Mogadiscio

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Mogadiscio
città
(SO) Muqdisho
(AR) مقديشو
Mogadiscio – Veduta
Localizzazione
Stato Somalia Somalia
Regione Benadir
Distretto Non presente
Amministrazione
Sindaco Mohamed Nur dal 2010
Territorio
Coordinate 2°02′N 45°21′E / 2.033333°N 45.35°E2.033333; 45.35 (Mogadiscio)Coordinate: 2°02′N 45°21′E / 2.033333°N 45.35°E2.033333; 45.35 (Mogadiscio)
Altitudine m s.l.m.
Superficie 637 km²
Abitanti 2 855 800 (2011)
Densità 4 483,2 ab./km²
Altre informazioni
Lingue somalo - arabo - italiano
Fuso orario UTC+3
Cartografia
Mappa di localizzazione: Somalia
Mogadiscio

Mogadiscio (somalo Muqdisho, in arabo: مقديشو) è la capitale della Somalia, stato dell'Africa orientale (Corno d'Africa). L'origine del nome ufficiale Muqdisho, si dice, che significhi "città dei porti".

Storia[modifica | modifica sorgente]

Le origini e la colonizzazione europea[modifica | modifica sorgente]

Mogadiscio fu colonizzata dagli arabi nel X secolo e ciò incrementò lo sviluppo economico del territorio, che si estese un secolo dopo tra le città Swahili sulle coste dell'Africa orientale.

Secondo una tradizione, Maometto avrebbe indicato a Ill, padre di Sab e di Samáli (da cui deriverebbero i Somali) di partire e stabilirsi nel luogo detto poi "Amàr Gegèb", ossia il "paese distrutto".

Posta alla frontiera degli Zendi[senza fonte], alle porte dell'Abissinia, nel XIV secolo Mogadiscio era chiamata dai Portoghesi Mogadoxo era una grande, ricca e popolosa città, con cento grandi moschee e un porto fiorente per il commercio. Molto diffusa era la vendita del legno di sandalo o sandalo citrino (Santalum album), una pianta tropicale dal legno profumato a cui veniva attribuito grande significato per la sua fragranza e le sue qualità medicinali. Fiorente era anche il commercio dell'ebano, dell'avorio e delle cotonate. Il berbero Abu Bakr b. 'Umar, di cui era molto apprezzata la cortesia e la fastosità, era il capo della città e, come tutti i suoi sudditi, amava molto la buona cucina. Ibn Battuta, esploratore marocchino di origine berbera che per quasi trent'anni si avventurò tra Africa, India, Sud-Est asiatico e Cina, soleva dire che "un solo cittadino di Mogadoxo mangiasse quanto un'intera brigata". Nel 1330 visitò la città che descrisse come una vasta e fiorente località, importante centro di produzione e commercio di stoffe.

In quell'epoca, la via per l'India attraverso l'Egitto era molto incerta e, spesso, anche del tutto sbarrata dal Sultano del Cairo che, in tal modo, intendeva ostacolare e impedire ogni contatto col regno cristiano del Prete Gianni. Come soluzione alternativa, pertanto, i viaggiatori erano costretti ad imbarcarsi a Baghdad, scendendo per il fiume Eufrate e raggiungendo Magdasor, il Maqdeshu degli Arabi, il Mogadoxo dei Portoghesi, il Mogadiscio degli Italiani che ne faranno secoli più tardi la residenza del governo della Somalia.

Scavi archeologici hanno restituito monete cinesi delle Dinastie Song, Ming e Qing, cingalesi e della regione vietnamita di Annam (le città stato della civiltà Swahili importavano infatti ceramiche arabe, porcellana cinese e tessuti indiani, mentre esportavano legno, avorio, conchiglie, schiavi e ferro). Ross E. Dunn descrive Mogadiscio e altre città musulmane dell'Africa orientale come "una specie di America medievale, una terra fertile e ben irrigata di opportunità economiche e una terra di salvezza da siccità, carestia, sovrappopolazione e guerre interne".

