Il Milione

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« E sì vi dico che tra tutti gli signori del mondo non hanno tanta ricchezza quanta hae il Gran Cane solo. »
(Il Milione, Cap.LXXXI)
Il Milione
Dettaglio fr2810 folio 1r.jpg
Una pagina del "Libro delle Meraviglie" (Dettaglio)
Autore Marco Polo e Rustichello da Pisa
1ª ed. originale circa 1298
Genere resoconto di viaggio
Lingua originale lingua d'oïl

Il Milione (o semplicemente Milione) è il resoconto del viaggio in Asia di Marco Polo, mercante e viaggiatore veneziano.

"Vera e propria enciclopedia geografica, riunisce in un volume le conoscenze essenziali che erano disponibili alla fine del XIV secolo" sull'Asia[1]. Oltre che una relazione di viaggio, è anche un trattato storico-geografico.[2][3] È stato definito "la descrizione geografica, storica, etnologica, politica, scientifica (zoologia, botanica, mineralogia) dell'Asia medievale".[4]

Fu quasi sicuramente redatto per la prima volta da Rustichello da Pisa, che trascrisse dalla viva voce dello stesso Marco Polo[5], forse nel 1298 e comunque dopo il 1295.

Le sue descrizioni contribuirono alla compilazione del Mappamondo di fra Mauro[6][7] ed ispirarono i viaggi di Cristoforo Colombo[8].

Origini[modifica | modifica sorgente]

Mappa dei viaggi di Marco Polo, con le città attraversate di Acri, Trebisonda, Bagdad, Tabriz, Hormuz, Balkh, Samarcanda, Kashgar, Lanzhou, Karakorum, Pechino, Xanadu, Pagan, Hangzhou, Costantinopoli.

Dopo il primo viaggio, durante il quale giunsero alla corte del Gran Khan, il padre Niccolò e lo zio Matteo fecero ritorno in Oriente, portando con sé il giovane Marco.[9] Rimasero in Cina diciassette anni, onorati e investiti di cariche governative.[5]

Il 7 settembre 1298 Marco Polo è su una delle novanta navi veneziane sconfitte nella Battaglia di Curzola dai genovesi. Fatto prigioniero, incontra Rustichello da Pisa, il quale "fosse in prigione da quattordici anni o vi venisse come libero frequentatore, fu quasi sicuramente lui a dare forma scritta alle memorie del veneziano"[10][5].

A partire dalla narrazione orale di Marco, il testo nacque originariamente in lingua d'oïl (mista a termini veneziani e italiani[senza fonte]).

Il titolo[modifica | modifica sorgente]

Sebbene ci si riferisca all'opera come al Milione di Marco Polo, diversi indizi portano a credere che il vero titolo fosse un altro. Luigi Foscolo Benedetto, "persuaso che Milione sia il nomignolo dell'autore", lo considera un'apocope del diminutivo "Emilione".[11][12]

Fra Iacopo d'Acqui parla di "dominus Marcus Venetus (...) qui dictus est Milionus".[senza fonte]

L'umanista Ramusio scrive che:

« nel continuo raccontare ch'egli faceva più e più volte della grandezza del Gran Cane, dicendo l'entrata di quello essere da 10 in 15 milioni d'oro, e così di molte altre ricchezze di quei paesi riferiva tutto a milioni, lo cognominarono "messer Marco Milioni".[13] »

Il codice considerato più fedele all'originale smarrito si intitola Le divisiment dou monde, ma si dà maggior credito ad un altro titolo, Livre de Marco Polo citoyen de Venis, dit Million, où l'on conte les merveilles du monde. Si pensa dovesse venire abbreviato in Libro di Marco Polo detto Milione e poi in Libro di Milione e, infine, in Milione.

