Ali Mahdi Mohamed

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Ali Mahdi Mohamed

Presidente della Somalia
Durata mandato 26 gennaio 1991 –
15 giugno 1995
Predecessore Siad Barre
Successore vacante, dal 2000 Abdiqasim Salad Hassan

Dati generali
Partito politico Congresso della Somalia Unita

Ali Mahdi Mohamed (Giohar, 1938) è un politico somalo, presidente della Somalia dal gennaio del 1991 al giugno del 1995.

Carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Mahdi era membro del Congresso della Somalia Unita (in inglese United Somali Congress, USC), ed al suo interno era il principale esponente della cabila degli Abgal. L'USC fu fondamentale per l'abbattimento della dittatura del generale Siad Barre, che dal 1969 governava il paese e fu rovesciato nel gennaio del 1991 dal generale, nonché membro dell'USC Mohammed Farah Aidid. Caduta la dittatura, l'USC scelse Mahdi come Presidente ad interim fino al 28 febbraio 1991, quando in una conferenza avrebbero dovuto riunirsi i principali capi militari e tribali per scegliere un nuovo leader politico nazionale. Aidid si oppose però alla scelta dell'USC, ed iniziò un'opposizione armata al nuovo governo di Mahdi con l'aiuto della sua tribù, gli Habr Ghedir. A peggiorare la situazione, il Somaliland proclamò la propria indipendenza il 18 maggio 1991, accentuando così il processo di decentralizzazione e disintegrazione dello stato somalo. La caduta di Siad Barre precipitò la Somalia nella confusione ed il governo di Mahdi, benché internazionalmente riconosciuto, non riuscì a riportare l'ordine e di fatto non esercitò alcun potere su quasi tutto il paese: la Somalia cadde nell'anarchia in cui si trova ancora oggi, ed iniziò la Guerra civile somala, tuttora in corso. Il potere passò nelle mani di signori della guerra, gruppi separatisti e tribù, che lo esercitarono su base locale[1] .

Tra il 15 ed il 21 luglio del 1991 il governo del Gibuti tenne una conferenza di pace, la prima che abbia cercato di porre fine al conflitto somalo. La conferenza confermò come Presidente della Repubblica Mahdi il quale, forte della legittimazione così ricevuta, continuò ad essere riconosciuto internazionalmente fino al 1995. Aidid, insoddisfatto del risultato, intensificò la lotta armata, rendendo i mesi successivi i più violenti della guerra civile.

Lo scontro tra Aidid e Mahdi proseguì nel periodo 1992-95, durante le missioni Onu (UNOSOM I, UNOSOM II e UNITAF), il cui principale obiettivo era Aidid, nonché il salvataggio della popolazione civile stremata dalla violenza delle sue milizie. Mahdi accolse le forze internazionali, consegnando loro gran parte delle armi a sua disposizione. Le missioni internazionali si risolsero in un nulla di fatto e non riuscirono a fermare Aidid, il quale il 15 giugno 1995 si proclamò Presidente della Somalia. Il potere di Aidid, che peraltro sarebbe stato ucciso l'anno successivo, non fu mai riconosciuto, e la Somalia rimase ufficialmente senza alcun presidente o governo fino al 2000, con l'insediamento di Abdiqasim Salad Hassan.

Dopo la cessazione dalla carica di Presidente ed il contestuale inizio della presidenza non riconosciuta di Aidid, Mahdi continuò a combatterne le milizie, e con successo ne indebolì con una guerriglia permanente il controllo sul paese. Anche dopo la morte di Aidid le forze di Mahdi proseguirono nell'attaccarne i miliziani, ora guidati dal figlio Hussein Mohammed Farah, che dopo la morte del padre si era proclamato Presidente, anch'egli senza riconoscimento internazionale. Il 17 dicembre 1996 gli uomini di Mahdi attaccarono il quartier generale di Hussein a Mogadiscio, e dopo cinque giorni di combattimenti i morti furono 135[2]. Questi scontri terminarono solo il 30 marzo 1998, quando i due signori della guerra stabilirono la pace spartendosi il controllo su Mogadiscio[2].

Alla nuova conferenza di pace di Gibuti del 2000 Abdiqasim Salad Hassan, cugino di Aidid, fu eletto Presidente del nuovo Governo Nazionale di Transizione (Transitional National Government, TNG) battendo proprio Mahdi, il quale in un solenne discorso affermò che avrebbe rispettato il risultato delle elezioni e avrebbe cooperato col nuovo governo, e così fece. Nella conferenza stessa peraltro Mahdi fu eletto parlamentare, e rimase in carica fino al 2004, anno del passaggio al Governo Federale di Transizione. Da allora non ha avuto incarichi politici.

Attualmente vive fuori da Mogadiscio.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Somalia: Some key actors in the transitional process, IRIN, 6 maggio 2005. URL consultato il 7 febbraio 2007.
  2. ^ a b Timeline Somalia Timelines.ws

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]