Gibuti

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Gibuti
Gibuti – Bandiera Gibuti - Stemma
(dettagli) (dettagli)
Gibuti - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome completo Repubblica di Gibuti
Nome ufficiale جمهورية جيبوتي
Jumhuriya Jibuti, République de Djibouti
Lingue ufficiali arabo, francese
Capitale Gibuti  (400.000 ab. / 2007)
Politica
Forma di governo Repubblica
Capo di Stato Ismail Omar Guelleh
Capo di Governo Dileita Mohamed Dileita
Indipendenza 27 giugno 1977 (riconosciuta)
1º agosto 1977 (dichiarata)
14 giugno 1994 (completata)
Ingresso nell'ONU 20 settembre 1977
Superficie
Totale 23.000 km² (147º)
 % delle acque 0 %
Popolazione
Totale 888.716 ab. (2012) (155º)
Densità 33 ab./km²
Tasso di crescita 2,285% (2012)[1]
Geografia
Continente Africa
Confini Eritrea, Etiopia, Somalia
Fuso orario UTC +3
Economia
Valuta Franco gibutiano
PIL (nominale) 1 354[2] milioni di $ (2012) (169º)
PIL pro capite (nominale) 1 523 $ (2012) (141º)
PIL (PPA) 2 354 milioni di $ (2012) (168º)
PIL pro capite (PPA) 2 648 $ (2012) (143º)
ISU (2011) 0,430 (basso) (165º)
Fecondità 3,7 (2011)[3]
Varie
Codici ISO 3166 DJ, DJI, 262
TLD .dj
Prefisso tel. +253
Sigla autom. DJI
Inno nazionale Inno nazionale di Gibuti
Festa nazionale
Gibuti - Mappa
 

Coordinate: 11°48′N 42°26′E / 11.8°N 42.433333°E11.8; 42.433333

La Repubblica di Gibuti (in arabo: جيبوتي, Djibouti alla francese) è uno Stato dell'Africa Orientale, posta all'estremità meridionale del Mar Rosso, presso lo stretto di Bab el-Mandeb ed è situata nel Corno d'Africa. Gibuti confina con l'Eritrea a nord, l'Etiopia ad ovest e a sud, con la Somalia a sud-est. Il resto dei confini è bagnato dal Mar Rosso e dal Golfo di Aden. Lo Yemen, nella penisola araba, è a soli 20 km dalla costa del Gibuti.

La popolazione del Gibuti ammonta a circa 800,000 abitanti ed ha una composizione multietnica, anche se con netta prevalenza di somali e Afar. La religione predominante è l'islam, professato da oltre il 90% dei gibutiani.

Ex colonia francese, il Gibuti ha raggiunto l'indipendenza nel 1977; lingue ufficiali sono l'arabo ed il francese.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Intorno all'825 d.C. l'islam si diffuse in una regione all'epoca utilizzata per far pascolare il bestiame da diverse tribù, fra cui gli afar dell'Etiopia orientale e gli issa della Somalia. I commercianti arabi controllarono la regione fino al XVI secolo. Quando nel 1862 giunsero i francesi con l'obiettivo di controbilanciare la presenza britannica ad Aden, i sultani di Afar di Obock e Tagiura, che controllavano la zona sull'altro lato dello stretto di Bab el-Mandeb, la vendettero ai francesi per 10.000 talleri, che la rinominarono Somalia Francese.

Nel 1888 i francesi incominciarono a costruire la città di Gibuti sulla costa meridionale del Golfo di Tagiura, una regione abitata in prevalenza da somali. Iniziava così a prendere forma la Somalia francese e Gibuti divenne ben presto lo sbocco marittimo ufficiale dell'Etiopia e la ferrovia Gibuti-Addis Abeba, costruita dai francesi, fu estremamente importante per gli etiopi, sia dal punto di vista strategico sia da quello commerciale. Per anni vi fu di stanza la Legione straniera francese.

