Socotra

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Socotra
vista satellitare
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Geografia fisica
Localizzazione al largo del Corno d'Africa
Coordinate 12°30′00″N 53°50′00″E / 12.5°N 53.833333°E12.5; 53.833333Coordinate: 12°30′00″N 53°50′00″E / 12.5°N 53.833333°E12.5; 53.833333
Arcipelago arcipelago di Socotra
Superficie 3579 km²
Altitudine massima 1525 m s.l.m.
Geografia politica
Stato Yemen Yemen
Governatorato Hadramawt
Centro principale Hadibu
Demografia
Abitanti 42842 (2004)
Cartografia
Mappa di localizzazione: Yemen
Socotra

[senza fonte]

voci di isole dello Yemen presenti su Wikipedia
Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Arcipelago di Socotra
(EN) Socotra Archipelago
Dragon tree.jpg
Tipo naturalistico
Criterio (x)
Pericolo Non in pericolo
Riconosciuto dal 2008
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda
Topographic map of Socotra-en.svg

Socotra (arabo سقطرة Suquţra) è la principale isola di un arcipelago di quattro isole (le altre sono ʿAbd al-Kūrī, Darsa (o Darza) e Samḥa, dette anche "Il fratello" e "La sorella") e isolette situate nell'Oceano Indiano, poco al largo del Corno d'Africa, a circa 300 km dalla costa somala e 350 km a sud della Repubblica dello Yemen a cui appartengono, e che le amministra. Il centro abitato principale è Hadibu e la popolazione totale è di circa 43.000 abitanti, di ceppo prevalentemente arabo, con minoranze asiatiche e africane.

Dal 2008 l'arcipelago è inserito tra i patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.[1]

Geografia e clima[modifica | modifica wikitesto]

Gli affascinanti racconti dei pochi viaggiatori approdati sulle isole nel passato parlano di una terra ricca di magie e di stregoni capaci addirittura di rendere l'isola invisibile. In effetti per sei mesi all'anno le isole sono pressoché irraggiungibili a causa delle tempeste monsoniche, e la mancanza di approdi riparati le rende poco ospitali anche nei rimanenti sei mesi. Dopo la riunificazione dello Yemen ha iniziato ad approdare qualche nave ed è stata costruita una pista di atterraggio.

L'arcipelago è composto dall'isola principale di Socotra (3.625 km²), tre isole minori: ʿAbd al-Kūrī, Samha, Darsa e da alcuni scogli disabitati.

L'isola di Socotra è costituita da una piccola piana costiera, altopiani calcarei di tipo carsico e i monti Haghier che arrivano ai 1.525 m s.l.m. L'isola ha un'estensione da nord a sud di circa 30–35 km e da est a ovest di 130 km.

Il clima è tropicale con piogge invernali di intensità moderata e più intense nella parte interna. Nel periodo dei monsoni vi sono forti venti e mare molto mosso.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Mentre non è certa l'etimologia del nome dell'arcipelago, forse da collegare al sanscrito Dvipa Sukhadhara o Dvīpa sukhatara, vale a dire "Isola della Felicità" o "Isola felice", non c'è dubbio che Socotra sia la Panchaia citata da Virgilio, in qualche modo ricollegabile al mito della fenice. I Greci la collegavano a loro volta ai Dioscuri e da questo le sarebbe infatti venuto il nome di Dioskouridou con cui viene ricordata nell'anonima trattazione risalente al 40-70 d.C., il Periplo del Mare Eritreo, vale a dire dell'Oceano Indiano fino alle coste occidentali del Golfo del Bengala, e di Dioscoridis Insula con cui la chiamavano i Romani.

Socotra è ricordata tra gli altri da Cosma Indicopleuste, Marco Polo, e dai geografi musulmani Yāqūt (m. 1229), al-Qazwīnī (m. 1283), al-Idrīsī (XII secolo) e al-Hamdānī (m. 1538).

Malgrado la tradizione cristiana sostenga che i suoi abitanti siano stati convertiti al Cristianesimo dall'apostolo Tommaso nel 52 d.C., la popolazione di Socotra è oggi interamente musulmana, ed è costituita prevalentemente da Arabi, Somali, Indiani, e discendenti di schiavi neri africani.

Sebbene alcune fonti attribuiscano all'esploratore Tristão da Cunha il merito di aver raggiunto Socotra nel XVI secolo per poi proclamarne l'annessione al Portogallo, l'impresa va invece ascritta a Alfonso de Albuquerque che nel 1507 mise per primo piede sull'isola. A quel tempo il Cristianesimo era scomparso da Socotra, ma erano ancora visibili le croci di pietra che sarebbero state erette un tempo dagli abitanti.

Nel 1542, durante la sua permanenza sull'isola, San Francesco Saverio trovò un gruppo di persone che sosteneva di discendere dagli abitanti convertiti da San Tommaso. Il vescovo Osorio scrisse a tal proposito che i discoridi, abitanti di Discoride, erano tanto casti da non poter conoscere più di una donna nella vita.

