Sorghum

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Sorghum
Sorghum.jpg
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Ordine Poales
Famiglia Poaceae
Sottofamiglia Panicoideae
Genere Sorghum
Moench, 1794
Specie

Sorghum Moench, 1794 è un genere di piante della famiglia delle Poaceae (o Gramineae).

Il genere Sorghum è costituito da specie coltivate per la produzione di foraggio o di granella utilizzata soprattutto come nutrimento per il pollame ed altri uccelli (Sorghum vulgare) o esclusivamente di foraggio (Sorghum gentile); sono in commercio anche ibridi tra le due specie, adatti alla produzione di foraggio, oppure di fibra a scopo industriale.

Il sorgo è privo di glutine.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Il sorgo è una pianta annuale di altezza 1-1,5 m nelle varietà da granella e oltre 2 m in quelle da foraggio, con foglie spesse e rivestite di cera. Il culmo porta una pannocchia compatta o spargola a seconda della varietà; la cariosside è arrotondata nei sorghi da granella, affusolata in quelli gentili. Il sorgo viene utilizzato da secoli soprattutto da parte di alcune popolazioni africane come primo alimento nella loro dieta, il suo sapore neutro e corposo lo rende adatto ad una grande varietà di piatti. Può essere consumato integrale, oppure decorticato per la preparazione di zuppe, oppure macinato per la produzione di farine per ottenere, polente o porridge, piadine, focacce, pane e prodotti da forno, grissini, torte, biscotti, ecc. In alcune zone è utilizzato per la produzione di birra. La granella di sorgo può essere arrostita, fioccata, bollita, e servita come il riso o il couscous. Il sorgo ha un contenuto di grassi molto basso e dopo averlo mangiato lascia un piacevole senso di sazietà e di leggerezza. Grazie ad alcune ditte specializzate, che hanno intrapreso, da diversi anni, la lavorazione del sorgo bianco, è possibile trovare il sorgo bianco decorticato e in farina da agricoltura biologica per alimentazione umana e per celiaci anche negli Stati Uniti e in Italia

Distribuzione[modifica | modifica sorgente]

Molte delle varietà coltivate sono di origine africana. Alcune specie si trovano anche spontanee in India. Tra l'VII e il XIII secolo il genere vede un'amplissima diffusione, ad opera dei popoli arabi, in Medio Oriente, Nordafrica ed Europa[1]

Specie[modifica | modifica sorgente]

Comprende una ventina di specie.

Le specie di Sorghum presenti in Italia sono: il Sorghum halepense (L.) Pers. o sorgo selvatico, presente e comune in tutto il territorio nazionale ed il Sorghum vulgare (L.) (sin.:Sorghum bicolor) che è la specie coltivata soprattutto nelle zone collinari dell'Emilia-Romagna ed in Toscana.

La sottospecie Sorghum bicolor bicolor è di grande importanza per i paesi tropicali e sub sahariani, in quanto viene impiegata nell'alimentazione umana. Appartengono a questa sottospecie sia il sorgo rosso che quello giallo. Nel IX secolo si diffonde la coltivazione anche in Europa, soprattutto Francia e Italia (Pianura Padana, Veneto e Toscana) con varietà rosse, bianche e rosate. Le varietà di sorgo bianco sono preferite perché presentano valori nutrizionali più interessanti

Coltivazione[modifica | modifica sorgente]

Sorghum field.png

Il sorgo non è particolarmente esigente in fatto di terreni, anche se preferisce quelli ricchi di sostanza organica e di elementi minerali. La tecnica colturale è simile a quella del mais. Il sorgo viene seminato nella prima decade di maggio, essendo più del mais suscettibile ai ritorni di freddo. Si distribuiscono 15–25 kg/ha di seme, con investimenti che vanno da 25-30 piante/m² in ambienti asciutti a 30-40 in zone in cui si può intervenire con l'irrigazione. La distanza di semina è di 45–50 cm tra le file e di 4-4,5 cm sulla fila. La raccolta si effettua con mietitrebbia in settembre-ottobre, ottenendo produzioni variabili da 4-6 t/ha di granella, nei terreni collinari e asciutti, fino a 8-9 t/ha e oltre nelle migliori condizioni.

Il sorgo rappresenta una valida alternativa al mais, nella produzione di granella e foraggi insilati, in quelle aree non irrigue e con scarse precipitazioni estive in cui è arduo condurre una buona coltura di mais.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Watson, Andrew M. Agricultural Innovation in the Early Islamic World: The Diffusion of Crops and Farming Techniques, 700–1100. Cambridge: Cambridge University Press, 1983. ISBN 0-521-24711-X.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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