Eritrea

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Eritrea
Eritrea – Bandiera Eritrea - Stemma
(dettagli) (dettagli)
(Awet nHafash) Vittoria alle Masse
Eritrea - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome completo Stato dell'Eritrea
Nome ufficiale ኤርትራ
Lingue ufficiali nessuna: Arabo[1] e tigrino[1] de facto; italiano e inglese a livello amministrativo
Altre lingue Afar[1], arabo Hijazi[1], bedawiyet[1], bilen[1], geez[1], kunama[1], nara[1], saho[1], tigrè[1]
Capitale Asmara  (500.000 ab. / 1996)
Politica
Forma di governo Repubblica presidenziale sotto un governo di transizione
Capo di Stato Isaias Afewerki
Capo di Governo Isaias Afewerki
Indipendenza dall'Etiopia il 24 maggio 1993
Ingresso nell'ONU 28 maggio 1993
Superficie
Totale 121.320 km² (96º)
 % delle acque trascurabile
Popolazione
Totale 5.253.676 ab. (2012) (113º)
Densità 52 ab./km²
Tasso di crescita 2,418% (2012)[2]
Nome degli abitanti Eritrei
Geografia
Continente Africa
Confini Sudan, Etiopia, Gibuti
Fuso orario UTC +3
Economia
Valuta Nakfa
PIL (nominale) 3 092[3] milioni di $ (2012) (158º)
PIL pro capite (nominale) 505 $ (2012) (177º)
PIL (PPA) 4 349 milioni di $ (2012) (160º)
PIL pro capite (PPA) 710 $ (2012) (182º)
ISU (2011) 0,349 (basso) (177º)
Fecondità 4,4 (2011)[4]
Varie
Codici ISO 3166 ER, ERI, 232
TLD .er
Prefisso tel. +291
Sigla autom. ER
Inno nazionale Ertra, Ertra, Ertra
Festa nazionale 24 maggio
Eritrea - Mappa
¹Il tigrino e l'arabo sono le lingue maggiormente parlate, ma vengono utilizzati anche l'italiano e l'inglese.
Evoluzione storica
Stato precedente Etiopia Etiopia
 

Coordinate: 15°29′N 38°15′E / 15.483333°N 38.25°E15.483333; 38.25

L'Eritrea (in tigrino ኤርትራ) è uno stato che si trova nella parte settentrionale del Corno d'Africa, confinante con il Sudan a ovest, con l'Etiopia a sud e con il Gibuti a sud-est. L'est ed il nord-est del paese hanno una lunga linea di costa sul Mar Rosso, direttamente di fronte all'Arabia Saudita e allo Yemen. Sono parte dell'Eritrea l'arcipelago delle Dahlac e alcune isole a ridosso delle isole Hanish.

L'Eritrea è uno Stato multilingue e multiculturale, con due religioni prevalenti (Islam Sunnita e Chiesa ortodossa eritrea) e nove gruppi etnici. Fu creata come entità politica nel 1890 con il nome di Colonia Eritrea[5].

Il presidente Isaias Afewerki è stato eletto dalla Assemblea Nazionale, composta da 150 membri, che si è costituita nel 1993, poco dopo l'ottenimento dell'indipendenza. Ancora oggi egli è al potere dopo 20 anni di governo, in quanto finora non ci sono state elezioni democratiche.

Il nome[modifica | modifica sorgente]

La parola "Eritrea" deriva etimologicamente dal greco antico erythros, che significa "rosso". Il nome "Mar Rosso" venne usato, fin dall'età ellenistica, come testimonia anche il nome di una famosissima opera anonima di geografia, il Periplus Maris Erythraei del I secolo, che significa appunto "Periplo del Mar Rosso". Il fatto che l'odierna Eritrea si affacciasse su questo mare fece guadagnare al paese il suo attuale nome, che le fu perciò attribuito dagli italiani alla fine del XIX secolo, quando costituirono la colonia identificando per la prima volta un'entità territoriale autonoma sul territorio dell'attuale Stato Eritreo. Alcuni storici ritengono che la denominazione "Eritrea" sia stata ideata e suggerita a Francesco Crispi dallo scrittore scapigliato Carlo Dossi[6], suo consigliere culturale negli anni della conquista della colonia.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia dell'Eritrea.