Nel 1949 vi furono le prime dimostrazioni da parte degli Issa, che chiedevano la riunificazione delle terre somale in mano agli italiani, agli inglesi e ai francesi e l'espulsione di tutte le potenze coloniali. Gli afar appoggiarono i francesi, che naturalmente li favorirono affidando il governo locale ad Ali Aref e altri afar. La maggioranza del 60% che nel 1967 si espresse a favore del governo francese fu in gran parte determinata dalla massiccia espulsione di somali dal Paese e dall'arresto dei leader dell'opposizione e provocò tumulti e sommosse popolari nella capitale. Le autorità coloniali si resero conto che qualcosa andava fatto e nel tentativo di sedare i manifestanti, cambiarono il nome della colonia in Territorio francese degli Afar e degli Issa. Ma il Paese era ormai diventato un vespaio e nei primi anni settanta venne attaccato dal Fronte di Liberazione della Costa Somala, cui avevano aderito molti degli espulsi dalla colonia.

Indipendenza dalla Francia e storia recente[modifica | modifica wikitesto]

In seguito a ulteriori dimostrazioni a sostegno dell'opposizione, nel 1976 Ali Aref fu costretto a dare le dimissioni e con grande riluttanza l'anno seguente, il 27 giugno 1977, la Francia concesse a Gibuti l'indipendenza. Le prime elezioni decretarono la vittoria della Lega Popolare per il Progresso (RPP) e Hassan Gouled Aptidon, capo del partito, divenne il nuovo presidente. Gibuti è stata l'ultima colonia francese nel continente africano a ottenere l'indipendenza.

Nei primi anni novanta si è scatenata una guerra civile fomentata dagli afar, che è terminata grazie all'accordo di pace raggiunto nel 1994.

La pace durò poco, perché in seguito all'arresto e alla messa in detenzione di diversi esponenti dell'opposizione politica da parte del presidente Hassan Gouled Aptidon, nel 1996 riprese il conflitto tra le due fazioni politiche.

Hassan Gouled Aptidon rimase in carica fino al 1999 anno in cui fu sconfitto alle elezioni da Ismail Omar Guelleh.

La 13ª Mezza brigata della Legione Straniera (13ª DBLE; 740 uomini di cui 580 della Legione) è stata dislocata a Gibuti dal 1962 al 2011, quando si è trasferita ad Abu Dhabi. A Gibuti comunque l'Armée française mantiene una base interarmi con 2.162 uomini, 7 caccia Dassault Mirage 2000, 1 aereo da trasporto Transall C-160, 8 elicotteri e 12 blindati AMX-10RC.

Nel 2001 il governo del Gibuti ha concesso l'ex base militare francese di Camp Lemonnier al comando centrale USA (United States Central Command) per le operazioni della Combined Joint Task Force - Horn of Africa (CJTF-HOA) nel contesto dell'Operazione Enduring Freedom - Corno d'Africa. Nel 2009 il comando è stato trasferito ad AFRICOM.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Geografia di Gibuti.

Morfologia[modifica | modifica wikitesto]

Il paese occupa una zona strategica nel corno d'Africa vista la vicinanza delle coste gibutiane alla penisola arabica.

La costa, punteggiata per molti chilometri da barriere coralline, si incunea profondamente nel golfo di Tagiura, venendo quasi a toccare la depressione dove si trova il lago Assal.

Nel nord, in corrispondenza con il confine con Etiopia ed Eritrea, si trova Moussa Ali che con i suoi 2063 metri è il rilievo montuoso più alto del paese.

In generale la morfologia del territorio è irregolare: a cime che raggiungono i 2.000 m s.l.m. si alternano profonde depressioni.

Poiché il clima è caldo e secco, non vi sono fiumi permanenti, ma solo alcuni wadi (o widyan), e la vegetazione è composta da steppe e rade boscaglie. Il 90% circa del territorio è coperto dal deserto.

Idrografia[modifica | modifica wikitesto]

Ci sono dei fiumi, ma non riescono a sfociare in mare a causa del clima caldo e secco che contribuisce al loro prematuro prosciugamento.

