Battaglia di Mogadiscio

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Coordinate: 2°03′09″N 45°19′29″E / 2.0525, 45.32472

Battaglia di Mogadiscio
Parte Operazione Restore Hope

L'elicottero Black Hawk con codice di chiamata Super64 in volo sopra Mogadiscio il 3 ottobre 1993. Verrà abbattuto durante le fasi della battaglia
Data: 3-4 ottobre 1993
Luogo: Mogadiscio
Esito: Vittoria politica somala
Schieramenti
bandiera Nazioni Unite, in particolare:
bandiera Stati Uniti
bandiera Pakistan
bandiera Malesia
bandiera Italia
bandiera Somalia
Comandanti
bandiera Stati Uniti William F. Garrison bandiera Somalia Mohamed Farrah Aidid
Effettivi
160 Tra 2.000 e 4.000 uomini
Perdite
20 morti (19 USA), 91 feriti (85 USA), 1 prigioniero (USA, poi rilasciato) Soldati: 133 morti, più di 1.000 feriti e 21 prigioneri
Civili: Tra 200 e 500 morti, tra 3.000 e 4.000 feriti

Battaglia di Mogadiscio è il nome che, in paesi diversi, viene attribuito ad un combattimento di estese proporzioni avvenuto durante l'operazione di polizia internazionale Restore Hope in territorio della Repubblica di Somalia, che, iniziata sotto l'egida delle Nazioni Unite, ha visto accadere svariati scontri a fuoco di elevata intensità, che coinvolsero truppe statunitensi, italiane, pachistane, e di ogni nazione partecipante all'operazione.

Tra questi, tre in particolare si elevarono (per intensità e vittime) al di sopra degli altri (che costituivano il quotidiano stillicidio del popolo somalo e di chi aveva cercato di portare loro aiuto); gli ultimi due assursero al ruolo poco felice di vere e proprie battaglie, con il concorso di unità meccanizzate, centinaia di soldati e vari velivoli di appoggio da parte delle forze UNITAF, contro migliaia di miliziani armati di armi automatiche, mitragliatrici e razzi anticarro, oltre che dell'uso strumentale della popolazione civile (come scudo umano).

Indice

[modifica] Premesse

Nel 1991 la Somalia, ancora oggi scossa da gravissimi scontri interni, ma che sicuramente vedono come spettatori attivi ed interessati varie nazioni e gruppi terroristici, chiudeva il lungo periodo di potere del generale Siad Barre. Questo periodo durava dal 1969, anno nel quale un colpo di stato aveva portato una situazione di stallo politico interno, ma tuttavia anche una organizzazione sociale e statale, anche se sotto l'egida di una dittatura.

Ad essa si sostituiva un periodo di instabilità e di scontri tra varie fazioni armate su base tribale controllate da signori della guerra locali, nessuna delle quali in grado di prevalere sulle altre. Queste fazioni erano armate, spesso anche con mitragliatrici pesanti e lanciarazzi anticarro portatili come l'RPG-7, e comunque dotate di armi automatiche individuali, come il diffusissimo AK-47 Kalashnikov. Le bande si spostavano su mezzi del genere più svariato, ma in particolare su fuoristrada e pick-up ai quali veniva aggiunto un supporto per mitragliatrice o cannone senza rinculo; questi mezzi venivano definiti in gergo dalle forze ONU, tecniche (technical in inglese).

La Linea Verde, la strada di Mogadiscio usata come linea di demarcazione tra le fazioni rivali, nel gennaio 1993

Le Nazioni Unite, con la risoluzione n. 751 del 24 aprile 1992 votata dal Consiglio di Sicurezza, autorizzavano l'operazione UNOSOM I (United Nations Operation in Somalia) con 4000 militari e circa 200 civili al fine di sorvegliare una fragile tregua tra le fazioni e coadiuvare le varie organizzazioni non governative presenti. Il 3 dicembre 1992, con la risoluzione n. 794, il Consiglio di Sicurezza autorizzava l'impiego di una forza multinazionale denominata UNOSOM II, che avrebbe dovuto ripristinare la sicurezza locale e favorire l'eventuale reinsediamento di un governo legittimo; questa operazione è nota sotto il nome di Restore Hope ("Restaurare la Speranza").

Ad essa seguirono vari episodi, tra cui i tre descritti in seguito, che portarono invece le Nazioni Unite a dichiarare fallita la missione e al reimbarco dei contingenti internazionali. Il 16 dicembre 1994, su richiesta delle Nazioni Unite, gli Stati Uniti accettarono di guidare una forza multinazionale costituta al fine di permettere alle forze dell'UNOSOM ancora presenti sul territorio di raggiungere Mogadiscio e di reimbarcarsi in condizioni di sicurezza.

