Italo-somali

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Italo-somali
Luogo d'origine Italia Italia
Popolazione 4
Lingua italiano, somalo
Religione cattolicesimo
Distribuzione
Somalia Somalia 4
Edificio della Fiat di Mogadiscio, costruito nel 1938

Italo-somali sono sia gli Italiani nati o residenti in Somalia per molti anni, sia i loro discendenti.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il Regno d'Italia cominciò a penetrare nell'area somala negli anni ottanta dell'Ottocento, fino alla creazione di una vera e propria colonia ai primi del Novecento. La colonia somala fu ingrandita con l'Oltregiuba come ricompensa della vittoria italiana nella Grande Guerra (1915-1918).

Dopo la prima guerra mondiale cominciarono ad arrivare nella Somalia italiana i primi nuclei familiari di coloni italiani, dediti principalmente a bonificare e fertilizzare le aree agricole dei fiumi Uebi Scebeli e Giuba. La più rinomata di queste colonie fu quella del Villaggio Duca degli Abruzzi (oggi chiamato "Jowhar"), fondata nel 1920 dal duca Luigi Amedeo di Savoia-Aosta.

La Ferrovia Mogadiscio-Villabruzzi (tracciato in verde) rimase operante tra il 1914 ed il 1941

Nel 1936, dopo la guerra d'Etiopia, la Somalia italiana entrò a far parte dell'Africa Orientale Italiana insieme all'Etiopia e all'Eritrea, e le venne aggiunto l'Ogaden.

Mussolini favorì un notevole sviluppo della colonia somala con investimenti in strutture come la ferrovia Mogadiscio-Villaggio Duca degli Abruzzi di 114 km e la "strada imperiale" tra Mogadiscio ed Addis Abeba.

Nel 1941, nel corso della Seconda guerra mondiale, la Somalia italiana fu occupata da truppe britanniche, che ne mantennero il controllo fino al novembre del 1949, quando le Nazioni Unite la diedero in Amministrazione fiduciaria alla Repubblica Italiana.

Dal 1950 al 1960 il governo di Roma controllò amministrativamente l'ex-Somalia italiana, che ebbe un notevole sviluppo socio-economico di cui si giovarono anche i rimanenti 10.000 italo-somali.

Il 1º luglio 1960, la Somalia italiana raggiunse l'indipendenza. Si unì subito al vicino Somaliland inglese, resosi indipendente dalla Gran Bretagna il 26 giugno di quello stesso anno, per formare la Repubblica di Somalia.

A seguito della dittatura di Siad Barre la Somalia è precipitata in una guerra civile da cui stenta a riprendersi. Molti cattolici sono stati perseguitati ed uccisi, come il vescovo di Mogadiscio Salvatore Colombo e la suora missionaria Leonella Sgorbati, e finanche la cattedrale cattolica di Mogadiscio è stata distrutta.

Quasi tutti i membri della residua comunità italiana hanno lasciato la Somalia dopo il 1992.

Comunità italiana[modifica | modifica sorgente]

I primi italiani si trapiantarono in Somalia alla fine del XIX secolo. Ma solo dopo la prima guerra mondiale il loro numero raggiunse il migliaio di abitanti, concentrati principalmente a Mogadiscio e Merca nella costa del Benadir.

L'emigrazione italiana in Somalia fu limitata inizialmente a soli uomini e pochissime famiglie. Ma coll'avvento del fascismo iniziò una politica di colonizzazione in cui molte centinaia di famiglie italiane si trapiantarono nelle aree agricole del Villaggio Duca degli Abruzzi (detto anche "Villabruzzi") vicino all'Uebi Scebeli[1].

Luigi Amedeo Duca degli Abruzzi, fondatore dell'omonima colonia agricola nella Somalia italiana

Villabruzzi, fondato nel 1920 dal duca Luigi Amedeo di Savoia-Aosta come colonia agricola, ebbe uno sviluppo notevole negli anni venti. Vi si insediarono alcune migliaia di coloni italiani nella seconda metà degli anni trenta. La cittadina divenne il centro agricolo principale della Somalia italiana durante il fascismo, con una modesta industria alimentare collegata[2].

