Diceros bicornis

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Rinoceronte nero
Diceros bicornis.jpg
Diceros bicornis
Stato di conservazione
Status iucn3.1 CR it.svg
Critico[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Superphylum Deuterostomia
Phylum Chordata
Subphylum Vertebrata
Infraphylum Gnathostomata
Superclasse Tetrapoda
Classe Mammalia
Sottoclasse Theria
Infraclasse Eutheria
Superordine Laurasiatheria
(clade) Ungulata
Ordine Perissodactyla
Sottordine Ceratomorpha
Famiglia Rhinocerotidae
Genere Diceros
Gray, 1821
Specie D. bicornis
Nomenclatura binomiale
Diceros bicornis
Linnaeus, 1758
Sottospecie

Diceros bicornis michaeli
Diceros bicornis longipes
Diceros bicornis minor
Diceros bicornis bicornis

Black Rhinoceros area.svg

██ areale originario

██ reintrodotto

██ introdotto

██ presenza incerta

██ estinto

Il rinoceronte nero (Diceros bicornis Linnaeus, 1758) è un mammifero perissodattilo appartenente alla famiglia Rhinocerotidae, originario delle aree orientali e centrali dell'Africa, compresi Kenya, Tanzania, Camerun, Sudafrica, Namibia e Zimbabwe. Nonostante questo rinoceronte venga chiamato nero, è in verità di colore grigio, bruno o bianco. Il suo nome swahili è kifaru

Alla specie venne dato questo nome per distinguerla dal rinoceronte bianco (Ceratotherium simum), anche se queste due specie non sono facilmente distinguibili tra loro dal colore. La parola white, bianco, usata per indicare il «rinoceronte bianco», deriva dalla parola afrikaans che significa largo, in inglese wide, e non bianco.

L'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) ha annunciato il 7 luglio 2006 che una delle sue quattro sottospecie, il rinoceronte nero dell'Africa occidentale (Diceros bicornis longipes), è stata dichiarata ufficialmente estinta[2].

Tassonomia[modifica | modifica sorgente]

Esistevano quattro sottospecie di rinoceronte nero:[3]

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Rinoceronte nero al pascolo.

Un rinoceronte nero adulto è alto 140-170 cm al garrese e misura 3,3-3,6 m di lunghezza[4]. Pesa tra gli 800 ed i 1400 kg, ma eccezionalmente può anche superare i 1800 kg; le femmine sono più piccole dei maschi. I due corni sul cranio sono costituiti da cheratina: quello più grande, sulla fronte, è lungo generalmente 50 cm, ma in alcuni esemplari ha raggiunto anche i 140 cm. Il corno più lungo mai misurato era di 1,5 metri[5]. Talvolta si può sviluppare anche un terzo corno. Questi corni vengono utilizzati a scopo difensivo ed intimidatorio, ma sono utili anche per scavare le radici e per spezzare i ramoscelli mentre mangia. Il colore della pelle dipende più di ogni altro fattore dalle condizioni locali del suolo e dal comportamento del rinoceronte; proprio per questo molti rinoceronti neri non sono veramente di colore nero. Il rinoceronte nero è parecchio più piccolo del rinoceronte bianco ed ha un lungo labbro superiore appuntito e prensile utilizzato per strappare le foglie ed i germogli quando si nutre[5]. Il rinoceronte bianco, invece, ha labbra squadrate utilizzate per pascolare l'erba. Quello nero si può distinguere dal bianco anche per le minori dimensioni del cranio e delle orecchie. Inoltre non ha la caratteristica gobba sul dorso del rinoceronte bianco.

Il suo spesso strato di pelle lo protegge dalle spine e dalle erbe dai margini taglienti. Questa pelle ospita molti parassiti esterni, ad esempio acari, che costituiscono la fonte di nutrimento principale per le bufaghe e le garzette che vivono in compagnia di questo colosso. Il rinoceronte è dotato di una vista pessima, ma può fare affidamento su un udito ed un olfatto ben sviluppati. Ha grandi orecchie che ruotano come antenne satellitari per individuare ogni suono ed un grande naso dotato di un eccellente senso dell'olfatto per individuare i predatori.

Distribuzione e conservazione[modifica | modifica sorgente]

Rinoceronte nero al pascolo.

