Battaglia di Cunassa
| Battaglia di Cunassa | |||
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| Data | Estate del 401 a.C. | ||
| Luogo | Cunassa, 70km a nord di Babilonia, sulle rive dell'Eufrate a poca distanza dall'odierna Baghdad, Iraq | ||
| Esito | Vittoria tattica dei ribelli, vittoria strategica dell'Impero persiano |
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| Schieramenti | |||
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| Comandanti | |||
| Effettivi | |||
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| Perdite | |||
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La Battaglia di Cunassa fu combattuta nel 401 a.C. tra Ciro il Giovane e il suo fratello maggiore Artaserse, che aveva assunto il trono di Persia come Artaserse II nel 404. Ciro radunò con notevole astuzia un'armata di oltre diecimila mercenari greci (i Diecimila, come poi vennero chiamati dagli storici), composta da 10.400 opliti e 2.500 peltasti provenienti in gran parte dalla Tessaglia e dal Chersoneso Tracico, al comando di Clearco di Sparta, un generale che aveva venduto la sua spada proprio per sfuggire agli organi di controllo della sua città natale, dove era ricercato per i crimini commessi quando ricopriva il titolo di tiranno a Bisanzio.
Le armate di Ciro furono radunate con una totale discrezione, lasciando che pochissime informazioni si diffondessero sulla sua composizione e sui suoi scopi, e mascherando la spedizione come un affare di politica interna. Si dice che perfino gli stessi mercenari fossero all'oscuro dei disegni ultimi di Ciro, e di quanto impegnativo e sanguinoso sarebbe stato il conflitto per il quale erano stati assoldati. Quando il Gran Re fu informato, per mano del satrapo di Caria Tissaferne, delle reali intenzioni di Ciro, questi era già entrato nella regione di Babilonia, senza incontrare fino a quel punto alcun ostacolo.
Le armate di Artaserse, numerose ma organizzate in fretta e furia, incontrarono il compatto schieramento di Ciro sulla riva sinistra dell'Eufrate, poche decine di chilometri a nord di Babilonia. Artaserse poteva vantare uno schieramento temibile, anche grazie al rapporto dei carri da guerra (10:1 a sfavore dei ribelli), mentre sulle cifre dei fanti e dei cavalieri le fonti sono nel più totale disaccordo. Secondo alcuni pareri, il rapporto tra i carri è applicabile anche ai soldati; altri[1] sostengono più verosimilmente che a 30.000 ribelli e mercenari si opponessero 40.000 lealisti. Certa è la completa superiorità di Artaserse per la cavalleria, che a quanto sembra non si concentrò sullo schieramento greco. Sull'esito tattico della battaglia non vi è certezza di giudizio: Ciro infatti si lanciò con la propria unità contro il centro dei lealisti comandato da Artaserse, con lo scopo di uccidere il fratello, e in uno di questi assalti disperati trovò la morte. Al contrario, la destra dei ribelli tenuta dai mercenari greci tenne straordinariamente bene, e le perdite tra questi furono minime, anche perché i loro diretti avversari, agli ordini di Tissaferne, tendevano a limitare il contatto con i leggendari opliti di Clearco.
Conseguenze [modifica]
Se i ribelli vinsero tatticamente la battaglia, inferendo gravi perdite allo schieramento di Artaserse, è certo che strategicamente fu per loro il più completo disastro: con Ciro morto, la spedizione perdeva semplicemente senso, e per Clearco, nuovo comandante dei mercenari e degli alleati persiani, era giunto il momento di pianificare la ritirata. Tissaferne, che mancò di affrontarlo a viso aperto sul campo, fece catturare Clearco lungo il viaggio di ritorno con tutti i suoi generali per consegnarlo al Gran Re Artaserse II, che lo fece giustiziare.
Tissaferne, nei mesi successivi alla battaglia, ebbe modo di vantarsi di aver ucciso personalmente Ciro sul campo. La madre dei due, Parisatide, che aveva sempre favorito Ciro e che aveva appoggiato quest'ultimo nella sua sollevazione contro il primogenito, scatenò la sua vendetta facendo assassinare Tissaferne a Colossae, in Frigia, nel 395.
I Diecimila, penetrati troppo a fondo nel territorio nemico, con la gran parte dei propri generali morti, trovarono nuove energie e nuovo incoraggiamento nel nuovo generale Chirisofo, e in tutti i luogotenenti, tra cui lo stesso Senofonte, che sostituirono quelli catturati. L'epica ritirata dei mercenari greci (che pochi generali persiani avevano il coraggio di affrontare), terminata nel 399 a.C. sulle rive del Mar Nero, è raccontata nella più celebre opera dello stesso Senofonte, l'Anabasi, la quale costituisce una delle testimonianze più vive della profonda disorganizzazione militare della Persia Achemenide alla vigilia delle conquiste di Alessandro Magno, e della grande coesione tra i mercenari greci, a prescindere dalle rispettive regioni di provenienza.
Note [modifica]
- ^ Montagu, John D., Battles of the Greek and Roman Worlds, Greenhill Books, 2000.