Il "Villaggio Duca degli Abruzzi" si trovava a soli 50 km a nord di Mogadiscio, in una vallata fertile vicino all'Uebi-Scebeli, e fu collegato alla capitale con una ferrovia (ora disattivata). Dopo la seconda guerra mondiale i coloni italiani furono costretti ad andarsene e la zona fu lasciata lentamente incoltivata perdendo il suo potenziale agricolo, specialmente dopo l'inizio della guerra civile in Somalia nel 1991. Vi abitano ancora oltre 200 Italo-somali, discendenti di coloni italiani e madri somale.

Un'altra area sviluppata da coloni italiani (originari di Torino) fu Genale, vicino alla foce del fiume Giuba. La colonia agricola, promossa dal governatore De Vecchi, fu importante come centro produttivo di cotone e dopo il 1931 di banane.

Nel 1930 c'erano 22.000 italiani in Somalia, dei quali 10.000 residenti nella capitale Mogadiscio dove vi erano alcune piccole industrie manifatturiere. Altre comunità di italo-somali si trovavano anche a Merca, Itala, Baidoa e Chisimaio.

La riconquista della Somalia, che portò alla stabilizzazione dei confini della colonia negli anni venti, avvenne sotto il Governatorato di Cesare Maria De Vecchi di Val Cismon. In questo periodo il governo italiano iniziò ad organizzare i centri abitati, trascurati da almeno un quinquennio. Il territorio venne diviso nelle regioni dell'Oltre Giuba, Benadir e Somalia settentrionale con commissariati e residenze dotate di una certa autonomia amministrativa. Le entrate della colonia, anche se non rilevanti, finanziarono un programma di opere pubbliche che permise il completamento della Ferrovia Mogadiscio-Villaggio Duca degli Abruzzi, la risistemazione della rete stradale e la costruzione di una diga funzionale alla realizzazione del porto di Mogadiscio.

« Nel 1928 venne approvato il Piano regolatore di Mogadiscio redatto dall'Ufficio delle Opere Pubbliche locale. Nel progetto si volle separare la città indigena da quella coloniale attraverso il Corso Vittorio Emanuele III, che sfociava in un viale periferico a nord, tracciato come limite dell'abitato. La nuova città era composta da quartieri di forma regolare rivolti verso la passeggiata a mare; lungo il corso sorgevano gli edifici più rappresentativi, come la cattedrale in stile goticonormanno e la sede della Banca d'Italia. Il piano divise in tre parti il quartiere di Scingani e per i suoi abitanti piano era stata prevista la sistemazione in alloggi prefabbricati nella zona del porto.

La nuova città si sviluppò attraverso isolati dotati di grandi superfici di verde, mentre il nucleo indigeno di Scingani si avviò a un progressivo degrado fino a portare a un progetto di sventramento e demolizione. Nello stesso anno il governo della colonia aveva sollecitato l'I.N.C.I.S. a costruire una decina di case per funzionari residenti, assegnando sette lotti a ovest di Scingani, tra il Viale Littorio e il Lungomare, dove, secondo le previsioni del piano si sarebbe dovuta sviluppare la nuova città. Nonostante esistesse il progetto di un quartiere di villette, elaborato l'anno precedente dall'ingegner Bernardino Polcaro, l'I.N.C.I.S. utilizzò i progetti di Vincenzo Gregoretti, un tecnico residente a Mogadiscio, costruendo una decina di case singole con giardino che servirono come modello negli anni successivi. Le richieste di alloggi da parte di funzionari e coloni erano alte, ma si fece ben poco per soddisfarle, fino a quando il nuovo governatore Maurizio Rava rese disponibili per gli italiani residenti dei nuovi lotti a est di Scingani, nei quali si sviluppo, all'interno di una sorta di città-giardino, un'edilizia spontanea contraddistinta da case basse con copertura a terrazzo, secondo la tradizione locale che teneva conto dei terreni instabili e soggetti a infiltrazioni d'acqua.[3] »

Nel 1934, in occasione della visita del Re Vittorio Emanuele III a Mogadiscio la città si arricchì di due opere di Carlo Enrico Rava, l'Arco di Trionfo e l'albergo “Croce del Sud”, che furono tra i migliori contributi dell'architettura moderna nella Somalia.

