Battaglia di Gaugamela

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Coordinate: 36°36′00″N 43°23′11″E / 36.600094°N 43.386383°E / 36.600094; 43.386383

Battaglia di Gaugamela
Parte delle guerre di Alessandro Magno
Battle of Gaugamela.jpg
Battaglia di Gaugamela

(Jan Brueghel il Vecchio, 1602)


Data 1 ottobre 331 a.C.
Luogo ad est di Mossul, Iraq
Esito vittoria macedone
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
7.250 cavalieri
40.000 fanti
35.000 cavalieri

200.000 fanti
100 carri

15 elefanti da guerra
Perdite
1.200 53.000
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La battaglia di Gaugamela (conosciuta anche come battaglia di Arbela) fu combattuta da Alessandro Magno nel 331 a.C. contro l'Impero Persiano di Dario III.

Indice

[modifica] Forze in campo

Secondo Arriano:

Il numero esatto dei Persiani è sconosciuto ma è ragionevolmente certo che fossero molto superiori alle forze di Alessandro. Il numero qui riportato di 235.000 complessivi corrisponde alle stime più prudenti. Secondo altri commentatori Dario avrebbe radunato circa 500.000 uomini; qualcuno, addirittura, ritiene il suo esercito forte di un milione di soldati.

Il problema è destinato a restare insoluto, almeno con le fonti documentarie che ad oggi abbiamo a disposizione. Non bisogna dimenticare che disponiamo solo dei resoconti scritti dai vincitori. Sono opere redatte successivamente gli eventi qui citati da storici (Tolomeo, Eumene di Cardia, i Bematisti) vissuti in un mondo ellenistico che aveva ormai mitizzato Alessandro come il proprio eroe fondatore. È probabile che alcuni di questi possano aver gonfiato i numeri a favore dei Persiani per rendere più mirabile la vittoria del macedone.

[modifica] Luogo

Dario scelse un'ampia pianura molto regolare (secondo alcuni resoconti provvide lui stesso a farla levigare) dove avrebbe potuto dispiegare la sua cavalleria, più numerosa di quella del nemico, e i suoi carri da guerra. Il sito della battaglia non è stato identificato con certezza. Lo scontro probabilmente venne combattuto vicino ad una collina a forma di gobbe di cammello, da cui l'etimologia del nome: Tel Gomel (o Tel Gahmal) o Monte del Cammello in ebraico. Altri traducono il nome come Stalla del Cammello (Plutarco lo indica come Casa del Cammello nella sua Vita di Alessandro) ed associano il luogo ad un insediamento. L'opinione maggiormente accettata a proposito del sito è che si trovi ad est di Mossul, nell'odierno Iraq settentrionale, come suggerito da Sir Aurel Stein nel 1938 (vedi il suo Limes Report, p. 127). Dopo la battaglia Dario fuggì ad Arbela (l'odierna Arbil), situata a circa 100-120 chilometri ad est.

[modifica] Preludio

Nei due anni successivi alla Battaglia di Isso Alessandro occupò la costa mediterranea dalla Fenicia fino all'Egitto, dove si fece consacrare faraone. Successivamente avanzò dalla Siria verso la parte centrale dell'Impero Persiano. Egli riuscì ad attraversare il fiume Eufrate ed il fiume Tigri senza incontrare nessuna opposizione.

[modifica] La battaglia

Lo scontro ebbe inizio con i Persiani già presenti sul campo di battaglia.

Dario aveva reclutato la migliore cavalleria dalle sue satrapie e dagli alleati delle tribù scite. Egli schierò dei carri da guerra sciti e per favorire i loro movimenti aveva fatto preparare il terreno davanti alle sue truppe (vennero rimossi arbusti e cespugli). Inoltre aveva nel suo esercito anche 15 elefanti da guerra indiani supportati da carri da guerra (anche se sembra che questi non abbiano avuto alcun ruolo nella battaglia).

Schieramento iniziale e primi movimenti

Dario si schierò nel mezzo del suo esercito circondato dalle migliori truppe, com'era tradizione dei Re Persiani. Alla sua destra stavano i cavalieri Carii, i Mercenari Greci e le Guardie Persiane a Cavallo. Tra il centro e l'ala destra dello schieramento sistemò le Guardie Persiane a Piedi (conosciuti come Immortali), la Cavalleria Indiana e gli arcieri Mardiani.

La cavalleria era schierata su tutte e due le ali. Besso comandava l'ala sinistra, in cui vi erano i cavalieri Battriani, Daha, Aracrosiani, Persiani, Susi, Cadusi e Sciti. I carri furono posizionati davanti a questi con un piccolo gruppo di Battriani.

