Iran

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Iran
Iran – Bandiera Iran - Stemma
(dettagli) (dettagli)
Indipendenza, Libertà, Repubblica Islamica
Iran - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome completo Repubblica Islamica dell'Iran
Nome ufficiale جمهوری اسلامی ایران
(Jomhuri-ye Eslāmi-ye Irān)
Lingue ufficiali persiano
Capitale Teheran  (8.429.807 ab. / 2010)
Politica
Forma di governo Repubblica islamica presidenziale (teocratica)
Guida Suprema Ayatollah Seyyed Ali Khamenei
Presidente Hassan Rouhani 1
Ingresso nell'ONU 24 ottobre 1945 2
Superficie
Totale 1.648.195 km² (18º)
 % delle acque 0,7 %
Popolazione
Totale 77,176,930[1] ab. (2013) (16º)
Densità 48 ab./km²
Tasso di crescita 1,247% (2012)[2]
Nome degli abitanti Iraniani
Geografia
Continente Asia
Confini Afghanistan, Armenia, Azerbaigian, Iraq, Nagorno-Karabakh (territorio conteso), Pakistan, Turchia, Turkmenistan
Fuso orario UTC +3:30
Economia
Valuta Riyal iraniano
PIL (nominale) 548 590[3] milioni di $ (2012) (21º)
PIL pro capite (nominale) 7 207 $ (2012) (78º)
PIL (PPA) 988 437 milioni di $ (2012) (17º)
PIL pro capite (PPA) 12 986 $ (2012) (75º)
ISU (2011) 0,707 (alto) (88º)
Fecondità 1,7 (2010)[4]
Varie
Codici ISO 3166 IR, IRN, 364
TLD .ir
Prefisso tel. +98
Sigla autom. IR
Inno nazionale Sorud-e Melli-e Jomhuri-e Eslāmi
Festa nazionale
Iran - Mappa
1Assai più che al Presidente della Repubblica, la Costituzione assegna il massimo potere decisionale al capo politico-religioso, la Guida Suprema (Rahbar) dell'Iran, attualmente l'Ayatollah Seyyed Ali Khamenei. Del Rahbar, quindi, il Presidente deve rispecchiare la volontà, malgrado la sua formale investitura per mandato elettivo popolare.

2È uno dei 51 Stati che hanno dato vita all'ONU nel 1945.

 

Coordinate: 32°N 53°E / 32°N 53°E32; 53

L'Iran (persiano: ايران‎, [iˈrɑːn][5]), conosciuto anche come Persia (/ˈpɜrʒə/ or /ˈpɜrʃə/), ufficialmente Repubblica Islamica dell'Iran, è un paese medio-orientale situato nel sud-ovest asiatico, "cerniera tra mondo arabo e mondo centro-asiatico, pur non appartenendo a nessuno dei due",[6] malgrado, per secoli, gran parte dell'attuale Afghanistan abbia fatto parte del Khorasan storico (Grande Khorasan).

L'Iran - sino al 1935 noto in occidente come Persia - è patria di una della più antiche civiltà del mondo[7]. La prima dinastia dell'Iran si formò durante il regno di Elam nel 2800 a.C., mentre i Medi unificarono vari regni dell'Iran nel 625 a.C.[8] Nel 633 d.C. cominciarono le invasioni musulmane della Persia, che portarono al definitivo collasso sasanide nel 651 d.C.[9] L'affermazione della dinastia Safavide nel 1501[10] promosse uno dei rami minoritari dell'Islam, lo sciismo duodecimano[11], come religione ufficiale dell'Impero, segnando un punto cruciale nella storia della Persia e del mondo islamico.[12]. La rivoluzione costituzionale persiana stabilì il parlamento del paese nel 1906, il Majlis, e una monarchia costituzionale, seguiti nel 1921 dall'autoritaria dinastia Pahlavi. Nel 1953 fu spento il primo esperimento democratico del paese per via di un colpo di stato perpetrato da parte di Stati Uniti e Regno Unito, riportando al potere i Pahlavi[13]. Il dissenso popolare portò alla cosiddetta rivoluzione iraniana, istituendo la Repubblica Islamica dell'Iran il 1º aprile 1979, un regime di democrazia gestita con alternate tendenze autocratiche.

Storicamente il paese è stato per millenni noto come Persia. Il 21 marzo del 1935 lo scià Reza Pahlavi chiese formalmente alla comunità internazionale di riferirsi alla nazione con il nome utilizzato dai suoi abitanti in persiano, "Iran", ovvero "[Paese] degli Arii"[14]. Alcuni studiosi protestarono contro questa decisione, perché il cambio di nome avrebbe separato il paese dalla sua storia. Nel 1959 lo scià annunciò che i nomi di Persia e Iran erano interscambiabili e di uguale rilevanza in comunicazioni ufficiali e no. Tuttavia il nome "Iran" rimase il termine di uso più frequente in riferimento allo Stato, mentre i sostantivi/aggettivi "persiani" e "persiano" sono tuttora usati frequentemente in riferimento alla popolazione e alla lingua del paese.[15]

Geografia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Geografia dell'Iran.

Caratteristiche generali[modifica | modifica sorgente]

Il Monte Damavand

Il territorio dell'Iran è il diciottesimo per grandezza al mondo, con un'area totale pari a 1.648.195 chilometri quadrati[16]. Ciò equivale alla totale area combinata del Regno Unito, Francia, Spagna e Germania.[17] Confina con il Azerbaijan, la Armenia e la Turchia al nord-ovest, con il Mar Caspio a Nord, Turkmenistan a nord-est ed est con Turkmenistan ed Afganistan, sud-est con il Pakistan e il Golfo di Oman, a sud con il Golfo Persico e lo Stretto di Hormuz e infine l'Iraq a ovest.

L'Iran consiste per la maggior parte dell'Altopiano Iranico, con l'eccezione delle coste e della regione del Khuzestan. È uno fra i paesi più montuosi al mondo, con il paesaggio dominato da montagne, vasti altopiani e catene montuose, le quali separano i vari bacini di drenaggio e pianure l'une dagli altri. La parte più montuosa è quella occidentale e nord-occidentale, ricoperta dalla Catena del Caucaso e dai Monti Zagros, con la cima del Zard Kuh come punto più alto a 4.548 metri. A Nord del paese e a sud del Mar Caspio si trova invece la catena montuosa più alta del paese, i monti Elburz, con la vetta più alta sul monte Damavand a 5.610 m s.l.m, il quale è inoltre la montagna più alta dell'Eurasia ad ovest del Hindu Kush.[18]

Mappa topografica dell'Iran

La parte settentrionale del paese è ricoperta da dense e piovose foreste. Di queste il 10% si trova in aree protette da parchi nazionali, mentre il 50% ha subito seri danni per via di sfruttamento ed agricoltura. Si estendono per cinque diverse regioni iraniane, il nord del Khorasan, il Golestan, Mazandaran, Gilan e Ardabil. La catena dell'Elburz raccoglie la umidità del Mar Caspio che poi si riversa sotto forma di forti precipitazioni durante l'autunno, inverno e primavera. Tali precipitazioni variano da 900mm 1.600mm annui. Le foreste si diradano con il salire della altitudine a sud.[19]

La parte centrale e meridionale del paese sono invece ricoperte per la maggior parte da steppe, semi-steppe o regioni semi-aride. La parte centro-orientale del paese è coperto dal Dasht-e Kavir (letteralmente "Immenso Deserto"), il quale è il deserto più grande del paese, seguito più ad est dal Dasht-e Lut, e diversi laghi di sale. Tali deserti sono stati formati a causa delle altissime catene montuose circostanti, le quali non permettono a quantità sufficienti di nuvole da pioggia di raggiungere queste regioni.

Clima[modifica | modifica sorgente]

Vallate verdi e montagne aride, tipico paesaggio in Iran

Il clima dell'Iran è altamente variegato data la sua grandezza. Si trova nel paese il clima steppico, clima arido, clima subtropicale e clima temperato nelle aree a nord. Nelle aree più popolate dell'Iran, inclusa Teheran, la temperatura subisce sbalzi elevati tra inverno ed estate, con temperature estive al di sopra dei 35 gradi seguite da quelle invernali di -10, con forti nevicate durante gennaio e febbraio. Le zone tra l'Elburz ed il Mar Caspio tendono ad avere temperature più costanti, raramente sotto lo zero oppure sopra i 29 gradi.[20] In tali regioni le precipitazioni possono variare dai 680mm annui a 1.700mm nelle regioni settentrionali.[20]

L'inverno è particolarmente rigido nelle aree occidentali e nord-occidentali del paese, con medie costanti sotto lo zero durante l'inverno, e nevicate pesanti. La parte orientale del paese invece è per la maggior parte arido o desertico, con una media inferiore a 200mm di pioggia annua. In queste aree le temperature estive sono spesso al di sopra dei 38 gradi centigradi. Le regioni meridionali confinanti con il Golfo Persico e il Golfo di Oman hanno inverni temperati, con estati particolarmente calde ed umide. In quest'area le precipitazioni variano da 135 a 355mm annui.[20]

Geografia amministrativa[modifica | modifica sorgente]

Regioni dell'Iran[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Suddivisioni dell'Iran e Regioni dell'Iran.
province dell'Iran

L'Iran si divide in trentuno regioni (ostānhā, singolare: ostān):

  1. Regione di Teheran
  2. Regione di Qom
  3. Regione di Markazi
  4. Regione di Qazvin
  5. Regione di Gilan
  6. Regione di Ardabil
  7. Regione di Zanjan
  8. Regione dell'Azarbaijan orientale
  9. Regione dell'Azarbaijan occidentale
  10. Regione del Kurdistan
  11. Regione di Hamadan
  12. Regione di Kermanshah
  13. Regione di Ilam
  14. Lorestan
  15. Khūzestān
  16. Regione di Chahar Mahal e Bakhtiari
  1. Regione di Kohgiluyeh e Buyer Ahmad
  2. Regione di Bushehr
  3. Regione di Fars
  4. Hormozgan
  5. Sistan e Baluchistan
  6. Regione di Kerman
  7. Regione di Yazd
  8. Regione di Esfahan
  9. Regione di Semnan
  10. Mazandaran
  11. Golestan
  12. Khorasan settentrionale
  13. Razavi Khorasan
  14. Khorasan meridionale
  15. Regione di Alborz

Città[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Città dell'Iran per popolazione.
Città principali dell'Iran
Centro statistico dell'Iran: censimento 2007[21]
Pos. Città Regione Popolazione Pos. Città Regione Popolazione
1 Tehran Teheran 12 088 287 11 Rasht Gilan 567 449
2 Mashhad Razavi Khorasan 2 427 316 12 Zahedan Sistan e Baluchistan 557 336
3 Esfahan Esfahan 1 602 110 13 Kerman Kerman 515 114
4 Tabriz Azarbaijan orientale 1 398 060 14 Hamadan Hamadan 479 640
5 Karaj Alborz 1 386 030 15 Arak Markazi 446 760
6 Shiraz Fars 1 227 331 16 Yazd Yazd 432 194
7 Ahvaz Khūzestān 985 614 17 Ardabil Ardabil 418 262
8 Qom Qom 964 706 18 Bandar Abbas Hormozgan 379 301
9 Kermanshah Kermanshah 794 683 19 Sanandaj Kurdistan 358 084
10 Urmia Azarbaijan occidentale 583 255 20 Eslamshahr Teheran 357 389

Demografia[modifica | modifica sorgente]

La crescita demografica dell'Iran nel ventesimo secolo

L'Iran è un paese di grande diversità etnico-culturale, composta da diverse religioni ed etnie, le quali sono principalmente derivate o influenzate dalla millenaria cultura persiana[22].

