Jean-Bédel Bokassa
| Bokassa I | |
|---|---|
| Imperatore del Centro Africa | |
| In carica | 4 dicembre 1976 - 20 settembre 1979 |
| Incoronazione | 4 dicembre 1977 |
| Predecessore | Impero costituito |
| Successore | Impero abolito |
| Nome completo | Salah Eddine Ahmed Bokassa |
| Nascita | Bobangi, Centrafrica, 22 febbraio 1921 |
| Morte | Bangui, Centrafrica, 3 novembre 1996 (75 anni) |
| Casa reale | Bokassa |
| Consorte | Catherine Denguiadé |
Salah Eddine Ahmed Bokassa, noto anche come Jean-Bédel Bokassa (Bobangi, 22 febbraio 1921 – Bangui, 3 novembre 1996), è stato dittatore della Repubblica Centrafricana (dal 1º gennaio 1966) e poi imperatore dell'Impero Centrafricano (dal 4 dicembre 1976) col nome di Bokassa I. Fu destituito il 20 settembre 1979.
Indice |
[modifica] Primi anni
Bokassa nacque a Bobangi, nella colonia francese chiamata Africa Equatoriale Francese, oggi Repubblica Centrafricana. Il padre si chiamava Mindogon Mgboundoulou ed era un capo villaggio ed insieme alla moglie Marie Yokowo ebbe dodici figli, che trascorsero l'infanzia in un villaggio M'Baka situato nella prefettura di Lobaye, a circa 80 chilometri a sudovest di Bangui[1].
Nel 1927 Mgboundoulou, ascoltando i consigli del "santone" Karnu, decise di resistere alla dominazione francese[2]: sconfitto, venne linciato a morte il 13 novembre dello stesso anno e una settimana dopo anche la madre di Bokassa decise di suicidarsi, perché incapace di sopportare il dolore della perdita del coniuge[1][3][4].
Rimasto orfano, i suoi parenti decisero di assicurare alla sua iscrizione in una scuola di missionari cattolici[5]. Si impegnò ad imparare bene la lingua francese ed un suo insegnante, vedendo che era molto attaccato ad un libro di grammatica scritto da un tale Bèdel, decise di chiamare il ragazzo Jean-Bèdel[5]. Ci fu un tentativo di farlo diventare prete, ma i suoi docenti ritennero che non avesse né la cultura né la bontà d'animo per poter fare questo mestiere: in ogni caso, Bokassa riuscì ad ottenere il diploma. Dopo aver lavorato come cuoco a Brazzaville, il 19 maggio 1939 si unì da privato (su suggerimento di suo nonno M'Balanga) all'esercito della Francia libera[5].
Iniziò così la sua carriera di soldato professionista, che alla fine della seconda guerra mondiale lo avrebbe portato ad ottenere il grado di sergente maggiore (novembre 1941[6]) nonché due importanti decorazioni: la Legion d'Onore e la Croce di Guerra[7]. Successivamente, ha frequentato la scuola di formazione per ufficiali a Saint-Louis, in Senegal. Il 7 settembre 1950 Bokassa si trasferì in Indocina come esperto di trasmissioni e venne dislocato a Saigon[8]; il militare centrafricano partecipò ad alcune battaglie della guerra d'Indocina ed il suo periodo di servizio si concluse nel marzo del 1953.
Continuò la sua carriera militare e il 1º luglio 1961 venne promosso al grado di capitano[9]. Lasciò l'esercito francese nel 1962 per arruolarsi nell'esercito della Repubblica Centro Africana, in cui ebbe fin dall'inizio il grado di comandante[10]. Cugino del Presidente David Dacko e nipote del predecessore Barthélémy Boganda, Bokassa arrivò al grado di colonnello e capo di stato maggiore delle forze armate[11].
[modifica] Il governo e la dittatura
| Jean-Bédel Bokassa | |
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| Presidente della Repubblica Centrafricana | |
| Durata mandato | 1º gennaio 1966 – 4 dicembre 1976 |
| Predecessore | David Dacko |
| Successore | Repubblica abolita |
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| Dati generali | |
| Partito politico | MESAN |
| « I capi di stato stranieri mi rispettavano soltanto perché ero imperatore. » | |
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( Bokassa al momento di lasciare la Francia per rientrare nella Repubblica Centrafricana)
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Il 1º gennaio del 1966, con la nazione in gravi difficoltà economiche, Bokassa esautorò l'autocratico Dacko con un audace colpo di Stato ed assunse il potere come presidente della Repubblica e capo dell'unico partito politico legalmente ammesso, il Movimento per l'evoluzione sociale dell'Africa Nera (MESAN)[12]. Il 4 gennaio dello stesso anno Bokassa abolì la costituzione del 1959 ed iniziò a governare per decreto.