Mazeo comandava l'ala destra, composta dai cavalieri Siri, Medi, Mesopotamici, Parti, Saci, Tapuri, Ircani, Albani, Sacesini, Cappadoci e Armeni. I Cappadoci e gli Armeni erano schierati davanti alle altre unità di cavalleria e condussero l'attacco. Ai cavalieri Albani e Sacesini fu dato l'ordine di allargarsi per colpire il fianco sinistro dei Macedoni.

Lo schieramento macedone era formato da due parti: la destra dell'esercito sotto il comando diretto di Alessandro e la sinistra affidata a Parmenione. Alessandro combatté con i suoi cavalieri scelti, accompagnato dai Peoni e dalla cavalleria leggera macedone. La cavalleria mercenaria fu divisa in due gruppi, con i veterani disposti sul fianco destro e gli altri davanti agli Agriani ed agli arcieri macedoni, i quali erano situati a fianco della falange.

Parmenione era posizionato sulla sinistra con i Tessali, i mercenari Greci e le unità di cavalleria Tracia. Furono messi in quella posizione con l'ordine di compiere una manovra di contenimento mentre Alessandro avrebbe assestato il colpo decisivo dalla destra.

Tra il centro e l'ala destra della formazione c'erano dei mercenari Cretesi. Dietro di loro c'era un gruppo di cavalieri Tessali comandati da Filippo e di mercenari Achei. Alla loro destra c'era un'altra parte della cavalleria Greca alleata. Da lì si muoveva la falange che era disposta su una linea doppia. Poiché il rapporto numerico fra le cavallerie era di 5 ad 1 e la linea formata dai Persiani superava di oltre un miglio quella della falange, sembrava inevitabile che i Macedoni sarebbero stati presi sui fianchi dai Persiani. La seconda linea aveva proprio l'ordine di combattere contro qualsiasi unità nemica che si fosse affiancata a loro. Questa seconda linea consisteva prevalentemente di mercenari.

Alessandro adottò una strategia molto particolare che è stata imitata pochissime volte nella storia. Il suo piano era di attirare la maggior parte possibile della cavalleria persiana sui fianchi allo scopo di creare un vuoto tra le linee nemiche, attraverso il quale poteva essere lanciato un attacco decisivo al centro contro Dario. Ciò richiedeva un tempismo ed una capacità di manovra a dir poco perfetti, ed avrebbe funzionato solo se il Gran Re avesse attaccato per primo. I Macedoni avanzarono con le ali scaglionate, disposte a formare angoli di 45° all'indietro, per indurre la cavalleria persiana ad attaccare. Allo stesso tempo, lentamente, si muovevano verso destra. Alessandro spinse l'esercito persiano ad attaccare (poiché sarebbero presto usciti dal terreno preparato per lo scontro) anche se Dario non voleva essere il primo a farlo, avendo visto cosa era accaduto ad Isso contro una formazione simile. Alla fine Dario fu costretto ed attaccò.

Dario lanciò i suoi carri, alcuni dei quali furono intercettati dagli Agriani. Pare che l'esercito macedone fosse stato addestrato ad una nuova tattica per contrastare il devastante attacco dei carri nel caso in cui fossero riusciti a penetrare nei loro ranghi. Le prime linee avrebbero dovuto spostarsi lateralmente aprendo un vuoto. Il cavallo nemico si sarebbe rifiutato di schiantarsi contro le lance delle schiere più avanzate e sarebbe entrato nella trappola, dove le lance delle seconde linee lo avrebbero fermato. Così i cocchieri sarebbero stati uccisi con facilità. Di fatto i Macedoni riuscirono a fermare l'attacco dei carri.

Movimenti decisivi di Alessandro e attacco finale

Mentre i Persiani insistevano con l'attacco ai fianchi dei Macedoni, Alessandro lentamente scivolava nella loro retroguardia. I Persiani lo seguirono in questa manovra finché, finalmente, un vuoto si aprì tra l'ala sinistra di Besso e Dario, al centro, proprio quando il re macedone aveva gettato nella mischia le sue ultime riserve a cavallo. Alessandro diede ordine alla sua cavalleria personale di disimpegnarsi e di prepararsi per l'attacco decisivo contro i Persiani. Continuando a marciare dispose le sue unità come a formare un'enorme freccia, la cui punta era egli stesso. Dietro di se aveva la sua cavalleria personale e tutti i battaglioni della falange che riuscì a sottrarre alla battaglia. Ancora più dietro erano schierate delle truppe ausiliarie leggere.

