Loxodonta africana

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Elefante africano
Loxodonta africana old.jpg
Loxodonta africana
Stato di conservazione
Status iucn3.1 VU it.svg
Vulnerabile[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Superphylum Deuterostomia
Phylum Chordata
Subphylum Vertebrata
Infraphylum Gnathostomata
Superclasse Tetrapoda
Classe Mammalia
Sottoclasse Theria
Infraclasse Eutheria
Superordine Afrotheria
Ordine Proboscidea
Famiglia Elephantidae
Genere Loxodonta
Specie L. africana
Nomenclatura binomiale
Loxodonta africana
Blumenbach, 1797
Areale

African Elephant distribution map with labels.svg

L'elefante africano (Loxodonta africana Blumenbach, 1797) è uno dei tre rappresentanti della famiglia degli Elefantidi, unica sopravvissuta dell'ordine dei Proboscidati. Questa famiglia comprende, oltre all'elefante indiano, anche l'elefante africano delle foreste (Loxodonta cyclotis), che solo recentemente è stato riconosciuto come specie a sé stante.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Un elefante africano

L'elefante africano è il più grande animale terrestre. Mediamente, i maschi misurano 6-6,5 metri di lunghezza, circa 3,2-3,7 metri di altezza al garrese e il peso si aggira sui 3800-5100 kg: sono pertanto mediamente più grandi dei maschi di elefante asiatico. Le femmine sono più piccole, arrivano a 3-3,5 tonnellate di peso e raramente superano i 270-280 cm di altezza; rispetto alla specie asiatica, la taglia delle femmine non ha pertanto sostanziali differenze. Questo animale ha orecchie enormi, che oltre ad assicurargli un udito molto fine sono anche utili per la dispersione di calore. La struttura fisica presenta diverse differenze con il parente asiatico. Il dorso è curvo, il cranio appiattito frontalmente, la proboscide presenta due appendici digitiformi. Le zanne, che sono gli incisivi superiori allungati, sono molto grandi e nei maschi superano il metro e mezzo di lunghezza. Il suo nome scientifico Loxodonta significa in greco "dente obliquo" e si riferisce proprio a queste poderose appendici.

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

Questo animale non è un erbivoro selettivo, ma necessita di una ricca produzione vegetale. La parte preponderante del suo pasto quotidiano è costituita da vegetazione erbacea come le graminacee, ma si nutre abbondantemente anche di fogliame, frutti, corteccia. Grazie alla sua lunga e robusta proboscide è in grado di raggiungere anche i rami più alti. Se non riesce ad arrivarvi, spesso l'elefante ricorre ad una soluzione drastica, e abbatte l'albero per nutrirsi delle sue fronde. Un branco di elefanti quindi esercita un certo impatto sull'ambiente, arrivando anche a disboscare piccole aree di vegetazione. Mediamente, questo animale deve ingerire circa 300 kg di cibo al giorno. Grazie alla notevole lunghezza del suo intestino riesce a digerire qualsiasi tipo di vegetale. Proporzionatamente, gli elefanti depositano 250 kg di escrementi al giorno, che fungono da immensa riserva per gli scarabei stercorari.

Un branco di elefanti in Kenya

L'elefante è un animale sociale che vive in grandi branchi, che possono arrivare a contare anche una settantina di individui. Questi gruppi hanno struttura matriarcale e sono guidati solitamente dalla femmina più anziana. Talvolta i maschi, specie quelli più anziani, vivono solitari, mentre le femmine solitamente rimangono nel branco tutta la vita. Gli elefanti dimostrano grande attaccamento fra i vari membri del gruppo. Quando un esemplare anziano si accascia al suolo, si possono osservare gli altri esemplari tentare di risollevarlo e rimanergli accanto finché non spira. I piccoli si mantengono all'interno del branco, e sono efficacemente protetti da tutti gli adulti in caso di attacco di predatori. La difesa dei cuccioli è anche uno dei possibili motivi che possono portare un elefante adulto a mostrarsi aggressivo verso gli esseri umani.

