Repubblica Centrafricana

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Rep. Centrafricana
Rep. Centrafricana – Bandiera Rep. Centrafricana - Stemma
(dettagli)
Unità, Dignità, Lavoro
Rep. Centrafricana - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome completo Repubblica Centrafricana
Nome ufficiale Republique Centrafricaine
Ködörösêse tî Bêafrîka
Lingue ufficiali francese, sango
Capitale Bangui  (790.000 ab. / 2014)
Politica
Forma di governo Repubblica presidenziale (Consiglio Nazionale di transizione)
Capo di Stato Catherine Samba-Panza (Ad interim)
Capo di Governo André Nzapayeke
Indipendenza Dalla Francia, 13 agosto 1960
Ingresso nell'ONU 20 settembre 1960
Superficie
Totale 622.984 km² (42º)
 % delle acque 0 %
Popolazione
Totale 5.166.510 ab. (2014) (124º)
Densità 5,8 ab./km²
Tasso di crescita 2,142% (2012)[1]
Nome degli abitanti Centrafricani
Geografia
Continente Africa
Confini Ciad, Sudan, Sudan del Sud, Repubblica Democratica del Congo, Repubblica del Congo, Camerun
Fuso orario UTC +1
Economia
Valuta Franco CFA
PIL (nominale) 2 172[2] milioni di $ (2014) (162º)
PIL pro capite (nominale) 800 $ (2012) (180º)
PIL (PPA) 3 849 milioni di $ (2012) (163º)
PIL pro capite (PPA) 851 $ (2012) (179º)
ISU (2011) 0,343 (basso) (179º)
Fecondità 4,5 (2011)[3]
Varie
Codici ISO 3166 CF, CAF, 140
TLD .cf
Prefisso tel. +236
Sigla autom. RCA
Inno nazionale La Renaissance
Festa nazionale 1º dicembre
Rep. Centrafricana - Mappa
Evoluzione storica
Stato precedente bandiera Impero Centrafricano
 

Coordinate: 6°58′N 20°37′E / 6.966667°N 20.616667°E6.966667; 20.616667

La Repubblica Centrafricana (fr. République centrafricaine, sg. Ködörösêse tî Bêafrîka) è uno stato dell'Africa Centrale, la cui capitale è Bangui.

La repubblica confina a nord con il Ciad, a est con il Sudan e il Sudan del Sud, a sud con la Repubblica Democratica del Congo e la Repubblica del Congo e a ovest con il Camerun; è uno stato senza sbocco al mare.

In passato fu una colonia francese con il nome di Ubangi Shari (o Oubangui-Chari); assunse il nome attuale all'atto dell'indipendenza, nel 1960. Dopo trent’anni di governo prevalentemente militare, nel 1993 si insediò un governo civile durato dieci anni.

Nel marzo 2003 il presidente Patassé ed il suo governo sono stati deposti con un colpo di stato dal generale François Bozizé, che ha formato un governo di transizione. Nelle contestate elezioni di marzo e maggio 2005 il generale Bozizé è stato eletto presidente. Il governo non ha però il completo controllo del territorio e sacche di illegalità sono registrate nelle campagne e nelle province del nord, dove continuano gli scontri tra i 2 maggiori gruppi ribelli ed il governo. L’instabilità dei paesi confinanti (Ciad, Sudan, Sudan del Sud e Repubblica Democratica del Congo) influisce inoltre negativamente sulla stabilità interna del paese[4].

La Repubblica Centrafricana è uno dei paesi più poveri della Terra.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La regione occupata dalla Repubblica Centrafricana è stata abitata fin da tempi antichissimi: vari ritrovamenti testimoniano l'esistenza di antiche civiltà anteriori alla nascita dell'Impero Egizio. Nella zona si sono susseguiti, nei secoli, vari regni e imperi, fra i quali l'impero di Kanem-Bornu, l'impero uaddai, il regno di Baguirmi. Gruppi fur si sono stanziati nella regione attorno al lago Ciad e lungo l'Alto Nilo. Più tardi vari sultanati rivendicarono la regione dell'attuale Repubblica Centrafricana, utilizzando l'intera regione dell'Ubangi come una grande riserva di schiavi, dalla quale essi erano trasportati e venduti nel Nord Africa attraverso il Sahara, soprattutto al mercato del Cairo. Migrazioni di popolazioni nel XVIII e XIX secolo portarono nuove etnie nell'area, come gli asandé, i banda, ed i baya-mandjia.

Età coloniale (1903-1960)[modifica | modifica sorgente]

Nel 1875 il sultano del Sudan Rabih az-Zubayr governò l'Alto Ubangi, che includeva l'attuale Repubblica Centrafricana. Gli europei, francesi, e belgi, arrivarono nell'area nel 1885. I francesi consolidarono le loro rivendicazioni "legali" nell'area mediante una convenzione del 1887 con lo Stato Libero del Congo, il quale garantì alla Francia il possesso della riva destra del fiume Ubangi. Due anni più tardi i francesi stabilirono un avamposto a Bangui, e nel 1894, l'Ubangi-Chari divenne un territorio francese. I francesi consolidarono il controllo dell'area solo nel 1903, dopo aver sconfitto le forze di Rabih nella battaglia di Kousséri e stabilito un'amministrazione coloniale in tutto il territorio. Nel 1906 il territorio dell'Ubangi-Chari fu unificato con la colonia del Ciad; nel 1910 divenne uno dei quattro territori della Federazione dell'Africa Equatoriale Francese (A.E.F).

