Quinto Curzio Rufo
Quinto Curzio Rufo (fl. I - II secolo d.C. o III - IV secolo d.C.; ... – ...) è stato uno storico romano dell'età imperiale.
Fu l'autore delle celebri Historiae Alexandri Magni Macedonis (Storie di Alessandro Magno il Macedone), divise in dieci libri, giunte mutile dei primi due. Nelle Historiae elogia la monarchia macedone, sostenendo che la morte di Alessandro Magno provocò la frantumazione dell'impero, che avrebbe potuto reggersi solo sotto il comando di una sola forte personalità. Nella stessa maniera Curzio afferma che i romani debbono essere grati al nuovo princeps, che secondo molti storici sarebbe Claudio o Vespasiano, per altri Traiano o Alessandro Severo, comunque un sovrano del periodo successivo a Caligola. Edward Gibbon ipotizza invece Gordiano III, mentre altri ancora si spingono fino a Costantino I[1], ipotesi quest'ultima che ha effettivamente dei fondamenti[2]. È incerto se è possibile identificarlo con l'omonimo politico citato da Tacito nelle Historiae. All'epoca di Curzio Rufo la letteratura storiografica o romanzesca su Alessandro Magno era ormai cospicua. Lo stesso Alessandro, spinto dal desiderio di gloria e di immortalità aveva dato a Callistene, nipote di Aristotele, l'incarico di descrivere la sua vita e dopo la morte la sua figura assunse colori sempre più favolosi e leggendari.
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[modifica] La trama delle Storie di Alessandro Magno
L'opera di Curzio Rufo narra la vita e le imprese fino alla morte del sovrano macedone, avvenuta nel 323 a.C., e le dispute tra i Diadochi.
Alessandro ha già da tempo abbandonato la Macedonia e si appresta allo scontro con l'imperatore persiano Dario, che viene gravemente ferito nella battaglia di Isso e costretto alla fuga, mentre i familiari divengono prigionieri dei macedoni. Alessandro espugna la città di Tiro, assediata per sette mesi, e si inoltra in Terra d'Egitto, facendo tappa all'oasi di Giove Ammone, dove i sacerdoti riconoscono l'origine divina di costui. Dopo aver fondato Alessandria si reca nuovamente in Mesopotamia e marcia attraverso Babilonia, Susa ed Ecbatana. Dario cade vittima di una cospirazione guidata da Besso, satrapo della Battriana. Mentre pone fine alle ultime resistenze persiane Alessandro deve reprimere una congiura interna. Cresce il malcontento di quanti gli rimproverano di aver abbandonato i costumi macedoni e vorrebbero tornare in patria. Alessandro durante un convito uccide l'amico Clito e in questo periodo pretende che i suoi uomini si inginocchino davanti a lui come davanti a un dio. Si invaghisce di una fanciulla orientale, Rossane, e la sposa. Marcia verso l'India ma anche i soldati si ribellano e costringono il re a tornare indietro. Il re riesce a convincerli a procedere fino all'oceano dove un'improvvisa marea uccide i partecipanti alla spedizione. Il libro si chiude sull'immagine dell'esercito trasformato in un corteo. Aumentano le stravaganze, le collere brutali, e crudeltà. Infine Alessandro ritorna in Babilonia, dove si ammala e muore. Si apre a questo punto la lotta per la successione.
Con l'opera di Curzio Rufo la storiografia latina fa il suo ingresso nei territori fino a quel momento inesplorati del romanzo esotico e avventuroso. Protagonista non è più il popolo romano, ma un eroe macedone che si inoltra in regioni ignote di un mondo barbaro. Curzio Rufo sa appagare la fantasia del popolo romano e d'altra parte è la materia stessa piena di cose meravigliose e fuori dal comune. Il modello prevalente è senza dubbio quello della storiografia mimetica e drammatica, in cui il destino e gli uomini sono travolti dal potere della fortuna. Naturalmente al centro di tutto c'è la figura di Alessandro Magno, straordinaria nei vizi come nelle virtù. L'autore traccia alla fine dell'opera una valutazione su Alessandro, che risente profondamente della mentalità romana, fondata sui concetti di modus (misura); al di là delle singole considerazioni moralistiche il personaggio di Alessandro risulta sempre affascinante. Come Curzio Rufo osserva non avevano la stessa disposizione d'animo Alessandro e i suoi soldati, perché mentre l'imperatore sognava un impero universale i soldati desideravano cogliere immediatamente i frutti delle loro fatiche.
[modifica] Stile
Lo stile di Curzio Rufo è nel complesso piano e scorrevole e ricorda quello di Tito Livio, che è il modello di numerosi discorsi. Non mancano influenze di Pompeo Trogo, Orazio, Virgilio e Seneca, rintracciate nelle Historiae dai vari studiosi. Altra caratteristica, a dir poco peculiare, che lo distingue dagli altri storici latini, è l'impiego della prosa ritmica, rintracciabile soltanto in autori tardi, come Simmaco, Ausonio e San Girolamo, che farebbe pensare a una collocazione dell'opera e della vita di Curzio Rufo in età costantiniana (IV secolo d.C.). Le storie di Curzio presto alimentarono il fascinoso immaginario del sovrano macedone, confluito poi nel celeberrimo Romanzo di Alessandro, che influenzerà l'intero Medioevo.
[modifica] Note
- ^ Curzio Rufo, Quinto. Storie di Alessandro Magno. cit. Introduzione.
- ^ (FR) Cfr. René Pichon, L'époque probable de Quinte-Curce, in Revue de philologie, de littérature et d'histoire anciennes, Paris, 1908, année et tome XXXII, pp. 210-214.
[modifica] Bibliografia
Curzio Rufo, Quinto. Storie di Alessandro Magno, 2 voll. (a cura di John E. Atkinson, tr. it. di Tristano Gargiulo). Mondadori, Milano, 2000.
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