakoev, come presidente alternativo dell'Ossezia del Sud[4].

Il 26 agosto 2008 il Cremlino ha adottato un decreto di riconoscimento dell'indipendenza dell'Ossezia del Sud e dell'Abcasia. Il successivo 5 settembre il Nicaragua è stato il secondo Paese al mondo, dopo la Russia, ad aver ufficialmente riconosciuto le due entità indipendentiste come stati indipendenti e sovrani. Ad essi si è poi aggiunta anche la Bielorussia.

[modifica] Storia

[modifica] Medioevo ed inizio età moderna

Gli Osseti sono in origine discendenti degli Alani - una tribù dell'Asia centrale. Divennero Cristiani durante il Medioevo, sotto l'influenza Georgiana. Durante la dominazione mongola, furono espulsi dalla loro terra d'origine medievale, a sud del fiume Don, nell'attuale Russia, e deportati verso i monti del Caucaso, e verso la Georgia,[5] dove formarono tre distinte entità territoriali. Digor, nell'ovest, sotto l'influenza del vicino popolo cabardino, che introdusse l'Islam. Tualläg nel sud diventò ciò che è oggi l'Ossezia del Sud, parte della storica comunità georgiana di Samachablo[6] dove gli Osseti trovarono rifugio dagli invasori mongoli. Iron nel nord, nel territorio dell'attuale Ossezia del Nord, sotto dominio russo dal 1767. Molti Osseti attualmente sono cristiani (circa il 61%); c'è inoltre una significativa minoranza musulmana.

[modifica] L'Ossezia del Sud sotto la dominazione russa e sovietica

La moderna Ossezia del Sud fu annessa dalla Russia nel 1801, insieme con la Georgia, ed assorbita all'interno dell'Impero russo. Dopo la Rivoluzione Russa, l'Ossezia del Sud divenne parte della menscevica Repubblica Democratica Georgiana, della quale il nord a sua volta divenne parte della Repubblica Sovietica del Terek. L'area vide brevi scontri tra le forze governative Georgiane e gli Osseti, che chiedevano l'indipendenza. Il governo Georgiano accusò gli Osseti di cooperare con i Bolscevichi. Secondo gli Osseti circa 5.000 persone furono uccise e più di 13.000 morirono in seguito a causa della fame e delle epidemie.

Il governo sovietico georgiano, istituito dall'11esimo reggimento dell'Armata Rossa nel 1921, creò l'Oblast Autonomo dell'Ossezia del Sud nell'aprile 1922. Sebbene gli Osseti avessero una loro lingua, il russo ed il georgiano furono garantite come lingue amministrative dell'Oblast.[7] Al giorno d'oggi, il russo è il solo idioma amministrativo usato dal governo separatista di Tskhinvali. All'epoca dell'Unione Sovietica, sotto l'amministrazione del governo georgiano, vi era un certo livello di autonomia, che comprendeva l'uso comune e l'insegnamento della lingua osseta.[7]

[modifica] Conflitto con la Georgia

L'Ossezia

La tensione nella regione aumentò insieme all'incremento dei nazionalmismi tra georgiani e osseti nel 1989. Prima di allora, le due comunità avevano vissuto in pace con l'unica eccezione del conflitto del 1920. Entrambi i gruppi etnici avevano un alto livello di interazione ed un alto tasso di matrimoni interetnici. Nello stesso anno, l'influente Fronte Popolare dell'Ossezia del Sud (Ademon Nykhas) richiese l'unificazione con l'Ossezia del Nord come un mezzo per difendere l'autonomia osseta. Il 10 novembre 1989, il Soviet Supremo dell'Ossezia del Sud approvò la decisione di unire l'Ossezia del Sud con la repubblica autonoma dell'Ossezia del Nord, appartenente alla Russia. Il giorno dopo, il parlamento georgiano revocò la decisione ed abolì l'autonomia dell'Ossezia del Sud. Oltretutto, il parlamento autorizzò la soppressione dei quotidiani e delle dimostrazioni.

