Carro falcato

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La carica dei carri falcati Persiani nella battaglia di Gaugamela, di Andre Castaigne (1898-1899).

Il carro falcato era un antico carro da guerra a due o a quattro ruote, munito di lame taglienti sulla testa e sul timone, sui mozzi delle ruote e sulle sponde. Lanciati a rapido galoppo da cavalli bardati, facevano strage del nemico.

Fu usato dai greci e dai popoli orientali sin da età antichissime. Riempirono del loro fragore i poemi omerici, furono largamente usati nell'antichità che va dalla prima apparizione degli elleni nella Tessaglia al ritorno dalla guerra di Troia, cioè, secondo la cronologia mitologica, dal 1400 a.C. al 1200 a.C. In Oriente i carri falcati furono usati soprattutto dagli egizi, dagli assiri e dai babilonesi e poi dai persiani. Ventisettemila ne aveva Ramses II, chiamato dai greci Sesostri, di cui il poeta Pentaur canta le prodigiose e terribili gesta.

Sedicimila carri falcati possedeva Nino, re degli assiri, quando mosse all'assalto della Battriana. Spetta però a Ciro II di Persia il vanto di aver fatto dei carri una vera arma, con propria organizzazione tattica, e fu proprio l'intervento dei carri falcati che decise le sorti della grande battaglia di Timbrea contro Creso re dei lidi, battaglia che dovette esercitare un'influenza risolutiva sulle sorti dell'Asia.

I romani, invece, non usarono quasi mai carri d'assalto, salvo poche eccezioni che, del resto, contro di loro servivano assai poco perché la disposizione delle truppe romane, con larghi vuoti tra l'uno e l'altro manipolo, neutralizzava in gran parte la potenza di distruzione dei carri stessi.

L'azione, del carro falcato, va avvicinata a quella degli elefanti, che ebbero largo impiego bellico da parte di Dario contro Alessandro Magno e fruttarono poi a Pirro la famosa vittoria.

Viene anche citato nella Bibbia[1].

Era molto efficace in battaglia su terreni pianeggianti, ma già i romani ne scoprirono i limiti, contrastandoli efficacemente.

Infatti Vegezio nella sua Epitoma rei militaris scrive:

(LA)
« Quadrigas falcatas in bello rex Antiochus et Mithridates habuerunt. Quae ut primo magnum intulere terrorem, ita postmodum fuere derisui. Nam difficile currus falcatus planum semper inuenit campum et leui inpedimento retinetur unoque adflicto aut uulnerato equo decipitur. Sed maxime hac Romanorum militum arte perierunt: ubi ad pugnam uentum est, repente toto campo Romani tribulos abiescerunt, in quos currentes quadrigae cum incidissent, deletae sunt. Tribulus autem est ex quottuor palis confixum propugnaculum, quod, quoquomodo abieceris, tribus radiis stat et erecto quarto infestum est. »
(IT)
« Il re Antioco e Mitridate utilizzarono in guerra quadrighe falcate. Queste dapprima incussero grande terrore, ma in seguito divennero oggetto di derisione. È infatti difficile trovare un terreno completamente pianeggiante per il carro falcato, il minimo ostacolo gli impedisce la via e viene catturato se solo uno dei due cavalli viene colpito o ferito. Ma la maggior parte di essi furono annientati da questa tecnica adottata dall'esercito romano:non appena si ingaggiava la battaglia, i Romani improvvisamente lanciavano su tutto il campo triboli, contro i quali le quadrighe in corsa scontrandosi si distruggevano. Il Tribolo è una macchina da difesa formata da quattro pali, che, in qualsiasi modo si scagli, sta su tre piedi ed è pericolosa per il quarto piede, che sta dritto. »
(Vegezio, Epitoma rei militaris, III, 24)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ 2 Maccabei, 13,2: era con lui Lisia, suo tutore e preposto agli affari dello stato, che aveva con sé un esercito greco di centodiecimila fanti, cinquemilatrecento cavalli, ventidue elefanti e trecento carri falcati
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