Nell'aprile del 1969 un tentato e fallito colpo di Stato[3] dette la possibilità a Bokassa di consolidare il proprio potere. Nel marzo del 1972 si autoproclamò presidente a vita. Scongiurò un altro colpo di Stato nel dicembre del 1974 e sopravvisse ad un attentato alla sua vita realizzato nel febbraio del 1976[13].
Dopo l'incontro con il leader libico Gheddafi avvenuto nel settembre del 1976, Bokassa decise di convertirsi all'islamismo e cambiò il suo nome in Salah Eddine Ahmed Bokassa. Si ritiene che questa sia stata una mossa calcolata per avere gli aiuti finanziari libici e non certo dettata da motivi spirituali.
Nel settembre del 1976 Bokassa sciolse il governo e lo rimpiazzò con il Consiglio della rivoluzione Centrafricana. Il 4 dicembre dello stesso anno al congresso del MESAN Bokassa dichiarò la trasformazione della repubblica in monarchia e la nascita dell' Impero Centro Africano. Promulgò una costituzione imperiale, si convertì nuovamente al cattolicesimo e si autoproclamò imperatore col nome di Bokassa I[14] in una sontuosa cerimonia tenutasi il 4 dicembre del 1977 (il titolo completo era "Empereur de Centrafrique par la volonté du peuple Centrafricain, uni au sein du parti politique national, le MESAN, "Imperatore del Centro Africa per volere del Popolo Centro Africano, unito nel seno del partito politico nazionale, il MESAN").
Bokassa tentò di giustificare la sua azione con la scusa che creare una monarchia avrebbe aiutato il Centro Africa ad elevarsi dal resto del continente e guadagnarsi il rispetto del mondo. La sua mossa però ebbe solo conseguenze negative: ad esempio furono spesi più di 20 milioni di dollari per l'incoronazione[13] (che nelle forme volle rispecchiare quella di Napoleone, idolo di Bokassa[15]) e tale perdita gettò sul lastrico le già esigue risorse del povero Stato. Inoltre, nonostante fossero stati diramati moltissimi inviti, quasi nessun leader straniero partecipò all'evento, pertanto il prestigio tanto agognato non fu affatto raggiunto. Molti ritengono che Bokassa fosse malato di mente e confrontano le sue stravaganze egoistiche con l'altro ben noto dittatore africano Idi Amin. Come su quest'ultimo, si hanno notizie non confermate che occasionalmente Bokassa avesse mangiato carne umana.
Anche se il nuovo impero era nominalmente una monarchia costituzionale, non vennero fatte riforme democratiche di rilievo, in compenso rimase ampiamente praticata la soppressione con tutti i mezzi degli oppositori politici. Le torture erano largamente praticate, con la precisazione che di tanto in tanto lo stesso Bokassa partecipava ai maltrattamenti.
Nonostante la nazione si dirigesse verso la dittatura, la Francia rimase il principale sponsor internazionale di Bokassa. Il presidente francese Valéry Giscard d'Estaing fu un alleato fedele dell'impero e supportò il regime con aiuti finanziari e militari. In cambio Bokassa ospitò molte volte d'Estaing in safari e lo rifornì di uranio, un minerale vitale per il programma nucleare militare francese[16]. Con il passare degli anni, comunque, crebbero le critiche al presidente francese, specie quando venne rivelato che Bokassa gli regalava frequentemente diamanti[17][18].
[modifica] La caduta
A partire dal gennaio del 1979 l'aiuto della Francia a Bokassa si interruppe dopo la sommossa di Bangui che portò ad un massacro di civili[19]. Dal 17 al 19 aprile molti studenti vennero arrestati per aver protestato per l'obbligo di utilizzare le costose uniformi scolastiche imposte dal governo e di conseguenza circa 100 di loro vennero uccisi: venne detto che lo stesso Bokassa avesse partecipato al massacro e che avesse anche mangiato alcuni dei corpi[20].
L'ex presidente Dacko riuscì ad ottenere l'aiuto del governo francese e riuscì ad organizzare un colpo di Stato il 20 settembre 1979 utilizzando truppe di Parigi mentre Bokassa era in Libia: l'operazione Barracuda (così venne chiamato l'intervento, definito da Bokassa: "l'ultima spedizione coloniale francese") venne diretta con successo dal diplomatico francese Jacques Foccart.