Ben presto il governo francese iniziò lo sfruttamento sistematico del territorio, cedendone in pratica la gestione a compagnie private in cambio di una notevole percentuale sui profitti. Per questo i successivi trent'anni furono segnati da rivolte su piccola scala contro il dominio delle compagnie e lo sviluppo di un'economia basata sulle piantagioni di cotone e le miniere di diamanti, dove la popolazione veniva spesso obbligata a lavorare senza alcun tipo di garanzia e retribuzione. I momenti di ribellione furono tuttavia sempre repressi nel sangue e non ebbero praticamente effetti. Nell'agosto del 1940 il territorio rispose, con il resto della A.E.F., alla chiamata del Generale Charles de Gaulle a combattere per la Francia Libera. Dopo la Seconda guerra mondiale, con l'istituzione dell'Unione Francese nel 1946, si ebbe la prima di una serie di riforme che portarono finalmente alla completa indipendenza di tutti i territori francesi nell'Africa occidentale ed equatoriale.

Nel 1946 tutti gli abitanti della A.E.F. si videro garantiti la cittadinanza francese ed il permesso di istituire assemblee locali. La nascita dell'Assemblea nella Repubblica Centrafricana fu fortemente voluta da Barthélemy Boganda, un prete cattolico leader del Mouvement d'Evolution Sociale de l'Afrique Noire (praticamente il primo partito politico del paese), che diventò noto anche per le sue esplicite dichiarazioni, nelle Assemblee francesi, sulla necessità di un'emancipazione per l'Africa. Nel 1956 la legislazione francese eliminò alcune diseguaglianze e provvide alla creazione di alcuni organi per l'autogoverno in ogni territorio dell'A.E.F.

Indipendenza[modifica | modifica sorgente]

Il referendum costituzionale Francese del settembre 1956 portò all'approvazione della nuova Costituzione, che entrò in vigore nel 1958 e sciolse l'Africa Equatoriale Francese facendo nascere la Comunità francese. Il 1º dicembre del 1958 l'Assemblea centrafricana dichiarò la nascita della Repubblica Centrafricana all'interno della Comunità, con Boganda capo del governo. Il governo di Boganda durò fino alla sua morte avvenuta in un misterioso incidente aereo nel marzo 1959. Suo cugino, David Dacko, lo rimpiazzò e condusse la Repubblica Centrafricana alla completa indipendenza con la dichiarazione del 13 agosto 1960.

Ubangi-Chari nel 1910

I regimi militari (1962-1993)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Impero Centrafricano.
Jean-Bédel Bokassa (a sinistra).

Dopo un violento scontro di potere col rivale Abel Goumba, risoltosi con l'arresto di quest'ultimo, David Dacko impose un regime monopartitico nel 1962 e governò il Paese fino al 1965, con mano pesante e mettendone in ginocchio l'economia. Il 31 dicembre 1965, il regime di Dacko venne rovesciato da un colpo di stato condotto dal colonnello Jean-Bédel Bokassa, che sospese subito la costituzione e sciolse il parlamento. Il nuovo uomo forte non portò miglioramenti alla situazione del paese, anzi si produsse in una politica fortemente repressiva e autocelebrativa che lo portarono ad autodichiararsi presidente a vita nel 1972 e imperatore del risorto Impero Centrafricano nel 1976 col nome di Bokassa I.

Aiutato economicamente dalla Francia che mirava a mantenere saldi i suoi interessi economici nella regione (le riserve di caccia grossa ai confini col Sudan e le miniere di uranio a Bakouma), Bokassa portò il paese sull'orlo del disastro economico, a causa dello sperpero di denaro, speso in progetti in gran parte miranti ad aumentare il proprio prestigio personale. Solo per l'incoronazione ad imperatore avvenuta il 4 dicembre 1976, e snobbata da quasi tutto il mondo, Bokassa spese quasi 20 milioni di dollari. La fine di Bokassa arrivò nel 1979, quando i francesi, approfittando di un suo viaggio in Libia, restaurarono la presidenza Dacko, con un altro colpo di stato. A sua volta, Dacko venne esautorato da un ennesimo colpo di stato dal Generale André Kolingba il 1º settembre del 1981. Kolingba sospese tutte le garanzie costituzionali e diede vita ad una giunta militare che governò il paese col pugno di ferro fino al 1985.

Nel 1986 Kolingba introdusse una nuova costituzione, approvata con un referendum plebiscitario nello stesso anno, fondò un nuovo partito (Rassemblement Démocratique Centrafricain) di cui divenne leader e indisse elezioni parlamentari nel 1987 e municipali nel 1988. Tuttavia, la credibilità di queste elezioni venne minata dall'esclusione dei due maggiori partiti di opposizione (guidati da Abel Goumba e da Ange-Félix Patassé), ai quali venne vietata la partecipazione alle consultazioni elettorali.

Francobollo del 1924

I governi di Patassé (1993-2003)[modifica | modifica sorgente]

Dopo la caduta del muro di Berlino, nel 1990 un forte movimento democratico prese vita, portando alla richiesta di convocazione di una Conferenza Nazionale, fatta da 253 eminenti personalità del paese firmatari di una lettera aperta nel maggio del 1990. La richiesta venne rifiutata da Kolingba che fece, anzi, imprigionare parecchi dissidenti. Pressioni internazionali dagli USA, cautamente, dalla Francia e da un gruppo di rappresentanti di paesi e compagnie operanti localmente denominata GIBAFOR (composta da Francia, USA, Germania, Giappone, UE, Banca Mondiale e ONU), spinsero finalmente Kolingba ad accettare, nel principio, la convocazione di nuove libere elezioni nell'ottobre 1992, sotto il controllo dell'Agenzia dell'ONU preposta allo scopo.