Le isole passarono già nel 1511 sotto il controllo degli Imam di Mascate e dei sultani di Qishn, della regione del Mahra, che così aggiunsero alle loro titolature anche quella di sultano di Socotra. Occupata dalla Gran Bretagna nel 1834, in base a un accordo che prevedeva la loro permanenza nell'isola per solo un quinquennio, l'approdo a Socotra per il rifornimento del naviglio, indussero il governo delle Indie a trattarne l'acquisto, finché nel 1886 il Sultano accettò il protettorato della Corona britannica che così la annesse al suo Protettorato di Aden. Con l'indipendenza dello Yemen, Socotra passò allo Yemen meridionale, entrando poi a far parte dello Yemen unificato il 22 maggio 1990. Capitale di Socotra è Hadibu.

Flora e fauna[modifica | modifica wikitesto]

Socotra è una isola molto interessante sotto il profilo naturalistico. Originariamente parte della placca tettonica africano-arabica, rimane isolata a partire dal Terziario, dando vita ad un alto numero di endemismi sia vegetali che animali.

Il 37% delle 825 specie di piante presenti sull'isola sono uniche al mondo.
Una delle piante più caratteristiche è la dracena drago di Socotra (Dracaena cinnabari), una pianta succulenta dalla caratteristica chioma a forma di ombrello rivoltato, da cui si estrae il "sangue di drago", una resina di colore rosso usata nei tempi antichi sia in medicina, che come incenso e come colorante.[2] Altre specie degne di menzione sono la succulenta Dorstenia gigas, l'albero del cetriolo (Dendrosicyos socotranus), il melograno di Socotra (Punica protopunica), l'aloe socotrina (Aloe perryi) e la Boswellia socotrana, da cui si ricava un incenso utilizzato localmente.[3]

La popolazione aviaria comprende 192 specie, 44 dei quali vivono sempre sull'isola, mentre 85 sono uccelli migratori, alcune delle quali sono a rischio di estinzione. Tra le specie più caratteristiche vi sono lo storno di Socotra (Onychognathus frater), la nettarinia di Socotra (Chalcomitra balfouri), lo zigolo di Socotra (Emberiza socotrana), la cisticola di Socotra (Cisticola haesitatus), il passero di Socotra (Passer insularis), il beccogrosso alidorate (Rhynchostruthus socotranus) e il beccamoschino di Socotra (Incana incana).[3].

Oltre il 90% dei rettili è endemico. In mare si contano 253 specie di coralli che danno vita ad una barriera, 730 specie di pesci e 300 granchi, aragoste e gamberetti.[4]

Economia[modifica | modifica wikitesto]

L'economia dell'isola è basata sull'agricoltura e l'allevamento; i principali prodotti agricoli che vengono anche esportati sono il dattero, il ghi, il tabacco e il pesce, mentre per quanto riguarda l'allevamento si allevano bovini e capre; il turismo nonostante le grandissime potenzialità non è ancora sviluppato; sull'isola sono presenti soltanto cinque hotel, con pochi servizi e camere; il principale centro turistico è Hadibo, che ha svariati servizi come negozi, mercati, farmacie, cabine telefoniche, e persino luoghi di pubblico accesso alla rete, anche se non ci sono internet cafè e ospedali. Con l’apertura dell’aeroporto, molti yemeniti si sono trasferiti ad Hadibu, e hanno aperto negozi contribuendo all’economia locale.

Patrimonio dell'umanità[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2008 l'UNESCO ha inserito l'arcipelago di Socotra tra i patrimoni dell'umanità. Per la precisione l'inserimento è basato, e vuole sottolineare, la elevatissima biodiversità, e peculiarità endemiche, presenti nell'arcipelago, sia dal punto di vista della flora sia della fauna.[4]

Trasporti[modifica | modifica wikitesto]

L'isola è servita dall'Aeroporto di Socotra che garantisce il collegamento con lo Yemen interno e gli altri stati della penisola arabica.

Lingua[modifica | modifica wikitesto]

La popolazione parla il soqotri, dialetto dell'isola, e l'arabo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Creazione del patrimonio dell'umanità
  2. ^ A.G. Miller e M. Morris, Ethnoflora of the Socotra Archipelago, Royal Botanic Garden Edinburgh, 2004.
  3. ^ a b Jonathan Kingdon, Island Africa: The Evolution of Africa's Rare Plants and Animals, Princeton, New Jersey, Princeton University Press, 1989, pp. 38–42, ISBN 0-691-08560-9.
  4. ^ a b Scheda UNESCO

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Lionel Casson. The Periplus Maris Erythraei. Princeton, Princeton University Press, 1989. ISBN 0-691-04060-5.
  • D. Brian Doe. Socotra: An Archaeological Reconnaisance in 1967. Edito da Henry Field and Edith M. Laird, Field Research Projects, Miami, 1970.
  • A. Rouaud. Les Yémen et leurs populations. Bruxelles, 1979.
  • Wilfred H. Schoff. The Periplus of the Erythraean Sea. New York, Longmans, Green, and Co., 1912, Second Edition. (Ristampa: New Delhi, Oriental Books Reprint Corporation, 1974.) Una nuova edizione rilegata è disponibile grazie alla Coronet Books Inc. Ristampata anche dalla South Asia Books, 1995, ISBN 81-215-0699-9.

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