Al confine con l'Etiopia vi è l'endoreico lago Abbe di 450 km². dei quali circa il 75% di specchio d'acqua e 25% di deserto salino.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Il clima è caldo e secco soprattutto nella capitale e nelle località non montuose. La temperatura varia tra 20 °C a 49 °C all'ombra. I mesi più caldi sono da maggio ad agosto, (35-49 °C) circa. Negli altri mesi da settembre ad aprile si registra una temperatura tra 20 °C e 35 °C circa.

Popolazione[modifica | modifica wikitesto]

La città di Gibuti

Demografia[modifica | modifica wikitesto]

Secondo una stima del 2013 Gibuti ha una popolazione totale di 792,198 abitanti[4], di cui il 76% vive in centri urbani ed il resto si dedica alla pastorizia. La popolazione è in costante e pronunciato aumento, con un tasso di crescita superiore al 2% annuo. Inoltre la popolazione è concentrata soprattutto nella capitale, che nel 2012 ha raggiunto i 600,000 abitanti, circa i tre quarti di quelli complessivi. La bassa densità di popolazione (37,2 ab. km².) è quindi da considerare lontana dalla realtà, vista la concentrazione di abitanti nella capitale.

Etnie[modifica | modifica wikitesto]

I due principali gruppi etnici del paese sono i somali (60%), quasi tutti del clan degli Issa, e gli Afar (35%). Il resto della popolazione è composto da esigue minoranze di origine araba, etiope ed europea, quest'ultima per lo più francese ed italiana[4].

Lingue[modifica | modifica wikitesto]

Le lingue ufficiali del Gibuti sono l'arabo e il francese[5]. L'arabo ha grande importanza sociale, culturale e religiosa dato che il paese ha una consolidata tradizione islamica; il francese, prodotto del periodo coloniale, è soprattutto la lingua utilizzata nell'istruzione. Diffusi, ed anzi parlati come prima lingua dalle rispettive etnie, sono anche il somalo presso gli Issa e l'Afar presso l'omonima popolazione; entrambe sono lingue cuscite.

Religioni[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa cattolica in Gibuti.
Moschea nella città di Gibuti

Il 94% della popolazione è di religione islamica, mentre il restante 6% professa il Cristianesimo nelle sue varie forme[4]; i cattolici sono circa 7,000[6]. La divisione religiosa della popolazione ha origine in quella etnica. Infatti a praticare l'islam sono i somali, gli Afar e la minoranza araba, invece la religione cristiana è professata quasi soltanto da etiopi ed europei, il cui ammontare sulla popolazione totale è infatti di poco inferiore al 6% di cristiani gibutiani.

La Costituzione dichiara l'islam religione di Stato, ma al contempo riconosce espressamente la libertà religiosa e l'uguaglianza dei cittadini indipendentemente dalla loro confessione religiosa. La professione di fedi diverse da quella islamica è tollerata ed i rapporti tra le comunità religiose sono pacifici. Tuttavia l'opera di proselitismo cristiano verso i musulmani non è consentita, ed il Codice del diritto di famiglia vieta alle donne di sposare uomini che non siano musulmani. Legalmente, i musulmani hanno il diritto di sposare donne di altre fedi e convertirsi ad altre religioni, ma non lo fanno quasi mai. In particolare gli islamici non si convertono o hanno paura di farlo per paura delle possibili reazioni delle proprie famiglie o clan, o comunque di essere perseguitati. Le pressioni sui conversi per tornare all'islam spesso sono forti[7].

Ordinamento dello stato[modifica | modifica wikitesto]

Il Gibuti è una repubblica di tipo semipresidenziale in cui il potere esecutivo è conferito al governo, guidato dal Presidente della Repubblica. Il Presidente è il Capo dello Stato ed il Comandante in Capo delle Forze Armate, e condivide il potere esecutivo con il Primo Ministro da lui nominato, che presiede il Consiglio dei Ministri.

Edificio dell'Assemblea Nazionale, il Parlamento gibutiano.