Nel XVI secolo Mogadiscio fu conquistata dai portoghesi, per poi essere occupata nel 1871 dal sultano di Zanzibar.

Nel 1892 la città fu ceduta all'Italia, che se ne impossessò definitivamente nel 1905.

Il territorio della Somalia fu controllato dagli italiani dal 1910 fino al 1941, quando vi fu l'intervento delle forze britanniche presenti in Kenya durante la Seconda guerra mondiale.

Numerosi coloni italiani si radicarono durante gli anni trenta nella Somalia italiana, specialmente nella capitale Mogadiscio dove gli Italo-somali erano 20.000 (su un totale di 50.000 abitanti) nel 1938.

Piano regolatore di Mogadiscio italiana[modifica | modifica sorgente]

Palazzo del Governatore italiano.

Nel 1930 c'erano 22.000 Italiani in Somalia, dei quali 10.000 residenti nella capitale Mogadiscio dove vi erano alcune piccole industrie manifatturiere.

Le entrate della colonia somala, anche se non rilevanti, finanziarono un programma di opere pubbliche che permise il completamento della Ferrovia Mogadiscio-Villaggio Duca degli Abruzzi, la risistemazione della rete stradale con la creazione della Strada Imperiale tra Mogadiscio ed Addis Abeba, e la costruzione di una diga funzionale alla realizzazione del porto di Mogadiscio.

Fu inoltre concepito un moderno "Piano urbanistico" per la città di Mogadiscio.

« Nel 1928 venne approvato il Piano regolatore di Mogadiscio redatto dall'Ufficio delle Opere Pubbliche locale. Nel progetto si volle separare la città indigena da quella coloniale attraverso il Corso Vittorio Emanuele III, che sfociava in un viale periferico a nord, tracciato come limite dell'abitato. La nuova città era composta da quartieri di forma regolare rivolti verso la passeggiata a mare; lungo il corso sorgevano gli edifici più rappresentativi, come la cattedrale in stile gotico-normanno e la sede della Banca d'Italia. Il piano divise in tre parti il quartiere di Scingani e per i suoi abitanti piano era stata prevista la sistemazione in alloggi prefabbricati nella zona del porto. La nuova città si sviluppò attraverso isolati dotati di grandi superfici di verde, mentre il nucleo indigeno di Scingani si avviò a un progressivo degrado fino a portare a un progetto di sventramento e demolizione. Nello stesso anno il governo della colonia aveva sollecitato l'I.N.C.I.S. a costruire una decina di case per funzionari residenti, assegnando sette lotti a ovest di Scingani, tra il Viale Littorio e il Lungomare, dove, secondo le previsioni del piano si sarebbe dovuta sviluppare la nuova città. Nonostante esistesse il progetto di un quartiere di villette, elaborato l'anno precedente dall'ingegner Bernardino Polcaro, l'I.N.C.I.S. utilizzò i progetti di Vincenzo Gregoretti, un tecnico residente a Mogadiscio, costruendo una decina di case singole con giardino che servirono come modello negli anni successivi. Le richieste di alloggi da parte di funzionari e coloni erano alte, ma si fece ben poco per soddisfarle, fino a quando il nuovo governatore Maurizio Rava rese disponibili per gli italiani residenti dei nuovi lotti a est di Scingani, nei quali si sviluppo, all'interno di una sorta di città-giardino, un'edilizia spontanea contraddistinta da case basse con copertura a terrazzo, secondo la tradizione locale che teneva conto dei terreni instabili e soggetti a infiltrazioni d'acqua.[1] »

Nel 1934, in occasione della visita del Re Vittorio Emanuele III a Mogadiscio, la città si arricchì di due opere di Carlo Enrico Rava, l'Arco di Trionfo costruito nel 1928 per la visita del Principe Umberto, come si deduce dalla dedica che ancora resiste sul fronte: "Ad Umberto Romanamente" e dalle fotografie coeve, e l'Albergo Croce del Sud (che furono tra i migliori contributi dell'architettura moderna nella Somalia).

