Janbiya

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Jambiya
جمبية o جنبية
Jambiya acquistata in un suq a San'a. lama in acciaio ed impugnatura in legno duro.
Jambiya acquistata in un suq a San'a. lama in acciaio ed impugnatura in legno duro.
Tipo Coltello
Origine Arabia Saudita Arabia Saudita
Emirati Arabi Uniti Emirati Arabi Uniti
Oman Oman
Yemen Yemen
Produzione
Varianti Khanjar
Peshqabz
Descrizione
Tipo di lama in acciaio larga e molto ricurva, affilata su ambo i lati
Tipo di manico in legno duro o metallo, con caratteristica forma a clessidra, privo di guardia e pomolo.

History of Yemeni jambia

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Un giovane venditore di jambiya delle strade di Ta'izz (Yemen).
Yemeniti danzano brandendo le jambiya durante un matrimonio.
Jambiya yemenita nel suo fodero

Jambiya o Jambia, anche Janyar, (in arabo جمبية o جنبية) è il vocabolo per designare una sorta di pugnale con una corta lama ricurva e abbinata con un fodero ancor più marcatamente ricurvo. Benché sia di origine araba, è oggi principalmente associata alle genti dello Yemen ove è tipico accessorio d'abbigliamento maschile a partire dai 14 anni.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La jambiya è la forma archetipica di pugnale della Penisola araba dalla quale svilupparono diverse altre armi bianche manesche del tipo coltello nelle terre poi toccate dalla propagazione dell'Islam[1]. Arma d'uso pratico, per la difesa personale o durante il duello, aveva ed ha ancora oggi una fortissima valenza di status symbol quale denominatore del maschio di età adulta e quale veicolo di comunicazione alla comunità del proprio potere e prestigio all'interno della tribù. Come il katana giapponese, può essere estratta solo in caso di provata necessità o per talune ricorrenze e festività (una danza dei coltelli con uso delle jambiya è ancora oggi parte integrante del matrimonio yemenita).

Le origini del jambiya vanne ricercate nella Jahiliyya, l'Arabia pre-islamica. Pare che fosse già esistente al tempo del regno himyarita e che venne raffigurata al fianco del sovrano Madi Karib (ca. 500 a.C.) in un simulacro contemporaneo. Si suppone possa trattarsi della versione accorciata di un'arma più lunga ed antica. Si potrebbe cioè trattare di una derivazione della spada-falce kushita, lo shotel, in uso alle truppe del Regno di Axum, solida compagine statale etiope fruttuosamente intromessasi nelle contese dei regni yemeniti pre-islamici (v. Storia dell'antico Yemen) nella seconda metà del IV secolo[2].

La jambiya presenta però notevoli vicinanze stilistiche anche con un'altra arma etiope, il pugnale Afar Gile.

Costruzione[modifica | modifica sorgente]

Arma particolarissima, la jambiya ha:

  • Lama in acciaio grossa e ricurva, non molto lunga, affilata su ambo i lati, con caratteristica costolonatura centrale;
  • Impugnatura di estrema semplicità, priva di guardia e di pomolo, con caratteristica forma a clessidra per facilitare la presa, realizzata in legno duro o interamente in metallo[3];
  • Fodero in legno, coperto di cuoio o tessuto, sovraccaricato di decorazioni quali ghiere in metallo anche pregiato (es. argento) e tarsie di pietre dure (più è opulento l'apparato decorativo più è alto lo status sociale del portatore). Si tratta di un manufatto imponente, lungo quasi il doppio della lama che deve custodire, piegato ad angolo acuto e con un'estrenità conica che risale fino al livello dell'imboccatura. Viene agganciato alla cintura con un cordone di cuoio di 7-10 cm.

La cintura cui si aggancia il jambiya è un solido cinturone portato sul basso-ventre, al quale si assicurano solitamente anche i porta-monete argentati.

Come molte altre armi, anche le jambiya portano il marchio dell'armaiolo che le ha fabbricate. Ciò fa sì che i prezzi per una singola jambiya, venduta completa di fodero, variano dai 500 riyal fino ai 200 milioni di riyal yemeniti (circa 1 milione di dollari americani). Il marchio di una jambiya è associato al materiale con cui è fabbricato, la qualità e il suo design.

Le jambiya di qualità pregiata si distinguono per il colore della lama:

  • Saifani, lama giallastra, a lustro opaco. Quando è chiaro, si trasforma in un colore giallo ("cuore saifani");
  • Asadi, lama verde chiaro;
  • Zaraf, lama bianco/gialla;
  • Albasali, lama color bianco cipolla.

Le jambiya saifani sono portate dagli alti dignitari quali gli Hascemiti (discendenti arabi di Maometto), dai giudici, dai famosi mercanti e dagli uomini d'affari.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Egerton, Lord of Tatton (1880), Indian and Oriental arms and armor, Londra, W.H. Allen, rist. Dover Pubblications Inc., 2002, pp. 145-155.
  2. ^ Stone, George Cameron (1999) e La Rocca, Donald J., A Glossary of the Construction, Decoration and Use of Arms and Armor: in All Countries and in All Times, Dover, I-SBN 978-0-486-40726-5, p. 562.
  3. ^ L'impugnatura in metallo è tipica delle jambiya prodotte in Oman.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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