La popolazione dell'Iran è salita in modo sensibile durante il XX secolo, raggiungendo la cifra di 77 milioni di abitanti nel 2013.[23]. Secondo i dati del censimento del 1959 la popolazione dell'Iran era di 19 milioni di abitanti[24]. Tuttavia la crescita demografica del paese è diminuita in modo significativo, di circa l'1,29% nel luglio del 2012.[25]. Secondo la IRNA (Islamic Republic News Agency), alcuni studi demografici prevedono che la popolazione salirà a 105 milioni di abitanti nel 2050, per poi stabilizzarsi a quel livello o diminuire in una fase successiva.[26]

L'Iran ospita un insieme di popolazioni di rifugiati più alto al mondo, stimato a circa un milione di persone, causate principalmente dalla guerra civile e povertà in Afghanistan e dalle invasioni militari di Afganistan e Iraq.[27] Dal 2006, funzionari iraniani hanno collaborato con l'UNHCR e con funzionari afghani per garantirne il rimpatrio.[28]. Secondo stime ufficiali, vi sono all'incirca cinque milioni di cittadini iraniani emigrati all'estero, la maggior parte dopo la rivoluzione iraniana del 1979.[29][30] Queste stime non tengono conto degli iraniani che sono nati successivamente all'estero.

Secondo la costituzione iraniana, il governo deve per legge garantire a ogni cittadino del paese l'accesso a una rete di protezione sociale il quale copre pensione, disoccupazione, disabilità, calamità e trattamenti medici. Tali spese sono coperte da entrate pubbliche basate sul sistema di tassazione iraniano. L'Organizzazione Mondiale della Sanità classifica l'Iran come 58° per igiene e sanità e 93° per servizi di sanità nel suo "World Health Report 2000".[31]

Lingue[modifica | modifica sorgente]

Distribuzione geografica delle lingue iraniche: persiano (verde), pashto (viola) e curdo (turchese), e altre lingue minoritarie dell'Iran

La maggior parte della popolazione parla il persiano, il quale è inoltre la lingua ufficiale del paese, con numerose lingue iraniche e vari altri dialetti. Le lingue turche rappresentano la maggior parte delle lingue non-iraniche, fra le quali la più importante è la lingua azera, con una stima tra 12 e 15,5 milioni di madre lingua nel solo Iran[32][33][34]. Altra lingua non-iranica importante è l'arabo, che è parlato da minoranze arabe della regione del Khuzestan, confinante con l'Iraq, con una popolazione stimata attorno al milione di persone. Il persiano è tuttavia l'unica lingua d'insegnamento in Iran, mentre è obbligatorio imparare l'inglese come seconda lingua, con l'aggiunta dell'arabo classico per la corretta lettura del Corano

Etnie[modifica | modifica sorgente]

Mappa rappresentante la diversità etnica e religiosa in Iran

Non vi sono stime ufficiali sull'esatta composizione etnica dell'Iran, tuttavia vi sono varie stime di organizzazione internazionali con risultati parzialmente diversi, fra cui la Biblioteca del Congresso e la CIA. The World Factbook della CIA ha pubblicato le seguenti stime: persiani (61%), azeri (16%), curdi (10%), luri (6%), arabi (2%), baluchi (2%), altre popolazioni turche (2%) e altri (1%)[16]. Sempre secondo la stessa stima però il persiano è la lingua madre del 53% della popolazione, mentre le lingue azere e turche lo sono del 18% della popolazione, curde da 10%, gilaki e mazandarani 7%, 6% luri, arabo e baluci entrambi 2%, seguito da altre lingue.[16]

Secondo le stime della Biblioteca del Congresso invece le stime sono le seguenti: persiani (65%), azeri (16%), curdi (7%), luri (6%), arabi (2%), baluci (2%), turkmeni (1%), tribù turche quali i Qashqai (1%), e altri gruppi non iranici non turchi quali armeni, assiri e georgiani meno del 1%. Sempre secondo questa fonte il persiano è la madre lingua del 65% della popolazione, e diffusa seconda lingua della maggior parte del rimanente 35%.[35]

Nonostante l'alta diversità etnica e culturale, l'Iran ha una lunga storia di integrazione tra varie etnie e religioni sotto la Persia, tanto che oggi giorno l'élite politica del paese rappresenta una mescolanza dei vari gruppi, non percorsa da rivalità basate su origine etnica. Per esempio il leader supremo Ali Khamenei fa parte della minoranza azera, così come Farah Pahlavi e Mir Hosein Musavi. I'ex ministro degli Esteri, Ali Akbar Salehi, e il capo dei Basiji, Mohammad Reza Naqdi, sono entrambi originari della minoranza araba iraniana. Nonostante ciò vi sono stati casi di conflitti e movimenti indipendentisti nel Khuzestan, Baluchistan e Kurdistan iraniano.

Santuario dell'Imam Reza a Mashhad, uno dei centri religiosi più importanti del paese.

Religione[modifica | modifica sorgente]

La religione in Iran è dominata dalla variante sciita duodecimana dell'Islam, la quale è religione di Stato, con una stima di fedeli che varia tra il 90% e il 95%[36][37]. Dal 4% all'8% della popolazione iraniana è ritenuta invece sunnita, per la maggior parte curda e baluci. Il rimanente 2% è composto da minoranze non-musulmane, fra i quali gli zoroastriani, gli ebrei, i cristiani, i baha'i, gli yezidi, gli induisti, la cosiddetta Ahl-e Haqq (yarsan).[16] Le minoranze religiose, sia musulmane sia non islamiche, sono ufficialmente tollerate. Tuttavia fa eccezione la religione Baha'i, la quale è stata discriminata sin quasi dalla sua nascita.

Le religioni ebraica, cristiana e zoroastriana hanno seggi riservati in parlamento, in quanto ufficialmente minoranze religiose maggiori. Tuttavia la religione baha'i, che è di fatto la minoranza non-islamica maggiore, è completamente esclusa dalla vita pubblica. In quanto l'Islam prevede la tolleranza verso le altre religioni monoteistiche, gli oppositori della religione hanno evitato questo vincolo legale negando la definizione di religione ai baha'i, usando invece il termine di setta.[38], permettendo dunque la negazione totale di diritti civili, quali educazione ed occupazione pubblica.[39][40][41]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Persia.

Era antica[modifica | modifica sorgente]

Chogha Zanbil, un antico complesso elamita nel Khuzestan iraniano.

I primi reperti archeologici dell'Iran, quali quelli trovati nel sito del Kashafrudi e di Ganj Par, dimostrano la presenza di insediamenti umani già dal Paleolitico inferiore.[42] Reperti del uomo di Neanderthal risalgono al Paleolitico medio, e sono stato trovati principalmente nella regione degli Zagros, quali le caverne Warwasi e Yafteh.[43][44] Le prime comunità agricole invece cominciarono a stabilirsi in Iran attorno all'8000 a.C.,[45][46] con insediamenti quali Chogha Mish, nella regione delle montagne Zagros.

La nascita di una della prima città persiane, Susa, è stata fissata attorno al 4395 a.C.[47] Vi sono dozzine di reperti preistorici attorno all'altopiano iranico, che suggeriscono l'esistenza di culture antiche e di insediamenti urbani in altre regioni già dal IV millennio a.C.[48][49][50] Durante l'era del bronzo l'Iran è stata la patria di diverse civilizzazioni, quali quella dell'Elam, della Civiltà di Jiroft e della Civiltà del fiume Zayande. Elam è fra le più importanti di queste, e si sviluppò nel sud-ovest dell'Iran, influenzata dalle civiltà mesopotamiche. Lo sviluppo della scrittura nell'Elam (IV millennio a.C) fu forse parallelo a quello dei Sumeri.[51] Il regno elamico proseguì la sua esistenza fino all'emergere della civiltà dei Medi e dell'Impero achemenide.

Era classica[modifica | modifica sorgente]

Rovine di Persepolis, antica capitale della Persia.
Raffigurazione rappresentante la liberazione degli schiavi ebrei di Babilonia da parte di Ciro il Grande. Sotto il suo regno fu abolita la pratica della schiavitù.
Rappresentazione del palazzo di Dario I a Persepolis

Durante il secondo millennio a.C., antiche popolazioni iraniche arrivarono dalle steppe eurasiatiche,[52] entrando in diretto conflitto con le popolazioni locali.[53][54] Con l'insediamento di questi popoli, la regione corrispondente all'attuale Iran divenne dominata da tribù persiane, dei Parti e dei Medi. Dal X al VII secolo a.C., queste popolazioni iraniche, assieme ai regni pre-iranici, divennero parte del Impero assiro, basato nella Mesopotamia settentrionale.[55] Sotto il re Cyaxares, i Medi e i Persiani si allearono con Nabopolassar di Babilonia e, con l'aiuto dei Cimmeri, Aramei e Sciti, attaccarono l'Impero assiro. Da ciò scaturì una guerra civile all'interno dell'impero che durò dal 616 a.C. al 605 a.C., che determinò la liberazione di vari popoli sottomessi all'Impero assiro.[55] L'unificazione dei Medi sotto un unico leader nel 728 a.C. portò alla creazione dell'Impero medo.[56]

Nel 550 a.C. Ciro il Grande sottomise l'Impero medo e fondò l'Impero achemenide, unificando altre città-Stato nella regione. La sua ascesa al potere fu il risultato della ribellione dei Persiani, scaturito delle azioni del re dei Medi Astiage, ribellione che si espanse velocemente nelle vicine provincie, le quali si allearono con i Persiani. Le successive conquiste di Ciro e dei suoi successori portò all'annessione al nuovo Impero persiano di nuove regioni e province, quali Babilonia, l'Antico Egitto, la Lidia e le regioni a ovest del fiume Indo. L'espansione ad ovest portò allo scontro diretto tra le varie città-Stato greche e l'Impero, dando avvio alle cosiddette Guerre persiane. Lo scontro si sviluppò in più occasioni durante la prima metà del V secolo a.C. e si concluse con la ritirata della Persia dai territori greci annessi nella prima parte della guerra.[57] L'impero aveva un sistema amministrativo centralizzato, formato grazie a una fra le prime burocrazie del mondo, sotto il comando diretto dello Shahanshah e dei suoi satrapi, coadiuvati da un vasto numero di funzionari pubblici e da un esercito di professionisti. Tale strutturazione amministrativa fu successivamente presa come esempio in vari altri imperi successivi.[58]

Territorio dell'Impero achemenide all'apice della sua espansione.
Rappresentazione della battaglia di Isso.

Nel 334 a.C. Alessandro il Grande invase l'Impero achemenide, sconfiggendo l'ultimo Shahanshah di questa dinastia. Dario III, durante la battaglia di Battaglia di Isso del 333 a.C. Dopo la morte di Alessandro, la Persia cadde sotto il controllo dei vari regni ellenistici. Nel II secolo a.C. la Partia divenne la potenza principale nella regione, riprendendo controllo dei territori iranici occupati dai regni ellenistici, e ricreando il precedente Impero persiano sotto l'Impero partico, tuttavia senza alcuna nuova espansione territoriale. L'Impero partico durò fino al 224 d.C., quando a lui succedette l'Impero sasanide.[59] I Sasanidi stabilirono un impero con dimensioni pari a quello degli Achemenidi, con capitale a Ctesifonte.[60] Buona parte del periodo sotto l'Impero partico e l'Impero sasanide fu segnata dalle guerre romano-persiane, le quali avvennero sui confini occidentali e che durano circa 700 anni. Le guerre portarono all'indebolimento politico, militare ed economico dell'Impero sasanide e l'Impero bizantino, portando successivamente alla sua sconfitta e a notevoli perdite territoriale per mano delle armate dell'invasore arabo.

Medioevo (652–1501)[modifica | modifica sorgente]

Estensione del Califfato degli Abbasidi al suo apice nell'850 d.C.
Le torri di gemelle di Kharaghan, costruite nel 1067 nell'odierna Qazvin, contenenti le tombe di principi selgiuchidi.