Durante la campagna d'Etiopia Mogadiscio ebbe un ruolo di primo piano come testa di ponte per le operazioni militari sul fronte sud. Dopo la proclamazione dell'Impero, la città, che poteva contare sulla presenza della S.A.I.S. e dell'industria cotoniera, divenne una meta per iniziative imprenditoriali. La sua popolazione si era accresciuta notevolmente e nel 1936 contava ufficialmente 50.000 abitanti, di cui 20.000 metropolitani residenti.

L'inizio della seconda guerra mondiale interruppe tutti i progetti mussoliniani per la Somalia.

Il numero degli italiani cominciò a declinare a causa della sconfitta italiana in A.O.I. nel 1941 e, al momento dell'indipendenza somala nel 1960, si era ridotto a meno di 10.000 abitanti. Negli anni cinquanta e primi sessanta la Somalia fu molto influenzata dalla comunità italiana, al punto che la lingua italiana era parlata comunemente dai ceti dirigenti somali e la lingua somala adottò l'alfabeto latino. Purtroppo il presidente Siad Barre iniziò una guerra nel 1977 con l'Etiopia che contribuì a distruggere l'economia ed il tessuto sociale della Repubblica somala.

Già nel 1989 gli italo-somali erano appena un migliaio, dediti quasi tutti al commercio ed attività del terziario. Ma solo poche decine di vecchi coloni restavano, principalmente a Mogadiscio, dopo l'inizio della guerra civile in Somalia negli anni novanta.

Nel 2007 gli Italiani in Somalia erano 15 divisi in 11 famiglie[4]. Nel 2010 si sono ridotti a 4 persone[5]

Somali e italiani[modifica | modifica sorgente]

L'esatta denominazione di italo-somalo è nato da emigranti/coloni italiani in Somalia, nati lì da madre somala e padre italiano e viceversa (e/o loro discendenti). La dizione diaspora somala in Italia, Europa e nel mondo riguarda espressamente cittadini somali.

Lingua e religione[modifica | modifica sorgente]

Tutti gli italo-somali parlano l'italiano, in qualche caso parlano anche il somalo e l'arabo come seconda lingua, e sono cattolici. Gli italosomali delle nuove generazioni sono equiparati ai somali se sono di padre somalo, e la maggior parte di loro parlano solo somalo e arabo (con solo qualche parola di italiano). Nella religione, la maggior parte degli italosomali sono cattolici, mentre solo pochi giovani ragazze o ragazzi sono convertiti all'Islam.

Italosomali famosi[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Saggio sull'emigrazione coloniale italiana in Somalia
  2. ^ Villaggio Duca degli Abruzzi
  3. ^ Progettazione architettonica di Mogadiscio p. 64
  4. ^ Statistiche Ufficiali
  5. ^ Iscritti AIRE 2010
  6. ^ Saba Anglana

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Antonicelli, Franco. Trent'anni di storia italiana 1915 - 1945. Mondadori Editore. Torino, 1961.
  • Fitzgerald, Nina J. Somalia. Nova Science, Inc. New York, 2002.
  • Hess, Robert L. Italian Colonialism in Somalia. University of Chicago P. Chicago, 1966.
  • Mohamed Issa-Salwe, Abdisalam. The Collapse of the Somali State: The Impact of the Colonial Legacy. Haan Associates Publishers. London, 1996.
  • Page, Melvin E. Colonialism: An International Social, Cultural, and Political Encyclopedia. ABC-CLIO Ed. Oxford, 2003 ISBN 1-57607-335-1
  • Tripodi, Paolo. The Colonial Legacy in Somalia. St. Martin's P Inc. New York, 1999.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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