Tuttavia, con la scusa di presunte irregolarità, Kolingba sospese il risultato delle elezioni e con questo pretesto riprese in mano il potere. Le pressioni del GIBAFOR, comunque, si fecero molto intense e lo portarono, infine ad accettare la nascita di un Consiglio Nazionale Politico Provvisorio della Repubblica (Conseil National Politique Provisoire de la République - CNPPR) e di una Commissione Elettorale Mista che includeva rappresentanti di tutte le formazioni politiche. Le elezioni si tennero, infine, nel 1993, sempre sotto controllo della comunità internazionale, e vide Ange-Félix Patassé primeggiare nella prima tornata delle presidenziali davanti ad Abel Goumba, David Dacko e lo stesso Kolingba. Al secondo turno, Patassé vinse col 52,5% contro il 45,6% dello sfidante Goumba.

La vittoria del partito di Patassé, il Movimento per la Liberazione del Popolo Centrafricano (Mouvement pour la Libération du Peuple Centrafricain - MLPC), non gli portò, tuttavia, la maggioranza assoluta e Patassé dovette cercare una coalizione per dar vita al governo. Patassé iniziò ben presto un'intensa opera di epurazione negli apparati statali centrafricani. Degradò ed espulse Kolingba dall'esercito, incriminò buona parte dei vecchi ministri, licenziò parecchi funzionari ministeriali di etnia Yakoma (fedele a Kolingba) e ancor più funzionari statali che ricoprivano incarichi importanti e lucrosi. Epurazioni colpirono pure la Guardia Presidenziale dove 200 militari vennero rispediti a casa o passati nelle file dell'esercito. Il partito di Kolingba, denunciò, per questo, la politica di Patassé come razzista nei confronti degli Yakoma.

La nuova Costituzione approvata il 28 dicembre 1994 e promulgata il 14 gennaio 1995, non servì a garantire le libertà politiche e civili. Tra il 1996 e il 1997, tre diverse rivolte popolari portarono alla luce la crescente diffidenza nei confronti del governo di Patassé, durante le quali il paese visse momenti di violenza e forti tensioni interetniche. Il 25 gennaio 1997, gli accordi di pace firmati a Bangui, portarono al dispiegamento di una forza di interposizione composta da forze militari di paesi africani, denominata Missione Interafricana di Sorveglianza degli Accordi di Bangui (Mission Interafricaine de Surveillance des Accords de Bangui - MISAB). Mediatore di tutta l'operazione fu l'ex Presidente del vicino Mali, Amadou Touré, che permise l'ingresso di ex-rivoltosi dentro il governo. La missione MISAB venne poi rilevata da una missione di pace ONU denominata Missione ONU nella RCA (Mission des Nations Unies en Republique Centrafricaine - MINURCA).

Le elezioni parlamentari del 1998, videro una forte espansione del partito dell'ex presidente Kolingba (RDC) che vinse 20 dei 109 seggi. Tuttavia, nel 1999, nonostante il forte malcontento delle popolazioni urbane avverse alla conduzione clientelare e corrotta del suo precedente governo, Patassé vinse ancora una volta le presidenziali, diventando presidente per un secondo mandato. Un infruttuoso colpo di stato venne tentato il 28 maggio 2001, quando ribelli occuparono le principali strutture strategiche della capitale. Il capo di stato maggiore Abel Abrou ed il Generale N'Djadder Bedaya furono assassinati, ma Patassé ebbe partita vinta sulle truppe ribelli, grazie all'aiuto di truppe guidate dal congolese Jean-Pierre Bemba e provenienti dalla vicina Repubblica Democratica del Congo e di truppe libiche. Al termine dei combattimenti, le truppe fedeli a Patassé si resero responsabili di una feroce campagna di vendetta che si risolse in una serie generalizzata di violenze contro la popolazione, con case bruciate, torture ed assassinii di vari oppositori. Il paese divenne, così, una sorta di terra di nessuno, in quanto l'esercito era ormai sgretolato e le truppe straniere come quelle ribelli razziavano e rapinavano la popolazione civile.

Il golpe del generale Bozizé (2003-2013)[modifica | modifica sorgente]

Patassé costrinse, poi, il generale François Bozizé a riparare in Ciad, in quanto sospettato di tramare un altro colpo di stato ai suoi danni. Il generale portò nel paese parecchie truppe fedeli e il 25 ottobre 2002, sferrò un primo attacco improvviso contro Patassé che seppe resistere e forzò Bozizé a riparare nel nord del paese. Il 15 marzo 2003, mentre Patassé si trovava all'estero il generale riuscì ad entrare nella capitale. I mercenari di Jean-Pierre Bemba non si opposero all'attacco e Bozizé prese il controllo del paese nelle sue mani esautorando Patassé. Patassé riparò in Togo, paese natale della moglie ufficiale.