Le prolungate guerre romano-persiane, così come i conflitti interni al Impero Sasanide portarono alla conquista islamica della Persia nel settimo secolo d.C.[61] [62] Nonostante la debolezza politica la Persia si trovava ad un avanzato livello di civiltà e cultura, come ne fa esempio Jundishapur, riconosciuto come il centro medico più importante ed avanzato al mondo in quell'epoca. [63] Sconfitto inizialmente dal Califfato dei Rashidun, fu governato negli anni successivi dal califfato dei Abbasidi e dei Omayyadi. Il processo d'islamizzazione della Persia fu lungo e graduale. Sotto il dominio del Califfato dei Rashidun e più tardi dei Omayyadi, i Persiani, sia musulmani (mawali) sia non-musulmani (Dhimmi) furono discriminati, escludendoli da governo e dalle forze armate, e forzati a pagare le tasse dei non-musulmani quali la Jizya. [64][65] Nel 750 gli Abbasidi abbatterono il califfato degli Omayyadi, principalmente per via della insoddisfazione dei mawali persiani.[66] I mawali formarono la maggior parte dell'esercito dei ribelli, guidato da Abu Muslim. [67][68][69] Dopo due secoli sotto il dominio arabo, cominciarono a formarsi i primi regni persiani indipendenti o semi-indipendenti (quali i Tahiridi, Saffaridi, Samanidi e i Buwayhidi). Nel IX e X secolo prevalse e solidificò il proprio potere la dinastia dei Samanidi.[70]

Miniatura persiana rappresentante la campagna di Tamerlano in India
Ferdowsi e tre poeti della corte dei Ghaznavidi, miniatura contenenti versi del Shahnameh. miniatura risalente al 1532.

L'arrivo del califfato degli Abbasidi vide il risorgimento della cultura persiana, discriminata durante il primo periodo del dominio arabo. In tale processo la aristocrazia araba fu gradualmente sostituita dalla burocrazia persiana. [71] Ciò fece sì che la letteratura, filosofia, e la medicina persiana divenissero maggiori elementi della Epoca d'oro islamica.[72][73] L'Epoca d'oro islamica raggiunse il proprio culmine nell'undicesimo secolo d.C, durante il quale la Persia fu il teatro scientifico di maggior importanza. [63] Dopo il decimo secolo la lingua persiana, assieme all'arabo, divenne di uso comune per trattati di filosofia, storia, matematica, musica, scienza e medicina. Fra gli autori persiani più autorevoli dell'epoca vi sono Nasir al-Din al-Tusi, Avicenna, Qotb al-Din Shirazi, Naser-e Khosrow, al-Biruni e ʿUmar Khayyām.

Il rifiorire della cultura persiana in questo periodo portò a un forte risorgere del nazionalismo persiano, dato che il tentativo degli anni precedenti di arabizzazione, talora violenta, non aveva dato alcun frutto in Persia. Il movimento della Shu'ubiyya non servì alla Persia per recuperare una maggior autonomia, visto che il suo ambito era quello puramente letterario, ma fu utile a recuperare un'identità culturale alquanto appannatasi con la conquista araba del Paese.[74] Uno degli elementi più importanti di questo movimento fu il recupero delle proprie tradizioni letterarie, e in questo un ruolo importante fu svolto da Ferdowsi e dal suo capolavoro epico, che recuperava un passato storico e mitico di fondamentale importanza.

ʿUmar Khayyām, 1048 – Nishapur, 4 dicembre 1131, fu matematico, astronomo, poeta e filosofo persiano, riconosciuto come uno dei più grandi intellettuali dell'epoca.

Il X secolo vide in questa regione la migrazione di massa delle tribù turche dell'Asia Centrale nell'altopiano iranico[75] Membri di queste tribù furono utilizzati al servizio dell'esercito degli Abbasidi come guerrieri-schiavi (ghilmān, mamalīk), sostituendo elementi arabi e persiani dell'esercito.[67] La conseguenza fu l'incremento del loro potere politico. Nel 999 prese il potere dell'Iran la dinastia dei Ghaznavidi, a capo del quale vi erano mamelucchi di origine turche, alla quale succedettero l'Impero selgiuchide e l'Impero corasmio. Tali imperi, a capo dei quali vi era un'oligarchia di origine turca, erano altamente persianizzate, e avevano adottato vari metodi e di amministrazione e governo della Persia. [75] Tale adattamento culturale diede vita successivamente allo sviluppo della distinta tradizione turco-persiana.

Estensione territoriale dell'Ilkhanato, 1256-1353

Tra il 1219 e 1221 l'Impero del Khwārazm-Shāh subì una rovinosa invasione da parte dell'esercito mongolo guidato da Gengis Khan. La devastazione apportata fu tale da far perdere la vita a un altissimo numero di abitanti dell'altopiano iranico, una stima pari a 10 a 15 milioni di persone. Alcuni storici stimano che la popolazione dell'Iran non sia tornata ai livelli precedenti alla invasione fino al XXI secolo. [76] In seguito alla dissoluzione dell'Impero mongolo nel 1256, Hulagu Khan, nipote di Gengis Khan, istituì la dinastia dell'Ilkhanato e, nella lenta frammentazione che ne accompagnò la fine, la Persia fu divisa tra Jalayiridi, Chupanidi, Muzaffaridi e Sarbadar.

Nel 1370 prese il controllo dell'Iran Tamerlano, creando l'Impero timuride, il quale durò per i successivi 156 anni. Tale regno vide numerevoli casi di violenza e sterminio nei confronti della popolazione locale. Ne fu un esempio il completo massacro della popolazione di Isfahan da parte di Tamerlano nel 1387, che fece uccidere 70 000 cittadini in pochi giorni. [77] Hulagu Khan e Tamerlano, così come i loro successori, nonostante le origini mongole, adottarono la tradizione, le usanze, costumi e cultura locali, circondandosi in un ambiente persiano [78]

Dinastie 1501-1779[modifica | modifica sorgente]

Piazza Naqsh-e jahàn, costruita in seguito alla scelta della capitale di Isfahan da parte di 'Abbas I il Grande
La battaglia di Cialdiran vide la sconfitta di Ismāʿīl I da parte degli Ottomani a causa dell'impiego massiccio da parte di questi ultimi di armi da fuoco, allora non diffuse nell'esercito persiano.

Successivamente al declino dell'Impero timuride (1370-1506), la Persia si ritrovò politicamente divisa, dando via alla nascita di numerosi movimenti religiosi, fra i quali numerosi appartenenti al ramo sciita dell'Islam. Tra queste era particolarmente attivo a livello politico il gruppo sufi dei Qizilbash safavidi, che riuscirono a far affermare nel 1501 il loro leader Ismāʿīl.[79] Dopo aver preso controllo dell'Azerbaijan e stabilito la propria capitale a Tabriz, Scià Isma'il I cominciò la sua campagna per riportare interamente la Persia sotto il proprio controllo, riunificando il paese nel giro di 10 anni. Tali eventi portarono alla nascita della dinastia Safavide, una delle più importanti dinastie dell'Iran, spesso considerata come quella che fece entrare la Persia nell'età moderna. [80] I Safavidi comandarono uno dei più importanti imperi Persiani dopo la conquista islamica della Persia[81][82][83][84], e imposero la variante sciita duodecimana dell'Islam come religione ufficiale dell'impero, segnando un importante evento nella storia dell'Islam.[11] I Safavidi governarono dal 1501 al 1722 (con l'eccezione di un breve ritorno dal 1729 al 1736), e all'apice della loro espansione controllavano i territori corrispondenti al odierno Iran, Azerbaijan, Armenia, gran parte dell'Iraq, Kuwait, Georgia, Afghanistan e alcune parti dell'odierno Pakistan, Tajikistan, Turkmenistan, Turchia e Siria. Di particolare rilievo è il fatto che l'ascesa della dinastia segnò il ritorno della Persia sotto il controllo delle popolazioni locali (Persiani, Azeri, Curdi etc.), a differenza delle precedenti occupazioni arabe e mongole, dando nuova vita all'identità nazionale della Persia, reintroducendo l'uso ufficiale del nome "Iran" nell'amministrazione dell'impero.[85]

Ricevimento degli emissari Persiani da parte del Doge Marino Grimani, 1599.

Durante il regno di 'Abbas I il Grande (1588-1629) la Persia stabilì contatti diplomatici con l'Occidente per poter far fronte al nemico comune, l'Impero ottomano.[86] Fu riorganizzato e modernizzato l'esercito della Persia, grazie in particolare al contributo degli emissari del Regno Unito Sir Anthony Shirley e Robert Shirley.[87] La capitale dell'impero fu ricollocato da Qazvin ad Isfahan, la quale divenne centro culturale della Persia, e fu ricreato un solido sistema amministrativo e fiscale. Avendo consolidato il suo potere in Persia, ʿAbbās organizzò una lunga campagna contro gli Ottomani per riconquistare parti del territorio perduto dai suoi predecessori (tra cui l'Azerbaijan, inclusa Tabriz). Grazie al suo ingegno militare, riuscì a sconfiggere ripetutamente gli Ottomani riconquistando il Caucaso, Tabriz e gran parte della Mesopotamia. Allo stesso tempo ʿAbbās cacciò i Portoghesi dal Golfo Persico, ristabilendo il commercio marittimo con il resto del mondo, e fondando il porto di Bandar Abbas. [88]

Periodo 1779-1979[modifica | modifica sorgente]

Il periodo cagiaro (Qajar)[modifica | modifica sorgente]

L'Iran contemporaneo ha ereditato dalla Persia dell'epoca safavide (1501-1722) il modello istituzionale monarchico, religioso e tribale (uymaq). La dinastia dei Cagiari (Qajar), che governò la Persia dal 1779 al 1925, ripropose la condizione di un regime assolutista, ma debolmente accentrato e costretto a confrontarsi con potenti forze tribali provinciali e con un apparato religioso sempre più indipendente.

Lo Scià (Shah) cagiaro Naseroddin Shah davanti al Trono del Pavone, nel palazzo del Golestan

Nel XIX secolo la Persia divenne teatro della rivalità tra l'Impero britannico e l'Impero russo zarista, che, nel 1907, si accordarono per spartirsi il Paese in zone d'influenza. Le conquiste e l'influenza occidentale portarono alla rivoluzione costituzionale del 1906 in cui una coalizione di intellettuali, di ulema e mercanti tentò di creare un regime parlamentare con l'istituzione del Majlis (Parlamento). Il movimento costituzionale fu soppresso in due tempi dall'intervento militare russo (1908 e 1911), ma il Majlis sopravvisse. Durante la prima guerra mondiale la Persia, benché formalmente neutrale, divenne terreno di scontro tra Russi, Britannici e Turchi ottomani. Alla fine del conflitto, il crollo degli Imperi ottomano e zarista lasciò il Regno Unito quale unica potenza nella regione, ma il tentativo di stabilire un formale Protettorato (1919) fallì per l'opposizione della popolazione e del "clero" sciita e per l'influenza bolscevica dal Nord. Nel 1921, Reza Khan, comandante della brigata cosacca, marciò su Teheran e divenne l'uomo forte del Paese. Primo Ministro dal 1923, nel 1925 depose i Cagiari e divenne egli stesso Scià con il nome di Reza Pahlavi. L'epoca dei Pahlavi, compresa tra il 1925 e il 1979, costituisce praticamente una ripetizione della storia precedente: i tentativi di centralizzazione e modernizzazione provocarono una resistenza nazionale guidata dagli ulema in nome dell'Islam. I Cagiari giunsero al potere dopo un periodo di anarchia e lotte tribali (legate agli uymaq), ma non riuscirono mai a consolidare la loro posizione perché l'esercito era esiguo, le province frammentate e governate da khān e Ilkhān (rappresentanti dei khān) e la loro corte poco sviluppata.

