Battaglia di Mogadiscio
Coordinate: 2°03′09″N 45°19′29″E / 2.0525°N 45.32472°E
| Battaglia di Mogadiscio Parte Operazione Restore Hope
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L'elicottero Black Hawk con codice di chiamata Super64 in volo sopra Mogadiscio il 3 ottobre 1993. Verrà abbattuto durante le fasi della battaglia
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| Data | 3-4 ottobre 1993 | ||
| Luogo | Mogadiscio | ||
| Esito | Vittoria politica somala | ||
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Battaglia di Mogadiscio è il nome che, in paesi diversi, viene attribuito ad un combattimento di estese proporzioni avvenuto durante l'operazione di polizia internazionale Restore Hope in territorio della Repubblica di Somalia, che, iniziata sotto l'egida delle Nazioni Unite, ha visto accadere svariati scontri a fuoco di elevata intensità, che coinvolsero truppe statunitensi, italiane, pachistane, e di ogni nazione partecipante all'operazione.
Tra questi, tre in particolare si elevarono (per intensità e vittime) al di sopra degli altri (che costituivano il quotidiano stillicidio del popolo somalo e di chi aveva cercato di portare loro aiuto); gli ultimi due assursero al ruolo poco felice di vere e proprie battaglie, con il concorso di unità meccanizzate, centinaia di soldati e vari velivoli di appoggio da parte delle forze UNITAF, contro migliaia di miliziani armati di armi automatiche, mitragliatrici e razzi anticarro, oltre che dell'uso strumentale della popolazione civile (come scudo umano).
Indice |
[modifica] Premesse
Nel 1991 la Somalia, ancora oggi scossa da gravissimi scontri interni che sicuramente vedono come spettatori attivi ed interessati varie nazioni e gruppi terroristici, chiudeva il lungo periodo di potere del generale Siad Barre. Questo periodo durava dal 1969, anno nel quale un colpo di stato aveva condotto il paese ad una organizzazione sociale e statale stabile, anche se sotto la forma di una dittatura.
Ad essa si sostituiva un periodo di instabilità e di scontri tra varie fazioni armate su base tribale controllate da signori della guerra locali, nessuna delle quali in grado di prevalere sulle altre. Queste fazioni erano armate, spesso anche con mitragliatrici pesanti e lanciarazzi anticarro portatili come l'RPG-7, e comunque dotate di armi automatiche individuali, come il diffusissimo AK-47 Kalashnikov. Le bande si spostavano su mezzi del genere più svariato, ma in particolare su fuoristrada e pick-up ai quali veniva aggiunto un supporto per mitragliatrice o cannone senza rinculo; questi mezzi venivano definiti in gergo dalle forze ONU, tecniche (technical in inglese).
Le Nazioni Unite, con la risoluzione n. 751 del 24 aprile 1992 votata dal Consiglio di Sicurezza, autorizzavano l'operazione UNOSOM I (United Nations Operation in Somalia) con 4000 militari e circa 200 civili al fine di sorvegliare una fragile tregua tra le fazioni e coadiuvare le varie organizzazioni non governative presenti. Il 3 dicembre 1992, con la risoluzione n. 794, il Consiglio di Sicurezza autorizzava l'impiego di una forza multinazionale denominata UNOSOM II, che avrebbe dovuto ripristinare la sicurezza locale e favorire l'eventuale reinsediamento di un governo legittimo; questa operazione è nota sotto il nome di Restore Hope ("Restaurare la Speranza").
Ad essa seguirono vari episodi, tra cui i tre descritti in seguito, che portarono invece le Nazioni Unite a dichiarare fallita la missione e al reimbarco dei contingenti internazionali. Il 16 dicembre 1994, su richiesta delle Nazioni Unite, gli Stati Uniti accettarono di guidare una forza multinazionale costituita al fine di permettere alle forze dell'UNOSOM ancora presenti sul territorio di raggiungere Mogadiscio e di reimbarcarsi in condizioni di sicurezza.
