America Latina

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America Latina
Stati 20 + 2 dipendenze
Superficie 20 086 398 km²
Abitanti 578 297 293
Densità 28,79 ab./km²
Lingue spagnolo, portoghese, lingue native americane, francese
Fusi orari da UTC-6 a UTC-2
Nome abitanti latino-americani[1]
Mappa dei paesi appartenenti all’America Latina
Mappa dei paesi appartenenti all’America Latina

L’America Latina è costituita dai paesi del continente americano che furono colonizzati o comunque per varie ragioni fortemente influenzati da nazioni latine, quali Spagna, Portogallo, Francia, e in cui si parlano lingue neolatine, quali lo spagnolo, il portoghese e il francese.
Nella definizione dell’America Latina non ci si limita alla sola connotazione linguistica. Si tiene conto anche delle caratteristiche culturali, etniche, storiche, geografiche, religiose, politiche, sociali ed economiche.

Tali considerazioni sono valide generalmente per paesi indipendenti e autonomi. Per tale ragione è oggetto di discussioni l’appartenenza del territorio francofono del Canada all’America Latina, mentre erroneamente vengono considerati latinoamericani paesi come Belize, Suriname, Grenada e altri.

Stati[modifica | modifica sorgente]

Gli stati considerati parte dell'America Latina sono i seguenti:

Stato Superficie (km²) Abitanti Capitale Lingua ufficiale Indipendenza
Argentina Argentina 2.766.890 40.117.096 Buenos Aires spagnolo 9 luglio 1816 dalla Spagna
Bolivia Bolivia 1.098.581 10.907.778 Sucre
La Paz
spagnolo
lingue amerinde
6 agosto 1825 dalla Spagna
Brasile Brasile 8.514.877 192.376.496 Brasilia portoghese 7 settembre 1822 dal Portogallo
Cile Cile 756.950 17.224.200 Santiago del Cile spagnolo 12 febbraio 1818 dalla Spagna
Colombia Colombia 1.141.748 45.925.397 Bogotá spagnolo[n 1] 20 luglio 1810 dalla Spagna
Costa Rica Costa Rica 51.100 4.608.426 San José spagnolo 1º luglio 1823 dal Messico
Cuba Cuba 109.886 11.239.363 L'Avana spagnolo 10 ottobre 1868 dalla Spagna
Rep. Dominicana Rep. Dominicana 48.442 9.378.818 Santo Domingo spagnolo 16 agosto 1865 dalla Spagna
Ecuador Ecuador 272.046 15.007.343 Quito spagnolo 10 agosto 1809 dalla Spagna
El Salvador El Salvador 21.040 6.134.000 San Salvador spagnolo 15 settembre 1821 dalla Spagna
Guatemala Guatemala 108.890 13.276.517 Città del Guatemala spagnolo 15 settembre 1821 dalla Spagna
Guyana francese Guyana francese 83.534 217.000 Caienna francese
Haiti Haiti 27.750 9.719.932 Port-au-Prince francese
creolo haitiano
1º gennaio 1804 dalla Francia
Honduras Honduras 112.492 8.249.574 Tegucigalpa spagnolo 1º luglio 1823 dal Messico
Messico Messico 1.972.550 112.336.538 Città del Messico spagnolo 15 settembre 1810 dalla Spagna
Nicaragua Nicaragua 130.373 5.891.199 Managua spagnolo 1º luglio 1823 dal Messico
Panamá Panamá 75.517 3.405.813 Panama spagnolo 3 novembre 1903 dalla Colombia
Paraguay Paraguay 406.752 6.460.000 Asunción spagnolo
guaraní
14 maggio 1811 dalla Spagna
Perù Perù 1.285.216 29.496.000 Lima spagnolo
Quechua
[Aymara]
28 luglio 1821 dalla Spagna
Stati Uniti Porto Rico Porto Rico 9.104 3.725.789 San Juan spagnolo
inglese
Uruguay Uruguay 176.215 3.494.382 Montevideo spagnolo 25 agosto 1825 dal Brasile
Venezuela Venezuela 916.445 29.105.632 Caracas spagnolo 13 gennaio 1830 dalla Grande Colombia
  1. ^ L'inglese è co-ufficiale nel Dipartimento dell'Arcipelago di San Andrés, Providencia e Santa Catalina.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Simón Bolívar, uno dei protagonisti dell'indipendenza dell'America Latina

Nell’America Latina si stabilirono popolazioni provenienti da nord che, già prima del 7000 a.C., iniziarono a coltivare la zucca e altri vegetali come il mais. Alcune di queste popolazioni originarono civiltà complesse e fondarono centri urbani e Stati.

Nell’America del Nord la più antica civiltà fu quella degli Olmechi, alla quale seguirono quelle di Teotihuacan, dei Toltechi e dei Maya e infine, nel XIV secolo d.C., quella degli Aztechi: questi ultimi fondarono un vasto impero nel Messico centrale.

Nell’America Meridionale, popolata più tardi, i primi centri urbani nacquero sulle Ande, dove fiorirono diverse civiltà, tra cui quella di Tiahuanaco e degli Inca.

Lo sviluppo delle civiltà amerindie o precolombiane fu interrotto dall’arrivo degli europei: nel 1492 un navigatore genovese, Cristoforo Colombo, alla ricerca delle Indie, sbarcò in America, convinto d’aver raggiunto la propria meta. Egli chiamò dunque gli abitanti della regione «indiani».

Dopo lo sbarco di Colombo vi furono altre spedizioni, tra cui quella di Hernán Cortés in Messico (1519-1524, conquista della capitale azteca) e di Francisco Pizarro in Perù (1531-1536, conquista della capitale incaica). I territori così conquistati divennero dominio spagnolo: solo il Brasile divenne colonia portoghese e alcune delle isole Antille vennero occupate da francesi, inglesi e olandesi.