Mentre lo Stato cagiaro aveva una sovranità precaria, il potere degli ulema nel XVIII e XIX secolo aumentò moltissimo, soprattutto da quando essi riuscirono a convincere i musulmani che, in assenza dell'Imam, gli esponenti religiosi più devoti e ricchi di spiritualità dovessero essere considerati come le autentiche guide della comunità. Inoltre vi era un sistema informale di comunicazioni che collegava gli ulema persiani ai centri sciiti iracheni. Il rapporto tra ulema e Cagiari era molto delicato: una lunga tradizione storica aveva assuefatto gli ulema al rifiuto dell'impegno politico. Fath 'Ali Shah (1797-1843) tollerò un atteggiamento di indipendenza da parte di vari ulema, contribuì a eliminare il sufismo e le dottrine non considerate ortodosse. L'intervento europeo modificò la posizione del regime: il Trattato di Golestan (1813) sancì la cessione alla Russia della Georgia, di Derbent, Baku, Shirvan e altre parti dell'Armenia. Col Trattato di Turkmanciai (1828) la Russia ottenne l'Armenia, il controllo del Mar Caspio e una posizione privilegiata nel commercio persiano. Tra il 1864 e il 1885 vi fu la conquista delle province centro-asiatiche. Le conquiste russe furono bilanciate dai britannici, che assunsero il controllo dell'Afghanistan per proteggere il loro Impero indiano.
La Persia, che aveva mire sull'Afghanistan, fu sconfitta nel 1856 a Herat e fu costretta a riconoscere l'indipendenza dell'Afghanistan. Dopo il 1857 la penetrazione di britannici e russi fu principalmente commerciale (prestiti, banche, risorse, infrastrutture). In quegli anni vennero fatte alcune riforme e, nel 1879, fu creata la brigata cosacca. La dominazione straniera creò aspirazioni modernizzatrici da parte di alcuni intellettuali, ma il regime dipendeva da russi e britannici, gli ulema si opponevano alla laicizzazione e i gruppi tribali alla centralizzazione. Le timide riforme quindi fallirono.

Nello stesso tempo mercanti e artigiani erano sopraffatti dalla concorrenza europea e dopo l'occupazione del Caucaso del 1828 si scatenò un movimento nazionale a favore del jihad. Lo Scià Muhammad (1834-48) utilizzando metodi occidentali in campo militare e politico esacerbò le tensioni e si inimicò i Mulla (per via dell'istituzione di scuole laiche, fuori dalla giurisdizione dei Mulla). Nello stesso tempo i Mulla dovettero fronteggiare non solo l'irrigidimento dello Stato, ma anche l'ascesa di nuovi movimenti religiosi, come ad esempio la predicazione di sayyid 'Ali Muhammad, il quale si proclamò il vero Imam e morì ucciso nel 1850. La tensione fra Stato e Mulla esplose a proposito delle concessioni al barone Paul Julius Reuter del 1872 e del 1889, che furono contrastate perché si svendevano gli interessi persiani agli stranieri e si riducevano i mercanti persiani a semplici intermediari tra imprese estere e popolo. Nel 1891 ci fu la cosiddetta "rivolta del tabacco": un movimento di opposizione alla monopolizzazione del tabacco per effetto di una nuova concessione data agli stranieri (1890). Le proteste provenivano soprattutto da parte della borghesia e dai mercanti del bazar in quanto non esisteva una classe contadina media. Molti autori considerano la rivolta del tabacco come il primo passo verso la rivoluzione costituzionale iraniana sopra ricordata. Nel 1901 lo Scià attribuì al britannico D'Arcy la prima concessione petrolifera.[89]

Rivoluzione costituzionale e Reza Shah[modifica | modifica sorgente]

Reza Shah (Sciá)

La protesta del tabacco contro l'autoritarismo cagiaro si sviluppò in senso più compiutamente politico anche per l'influenza della nascita della duma russa e dei cambiamenti nell'Impero ottomano ed in Egitto ed il catalizzarsi delle opposizioni portò all'affermazione non violenta del movimento costituzionalista. Il trattato intitolato "Ammonizione e perfezionamento del popolo" recepì varie posizioni di Mulla liberali, senza inizialmente porsi il problema del rapporto tra concezione europea di Stato parlamentare e idee religiose e questa confluenza di posizioni diverse tra mercanti del bazar, religiosi, liberali e popolo permise l'unione di varie forze.

Nonostante la restaurazione assolutista del 1908 e del 1911, la Costituzione del 1906 rimarrà formalmente in vigore fino al 1979. La Costituzione subordinava lo scià a un governo costituzionale, proclamava l'Islam religione ufficiale della Persia e l'impegno del governo ad applicare la shari'a. La crisi del movimento costituzionale a fronte del ritorno reazionario dello Scià mise in luce alcune tendenze: i Mulla in linea di massima non erano avversi alla monarchia e la comparsa di una posizione attiva dipendeva dai mutati rapporti tra Stato e capi religiosi e dall'indebolimento del primo.

Anche a causa della debolezza dello Stato, il Paese attraversò un periodo di semi-anarchia che andò dal 1911 al 1925. Durante la Prima guerra mondiale truppe russe e britanniche occuparono la Persia come retrovia nel conflitto contro l'impero ottomano. Con il crollo del regime zarista nel 1917 tutta la Persia cadde nelle mani dei britannici, che con il trattato anglo-persiano del 1919 cercarono di formalizzare un loro protettorato. Mentre il Regno Unito si impegnava a consolidare la sua presenza, l'Unione Sovietica appoggiava i movimenti separatisti del Gilan e dell'Azerbaigian e partiti comunisti di Tabriz e Teheran.

Nel 1921 Reza Khan, diventato il comandante della brigata cosacca, marciò su Teheran, affidò il governo a Ẕiyā Tabataba'i e divenne l'uomo forte del Paese. Sempre nel 1921 i persiani conclusero con l'Unione Sovietica un trattato di amicizia e da questa nuova posizione di forza denunciarono formalmente il trattato anglo-persiano del 1919. Per un periodo la Persia fu retta da governi inefficienti fino a che Reza Khan sconfisse alcuni capi tribali, rafforzò la sua autorità su esercito e polizia e, nel 1925, si proclamò Scià di Persia fondatore della Dinastia Pahlavi (e del primo forte regno accentrato). Reza Shah creò finalmente un esercito forte, in grado di dominare il paese.

Sostenuto dall'esercito e da una pubblica amministrazione centralizzata e fedele, lo Scià superò l'opposizione delle élite religiose tribali, mise fuori legge il Partito comunista e ridimensionò il potere degli ulema attraverso un sistema di istruzione laica (Università di Teheran, meno fondi alle madrase) e la riorganizzazione dell'amministrazione giudiziaria (no alla shari'a, necessità della laurea in Giurisprudenza per essere giudice, supremazia dello Stato). La laicizzazione dell'amministrazione giudiziaria e dell'istruzione erano solo parte di un più ampio programma per modernizzare l'economia. Negli anni venti e trenta fu creata l'infrastruttura di un'economia moderna: rete ferroviaria, Banca Nazionale, comunicazioni postali e telegrafiche.

Si sviluppò anche una industria interna, che produceva beni di consumo alternativi a quelli di importazione. Negli Anni trenta diminuì il peso del commercio estero con la Russia mentre aumentò quello verso la Germania. Il petrolio era una fonte importante di entrate pubbliche: scoperto per la prima volta nel 1908 portò nel 1909 alla fondazione dell'Anglo-Persian Oil Company e nel 1915 furono costruite le raffinerie di Abadan. La produzione di petrolio rendeva bene alla Persia, ma creava anche un forte risentimento contro gli stranieri che lo estraevano. Nel 1933 il governo pretese una riduzione dei territori concessi per la ricerca del petrolio e il pagamento di un reddito fisso in cambio di una proroga fino al 1993. Questo cambiamento di politica nelle concessioni superò la Grande depressione ma non superò la Seconda guerra mondiale.

Mosaddeq e l'Operazione Ajax[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Persia e Stati Uniti d'America nella crisi di Abadan.
Conferenza di Tehran, 1943

La politica di sviluppo di Reza Shah creò un piccolo settore moderno in un'economia e in una società molto arretrate. La Seconda guerra mondiale pose fine a questi esperimenti: nel 1941 la Russia e l'Inghilterra, preoccupate di tenere aperte la via di rifornimento al petrolio persiano, cominciavano ad esigere che i tedeschi fossero espulsi, lanciarono un ultimatum ed invasero il Paese. Gli anglo-sovietici costrinsero quindi Reza Shah ad abdicare a favore del figlio, Mohammad Reza Pahlavi. Con l'entrata in guerra degli Stati Uniti, gli americani giunsero in Iran e dal 1942 gestirono la logistica del corridoio persiano per il rifornimento di materiale bellico all'Unione Sovietica. Nel 1943 si tenne la Conferenza di Teheran, il primo vertice interalleato tra Roosevelt, Churchill e Stalin. Gli anni dal 1946 al 1953 videro gli Stati Uniti sostituirsi gradualmente agli inglesi nel sostegno alla ricostruzione e gestione del Paese. Nel 1946 gli americani aiutarono i persiani a resistere alle pressioni dei sovietici che occupavano la provincia settentrionale dell'Azerbaijan, esigevano concessioni petrolifere e appoggiavano i movimenti separatisti del Kurdistan e dell'Azerbaigian. Sul finire degli anni cinquanta la Persia lottò anche per ottenere un maggior controllo dell'Anglo-Iranian Oil Company.

Nel 1951 Mohammad Mossadeq giunse al potere col progetto di stabilire una concreta democrazia e d'instaurare una monarchia costituzionale. Mossadeq fu eletto Primo Ministro dal Majles all'unanimità per la sua nota avversione al rinnovo della concessione petrolifera dell'Anglo-Iranian Oil Company del 1933, dopo che un fanatico aveva assassinato il Primo Ministro Razmara, che era invece favorevole al rinnovo. Mossadeq procedette subito a nazionalizzare l'industria iraniana degli idrocarburi, che era allora sotto il pieno controllo del Regno Unito. La reazione inglese fu molto dura e ne scaturì la crisi di Abadan, un accanito confronto, durato tre anni, nel corso del quale le potenze europee boicottarono il petrolio della Persia. Quest'ultima, fin dall'inizio commise la grave leggerezza di ritenere che gli Stati Uniti, che non avevano interessi nella Anglo-Iranian Oil Company, avrebbero sostenuto il suo piano di nazionalizzazione. La posizione degli Stati Uniti d'America nella crisi di Abadan registrò un'evoluzione, passando lentamente da un chiaro sostegno a Mossaddeq, accompagnato da un invito a trovare una soluzione di compromesso con il Regno Unito, a un progressivo allineamento con le posizioni di Londra[90]

Malgrado l'aperto disgusto di Mosaddeq per il socialismo, Winston Churchill – totalmente determinato a difendere gli interessi britannici nel Paese medio-orientale – denunciò agli USA che Mosaddeq non era in grado di gestire un Paese in preda al caos e che si stava "progressivamente inclinando verso il comunismo". In piena guerra di Corea Washington temeva che Mossadeq stesse involontariamente aprendo la porta ad una penetrazione dell'Unione Sovietica. In quel periodo di Guerra fredda caratterizzato da forti paure, non sempre sensate, l'America finì per accettare i piani britannici per far cadere Mossadeq. Londra chiese aiuto a Washington perché nell'ottobre 1952 Mossadeq aveva chiuso l'Ambasciata britannica. D'altro canto, Mossadeq si era indebolito sul piano interno perché aveva perso anche il sostegno del clero sciita, allora guidato dall'Ayatollah Kashani, che non gradiva le sue riforme sociali.

Soldati iraniani circondano il palazzo del parlamento a Tehran

Sotto la direzione di Kermit Roosevelt, Jr., un esperto dirigente della Central Intelligence Agency (CIA) e nipote del Presidente statunitense Theodore Roosevelt, la CIA e il britannico Secret Intelligence Service (SIS) organizzarono un'operazione coperta per deporre Mosaddeq con l'aiuto delle forze armate leali allo Scià. Il Piano era etichettato come Operazione Ajax. Il complotto, la cui esecuzione avvenne su autorizzazione firmata dello Shah per costringere alle dimissioni dal suo posto di Primo ministro Mossadeq e rimpiazzarlo col generale Fażlollah Zahedi, ricevette il consenso dei britannici e degli statunitensi. Sebbene il piano fosse ben coordinato e pianificato, il colpo di Stato fallì, inducendo lo Shah a cercar rifugio a Baghdad e poi a Roma.

