Gyps africanus

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Progetto:Forme di vita/Come leggere il tassoboxCome leggere il tassobox
Grifone dorsobianco africano
2012-white-backed-vulture.jpg
Grifone dorsobianco africano nel parco nazionale di Etosha, Namibia
Stato di conservazione
Status iucn3.1 EN it.svg
In pericolo[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukarya
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Superphylum Deuterostomia
Phylum Chordata
Subphylum Vertebrata
Infraphylum Gnathostomata
Superclasse Tetrapoda
Classe Aves
Ordine Accipitriformes
Famiglia Accipitridae
Sottofamiglia Gypinae
Genere Gyps
Specie G. africanus
Nomenclatura binomiale
Gyps africanus
Salvadori, 1865

Il grifone dorsobianco africano (Gyps africanus Salvadori, 1865) è un rapace della famiglia degli Accipitridi[2].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il grifone dorsobianco africano, il grande avvoltoio più comune dell'Africa[3], è un abile saprofago che si nutre delle carogne dei grandi animali africani. Misura circa 94 cm di lunghezza e ha un'apertura alare di circa 218 cm; pesa 4150-7200 g. Il piumaggio marrone scuro e la pelle glabra nera di collo e testa rendono il bianco della parte inferiore del dorso, alla quale la specie deve il nome, perfino più evidente[4]. Il grifone dorsobianco ha gli occhi neri e un becco robusto e leggermente uncinato parimenti nero, mentre il vertice e la parte posteriore del collo sono di colore chiaro[3]. Con l'età, la colorazione del piumaggio diventa più chiara e uniforme, specialmente nelle femmine; al contrario, i giovani sono più scuri, con striature di colore marrone più chiaro sulle penne[4].

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

L'areale del grifone dorsobianco africano si estende dalla Mauritania fino all'Etiopia a est, e, attraverso l'Africa orientale, fino al Sudafrica a sud[4].

Vive nelle savane e nelle boscaglie aperte, ove vi siano selvaggina e bestiame domestico, fino a 3000 m di altitudine[4][5].

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

Quindici esemplari su un albero in attesa del pasto nel parco del Serengeti, Tanzania.

I grifoni dorsobianco africani sono saprofagi, e si nutrono dei muscoli, degli organi interni e dei frammenti di osso delle grandi carcasse[4]. Con le ali grandi e larghe possono sollevarsi e veleggiare per ore alla ricerca di carogne[6], seguendo talvolta gli ungulati che intraprendono le loro regolari migrazioni[5]. La loro vista eccellente gli consente di individuare il cibo anche da notevoli altezze; per localizzare le carogne tengono d'occhio anche gli altri avvoltoi, seguendoli rapidamente non appena vedono uno di essi compiere una discesa improvvisa[6]. Attorno a una carcassa possono radunarsi fino a 200 grifoni dorsobianco; un'enorme carcassa di elefante può attrarne addirittura un migliaio[4]. Con così tanti uccelli che cercano di mangiare, gli scontri sono inevitabili[3]. Accompagnati da grugniti e da sibili e starnazzii simili a quelli delle oche[3], si possono allora vedere i grifoni inserire il loro lungo collo glabro sotto la pelle della carcassa o strisciare nella gabbia toracica per nutrirsi dei resti dell'animale[4]. Dopo il banchetto, i grifoni possono fare il bagno assieme ad altre specie presso un sito favorito, o riposarsi con le ali spalancate e le spalle volte al sole[3].

I grifoni dorsobianco si riproducono agli inizi della stagione secca, nidificando in colonie allargate di 2-13 esemplari. Il nido è costituito da una piattaforma di ramoscelli, imbottita con erba e foglie verdi, situata nella chioma o alla biforcazione di un grosso albero. Generalmente viene deposto un unico uovo, che viene covato per 56 giorni. Il pulcino, di color grigio chiaro, viene nutrito da entrambi i genitori fino all'involo, a 120-130 giorni di età[4].

Conservazione[modifica | modifica wikitesto]

Attorno alla carcassa di uno gnu, riserva nazionale del Masai Mara, Kenya.

Il grifone dorsobianco africano ha dovuto fronteggiare un certo numero di minacce, che hanno portato negli ultimi anni alla sua diminuzione. Di conseguenza, nel 2012 la Lista Rossa della IUCN ha riclassificato la specie da «prossima alla minaccia» (Near threatened, NT) a «in pericolo» (Endangered, EN)[1]. Questo declino della popolazione è stato causato da una combinazione di fattori: la perdita e la conversione in terreni agricoli dell'habitat del grifone, il declino degli ungulati selvatici che ha provocato una minore disponibilità di carogne, la caccia per l'utilizzo di parti del corpo nella medicina tradizionale, le catture per il commercio di animali vivi[4], l'elettrocuzione sui piloni dell'elettricità, gli annegamenti nelle cisterne delle fattorie, la persecuzione e gli avvelenamenti[7].

Un certo numero di aree protette in Africa ospita popolazioni di grifone dorsobianco africano, compreso il parco nazionale del Serengeti, Patrimonio dell'Umanità[8]. Ciononostante i recenti cali sono preoccupanti e sono necessarie ulteriori misure di protezione. Tra le misure raccomandate ci sono la protezione legale della specie in tutti i Paesi in cui è presente e l'istituzione di una rete per il monitoraggio dei grifoni; è inoltre necessario determinare le minacce più significative e ricercare soluzioni adeguate[7].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (EN) BirdLife International 2012, Gyps africanus in IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2014.3, IUCN, 2014.
  2. ^ (EN) Gill F. and Donsker D. (eds), Family Accipitridae in IOC World Bird Names (ver 4.4), International Ornithologists’ Union, 2014. URL consultato il 9 maggio 2014.
  3. ^ a b c d e P. C. Alden, R. D. Estes, D. Schlitter and B. McBride, Collins Guide to African Wildlife, HarperCollins Publishers, London, 1996.
  4. ^ a b c d e f g h i James Ferguson-Lees and David A. Christie. Illustrated by Kim Franklin, David Mead, and Philip Burton, Raptors of the World, Houghton Mifflin, 2001, ISBN 978-0-618-12762-7. URL consultato il 29 maggio 2011.
  5. ^ a b P. L. Britton, Birds of East Africa: their Habitat, Status and Distribution, East Africa National History Society, Nairobi, 1980.
  6. ^ a b D. Burnie, Animal, Dorling Kindersley, London, 2001.
  7. ^ a b White-backed Vulture (Gyps africanus) on BirdLife.
  8. ^ UNEP-WCMC: Serengeti National Park, Tanzania.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA. VV. (2005), Grande enciclopedia per ragazzi, Animali, Vol. 2 Uccelli e Mammiferi, Pag. 51, Edizione Speciale per la Repubblica su licenza Mondadori. ISBN 0-390-10729-0

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]


uccelli Portale Uccelli: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di uccelli