Dopo l'indipendenza della Georgia nel 1991, grazie al leader nazionalista Zviad Gamsakhurdia, il governo georgiano dichiarò la lingua georgiana come l'unico idioma amministrativo permesso nel paese. Durante l'era sovietica invece, come lingua ufficiale della Repubblica socialista sovietica georgiana vi erano il georgiano ed il russo, come assicurato dalle due costituzioni della RSS nel 1936 e nel 1979. La decisione del 1991 causò un forte sconcerto nell'Ossezia del Sud, i cui leader chiesero che la lingua osseta diventasse l'idioma del loro stato. La minoranza osseta continuò a godere di un alto livello di autonomia, ma dovette confrontarsi con il crescente sentimento nazionalista della maggioranza georgiana. Violenti scontri animarono la fine del 1991, durante i quali molti villaggi sudosseti furono attaccati e dati alle fiamme, così come subirono attacchi case e scuole georgiane a Tskhinvali, capoluogo dell'Ossezia del Sud. In conseguenza di questi scontri, circa 1.000 persone persero la vita e tra i 60.000 e i 100.000 profughi lasciarono la regione, rifugiandosi lungo il confine con l'Ossezia del Nord e nel resto della Georgia. Molti profughi furono accolti nelle aree disabitate dell'Ossezia del Nord, dalle quali Stalin attuò l'espulsione degli Ingusci nel 1944, a risoluzione del conflitto tra Osseti ed Ingusci. Solo il 15% della popolazione Osseta vive oggi nell'Ossezia del Sud.

Nel 1992, la Georgia è stata costretta ad accettare un "cessate il fuoco" per evitare uno scontro a larga scala con la Russia. Il governo georgiano e i separatisti dell'Ossezia del Sud raggiunsero un accordo per evitare l'uso della forza tra di loro, e la Georgia scelse di non applicare sanzioni contro la regione. Fu istituita una forza di peacekeeping costituita da osseti, russi e georgiani. Il 6 novembre 1992 l'OSCE organizzò una missione in Georgia per monitorare le operazioni di peacekeeping. Da allora fino alla metà del 2004, l'Ossezia del Sud è stato un territorio sostanzialmente pacifico. Nel giugno 2004, è riesplosa la tensione quando le autorità georgiane hanno aumentato gli sforzi per combattere il contrabbando nella regione. Prese di ostaggi, sparatorie e occasionali bombardamenti hanno lasciato decine di morti e feriti. Un cessate il fuoco fu raggiunto il 13 agosto, ma è stato ripetutamente violato. La situazione è rimasta tesa ma tendenzialmente pacifica sino all'inizio di agosto 2008, anche se Mosca e Tskhinvali vedono il recente riarmo georgiano con preoccupazione. Nell'ultimo anno la Georgia ha acquistato gli aerei d'attacco di produzione russa Su-25 dalla Repubblica di Macedonia e dalla Bulgaria e gli elicotteri, anch'essi di produzione russa, Mi-8 dall'Ucraina. Queste armi sono state trasportate con l'aiuto dei marines statunitensi. Il governo georgiano ha protestato con forza contro la continua crescita economica della Russia e la sua presenza politica nella regione, così come pure con la presenza incontrollata di militari nell'Ossezia del Sud.

[modifica] Agosto 2008

Per approfondire, vedi la voce Seconda guerra in Ossezia del Sud.
Cartina della Georgia con Abcasia e Ossezia del Sud in evidenza

Nella notte dell'8 agosto 2008, la Georgia ha avviato un'offensiva militare per riconquistare al suo controllo la regione contesa. Poche ore dopo, la Russia ha contrattaccato e ne sono nati aspri scontri intorno alla capitale regionale.

Nonostante quattro riunioni in quattro giorni del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, il conflitto è proseguito anche il giorno seguente. La Georgia ha dichiarato lo stato di guerra e chiesto aiuto internazionale contro l'intervento russo. La Svezia, gli Stati Uniti d'America, la Polonia e le tre repubbliche baltiche hanno preso posizione in difesa della Georgia, ma nessuno ha inviato aiuti militari alla Georgia, preferendo inviare sul posto diplomatici per contrattare un cessate il fuoco.

La mattina del 10 agosto, terzo giorno di combattimenti, la Russia ha imposto un blocco navale alla Georgia, e ha sbarcato 10.000 soldati pronti ad attaccare la repubblica ex-sovietica.

La situazione si è aggravata nel pomeriggio dell'11 agosto quando la Georgia ha accusato Mosca di aver iniziato un'invasione su larga scala del territorio georgiano mirante a sovvertire il governo del presidente Saakashvili e a occupare il paese. Nella serata dell'11, si sono fatte pressanti le voci di una marcia russa su Tbilisi e la Georgia ha fatto sapere di aver asserragliato l'esercito a difesa della capitale.

Secondo dei testimoni, la mattina del 16 agosto i militari russi erano ancora dislocati nelle zone di Gori e Kareli. Altri non identificati hanno provveduto alla distruzione di un importante ponte ferroviario che si trovava a Kaspi, non lontano da Gori e 45 km a ovest della capitale Tbilisi, comunque ben oltre 50 km il confine dell'Ossezia del Sud.