[modifica] La battaglia della Radio

Un veicolo dotato di arma pesante, detto tecnica, con un gruppo di miliziani somali a bordo per le strade di Mogadiscio

Il 5 giugno 1993 forze pakistane facenti parte dell'UNOSOM tentarono di occupare la sede della radio di Mogadiscio, utilizzata da una delle fazioni in lotta che faceva capo a Mohamed Farrah Aidid per diffondere proclami inneggianti alla resistenza contro le truppe ONU, descritte come "invasori". La reazione dei guerriglieri somali fu violenta e nello scontro morirono 23 militari pakistani, costringendo i restanti ad asserragliarsi all'interno della Manifattura Tabacchi. Intervenne in aiuto una forza italiana meccanizzata composta da blindati, carabinieri e paracadutisti del 9° Reggimento d'Assalto Paracadutisti Col Moschin; più con la persuasione e con la tattica che con l'uso della forza, gli italiani riuscirono a togliere i militari pakistani dalla spinosa situazione e recuperarono i cadaveri dei pakistani caduti.

[modifica] La battaglia del Pastificio

Per approfondire, vedi la voce Battaglia del Pastificio.
Un blindato leggero statunitense Cadillac Gage LAV (a sinistra) ed un blindato italiano Fiat 6614 sulla Linea Verde il 19 gennaio 1993 durante Restore Hope

Il 2 luglio 1993 forze italiane divise in due colonne meccanizzate effettuarono un rastrellamento del quartiere Haliwaa, a nord di Mogadiscio, verso vari obiettivi vicini all'ex Pastificio distrutto, vicino al quale era stato costituito un check-point denominato appunto Pasta. Secondo alcune fonti il vero scopo dell'operazione doveva essere la cattura di Aidid, ma nessuna conferma ufficiale è mai stata data dalle autorità italiane.

In seguito a gravi disordini scoppiati nella zona, con larga partecipazione da parte della popolazione locale a cui erano mischiati cecchini, la situazione precipitò al punto da richiedere rinforzi alla colonna che si trovava in prossimità del Pastificio. Alcuni mezzi blindati italiani vennero immobilizzati con razzi anticarro e solo l'intervento della colonna di soccorso, dotata di blindo pesanti con cannoni da 105mm (Centauro) e con appoggio di elicotteri, permise ai soldati sotto il fuoco di sganciarsi, con miliziani che sparavano tra la folla vociante facendosi scudo di donne e bambini.

Il conto di questa giornata di combattimenti in quella che doveva essere una missione di pace fu di 3 morti e 36 feriti da parte italiana e un numero imprecisato di miliziani e civili somali morti o feriti.

Data la vastità e la organizzazione della reazione da parte dei miliziani, sono state fatte nel quadro di una analisi approfondita supposizioni relative ad una imboscata orchestrata in seguito ad una fuga di notizie, nata all'esterno del contingente italiano; ovviamente, nessun riscontro ufficiale è disponibile a quella che rimane una illazione, per quanto credibile.[senza fonte]

[modifica] L'abbattimento dei Black Hawk

Mappa della battaglia di Mogadiscio

La più nota Battaglia di Mogadiscio è quella svoltasi il 3 ottobre 1993 in un quartiere della città quando un gruppo della Delta Force statunitense inseritosi con elicotteri, appoggiato da oltre 140 Rangers dell'Esercito, tentò, riuscendovi, di catturare degli alti esponenti di una fazione in lotta.

Durante la fase di sganciamento, un elicottero MH60 Black Hawk da trasporto truppe fu abbattuto da un razzo anticarro di tipo RPG-7 (Rocket Propelled Grenade), costringendo gli statunitensi all'invio di una forza di soccorso; inoltre la colonna a terra con i prigionieri veniva attaccata a più riprese lungo il percorso dai miliziani somali.