Questa "grande freccia" attaccò al centro i Persiani, proprio dove erano più sguarniti, mettendo fuori gioco la guardia reale di Dario ed i mercenari Greci. Besso, sulla sinistra, si trovò separato da Dario e, temendo di essere attaccato anche lui da quella formazione nemica, cominciò a ritirare le sue truppe. Anche Dario rischiava di restare isolato. A questo punto le varie fonti differiscono su cosa accadde. Secondo l'opinione più diffusa Dario si ritirò ed il resto dell'esercito lo seguì. Ma l'unica fonte contemporanea a noi nota, un diario astronomico babilonese scritto nei giorni della battaglia, dice:

Il ventiquattresimo [giorno del mese lunare], nel mattino, il re del mondo [cioè, Alessandro] [ha instaurato il suo] ordine [lacuna]. Opposti l'uno all'altro, combatterono ed una pesante sconfitta delle truppe [del re fu inflitta da lui]. Il re [cioè, Dario], le sue truppe lo hanno abbandonato ed alle loro città [sono tornate]. Sono fuggite nella terra del Guti.

Diodoro concorda con questa versione confermandone la validità: sembrerebbe il resoconto più verosimile della battaglia. A quel punto, comunque, Alessandro non poté inseguire Dario poiché ricevette una disperata richiesta d'aiuto da Parmenione (un evento che sarebbe stato usato in seguito da Callistene ed altri per screditare Parmenione).

Mentre i Macedoni cercavano di tamponare l'offensiva sul fianco sinistro, un varco si aprì anche nelle loro linee tra l'ala sinistra ed il centro. Le unità di cavalleria persiane ed indiane, posizionate al centro con Dario, vi irruppero. Invece di attaccare la falange di Parmenione da dietro questi proseguirono verso l'accampamento macedone per fare razzie. Tornando indietro si scontrarono con la cavalleria personale di Alessandro, cosa che provocò la morte di oltre 60 cavalieri macedoni.

Dopo che Dario, al centro, si ritirò dalla battaglia, anche Mazeo cominciò a ritirare le sue forze come già stava facendo Besso. Però, a differenza di quest'ultimo, Mazeo e le sue truppe si divisero e mentre fuggivano subirono la carica dei Tessali e di altre unità di cavalleria macedone.

Dopo la battaglia Parmenione circondò la carovana reale persiana mentre Alessandro e la sua guardia personale inseguirono Dario nella speranza di catturarlo. Come ad Isso, dopo la battaglia, i Macedoni si appropriarono di un cospicuo bottino, depredando circa 4.000 talenti, come pure il carro e l'arco personali di Dario. Anche gli elefanti da guerra furono catturati.

Dario riuscì a fuggire dalla battaglia con un piccolo nucleo delle sue forze ancora intatte. Besso ed i cavalieri battriani riuscirono a riunirsi a lui come pure alcuni sopravvissuti della guardia reale e 2.000 mercenari greci. Alla fine della battaglia i Macedoni contarono tra le proprie fila più di 1.200 tra morti e feriti; le perdite tra i Persiani furono di circa 53.000 uomini.

[modifica] Conseguenze

A questo punto l'Impero Persiano era diviso in due parti: una orientale ed una occidentale. Alessandro avrebbe continuato a proclamarsi Gran Re. Gli elefanti da guerra furono condotti in Macedonia nel tentativo di essere addestrati ma nessuno conosceva i metodi di addestramento, perciò furono ricondotti in Persia e lì vennero liberati.

Dario nel corso della sua fuga radunò ciò che era rimasto dei suoi uomini. Progettò di dirigersi ancora più ad Est e di formare un nuovo esercito per affrontare nuovamente Alessandro, mentre quest'ultimo ed i suoi soldati si dirigevano verso Babilonia. Allo stesso tempo spedì lettere alle sue satrapie orientali chiedendo loro di restargli fedeli.

[modifica] Bibliografia

[modifica] Fonti

[modifica] Studi

  • Alexander of Macedon 356-323 B.C. by Peter Green
  • Alexander by Theodore Ayrault Dodge
  • J.F.C. Fuller. A Military History of the Western World (3 voll.). New York: Da Capo Press, Inc., 1987 e 1988
  • vol. 1: From the earliest times to the Battle of Lepanto; ISBN 0-306-80304-6: pp. da 87 a 114 (Alexander the Great)
  • De Santis, Marc G. At The Crossroads of Conquest. Dicembre 2001. Volume 3, No. 3: 46-55, 97 (Alexander the Great, his military, his strategy at the Battle of Gaugamela and his defeat of Darius making Alexander the King of Kings)
  • Valerio M. Manfredi, Alèxandros (3 vol.)

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

  • (EN)Livius.org racconta la storia di Alessandro e cita fonti originali. Predilige una ricostruzione della battaglia che segue da vicino i diari astronomici babilonesi.

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