Il potere legislativo è attribuito ad un Parlamento monocamerale, l'Assemblea Nazionale (prima denominata Camera dei deputati), composta da 65 membri che sono eletti a suffragio universale diretto. Dal 1999 il Presidente della Repubblica è Ismail Omar Guelleh, mentre il Primo Ministro è dal 2001 Dileita Mohamed Dileita; il primo appartiene al clan somalo degli Issa, il secondo all'etnia Afar.

Il partito dominante sulla scena politica del paese è la Lega Popolare per il Progresso, formazione politica di governo.

Suddivisioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Le regioni di Gibuti.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Regioni di Gibuti e Distretti di Gibuti.

Come primo livello amministrativo Gibuti è diviso in cinque regioni amministrative e una città; infatti la capitale, Gibuti ha uno status autonomo.

Le regioni di Gibuti sono:

Come secondo livello amministrativo sono state creati 11 distretti, alcuni dei quali compresi in diverse regioni.

Città principali[modifica | modifica wikitesto]

L'unica città di grandi dimensioni è la capitale Gibuti, che con i suoi oltre 600,000 abitanti assorbe circa i 3/4 della popolazione totale del paese. Le uniche altre città degne di nota sono i capoluoghi omonimi delle 5 regioni sopra elencate, tutti comunque ben al di sotto dei 100,000 abitanti. Di una certa dimensione è Ali Sabieh, seconda città del paese con più di 70,000 abitanti.

Sistema sanitario[modifica | modifica wikitesto]

Il sistema sanitario gibutiano è in condizioni precarie, benché abbia registrato negli ultimi anni alcuni significativi progressi. Il Gibuti spende in media ogni anno il 7% del PIL nella sanità[4].

L'aspettativa di vita è di 62 anni, 59 per gli uomini 64 per le donne; la mortalità infantile, in costante decrescita, si attesta al 2010 sui 53 morti ogni 1,000 nati vivi. La malaria e la tubercolosi sono endemiche ed il contrasto a queste malattie è il primo obiettivo del governo in materia sanitaria. L'AIDS non è diffuso in misura allarmante, ma comunque è un problema abbastanza serio, in quanto colpisce più del 2% della popolazione adulta[4]. Il vero problema è la scarsa diffusione del sistema sanitario sul territorio: il Gibuti ha meno di un medico e un solo letto negli ospedali ogni 1,000 abitanti[4]. Ciò è dovuto al fatto che la sanità non è riuscita a svilupparsi tenendosi al passo con la tumultuosa e continua crescita della popolazione.

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

L'istruzione è la priorità del governo gibutiano, che nel 2009 ha speso il 20,5% delle sue risorse per il sistema scolastico[8].

Al momento dell'indipendenza il sistema educativo gibutiano era ancora quello coloniale introdotto dalla Francia, elitario e rivolto ad una base ristretta di studenti. Dalla fine degli anni '90 il governo ha iniziato a riformare l'ordinamento scolastico ed universitario per modernizzarlo ed estenderlo quanto più possibile a tutto il paese. La legge che ha introdotto il nuovo sistema scolastico è stata approvata dal Parlamento nell'agosto 2000, e prevede 5 anni di scuola primaria, 4 di scuola media e 3 di scuole superiori. Inoltre la legge ha individuato le zone maggiormente bisognose di un miglioramento del sistema educativo, stabilendo anche le strategie da adottare per risolverne i problemi[8].

I risultati della riforma sono stati decisamente buoni: i livelli di iscrizioni scolastiche e frequenza sono aumentati nel primo decennio del Duemila, e il tasso di alfabetizzazione raggiunge attualmente il 70%, ottimo dato per un paese sottosviluppato. Il governo si è anche concentrato sullo sviluppo delle infrastrutture e sulla fornitura di materiale didattico, costruendo nuove scuole e distribuendo un maggior numero di libri di testo. Ancora oggi il francese è la principale lingua utilizzata nell'istruzione.

La principale università del paese è l'Università di Gibuti.