Periodo pre-coloniale[modifica | modifica sorgente]

Intorno all'VIII secolo a.C., nacque un regno conosciuto come D'mt, stabilitosi tra il nord dell'Etiopia e l'Eritrea, con capitale a Yeha, in Etiopia. Intorno al periodo della nascita di Gesù Cristo si sviluppò il regno di Axum, anch'esso con capitale in Etiopia, e che diventò, secondo Mani, una delle quattro grandi culture del mondo con la Cina, la Persia e Roma. Dal 2011 sono iniziate una serie di missioni archeologiche finalizzate a riportare alla luce l'antico porto aksumita di Adulis. Nel 1557 subì un'invasione degli Ottomani del sultano Solimano I che portò alla conquista di Massaua, Archico e Debarua, la capitale del bahr negus Isacco. Due rivolte di lui furono domate nel 1578, lasciando agli Ottomani gli importanti porti di Massaua e di Archico. Nel corso degli anni 40 del XIX secolo, i francesi tentarono di penetrare nella parte costiera e meridionale del paese, come testimonia un documento di cessione del villaggio di Edd ai colonialisti da parte di uno sceicco locale; tuttavia i vari tentativi risultarono infruttuosi.

Gli Ottomani ebbero il controllo di gran parte delle zone costiere eritree per quasi 300 anni, lasciando i loro possedimenti (una provincia denominata Habesh) ai loro sudditi egiziani nel 1865 prima che essi fossero presi dagli italiani nel 1885. L'interno del paese è tradizionalmente influenzato dalla cultura e dall'economia dell'Etiopia, soprattutto per quanto riguarda il Cabessà (perlopiù cristiano copto) e gli altopiani di Hamasien, Acchelè-Guzai e Seraé.

Successivamente, mentre gli egiziani si ritirarono dal Sudan durante la ribellione del Mahdi, i britannici conclusero un accordo per cui gli egiziani poterono ritirarsi attraverso l'Etiopia e nello scambio permisero che l'imperatore dell'Etiopia occupasse quei distretti della pianura che aveva disputato ai turchi e agli egiziani.

Periodo coloniale italiano[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Eritrea (governo) e Eritrea italiana.
Tallero d'Eritrea, coniato nel 1891 dal governo italiano.
La Stazione di servizio, in stile futurista, "Fiat Tagliero", costruito ad Asmara nel 1938.

L'inizio dell'occupazione si ebbe nel novembre 1879 con il padre lazzarista Giuseppe Sapeto che, per conto della società di navigazione Rubattino di Genova, avviò le trattative per la cessione della Baia di Assab al Governo italiano. È il primo atto della presenza ufficiale italiana nel continente africano. Nel 1869 fu siglato con il Sultano locale l'accordo per l'acquisizione da parte dell'armatore Raffaele Rubattino della baia, allo scopo di farne un porto di servizio alle sue navi. Il governo egiziano contestò tale acquisizione e rivendicò il possesso della baia: da ciò seguì una lunga controversia che si concluse solo nel 1882.

Il 10 marzo 1882 il governo italiano acquistò il possedimento di Assab, che il 5 luglio dello stesso anno diventò ufficialmente italiano. Negli anni dal 1885 al 1890 fu acquisita l'importante città portuale di Massaua (che divenne capitale provvisoria del possedimento d'oltremare) e il controllo italiano si estese nell'entroterra. Nel 1890 l'Eritrea fu ufficialmente dichiarata colonia italiana.

Massaua nel XIX secolo

Nel 1893 il Negus etiopico Menelik II denunciò il trattato di Uccialli. L'Italia continuò la sua espansione verso l'entroterra (Axum, Macallè, Adua) e nel settembre 1895 si svolse la battaglia dell'Amba Alagi tra le truppe italiane e quelle etiopi, comandate dai Ras: Mekonnen, Alula e Mangascia. Il 1º marzo 1896 gli italiani furono sconfitti ad Adua.