Per la maggior parte del XX secolo il rinoceronte nero è stata la specie di rinoceronte più numerosa. In Africa, intorno al 1900, ve ne erano probabilmente alcune centinaia di migliaia[6]. Durante l'ultima metà del XX secolo, però, il loro numero è diminuito severamente, passando dai 70.000 esemplari[7] della fine degli anni '60 ai 10.000-15.000 del 1981. Agli inizi degli anni '90 questo numero scese sotto i 2500 e nel 1994 venne riportato che ne rimanevano solamente 2410. Secondo la International Rhino Foundation, comunque, la popolazione è da allora aumentata, raggiungendo i 3610 nel 2003[8]. Secondo un rapporto dell'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura del luglio 2006, un recente studio sul rinoceronte nero dell'Africa occidentale, diffuso un tempo nelle savane dell'Africa occidentale ma di cui ne rimanevano solamente 10 esemplari, è giunto alla triste conclusione che questa sottospecie si è estinta[9]. Anche il rinoceronte bianco settentrionale farà presto la stessa fine, dal momento che ne rimangono attualmente solo 4. L'unico rinoceronte che si è allontanato di più dalla soglia dell'estinzione è quello bianco meridionale, di cui ne rimangono 14.500: ben poca cosa, però, rispetto agli 83.000 di un secolo fa[10]. Il rinoceronte nero è stato spinto sulla soglia dell'estinzione dal bracconaggio illegale per il suo corno e dalla distruzione dell'habitat. Il corno viene utilizzato nella medicina tradizionale cinese e gli erboristi sostengono che con esso si possano risvegliare pazienti in stato comatoso o curare le febbri. La supposta efficacia dell'utilizzo del corno di rinoceronte nel trattamento di qualsiasi malattia non è mai stata confermata, però, dalla scienza medica. Nel giugno del 2007 è stato documentato il primo caso di vendita di corno di rinoceronte nero negli Stati Uniti (confermata dai test genetici effettuati sul corno confiscato), avvenuto in un negozio di medicina tradizionale cinese nella Chinatown di Portland (Oregon)[11]. In Medio Oriente viene utilizzato anche per fabbricare le impugnature ornamentali scolpite dei pugnali cerimoniali chiamati jambiya. La richiesta di questi corni esplose negli anni '70, causando, tra il 1970 ed il 1992, un declino della popolazione del 96%.

Comportamento ed ecologia[modifica | modifica sorgente]

Cranio di rinoceronte nero nel Museo nazionale di storia naturale di Francia.

Il rinoceronte nero è un brucatore erbivoro che si nutre di foglie, ramoscelli, germogli, cespugli spinosi e frutta. La sua dieta è utile a ridurre la quantità di piante legnose e di conseguenza favorisce la crescita di una maggiore quantità di erba, il che va a beneficio di altri animali. È noto che possa nutrirsi di quasi 220 diverse specie di piante. Durante la siccità può sopravvivere senza acqua fino a 5 giorni. Il rinoceronte nero vive soprattutto nelle praterie, nelle savane e nelle boscaglie tropicali.

Questi animali si alimentano la mattina e la sera. Nelle ore più calde del giorno sono meno attivi e trascorrono il tempo riposando, dormendo o rotolandosi nel fango. Quest'ultima attività è parte essenziale della vita di tutte le specie di rinoceronte. Aiuta a raffreddare la temperatura corporea durante il giorno ed a proteggersi dai parassiti. Se il fango non è disponibile si rotolano nella polvere. Si abbeverano soprattutto durante il pomeriggio.

Sono animali solitari e vivono insieme solamente durante il periodo degli accoppiamenti, ma le madri ed i piccoli possono talvolta raggrupparsi insieme per brevi periodi di tempo. I maschi non sono socievoli quanto le femmine, sebbene possano talvolta tollerare la presenza di altri rinoceronti. Non sono molto territoriali e spesso sconfinano sui territori di altri esemplari. Questi territori variano a seconda della stagione e della disponibilità di cibo ed acqua. In ambienti dove questi abbondano i territori sono più piccoli e viceversa sono più estesi se questi scarseggiano. Nel Serengeti i territori variano tra i 43 ed i 133 km², mentre nel Ngorongoro si estendono tra i 2,6 ed i 44 km². I rinoceronti neri sono anche stati visti occupare certe aree che tendono a visitare per riposarsi, chiamati «case», situate solitamente in luoghi più elevati.