[modifica] La questione dell'indipendenza

Cartina dettagliata dell'Ossezia del Sud
Monumento alle vittime del conflitto tra Georgia e Ossezia a Tskhinvali

La Repubblica dell'Ossezia del Sud non è un'entità territoriale contigua. È piuttosto una sorta di scacchiera tra città abitate da Georgiani ed altre abitate da Osseti e villaggi sparsi in un arco attorno alla più grande città osseta, Tskhinvali. La capitale e molte delle altre comunità-villaggio Ossete sono amministrate dal governo separatista che ha sede a Tskhinvali, mentre le comunità e i villaggi a maggioranza georgiana sono sotto il controllo del governo Georgiano. Questa vicinanza e l'interazione delle due comunità ha dato luogo ad un conflitto particolarmente aspro nella regione, con tentativi di attuare una pulizia etnica territoriale che hanno prodotto trasferimenti di popolazione su larga scala.

La disputa politica è, ad ogni modo, lontana dall'essere risolta, e l'autorità separatista dell'Ossezia del Sud governa tuttora la regione con un'effettiva indipendenza da Tbilisi. Sebbene ci siano periodicamente colloqui tra le due parti, alcuni progressi sono stati realizzati dal governo di Eduard Shevardnadze (1993-2003). Il suo successore Mikheil Saakašvili (eletto nel 2004) ha invece fatto della riaffermazione dell'autorità del governo Georgiano una priorità politica. Dopo aver felicemente posto fine all'indipendenza de facto della provincia dell'Ajaria nel sud-ovest nel maggio 2004, ha provato a imporre una soluzione simile all'Ossezia del Sud. Dopo gli scontri del 2004, il governo Georgiano ha intensificato gli sforzi per portare il problema all'attenzione della comunità internazionale[senza fonte]. Il 25 gennaio 2005, il presidente Saakashvili presentò il piano Georgiano per la risoluzione del conflitto in Ossezia del Sud all'assemblea del Parlamento del Consiglio d'Europa, riunito a Strasburgo. Nell'ottobre dello stesso anno, il governo degli Stati Uniti e l'OSCE espressero il loro supporto al piano d'azione Georgiano presentato dal primo ministro Zurab Noghaideli al consiglio permanente dell'OSCE a Vienna il 27 ottobre 2005. Il 6 dicembre il consiglio dei ministri dei paesi dell'OSCE, riunito a Lubiana, adottò all'unanimità una risoluzione a supporto del piano di pace Georgiano, che fu successivamente respinta dall'autorità de facto dell'Ossezia del Sud.

Il 26 agosto 2006, un'alta delegazione di senatori statunitensi, guidata dal senatore dell'Arizona John McCain effettuò una visita sulle zone del conflitto Georgiano-Osseto. Il gruppo visitò Tskhinvali ed incontrò il governatore de facto Eduard Kokoity. Parlando della sua visita a Tskhinvali, il senatore McCain disse che il viaggio era stato "per niente produttivo". Le sue parole furono:

« e questo perché non c'è stata una risposta diretta alla nostra questione sul perché all'OSCE è stato impedito di fare il suo lavoro. Perché non ci sono stati progressi alle iniziative di pace da parte della Georgia, dell'ONU, dell'OSCE, di altre organizzazioni. Io penso che l'atmosfera laggiù si descriva da sola da quello che vedete se guidate a Tskhinvali: un grandissimo manifesto con una foto di Vladimir Putin, sui cui è scritto 'Vladimir Putin nostro presidente'. Io non penso che Vladimir Putin è ora, o sarà mai, il presidente del suolo Georgiano[8] »

Due giorni dopo, il 28 agosto, il senatore Richard Lugar, visitando la capitale georgiana Tbilisi, incontrò i politici Georgiani sui problemi della missione di peacekeeping russa, affermando che "l'amministrazione USA sostiene la determinazione del governo georgiano al ritiro delle forze di peacekeeping russe dalle zone di conflitto in Abcasia e nel distretto di Tskhinvali"[9]

L'11 settembre 2006, il comitato per la stampa e l'informazione dell'Ossezia del Sud annunciò che la repubblica avrebbe indetto un referendum di indipendenza.[10] (il primo referendum non fu riconosciuto valido dalla comunità internazionale nel 1992[senza fonte])[11]) il 12 novembre 2006. Gli elettori avrebbero deciso se l'Ossezia del Sud avrebbe dovuto preservare o meno il suo status de facto di stato indipendente. La Georgia denunciò la mossa come un'"assurdità politica". Ad ogni modo,