Mogadiscio 1 aprile 1950: la cerimonia di ammaina bandiera della Union Jack e l'alzabandiera del Tricolore, segna l'inizio dell'Amministrazione fiduciaria italiana della Somalia.

L'inizio della seconda guerra mondiale interruppe tutti i progetti mussoliniani per la Somalia e per la sua capitale.

L'indipendenza somala e la dittatura[modifica | modifica sorgente]

Dal 1941 al 1950 gli inglesi occuparono la città, fino al ritorno degli Italiani in veste di amministratori del protettorato somalo per conto dell'ONU (Amministrazione Fiduciaria Italiana della Somalia, AFIS).

Pictures from an armed convoy trip in Mogadishu.jpg

Mogadiscio nel 1994

Nel 1960 la Somalia raggiunse l'indipendenza. Successivamente, il Paese cadde sotto la dittatura di Siad Barre, durata fino al 1990. In quell'anno, i ribelli s'impossessarono della città, costringendo Barre a dimettersi e a fuggire a Lagos (in Nigeria) nel 1991. Furono nominati due presidenti, l'Università nazionale somala fu chiusa e la città cadde preda dei Signori della guerra, che seminarono per anni morte e distruzione, danneggiando molte parti della città, mentre una carestia dovuta alla forte siccità devastava la Somalia rurale.

Il 9 dicembre 1992 ci fu il primo intervento americano e delle Nazioni Unite nel tentativo di istituire un governo di transizione. I somali fedeli a Mohamed Farrah Aidid (uno dei presidenti eletto dai ribelli) uccisero 23 pakistani durante un'imboscata contro i peacekeepers. Nell'ottobre del 1993 dopo varie azioni della Delta Force e dei Rangers americani contro i signori della guerra si arrivò alla battaglia di Mogadiscio che causò la morte di 500-1000 somali (militari e civili), di 18 militari statunitensi e di un Malese. I feriti furono migliaia. Il 2 luglio 1993 a Mogadiscio in un attentato, perdono la vita tre soldati dell'esercito italiano in missione di pace. Ventitré sono i feriti. Nel 1994 Bill Clinton ritirò l'esercito.

Elicottero sorveglia Mogadiscio nel 1992

Nel giugno 1995 Mohamed Farrah Aidid si autoproclamò presidente, ma morì un anno dopo in seguito alle ferite riportate durante una azione di guerriglia locale probabilmente appoggiata dagli USA.

Dal 2000 al 2006[modifica | modifica sorgente]

Nell'ottobre 2004 il Parlamento di transizione somalo elesse come presidente Abdullahi Yusuf. Le votazioni si svolsero a Nairobi, a causa della caotica situazione a Mogadiscio. Il governo, riconosciuto dalla gran parte delle nazioni occidentali nonostante la sua debole autorità, non riuscì ad insediarsi nella capitale somala, travagliata da continue guerriglie soprattutto a nord della città, e riparò a Baidoa (245 km a nord ovest di Mogadiscio).

Nel giugno 2006, dopo quattro mesi d'assedio, le milizie delle Corti Islamiche riuscirono a scacciare dalla città i Signori della guerra, che vi imperversavano da anni. Le Corti Islamiche introdussero la legge islamica (Sharia) nella città, restituendole un certo ordine e consentendo la riapertura, dopo 17 anni, di porto ed aeroporto, oltre all'eliminazione dei posti di blocco dalle strade.

Tra il dicembre del 2006 ed il gennaio del 2007, in seguito all'intervento militare di Etiopia e Stati Uniti, il governo provvisorio di Ali Mohammed Gedi è riuscito ad entrare in Mogadiscio.

Dal 2007 al 2010: la tragedia umanitaria[modifica | modifica sorgente]

La popolazione di Mogadiscio aveva trovato pace e sicurezza con le Corti Islamiche, a prezzo della libertà e del fanatismo religioso. La sicurezza sembrava momentaneamente garantita dalle truppe etiopi, ma nel giro di poche settimane la situazione in città è nuovamente peggiorata. L'intervento etiope ha infatti favorito il ritorno dei Signori della guerra che avevano oppresso la popolazione negli scorsi anni. I miliziani delle Corti Islamiche continuano a combattere e a resistere al ritorno dell'esercito di transizione e delle truppe etiopi.