Il rinoceronte nero ha la reputazione di essere estremamente aggressivo. Attacca per paura, confusione e panico. A causa della vista molto scarsa carica soltanto guidato dall'olfatto; proprio per questo questi animali sono stati osservati caricare tronchi d'albero e termitai. I rinoceronti neri non sono molto aggressivi nei confronti degli altri membri della specie e solitamente si limitano a false aggressioni. I maschi talvolta combattono tra loro spingendosi con la testa o cozzando con i corni. Di solito, comunque, evitano se possibile di incontrare altri maschi. Le femmine, invece, non sono aggressive tra di loro. Nonostante le loro aggressioni, gli adulti di questa specie non hanno predatori naturali[12]; solo una volta un enorme coccodrillo del Nilo cercò, senza riuscirci, di trascinarne in acqua un esemplare[13].

Il rinoceronte nero è considerato uno degli animali più pericolosi d'Africa. Per via del temperamento aggressivo, ma anche a causa della sua pessima vista, è portato a caricare qualsiasi cosa che abbia un odore non familiare nel suo ambiente. Sono famose le sue cariche agli autoveicoli nella savana africana, che possono portare al ribaltamento di jeep e furgoni e al ferimento degli occupanti.

Per individuare le aree di foraggiamento e le pozze d'acqua i rinoceronti neri seguono gli stessi sentieri utilizzati dagli elefanti. Quando devono brucare utilizzano sentieri più piccoli. Questi animali sono molto veloci e correndo sulle dita possono raggiungere i 56 chilometri all'ora.

Comunicazione[modifica | modifica sorgente]

Rinoceronte nero allo zoo di Zurigo.

Questi animali esibiscono molte forme di comunicazione. A causa della loro pessima vista e della natura solitaria, per individuare la presenza di altri rinoceronti si basano soprattutto su tracce olfattive. Schizzi di urina vengono lasciati su alberi ed arbusti, intorno alle pozze d'acqua ed alle aree di foraggiamento. Le femmine recettive all'accoppiamento lasciano un numero di schizzi di urina maggiore delle altre. La defecazione avviene negli stessi punti utilizzati da più rinoceronti, cioè nelle aree di pascolo, sui sentieri in direzione delle fonti d'acqua ed in altre aree. Questi cumuli di escrementi sono molto importanti per identificare i vari esemplari. Imbattendosi in essi, i rinoceronti li annuseranno per capire quali esemplari sono presenti in quell'area e a loro volta vi lasceranno le proprie deiezioni. Meno comunemente sfregano la testa o il corno contro i tronchi d'albero per lasciarvi dei segnali.

Sono stati inoltre riscontrati diversi tipi di vocalizzazioni. Durante i combattimenti vengono emessi grugniti e suoni simili a squilli di tromba. Un lungo grugnito indica ira, mentre dei richiami simili a starnuti vengono utilizzati per avvisare i conspecifici di un pericolo. Brevi grugniti emessi con le orecchie ritte e le narici raggrinzite indicano una reazione di sorpresa alla venuta di un nuovo arrivato. Per quando sono impauriti è stato descritto un suono dai toni elevati. Perfino peggiore è un tremendo grido emesso quando questi bestioni sono terrorizzati. «Mmwonk», un profondo suono rimbombante, è segno di soddisfazione. Degli squittii emessi con differenti toni ed intonazioni possono significare «Mi sono perso», «Dove sei?», «Sono quaggiù» ed altre emozioni che però devono ancora essere comprese. Anche in base alla velocità dei respiri si può comunicare accoglienza, ansietà e rassicurazione. Un grugnito affannoso è un saluto comune con cui maschi e femmine accolgono un altro esemplare.