Forze armate[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Forze armate gibutiane.
Soldati del Gibuti durante un'esercitazione nel 2008

Il Gibuti ha proprie forze armate, che si dividono in quattro branche: Esercito, Marina, Aeronautica e Gendarmeria Nazionale. Nel complesso, il personale delle Forze Armate ammonta a 16962 unità[9].

Il primo conflitto combattuto dalle truppe del paese è stato la Guerra civile gibutiana tra il governo centrale, retto dal clan somalo degli Issa e supportato dalla Francia, ed il Fronte per la Restaurazione dell'Unità e della Democrazia (FRUD), rappresentativo dell'etnia Afar, la seconda del paese, fino ad allora politicamente emarginata ed estromessa dal potere. La guerra iniziò nel 1991 e terminò nel 1994, anche se alcune frange ribelli più estremiste rimasero attive fino al 2001. La vittoria andò al governo, ma il FRUD comunque firmò con esso un accordo di pace, divenne un partito politico e da allora appoggia apertamente alle elezioni lo storico partito di governo degli Issa, la Lega Popolare per il Progresso.

L'altra guerra finora combattuta dalle forze del Gibuti è stata quella con l'Eritrea del 2008, in cui i due paesi si sono contesi la penisola di Ras Doumeira, striscia desertica al confine tra i due Stati, formalmente appartenente al Gibuti ma reclamata dall'Eritrea. Militarmente nessuno dei due Stati è riuscito a prevalere, comunque l'Eritrea ha ritirato le proprie truppe da Ras Doumeira ed entrambe le parti hanno affidato la risoluzione della questione alla mediazione del Qatar, che attualmente mantiene in loco le sue forze di peacekeeping per monitorare la zona.

Politica[modifica | modifica wikitesto]

Politica interna[modifica | modifica wikitesto]

Il Presidente del Gibuti Ismail Omar Guelleh

Il sistema politico gibutiano è da sempre dominato da un unico partito, la Lega Popolare per il Progresso fondata nel 1979 da Hassan Gouled Aptidon, primo Presidente del Paese. Ininterrottamente al potere dall'indipendenza, cioè dal 1977, Aptidon nel 1999 ha passato la mano a suo nipote Ismail Omar Guelleh, tuttora Presidente in carica.

La Lega è egemonizzata dagli Issa e dagli altri clan somali che abitano il paese e ne costituiscono la maggioranza etnica; gode attualmente anche dell'appoggio de partito degli Afar, il Fronte per la Restaurazione dell'Unità e della Democrazia (FRUD). Il partito controlla il governo ed il Parlamento; esistono partiti d'opposizione, ai quali sono concesse alcune libertà, ma che hanno boicottato le elezioni del 2005 e del 2008 denunciando il controllo governativo sui media e le persecuzioni a danno dei propri candidati. Nel 2011 Guelleh è stato nuovamente riconfermato alle urne, conquistando l'80% dei voti[10][11]. Ancora una volta l'opposizione ha boicottato le elezioni, peraltro giudicate dagli osservatori internazionali libere e pulite[12][13].

All'inizio del 2011 nel paese ha avuto luogo una serie di proteste contro Guelleh ed il suo governo, nel clima della Primavera Araba. Le dimostrazioni, presto terminate, no hanno impedito la schiacciante vittoria elettorale di Guelleh pochi mesi dopo.

Politica estera[modifica | modifica wikitesto]

Il Gibuti fa parte dal 1977 dell'ONU, dell'Unione Africana e della Lega Araba. Il Paese appartiene dal 1986 all'Autorità intergovernativa per lo sviluppo, organizzazione politico-commerciale formata dai paesi del Corno d'Africa che ha la sua sede proprio nella città di Gibuti.

