Mogadiscio
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| Mogadiscio | |
|---|---|
| Nome ufficiale: | Mukdisho |
| Stato: | |
| Regione: | Benadir |
| Coordinate: |
|
| Altitudine: | 9 m s.l.m. |
| Superficie: | 637 ca. km² |
| Popolazione: - Totale - Densità |
(2002) 2.450.000 ca. ab. 3846 ab./km² |
Mogadiscio (in somalo Muqdisho) è la capitale della Somalia, stato dell'Africa orientale (Corno d'Africa). L'origine del nome ufficiale Muqdisho non è chiara; si dice che sia la versione somala dell'arabo maqad shah ossia "trono imperiale dello shah".
Indice |
[modifica] Storia
[modifica] Le origini e la colonizzazione europea
Mogadiscio fu colonizzata dagli arabi nel X secolo e ciò incrementò lo sviluppo economico del territorio, che si estese un secolo dopo tra le città Swahili sulle coste dell'Africa orientale.
Secondo una tradizione Maometto avrebbe indicato a Ill, padre di Sab e di Samáli (da cui deriverebbero i Somali) di partire e stabilirsi nel luogo detto poi "Amàr Gegèb", ossia il "paese distrutto".
Nel 1330 la città fu visitata dal viaggiatore marocchino Ibn Battuta che la descrisse come una vista e fiorente città, importante centro di produzione e commercio di stoffe.
Scavi archeologici hanno restituito monete cinesi delle Dinastie Song, Ming e Qing, cingalesi e della regione vietnamita di Annam (le città stato della civiltà Swahili importavano infatti ceramiche arabe, porcellana cinese e tessuti indiani, mentre esportavano legno, avorio, conchiglie, schiavi e ferro). Ross E. Dunn descrive Mogadiscio e altre città musulmane dell'Africa orientale come "una specie di America medievale, una terra fertile e ben irrigata di opportunità economiche e una terra di salvezza da siccità, carestia, sovrappopolazione e guerre interne".
Nel XVI secolo Mogadiscio fu conquistata dai portoghesi, per poi essere occupata nel 1871 dal sultano di Zanzibar.
Nel 1892 la città fu ceduta all'Italia, che se ne impossessò definitivamente nel 1905.
Il territorio della Somalia fu controllato dagli italiani dal 1910 fino al 1941, quando vi fu l'intervento delle forze britanniche presenti in Kenya durante la Seconda guerra mondiale.
Numerosi coloni italiani si radicarono durante gli anni trenta nella Somalia italiana, specialmente nella capitale Mogadiscio dove gli Italo-somali erano 20.000 (su un totale di 50.000 abitanti) nel 1938.
[modifica] Piano regolatore di Mogadiscio italiana
Nel 1930 c'erano 22.000 Italiani in Somalia, dei quali 10.000 residenti nella capitale Mogadiscio dove vi erano alcune piccole industrie manufatturiere.
Le entrate della colonia somala, anche se non rilevanti, finanziarono un programma di opere pubbliche che permise il completamento della Ferrovia Mogadiscio-Villaggio Duca degli Abruzzi, la risistemazione della rete stradale con la creazione della Strada Imperiale tra Mogadiscio ed Addis Abeba, e la costruzione di una diga funzionale alla realizzazione del porto di Mogadiscio.
Fu inoltre concepito un moderno "Piano urbanistico" per la città di Mogadiscio.