[modifica] La battaglia della Radio
Il 5 giugno 1993 forze pakistane facenti parte dell'UNOSOM tentarono di occupare la sede della radio di Mogadiscio, utilizzata da una delle fazioni in lotta che faceva capo a Mohamed Farrah Aidid per diffondere proclami inneggianti alla resistenza contro le truppe ONU, descritte come "invasori". La reazione dei guerriglieri somali fu violenta e nello scontro morirono 23 militari pakistani, costringendo i restanti ad asserragliarsi all'interno della Manifattura Tabacchi. Intervenne in aiuto una forza italiana meccanizzata composta da blindati, carabinieri e paracadutisti del 9º Reggimento d'Assalto Paracadutisti Col Moschin; più con la persuasione e con la tattica che con l'uso della forza, gli italiani riuscirono a togliere i militari pakistani dalla spinosa situazione e recuperarono i cadaveri dei pakistani caduti.
[modifica] La battaglia del pastificio
| Per approfondire, vedi la voce Battaglia del pastificio. |
Il 2 luglio 1993 forze italiane divise in due colonne meccanizzate effettuarono un rastrellamento del quartiere Haliwaa, a nord di Mogadiscio, verso vari obiettivi vicini all'ex pastificio distrutto, vicino al quale era stato costituito un check-point denominato appunto Pasta. Secondo alcune fonti il vero scopo dell'operazione doveva essere la cattura di Aidid, ma nessuna conferma ufficiale è mai stata data dalle autorità italiane.
In seguito a gravi disordini scoppiati nella zona, con larga partecipazione da parte della popolazione locale a cui erano mischiati cecchini, la situazione precipitò al punto da richiedere rinforzi alla colonna che si trovava in prossimità del pastificio. Alcuni mezzi blindati italiani vennero immobilizzati con razzi anticarro e solo l'intervento della colonna di soccorso, dotata di blindo pesanti con cannoni da 105mm (Centauro) e con appoggio di elicotteri, permise ai soldati sotto il fuoco di sganciarsi, con miliziani che sparavano tra la folla vociante facendosi scudo di donne e bambini.
Il conto di questa giornata di combattimenti in quella che doveva essere una missione di pace fu di 3 morti e 36 feriti da parte italiana e un numero imprecisato di miliziani e civili somali morti o feriti.
Data la vastità e la organizzazione della reazione da parte dei miliziani, sono state fatte nel quadro di una analisi approfondita supposizioni relative ad una imboscata orchestrata in seguito ad una fuga di notizie, nata all'esterno del contingente italiano; ovviamente, nessun riscontro ufficiale è disponibile a quella che rimane una illazione, per quanto credibile.
[modifica] L'abbattimento dei Black Hawk
La più nota battaglia di Mogadiscio è quella svoltasi il 3 ottobre 1993 in un quartiere della città quando parte dello squadrone C della Delta Force statunitense inseritosi con elicotteri MH-6 Little Bird, appoggiato a terra da 140 Rangers della compagnia Bravo, 3º battaglione, 75th Ranger Regiment e da 4 operatori provenienti dal Team Six dei Navy SEALS (DEVGRU) trasportati da veicoli Humvee, camion ed elicotteri MH-60 Black Hawk, tentò, riuscendovi, di catturare due importanti membri del governo di Aidid.
Durante la fase di sganciamento, un elicottero MH-60 Black Hawk da trasporto truppe del 160th Special Operations Aviation Regiment (un reparto speciale dell'US Army soprannominato Night Stalkers), con nominativo di chiamata Super 6-1 pilotato da Cliff Wolcott, fu abbattuto da un razzo anticarro di tipo RPG-7 (iniziali di Ruchnoj protivotankovyj granatomjot), costringendo gli statunitensi all'invio di una forza di soccorso; inoltre la colonna a terra con i prigionieri veniva attaccata a più riprese lungo il percorso dai miliziani somali.