Questo animale ama molto l'acqua che è fondamentale per rinfrescarsi e pulirsi; usa la sua proboscide per raccogliere parecchi litri d'acqua e spruzzarsela addosso a mo' di doccia.

La maturità sessuale varia con le condizioni ambientali e solitamente viene raggiunta da entrambi i sessi fra gli 8 e i 13 anni. Nelle femmine l'estro si verifica mediamente ogni 2 mesi. La fase di eccitazione sessuale dei maschi viene definita must e li porta alla ricerca di femmine tramite stimoli olfattivi; in questa fase i maschi sono particolarmente aggressivi. La gestazione dell'elefante africano è la più lunga di tutti i mammiferi, e dura 20-22 mesi, ai termini del quale nasce un solo piccolo (parti gemellari sono possibili ma rarissimi). Alla nascita, il cucciolo maschio pesa 120 kg, la femmina 90-100 kg, e sono entrambi lunghi circa 1,20 metri. Il neonato ha la pelle rugosa e ricoperta di peli radi; dopo mezz'ora dalla nascita è in grado di reggersi in piedi. Per i primi 3 anni il piccolo rimane sempre appresso alla madre, che lo allatta e lo protegge costantemente. In caso di allontanamento momentaneo o di morte della madre il cucciolo viene preso in consegna da altre femmine del branco.

L'elefante è un animale notoriamente molto longevo; vive mediamente 70-75 anni; in almeno un caso noto un individuo ha superato gli 80 anni.

Rispetto al parente asiatico ha un carattere più aggressivo e resistente all'addomesticamento.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Gli elefanti sono diffusi in gran parte dell'Africa subsahariana. Il loro habitat tipico è la grande savana alberata, ma possono adattarsi anche ad altri ambienti (per esempio foreste). In ogni caso, le fonti d'acqua sono fondamentali per questo animale, che difficilmente si trova in ambienti aridi (tuttavia, ci sono elefanti in alcune zone desertiche della Namibia).

Sistematica[modifica | modifica wikitesto]

In alcune classificazioni l'elefante africano ha diverse sottospecie più o meno riconosciute a seconda delle zone. La sottospecie nominale vera e propria (Loxodonta africana africana) è quella dell'Africa meridionale, gli elefanti della Namibia non sono considerati una sottospecie ma hanno delle caratteristiche peculiari perfettamente adattate al territorio desertico sono infatti detti volgarmente "elefanti del deserto". L'Elefante africano orientale del Kenya e della Tanzania viene classificato come (Loxodonta africana knochenhaueri) mentre gli elefanti africani dell'Africa occidentale tipici del Ghana sono nella sottospecie Elefante africano occidentale (Loxodonta africana oxyotis) e ricordano vagamente i vicini elefanti di foresta (Loxodonta cyclotis) che, secondo classificazione recenti, costituiscono una specie a sé stante. Precisiamo che la suddivisione dell'Elefante africano (L.africana) in varie sottospecie è molto discutibile e accettata in pochissime classificazioni.

Conservazione[modifica | modifica wikitesto]

Grazie alla sua mole, l'elefante africano non ha nemici naturali. A volte può entrare in competizione con grossi erbivori quali rinoceronti, ippopotami o bufali presso le pozze d'acqua, e può capitare che i piccoli vengano assaliti da grossi predatori come i leoni, ma sono quasi sempre protetti dalle madri. Il nemico principale di questo pachiderma rimane l'uomo, che spesso conduce una caccia illegale per impossessarsi delle sue zanne d'avorio. Pur non essendo in serio rischio di estinzione, la sua popolazione è diminuita notevolmente rispetto al passato e in molti paesi africani sono in atto politiche di protezione di questo animale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Blanc, J. 2008, Loxodonta africana in IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2014.3, IUCN, 2014.

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