Mohammed Farah Aidid

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Mohammed Farah Hassan (detto Aidid ovvero "il Vittorioso", in lingua somala: Maxamed Faarax Caydiid; Belet Uen, 15 dicembre 1934Mogadiscio, 1º agosto 1996) è stato un politico, generale e signore della guerra[1] somalo della tribù degli Habr Ghedir[2] del gruppo Hauia[3].

Fu sospettato di essere al centro di traffici di armi e rifiuti tossici, per indagare sui quali i giornalisti RAI Ilaria Alpi e Miran Hrovatin vennero uccisi nel centro di Mogadiscio pochi giorni prima del ritiro del contingente italiano, il 20 marzo 1994.

Carriera militare e collaborazione con Siad Barre[modifica | modifica wikitesto]

Benché nato a Belet Uen, nella regione dello Hiran, la sua cabila è originaria della regione del Mudugh. Ricevette la sua educazione a Roma e a Mosca e servì nella polizia post-coloniale italiana negli anni '50. Successivamente fece carriera nell'esercito, soprattutto sotto il regime di Siad Barre, fino a diventare generale, grado con cui partecipò nel 1977-78 alla Guerra dell'Ogaden contro l'Etiopia.[4].

Già collaboratore di Siad Barre, da cui fu nominato ambasciatore della Somalia in India, fu anche il suo capo dei servizi segreti[5] .

Caduta di Barre[modifica | modifica wikitesto]

Barre sospettò in seguito che Aidid stesse organizzando un colpo di Stato e lo fece imprigionare per sei anni. In effetti gli Hauia, di cui Aidid era un membro e che occupavano fin dall'indipendenza le principali cariche amministrative e ancor più quelle militari, da tempo erano il principale focolaio d'opposizione alla dittatura; infatti furono soprattutto gli Hauia a fondare il Congresso della Somalia Unita (United Somali Congress, USC), nel 1987. Aidid vi entrò nello stesso anno, e divenne capo della sua ala militare. Fu proprio Aidid a guidare le truppe che all'inizio del 1991 invasero Mogadiscio e si scontrarono con le forze governative, sconfiggendo Barre e costringendolo a lasciare la città la sera del 26 gennaio.

Guerra civile e intervento ONU[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la destituzione di Barre l'USC scelse Ali Mahdi Mohamed come Presidente ad interim di un governo provvisorio per la gestione della fase di transizione, che a fine febbraio avrebbe dovuto portare alla scelta definitiva di un nuovo leader. Aidid contestò fortemente la scelta e, sostenuto dalla sua tribù, iniziò un'opposizione armata al nuovo governo di Mahdi, dando inizio alla guerra civile somala. Nel luglio del 1991 la Conferenza di pace di Gibuti confermò Mahdi Presidente, e Aidid, in risposta, proseguì ancor più violentemente la lotta armata, facendo vivere alla Somalia i mesi forse più sanguinosi della sua storia.

Si confrontò con Ali Mahdi Mohamed per il controllo della Somalia, in quella che fu una vera e propria battaglia campale, in seguito alla quale il centro di Mogadiscio fu diviso dalla cosiddetta Linea Verde. Aidid era uno dei principali obiettivi dell'Operazione delle Nazioni Unite Restore Hope. Le forze di Aidid attaccarono prima le truppe pakistane il 5 giugno del 1993, lasciando sul campo 23 militari pakistani nella cosiddetta battaglia della Radio (vedi battaglia di Mogadiscio), e poi il 2 luglio quelle italiane nella battaglia del pastificio, uccidendo 3 soldati. Tra il 3 ed il 4 ottobre 1993 i miliziani di Aidid si scontrarono contro le forze ONU nella Battaglia di Mogadiscio, mettendole in seria difficoltà con l'uccisione di 18 statunitensi e 1 malese. Le missioni delle forze internazionali non portarono alla cattura di Aidid e si risolsero in un nulla di fatto. L'ONU lasciò la Somalia nel 1995.

Dopo il ritiro delle forze ONU[modifica | modifica wikitesto]

Aidid, dopo la fuoriuscita delle Nazioni Unite dalla Somalia, si dichiarò Presidente della Somalia[6]. Così facendo pose fine al potere di Mahdi, peraltro quasi sempre stato puramente formale, ma il suo governo non fu riconosciuto internazionalmente. Anche nei fatti esercitò un controllo debole sulla Somalia e perfino su Mogadiscio, soprattutto perché insidiato violentemente dalle milizie di Mahdi, ancora molto attive e potenti. Continuò quindi a regnare il caos, stavolta anche a livello istituzionale, visto che la Somalia fino al 2000 non avrebbe avuto nessun governo o Presidente ufficiali. Nel settembre 1995 i miliziani di Aidid attaccarono la città di Baidoa uccidendo 10 somali e catturando 20 cooperanti stranieri[7][8].

Fu ucciso durante uno scontro a fuoco contro una tribù rivale. Nel conflitto erano coinvolte anche le milizie di Mahdi.

Suo figlio Hussein, emigrato negli Stati Uniti all'età di 17 anni, ottenne asilo e prestò servizio nel Corpo dei Marines, dopo aver fatto ritorno in Somalia, ricopre ora vari incarichi politici. Dopo la morte del padre si proclamò anch'egli Presidente, e come lui non fu mai riconosciuto. Avrebbe rinunciato alle pretese alla presidenza del paese nel 1997.

Abdiqasim Salad Hassan, che nel 2000 sarebbe diventato ufficialmente Presidente della Somalia, il primo dai tempi di Mahdi, è cugino di Aidid.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Andrew Purvis, Wanted: Warlord No. 1, Time, 28 giugno 1993. URL consultato il 2 gennaio 2007.
  2. ^ Libri di lingua italiana sul gruppo degli Habr Ghedir
  3. ^ Libri di lingua italiana sul gruppo degli Hauia.
  4. ^ Andrew Purvis, Wanted: Warlord No. 1, Time, 28 giugno 1993. URL consultato il 2 gennaio 2007.
  5. ^ Somali faction leader Aidid dies, CNN, August 2, 1996.
  6. ^ President Aidid's Somalia, settembre 1995. URL consultato il 4 febbraio 2007.
  7. ^ http://news.google.com/newspapers?nid=1310&dat=19950919&id=7nAVAAAAIBAJ&sjid=E-sDAAAAIBAJ&pg=5828,4765554
  8. ^ http://timelines.ws/20thcent/1999_02.HTML

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 27879793 LCCN: n89298273

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