Nella fase di recupero dell'equipaggio del primo elicottero, un secondo Black Hawk del 160th SOAR, con nominativo di chiamata Super 6-4, pilotato dal CWO (Chief Warrant Officer, un grado americano assimilato quasi a quello di ufficiale ma inferiore a quello di O-1 e al corrispondente NATO OF-1) Mike Durant, veniva abbattuto costringendo ad una operazione in grande stile che coinvolgeva anche truppe pakistane e malesi; a difesa dell'equipaggio si offrirono due membri della Delta Force, il Sergeant First Class Randy Shughart ed il Master Sergeant Gary Gordon, (decorati con la Medal of Honor del Congresso degli Stati Uniti postuma), che furono inseriti da uno degli elicotteri in volo e morirono durante i combattimenti, riuscendo a salvare la vita di Durant. Infine, un terzo Black Hawk con a bordo una squadra di recupero fu colpito e costretto ad un atterraggio di emergenza al Porto Nuovo. Calata la notte, le diverse squadre a terra si trincerarono in diversi edifici della città in attesa dei soccorsi, mentre gli elicotteri AH-6J Little Bird, unici equipaggiati per le operazioni di attacco notturno, pattugliavano il cielo scoraggiando attacchi in massa. Nessun aiuto fu chiesto per l'occasione al contingente italiano, che pure disponeva di carri M60A1 ed elicotteri d'attacco corazzati A129 Mangusta, forse per le divergenze occorse nelle precedenti operazioni, comprese le polemiche dopo la battaglia del pastificio. Quando la colonna di soccorso, il giorno dopo, si mosse, sui mezzi non vi era posto per tutti e, anche a causa delle incomprensioni dovute alla lingua, oltre che allo stress dei guidatori, i mezzi si avviarono ad una velocità tale da non consentire alle truppe a piedi di tenere il passo, rendendoli ancora bersaglio dei miliziani somali fino al loro rientro nello stadio, base delle operazioni pachistane e posto di pronto soccorso.
Quella che era iniziata come una veloce operazione di incursori divenne una cruenta battaglia urbana durata due giorni, alla fine della quale gli statunitensi contarono 18 morti (tra i quali 5 membri del 160th SOAR, 5 della Delta Force, 6 Rangers e due della 10th Mountain di soccorso), con un diciannovesimo soldato che sarebbe deceduto due giorni più tardi a causa di un bombardamento di mortai sull'aeroporto. Le perdite in feriti furono di 84 uomini, mentre i somali ebbero circa un migliaio di perdite, tra miliziani e civili, anche se sui dati esatti vi sono forti discordanze[2][3][4].
Durant, unico superstite dell'equipaggio del secondo elicottero, venne restituito dopo alcuni giorni ai suoi connazionali.
In parte, gli statunitensi affrontarono inizialmente l'operazione con sufficienza; per esempio vennero lasciati al campo base i visori notturni, che invece sarebbero stati utilissimi, ed inoltre gli altri contingenti vennero informati solo ad emergenza avvenuta, anche se ciò potrebbe essere giustificabile come misura contro la fuga di notizie; questo comportò un ritardo nella partenza della colonna blindata pakistana di soccorso; da notare come gli statunitensi non avessero in quella fase, veicoli corazzati in Somalia, per scelta politica. Difficile dare un giudizio definitivo sull'esito dei combattimenti: di certo i guerriglieri somali avevano a loro favore la conoscenza del territorio urbano e un numero soverchiante; le forze americane, d'altra parte, poterono contare su un'incalcolabile superiorità in addestramento e tecnologia.
L'epilogo della vicenda fu scioccante per i Mass Media occidentali: i corpi denudati e straziati di alcuni soldati USA non recuperati dai compagni, furono esibiti per le strade di Mogadiscio e restituiti ai connazionali solo alcuni giorni dopo.
