Kublai Khan

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Kublai Khan in un dipinto cinese su seta di epoca tarda
Kublai Khan
Nascita e morte: 23 sett. 1215–18 feb. 1294
Nome di clan (obogh): Borjigin[1] (Боржигин)
Bei'erzhijin[2] (孛兒只斤) or
Bo'erjijite[3] (博爾濟吉特)
Nome di sublignaggio[4]:
(yasun)
Khiyad[5] (Хиад)
Qiwowen[6] (奇渥溫)
o Qiyan (乞顏)
Nome: Khubilai (Хубилай)
Hubilie (忽必烈)
Khagan dei Mongoli
Regno: 5 mag. 1260–17 dic. 1271
Imperatore della Dinastia Yuan, Cina
Regno: 18 dic. 1271[7]–18 Feb. 1294
Nome dell'Era: Zhongtong, Zhiyuan
Dinastia: Ön now Yüanh (Юань)
Dinastia Yuan (元)
Nome di Khan: Setsen Khan (Сэцэн хаан)
Xuechan Han (薛禪汗)
Nome del Tempio[8]: (Nome mongolo da aggiungere)
Shizu (世祖)
Nome Postumo:
(completo)
(Nome mongolo da aggiungere)
Imperatore Shengde
Shengong Wenwu
(聖德神功文武皇帝)

Kublai Khan anche detto Khubilai Khan o, nelle lingue turche, Kubilay Han (23 settembre 121518 febbraio 1294) è stato un condottiero mongolo, Khagan (il quinto, dal 1260 al 1294), nonché fondatore del primo Impero cinese della Dinastia Yuan.

Figlio secondogenito di Tolui e Sorghaghtani Beki, quindi nipote di Gengis Khan e successore del fratello Munke in quanto Gran Khan dei mongoli, Kublai è anche noto come l'ultimo dei Gran Khan.

Appartenne a una famiglia di condottieri, conquistatori e sovrani mongoli: suo fratello Hülegü conquistò infatti la Persia fondando l'Ilkhanato, e anche suo cugino Kaidu, figlio del secondo Gran Khan Ögödei, fu un importante condottiero mongolo e acerrimo oppositore dello stesso Kublai Khan per tutta la vita.

In Europa, Kublai Khan fu noto sin dal Medioevo, in quanto Marco Polo visitò il Catai durante il suo regno, divenendo presto un suo favorito e servendo alla sua corte per oltre diciassette anni, secondo quanto racconta lui stesso nel Milione.

Indice

[modifica] Primi anni

Da giovane, Khubilai studiò la cultura cinese e se ne innamorò. Nel 1251, allorché suo fratello maggiore Mongke diventò Khan dell’impero mongolo, fu da lui nominato governatore dei territori meridionali dell’impero. Li governò bene, aumentando la produzione agricola dello Henan e, dopo che gli fu assegnata anche Xi'an, migliorò i servizi sociali. Tali attività furono accolte con grande favore dai signori della guerra cinesi e risultarono essenziali per la fondazione della Dinastia Imperiale Yuan in Cina.

Nel 1253 gli fu ordinato di attaccare lo Yunnan, e distrusse il regno di Dali, mente il suo generale Uriyankadai avanzava fino sulle coste dell'odierno Vietnam (1257). Nel 1258, Mongke gli affidò il comando dell’esercito orientale e lo chiamò in aiuto per gli attacchi che intendeva portare contro il Sichuan e, di nuovo, contro lo Yunnan. Tuttavia nel 1259, prima che potesse arrivare in aiuto del fratello, Khubilai fu raggiunto dalla notizia che Möngke era morto. Quindi continuò l’attacco a Wuhan, ma di lì a poco ricevette la notizia che il suo fratello minore Ärik-bek aveva il controllo della situazione: raggiunto prontamente un accordo di pace con le truppe della Dinastia Song, tornò nelle pianure mongole.

[modifica] Gran Khan dei mongoli

Alla morte di Mongke (1259), nell’impero mongolo si creò una situazione di ostilità tra il fratello maggiore, Arig Bek, capo delle tribù nomadi orientali, deciso a mantenere e imporre le usanze tradizionali del popolo mongolo, e gli altri due, Hülegü e Khubilai, inclini al contrario a una fusione con le popolazioni sottomesse.

Arig Bek era di stanza in Asia centrale, nel Karakorum, mentre Khubilai era in Cina. Due Kuriltai vennero indetti contemporaneamente e si videro eletti due Gran Khan all'unanimità ciascuno tra i propri generali. La guerra civile che conseguì si concluse nel 1264 con la vittoria di Khubilai, che impose di essere riconosciuto Gran Khan dei mongoli. Catturò e ridusse in catene il fratello che due anni dopo morì in prigionia.

