Analfabetismo
L'analfabetismo è l'incapacità completa di saper leggere e scrivere, dovuta per lo più a un'istruzione o a una pratica insufficiente. Secondo la programmazione di molti sistemi scolastici, leggere, scrivere e far di conto sono le abilità da acquisire nel primo anno della scuola elementare.
In senso più lato, l'analfabetismo indica anche l'ignoranza di argomenti considerati di fondamentale importanza, ad esempio l'analfabetismo informatico o politico.
Diverso dall'analfabetismo strictu sensu è il cosiddetto analfabetismo funzionale, con il quale si designa l'incapacità di un individuo di usare in modo efficiente le abilità di lettura, scrittura e calcolo nelle situazioni della vita quotidiana. Non si tratta quindi di un'incapacità assoluta, in quanto l'individuo possiede comunque una conoscenza di base di lettura e scrittura, che usa però in maniera incompleta e non ottimale.
Un sinonimo, meno comune, di analfabetismo è illetteratismo (usato più spesso in ambito scientifico come sinonimo di "analfabetismo funzionale").
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Definizione dell'Unesco [modifica]
L'UNESCO definisce dal 1958 l'analfabetismo come la condizione di "una persona che non sa né leggere né scrivere, capendolo, un brano semplice in rapporto con la sua vita giornaliera".
Analfabeta è in tale accezione un termine semplice, generico, non concernente il percorso scolare dell'analfabeta. Tuttavia dividere il mondo in letterati e illetterati semplifica eccessivamente la natura dell'alfabetizzazione. Oggi la definizione dell'UNESCO è diventata più complessa e si basa fondamentalmente sulla capacità dell'individuo di decifrare l'ambiente e partecipare alla società in cui vive.
Statisticamente si tende a rilevare quell'insieme di abilità relative all'alfabetismo che può essere applicato in modo funzionale in attività tipiche della vita quotidiana, come ad es. leggere gli orari dell'autobus o usare un computer.
Questione femminile [modifica]
Secondo i dati dell'UNESCO Institute for Statistics, circa i due terzi della popolazione analfabeta mondiale sono composti da donne. In alcune regioni, circa la metà delle donne è analfabeta. Questo dato vale anche per le giovani donne e le bambine, anche se con cifre più favorevoli. Il numero totale è di circa 771 milioni di analfabeti, di cui 2/3 di donne. Ci sono circa 137 milioni di analfabeti giovani o bambini, di cui 61% ragazze. Quando il tasso di scolarizzazione e il tasso di occupazione delle donne aumentano, il tasso di fecondità cala rapidamente e tende a stabilizzarsi attorno al livello di riproduzione fisiologica di 2,1 figli per donna. Attualmente nei principali paesi il tasso di alfabetizzazione tende ad avvicinarsi ed a superare il 50% della popolazione femminile, e, in modo correlato, aumenta il controllo delle nascite. Nel 2001 il tasso di fecondità in Cina era pari a 1,8 figli per donna, in India 3,2 figli, in Iran e Indonesia 2,6 figli, in Egitto 3,5 figli, negli USA 2,1 figli, in Francia e Regno Unito 1,8 figli, in Germania, in Italia e in Spagna 1,3 figli, in Russia e Giappone 1,2 figli.
Nei Paesi in via di sviluppo [modifica]
L'UNESCO Institute for Statistics ha lanciato il progetto LAMP, che mira a definire e misurare, nei paesi in via di sviluppo, uno spettro di abilità nella scrittura. Circa i due terzi degli analfabeti si trovano in solo 9 paesi e il 45% dei 771 milioni vivono in India e in Cina (il 34% e l'11% rispettivamente).
L'82% della popolazione mondiale è considerata alfabeta (87% uomini e 77% donne) ma questo dato nasconde grandi differenze secondo le regioni: in Asia meridionale e occidentale, nell'Africa nera e negli stati arabi solo il 60% della popolazione sa scrivere (e a volte soltanto il 50% delle donne). Invece, in America Latina, nei Caraibi, in Asia orientale e nell'area del Pacifico, gli alfabeti sono circa il 90% ma queste regioni contano lo stesso il 22% degli analfabeti del mondo.