Nonostante le piccole dimensioni, la scarsa popolazione e la modesta forza economica, Gibuti non ha rinunciato a giocare un ruolo attivo nello scenario politico del Corno d'Africa e, in misura minore, su quello internazionale. Gibuti ha sempre mantenuto buone relazioni con l'Etiopia, con la quale il piccolo paese intrattiene rapporti commerciali fondamentali per la propria economia. Meno cordiali sono i rapporti con l'Eritrea. Nella guerra tra Eritrea ed Etiopia del 1998-2000 Gibuti non intervenne militarmente e non sostenne formalmente alcuna delle fazioni belligeranti, ma interruppe le relazioni diplomatiche con l'Eritrea per tutta la durata del conflitto, ristabilendole solo alla sua conclusione. Subito dopo la fine della guerra ed il riallacciamento dei rapporti la situazione migliorò, ma nel 2008 Gibuti ed Eritrea sono stati brevemente in guerra per contendersi la penisola desertica di Ras Doumeira.

In quanto sede dell'IGAD, il Gibuti è stato coinvolto a più riprese nel processo di pace volto a porre fine alla guerra civile somala. La città gibutiana di Arta ha ospitato nel 2000 la conferenza di pace che ha dato vita al Governo Nazionale di Transizione somalo; inoltre il paese ha accolto tra il 2008 ed il 2009 i colloqui tra il Governo Federale di Transizione e gli islamisti moderati dell'Alleanza per la ri-liberazione della Somalia, finalizzati alla formazione, avvenuta poco dopo, di un governo di coalizione. Il Gibuti nel 2011 è anche entrato a far parte dell'AMISOM e ha stretto relazioni di cooperazione con le istituzioni somale (da ricordare che il 60% dei gibutiani è di etnia somala). Nel 2012 è nato il Governo Federale della Somalia, ed una delegazione di Gibuti ha assistito alla cerimonia di insediamento del nuovo Presidente Hassan Sheikh Mohamud. Gibuti

Con l'ex madrepatria Francia il Gibuti ha fin dall'indipendenza accordi economico-militari che forniscono al paese assistenza in materia di sicurezza e sviluppo. I due paesi sono sempre stati in rapporti amichevoli; la Francia ha sempre avuto dall'indipendenza una presenza militare nella sua ex colonia e la mantiene tuttora. Negli ultimi anni il Gibuti ha rafforzato sempre di più i propri stretti legami con gli Stati Uniti, che negli ultimi 15 anni sono stati i principali fornitori di aiuti al piccolo paese africano. Gli USA hanno attuato programmi di assistenza economica, umanitaria, sanitaria, militare ed educativa. Parallelamente, il governo gibutiano è stato fin dagli anni novanta molto vicino agli Stati uniti e ad altri paesi occidentali nel tentativo di ostacolare la diffusione del fondamentalismo islamico nel Corno d'Africa. Questo più deciso avvicinamento all'occidente è stato evidente nella Prima Guerra del Golfo e si è consolidato dopo gli Attentati dell'11 settembre 2001, che hanno reso il paese alleato degli Stati uniti nella Guerra al terrorismo. Il Gibuti ha permesso alle truppe statunitensi e di altri alleati occidentali di utilizzare il porto e l'aeroporto di Gibuti, e l'ex base della Legione straniera francese di Camp Lemonnier ospita dal 2002 i militari statunitensi. L'attuale Presidente Guelleh ha anch'egli sempre espresso posizioni molto forti contro il terrorismo di matrice islamista.

Il 23 ottobre 2013 è stata inaugurata la prima base anti pirateria italiana a Gibuti, fatto che ha suscitato polemiche in quanto il suo finanziamento è stato legittimato dal decreto dell’ottobre 2012 denominato "Ulteriori misure per la crescita del Paese" e perché il Parlamento Italiano non era stato messo al corrente di tali intenzioni (l'accordo tra il Ministro degli Esteri di Gibuti Mahmoud Ali Youssouf ed un rappresentante del Ministero della difesa italiano per la costruzione di una base militare italiana in quella enclave del Corno d'Africa risale all'8 luglio 2012)[14][15][16][17].

