Vento

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Il vento è il movimento di una massa d'aria atmosferica da un'area con alta pressione (anticiclonica) ad un'area con bassa pressione (ciclonica). In genere con tale termine si fa riferimento alle correnti aeree di tipo orizzontale, mentre per quelle verticali si usa generalmente il termine correnti convettive che si originano invece per instabilità atmosferica verticale. Innumerevoli gli autori classici che si sono occupati di questo fenomeno meteorologico[1]. Scrive Lucrezio: "Esistono dunque di certo, s'anche invisibili, i venti: essi flagellano il mare: essi la terra, le nubi essi, che con improvviso turbine squarciano e spazzano via"[2]. Per Seneca "Il vento è aria che spira"[3].

In presenza di due punti con differente pressione atmosferica si origina una forza detta forza del gradiente di pressione o forza di gradiente che agisce premendo sulla massa d'aria per tentare di ristabilire l'equilibrio. Il flusso d'aria non corre in maniera diretta da un punto all'altro, cioè con stessa direzione della forza di gradiente, ma subisce una deviazione dovuta alla forza di Coriolis che tende a spostarlo verso destra nell'emisfero settentrionale e verso sinistra nell'emisfero meridionale. A causa di questo effetto il vento soffia parallelamente alle isobare. In questo caso si parla di vento geostrofico. Tuttavia alle basse quote (meno di 600 m) è necessario tenere anche conto dell'azione dell'attrito con la superficie terrestre, che è in grado di modificare la direzione del vento di circa 10° sul mare e 15-30° sulla terra rispetto a quella del vento geostrofico, rendendo il percorso dall'alta pressione alla bassa pressione più diretto. La velocità del vento, o meglio la sua intensità, dipende dal gradiente barico, cioè dalla distanza delle isobare, e si misura con uno strumento chiamato anemometro e può essere espressa in:

L'intensità del vento aumenta in media con la quota per via delle diminuzione dell'attrito con la superficie terrestre e la mancanza di ostacoli fisici quali vegetazione, edifici, colline e montagne. Il complesso dei venti e delle correnti aeree atmosferiche da vita alla circolazione atmosferica.

Classificazione e nomenclatura dei venti[modifica | modifica sorgente]

I venti si classificano in costanti, periodici, locali e ciclonici.

I venti costanti sono quelli che soffiano tutto l'anno sempre nella stessa direzione e nello stesso senso. Tra questi vi sono gli alisei, i venti extratropicali e i venti occidentali. Gli alisei si generano nelle zone anticicloniche tropicali e convergono verso quelle equatoriali. I venti extratropicali spirano nelle fasce equatoriali dove, per effetto del riscaldamento, si formano masse ascendenti di aria calda e umida. I venti occidentali spirano tra i 35° e i 60° e da sud-ovest a nord-est nell'emisfero boreale e da nord-ovest a sud-est in quello australe.

Schema semplificato della formazione del vento

Si dicono venti periodici quelli che invertono periodicamente il loro senso. Il periodo può essere stagionale come nel caso dei monsoni o degli etesi o anche semplicemente diurno come nel caso delle brezze. I monsoni sono caratteristici dell'Oceano Indiano e dei mari della Cina. Nel semestre estivo, tra aprile ed ottobre, spirano dall'Oceano verso terra mentre durante quello invernale tra Novembre ed Aprile soffiano dal continente verso il mare. Gli etesi soffiano durante l'estate dal Mar Egeo verso l'Egitto e sul percorso inverso durante l'inverno. Tra le brezze si riconoscono tre tipologie: brezze di mare e di terra, di lago e di riva e brezze di monte e di valle. Nelle prime due il vento soffia dalla superficie d'acqua verso terra durante il giorno e sul percorso inverso durante la notte. Le brezze di monte e di valle soffiano invece dalla valle alla montagna durante il giorno e dalla montagna alla valle durante la notte.

I venti locali, tipici delle zone temperate dove soffiano irregolarmente quando si vengono a creare zone cicloniche e anticicloniche sono moltissimi e spesso legati alla nomenclatura locale, a seconda delle zone in cui si generano.

Nell'area interessata dal mar Mediterraneo si usa classificare i venti a seconda della direzione da cui provengono sulla base schematica dettata dalla Rosa dei venti, riprendendo l'antica nomenclatura derivante dall'antica Grecia, che presumeva l'osservatore posto al centro del mar Ionio, a nord-ovest delle isole egee, in direzione della Sicilia. Ed è per questo che lo scirocco, il grecale ed il libeccio si chiamano così perché stando in quel punto la Siria è posta a sud-est, la Grecia a nord-est e la Libia a sud-ovest.

I venti del Mediterraneo

Un'altra importante classificazione dei venti provenienti dal largo (foranei), relativa alle condizioni locali di ciascun luogo al quale ci si voglia riferire (singole città o regioni, o macro-aree ancora più estese), è la seguente:

  • " venti regnanti": presentano un'alta frequenza di apparizione (almeno il 50%).
  • " venti dominanti": sono caratterizzati da alte velocità (almeno 20 m/s).