Bozizé sospese la costituzione e nominò un nuovo gabinetto di governo in cui figuravano parecchi membri dei partiti di opposizione. Abel Goumba, chiamato Mr. Clean per la sua aura di incorruttibilità, venne nominato primo ministro, dando così un'immagine credibile al nuovo governo. Bozizé convocò quindi un Consiglio Nazionale di Transizione su una larga base rappresentativa che doveva portare alla scrittura di una nuova costituzione e annunciò che si sarebbe ritirato e candidato per regolari elezioni una volta approvata questa nuova costituzione. Una conferenza di riconciliazione si tenne dal 15 settembre al 27 ottobre 2003 e Bozizé vinse le elezioni del maggio 2005, ritenute valide dalla comunità internazionale, battendo l'ex primo ministro patassista Ziguelé.

A Patassé fu impedito con ogni mezzo di tornare nel paese. Fu infatti minacciato di morte, denunciato per crimini contro i diritti dell'uomo, e infine non si presentò alle elezioni. Viste le pressioni manipolatorie del Presidente e della rosa di ministri scelti, Goumba non poté restare a lungo in carica come primo ministro, e fu trasferito alla carica solo onorifica di vicepresidente, di fatto esautorando l'unico uomo politico trasparente del paese. Tra le iniziative di Goumba è interessante citare la denuncia dei redditi e dei beni obbligatoriamente pubblica dei ministri in carica.

Il 24 marzo 2013, Bozizé è stato costretto alla fuga dopo la presa della capitale Bangui da parte dei ribelli Seleka[5]. Abbandonata la città, avrebbe raggiunto la Repubblica Democratica del Congo attraversando il fiume Oubangi[5].

Il golpe di Djotodia (2013)[modifica | modifica sorgente]

In seguito alla caduta di Bozizé e alla sua fuga prima in Repubblica Democratica del Congo e poi in Camerun i ribelli di Seleka hanno deciso di porre uno dei propri leader come Capo di Stato della Repubblica Centrafricana: Michel Djotodia, uno dei più strenui oppositori dell'ex Presidente. Il premier invece, resterà al suo posto anche con la nuova presidenza. Il 10 gennaio 2014 Djotodia si dimette insieme al suo Primo Ministro, e viene nominato Presidente provvisorio Alexandre-Ferdinand Nguendet. Il 20 gennaio 2014 Catherine Samba-Panza, prende il posto di Nguendet, venendo eletta Presidente di transizione della Repubblica Centraficana grazie al voto del parlamento.

Geografia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Geografia della Repubblica Centrafricana.

La Repubblica Centrafricana è un paese senza sbocco sul mare. Confina con Camerun, Ciad, Sudan, Sud Sudan, Repubblica Democratica del Congo e Repubblica del Congo. Il Paese si trova tra le latitudini 2° e 11° N e le longitudini 14° e 28° E.

Gran parte del paese è costituito da savane su altipiani piatti e ondulati a circa 500 metri sul livello del mare. La maggior della metà settentrionale si trova all'interno dell'ecoregione East Sudanian Savanna del WWF. Oltre alle montagne di Fertit nel nord-est del paese, ci sono diversi complessi montagnosi nelle regioni del sud-ovest. A nord-ovest vi è il massiccio di Yadé, un altopiano di granito con un'altitudine di 348 m.

Con una superficie di 622.941 km², la Repubblica Centrafricana è il 45º paese più grande al mondo. È di dimensioni paragonabili all'Ucraina, ed è un po' più piccola dello stato americano del Texas. Gran parte del confine meridionale è formato da affluenti del fiume Congo, con il fiume Mbomou ad est che s'incontra e si fonde con il fiume Uele per formare il fiume Ubangi. A ovest, è il fiume Sangha ad attraversare una parte del Paese. Il confine orientale si trova lungo il bordo del bacino imbrifero del Nilo. È stato stimato che fino all'8% del paese è coperto da foreste, con le parti più dense a sud. Le foreste sono molto diversificate e comprendono specie commercialmente importanti di obeche, sapelli e sipi. Il tasso di deforestazione è dello 0,4% annuo e il bracconaggio del legname è all'ordine del giorno.

Clima[modifica | modifica sorgente]

Il clima della Repubblica Centrafricana è generalmente tropicale, con una stagione delle piogge che dura da giugno a settembre nel nord del paese, e da maggio a ottobre nel sud. Durante la stagione delle piogge ci sono tempeste di pioggia su una base quasi quotidiana e c'è spesso nebbia mattutina. La precipitazione massima annuale è di 1.800 mm nella regione dell'Ubangi superiore. Le zone settentrionali sono calde e umide da febbraio a maggio, ma possono essere soggette al caldo secco e polveroso causato da un vento conosciuto con il nome di Harmattan. Le regioni meridionali hanno un clima più equatoriale.

Popolazione[modifica | modifica sorgente]

Crescita demografica della Repubblica Centrafricana dal 1961 al 2003

Demografia[modifica | modifica sorgente]

La popolazione della Repubblica Centrafricana è quasi quadruplicata dopo l'indipendenza. Nel 1960, la popolazione era di 1.232.000 abitanti; secondo una stima delle Nazioni Unite nel 2013 era salita a 5.166.510. Le Nazioni Unite stimano inoltre che circa l'11% della popolazione di età compresa fra i 15 e i 49 anni è sieropositivo. Solo il 3% del paese ha la terapia antiretrovirale disponibile, a fronte di una copertura del 17% nei paesi confinanti del Ciad e della Repubblica del Congo. La nazione è divisa in più di 80 gruppi etnici, ciascuno con il proprio linguaggio. I maggiori gruppi etnici sono i Baya, i Banda, i Mandjia, i Sara, gli Mboum, gli M'Baka, gli Yakoma, e i Fula o Fulani, con la presenza di alcuni europei di origine per lo più francese.