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Il Gibuti è un paese povero, con un Indice di Sviluppo Umano su livelli bassi, denotanti la cattiva qualità della vita in cui versa la popolazione. Comunque l'economia ha registrato a partire dal XXI secolo una crescita stabile e considerevole, con un tasso di crescita del PIL del 4,8% nel 2012 e su livelli analoghi negli anni immediatamente precedenti. Il sistema economico-finanziario è riuscito a riprendersi velocemente dagli ingenti danni provocati dalla guerra civile all'inizio degli anni Novanta. Il PIL, a parità di potere d'acquisto, della repubblica ammonta nel 2012 a 2.354 milioni di dollari, corrispondenti a 2.648 dollari pro-capite[2], il più alto del Corno d'Africa. La valuta nazionale è il franco gibutiano, emesso dalla Banca Centrale del Gibuti, autorità monetaria del paese. Da quando è agganciato al dollaro statunitense, il franco gibutiano è una moneta stabile e l'inflazione è contenuta, con un tasso che si attesta a poco più del 4% nel 2012. Ciò ha contribuito ad attrarre investimenti nel paese[18].

Nonostante i progressi degli ultimi anni le sfide economiche che Gibuti ha di fronte sono ancora complesse: il paese non è riuscito a creare tanti posti di lavoro quanti ne richiede la sua popolazione in continua ed incontrollata crescita, con il risultato che la disoccupazione supera il 50%.[19], uno dei livelli più alti del mondo, causa della povertà diffusa. Per contrastare la mancanza di lavoro e la miseria il governo cerca in tutti i modi di attrarre investimenti interni e stranieri.

Mercato nel centro della città di Gibuti

L'economia gibutiana è quasi completamente concentrata nei servizi, il che sembrerebbe strano per un paese povero. In realtà non è così se si considera che il Gibuti ha poche potenzialità agricole a causa del clima decisamente ostile alle coltivazioni, delle scarse precipitazioni e della natura desertica di quasi tutto il territorio. Nonostante la scarsità di terre coltivabili e sfruttabili per la pastorizia, una parte consistente della popolazione è occupata nell'allevamento di capre, pecore e bovini e nella coltura di datteri, frutta ed ortaggi nelle oasi che si trovano nel paese. L'allevamento si avvale di un variegato patrimonio zootecnico e vanta un certo sviluppo, che lo rende il pilastro del settore primario. Anche l'industria stenta a decollare, a causa della quasi completa mancanza di risorse naturali e la penuria di manodopera qualificata. Peraltro il settore secondario non è concentrato solo sull'industria moderna, ma anche sull'artigianato della pelle, che alimenta un fiorente commercio. Nel 2012 il settore primario contribuisce solo per il 3,2% alla formazione del PIL, e l'industria quasi per il 17%; il restante 80%del reddito nazionale è prodotto dal settore terziario, che come già detto è predominante nell'economia del paese. Proprio a causa delle esigue produzioni agricole ed industriali e del ridotto sviluppo dei relativi settori, il Gibuti esporta poco ed è costretto ad importare tutto, a partire dai prodotti agroalimentari. Conseguentemente, la bilancia commerciale è nettamente passiva.

Il porto di Gibuti

Il Gibuti sfrutta la sua posizione strategica di punto di snodo tra il Mar Rosso ed il Golfo di Aden, che rende il paese un importante centro di traffici commerciali. Questa attività di transito commerciale è svolta soprattutto nel porto di Gibuti, che è il cuore economico del paese. Il porto è anche un importante centro di rifornimento carburanti e di trasbordo per le navi.[19]. Gran parte dell'economia nazionale dipende dal commercio con l'Etiopia lungo la ferrovia che collega Addis Abeba a Gibuti. I principali prodotti etiopici che sono veicolati all'estero lungo questa direttrice sono caffè, pellami e bovini. Il 70% dell'attività portuale di Gibuti, fondamentale per l'economia nazionale, è assorbita proprio dal transito delle merci etiopi, di cui il porto gibutiano è il principale sbocco marittimo.