Nella fase di recupero dell'equipaggio del primo elicottero, un secondo Black Hawk, pilotato dal CWO (Chief Warrant Officer, un grado americano assimilato quasi a quello di ufficiale ma inferiore a quello di O-1 e al corrispondente NATO OF-1) Mike Durant, veniva abbattuto costringendo ad una operazione in grande stile che coinvolgeva anche truppe pakistane e malesi; a difesa dell'equipaggio si offrirono due membri della Delta Force, SFC Randy Shughart e MSG Gary Gordon, (decorati con la Medal of Honor del Congresso degli Stati Uniti alla memoria), che si calarono da uno degli elicotteri in volo e morirono durante i combattimenti mentre Durant venne catturato dai somali. Infine, un terzo Black Hawk con a bordo una squadra di recupero fu colpito e costretto ad un atterraggio di emergenza al Porto Nuovo. Calata la notte, le diverse squadre a terra si trincerarono in diversi edifici della città in attesa dei soccorsi, mentre gli elicotteri pattugliavano il cielo scoraggiando attacchi in massa. Nessun aiuto fu chiesto per l'occasione al contingente italiano, che pure disponeva di carri M60 ed elicotteri d'attacco corazzati A129 Mangusta, forse per le divergenze occorse nelle precedenti operazioni, comprese le polemiche dopo la battaglia del Pastificio. Quando la colonna di soccorso, il giorno dopo, si mosse, sui mezzi non vi era posto per tutti e, anche a causa delle incomprensioni dovute alla lingua, oltre che allo stress dei guidatori, i mezzi si avviarono ad una velocità tale da non consentire alle truppe a piedi di tenere il passo, rendendoli ancora bersaglio dei miliziani somali fino al loro rientro nello stadio, base delle operazioni pachistane e posto di pronto soccorso. Quella che era iniziata come una veloce operazione di incursori divenne una cruenta battaglia campale durata due giorni, alla fine della quale gli statunitensi contarono 18 morti, ed un diciannovesimo soldato che sarebbe deceduto di lì a poco all'ospedale di Ramstein (Germania), e un alto numero di feriti, e sono stimati in oltre un migliaio i morti tra miliziani e civili somali.

Una immagine di Michel Durant nel 2002

Durant, unico supersite dell'equipaggio del secondo elicottero, venne restituito dopo alcuni giorni ai suoi connazionali.

In parte, gli statunitensi affrontarono inizialmente l'operazione con sufficienza; per esempio vennero lasciati al campo base i visori notturni, che invece sarebbero stati utilissimi, ed inoltre gli altri contingenti vennero informati solo ad emergenza avvenuta, anche se ciò potrebbe essere giustificabile come misura contro la fuga di notizie; questo comportò un ritardo nella partenza della colonna blindata pakistana di soccorso; da notare come gli statunitensi non avessero in quella fase, veicoli corazzati in Somalia, per scelta politica. Difficile dare un giudizio definitivo sull'esito dei combattimenti: di certo i guerriglieri somali avevano a loro favore la conoscenza del territorio e un numero soverchiante; le forze americane, d'altra parte, poterono contare su un'incalcolabile superiorità di mezzi e tecnologia.

Di certo l'immagine di professionalità dei reparti speciali USA fu messa a dura prova da quegli eventi: un veloce blitz divenne nei fatti una sanguinosa battaglia urbana con un elevatissimo numero di morti civili. Secondo le fonti ospedaliere locali, la gran parte delle vittime somale furono civili disarmati che affollavano in gran numero le strade della zona.

L'epilogo della vicenda fu scioccante per i Mass Media occidentali: i corpi denudati e straziati di alcuni soldati USA non recuperati dai compagni, furono esibiti per le strade di Mogadiscio e restituiti ai connazionali solo alcuni giorni dopo.

Da questa vicenda è stato tratto il celebre film di Ridley Scott Black Hawk Down, nel quale, per semplicità, a Mike Durant viene dato il grado di tenente.

[modifica] Conclusione e conseguenze

Le pesanti perdite in vite umane avvenute in questi episodi, oltre a quelle che hanno costellato il resto della missione in Somalia, sono rese ancora più tragiche dal fallimento della missione stessa. L'ONU non è mai realmente riuscito a far raggiungere un accordo tra le parti ad un tavolo negoziale, affidandosi alla presenza di forze sul campo per imporre la pace ad un popolo privo di identità nazionale e quindi troppo facilmente strumentalizzabile da interessi interni ed esterni.

Il risultato è stato, in base a posizioni espresse da varie fonti, quello di minare ancora una volta la credibilità delle Nazioni Unite, tanto più se si considera che durante la durata della missione il Segretario, Boutros Boutros-Ghali, era africano (precisamente egiziano) ed avrebbe dovuto quindi potersi avvalere di un prestigio personale per ovvie ragioni geografiche, oltre che del peso del suo mandato; inoltre i paesi coinvolti nella missione come guida (Stati Uniti ed Italia in testa) sono stati visti più come potenze neo-colonialiste che come soccorritori.

Oltre alle interazioni esterne, il tribalismo africano e i grandissimi interessi dei signori della guerra locali legati al traffico di droga, armi e forse anche rifiuti tossici hanno concorso non poco a generare e mantenere una situazione di instabilità che dura tutt'ora.

L'esito infausto dell'intervento nel suo complesso e, in particolare, l'impressione suscitata nell'opinione pubblica americana dall'abbattimento dell'elicottero e dal massacro dei militari USA, sono stati probabilmente determinanti nell'atteggiamento attendista americano tenuto nei confronti del genocidio in Ruanda cinque mesi dopo.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

  • guerra Portale Guerra: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di guerra
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