Lingue[modifica | modifica sorgente]

Anche se il francese è la lingua ufficiale, tutti parlano il sango, che era usato già nei tempi antichi nelle trattative commerciali tra le diverse tribù.

Religioni[modifica | modifica sorgente]

Il 50% della popolazione è di religione cristiana, con prevalenza di Cattolici a cui seguono le confessioni protestanti, mentre il 35% della popolazione continua a mantenere credenze indigene. L'Islam è praticato dal 15% della popolazione del paese. Ci sono molti gruppi missionari che operano nel Paese, tra luterani, battisti, cattolici, Fratelli Grazia. I missionari provengono prevalentemente da Stati Uniti, Francia, Italia e Spagna, ma anche da Nigeria, Repubblica Democratica del Congo e altri paesi africani. I missionari hanno lasciato il paese quando sono scoppiati i combattimenti tra ribelli e forze governative nel 2002/2003, ma molti di loro sono in seguito ritornati per continuare il loro lavoro.

Ordinamento dello Stato[modifica | modifica sorgente]

Suddivisione Amministrativa[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Prefetture della Repubblica Centrafricana.
Una mappa delle 14 prefetture amministrative della Repubblica Centraficana

La Repubblica Centroafricana è divisa in quattordici prefetture amministrative:

In aggiunta ci sono due prefetture economiche:

Il comune autonomo è la capitale Bangui.

Le prefetture sono a loro volta divise in 71 subprefetture.

Politica[modifica | modifica sorgente]

Come molte altre ex colonie francesi, il sistema giuridico della Repubblica Centrafricana è basato sul diritto francese. Una nuova costituzione è stata approvata dagli elettori in un referendum tenutosi il 5 dicembre 2004. Elezioni presidenziali e parlamentari multipartitiche complete si sono tenute nel marzo 2005, con un secondo turno a maggio. Bozizé è stato dichiarato vincitore dopo un ballottaggio. Un paio di anni più tardi, la Repubblica Centrafricana è stato vittima di una delle tante guerre civili, ribelliono e rivoluzioni in Africa. Nel febbraio del 2006, ci sono state segnalazioni di violenza diffusa nella parte settentrionale del paese. Migliaia di profughi sono fuggiti dalle proprie case, sono stati coinvolti nello scontro a fuoco tra le truppe governative e le forze ribelli.

Più di 7.000 persone sono fuggite nel vicino Ciad. Coloro che sono rimasti nel paese hanno raccontato di come le truppe governative abbiano sistematicamente ucciso uomini e ragazzi sospettati di collaborazione con i ribelli. L'esercito francese ha sostenuto la risposta del governo Bozizé ai ribelli nel novembre 2006. Nel marzo 2010, Bozizé ha firmato un decreto in cui dichiara che le elezioni presidenziali si sarebbero dovute tenere il 25 aprile 2010. Le elezioni sono state rinviate, in un primo tempo al 16 maggio e poi a tempo indeterminato. Infine, il termine per le elezioni è stato fissato per il 23 gennaio 2011. Nonostante i gravi problemi organizzativi, l'elezione è proceduta come previsto. Un secondo turno si è tenuto il 27 marzo 2011. Le elezioni sono state in parte finanziate dal Programma di sviluppo delle Nazioni Unite e dell'Unione europea. L'Observatoire national des éléctions ha avuto il compito di monitorare il processo elettorale. Sia Bozizé che il suo partito hanno ottenuto vittorie importanti.

Eventi recenti[modifica | modifica sorgente]

Nonostante l'apparente stabilità nel periodo di Bozizé, il governo è stato afflitto da pesante corruzione, sottosviluppo, nepotismo e autoritarismo, che ha portato ad un'aperta ribellione antigovernativa di un'alleanza di fazioni armate dell'opposizione conosciuta come la Coalizione Séléka.

La prima guerra civile (tra il 2004 e il 2007) e il susseguente conflitto del 2012-2013, hanno alla fine portato alla caduta del governo il 24 marzo 2013. Nel dicembre 2012, i ribelli Séléka avanzarono verso la capitale, organizzando una protesta presso l'ambasciata francese e spingendo all'evacuazione dell'ambasciata americana. Dopo diversi giorni di scontri, e in seguito al rifiuto da parte del governo francese di intervenire, il governo Bozizé ha accettato i colloqui con i ribelli. Il 24 marzo 2013, i ribelli Séléka hanno marciato nella capitale e preso d'assalto il palazzo presidenziale, costringendo Bozizé a fuggire in Camerun attraverso la Repubblica Democratica del Congo. Il leader ribelle Michel Djotodia è stato proclamato presidente dopo aver conquistato la capitale Bangui. Nicolas Tiangaye ha conservato la carica di primo ministro. La resistenza contro i nuovi governanti è consistita principalmente in un gruppo di soldati e giovani armati basati a circa 60 km dalla capitale.