In Italia [modifica]
All'indomani dell'unificazione, nel 1861, l'Italia contava una media del 78% di analfabeti con punte massime del 91% in Sardegna e del 90 % in Calabria e Sicilia, bilanciata dai valori minimi del 57% in Piemonte e del 60% in Lombardia.[1] Nello stesso periodo - 1850 - le percentuali di analfabeti in Europa erano del 10% in Svezia, del 20% in Prussia e Scozia, del 75% in Spagna e del 90% in Russia.[2]
Per il censimento generale del secondo dopoguerra, nel 1951, la "qualifica" di analfabeta venne collegata non più a coloro che non sapevano scrivere il proprio nome, ma a coloro che non sapevano leggere e scrivere. Gli analfabeti risultarono così suddivisi per regione: Piemonte 3%, Valle d'Aosta 3%, Liguria 4%, Lombardia 2%, Veneto 7%, Trentino-Alto Adige 1%, Friuli Venezia Giulia 4%, Emilia-Romagna 8%, Toscana 11%, Marche 13%, Umbria 14%, Lazio 10%, Abruzzo e Molise 19%, Campania 23%, Puglia 24%, Basilicata 29%, Calabria 32%, Sicilia 24% e Sardegna 22%.[3]
Secondo i dati pubblicati nel 2005 da una ricerca dell'Università di Castel Sant'Angelo dell'UNLA (Unione Nazionale per la Lotta contro l'Analfabetismo), quasi sei milioni di italiani sono totalmente analfabeti. Rappresentano il 12% della popolazione contro il 7,5% dei laureati. L'Italia è fanalino di coda fra i 30 Paesi più istruiti. Solo il Portogallo e il Messico hanno un tasso più elevato. La ricerca, intitolata La Croce del Sud - arretratezza e squilibri educativi nell'Italia di oggi, è stata condotta da Saverio Avveduto e pubblicata dall'Università di Castel Sant'Angelo dell'Unla. Senza alcun titolo di studio (o in possesso della sola licenza elementare) è invece il 36,52% della popolazione, circa 20 milioni sui 53 censiti nel 2001. Questa popolazione è considerata dalla ricerca come ana-alfabeta, cioè del tutto analfabeta o appena alfabeta. Questa situazione è stazionaria da 10 anni.[4]
Il record negativo di 13,8% è in Basilicata e ci sono nove altre regioni al di sopra dell'8%, limite considerato di allarme:
Interessante notare come alcune di queste regioni abbiano un alto tasso di laureati: la stessa Basilicata[6] o la Calabria hanno, in percentuale, più laureati della Lombardia e del Piemonte. Su queste regioni incide pesantemente il tasso di emigrazione, poiché la popolazione scolarizzata emigrante è maggiore della popolazione non scolarizzata rimanente. Catania è la città (tra quelle con più di 250.000 abitanti) con la più alta percentuale di analfabeti d'Italia ed è seguita da Palermo e Bari.[7]
Secondo l'ISTAT i dati sarebbero diversi perché diversi sono i criteri utilizzati nel definire la condizione di analfabetismo. L'Istituto Nazionale di Statistica precisa che, in base ai dati del censimento della popolazione riferiti al 2001, il numero di analfabeti è pari a 782.342 unità.[8]
Altri dati sono stati forniti dal progetto ALL (Adult Literacy and Lifeskills - Letteratismo e abilità per la vita), dedicato specificamente all'analfabetismo funzionale, nell'ambito di una ricerca comparativa internazionale promossa dall'OCSE. Le indagini svolte sulla situazione italiana nel 2003-2004 su un campione della popolazione compresa tra 16 e 65 anni hanno denunciato un quadro non brillante: su tre livelli di competenza alfabetica funzionale (inferiore, basilare e superiore) il 46,1% degli Italiani è al primo livello, il 35,1% è al secondo livello e solo il 18,8% è a un livello di più alta competenza.[9]
Il linguista Tullio de Mauro cita vari studi, concludendo che nel 2008 soltanto il 20 per cento della popolazione adulta italiana possiede gli strumenti minimi indispensabili di lettura, scrittura e calcolo necessari per orientarsi in una società contemporanea.[10][11]
Un discorso a parte va fatto per le persone che arrivano in Italia da altri paesi. Tra queste persone sono relativamente diffusi i casi di analfabetismo totale, benché non esistano dati ufficiali in proposito, ma spesso si presentano anche casi di migranti che, pur avendo un livello medio/basso di scolarizzazione nel loro paese, risultano "analfabeti" in quanto alfabetizzati in lingue che usano un sistema di simboli diversi da quelli dell'alfabeto latino per codificare la lingua scritta; per esempio gli arabofoni e a color che usano l'alfabeto cirillico o altri alfabeti di origine asiatica.[senza fonte]
Note [modifica]
- ^ Sandra Chistolini, Comparazione e sperimentazione in pedagogia, Franco Angeli, Milano, 2001, pag. 46
- ^ Paolo Russo, L'educazione permanente nell'era della globalizzazione, Franco Angeli, Milano, 2001, pag. 17
- ^ Roberto Sani, Maestri e istruzione popolare in Italia tra Otto e Novecento, Vita e Pensiero, Milano, 2003, pagg. 81-84
- ^ La Croce del Sud - arretratezza e squilibri educativi nell'Italia di oggi
- ^ http://www.sardegnastatistiche.it/index.php?xsl=672&s=12&v=9&c=5042&subnodo=337&refp=0&id=251&tt=4&anno=5 |analfabetismo assoluto secondo il censimento ISTAT 2001
- ^ Tassi laureati, ISTAT
- ^ Corriere della Sera - Sei milioni di italiani sono analfabeti
- ^ Comunicato Istat
- ^ INValSI
- ^ http://www.internazionale.it/firme/articolo.php?id=18612 Tullio de Mauro, Internazionale 734, 6 marzo 2008.
- ^ http://slowforward.wordpress.com/2008/04/13/tullio-de-mauro-analfabeti-ditalia-da-httpinternazionaleit/ Copia dell'articolo di De Mauro, Internazionale 734
Voci correlate [modifica]
- Alfabetizzazione
- Analfabetismo funzionale
- Alberto Manzi, conduttore di Non è mai troppo tardi
- Anna Lorenzetto, promotrice della Unione Nazionale per la Lotta contro l'Analfabetismo
- ISTAT
- Terzo mondo
- UNESCO
- Lista di stati per tasso di alfabetizzazione
- Letteratura dei semicolti e degli analfabeti
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