| « Nel 1928 venne approvato il Piano regolatore di Mogadiscio redatto dall’Ufficio delle Opere Pubbliche locale. Nel progetto si volle separare la città indigena da quella coloniale attraverso il
Corso Vittorio Emanuele III, che sfociava in un viale periferico a nord, tracciato come limite dell’abitato. La nuova città era composta da quartieri di forma regolare rivolti verso la passeggiata a mare; lungo il corso sorgevano gli edifici più rappresentativi, come la cattedrale in stile goticonormanno e la sede della Banca d’Italia. Il piano divise in tre parti il quartiere di Scingani e per i suoi abitanti piano era stata prevista la sistemazione in alloggi prefabbricati nella zona del porto. La nuova città si sviluppò attraverso isolati dotati di grandi superfici di verde, mentre il nucleo indigeno di Scingani si avviò a un progressivo degrado fino a portare a un progetto di sventramento e demolizione. Nello stesso anno il governo della colonia aveva sollecitato l’I.N.C.I.S. a costruire una decina di case per funzionari residenti, assegnando sette lotti a ovest di Scingani, tra il Viale Littorio e il Lungomare, dove, secondo le previsioni del piano si sarebbe dovuta sviluppare la nuova città. Nonostante esistesse il progetto di un quartiere di villette, elaborato l’anno precedente dall’ingegner Bernardino Polcaro, l’I.N.C.I.S. utilizzò i progetti di Vincenzo Gregoretti, un tecnico residente a Mogadiscio, costruendo una decina di case singole con giardino che servirono come modello negli anni successivi. Le richieste di alloggi da parte di funzionari e coloni erano alte, ma si fece ben poco per soddisfarle, fino a quando il nuovo governatore Maurizio Rava rese disponibili per gli italiani residenti dei nuovi lotti a est di Scingani, nei quali si sviluppo, all’interno di una sorta di città-giardino, un’edilizia spontanea contraddistinta da case basse con copertura a terrazzo, secondo la tradizione locale che teneva conto dei terreni instabili e soggetti a infiltrazioni d’acqua.[1] » |
Nel 1934, in occasione della visita del Re Vittorio Emanuele III a Mogadiscio, la città si arricchì di due opere di Carlo Enrico Rava, l’ Arco di Trionfo e l’Albergo “Croce del Sud” (che furono tra i migliori contributi dell’architettura moderna nella Somalia).
L'inizio della seconda guerra mondiale interruppe tutti i progetti mussoliniani per la Somalia e per la sua capitale.
[modifica] L'indipendenza somala e la dittatura
Dal 1941 al 1950 gli inglesi occuparono la città, fino al ritorno degli Italiani in veste di amministratori del protettorato somalo per conto dell'ONU (Amministrazione Fiduciaria Italiana della Somalia, AFIS).
Nel 1960 la Somalia raggiunse l'indipendenza. Successivamente, il Paese cadde sotto la dittatura di Siad Barre, durata fino al 1990. In quell'anno, i ribelli s'impossessarono della città, costringendo Barre a dimettersi e a fuggire a Lagos (in Nigeria) nel 1991. Furono nominati due presidenti, l'Università nazionale somala fu chiusa e la città cadde preda dei Signori della guerra, che seminarono per anni morte e distruzione, danneggiando molte parti della città (mentre una carestia dovuta alla forte siccità devastava la Somalia rurale).
Il 9 dicembre 1992 ci fu il primo intervento americano e delle Nazioni Unite nel tentativo di istituire un governo di transizione. I somali fedeli a Mohamed Farrah Aidid (uno dei presidenti eletto dai ribelli) uccisero 23 pakistani durante un'imboscata contro i peacekeepers. Nell'ottobre del 1993 la battaglia di Mogadiscio causò la morte di 500-1000 Somali (militari e civili), di 18 militari statunitensi e di un Malese. I feriti furono migliaia. Nel 1994 Bill Clinton ritirò l'esercito.
Il 2 luglio 1993 a Mogadiscio in un attentato, perdono la vita tre soldati dell'esercito italiano in missione di pace. Ventitré sono i feriti.
Nel giugno 1995 Mohamed Farrah Aidid si autodichiarò presidente, ma morì un anno dopo in seguito alle ferite riportate durante una azione di guerriglia locale.
[modifica] Dal 2000 al 2006
Nell'ottobre 2004 il Parlamento di transizione somalo elesse come presidente Abdullahi Yusuf. Le votazioni si svolsero a Nairobi, a causa della caotica situazione a Mogadiscio. Il governo, riconosciuto dalla gran parte delle nazioni occidentali nonostante la sua debole autorità, non riuscì ad insediarsi nella capitale somala, travagliata da continue guerriglie soprattutto a nord della città, e riparò a Baidoa (245 km a nord ovest di Mogadiscio).