Alti ufficiali militari e di polizia hanno riconosciuta Djotodia come presidente il 28 marzo 2013, in quello che è stato visto come "una forma di resa". Un nuovo governo è stato nominato in data 31 marzo 2013, che comprendeva membri della Séléka e rappresentanti dell'opposizione a Bozizé, un rappresentante pro-Bozizé e un certo numero di rappresentanti della società civile. Il 1º aprile, gli ex partiti di opposizione hanno dichiarato che avrebbero boicottato il governo. Dopo che i leader africani del Ciad hanno rifiutato di riconoscere Djotodia come presidente, proponendo invece la formazione di un Consiglio di transizione e lo svolgimento di nuove elezioni, Djotodia ha di conseguenza firmato un decreto in data 6 aprile per la formazione di un consiglio che avrebbe agito come un parlamento di transizione. Al Consiglio è stato affidato il compito di eleggere un presidente prima delle elezioni previste entro 18 mesi. Il 10 gennaio 2014 Djotodia si dimette insieme al suo Primo Ministro, e viene nominato come Presidente provvisorio Alexandre-Ferdinand Nguendet.

Il 20 gennaio 2014 Catherine Samba-Panza, prende il posto di Nguendet, venendo eletta Presidente di transizione della Repubblica Centraficana grazie al voto del parlamento.

Economia[modifica | modifica sorgente]

Il Paese ha ricche risorse naturali, ma in gran parte ancora non sfruttate; nel frattempo la selvicoltura rimane un'importante risorsa per l'economia della Repubblica Centroafricana

L'agricoltura è dominata dalla coltivazione e vendita di colture alimentari come manioca, arachidi, mais, sorgo, miglio, sesamo, e piantaggine. Il tasso di crescita reale del PIL annuo è di poco più del 3%. L'importanza maggiore delle colture alimentari rispetto alle colture esportate è indicata dal fatto che la produzione totale di manioca, l'alimento base della maggior parte degli abitanti dell'Africa Centrale, oscilla tra le 200.000 e le 300.000 tonnellate l'anno, mentre la produzione di cotone, il principale prodotto agricolo esportato per valore, varia da 25.000 a 45.000 tonnellate l'anno. Le colture alimentari non vengono esportati in grandi quantità, ma costituiscono ancora le colture principali del paese, perché i centroafricani derivano molto più reddito dalla vendita periodica delle colture alimentari in eccedenza rispetto a quelle esportate come il cotone o il caffè.

Principale partner di importazione della Repubblica è la Corea del Sud (45,8%). Altre importazioni provengono da Paesi Bassi (8,8%), Francia (7,2%) e Camerun (5,1%). Il suo più grande partner di esportazione è il Belgio (30,4%), seguiti dalla Cina (17,1%), la Repubblica Democratica del Congo (7,9%), Francia (7,1%), Indonesia (6,3%) e Marocco (5,3%).

Il reddito pro-capite della Repubblica viene spesso indicato come intorno ai 300 dollari l'anno, uno dei più bassi del mondo, ma tale dato si basa principalmente sui dati di vendita per le esportazioni e ignora in gran parte la vendita non registrata di prodotti alimentari e di produzione locale di alcool, diamanti, avorio, carne di animali selvatici e medicina tradizionale. Per la maggior parte degli africani centrali, l'economia informale del paese è più importante nell'economia formale. I diamanti costituiscono l'esportazione più importante del paese, rappresentando il 40-55% dei proventi ufficiali, ma si stima che tra il 30% e il 50% di tali prodotti lasciano ogni anno il paese clandestinamente. Il commercio di esportazione è ostacolato dallo scarso sviluppo economico e dalla posizione del paese molto distante dalla costa.

Le regioni selvagge di questo paese rappresentano potenziali destinazioni ecoturistici. Nel sud-ovest, il Parco Nazionale Dzanga-Sangha è situato in una zona di foresta pluviale. Il paese è noto per la sua popolazione di elefanti di foresta e gorilla di pianura occidentale. A nord, il Parco Nazionale Manovo-Gounda St. Floris è ben popolato di fauna selvatica, tra cui leopardi, leoni e rinoceronti. Il Parco Nazionale Bamingui-Bangoran è situato nella parte nord-est della Repubblica. I parchi sono stati gravemente colpiti dalle attività dei bracconieri, in particolare dal Sudan, nel corso degli ultimi due decenni. 

La Repubblica Centrafricana è un membro dell'Organizzazione per l'armonizzazione del diritto commerciale in Africa (OHADA). Nella relazione del Gruppo della Banca Mondiale Doing Business 2009, si è classificato 180º su 181 per quanto riguarda la "facilità di business", un indice composito che tiene conto delle norme che migliorano gli affari.

Forze Armate[modifica | modifica sorgente]

Le Forze Armate dell'Africa Centrale sono state istituite nel 1960. L'Esercito e l'Aeronautica Militare dispongono di un arsenale di cui la maggior parte delle armi provengono dall'ex madre patria, la Repubblica Francese. Gli altri corpi armati sono la Polizia di Stato e la Gendarmeria di Stato; inoltre vi è un corpo militare che ha il compito di proteggere la persona del presidente.

Relazioni estere[modifica | modifica sorgente]

La Repubblica Centrafricana è fortemente dipendente dagli aiuti stranieri, dalla cooperazione multilaterale e dalla presenza di numerose ONG che forniscono servizi di cui il governo non riesce a fornire. La stessa presenza di numerose persone e organizzazioni straniere nel paese, tra le forze di pace e anche nei campi profughi, fornisce una fonte importante di reddito per molti africani centrali. Gran parte del paese è autosufficiente per quanto riguarda le colture alimentari. Lo sviluppo zootecnico è ostacolato dalla presenza della mosca tse-tse.