[modifica] Cronologia
[modifica] 3 ottobre 1993
14:49 — Vengono identificati gli obbiettivi principali della missione, si prepara la cattura dei leader del Habr Gidr clan, che si suppongono trovarsi nel centro della città di Mogadiscio.
15:32 — Viene lanciata l'operazione. Vengono dispiegati 19 elicotteri, 12 veicoli e 160 soldati.
15:42 — Inizia l'assalto. Unità della Delta Force assaltano ed occupano l'edificio principale nel quale si suppone si trovino i vertici della milizia. Alcuni Ranger vengono elitrasportati nel teatro operativo per stabilire un perimetro di difesa intorno all'edificio. Nel corso delle primissime fasi un Ranger, Private First Class Todd Blackburn, cade dall'elicottero da una altezza di circa 70 piedi mentre si prepara a scendere con l'ausilio di una fune dall'elicottero.
15:47 — Un imprecisato numero di civili e miliziani si dirige verso il teatro operativo.
15:58 — Uno dei veicoli, un M939 Truck, viene colpito da un razzo RPG 7 sparato da alcuni miliziani. Di conseguenza rimangono feriti diversi soldati statunitensi.
16:00 — Gruppi di miliziani iniziano a convergere in maniera massiccia nei pressi del teatro operativo.
16:02 — Il convoglio a cui era stato assegnato il compito di trasportare i prigionieri catturati presso la base statunitense riferisce di avere catturato 21 persone tra le quali diversi leader e che si appresta a fare rientro alla base. Contemporaneamente un convoglio composto da 3 veicoli si distacca dalla colonna principale per trasportare il soldato Blackburn il prima possibile alla base.
16:15 — Nonostante il convoglio abbia comunicato di essere pronto a lasciare l'area in cui si è svolta l'operazione, tutti i veicoli sono ancora fermi a causa di diversi malintesi e problemi di comunicazione tra le diverse unità coinvolte nell'operazione. Solo dopo diversi minuti i membri della Delta Force riescono a caricare i prigionieri a bordo dei veicoli.
16:20 — Il primo Black Hawk con call sign Super 6-1 viene colpito da un RPG e precipita ad alcuni isolati da dove si trova il convoglio.
16:22 — L'area nella quale è precipitato Super 6-1 viene occupata dai miliziani.
16:26 — Il convoglio con i prigionieri si mette in moto per recarsi sul sito dove è precipitato Super 6-1. Al Black Hawk Super 6-4 viene impartito l'ordine di prendere il posto di Super 6-1 e di scortare il convoglio.
16:28 — Ricerca e soccorso di Super 6-1: la squadra di recupero si cala sul luogo dello schianto per recuperare il personale dell'elicottero abbattuto, ma trova pilota e co-pilota morti.
16:35 — Il convoglio perde l'orientamento nelle strette strade e vie di Mogadiscio. Nell'intento di raggiungere il sito dove si trova Super 6-1 subisce gravi perdite.
16:40 — Il Black Hawk Super 6-4, pilotato da Mike Durant, viene colpito da un razzo RPG e precipita. Il velivolo una volta schiantatosi viene subito preso di mira dai miliziani.
16:42 — Due Tiratori scelti della Delta Force, il sergente Randy Shughart e il sergente Gary Gordon, richiedono al comando il permesso di raggiungere il sito dove è precipitato Super 6-4 per fornire protezione all'equipaggio dell'elicottero.
16:54 — Il convoglio, dopo aver perso completamente l'orientamento nei vicoli della città, decide di interrompere l'operazione di soccorso verso Super 6-1 e di fare rientro alla base per riorganizzare le operazioni di salvataggio e scaricare morti e feriti.
17:03 — Una Quick Reaction Force viene inviata dal comando principale nell'intento di raggiungere Super 6-4 ma si imbatte immediatamente in una ostinata resistenza da parte dei miliziani.
17:34 — Sia la Quick Reaction Force che il convoglio con i prigionieri fanno rientro alla base dopo aver subito gravi perdite. Una squadra di Ranger tenta comunque di raggiungere a piedi il sito dove è precipitato Super 6-4, ma subisce anch'essa delle perdite.