Gibuti è considerato un paradiso fiscale. Il sistema fiscale italiano, col Decreto Ministeriale 04/05/1999, l'ha inserita tra gli Stati o Territori aventi un regime fiscale privilegiato, nella cosiddetta Lista nera, ponendo quindi limitazioni fiscali ai rapporti economico commerciali che si intrattengono tra le aziende italiane ed i soggetti ubicati in tale territorio.

Nel complesso, si può dire che le attività finanziarie, portuali e commerciali siano il motore dell'economia del paese.

Ambiente[modifica | modifica wikitesto]

Arte[modifica | modifica wikitesto]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Come nella maggior parte dei paesi dell'Africa orientale, tra cui l'Etiopia, Kenya, Eritrea, lo sport più praticato è l'atletica leggera. Hussein Ahmed Salah è l'atleta più noto e premiato della storia del paese. Maratoneta di livello mondiale negli anni ottanta, Saleh si aggiudicò la medaglia di bronzo della maratona dei giochi olimpici di Seul nel 1988 vincendo così la prima medaglia olimpica in assoluto per il suo paese.

Nonostante la diffusione dell'atletica lo sport più popolare è il calcio. Ci sono molte squadre di calcio, conosciute a livello locale e regionale ma non sul piano continentale africano; il calcio locale è controllato dalla Fédération Djiboutienne de Football. È praticato molto anche il basket.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Population growth rate in CIA World Factbook. URL consultato il 28 febbraio 2013.
  2. ^ a b Dati dal Fondo Monetario Internazionale, ottobre 2013
  3. ^ Tasso di fertilità nel 2011. URL consultato il 12 febbraio 2013.
  4. ^ a b c d e f The World Factbook
  5. ^ Djibouti | Ethnologue
  6. ^ David M. Cheney, Diocese of Djibouti, Catholic-hierachy.org. URL consultato il 28 febbraio 2013.
  7. ^ United Nations High Commissioner for Refugees, [accessed 13 December 2009 Immigration and Refugee Board of Canada, "Djibouti: Situation and treatment of Christians, including instances of discrimination or violence; effectiveness of recourse available in cases of mistreatment; problems that a Muslim can face if he or she converts to Christianity or marries a Christian (2000–2009)", 5 August 2009, Unhcr.org. URL consultato il 20 giugno 2010.
  8. ^ a b Hare, Harry (2007) ICT in Education in Djibouti, World Bank
  9. ^ Military in The World Factbook, CIA, 5 febbraio 2013. URL consultato il 26 febbraio 2013.
  10. ^ Elections in Djibouti, African Elections Database. URL consultato il 30 marzo 2013.
  11. ^ Djibouti validates presidential election in Middle East Online, 13 aprile 2011. URL consultato il 30 marzo 2013.
  12. ^ Sudan: President Al-Bashir Congratulates Djibouti President On His Re-Election in Sudan News Agency, 20 aprile 2011. URL consultato il 30 marzo 2013.
  13. ^ Joint statement of the international observer missions of the Djibouti presidential elections held on April 08, 2011, Intergovernmental Authority on Development, 10 aprile 2011. URL consultato il 30 marzo 2013.
    «In view of the foregoing, the international mission found that the election of 8 April 2011 was peaceful, calm, fair, transparent and took place in dignity. It declares that the election was free and democratic.».
  14. ^ Base militare di Gibuti, anche l’Italia adesso ha il suo posto al sole - Toni De Marchi - Il Fatto Quotidiano
  15. ^ L’impero colpisce ancora: a Gibuti una base italiana - Toni De Marchi - Il Fatto Quotidiano
  16. ^ Ministry of Foreign Affairs - MoFA
  17. ^ http://aic.camera.it/aic/pdf.html?core=aic&numero=5/00732&ramo=C&leg=17
  18. ^ Djibouti banking boom attracts foreign investors in Reuters, 23 marzo 2010. URL consultato il 27 febbraio 2013.
  19. ^ a b Economy in The World Factbook, CIA, 5 febbraio 2013. URL consultato il 27 febbraio 2013.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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