La resistenza dei nazionalisti e il sostegno di cui godevano nel paese era stato evidentemente sottovalutato dagli organizzatori del colpo di Stato. Entro breve tempo, comunque, i lealisti sostenuti dagli anglo-americani la spuntarono. Ad una grande manifestazione pro-Mossadeq alla notizia dello sventato colpo di Stato, seguì l'indomani una grande manifestazione contro Mossadeq ed in favore dello Scià sostenuta anche dal clero sciita militante guidato dall'Ayatollah Kashani. Partita dal Bazar di Teheran la manifestazione fu rinforzata da reparti militari e carri armati che diedero l'assalto alla residenza di Mossadeq. Il sovrano poté quindi fare ritorno a Teheran, Zahedi fu nominato Primo Ministro e Mossadeq, dopo un processo farsa, fu condannato a morte. Lo Scià commutò in seguito la condanna in esilio e arresti domiciliari perpetui.

La controversia con le compagnie petrolifere fu risolta nel 1954 con un'intesa tra la National-Iranian Oil Company e un consorzio composto da sette compagnie straniere (le cosiddette sette sorelle del petrolio).[91] Così le compagnie straniere riuscirono a conservare una forma di controllo sul prezzo e la commercializzazione del petrolio.

L'autocrazia pahlavide[modifica | modifica sorgente]

Mohammad Reza Pahlavi durante la cerimonia di incoronazione di Farah Pahlavi nel 1967.

Il colpo di Stato del 1953 pose fine alla lotta per il potere e ricreò un regime accentrato e autoritario basato sull'appoggio straniero, e favorevole alla modernizzazione economica e sociale. Sotto il profilo tecnico il restaurato regime dello Scià era una monarchia costituzionale, ma in pratica lo Scià esercitava un potere assoluto; controllava sia l'esercito che la Savak, la polizia segreta. Inoltre dipendeva dagli Stati Uniti, e aderì così al Patto di Baghdad (1955) e dal 1959 alla CENTO. La Persia mantenne stretti rapporti con Israele, negli anni settanta aiutò il sultano dell'Oman a reprimere l'opposizione e nel 1975 costrinse l'Iraq a definire le controverse frontiere nella zona del basso Eufrate. Tuttavia durante gli anni settanta le relazioni con l'Unione Sovietica rimasero buone.

Tra il 1960 e il 1977 lo Stato avviò un programma per consolidare il suo governo autocratico, velocizzare la modernizzazione, compiere riforme culturali (voto alle donne) e agrarie per coinvolgere anche la gente della campagna. Un aspetto cruciale fu la rivoluzione bianca una serie di riforme sociali ed economiche, tra cui in particolare una riforma agraria che in molti casi non diede ai contadini neanche il minimo per sopravvivere. In effetti i programmi dello Scià tendevano soprattutto a creare imprese di grande dimensione patrocinate dallo Stato, dove vi era una forte meccanizzazione che creò una quantità eccedente di manodopera. La stessa sorte toccò ai nomadi e al bestiame. Alcune di queste grandi imprese fallirono creando carestie ed un movimento migratorio su vasta scala soprattutto verso Teheran. Si investì molto anche nel settore industriale che tuttavia non riusciva a competere sui mercati internazionali. Tutto questo portò a un'acuta inflazione e a un peggioramento del tenore di vita di tutti coloro che non erano legati all'industria. In campo sociale furono fatte varie riforme per migliorare la condizione femminile (istruzione, lavoro, divorzio, diritto di voto). I programmi di rinnovamento suscitarono i timori della società e l'opposizione alla natura autoritaria del regime.

Lo Shah distribuisce le terre nella "rivoluzione bianca"

Negli anni sessanta e settanta l'opposizione era diffusa ma dispersa. Il partito Tudeh e l'Unione Nazionale vennero schiacciati dalla SAVAK e le rivendicazioni delle minoranze curde, arabe e baluci regolarmente frustrate. La sconfitta di Mossadeq aprì un periodo di calma dei Mulla che sotto la guida dell'Ayatollah Burujerdi rimasero politicamente inattivi. Negli anni sessanta si creò una rete nazionale di comunicazione che aveva come centro la città di Qom. Sempre in questi anni, le scelte del governo provocarono l'accanita opposizione degli ulema che esplose nel 1963 quando lo Scià decise di convocare un referendum nazionale sulla riforma agraria, inasprendo i controlli polizieschi sulle attività degli ulema a Qom. Ci furono le dimostrazioni guidate dall'Ayatollah Khomeyni, che nel 1964 fu esiliato in Iraq. Importante fu anche lo sviluppo del movimento per la riforma religiosa che voleva i Mulla non più disinteressati alla politica ma attivamente impegnati. Si creò così fra il 1967 e il 1973 la Husayniyya Irshadun, una università informale che voleva rivitalizzare lo sciismo. Khomeini nella sua opera "Il governo islamico" affermò che i Mulla dovevano ribellarsi contro gli abusi della monarchia. Durante gli anni 70 la reazione a questa situazione portò a un inasprimento del regime. In queste condizioni politiche la scintilla della rivoluzione scaturì da una dimostrazione svolta dagli studenti religiosi a Qom contro un assassinio attribuito alla SAVAK. La polizia sparò e uccise alcuni dimostranti e le proteste si ripeterono ogni 40 giorni con recite sulle pubbliche piazze di poesie dei principali poeti persiani classici: un sottile e colto richiamo all'orgoglio nazionale che affascinò e fece riflettere un numero enorme di cittadini anche poco politicizzati. Nel mese di Muharram (autunno 1978) a dimostrare apertamente contro il regime erano già milioni di persone.

Repubblica Islamica (1979-presente)[modifica | modifica sorgente]

Rivoluzione Iraniana (1979)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Rivoluzione iraniana del 1979.
L'Imam Khomeini ritorna dall'esilio

Nel corso del 1978, mentre a Teheran si susseguivano le manifestazioni di protesta e gli scioperi, a Parigi tutti i gruppi di opposizione si unirono in un Comitato Rivoluzionario guidato dall'Ayatollah Khomeini. Dopo aver tentato la repressione, lo Scià provò la carta del dialogo, ma era ormai troppo tardi e l'ondata di proteste divenne un movimento rivoluzionario. All'inizio del 1979 tutto si bloccò e l'esercito, dopo una prima cruenta ma inutile reazione, lentamente cominciò a rifiutarsi di uccidere i propri compatrioti, che seguitavano a scendere ogni giorno di più nelle piazze.

In gennaio lo Scià fuggì all'estero ed il primo febbraio l'Imam Khomeini tornò dall'esilio in Francia accolto in trionfo dalla folla. L'11 febbraio le Forze Armate iraniane dichiararono la loro neutralità e in tal modo segnarono la vittoria della rivoluzione islamica. In questa data è oggi celebrata la festa nazionale della Repubblica Islamica d'Iran. La vittoria della rivoluzione portò alla costituzione in Iran di un governo islamico ispirato da Khomeini, dopo una prima fase in cui l'esecutivo provvisorio fu guidato dal nazionalista Mehdi Bazargan, erede politico di Mohammad Mossadeq. Fin dal principio la Repubblica Islamica fu caratterizzata da un intrinseco dualismo tra potere religioso ed istituzioni statali.

L'episodio che segna questa radicalizzazione islamica della rivoluzione è la presa dell'Ambasciata americana di Teheran nel novembre 1979 da parte di un gruppo di studenti, con la successiva crisi degli ostaggi. Si può concludere dicendo che la rivoluzione costituzionalista del 1906 e la rivoluzione iraniana del 1979 sono l'espressione non di una costante ostilità, bensì di una ricorrente possibilità di confronto fra Stato e religione. Tale rivoluzione riveste un'importanza epocale: per la prima volta infatti dei capi religiosi sono riusciti a opporsi con successo a un regime moderno, ma privo di una solida base di consenso.

La guerra Iran-Iraq[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra Iran-Iraq.

Dal 1980 al 1988 il Paese è costretto a fronteggiare l'aggressione dell'Iraq di Saddam Hussein. Il dittatore iracheno, pensando che la rivoluzione e le epurazioni dei vertici militari persiani avessero molto indebolito l'Iran (un tempo "guardiano del Golfo Persico"), approfittando della sensibile ostilità della comunità internazionale verso il regime khomeinista e della fragilità della nuova Repubblica Islamica, cerca di strappare il controllo della provincia del Khūzestān, ricca di petrolio, in cui sono presenti forti gruppi di lontana origine araba. L'attacco di Saddam, che prese a pretesto alcune dispute territoriali mai risolte sullo Shaṭṭ al-ʿArab, invece di mettere in crisi il regime di Khomeini risvegliò il sentimento patriottico degli iraniani, ivi compresi quelli di ascendenza araba, e indirettamente contribuì a legittimare agli occhi degli iraniani il regime islamico.

L'Iran khomeinista resiste infatti all'urto e arresta quasi subito l'avanzata irachena grazie alla superiorità aerea e alla lealtà delle Forze Armate a fronte dell'aggressione. Il conflitto si trasforma quindi in una guerra di posizione, ma l'Iran vuole prendere l'iniziativa tramite una serie di offensive condotta dai Pasdaran, che puntano a far cadere il regime di Saddam Hussein. Il prezzo di questi attacchi terrestri fu altissimo in termini di vite umane e, per arrestarli, Saddam Hussein utilizza anche le armi chimiche, impiegate anche contro i Curdi ad Halabja. Il conflitto si protrae per ben otto anni. L'Iran, secondo la sua ottica, ne esce strategicamente vincitore, avendo bloccato le intenzioni espansionistiche di Saddam, anche se tatticamente non ci furono vincitori, e l'Iran fu anzi costretto ad accettare infine le profferte di pace precedentemente respinte con sdegno. Durante la guerra, mentre l'Iran rimane isolato, l'Iraq è finanziato da Egitto, dai Paesi arabi del Golfo Persico, dall'Unione Sovietica e dai Paesi del Patto di Varsavia, dagli Stati Uniti[92] (dall'inizio del 1983), dalla Francia, dal Regno Unito, dalla Germania, dal Brasile e dalla Repubblica Popolare Cinese (che vende però armi anche all'Iran). Tutti questi paesi forniscono intelligence, agenti per armi chimiche così come altre forme di assistenza militare a Saddam Hussein. Invece i principali alleati dell'Iran durante la guerra sono la Siria, la Libia e il Nord Corea.

1989-presente[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Elezioni presidenziali iraniane del 2009.
Ayatollah Khamenei

Alla morte di Khomeini, avvenuta nel 1989, il suo ufficio di "Guida Suprema" della Rivoluzione Islamica viene assunto (su disposizione dello stesso Khomeini) dall'ayatollah Ali Khamenei dopo la rimozione dell'Hossein-Ali Montazeri, inizialmente destinato a succedergli come Rahbar, ma dimostratosi non perfettamente allineato con le sue idee e i suoi programmi.

Khamenei cerca di riformare l'economia incoraggiando l'iniziativa privata e limitando lo strapotere delle bonyad, le associazioni caritatevoli, e del bazari. In politica estera, che già durante gli ultimi anni del potere di Khomeini si era fatta più pragmatica, inizia a tessere nuove relazioni con le repubbliche dell'Asia centrale, con la Turchia, con l'India e con la Cina. Molto importante è stato il ruolo dell'Iran come paciere e stabilizzatore dell'area centro-asiatica a cavallo del millennio: attualmente l'Iran gode di buoni rapporti diplomatici e commerciali con tutte le repubbliche ex-sovietiche.