Struttura dell'opera[modifica | modifica sorgente]

Il testo è diviso in capitoli, provvisti di rubriche che ne sintetizzano i contenuti. Vengono descritti sistematicamente diversi paesi d'Oriente e tali descrizioni vengono inframezzate talvolta dal racconto di guerre e battaglie. La corte del Gran Khan è descritta nell'ampia sezione centrale del libro: vengono esposte le vicende storico-militari del regno.[9]

Fonti, trascrizioni e traduzioni[modifica | modifica sorgente]

Al principio dell'Ottocento furono fatti i primi tentativi di ricostruire il testo genuino[14].

Considerato quello che riecheggia più da vicino l'originale smarrito. Nonostante errori di trascrizione e di interpretazione, la sua comparsa costituì "una tappa decisiva" negli studi poliani.[16]
  • Codice Fr. 2810 (Le Livre de merveilles)[17], conservato alla Bibliothèque nationale de France.
Riduzione in francese più corretto, celebre per le squisite miniature.
La datazione, entro un decennio dalla stesura dell'archetipo, e i pregi linguistici gli guadagnarono la stima degli accademici della Crusca, che lo elessero "ottimo" fra i testi toscani del Milione.[18]
Steso "in dialetto veneto misto di toscano", costellato di equivoci e spesso inesplicabile, però quasi ad ogni passo più esteso dell'Ottimo.[19]
Versione in latino di una in dialetto veneto. L'esemplare conservato all'Alcázar di Siviglia esibisce le postille di Colombo[21].
Nonostante contraddizioni, ripetizioni e continui particolari edificanti, fu il primo tentativo di una ricostruzione filologica del Milione.[22]

Fortuna dell'opera[modifica | modifica sorgente]

Valutare l'impatto che ebbero i resoconti del Polo è un'impresa ardua per l'estensione dell'argomento. Sono almeno centocinquanta i manoscritti documentati prima della diffusione della stampa e in seguito le edizioni non si contano.[9]

Le sue descrizioni dell'Asia hanno ispirato i viaggi di Cristoforo Colombo[8], che fino alla morte restò convinto di avere raggiunto il Catai.

Le informazioni sulla geografia dell'Estremo Oriente hanno contribuito alla compilazione della mappa di fra Mauro [7].

La fortuna negli ambienti scientifici inizia nel XV secolo; "in quegli anni la Repubblica di Venezia regalava una copia del Milione a Enrico il Navigatore"[23]. Diplomatici, commercianti, navigatori e chiunque dovesse mettersi in viaggio verso l'Oriente adottarono Il Milione.

Mappamondo di fra Mauro[modifica | modifica sorgente]

Illustrazione tratta dal folio 9r della Chronologia Magna (1320 ca.) di Paolino Veneto[24]. "Gerusalemme si trova al centro del globo, secondo la geografia della più squisita marca teologia; quanto all'Africa, meglio tacere; L'Asia oltrepassa i limiti del credibile, con quei fiumi buttati a schiovere, e l'India è sparita nella generale compressione del continente. Il Mediterraneo è la sola parte in grazia di Dio, e la sua relativa verosimiglianza garantisce che sul resto si brancolava nel buio."[25] Illustrazione tratta dal folio 9r della Chronologia Magna (1320 ca.) di Paolino Veneto[24]. "Gerusalemme si trova al centro del globo, secondo la geografia della più squisita marca teologia; quanto all'Africa, meglio tacere; L'Asia oltrepassa i limiti del credibile, con quei fiumi buttati a schiovere, e l'India è sparita nella generale compressione del continente. Il Mediterraneo è la sola parte in grazia di Dio, e la sua relativa verosimiglianza garantisce che sul resto si brancolava nel buio."[25]
Illustrazione tratta dal folio 9r della Chronologia Magna (1320 ca.) di Paolino Veneto[24]. "Gerusalemme si trova al centro del globo, secondo la geografia della più squisita marca teologia; quanto all'Africa, meglio tacere; L'Asia oltrepassa i limiti del credibile, con quei fiumi buttati a schiovere, e l'India è sparita nella generale compressione del continente. Il Mediterraneo è la sola parte in grazia di Dio, e la sua relativa verosimiglianza garantisce che sul resto si brancolava nel buio."[25]
Il mappamondo di Fra Mauro[6]: "La Mongolia vi appare debitamente indicata con le sue montagne, sotto, il Catai, cioè la Cina settentrionale, con Pechino al punto giusto, e il Yangtse, lo Hungho e i fiumi maggiori nel loro alveo legittimo; più giù ancora, il mar Giallo, Giava e sumatra, poi verso Ovest l'insenatura del Gange, o golfo del Bengala, L'india con il relativo mare e parecchio altro in stretta analogia con le carte dei nostri giorni."[25]