Tuttavia, durante questa guerra, Li, il governatore di Yizhou, si rivoltò contro il dominio mongolo. Khubilai schiacciò prontamente la ribellione, ma questo evento lo rese diffidente nei riguardi dell’etnia Han. Divenuto imperatore, istituì dunque diverse leggi contro di loro, come il bando dei titoli di Signore della guerra e il divieto di imporre balzelli.

L’impero mongolo fu suddiviso, ma lo era già di fatto, in quattro Khanati, ciascuno governato da un khan diverso sotto la supervisione (più teorica che reale) del Gran Khan. Il khanato del Kipchak (detto anche Orda d’Oro) governava l'Asia centro-occidentale, l'Ilkhanato governava l'Asia sud-occidentale, il Khanato Chagatai governava l'Asia Centrale e il Gran khanato controllava in realta' unicamente il Karakorum e la Cina. Con questa conquista fu raggiunta la massima estensione dell'Impero.

[modifica] Imperatore della Cina

Marco Polo e Khubilai Khan

Come imperatore della Dinastia Yuan, Khubilai Khan lavorò per minimizzare l’influsso dei signorotti regionali, che avevano detenuto grande potere prima e durante la Dinastia Song. La già citata diffidenza verso l'etnia cinese degli Han gli fece assoldare di preferenza uomini appartenenti ad altri gruppi etnici.

Nell’8° anno di Zhiyuan (1271), Khubilai dichiarò ufficialmente la creazione della Dinastia Yuan, e l’anno dopo ne proclamò come capitale la località di Pechino, allora denominata Khanbalik (città del Khan o Cambuluc, (secondo Marco Polo) o Dadu 大都 lett. grande capitale). Per unificare la Cina, nell’11° anno di Zhiyuan Khubilai organizzò un’enorme offensiva contro ciò che rimaneva della Dinastia Song di Hang Chou, e nel 16° la distrusse, unificando finalmente il paese.

Regnò meglio dei suoi predecessori, promuovendo la crescita economica dell'impero con la ricostruzione del Grande Canale Cinese, il restauro degli edifici publici e l’ampliamento della rete viaria. Tuttavia la sua politica interna si basava anche su aspetti delle antiche tradizioni mongole. E con il perdurare del suo regno tali usi entrarono sempre più frequentemente in conflitto con la cultura tradizionale dei cinesi negli ambiti dell'economia, della società e anche della religione (o filosofia di vita).

Introdusse inoltre la moneta cartacea, benché l'inflazione e l'assenza di una disciplina fiscale finissero con il convertire in un disastro l'iniziativa. Incoraggiò le arti cinesi e dimostrò tolleranza religiosa, fatta eccezione per il taoismo.

Personalmente favorevole al cristianesimo nestoriano e simpatizzante del Buddhismo tibetano, aveva infatti in profonda antipatia lo spirito ribelle e individualistico, soprattutto nei confronti dello stato, dei taoisti.

Entrato in contatto con l'abate di Sakya (Tibet meridionale, Setta dei Berretti Rossi, vedi Buddhismo tibetano), ne fece un suo consigliere, affidandogli la sovranità temporale del Tibet e il compito di creare l'alfabeto tibetano.

L’impero fu visitato da diversi europei, in particolar modo, negli anni 1270, Marco Polo, che vide forse la capitale estiva di Shangdu (上都; lett. capitale superiore o Xanadu).

Dopo avere conquistato Yunnan e Goryeo (Corea), sotto la pressione dei suoi consiglieri mongoli, tentò la conquista di Giappone (vedi sotto), Myanmar (Birmania), Tran Hung Dao (Vietnam) e Giava. Ma il fallimento di questi costosissimi tentativi, unitamente all’introduzione della moneta cartacea, causò una forte inflazione, anche se Khubilai Khan riuscì a costringere i signori della guerra di nordovest e nordest a capitolare, assicurando stabilità a quelle regioni.

Khubilai Khan morì nel 31° anno di Zhiyuan (1294).

[modifica] Invasioni del Giappone

Khubilai Khan tentò due volte di invadere il Giappone in cerca di oro, ma entrambe le volte i samurai resistettero con fermezza, e il tempo cattivo distrusse le sue flotte. Il prodromo fu l'invio di un ambasciatore ufficiale con la richiesta di sottomissione (1266): il messaggio fu respinto. La prima invasione ebbe quindi luogo nel 1274, quando una flotta di un migliaio navi e una forza di 45 mila uomini furono inviate verso il nord dell'isola Kyūshū per tentarne la conquista. Un violento uragano decimò la spedizione, costringendola a tornare indietro.