17:40 — Shughart e Gordon rimangono uccisi nel tentativo di proteggere il relitto di Super 6-4 dai miliziani, in enorme vantaggio numerico. Durant viene preso prigioniero.
17:45 — Entrambi i convogli fanno rientro alla base. Nel frattempo 99 soldati sono ancora intrappolati presso il sito dove è precipitato Super 6-1, tra questi si trova anche il caporale Smith[5] gravemente ferito. Una richiesta di evacuarlo con urgenza viene inoltrata al comando.
19:08 — Il Black Hawk Super 6-6 effettua un rifornimento d'emergenza sul sito dove si trovano i 99 soldati intrappolati nella città, rifornendoli d'acqua, munizioni e beni di prima necessità. A causa del fuoco nemico di cui è stato oggetto, Super 6-6 non riesce ad effettuare un atterraggio per evacuare il caporale Smith e deve quindi fare rientro alla base.
20:27 — Il caporale Jamie Smith muore.
21:00 — Su urgente richiesta del comando americano viene creata una Task force per soccorrere i soldati intrappolati nella città. Il convoglio che dovrà soccorrere i soldati sarà composto dalla decima compagnia di montagna, carri armati del contingente pachistano e veicoli corazzati della Malaysia.
23:23 — Il convoglio si mette in movimento.
[modifica] 4 ottobre 1993
00:00 I Rangers sono ancora intrappolati all'interno della città senza nessun equipaggiamento notturno.
01:55 — La prima metà del convoglio raggiunge il sito dove è precipitato Super 6-1, mentre la seconda metà viene inviata sul sito dove è precipitato Super 6-4. Durant ed il suo equipaggio non vengono trovati.
03:00 — Nonostante i ripetuti tentativi, i Rangers non sono ancora riusciti a rimuovere la salma di Elvis Wolcott, il pilota di Super 6-1.
05:30 — La colonna finalmente abbandona i siti dove sono precipitati gli elicotteri. Alcuni dei Ranger che non hanno trovato posto sui mezzi blindati devono percorrere il tragitto fino alla base del contingente pachistano a piedi. La strada che il convoglio percorre diviene in seguito noto come il miglio di Mogadiscio.
06:30 — Il convoglio fa rientro alla base del contingente americano. Viene confermata la morte di 13 militari statunitensi, 73 feriti e 6 dispersi. 5 dei 6 dispersi saranno dichiarati morti in seguito portando il numero dei caduti a 18.
[modifica] Conclusione e conseguenze
Le pesanti perdite in vite umane avvenute in questi episodi, oltre a quelle che hanno costellato il resto della missione in Somalia, sono rese ancora più tragiche dal fallimento della missione stessa[6][7]. L'ONU non è mai realmente riuscita a far raggiungere un accordo tra le parti ad un tavolo negoziale, affidandosi alla presenza di forze sul campo per imporre la pace[8] ad un popolo privo di identità nazionale e quindi troppo facilmente strumentalizzabile da interessi interni ed esterni.
Il risultato è stato, in base a posizioni espresse da varie fonti, quello di minare ancora una volta la credibilità delle Nazioni Unite, tanto più se si considera che durante la durata della missione il Segretario, Boutros Boutros-Ghali, era africano (precisamente egiziano) ed avrebbe dovuto quindi potersi avvalere di un prestigio personale per ovvie ragioni geografiche, oltre che del peso del suo mandato; per esempio il senatore statunitense Bob Dole dichiarò dopo l'episodio ed il cambio di linea del presidente Clinton che gli Stati Uniti "what we were going to do, not Boutros-Ghali." (faremo quello che dobbiamo fare noi, non quello che dice Boutros-Ghali)[9]; inoltre i paesi coinvolti nella missione come guida (Stati Uniti in testa) sono stati visti più come potenze neo-colonialiste che come soccorritori[10].