Una delle dimostrazioni più evidenti dell'influenza che ebbero i racconti del Polo è il confronto tra la raffigurazione del globo di Paolino Veneto nella Chronologia Magna[26], che pure doveva essere frutto degli "ultimi aggiornamenti", con quella estesa da fra Mauro circa un secolo dopo, conservata alla Biblioteca Marciana di Venezia [6]. Nella prima "il Mediterraneo è la sola parte in grazia di Dio, e la sua relativa verosimiglianza garantisce che sul resto si brancolava nel buio", mentre quella alla Marciana mostra già "parecchio in stretta analogia con le carte dei nostri giorni."[23]

Sempre il Ramusio scrive:

« quel bel mappamondo antico miniato in carta pecora, & che hoggidi anchor in un grande armaro si vede à canto il lor choro in chiesa, la prima volta fu per uno loro converso del monasterio, quale si dilettava della cognitione di cosmografia, diligentemente tratto & copiato da una bellissima & molto vecchia carta marina, & da un mappamondo che già furono portati dal Cataio per il magnifico Messer Marco Polo, & suo Padre. Il quale, così come andava per le provincie d'ordine del Gran Can, così aggiugneva & notava sopra le sue carte le città e luoghi ch'egli ritrovava [...]. Ma poi che non molti anni sono per le persone giudiciose s'è incominciato a leggere & considerare alquanto più diligentemente questo presente libro di Messer Marco Polo, che fin hora non si havea fatto, & confrontare quello ch'egli scrive con la pittura di lui, immediate si è venuto a conoscere, che'l detto mappamondo fu senza alcun dubbio cavato da quello di Messer Marco Polo, & incominciato secondo quello con molte giuste misure, & bellissimo ordine.[27] »

Il Milione di Cristoforo Colombo[modifica | modifica sorgente]

Un esemplare del Milione di Francesco Pipino [28] conservato all'Alcázar di Siviglia esibisce le postille di Colombo, che del resto resterà sempre convinto di aver raggiunto le Indie ed il Catai descritti da Polo.

Nel diario di bordo e nelle relazioni sono frequenti i riferimenti al testo poliano:

« Domingo, 21 ottobre ...Tuttavia, sono sicuro di arrivare alla terra ferma e alla città di Quisay e consegnare le lettere delle Vostre Altezze al Gran Can.[29] »

Tra l'ottobre e il novembre 1492 i riferimenti al Milione sono continui, Colombo è infatti convinto che l'isola di Cuba sia il Cipango (Giappone) di cui parlava Polo:

"Io volea partire quest'oggi per l'isola di Cuba, le cui notizie datemi da queste genti, circa la sua ampiezza e le ricchezze sue, presumere mi fanno essere Cipango." (23 ottobre) "s'io mi attengo ai cenni fattimi da tutti g'l'Indiani di queste isole (...) quella è l'isola di Cipango, di cui si raccontano cose tanto maravigliose" (24 ottobre) "penso che sia ben dessa la terra ch'io cerco, cioè Cipango" (26 ottobre) "Debbo fare ogni mio sforzo affine di recarmi presso al Gran Cane, che penso dimorare in questi contorni, o nella città del Catai" (30 ottobre) "io mi trovo in faccia di Zaito e Guinsai" (1 novembre)[30]

Le città invisibili[modifica | modifica sorgente]