Dacko rimase in carica come presidente fino a quando non venne rovesciato il 20 settembre 1981 da André Kolingba. Bokassa, frattanto, si era rifugiato in Costa d'Avorio, dove sarebbe rimasto per quattro anni. Un tribunale nazionale lo condannò a morte in contumacia nel dicembre del 1980 e tale provvedimento veniva sponsorizzato e approvato da molti ex rivali politici del tiranno[21]. Nel 1985 Bokassa si trasferì in Francia, vicino a Parigi, dove gli venne concessa ospitalità per i suoi trascorsi nell'esercito[13] .
Il 24 ottobre del 1986 Bokassa fece inaspettatamente ritorno nel suo Paese lanciandosi in paracadute da un aereo: nelle settimane precedenti, alcuni oppositori di Kolingba lo avevano contattato informandolo di un imminente colpo di Stato in Centrafrica e proponendogli di ritornare al potere, a patto che avesse garantito il mantenimento di relazioni fra il nuovo governo e la Francia. L'operazione fu un fallimento e poco dopo Bokassa venne arrestato e processato per alto tradimento, assassinio, cannibalismo ed appropriazione indebita. Ne seguì un processo emozionante: dopo alcuni mesi, Bokassa fu scagionato dalle accuse di cannibalismo, ma fu comunque condannato a morte il 12 giugno 1987[22]. La pena fu commutata in ergastolo nel febbraio del 1988 e poi ancora ridotta a venti anni di carcere.
Con il ritorno della democrazia nel 1993, Kolingba dichiarò un'amnistia generale per tutti i condannati come uno degli ultimi atti della sua presidenza e Bokassa fu rilasciato il 1º agosto dello stesso anno[15], vivendo i suoi ultimi anni da uomo libero in una villa alla periferia di Bangui. A coloro che vennero ad intervistarlo parlò di un incontro segreto con il Papa, che a suo dire lo aveva incaricato, negli anni in cui era regnante, di una nuova evangelizzazione del continente africano. Dichiarò anche di sentirsi 'tradito' da quella Francia per la quale aveva combattuto da giovane. Morì di infarto il 3 novembre del 1996.
[modifica] Curiosità
- Bokassa ha avuto 17 mogli e 50 figli.
- Nell'album live 12-5-87 (aprite i vostri occhi), il leader della band toscana dei Litfiba, Piero Pelù, durante l'esecuzione del brano Luna, che, metaforicamente, parla di un dittatore che vuole conquistare e schiacciare popoli sottosviluppati, realizza un lungo parlato nel quale nomina anche l'imperatore Bokassa I.
[modifica] Note
- ^ a b Titley 1997, p. 7.
- ^ Titley 1997, p. 6.
- ^ a b Appiah & Gates 1999, p. 278.
- ^ Howard Waring French (5 novembre 1996)."Jean-Bedel Bokassa, Self-Crowned Emperor Of the Central African Republic, Dies at 75", New York Times
- ^ a b c Titley 1997, p. 8
- ^ Titley 1997, p. 9.
- ^ Lloyd Garrison (7 January 1966). "Coups, Dahomey Style". New York Times. p. 2.
- ^ Delpey 1981, pp. 166–167.
- ^ Titley 1997, p. 10.
- ^ Titley 1997, p. 23
- ^ Bokassa 1985, p. 21
- ^ Titley 1997, p. 27.
- ^ a b c Lentz 1994.
- ^ Kalck 2005, p. xxxv.
- ^ a b La voce Jean-Bedel Bokassa nell'Enciclopedia Britannica
- ^ Shaw 2005, 50.
- ^ Hoyle, Russ (30 marzo 1981), "A Campaign Catches Fire", Time
- ^ Fuller, Thomas (28 febbraio 2002). "But ex-president's past looms large: Giscard's new role at heart of Europe", New York Times
- ^ Martin Meredith, The Fate of Africa, p. 230.
- ^ Papa in the Dock, Times Magazine
- ^ Christenson 1991, p. 37.
- ^ Cannibal Emperor Bokassa Buried in Central African Republic
[modifica] Voci correlate
- Impero Centrafricano
- Echi da un regno oscuro, documentario su Bokassa diretto da Werner Herzog
- Papaia, un'avventura nell'impero di Bokassa, libro di Corradino Ruffo