La popolazione indigena, già decimata dalle malattie portate dagli europei e massacrata nelle guerre di conquista, fu costretta a lavorare nelle miniere e nelle piantagioni dei conquistatori. Dato che quasi tutti gli indios morirono di fame, fatica e maltrattamenti, molti schiavi neri furono portati dall’Africa a lavorare al posto degli indios.

All'inizio del XIX secolo i discendenti dei coloni spagnoli richiesero e ottennero con una serie di guerre contro la Spagna l’indipendenza dei loro territori. Anche il Brasile divenne indipendente.

L’indipendenza creò però nuovi conflitti: per tutto l’Ottocento e inizio Novecento l’America Latina fu dilaniata da guerre tra i diversi Stati, che impoverirono questi paesi e rafforzarono il potere dell’esercito. Furono perciò frequenti i colpi di Stato, i quali instaurarono più volte dittature militari, tra cui si distinsero quella di Pinochet, di Videla e dei Duvalier.

Dalla fine dell’Ottocento gli Stati Uniti d'America iniziarono a intervenire attivamente nell’America Latina, cercando di impedire la formazione di governi che avrebbero potuto ostacolare i loro interessi nel continente.

Un'economia in via di sviluppo

La regione è afflitta dai problemi delle società in via di sviluppo: la scarsità di risorse alimentari, servizi sociali e sanitari insufficienti, un forte indebitamente con l'estero e, soprattutto, una diseguale distribuzione della ricchezza. L'economia è arretrata, nonostante le grandi risorse, soprattutto minerarie e forestali. All'agricoltura e all'allevamento di sussistenza, praticati con mezzi inadeguati, si contrappongono le colture per l'esportazione, a cui sono riservati i maggiori investimenti. L'industria si limita alla trasformazione dei prodotti agricoli, all'estrazione e alla prima lavorazione dei minerali. Le comunicazione sono ostacolate dagli sbarramenti montuosi e dalla fitta foresta.

Cultura[modifica | modifica sorgente]

L'America Latina è conosciuta per le sue musiche ed i suoi balli; ci sono infatti: la salsa, il cha cha cha, il merengue, il reggaeton, la danza moderna e molte altre ancora. Questi tipi di balli prevedono specialmente il movimento delle spalle, del bacino e dei piedi.

Il fenomeno migratorio latinoamericano[modifica | modifica sorgente]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Si può situare l’inizio del fenomeno migratorio contemporaneo partendo dagli anni sessanta, quando a causa delle crisi di alcuni distretti minerari o agricoli dove da tempo vivevano popolazioni numerose si verificò il fenomeno dell’evacuazione di intere regioni. L’abbandono dei campi dovuto all’insufficienza dei redditi o dei salari agricoli fu un fenomeno comune a quasi tutti i paesi latino-americani. Le destinazioni finali di queste migrazioni erano le grandi città, invitanti soprattutto per una certa industrializzazione e lo sviluppo del settore terziario. L'incapacità delle autorità pubbliche di controllare questo fenomeno si dimostrò con la crescita smisurata di quartieri subnormali, chiamati favelas in Brasile, vilas miserias in Argentina, ranchitos in Venezuela, tugurios in Colombia, guasmos in Ecuador, casuchas a Santo Domingo, barrios marginales in Perù, callampa a Santiago del Cile e ciudades perdidas in Messico. Questo era il contesto sociale da cui partirono nel secondo dopoguerra la maggior parte dei migranti che avevano come destinazione New York (come i portoricani), Londra (come i giamaicani e gli abitanti delle Barbados), gli stati meridionali degli Stati Uniti (come milioni di messicani) o la Florida, come quasi due milioni di cubani scappati dal regime di Fidel Castro.

Migrazioni interne[modifica | modifica sorgente]

Si sono registrate anche delle migrazioni interne all'area centro americana, caratterizzate dalla ricerca di opportunità di lavoro nel campo dell'industria petrolifera. In Argentina, la presenza dell'industria petrolifera nella zona della Patagonia, l'estrazione del carbone e il conseguente sviluppo economico di isolati nuclei urbani hanno attirato numerosi gruppi di lavoratori con le proprie famiglie.

In qualche caso più limitato si sono registrate anche ondate migratorie per motivi politici. Si può quindi notare un quadro caratterizzato da una spiccata instabilità, anche dovuto a un incessante incremento demografico che continua ancora oggi.

I latinos negli Stati Uniti[modifica | modifica sorgente]

È possibile dire che si è avuto a che fare con una vera e propria rivoluzione sociale e demografica sull’intero scenario americano. A Los Angeles e a Miami i latinos sono attualmente la maggioranza della popolazione e lo spagnolo è la lingua più parlata in interi quartieri di Chicago, Boston e Filadelfia. Verso la fine del 1996 il numero dei latinos superò quello degli afroamericani, divenendo il secondo gruppo etnico presente a New York (anche se già da tempo rappresentavano la maggioranza assoluta nel Bronx). Quattro anni dopo la California diventò il secondo Stato dopo il Nuovo Messico a presentare una società «a maggioranza di minoranza». Le conseguenze di questo fenomeno stanno avendo ripercussioni sulle politiche pubbliche e sull’intera dimensione culturale americana.

I latinos preferiscono stabilirsi nelle grandi aree metropolitane, infatti tutti i principali gruppi si concentrano nelle venti maggiori città del Paese. Los Angeles registra una popolazione salvadoregna maggiore di quella residente a San Salvador e New York un numero di portoricani superiore a San Juan e un numero di dominicani pari a Santo Domingo.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ America Latina in Treccani.it - Vocabolario Treccani on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.

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