Sforzi sono stati fatti anche per riavvicinare il paese all'Occidente, che hanno dato discreti risultati con l'Unione Europea: attualmente l'Iran è partner commerciale principalmente di Germania e Italia. Tali tentativi si sono tuttavia scontrati contro la ferrea contrarietà degli Stati Uniti alla riammissione dell'Iran negli organismi internazionali, decisiva nell'impedire un pieno ritorno alla normalità dei rapporti internazionali di questo Paese.

L'Iran si è già dotato da una ventina d'anni, ufficialmente a scopi civili, di centrali nucleari con tecnologia principalmente fornita dalla Russia allo scopo di ridurre la sua dipendenza dal petrolio (l'Iran consuma ad uso interno il 40% del greggio che estrae). L'accerchiamento americano dell'Iran (gli Stati Uniti hanno basi militari ed aeree in Iraq, Turchia, Afghanistan e Pakistan) ha portato il governo iraniano a decidere di arricchire da solo l'uranio usato come combustibile nelle proprie centrali nucleari: decisione che vari paesi temono possa nascondere un tentativo di costruzione di armi nucleari. Ciò, insieme alle dichiarazioni fatte del presidente Mahmud Ahmadinejad circa "la sparizione dalla carta geografica dello Stato di Israele" ha provocato la reazione di Israele e di quella parte della comunità internazionale che sostiene fermamente lo Stato ebraico, originando una crisi dagli sviluppi che sono impossibili da prevedere. In proposito, Mahmud Ahmadinejad sostiene il diritto dell'Iran ad avere la propria tecnologia nucleare, così come ne dispongono molti altri paesi (Europa, USA, Israele, Cina, Giappone, Russia, ecc.).

Un'importante decisione di politica economica è il progetto di aprire per marzo 2006 una borsa nella quale gli operatori scambieranno per la prima volta partite di gas e petrolio in euro oltreché in dollari, sulla falsariga di quanto deciso nel 2000 dall'Iraq di Saddam Hussein.

In seguito alle elezioni presidenziali del 13 giugno 2009, vinte ufficialmente da Aḥmadinejād, ma sulla cui regolarità l'opposizione ha espresso forti dubbi, la tensione sociale del paese è notevolmente aumentata, sfociando in manifestazioni non autorizzate e scontri di piazza, con un numero indefinito di morti provocato da un intervento delle forze dell'ordine, giudicato eccessivo all'interno dello stesso Governo, affiancate da un discreto numero di pasdaran e basiji. Forte commozione ha destato in tutto il mondo la visione degli ultimi istanti di vita di Neda Agha-Soltani.

I moti studenteschi, a dispetto della dura repressione del regime, continuano e riprendono anzi un drammatico corso dopo la morte dell'Āyatollāh Ḥoseyn-ʿAlī Montaẓerī, che non era stato indulgente verso il regime clericale, che pure aveva contribuito a far crescere.

In risposta al programma nucleare iraniano l'Organizzazione delle Nazioni Unite ha approvato a più riprese sanzioni di varia natura nei suoi confronti[93][94]. Nel giugno 2010 anche gli Stati Uniti d'America dell'amministrazione Obama hanno approvato sanzioni unilaterali verso l'Iran[94].

Il primo settembre 2011 il premier francese Sarkozy ha dichiarato che: "Le ambizioni militari, nucleari e balistiche dell’Iran costituiscono una minaccia crescente che potrebbe condurre a un attacco preventivo contro i siti iraniani", aggiungendo però che un eventuale "attacco preventivo" provocherebbe "una crisi grave che la Francia non vuole a nessun prezzo". Sarkozy ha poi ribadito che: "l’Iran rifiuta di negoziare seriamente" e "si abbandona a nuove provocazioni. Di fronte a questa sfida la comunità internazionale deve fornire una risposta credibile. Può farlo se dà prova di unità, di fermezza e con sanzioni ancora più dure".[95]

Il 14 giugno 2013 è stato eletto il nuovo presidente, Hassan Rouhani, con il 52.7% delle preferenze.

Ordinamento dello Stato[modifica | modifica sorgente]

Dalla rivoluzione del 1979 l'Iran è una repubblica islamica. I creatori del nuovo stato hanno instaurato una sorta di sistema duale. Da una parte organi politici non elettivi (cui si accede per cooptazione), in cui risiede il cuore del potere; dall'altra gli istituti (Parlamento, Presidente) eletti dal popolo.

La «Guida Suprema»[modifica | modifica sorgente]

Al vertice della piramide del potere è la Guida Suprema (Rahbar), massima espressione della Velāyat-e faqīh (La tutela del giurisperito), per la quale operano in subordine anche altre istituzioni della Repubblica Islamica.

La Guida Suprema, dal 1989 l'Ayatollah Khamenei, nomina i sei membri religiosi del Consiglio dei Guardiani della Costituzione, composto da 12 membri, che ha il compito di approvare le candidature alla presidenza della Repubblica (il suo giudizio è insindacabile) e certificare la loro competenza e quella del parlamento, al pari delle più alte cariche giudiziarie. La Guida Suprema è inoltre comandante in capo delle forze armate. In sua assenza il potere è esercitato da un consiglio di capi religiosi, scelti da un'assemblea di esponenti religiosi sulla base del loro curriculum e del grado di stima goduto presso la popolazione.

Istituzioni democratiche[modifica | modifica sorgente]

A capo dello Stato vi è il Presidente, eletto a maggioranza assoluta con suffragio universale. Il suo mandato ha durata quadriennale e vigila sul buon andamento del potere esecutivo. Il presidente è stato eletto regolarmente ogni 4 anni a partire dal 1985.[senza fonte]

Dopo la sua elezione, il Presidente nomina e presiede il Consiglio dei ministri, coordina le decisioni del governo e seleziona le decisioni governative da sottoporre al parlamento.

Il parlamento iraniano, monocamerale, chiamato Majles dell'Iran, è composto da 290 membri, eletti con voto diretto e segreto, anch'essi con mandato quadriennale. L'assemblea è stata eletta regolarmente ogni quattro anni dal 1980.[senza fonte]

Tutta la legislazione deve essere vagliata, sin dal suo inizio, dal Consiglio dei Guardiani in base al principio della cosiddetta vilāet-e faqih, ossia la "tutela del giurisperito", per controllare che le leggi non siano in contrasto col Corano e la dottrina islamica, nell'accezione propria dello Sciismo duodecimano. I sei membri laici del Consiglio, giuristi nominati dal parlamento, si pronunciano solo sulla costituzionalità delle leggi, mentre i sei membri religiosi, nominati dalla Guida Suprema, esaminano la loro conformità con i dettami islamici.

Al vertice del sistema costituzionale e politico vi è la Guida Suprema, eletta a scrutinio segreto da una Assemblea di Esperti, a sua volta eletta ogni otto anni dal 1983 a suffragio universale e diretto dal corpo elettorale.

La Banca Centrale dell'Iran è al 100% proprietà pubblica, senza la partecpazione al capitale da parte di soggetti privati. È sottoposta alla direzione, coordinamento e controllo del Governo.

Forze armate[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Forze armate dell'Iran.

Le Forze Armate della Repubblica Islamica dell'Iran (persiano: نيروهای مسلح جمهوری سلامی ایران‎) includono le forze armate (persiano: ارتش جمهوری اسلامی ایران‎), le Guardie della Rivoluzione Islamica (persiano: سپاه پاسداران انقلاب اسلامی‎) e le forze di polizia (persiano: نيروی انتظامی جمهوری اسلامی ایران‎)[96].

Il totale di queste forze ammonta a circa 945.000 unità attive (cifre che non includono le forze di polizia iraniane).[34]

Tutte le branche delle forze armate iraniane sono sottoposte al Comando del Quartier Generale delle Forze Armate (persiano: ستاد کل نیروهای مسلح‎). Il Ministero della Difesa e delle Forze Armate è responsabile della pianificazione logistica e del finanziamento delle forze armate e non è coinvolto nel comando operativo sul campo.

Economia[modifica | modifica sorgente]

Tehran, cuore economico e finanziario dell'Iran

Tra il 1960 e il 1977, ha conosciuto un processo di industrializzazione finanziato dai proventi del petrolio, non accompagnato, però, da un adeguato aumento delle infrastrutture e da un sufficiente sviluppo dell'agricoltura. A tutto questo vanno ad aggiungersi le tensioni politiche e religiose che hanno dato vita a vari moti di protesta, la guerra con l'Iraq e il crollo del prezzo del petrolio, accentuando le difficoltà della giovane nazione. Sebbene occupi il secondo posto mondiale per riserve petrolifere possedute, il paese ha così scarsa disponibilità di raffinare il prodotto da spendere eccessivamente nell'importazione di combustibile.

Industria pesante nella periferia occidentale di Tehran

Il 30% della popolazione vive ancora di agricoltura, praticata su un territorio coltivato solo per il 10%, coltivando soprattutto pistacchio, cereali, orzo, cotone, che viene esportato, tabacco, barbabietola e canna da zucchero. Diffuso l'allevamento bovino nelle zone di pascoli, ovino e caprino in quelle più aride. Accanto al petrolio, di cui l'Iran è uno dei principali produttori mondiali, le risorse minerarie annoverano gas naturale, ferro, rame, carbone; anche gli altri idrocarburi rappresentano una buon risorsa. Sono sorte alcune industrie nel settore petrolchimico in alcune città tra cui Teheran, in quello siderurgico a Isfahan e Bandar Abbas e in quelli metallurgico e meccanico. Ai settori tessile e alimentare si sono aggiunte industrie per la produzione di beni di consumo ed elettrodomestici, di macchinari, automobilistiche, di materiali da costruzione, farmaceutiche, cosmetiche, della pelle, elettriche e di elettronica. Importante è il settore dell'artigianato, rappresentato soprattutto dalla produzione e dall'esportazione di tappeti.

Esportazione di petrolio dall'Iran al mondo

Notevoli sforzi sono stati compiuti durante la presidenza di Rafsanjani per tornare a un'economia di pace e modernizzare le strutture produttive, aprendo al mercato e ai capitali stranieri, ma la nuova linea di politica economica ha portato a una grave crisi nei primi anni novanta, con pesanti costi sociali: rialzo dell'inflazione, difficoltà dell'industria nazionale e tutta una serie di problemi che hanno reso difficile la ripresa economica. A tutto ciò si aggiungono i problemi causati dall'ideologia religiosa che ha impedito la privatizzazione di alcuni settori dell'economia iraniana: la costituzione islamica, infatti, vieta gli investimenti stranieri. I tassi di prestito sono comunque alti: nella prima metà del 2007 hanno superato il 14% per le banche statali ed il 17% per quelle private. Anche l'inflazione è alta e gli investimenti si sono rivolti prevalentemente al mercato immobiliare. Nonostante il clima internazionale particolarmente teso l'Iran ha visto crescere il flusso di turisti dai 2.3 milioni del 2009 ai 3.2 del 2011.[97][98]

Motore EF7 prodotto dalla Iran Khodro. Nel 2011, prima delle sanzioni economiche sul settore, l'Iran era il dodicesimo produttore di autoveicoli al mondo.

Nel gennaio del 2008 il governo iraniano ha annunciato che avrebbe aperto la Iranian Oil Bourse (IOB, Borsa Iraniana del Petrolio) nel periodo tra il 1º e l'11 febbraio successivo. Il 30 gennaio 2008, però, una serie di danni ai cavi di fibra ottica sottomarini isola quasi completamente l'Iran dalla rete Internet (oltre all'Iran, rallentamenti e disguidi si sono avuti negli altri Paesi del Golfo, oltre che in Egitto e in India), rendendo di fatto impossibile l'eventuale apertura dell'Iranian Oil Bourse. Il 17 febbraio 2008 il governo iraniano ha inaugurato l'Iranian Oil Bourse per commerciare petrolio e prodotti petroliferi. La moneta usata nelle transazioni sarà il Riyal iraniano.