Col trattato di pace di Addis Abeba, che annullava il trattato di Uccialli, l'Italia riconobbe l'indipendenza dell'impero d'Abissinia e quest'ultimo riconobbe la colonia italiana d'Eritrea. Durante il dominio italiano, specie negli anni trenta, l'Eritrea fu la colonia maggiormente ammodernata: furono costruiti migliaia di km di strade, ponti, la ferrovia Massaua-Asmara (iniziata già alla fine dell'Ottocento), le città furono sistemate anche con la creazione di numerosi quartieri italiani (ancora visibili).

Bisogna sottolineare che l'Eritrea, rispetto all'Etiopia e alla Somalia Italiana, fu la colonia con la più forte presenza di italiani. Infatti nel censimento del 1939 solo ad Asmara furono censiti 53.000 Italiani su una popolazione totale di 98.000 abitanti.

Il 5 dicembre 1934, avvenne l'incidente di Ual Ual tra Somalia Italiana ed Etiopia, che fornì il pretesto al regime fascista per aggredire l'Abissinia, partendo il 3 ottobre 1935 dalle basi dell'Eritrea. L'Abissinia venne conquistata il 5 maggio e il 9 maggio tutte le colonie italiane del Corno d'Africa furono unificate da Mussolini nella cosiddetta Africa Orientale Italiana (AOI).

Stemma del Governo dell'Eritrea nell'AOI

L'Eritrea italiana entrò a far parte dell'AOI sotto un Governatore con sede ad Asmara ed un territorio ampliato anche come compenso per l'aiuto nella conquista dell'Etiopia, dato al Regno d'Italia da parte di oltre 60.000 Ascari eritrei.

Nella primavera del 1941, ancor prima della resa agli inglesi di Amedeo di Savoia, l'Eritrea venne occupata da un esercito britannico a seguito della battaglia di Cheren. Con la perdita di Gondar (27 novembre 1941), ultimo ridotto italiano in Africa orientale, si dissolsero le ultime speranze di riconquista della colonia.

Dopo il 1941, per i quasi 100.000 Italiani della comunità italiana dell'Eritrea iniziò un periodo difficile che porterà alla loro quasi totale scomparsa in pochi decenni[7].

L'Eritrea rimase sotto occupazione militare alleata fino al 1947 e divenne un protettorato britannico fino al 1952, quando le Nazioni Unite la dichiareranno federata con l'Impero etiope.

L'unione all'Etiopia[modifica | modifica sorgente]

Con la sottoscrizione del Trattato di Parigi, nel 1947, l'Italia dovette rinunciare alle colonie africane. Si pose perciò il tema del futuro dell'Eritrea, rispetto al quale si manifestarono posizioni diverse sia fra gli eritrei sia fra le grandi potenze del tempo:

  • la Gran Bretagna ipotizzava lo smembramento del paese in favore di Etiopia e Sudan;
  • l'Etiopia ambiva ad annettersi la ricca ex-colonia italiana, trovando un certo riscontro in alcuni ambienti della popolazione tigrina di religione cristiana;
  • la popolazione di religione musulmana, sostenuta anche da diversi cristiani e dagli italo-eritrei, era decisamente orientata verso l'indipendenza (eventualmente dopo una fase transitoria di Amministrazione fiduciaria affidata all'Italia o alla Gran Bretagna).

Il regime di Hailé Selassié, secondo alcuni con una qualche complicità dei britannici, non esitò a ricorrere al terrorismo degli Sciftà per colpire le fazioni indipendentiste.

Le Nazioni Unite cui fu rimessa la questione, stabilirono infine che l'Eritrea sarebbe stata federata all'Impero d'Etiopia, mantenendo comunque una propria autonomia. Nel 1952 l'unionista Tedla Bairu divenne il primo capo di governo dell'Eritrea federata all'Etiopia. In breve tempo il governo di Addis Abeba venne meno ai patti, smantellando il sistema federale, fino a trasformare l'Eritrea (il 20 maggio 1960) in una semplice provincia amministrativa dell'impero etiopico e nel 1962 fu definitivamente annessa.

Nel frattempo, ad opera di Uoldeàb Uoldemariàm e Ibrahim Sultan Ali, si sviluppò un radicato movimento indipendentista.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra di indipendenza eritrea.