Nel marzo del 2007, nonostante il rientro ufficiale del governo da Baidoa e l'arrivo in città dei caschi verdi ugandesi (peraltro in forte difficoltà), la situazione in città è peggiorata come non succedeva da 15 anni, con pesanti bombardamenti terrestri ed aerei.

Nel maggio del 2007 è stato nominato sindaco Mohamed Omar Habeb Dhere, uno dei signori della guerra più influenti della zona.

Alla fine di luglio del 2007, il lieve miglioramento della situazione ha consentito il rientro di 125.000 sfollati, ma dall'autunno del 2007 la situazione è invece andata progressivamente peggiorando fino all'aprile 2008.

A Mogadiscio (in preda a caos, violenze ed epidemie) si è in piena catastrofe umanitaria. Gli sfollati del solo anno 2007 si stima siano un milione e mezzo. Le truppe etìopiche continuano a imperversare e a scontrarsi con i ribelli armati, mentre il contingente militare ugandese appare incapace di opporre la minima resistenza. Interi quartieri sono deserti, soprattutto nell'area nord (interessata dai maggiori episodi di violenza). I profughi sono fuggiti da parenti o nei campi di accoglienza.

Dal 2010 a oggi: i miglioramenti del nuovo governo[modifica | modifica sorgente]

Nel novembre 2010, un nuovo governo tecnocratico è stato eletto alla carica, che ha emanato numerose riforme, in particolare nel settore della sicurezza. Nell'agosto 2011, la nuova amministrazione e dei suoi alleati AMISOM erano riusciti a catturare tutti i militanti di Al-Shabaab a Mogadiscio, in un comunicato stampa l'AMISOM ha espresso la convinzione che il numero totale di diserzioni di membri di Al-Shabaab nell'area della Somalia meridionale raggiungesse i 250 uomini. Mogadiscio ha successivamente vissuto un periodo di ricostruzione intensa guidato dalla diaspora somala, le autorità comunali, e la Turchia, un alleato storico della Somalia.

Cultura ed economia[modifica | modifica sorgente]

Vista aerea del porto di Mogadiscio

Mogadiscio è un centro commerciale e finanziario attualmente non regolato da tasse (duty-free) a causa dell'effettiva assenza di un governo che possa considerarsi tale a tutti gli effetti; di conseguenza ogni business risulta particolarmente vantaggioso. Le attività principali si svolgono in campo alimentare e tessile.

Il Bakaara Market nel centro di Mogadiscio

Le strade collegano tra loro varie località somale, keniote ed etiopi. Il vecchio aeroporto internazionale, intitolato ad Enrico Petrella, aviatore qui deceduto nel 1921, è attualmente inservibile perché semidistrutto dalla guerra civile; tuttavia Mogadiscio è collegata da linee aeree private nei dintorni della città, che resta il maggior centro portuale dell'area nonostante la pirateria continui ad insidiare le coste.

Citata come esempio di anarco-capitalismo[senza fonte], la città è leader in Africa orientale nelle telecomunicazioni ed in internet. Un nuovo network di comunicazioni si è sviluppato includendo un sistema internazionale di connessione satellitare per i cellulari. Grazie all'assenza di tasse, il moderno sistema di comunicazione somalo è tra i più economici in Africa.

La città dispone di molte stazioni radio, due stazioni televisive ed un internet service provider ed è cablata al punto da aver prodotto una comunità online in grado di rivaleggiare con tutte le città dell'Eritrea, del Gibuti e dell'Etiopia.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Vittorio Santoianni, Progettazione architettonica di Mogadiscio (PDF), Università degli Studi di Napoli "Federico II", p. 64. URL consultato il 4 agosto 2011.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Ross. E. Dunn, The Adventures of Ibn Battuta (Berkeley, 1986), p. 125.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]