Dopo una seconda ambasceria, la seconda invasione avvenne nel 1281, con una flotta di più di 1.170 grosse giunche da guerra, ciascuna lunga oltre 70 metri. Tuttavia i giapponesi erano preparati per contrastarla e avevano costruito un muro alto alcuni metri sull’isola dov'era previsto che i mongoli toccassero terra, onde impedire ai loro cavalli di sbarcare con facilità. La campagna militare fu organizzata male, tanto che la flotta proveniente dalla Corea raggiunse il Giappone molto prima di quella proveniente dalla Cina. Ancora una volta aiutati da un violento uragano[9], i giapponesi combatterono con grande valore e sconfissero gli imponenti eserciti cinese e coreano dei mongoli.

Samurai giapponesi all'arrembaggio di una nave mongola nel 1281. Moko Shurai Ekotoba, circa 1293.

L’archeologo Kenzo Hayashida fu a capo della spedizione che scoprì i relitti della flotta della seconda invasione al largo della costa occidentale di Takashima. Le sue scoperte suggeriscono con forza che Khubilai Khan procedette con troppa fretta al tentativo di conquistare il Giappone e quindi cercò di costruire la sua gigantesca flotta in un solo anno (mentre l'impresa ne avrebbe richiesti 5), costringendo i cinesi a usare tutte le navi disponibili, comprese le imbarcazioni fluviali, del tutto inadatte ad affrontare l'alto mare.

Secondo John Pearson, autore di “Qubilai Khan” (2005): “Il costo di queste sconfitte portò il Khan a svalutare la moneta centrale, aggravando ulteriormente l'inflazione [10] che già cresceva. Inoltre aumentò le tasse. E questi problemi economici indussero il popolino cinese a provare rancore verso i mongoli, che non pagavano le tasse”. In The Mongol Conquerors David Nicole scrive: “Queste disastrose sconfitte distrussero in tutta l’Asia il mito dell’invincibilità dei mongoli”. Aggiungendo inoltre che Khubilai Khan sarebbe stato determinato a preparare una terza invasione, malgrado il gravissimo costo delle due sconfitte in termini economici e di prestigio suo personale e dei mongoli. Soltanto la sua morte avrebbe dunque impedito questo terzo tentativo, cui si opponeva per altro il parere unanime dei suoi consiglieri.

All’inizio del 2006, le teorie che la flotta di Khubilai fosse composta interamente di barche fluviali furono tuttavia messe in discussione allorché gli archeologi scoprirono prove della costruzione di chiglie tonde, progettate per la navigazione in mare aperto. Secondo una teoria attuale, una nuova tecnologia mongola nel campo degli esplosivi avrebbe portato alla produzione di ordigni paragonabili alle attuali bombe a mano, la cui efficacia, venuto il momento di usarle contro il Giappone, si sarebbe tuttavia rivelata fallimentare a causa dell’inesperienza dei mongoli nel servirsene.

[modifica] Invasioni del Vietnam

Già dal 1225 i mongoli, che controllavano la maggior parte della Cina settentrionale e della Manciuria, avevano posato gli occhi sulla Cina meridionale e il Vietnam. Nel 1257, 1284 e 1287 gli eserciti di Khubilai Khan procedettero dunque a tre successive invasioni del Vietnam, saccheggiandone ogni volta la capitale Thăng Long (l'odierna Hanoi), scoprendo tuttavia soltanto che i vietnamiti avevano previsto le loro invasioni, evacuando la città. Malattie, scarsità di rifornimenti e clima, unitamente alla strategia vietnamita delle imboscate e alla tecnica della terra bruciata, mandarono a monte le prime due invasioni.

Anche la terza (1287), guidata dal principe Toghan, benché forte di 500.000 uomini e di una flotta enorme, fu sconfitta dai vietnamiti guidati dal generale Tr̀ân Khánh Dư. Ripetendo una tecnica già impiegata nel 938 da Ngô Quỳȇn contro una flotta d'invasione cinese, i vietnamiti conficcarono nel letto del fiume Bąch Đǻng pali dal puntale in ferro, dopo di che una loro piccola flottiglia attirò nel fiume la flotta mongola proprio mentre la marea stava cominciando a crescere. Intrappolata o danneggiata dai pali con il puntale in ferro, i 400 scafi di cui essa era forte affondarono e furono catturati o arsi dal lancio di frecce incendiarie. L'esercito mongolo riparò di conseguenza in Cina, continuando a subire imboscate delle truppe di Tr̀ân Khánh Dư.