Nel 2006, a causa delle violenze in corso, oltre 50.000 persone nel nord-ovest del paese erano a rischio di morire di fame. Questo è stato evitato solo grazie al sostegno delle Nazioni Unite. Il 12 giugno 2008, la Repubblica Centrafricana è diventato il quarto paese ad essere iscritto all'ordine del giorno della Commissione per il Peacebuilding dell'ONU, che è stato istituita nel 2005 per aiutare i paesi che escono da conflitti ed evitare che scivolino di nuovo in guerra o nel caos. L'8 gennaio 2008, il Segretario generale dell'ONU Ban Ki-Moon ha dichiarato che la Repubblica Centrafricana è idonea a ricevere un contributo del fondo di consolidamento della pace. Tre aree prioritarie sono state individuate: in primo luogo la riforma del settore della sicurezza, in secondo luogo la promozione del buon governo e dello Stato di diritto e, in terzo luogo la rivitalizzazione delle comunità colpite da conflitti.

Problemi sociali[modifica | modifica sorgente]

Il PIL è molto basso; circa il 60% della popolazione della Repubblica Centrafricana vive con meno di 1,25 US$ al giorno. Dicasi lo stesso per l'Indice di sviluppo umano, che ha fatto registrare una drammatica discesa. Le condizioni della popolazione sono infatti molto difficili: malaria e lebbra mietono numerose vittime, e la mortalità infantile è tra le più alte del mondo. La fuga dalle campagne ha fatto sviluppare rapidamente i maggiori centri urbani, ma la qualità della vita della popolazione è rimasta problematica. Il 40% degli abitanti vive attualmente in aree urbane. Il preoccupante analfabetismo, che tocca il 51,4% della popolazione, è una piaga notevole perché impedisce la costituzione di una buona classe dirigente.

Sviluppo umano e povertà[modifica | modifica sorgente]

Una classe a Sam Ouandja

L’indice di sviluppo umano del paese è 0,384, che posiziona il Centrafrica al 171º posto su 177 paesi tra quelli a più basso indice di sviluppo umano (seguito solo da Mozambico, Mali, Niger, Guinea-Bissau, Burkina Faso e Sierra Leone). Il trend relativo all’indice di sviluppo umano non ha mostrato una costante crescita come in generale avvenuto nei paesi sub-sahariani, ma è rimasto stabile con una flessione dopo il picco raggiunto nel 1990.

L’indice di povertà umana IPU è di 43,6, che piazza la Repubblica Centro Africana al 98º posto sui 108 paesi per cui l’indice è stato calcolato nel 2004[6].

Ambiente[modifica | modifica sorgente]

Il Centrafrica è uno dei paesi più ricchi del mondo quanto alla diversità biologica. Ha una grande varietà di biotopi: dalla savana arbustiva del nord-est alla foresta pluviale primaria del sud, sud-ovest. Di conseguenza molte sono le specie vegetali ed animali che ospita. O sarebbe meglio dire, ospitava. Infatti il nord ed il nord-est, che erano uno dei contenitori faunistici più spettacolari del mondo e che ancora ora sulla carta ospitano terre protette per più di 80.000 km² (tanto quanto il Portogallo), sono costante oggetto di furia predatoria da parte delle popolazioni provenienti da Ciad e Sudan. Questi entrano con le greggi e a colpi di kalashnikov abbattono i grandi mammiferi presenti: giraffa (solo per la coda), elefante (per l'avorio), ippopotamo (denti) e tutte le grandi gazzelle per via della carne. Il rinoceronte è estinto dal 1972, ma anche altri importanti animali sono estinti nella zona, per esempio il ghepardo. La popolazione di elefanti è decimata, così come quella del leone, e sono ormai pochissimi gli avvistamenti dal 2007.

Per via della guerra civile e della povertà del paese, lo Stato non esercita in questa regione nessun controllo, che è anzi nelle mani di capi locali di origine straniera che controllano gli influssi migratori stagionali dei cacciatori. L'Unione Europea tenta da diversi anni di affiancare il paese nella salvaguardia della propria natura tramite i progetti ECOFAC, ma gli effetti sono minimi, senza nessuna partecipazione da parte dei governi che si succedono. L'amministrazione fortemente corrotta dell'ultimo presidente in carica, Bozizé, ha anzi contraddetto leggi precedenti e tuttora in vigore, secondo cui non è possibile cercare diamanti nelle aree protette, e ha elargito concessioni di sfruttamento che hanno contribuito alla devastazione già presente.

Il sud resta ancora relativamente ricco e la foresta ancora parzialmente preservata. Importanti popolazioni di elefanti di foresta, di bongo e di grandi primati sono ancora presenti e i gorilla di pianura sono osservabili in un piccolo paradiso ambientale che è Dzanga Sangha, vicino a Bayanga. Lì è stato portato avanti dalla biologa italiana Chloé Cipolletta un programma di adattamento ambientale, grazie al quale una famiglia di gorilla può essere raggiunta con due ore di cammino dalla base. Nella stessa zona si trova anche da molti anni la biologa americana Andrea Turkalo, che studia le interazioni sociali e ambientali degli elefanti nei pressi della salina Dzanga Bai.

La grande minaccia di questa regione sono le concessioni di sfruttamento che l'amministrazione elargisce in modo oscuro e che spesso non rispettano nessun piano di sostenibilità forestale. La forte presenza di società asiatiche, che hanno accordi privilegiati e diretti con i ministeri competenti, aggrava la situazione.

