UNOSOM II

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L'UNOSOM II (United Nations Operation in Somalia) è stata la seconda fase dell'intervento ONU in Somalia. Protrattasi dal marzo 1993 al marzo 1995, UNOSOM II fu il proseguimento della UNITAF (missione sotto il controllo statunitense, ma sancita dall'ONU), che a sua volta aveva sostituito l'infruttuosa UNOSOM I. Tutti e tre questi interventi si prefiggevano l'obiettivo di creare un cordone di sicurezza attorno agli aiuti umanitari condotti per arginare la carestia dilagante nel paese e la condizione di anarchia.

L'intervento UNOSOM II è tristemente famoso per la battaglia di Mogadiscio e l'abbattimento di due elicotteri statunitensi Black Hawk.

Di fronte alle notizie di numerose morti di soldati e alle riprese filmate dei soldati americani trascinati per le strade di Mogadiscio, con l'opinione pubblica americana che si mostrava contraria alla partecipazione attiva alla missione UNOSOM, il Presidente degli Stati Uniti Bill Clinton decise il ritiro delle forze americane, fissando la data del 31 marzo 1994 come termine ultimo per completare il loro ritiro. Anche altre nazioni, come Belgio, Francia e Svezia decisero di ritirare le proprie truppe.

Nei primi mesi del 1994 il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite fissò a marzo 1995 il termine per la fine della missione. Vennero anche stabiliti, nei mesi successivi, vari colloqui di riconciliazione, che prevedevano un cessate il fuoco, il disarmo delle milizie e una conferenza per nominare un nuovo governo. Tuttavia, i preparativi per una conferenza di pace vennero ripetutamente rinviati e molti leader delle fazioni in lotta ignorarono gli accordi. Senza un reale progresso delle trattative e con il venir meno del sostegno da parte delle nazioni che partecipavano ad UNOSOM la missione ebbe termine nel mese di marzo 1995.

Operazione United Shield[modifica | modifica sorgente]

Dopo la decisione di porre fine alla missione di pace delle Nazioni Unite, le operazioni di evacuazione del restante personale presero il nome di Operazione United Shield, la quale si svolse tra gennaio e marzo 1995. Le truppe rimaste da evacuare erano costituite da americani, egiziani e pakistani, dato che i soldati indiani, malesi e dello Zimbabwe, avevano abbandonato la missione sin dalla fine del 1994. Per coprire le operazioni di ritiro furono impiegati 4000 soldati americani ed una coalizione aeronavale, dispiegata nell'Oceano Indiano, composta da unità navali americane, italiane, pakistane, francesi, inglesi e malesi.

L'Italia inviò 5 navi, 21 velivoli e 2.106 uomini, con il 26º Gruppo Navale composto dalle LPD San Giorgio e San Marco, dal rifornitore Stromboli, della fregata Libeccio come scorta (con 2 elicotteri AB-212 ASW) e dalla portaerei leggera Garibaldi[1] (dal cui ponte di volo operarono 5 caccia tra AV-8B e AV-8B+, 2 SH-3D, 4 AB-212 NLA e 4 A-129 Mangusta). Agli equipaggi delle unità navali si aggiungevano 198 tra paracadutisti e cavalleggeri dell'esercito, 320 uomini del battaglione San Marco e 30 incursori del Comsubin.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Garibaldi - Portaerei leggera STOVL. URL consultato il 05-12-2008.

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