[modifica] Gli ultimi anni e la morte

Nei tardi anni della sua vita Khubilai fu afflitto da una forte gotta. Ingrassò per la cattiva alimentazione e in particolare, si disse, per aver mangiato troppi organi interni di animali. Si crede che avesse assunto queste abitudini dopo la morte della moglie preferita e del suo erede designato.

Probabilmente le sue abitudini alimentari aumentarono il livello di ferro nel suo sangue e ciò probabilmente causò i suoi problemi di gotta, che alla fine lo uccisero (1294).

Come per Gengis Khan, la salma del grande imperatore fu riportata in patria e sepolta in un sepolcreto familiare nel Khentii aimag. Nel settembre 2007 un esploratore italiano ha rintracciato il cimitero della famiglia imperiale in una zona impervia e da sempre tabù (horig).

[modifica] Curiosità

Kublai Khan viene citato nella canzone "Xanadu" dei Rush.

Nel gioco per PC "Sid Meier's Civilization IV", Kublai Khan, come Gengis Khan, è un personaggio selezionabile come capo della civiltà mongola.

[modifica] Note

Nota generale: Le date qui fornite sono basate sul calendario giuliano e non sul calendario gregoriano.

  1. ^ Singolare. Il plurale è Borjigi.
  2. ^ La versione cinese attualmente più usata del nome del clan.
  3. ^ Questa versione cinese del nome del clan era la più frequente ai tempi della Dinastia Qing.
  4. ^ Secondo la Storia della Cina di Cambridge, Khiyad sarebbe stato un subignaggio interno al più vasto clan Borjigin, mentre altri studiosi sono in disaccordo, convinti che Borjigin fosse un sublignaggio interno al clan Khiyad, laddove vi è chi ritiene che Khiyad e Borjigin fossero espressioni entrambe usabili in maniera interscambiabile.
  5. ^ Plurale. Il singolare è Khiyan.
  6. ^ Questa versione cinese di Khiyad è quella che appare nella storia Cinese della Dinastia Yuan.
  7. ^ Quel giorno fu fondata la Dinastia Yuan. Tuttavia essa non conseguì il controllo della Cina meridionale fino al Febbraio del 1276, allorché l'imperatore Song del Sud fu catturato e vi fu la rinuncia al sigillo imperiale, concesso agli Yuan. Le ultime sacche di resistenza nella Cina meridionale cedettero nel 1279.
  8. ^ I Nomi del Tempio sono comunemente impiegati per indicare personaggi reali cinesi, coreani e vietnamiti. Non si devono confondere con i Nomi dell'Era. Sia il Nome del Tempio sia il Nome Postumo erano impartiti dopo la morte di un imperatore o re, ma diversamente dai secondi, più elaborati, i primi erano composti soltanto da due caratteri (come in questo caso 世祖).
  9. ^ Relitti del Kamikaze (Vento divino) (Archaeological Institute of America, in inglese)
  10. ^ L'inflazione sotto Khubilai (in inglese)

[modifica] Bibliografia

  • Storia segreta dei mongoli, Guanda, 1988. ISBN 978-88-7746-346-3
  • Bussagli, Mario, Asia Centrale e mondo dei nomadi, in Nuova storia universale dei popoli e delle civiltà, Vol. XX - Asia centrale e Giappone, UTET, 1970
  • Di Pian di Carpine, Giovanni, Storia dei mongoli, Fondazione CISAM, 1989, ISBN 978-88-7988-435-8
  • di Rubruc, Guglielmo, Viaggio nell'impero dei mongoli, Marietti, 2002 ISBN 978-88-211-6511-5
  • Morgan, David. The Mongols (Blackwell Publishers; ristampa dell'aprile 1990), ISBN 0-631-17563-6.
  • Rossabi, Morris. Khubilai Khan: His Life and Times (University of California Press (May 1, 1990)) ISBN 0-520-06740-1.
  • Saunders, J.J. The History of the Mongol Conquests (University of Pennsylvania Press (March 1, 2001)) ISBN 0-8122-1766-7.
  • Petrella, D. "Gli scavi archeologici dell'isola di Takashima: dai materiali alla prima ricostruzione storico-scientifica" in Atti XXXI Convegno Aistugia (Venezia 2007)


Predecessore: Gran Khan dell'Impero Mongolo Successore: [[Immagine:{{{immagine}}}|30x30px]]
Munke 1260 - 1271 - I
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Predecessore: Imperatore della Cina Successore: [[Immagine:{{{immagine}}}|30x30px]]
Imperatore Bing della Dinastia Song, Cina 1271 - 1294 Imperatore Chengzong della Dinastia Yuan, Cina I
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XI
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XII
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XIII
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Imperatore Bing della Dinastia Song, Cina {{{data}}} Imperatore Chengzong della Dinastia Yuan, Cina


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