Nel bacino nord-occidentale del fiume Congo si trova uno dei tre parchi nazionali che formano il Sangha Trinational, sito che fa parte del patrimonio dell'UNESCO. Gli altri due parchi appartengono a Camerun e Repubblica del Congo.

Arte[modifica | modifica sorgente]

Sport[modifica | modifica sorgente]

Tra gli sportivi noti a livello internazionale vi è Alain Zankifo, campione di kickboxing, e Romain Sato, cestista nato a Bimbo, che ha giocato negli Stati Uniti e in Europa.

Si pratica il calcio, e il nome della federazione nazionale è Fédération Centrafricaine de Football (fondata nel 1961, è affiliata alla FIFA dal 1963 ed alla CAF dal 1965).

Tradizioni[modifica | modifica sorgente]

Gli Akotara Zo - Anziani - dei Pana, Gbaya, Karre, Gongue, Pondo, Laka, raccontano la “Storia Ufficiosa del Nord-Ovest centroafricano" (a cura di www.benabe.org, http://www.benabe.org/index.php?idinfo=594, marzo 2013), traduzione del testo francese di Alain Degras, indispensabile per comprendere la «società semplice» della popolazione della Repubblica Centro Africana, ex colonia francese, formata prevalentemente da gruppi etnici bantù e sudanesi che vivono in villaggi agricoli su un territorio costituito da un esteso altopiano coperto a nord da savane e a sud da foreste fluviali. Padre Umberto (Giovanni) Vallarino, missionario cappuccino presente in Africa dal 1952 al 2003, curioso di sapere qualcosa di più delle genti che avvicinava e conosceva, conversando con gli Anziani ha «svelato» la loro vita ancestrale, «l’anima» degli autoctoni, le loro tradizioni, le loro credenze, i loro cicli rituali. L’espressione «società semplice» è una definizione in uso per indicare le culture che l’Occidente ha incontrato nella sua espansione coloniale in contrapposizione alla «società complessa» condizionata dall’evoluzione tecnologica, scientifica e morale.

Lo studioso e storico francese Alain Degras arriva in Africa, in missione di cooperazione per la Diocesi di Bouar, il 4 maggio 2008, visita il Museo della Yolé, e ha modo di conoscere i "Tengbi" (libretti) di Padre Umberto Vallarino che gli rivelano un’altra Africa scoprendone aspetti stupefacenti, tragici, misteriosi e soprattutto inediti. Al suo rientro in Francia, dopo cinque anni di permanenza nella R.C.A. redige e pubblica un trittico chiamato Akotara (La Storia) di cui la prima parte intitolata Le cœur des hommes e riguarda la vita socio-culturale dei centroafricani; la seconda parte Datì Akotara affronta la storia materiale dei Gbayas attraverso le collezioni esposte nel Museo di Bouar nel 2012; la terza parte Datì Akotara-Zo: L’histoire officieuse du Nord-Ovest Oubanguien riguarda la storia ufficiosa del Nord-Ovest Centroafricano dalla fine dell’Ottocento all’Indipendenza (maggio 1958) e si conclude con tavole sinottiche dei personaggi e delle etnie oltre che con una ricca bibliografia.

Lo storico Alain Degras ha colto l’importanza, il valore e l’autenticità delle registrazioni che Padre Umberto ha raccolto nel trentennio della sua missione in un linguaggio miscelato di italiano, francese, sangho (lingua corrente della R.C.A.) e genovese e le ha divulgate pubblicandole in Francia (oggi tradotte in italiano), in un testo riccamente illustrato con fotografie in bianco e nero e a colori. L’opera si colloca come complementare agli scritti ufficiali sulla storia dell’Africa quali possono essere quelli di Pierre Vidal-Naquet e Jacques Serre, ma dimostra come la “traduzione orale” può essere un ottimo contributo alla ricerca storica e una testimonianza di come forme di reciprocità e condivisione sono oggi sostituite dal “mercato globale”.

La R.C.A., paese grande quanto la Francia, conta oggi 5,1 milioni di abitanti, la maggioranza dei quali è di fede cristiana ed anche dopo l’indipendenza dalla Francia non ha mai conosciuto una sua stabilità perché dilaniata da guerre, divisioni, corruzione e violenze. Le conversazioni, interviste e dialoghi raccolti da Padre Umberto Vallarino, a cui ha collaborato anche il fratello Padre Pio, sono rivolti in particolare ai giovani di oggi che devono conoscere le sofferenze e le pene dei loro antenati e le condizioni della loro vita, ma devono anche sapere guardare lontano come è scritto a pag. 43 del testo:

« Senza la notte, non si gusta il giorno.

Senza la malattia non si conosce la felicità della salute.
Senza il lavoro, non c’è il grano »

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Population growth rate in CIA World Factbook. URL consultato il 28 febbraio 2013.
  2. ^ Dati dal Fondo Monetario Internazionale, ottobre 2013
  3. ^ Tasso di fertilità nel 2011. URL consultato il 12 febbraio 2013.
  4. ^ Cia FactBook https://www.cia.gov/library/publications/the-world-factbook/geos/ct.html
  5. ^ a b Repubblica Centrafricana: i ribelli espugnano la capitale, RaiNews24, 24 marzo 2013
  6. ^ (EN) Human Development Report 2009

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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