« L'autorità secessionista dell'Ossezia del Sud, regione della Georgia, sta perdendo tempo e sforzi nell'organizzazione di un "referendum di indipendenza" a novembre [...] Non credo che qualcuno riconoscerà il risultato del referendum. Se le persone al potere nell'Ossezia del Sud sono realmente sensibili agli interessi del popolo che dicono di rappresentare, dovrebbero impegnarsi in negoziati con il governo georgiano per cercare di trovare una soluzione pacifica ed accettata a livello internazionale.[12] »

Il 13 settembre 2006 il Rappresentante Speciale dell'Unione Europea per il Caucaso meridionale, Peter Semneby, mentre visitava Mosca, disse: "i risultati del referendum sull'indipendenza dell'Ossezia del Sud non avranno significato per l'Unione Europea".[13] Peter Semneby aggiunse anche che questo referendum non avrebbe contribuito al processo di risoluzione pacifica del conflitto nell'Ossezia del Sud.

Il 5 ottobre 2006, Javier Solana, Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune dell'Unione europea, espresse la possibilità di rimpiazzare i peacekeepers russi con una forza dell'UE.[14] Oltre a ciò, il 10 ottobre, l'inviato dell'UE per il Caucaso meridionale Peter Semneby ammise che "Le azioni della Russia nel caso di spionaggio con la Georgia hanno danneggiato la sua credibilità come un peacekeeper neutrale presso i paesi dell'UE vicini al Mar Nero"."[15]

Gli Osseti del Sud approvarono quasi all'unanimità il referendum del 12 novembre 2006, optando per l'indipendenza dalla Georgia. Il referendum fu estremamente popolare, con una percentuale di vittoria tra il 98 ed il 99% delle preferenze; sventolii di bandiere e feste di celebrazione si ebbero in tutta l'Ossezia del Sud, ma dovunque gli osservatori furono poco entusiasti. I critici internazionali[senza fonte] hanno affermato che la mossa avrebbe potuto aggravare le tensioni regionali, ed il governo di Tbilisi accuratamente non ne riconobbe l'esito. "Tutti hanno bisogno di capire, una volta e per sempre, che nessun tipo di referendum o elezioni spingeranno la Georgia a rinunciare a ciò che appartiene al popolo Georgiano per volere di Dio", dichiarò Georgi Tsagareishvili, leader del blocco degli industriali nel parlamento georgiano.[16] Il 13 novembre, Terry Davis, capo del Consiglio d'Europa a 46 nazioni, definì il referendum sull'indipendenza come "non necessario, inutile ed ingiusto" perché alle persone di etnia georgiana non fu concesso il diritto di votare perché nella gran parte non sono in possesso del passaporto della Ossezia del sud (necessario per il voto).[17]

[modifica] Riconoscimento internazionale della Repubblica dell'Ossezia del Sud

Stati che riconoscono l'Ossezia del Sud:

[modifica] Note

  1. ^ Cfr. (EN) Abkhazia, S.Ossetia Formally Declared Occupied Territory, Civil Georgia, 28 agosto 2008.
  2. ^ L'ente amministrativo provvisorio georgiano considera la lingua georgiana come ufficiale.
  3. ^ L'ente amministrativo provvisorio georgiano ha sede a Kurta.
  4. ^ http://www.caucaz.com/home_eng/breve_contenu.php?id=279
  5. ^ David Marshall Lang, The Georgians, New York, p. 239.
  6. ^ Roger Rosen, History of Caucasus Nations, London, 2006
  7. ^ a b D.M. Lang, History of Modern Georgia, 1963
  8. ^ Civil Georgia, August 27 2006 Issue
  9. ^ U.S. Senator Urges Russian Peacekeepers’ Withdrawal From Georgian Breakaway Republics. (MosNews).
  10. ^ Niko Mchedlishvili. «Georgian rebel region to vote on independence», Reuters, September 11 2006.
  11. ^ http://www.civil.ge/eng/article.php?id=13522
  12. ^ Council of Europe Secretary General calls for talks instead of "referendum" in the Georgian region of South Ossetia. Council of Europe Information Office in Georgia. Retrieved on 13-09-2006.
  13. ^ http://207.44.135.100/eng/article.php?id=13544
  14. ^ Solana fears Kosovo 'precedent' for Abkhazia, South Ossetia. (International Relations and Security Network).
  15. ^ Russia 'not neutral' in Black Sea conflict, EU says, EUobserver, October 10 2006.
  16. ^ [1] AFP by Simon Ostrovsky, retrieved November 13 2006.
  17. ^ http://www.rferl.org/featuresarticle/2006/11/20251a3b-47b6-4f6d-9400-14d721a34d34.html

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