Il Milione è stato preso come punto di riferimento da Calvino per la stesura de Le città invisibili, del 1972, in cui Kubilai Khan e Marco Polo hanno un intenso e onirico dialogo, costellato delle descrizioni delle città che Marco Polo relaziona all'imperatore dei Tartari.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (FR) Le livres des Merveilles (SWF), Biblioteca nazionale di Francia. URL consultato il 20 novembre 2013.
  2. ^ Ferroni 1995, p. 152
  3. ^ Tra le altre relazioni di viaggio scritte nel corso del XIII secolo, va ricordata la Historia Mongalorum di Giovanni da Pian del Carpine, un francescano che, tra il 1245 e il 1247, aveva visitato la Mongolia (cfr. Ferroni 1995, p. 152)
  4. ^ Albert t'Serstevens, Livre de Marco Polo, Parigi, 1955.
  5. ^ a b c Camesasca 1965, p. 14
  6. ^ a b c Il Mappamondo di Fra Mauro, Biblioteca Nazionale Marciana. URL consultato il 20 novembre 2013.
  7. ^ a b Falchetta 2006
  8. ^ a b Landström 1967, p. 27
  9. ^ a b c Ferroni 1995, p. 153
  10. ^ "Rusta Pisan", "Rasta Pysan", "Rustichelus civis Pisanus", "Rustico", "messire Rustacians de Pise", "maistre Rusticien de Pise", "Restazio da Pisa" e "Stazio da Pisa" sono alcuni dei nomi con cui lo si trova indicato.
  11. ^ Luigi Foscolo Benedetto in Marco Polo, il Milione, Firenze, 1928, citato in Il Milione, De Agostini, cit., p. 22.
  12. ^ Ranieri Allulli (in Marco Polo e il libro delle meraviglie: dialogo in tre tempi del giornalista Qualunquelli Junior e dell'astrologo Barbaverde, Milano, Mondadori, 1954, p. 26) scrive: "... volendosi ravvisare nella parola "Milione" la forma ridotta di un diminutivo arcaico "Emilione" che pare sia servito a meglio identificare il nostro Marco distinguendolo per tal modo da tutti i numerosi Marchi della sua famiglia".
  13. ^ a b Giovan Battista Ramusio, Delle navigationi et viaggi Vol. II, Giunti, Venezia, 1574.
  14. ^ Camesasca 1965, p. 23
  15. ^ Scansione Fr. 1116, in gallica.bnf.fr.
  16. ^ Luigi Foscolo Benedetto, Marco Polo, Il milione, Firenze, 1928.
  17. ^ Scansione Fr. 2810, in expositions.bnf.fr.
  18. ^ Camesasca 1965, p. 24
  19. ^ Camesasca 1965, p. 25
  20. ^ Scansione dell'opera, in gallica.bnf.fr.
  21. ^ Anots. mss. marginales al texto de D. Cristobal Colón
  22. ^ Camesasca 1965, p. 26
  23. ^ a b Il Milione, De Agostini, cit., p. 20.
  24. ^ "Mapa Mundi", Foglio F. 9, Chronologia Magna, in gallica.bnf.fr.
  25. ^ a b Camesasca 1965, p. 18
  26. ^ Scansione dell'opera in gallica.bnf.fr.
  27. ^ Della navigatione et viaggi, volume II, p. XXVII, Giunti, Firenze, 1574.
  28. ^ De consuetudinibus et conditionibus orientalium regionum
  29. ^ Diario de a bordo de Cristobal Colon, 1494
  30. ^ Cristoforo Colombo, Raccolta completa degli scritti di Cristoforo Colombo ad illustrare e documentare la scoperta dell'America, traduzione di Giovanni Battista Torre, Lione, Lépagnez, 1864, pp. 99-107.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti primarie[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia critica[modifica | modifica sorgente]

  • Giulio Ferroni, Storia della letteratura italiana - Dalle origini al Quattrocento, Milano, Einaudi Scuola, 1995, ISBN 88-286-0073-X.
  • Marco Polo, introduzione in Il Milione, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 1965, ISBN non esistente.
  • Piero Falchetta, Fra Mauro's World Map, Turnhout, Brepols, 2006, ISBN 2-503-51726-9.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]