Il linguaggio del corpo è meno importante nella comunicazione dei rinoceronti neri. Un maschio adulto talvolta può esibire un rituale di aggressività nei confronti di un potenziale rivale. In tal caso esso annuserà l'aria, sbufferà ripetutamente e sbatterà la testa tra gli arbusti. Può anche mettersi in posizione di attacco. Se uno di questi colossi solleva la coda, questa postura può voler significare varie cose: curiosità, allarme o disponibilità sessuale. Anche le orecchie erette indicano curiosità, ma se esse vengono sbattute vuol dire che il rinoceronte è adirato.

Riproduzione[modifica | modifica sorgente]

Femmina di rinoceronte nero con il piccolo; Parco nazionale Etosha, Namibia.

In natura gli adulti sono solitari e si ritrovano insieme solamente per accoppiarsi. L'accoppiamento può avvenire in qualsiasi momento dell'anno ma negli ambienti più aridi le nascite tendono ad essere più numerose verso la fine della stagione delle piogge.

Quando è recettiva la femmina strofina i genitali contro i cumuli di escrementi. Se un maschio vuole accoppiarsi con lei inizia a seguirla; quando essa defeca il suo spasimante gratta e sparge intorno il cumulo, rendendo più difficile ad ogni maschio adulto seguire la sua scia olfattiva.

Il corteggiamento comprende una serie di grugniti e di strofinamenti di corna tra i maschi. È noto anche un altro tipo di corteggiamento, detto «bluffa e fuggi», in cui il rinoceronte sbuffa e dondola aggressivamente la testa da una parte all'altra prima di fuggire via ripetutamente. Le coppie riproduttive rimangono insieme per 2-3 giorni e talvolta perfino per settimane. Durante questo periodo si accoppiano varie volte al giorno ed ogni copula dura mezz'ora.

Il periodo di gestazione dura tra i 15 ed i 16 mesi. L'unico piccolo che viene partorito alla nascita pesa 35–50 kg e può seguire la madre dopo appena tre giorni. Lo svezzamento avviene a circa due anni e mezzo. La madre ed il piccolo rimangono insieme per 2-3 anni, prima della nascita del prossimo piccolo; in questo caso le figlie femmine possono continuare a rimanere con la madre, formando piccoli gruppi. I piccoli vengono catturati occasionalmente dalle iene e dai leoni. La maturità sessuale viene raggiunta a 5-7 anni dalle femmine e a 7-8 anni dai maschi. La speranza di vita in condizioni naturali (senza la pressione dei bracconieri) è di 35-50 anni[4].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Emslie, R. 2011, Diceros bicornis in IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2014.1, IUCN, 2014.
  2. ^ a b West African black rhino 'is extinct' in The Times, 7 luglio 2006. URL consultato il 9 ottobre 2007.
  3. ^ Hillman-Smith, A.K. Kes; and Colin P. Groves., Diceros bicornis in Mammalian Species, nº 455, 1994, pp. 1–8, DOI:10.2307/3504292.
  4. ^ a b Dollinger, Peter and Silvia Geser, Black Rhinoceros in World Association of Zoos and Aquariums. URL consultato il 9 ottobre 2007.
  5. ^ a b Richard Ellis, No Turning Back: The Life and Death of Animal Species, New York, Harper Perrenial, 2004, pp. 205-208, ISBN =0-06-055804-0.
  6. ^ African Rhino Specialist Group, Diceros bicornis in IUCN Redlist, 2003. URL consultato il 9 ottobre 2007.
  7. ^ WWF Factsheet; Black Rhinoceros Diceros Bicornis in World Wildlife Fund, ottobre 2004. URL consultato il 9 ottobre 2007.
  8. ^ Black Rhino Information in International Rhino Foundation. URL consultato il 9 ottobre 2007.
  9. ^ Andrew Meldrum, West African black rhino feared extinct in The Guardian, 12 luglio 2006. URL consultato il 9 ottobre 2007.
  10. ^ Sean Markey, West African Black Rhino Extinct, Group Says in National Geographic, 12 luglio 2006. URL consultato il 9 ottobre 2007.
  11. ^ (EN) Michael Milstein, Shop owner pleads guilty to selling black rhino horn, The Oregonian, 27 giugno 2007. URL consultato il 29.06.2007.
  12. ^ AWF: Wildlife: Rhinoceros
  13. ^ Wood, The Guinness Book of Animal Facts and Feats. Sterling Pub Co Inc (1983), ISBN 978-0-85112-235-9

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]