Negoziante di spezie in un bazar di Isfahan.

A febbraio 2009, il tentativo di vendere al pubblico iraniano il 5% della Banca Mellat (Banca Nazionale) è fallito. Gli investitori di Teheran non hanno mostrato interesse nell'acquistarne le quote. Il governo ha messo in vendita un totale di 656 milioni di azioni della sua banca. La ragione principale del fallimento della privatizzazione è stata anche la scelta del momento, dato che la borsa di Teheran era in seria crisi negli ultimi mesi, a causa del calo dei prezzi del petrolio sul mercato mondiale.[99]

Dopo l'annuncio di un boicottaggio di tutte le imprese che hanno rapporti con il regime "sionista" le autorità iraniane hanno chiesto spiegazioni a una società locale di bibite. Secondo fonti iraniane, il Ministro iraniano dell'Industria e delle miniere, Ali Akbar Mehragian ha convocato i dirigenti della società iraniana Khoshgovar al fine di ottenere un chiarimento sulla natura del loro rapporto con la società americana Coca Cola. La società iraniana paga circa $ 1,5 milioni di dollari l'anno per la licenza e per l'utilizzo del marchio Coca Cola. L'attuale campagna contro la Coca Cola in Iran è stata accelerata dal recente conflitto nella Striscia di Gaza iniziato nel dicembre 2008.[100]

Arte e cultura[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Persia.

Architettura[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Architettura iraniana.

Per quanto riguarda l'era preislamica, le sole testimonianze importanti che rimangono dell'architettura persiana sono quelle dello straordinario ziggurat elamita di Choga Zanbil. Nell'antichità, i materiali da costruzione erano costituiti essenzialmente da mattoni di fango asciugati al sole; i mattoni cotti cominciarono ad essere utilizzati per le superfici esterne solo a partire dal XII secolo a.C. Gli antichi abitanti dell'altopiano iranico attribuivano grande valore simbolico-religioso alle montagne, e ad imitazione delle montagne venivano costruite le strutture, come appunto i grandi templi piramidali chiamati ziggurat.

Con lo scorrere dei secoli, le due influenze più rilevanti sugli stili architettonici furono quelle esercitate prima dalla religione di Zarathustra e poi dall'Islam. La maggior parte degli edifici più grandi erano costruiti per scopi religiosi, ma le influenze della religione erano evidenti anche nelle costruzioni destinate ad altri usi - persino le chiese cristiane in Persia avrebbero spesso incluso elementi islamici.

La Piazza Naqsh-e jahàn di Isfahan rappresenta l'apice dell'architettura persiana del XVI secolo.

Era pre-islamica[modifica | modifica sorgente]

D'altro canto, l'architettura dei palazzi cambiava notevolmente a seconda del periodo. Ai tempi di Ciro, per esempio, essi erano di forma oblunga, di proporzioni squisite, e in genere rifiniti con colori contrastanti.

I palazzi di Dario e Serse erano più grandi e di migliore qualità, ma piuttosto pesanti e privi di colori, caratterizzati dalle elaborate sculture negli ingressi, sulle scalinate e sulle colonne. Il disegno più consueto era costituito da un largo salone con colonne, circondato da stanze più piccole; un altro carattere distintivo era il ricorso alle nicchie accanto alle finestre, che si possono trovare ancora oggi nelle case persiane. I materiali utilizzati includevano mattoni grezzi per le pareti, pietre di estrazione locale per le finestre, gli ingressi e una parte dei muri e delle colonne, e pesanti travi di legno per i tetti.

L'architettura achemenide deve al retaggio babilonese, ittita e assiro il gusto dell'esaltazione del palazzo sorvegliato dagli animali guardiani e l'uso dei bassorilievi, mentre invece le caratteristiche delle sale regali derivano dagli antichi Egizi, e l'introduzione della colonna proviene dal mondo greco. L'architetto archemenide si distinse per la creazione della grande terrazza artificiale in pietra che ospita la città achemenide, per l'introduzione degli immancabili capitelli e per i tre edifici fondamentali: la sala a colonne per le udienze, detta apadana, il palazzo "del re", detto "dei banchetti", e il magnifico ingresso a sala colonnata difeso da animali-guardiani.[101]

La conquista di Alessandro Magno mise virtualmente fine allo stile achemenide in Persia, ed avviò l'introduzione nel Paese dell'Ellenismo sotto i Seleucidi. Non ne rimangono esempi importanti, se si esclude il Tempio di Anahita a Kangavar, con capitelli greci, costruito in onore di una divinità greca (Artemide). Successivamente nell'epoca dei Parti si verificò una sorta di contaminazione, o fusione, tra l'Ellenismo e gli stili indigeni, accompagnata da qualche influenza romana e bizantina; ma nel contempo comparvero parecchi elementi tipicamente persiani, come l'ivan, la grande sala-portale con volta a botte aperta.

Un bassorilievo che raffigura Sapore (Shapur) della vittoria su due imperatori romani, Valeriano e Filippo l'Arabo a Naqsh-e Rostam, Shiraz, Iran

Nel periodo sasanide gli edifici divennero più grandi, più pesanti e più complessi, le decorazioni più coraggiose, e più frequente l'uso del colore, specialmente negli affreschi e nei mosaici. I Sasanidi costruirono templi del fuoco (in riferimento alla religione di Zarathustra) su tutto il territorio dell'impero, e il disegno semplice dei primi esempi si mantenne per tutto il resto dell'era pre-islamica, persino nella progettazione delle chiese. La meta di pellegrinaggio più importante dell'impero persiano preislamico, Takht-e Soleyman, risale all'era sasanide. Ma le caratteristiche centrali degli edifici sasanidi (il piano di quattro eivan con camera quadrata a cupola, i pilastri su cui poggiava la cupola e il grande ingresso ad arco), squisitamente persiane, avrebbero rivestito grande significato anche nei secoli successivi, per esempio influenzando lo sviluppo di un modello tipicamente persiano di moschea, la cosiddetta "moschea-madresa" edificata sul piano dei quattro eivan.

Palazzo di Dario a Persepoli.

Per quanto riguarda i palazzi, rimangono molte testimonianze di epoca achemenide e sasanide, edifici impressionanti sia per le dimensioni sia per la qualità dei dettagli; ed alcuni di essi si sono conservati quasi miracolosamente, come a Persepoli. Delle residenze reali dei Selgiuchidi e dei Mongoli si è persa ogni traccia. Rimangono invece i palazzi reali dei Safavidi, ma solo nell'area di Isfahan.

Architettura islamica[modifica | modifica sorgente]

L'arte dell'Iran islamico si basa ampiamente su quella dei Sasanidi, ma circoscrivendosi solo ad alcune forme. In altri termini, l'invasione araba del VII secolo non soppiantò lo stile sasanide, così ben sviluppato, ma introdusse il fattore islamico che esercitò un'influenza pervasiva sulla maggior parte delle forme artistiche persiane, sia plasmando la natura e il disegno architettonico di base degli edifici religiosi, sia definendo il tipo di decorazione.

La moschea (mesjed ) è ovunque nel mondo il simbolo dell'Islam, in quanto luogo dell'incontro fra l'uomo e Dio, e fra uomo e uomo. Le sue forme possono essere estremamente varie, e pur essendo casa di preghiera essa può fungere anche da sala di riunione, da scuola religiosa, a volte da aula di giustizia.
La maggior parte delle moschee iraniane si conformano, in tutto o in parte, a un disegno che in Iran deve essere considerato la norma. Esso consiste di un grande spazio aperto centrale, dove a volte si possono piantare alberi e fiori, con un grande eivan che si apre sul lato rivolto alla Mecca e introduce in un santuario coperto da una cupola. Sugli altri tre lati dello spazio centrale vi sono arcate e altari, e nel centro di ciascuno troviamo un eivan più piccolo. Alla sinistra e alla destra del santuario possono trovarsi sale con archi, ed anche logge (dove spesso si raccolgono le donne) da cui si può vedere il mihrab, la nicchia che indica la direzione della Ka'ba, davanti alla quale pregano i fedeli. Nelle moschee più grandi l'eivan meridionale, che spesso costituisce l'ingresso principale, è fiancheggiato da minareti.

I primi minareti erano quadrati, perlomeno riguardo ai piani più bassi, ma di questo tipo ne rimangono pochi nell'Iran di oggi. I minareti cilindrici nacquero nel nord-est dell'Iran: erano fatti di mattoni e affusolati verso la cima. Fino al XIII secolo erano quasi sempre singoli e posti nell'angolo settentrionale della moschea. Nel XV secolo cominciarono ad essere ricoperti di mosaici o piastrelle colorate, secondo il gusto del tempo. Ma nel paese i minareti sono poco numerosi rispetto, per esempio, alla Turchia; solo ad Isfahan occupano un posto preminente nel paesaggio.

I sacrari, o sepolcri di "santi"[102], sono assai frequenti in Iran: se ne trovano in quasi tutte le città, e i sacrari di villaggio o costruiti lungo le strade sono un elemento tipico del paesaggio persiano. In genere sono edifici modesti, circolari o quadrati o ottagonali, sormontati da una cupola o da un cono. Molti sono suggestivi ma privi di grande valore architettonico, ed assumono caratteri distintivi regionali; i sacrari più famosi, strutture "in progress", cui ogni generazione di devoti aggiunge qualche elemento, sono però fra i più splendidi, e a volte i più opulenti, edifici del paese.

Shah Nematollah Wali santuario, Kerman

Le tombe secolari si suddividono in due grandi categorie architettoniche: i mausolei a cupola e le tombe a torre. I primi hanno qualche affinità con i sacrari più grandi: spesso sono ottagonali e sfociano in una cupola circolare, sono costruiti per essere visitati e ammirati all'esterno come all'interno, allo scopo di ispirare reverenza verso personaggi non religiosi ma degni di essere ricordati. Le tombe a torre, tipiche soprattutto dell'Iran settentrionale, erano concepite con uno spirito molto diverso: come luoghi di riposo, solitari e remoti, non sono destinati ad essere frequentati né ammirati da visitatori.

Caravanserragli[modifica | modifica sorgente]

Un discorso a parte meritano infine i caravanserragli. Lungo la Via della Seta, durante i secoli, vennero costruiti numerosi edifici pubblici, cioè destinati all'uso collettivo, quali i caravanserragli o gli Ab-Anbar, cisterne sotterranee di raccolta e conservazione dell'acqua. I caravanserragli venivano utilizzati sia come alberghi per la sosta, sia come magazzini di deposito per le merci, e la varietà delle loro forme architettoniche e stilistiche è dovuta a numerosi fattori, economici, militari e in molti casi religiosi.

Lungo l'itinerario dal Khorasan a Kermanshah, che attraversa zone differenti quali le regioni di Semnan, la Regione Centrale, la regione di Teheran e quella di Hamadan, si possono ancora osservare parecchi caravanserragli, per la maggior parte costruiti durante il periodo safavide - alcuni tuttavia risalgono al periodo pre-islamico, altri, più recenti, appartengono all'epoca Qajar. Tutti comunque risentono delle lesioni del tempo, ed in un certo numero di casi (come in quello di Sar-e Pol-e Zahab, di epoca safavide, la cui struttura in mattone a quattro porticati si trova in condizioni deprecabili, nonostante da tempo si parli di un suo possibile recupero) si possono osservare soltanto rovine, in conseguenza dei danni prodotti da inondazioni e terremoti.

I caravanserragli più importanti si trovano nella regione dell'odierno Khorasan. Quello di Mahidasht, edificato in era safavide, poi restaurato e rimesso in funzione nel 1893 per volontà dello Shah Qajar Nasser ad-Din, è ubicato a nord-est della cittadina omonima, ed è costituito da quattro porticati. Il cortile centrale è uno spazio quadrato di settanta metri di lato; il portale d'ingresso si apre nel lato sud, e varcandolo si entra in un vestibolo con il soffitto a cupola il quale a sua volta si collega con il porticato di meridione. Il plinto del portale è in pietra: si trova fra le due arcate di oriente e d'occidente e si estende sino a dove comincia il vestibolo. Su ciascuno dei due lati dell'ingresso si vedono cinque archi doppi e due archi decorativi in funzione di alcove. Una volta entrati nel caravanserraglio, si osservano due piccole arcate, ognuna larga un metro ed alta due, che entrambe conducono alle camere a cupola.