Oltre alle interazioni esterne, il tribalismo africano e i grandissimi interessi dei signori della guerra locali legati al traffico di droga, armi e forse anche rifiuti tossici, che hanno visto tra le vittime i giornalisti italiani Ilaria Alpi e Miran Hrovatin[11][12], hanno concorso non poco a generare e mantenere una situazione di instabilità che dura tutt'ora.
L'esito infausto dell'intervento nel suo complesso e, in particolare, l'impressione suscitata nell'opinione pubblica americana dall'abbattimento dell'elicottero e dal massacro dei militari USA, sono stati probabilmente determinanti nell'atteggiamento attendista americano tenuto nei confronti del genocidio in Ruanda cinque mesi dopo, o ad Haiti o in Bosnia[13].
[modifica] Voci correlate
- Ilaria Alpi
- Battaglia del pastificio
- Black Hawk Down, film sulla battaglia
- Militari italiani caduti in missione di pace
- Col Moschin
[modifica] Altri progetti
Commons contiene file multimediali su Battaglia di Mogadiscio
[modifica] Note
- ^ red cross red cross. time magazine. «Anatomy of a Disaster», Time Magazine, 18 ottobre 1993. URL consultato in data 19 gennaio 2008.
- ^ Ambush In Mogadishu -- PBS Frontline
- ^ Black Hawk Down -- Philadelphia Inquirer
- ^ Battlefield Somalia: The Battle of Mogadishu
- ^ Sulle dichiarazioni del padre di Smith, veterano e invalido della guerra del Vietnam, vd. nytimes.com; James Smith Jr., Bronze Star with Valor Device and Oak Leaf Cluster (infoexchange.mystyc.com), nel film Black Hawk Down (2001) è interpretato da Charlie Hofheimer.
- ^ Somalia. Paese in fallimento | MENTinFUGA
- ^ Somalia, Usa: la macchia di "Restore Hope", missione fallita . URL consultato il 3 GIUGNO 2011.
- ^ La Storia siamo noi - Il caso Ilaria Alpi
- ^ Somalia: Anatomy of a Disaster - TIME
- ^ Che Cos'è Il Neocolonialismo?
- ^ Navi dei veleni, riaperte le indagini sull’omicidio Alpi – Hrovatin | Ambiente & Ambienti
- ^ http://www.serviziocentrale.it/file/pdf/Rapporto_annuale_SPRAR_Anno_2008-2009.pdf Rapporto annuale del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati
- ^ Somalia: Anatomy of a Disaster - TIME
[modifica] Bibliografia
- Bowden, Mark, Black Hawk Down: A Story of Modern War, Atlantic Monthly Press (1999)
- SGT James Patrick O'Connell, Survivor Gun Battle Mogadishu, US Army Special Forces. (New York City) (1993)
- Clarke, Walter, and Herbst, Jeffrey, editors, Learning from Somalia: The Lessons of Armed Humanitarian Intervention, Westview Press (1997)
- Gardner, Judith and el Bushra, Judy, editors, Somalia - The Untold Story: The War Through the Eyes of Somali Women, Pluto Press (2004)
- Prestowitz, Clyde, Rogue Nation: American Unilateralism and the Failure of Good Intentions, Basic Books (2003)
- Sangvic, Roger, Battle of Mogadishu: Anatomy of a Failure, School of Advanced Military Studies, U.S. Army Command and General Staff College (1998)
- Stevenson, Jonathan, Losing Mogadishu: Testing U.S. Policy in Somalia, Naval Institute Press (1995)
- Stewart, Richard W., The United States Army in Somalia, 1992-1994, United States Army Center of Military History (2003)
- Somalia: Good Intentions, Deadly Results, VHS, produced by KR Video and The Philadelphia Inquirer (1998)
[modifica] Collegamenti esterni
- 1992-1995 Somalia: quando solo il dialogo può essere costruttivo.
- Mogadiscio, 13 anni fa la strage di italiani
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