Nel giugno 2006, dopo quattro mesi d'assedio, le milizie delle Corti Islamiche riuscirono a scacciare dalla città i Signori della guerra, che vi imperversavano da anni. Le Corti Islamiche introdussero la legge islamica (Sharia) nella città, restituendole un certo ordine e consentendo la riapertura, dopo 17 anni, di porto ed aeroporto, oltre all'eliminazione dei posti di blocco dalle strade.
Tra il dicembre del 2006 ed il gennaio del 2007, in seguito all'intervento militare di Etiopia e Stati Uniti, il governo provvisorio di Ali Mohammed Gedi è riuscito ad entrare in Mogadiscio.
[modifica] Dal 2007 ad oggi: la tragedia umanitaria
La popolazione di Mogadiscio aveva trovato pace e sicurezza con le Corti Islamiche, a prezzo della libertà e del fanatismo religioso. La sicurezza sembrava momentaneamente garantita dalle truppe etiopi, ma nel giro di poche settimane la situazione in città è nuovamente peggiorata. L'intervento etiope ha infatti favorito il ritorno dei Signori della guerra che hanno oppresso la popolazione negli scorsi anni. I miliziani delle Corti Islamiche continuano a combattere ed a resistere al ritorno dell'esercito di transizione e delle truppe etiopi.
Nel marzo del 2007, nonostante il rientro ufficiale del governo da Baidoa e l'arrivo in città dei caschi verdi ugandesi (peraltro in forte difficoltà), la situazione in città è peggiorata come non succedeva da 15 anni, con pesanti bombardamenti terrestri ed aerei.
Nel maggio del 2007 è stato nominato sindaco Mohamed Omar Habeb Dhere, uno dei signori della guerra più influenti della zona.
Alla fine di luglio del 2007, il lieve miglioramento della situazione ha consentito il rientro di 125.000 sfollati, ma dall'autunno del 2007 la situazione è invece andando progressivamente peggiorando fino ad oggi (aprile 2008).
A Mogadiscio (in preda a caos, violenze ed epidemie) si è in piena catastrofe umanitaria. Gli sfollati del solo anno 2007 si stima siano un milione e mezzo. Le truppe etìopi continuano a imperversare ed a scontrarsi con i ribelli armati, mentre il contingente militare ugandese appare incapace di opporre la minima resistenza. Interi quartieri sono deserti, soprattutto nell'area nord (interessata dai maggiori episodi di violenza). I profughi sono fuggiti da parenti o nei campi di accoglienza.
[modifica] Cultura ed economia
Mogadiscio è un centro commerciale e finanziario attualmente non regolato da tasse (duty-free) a causa dell'effettiva assenza di un governo che possa considerarsi tale a tutti gli effetti; di conseguenza ogni business risulta particolarmente vantaggioso. Le attività principali si svolgono in campo alimentare e tessile.
Le strade collegano tra loro varie località somale, keniote e etiopi. Il vecchio aeroporto internazionale è stato distrutto, ma Mogadiscio è collegata da linee aeree private nei dintorni della città, che resta il maggior centro portuale dell'area nonostante la pirateria continui ad insidiare le coste.
Citata come esempio di anarco-capitalismo, la città è leader in Africa Orientale nelle telecomunicazioni e in internet. Un nuovo network di comunicazioni si è sviluppato includendo un sistema internazionale di connessione satellitare per i cellulari. Grazie all'assenza di tasse, il moderno sistema di comunicazione somalo è tra i più economici in Africa.
La città dispone di molte stazioni radio, due stazioni televisive ed un internet service provider ed è cablata al punto da aver prodotto una comunità online in grado di rivaleggiare con tutte le città dell'Eritrea, del Gibuti e dell'Etiopia.
[modifica] Note
[modifica] Bibliografia
- Ross. E. Dunn, The Adventures of Ibn Battuta (Berkeley, 1986), p.125.
[modifica] Voci correlate
[modifica] Altri progetti
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