Settanta chilometri ad occidente di Kermanshah, sulla strada che da questa città conduce a Karbala, luogo particolarmente venerato dagli sciiti perché sede della tomba dell'Imam Hossein che proprio in quel luogo subì il martirio, si incontra il caravanserraglio di Islamabad-e Qarb ("Islamabad Ovest"). Al tempo del suo massimo splendore, questo era probabilmente uno dei caravanserragli più belli e frequentati della zona di Kermanshah. È composto da quattro porticati, e il cortile centrale ha forma rettangolare. L'ingresso, nel lato sud, è riccamente decorato, assai più di quanto non lo siano quelli degli altri caravanserragli della regione. Come il precedente, anche questo risale all'epoca safavide e venne restaurato durante il periodo Qajar.

Nei pressi del villaggio di Bisotun, di fronte al monte omonimo, circa 38 chilometri a nord di Kermanshah, si trova il caravanserraglio detto "di Sheikh Ali Khan Zanganeh", dal nome del governatore della zona durante il regno del safavide Shah Abbas I il Grande (1587-1628). Infatti, quando Sheikh Ali Khan divenne Primo Ministro sotto il successivo regno del safavide Soleiman, fece dono alla collettività di alcuni dei terreni adiacenti così che i profitti derivanti dalla loro coltivazione fossero destinati alla manutenzione del caravanserraglio. La pianta della struttura, a quattro porticati, è molto simile a quella di Mahidasht, ma ai quattro angoli si ergono altrettante torri ornamentali, e il cortile centrale è rettangolare (83,6 metri per 74,50). Tutt'attorno si contano 47 stanze, in ciascuna delle quali venivano alloggiati i viaggiatori delle diverse carovane.

Calligrafica artistica[modifica | modifica sorgente]

Letteratura[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Letteratura persiana.
Yasna 28.1 (Bodleian MS J2)

La letteratura iranica antica risale al VI secolo a.C. e riguardava principalmente il libro sacro dello Zoroastrismo, l'Avesta, le cui parti più antiche, le Gāthā, risalgono ai tempi di Zaratustra. A esse si contrappongo gli Yasht, che riflettono un'elaborazione dell'antica dottrina zoroastriana. Oltre all'Avesta durante l'età achemenide, ci sono anche iscrizioni dei Gran Re, da Ciro il Grande a Artaserse III; scolpite su roccia o su tavolette d'oro e narra delle gesta dei Re oppure illustrano le loro opere. Purtroppo a causa della distruzione della biblioteca di Persepolis per mano di Alessandro Magno vi sono rimaste poche testimonianze della letteratura achemenide.[103]Durante l'età sasanide vengono prodotte opere (in medio-persiano e pahlavico) per la massima parte di argomento religioso[104]. Nello stesso periodo vengono prodotte la Denkart e la Bundahishn (enciclopedie del sapere teologico di quell'età).

Illustrazione rappresentante l'opera di Attar, "La conferenza degli uccelli"

Le prime forme letterarie dell'Iran islamico risalgono all'XI secolo d.C., riguardante la lirica cortigiana fiorita sotto i Tahiridi, Saffaridi e i Samanidi, le prime dinastia autonome sorte al margine del califfato. In particolar modo sotto i Samanidi, la vita culturale iraniana rifiorì intensa e molti poeti sollevò ad alto livello d'arte e di stile la lingua nazionale.

I germi letterari dischiusisi sotto i Samanidi ebbero la loro piena fioritura nel seguente periodo gaznavide, illustrato da altri celebri lirici, come Farrukhi, Manoucheri, Asadi, e soprattutto dall'epico Ferdowsi (1020 d.C.). Quest'ultimo scrisse uno dei più grandi capolavori della letteratura iraniana, lo Shahnameh (Libro dei Re). L'epica romanzesca, dopo Ferdousi, fu trattata da Fakhr al-Din As'ad Gurgani (sec. XI), che verseggiò nel Vis u Ramin un'antica materia di origina partica, singolarmente affine al ciclo celtico di Tristano e Isotta.

Questa materia romanzesca fu ripresa nel XV sec. dal poligrafo Giami, che vi infuse però il proprio spirito mistico. In realtà la mistica, forse la più profonda esperienza spirituale dell'Iran islamico, colorò di sé a partire dal XII sec. quasi ogni manifestazione della poesia persiana. I maggiori classici del Medioevo iranico sono mistici. Una posizione a sé occupa come poeta 'Omar Khayyam (sec. XI-XII), figura di scienziato poco nota sotto questo profilo nella cultura occidentale, cui va attribuito un corpus di quartine (rubaʿiyyāt) che per originalità di concetto e splendore di forma (specie nella traduzione inglese di Fitzgerald, notevolmente artefatta rispetto all'originale) appaiono tra le più alte espressioni del genio poetico.

La prosa dell'epoca classica, da modesti inizi sotto i Samanidi si solleva a grande rigoglio nei secoli seguenti. Essa conta opere favolistiche (Tuti-name, Marzban-name, e altro ancora) che sviluppano e arricchiscono la materia di origine indiana oppure di scienza politica e di governo, e di etica e parenetica preziose come documento storico-culturale oltre che come modello di asciutta prosa antica, libri di viaggio, trattati di morale. Assai fiorente fu la storiografia, specie nell'epoca mongola (sec. XIII-XIV), cui risale, tra l'altro, la grande enciclopedia storica (Jāmiʿ al-tavarikh) di Rashid al-Dīn Faẓl Allāh. Dopo l`età mongola la prosa si abbandona a un'estrema ridondanza e artificiosità di stile che finisce per rendere faticosa la lettura.

Letteratura moderna[modifica | modifica sorgente]

Sadegh Hedayat, uno tra i maggiori esponenti della letteratura persiana moderna. 1927

La letteratura moderna può essere distinta in 5 periodi:

  1. Periodo formativo, collocato agli inizi del 800; segna la fine dell'isolamento dell'Iran e si apre agli influssi europei; causando non trascurabili cambiamenti politico-religiosi.
  2. Periodo del risveglio, collocato alla fine del 800 e l'inizio del 900; in questo periodo non esistono più le poesie di corte ma la letteratura si avvicina a ciò che accade in Iran e in Europa.
  3. Periodo riformistico, coincide con l'ascesa al trono dello Shah Reza Pahlavi, in questo periodo in Iran nacque la satira, la più grande raccolta di satire è stata lo Yaki bud yaki nabud (lett. "C'era una volta") di Giamalzade. Questa raccolta di satire segnò l'inizio di una nuova tecnica narrativa.
  4. Il periodo della letteratura del neocapitalismo caratterizzò gli anni che seguirono alla seconda guerra mondiale. S'intensificò il processo di occidentalizzazione: gli intellettuali reagirono alla convulsa corsa allo sviluppo letterario, attirando l'attenzione sui gravi squilibri sociali che ne derivavano.
  5. Periodo post-rivoluzionario fu avviato in letteratura dall'atmosfera di aspettative e di speranza suscitate dalla rivoluzione (1979), che richiamò in patria numerosi letterati e intellettuali. In poesia, grande fu l'influenza della rivoluzione islamica; mentre la prosa rimase invariata rispetto alle tendenze precedenti.

Miniatura e pittura[modifica | modifica sorgente]

Musica[modifica | modifica sorgente]

Teatro[modifica | modifica sorgente]

Televisione e cinema[modifica | modifica sorgente]

L'Iran da anni è la prima industria cinematografica del Medio Oriente. In Asia è seconda a quella dell'India e la settima del mondo intero.[senza fonte] Nel 2006 ha prodotto 100 film, 200 serial tv, 2.400 tra corti e documentari.

Giustizia e diritti umani[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Condizione della donna in Iran e Diritti umani in Iran.

In Iran è in vigore la pena di morte. L'Iran è uno dei paesi con più alto numero d'esecuzioni capitali all'anno, insieme alla Cina.[105] Molti reati sono punibili, sia con la pena di morte sia con una pena corporale ispirata alla Shari'a. Si sono verificati numerosi casi di tortura. Per il reato di omicidio, il condannato può essere graziato se la famiglia offesa concede il suo perdono. Il metodo di esecuzione è l'impiccagione; in alternativa sono usate anche, meno frequentemente, la fucilazione e la decapitazione. A volte le esecuzioni sono pubbliche. La lapidazione, la cui ultima esecuzione risale al 2002, è stata ufficialmente abolita nel 2012, nella stessa legge che vieta la condanna a morte di minorenni. Altre tipi di pene coraniche (come la crocifissione) non vengono più utilizzate.[106] I reati capitali sono: omicidio volontario, terrorismo, strage, apostasia, gravi offese all'Islam, alla Repubblica islamica ed autorità religiose (i casi gravi della cosiddetta moharebeh ossia "inimicizia verso Dio"), vilipendio del profeta Maometto, omosessualità e rapporti sessuali illeciti reiterati e gravi, traffico di stupefacenti e di alcolici, adulterio, consumo di bevande alcoliche alla terza condanna, violenza sessuale aggravata, tradimento, alto tradimento, spionaggio, casi di prostituzione.

Sport[modifica | modifica sorgente]

Sport tradizionali[modifica | modifica sorgente]

Pista da sci a Tochal

Lo sport è praticato come attività ricreativa in Persia/Iran da millenni. È noto come lo sport del polo derivi dalla Persia, dove era praticato dalla nobiltà e dalla Corte imperiale.[107] Altro sport tradizionale è un'antica arte marziale la quale mescola l'allenamento fisico con la filosofia e la spiritualità, la Varzesh-e Pahlavani. Un tempo molto diffusa, dopo la caduta dello Scià ha perso buona parte della sua importanza ma è ancora praticata. Altro sport tradizionale e particolarmente popolare è la lotta greco-romana.

Sport moderni[modifica | modifica sorgente]

Lo stadio Azadi a Tehran
Estadio Azadi de Pallavolo

Tra gli sport moderni quello più seguito dal popolo iraniano è sicuramente il calcio. La selezione iraniana ha partecipato per tre volte ai Mondiali: nel 1978, nel 1998 e nel 2006 venendo in tutti e tre i casi eliminata al primo turno. A Francia 98 l'Iran comunque si tolse la soddisfazione di battere i rivali statunitensi: la partita fu giocata in un clima particolare per le forti tensioni politiche in atto tra i due Paesi. La quarta qualificazione a un mondiale avviene per quello del 2014 in Brasile.

Molto importante è anche la Nazionale iraniana di calcio a 5, che ha vinto 10 delle 11 edizioni del campionato continentale. Ha inoltre partecipato 6 volte al torneo mondiale giungendo quarta nel 1992. Per quanto riguarda gli altri sport, molti cestisti iraniani hanno militato nell'NBA.

Nazionale di pallavolo maschile dell'Iran, L'hub è la migliore squadra in campo.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ بر اساس برآورد مرکز آمار ایران؛ جمعیت ایران به ۷۷.۱ میلیون نفر رسید, Stima ufficiale del 2013 su Farsnews.
  2. ^ (EN) Population growth rate in CIA World Factbook. URL consultato il 28 febbraio 2013.
  3. ^ Dati dal Fondo Monetario Internazionale, ottobre 2013
  4. ^ Tasso di fertilità nel 2010. URL consultato il 12 febbraio 2013.
  5. ^ Duden Aussprachewörterbuch, 6a edizione, Mannheim, Bibliographisches Institut & F.A. Brockhaus AG, 2006.
  6. ^ P. L. Petrillo, Iran, Bologna, il Mulino, 2008, p. 9.
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