Phoenix dactylifera

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Palma da datteri
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Phoenix dactylifera
Stato di conservazione
Status none NE.svg
Specie non valutata
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Sottoregno Tracheobionta
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Liliopsida
Sottoclasse Arecidae
Ordine Arecales
Famiglia Arecaceae
Sottofamiglia Coryphoideae
Tribù Phoeniceae
Genere Phoenix
Specie P. dactylifera
Nomenclatura binomiale
Phoenix dactylifera
L., 1753

La palma da datteri (Phoenix dactylifera L., 1753) è una pianta appartenente alla famiglia Arecaceae.[1]

Fu nota sin dall'antichità tra gli Egizi, i Cartaginesi, i Greci, i Romani, i Berberi per i suoi frutti eduli chiamati datteri.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Datteri che pendono dalla chioma della pianta
Datteri in fase di maturazione

Il tronco, più slanciato della congenere Phoenix canariensis, può essere alto fino a 30 m, ma di solito non supera i 15-20 m. Spesso molti tronchi si generano da un unico sistema radicale, ma si possono avere anche esemplari isolati. Le foglie sono pennate, rigide, di colore verde-grigio, lunghe 3-5 m con picciolo spinoso e circa 150 foglioline lineari-acuminate, lunghe 30 cm e larghe 2 cm, glauche nella parte inferiore. La chioma può raggiungere un diametro di 10 m.

La palma è dioica: le piante maschili e femminili hanno entrambe piccoli fiori di colore chiaro raggruppati in grosse infiorescenze a forma di grappolo. L'impollinazione in natura avviene per mezzo del vento ma per le piante coltivate a scopo commerciale viene generalmente praticata artificialmente. Il frutto, il dattero, è una drupa di forma cilindrica lunga 3-7 cm e larga 2-3 cm, che, quando è matura, assume un colore scuro. La sua parte edule è il pericarpo molto zuccherino e carnoso. La drupa contiene un unico seme, lungo circa 2-2,5 cm e spesso 6-8 mm. Dalla linfa fermentata dell'albero si può anche ricavare il legmi, una bevanda alcolica.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

A causa dell'antichità delle coltivazioni, il suo areale originario non può essere determinato con certezza, basti pensare che era già coltivata nel 4000 a.C. a Babilonia: è plausibile comunque che si tratti dell'Africa settentrionale o dell'Asia sudoccidentale. Oggi è coltivata in tutto il Maghreb, in Egitto, Arabia, nel Golfo Persico, nelle Canarie, nella zona mediterranea meridionale e nel sud degli Stati Uniti. Curiosa la situazione in Sicilia dove la palma da datteri è diffusissima (in particolar modo nei giardini della città di Palermo), ma non è sfruttata o coltivata a scopi commerciali. È menzionata ben diciassette volte nel Corano.

Le cultivar più diffuse sono 'Medjool', 'Deklet noor', 'Ameri', 'Deri', 'Halawi' e 'Zahidi', 'Berhi', 'Hiann'. Tra le varietà di dattero c'è quella definita "da amido", dalla quale si ricava il cosiddetto "pane del deserto", che rappresenta uno degli alimenti fondamentali dei beduini.[2]

Avversità[modifica | modifica wikitesto]

Uno dei più temibili parassiti di questa pianta è il Rhynchophorus ferrugineus, noto come punteruolo rosso delle palme. Si tratta di un coleottero curculionide originario dell'Asia, recentemente propagatosi in Medio Oriente e successivamente a tutto il bacino del Mar Mediterraneo, rivelatosi resistente a tutti i mezzi di controllo convenzionali.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Phoenix dactylifera in The Plant List. URL consultato il 14 dicembre 2013.
  2. ^ "Le piante medicinali", di Roberto Michele Suozzi, Newton&Compton, Roma, 1994, pag.56

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