I venti che eventualmente presentassero contemporaneamente le due caratteristiche di alta frequenza e velocità, sono detti prevalenti.

La direzione, la durata e la velocità del vento sono in generale rappresentati su diagrammi polari.

Queste considerazioni un tempo erano valutate con grandissima attenzione e tenute in conto non solo per quanto riguarda gli aspetti della navigazione o la protezione di determinate colture agricole, ma persino nella costruzione delle città.

Non sono rari gli esempi di interi centri storici di molte città, soprattutto costiere, che portano nella disposizione planimetrica dei loro edifici il segno indelebile di questi criteri costruttivi.

Tipica è la disposizione urbanistica detta "a lisca di pesce", caratteristica dei centri storici di molte città costiere che si affacciano sull'Adriatico meridionale, da Bisceglie fino a Monopoli, tra i quali quello di Molfetta è il più rappresentativo. La rosa dei venti più semplice è quella a 4 punte formata dai soli quattro punti cardinali:

  • Nord (N 0°) anche detto settentrione o mezzanotte e dal quale spira il vento detto tramontana;
  • Est (E 90°) anche detto oriente o levante e dal quale spira il vento detto levante;
  • Sud (S 180°) anche detto meridione e dal quale spira il vento detto mezzogiorno oppure ostro;
  • Ovest (W 270°) anche detto occidente o ponente e dal quale spira il vento detto ponente.

Tra i quattro punti cardinali principali si possono fissare 4 punti intermedi:

  • Nord-est (NE 45°), dal quale spira il vento di grecale (chiamato anche greco);
  • Nord-ovest (NW 315°), dal quale spira il vento di maestrale;
  • Sud-est (SE 135°), dal quale spira il vento di scirocco (garbino umido);
  • Sud-ovest (SW 225°), dal quale spira il vento di libeccio.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • Il 10 aprile 1996 sull'isola di Barrow in Australia, durante il passaggio del ciclone Olivia è stata registrata la raffica di vento più veloce della storia: 408 km/h. Nelle Filippine, durante il passaggio del Tifone Haiyan nel novembre 2013, sono stati registrati venti sostenuti per un minuto di circa 445 km/h.
  • La frequenza delle raffiche di vento è generalmente compresa tra 0 e 4 hertz.

Le isobare[modifica | modifica sorgente]

La carta delle isobare è una carta, fondamentale in Meteorologia, che riporta una superficie immaginaria, individuata da curve analoghe alle curve di livello delle carte topografiche, in cui, però, ogni curva è luogo dei punti aventi lo stesso valore della pressione atmosferica, riferita alla pressione media al livello del mare. Esistono le isotere e le isochimene.

Pertanto in ciascuna di tali carte, così come in quelle topografiche, le curve, qui dette isobare, individuano una superficie più o meno irregolare con depressioni, che corrispondono ai minimi della pressione atmosferica, che sono detti "cicloni" o aree cicloniche, e picchi che individuano i massimi di tale pressione e che, quindi, corrispondono alle aree anti-cicloniche.

Cosa c'entra, il vento, con le isobare? Ecco svelato il "mistero": le isobare hanno a che fare con il vento in quanto dalla loro lettura deriva la conoscenza della probabile direzione che i venti assumono in quella determinata regione con quei valori di pressione barica. Infatti, a prescindere da altri fattori locali, quali quelli geomorfologici (per esempio la presenza di una catena montuosa), la direzione del vento sarà da assumere pressappoco parallela all'andamento delle curve isobariche, ma con una leggera inclinazione tendente dalle zone anticicloniche a quelle cicloniche, cioè diretto dal valore più alto a quello più basso della pressione atmosferica, e la sua intensità, tanto maggiore quanto più le isobare sono ravvicinate fra loro.

Energia dal vento[modifica | modifica sorgente]

L'energia cinetica contenuta nel moto orizzontale delle masse d'aria può essere sfruttata sotto forma di energia eolica per la produzione di energia elettrica tramite aerogeneratori e rientra a buon diritto nel novero delle fonti di energia alternativa ai combustibili fossili e soprattutto rinnovabili. L’efficienza e i costi di tali metodi, molto sostenuti dal filone ambientalista sulle energie alternative, rispetto alle altre fonti di energia, rinnovabili e non, è materia di ampio dibattito tra gli specialisti del settore energetico e non.

L'energia dei moti convettivi verticali è sfruttata invece in natura dagli uccelli e dall’uomo nel volo di alcuni velivoli aerei quali alianti, nel parapendio e nel deltaplano.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Fiori Fabio, 2013. Anemos. I venti del Mediterraneo. Mursia, Milano. Pag. 22.
  2. ^ Lucrezio Tito Caro. La natura. Ed. 1976. BUR, Milano: 63.
  3. ^ Seneca Lucio Anneo. Questioni naturali. Ed. 2004, BUR, Milano: 387.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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