Nel 1960, in esilio al Cairo fu fondato il FLE (Fronte di Liberazione Eritreo), al fine di combattere l'annessione dell'Etiopia e ottenere l'indipendenza nazionale. La guerriglia, iniziata nel 1961 sotto la guida di Hamid Idris Awate, fu sottoposta a massicce offensive da parte dell'esercito del Negus, sostenuto economicamente dagli Stati Uniti. Nel 1970 si formarono le forze popolari di liberazione eritrea, il futuro Fronte Popolare di Liberazione Eritreo, nato formalmente nel 1973. Negli anni settanta si arrivò alla guerra civile fra FLE e FPLE, divisi da ragioni etniche e politiche. Il FLE, infatti, fin dalla sua nascita, concentrò la sua base di appoggio e legittimazione popolare nelle regioni pianeggianti dell'Eritrea, abitate in prevalenza da una popolazione di fede musulmana. Il FPLE, composto inizialmente in misura prevalente da elementi di lingua tigrina situati negli altopiani, si fece portatore di un'ideologia di liberazione nazionale di tipo marxista. Il conflitto vide prevalere il FPLE, con l'altra fazione relegata ad un ruolo sempre più marginale.

La causa del FPLE poté contare in un primo momento sull'appoggio diplomatico cubano e sovietico. Il rovescio di alleanze che nel 1978 sancì il passaggio del regime socialista etiope nella sfera sovietica minacciò per alcuni anni il progetto di liberazione nazionale del FPLE. Grazie agli ingenti quantitativi di armamenti ricevuti dall'U.R.S.S. per far fronte alla minaccia somala, l'Etiopia sferrò tra il 1978 e il 1980 un deciso attacco alle postazioni del FPLE, riconquistando gran parte della regione ad eccezione di alcune enclavi nella regione del Sahel. La controffensiva eritrea ripartì intorno al 1984, permettendo una graduale riconquista delle posizioni perdute: decisiva a tal fine fu la collaborazione tra l'FPLE e il TPLF (Fronte di Liberazione Popolare Tigrino, in inglese Tigray People's Liberation Front), che permise al primo di conquistare Asmara nel 1991, ed al secondo di entrare vittoriosamente ad Addis Abeba nello stesso anno.

L'indipendenza[modifica | modifica sorgente]

La lotta per l'indipendenza ebbe fine nel 1991, quando il Fronte di Liberazione del Popolo Eritreo scacciò l'esercito etiope fuori dei confini eritrei, e si unì agli altri movimenti etiopi di resistenza per rovesciare la dittatura del Derg che cadde nello stesso anno. Due anni dopo venne indetto un referendum, con la supervisione della missione delle Nazioni Unite denominata UNOVER. Al suffragio universale parteciparono sia le popolazioni residenti in Eritrea che quelle rifugiate in altre nazioni africane dopo la diaspora, ed in esso si decise se l'Eritrea dovesse essere un paese indipendente o dovesse mantenere la federazione con l'Etiopia.

Oltre il 99% degli Eritrei votò per l'indipendenza, che venne dichiarata ufficialmente il 24 maggio 1993. Il leader dell'EPLF, Isaias Afewerki, divenne il Primo Presidente provvisorio dell'Eritrea ed il Fronte di Liberazione del Popolo Eritreo, ribattezzato Fronte Popolare per la Democrazia e la Giustizia (PFDJ), diede vita al primo governo.

Nel 1998 una guerra di confine con l'Etiopia per la città di Badammé ha portato alla morte di circa 19.000 soldati eritrei, ad un pesante esodo di civili, oltre che ad un disastroso contraccolpo economico. Il conflitto Eritreo-Etiope ha avuto fine nel 2000, con un negoziato noto come "Accordi di Algeri", con i quali si è affidato ad una commissione indipendente delle Nazioni Unite il compito di definire i confini tra le due nazioni. L'EEBC (Eritrea-Ethiopia Boundary Commission) ha terminato la sua indagine ed il suo arbitrato nel 2002, stabilendo che la città di Badme debba appartenere all'Eritrea. Tuttavia il governo etiope non ha a tutt'oggi aderito al verdetto della Commissione Confini e ritirato il suo esercito sia dalla città di Badammè che da altre aree del territorio sovrano eritreo.

Geografia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Geografia dell'Eritrea.
Eritrea dal satellite

L'Eritrea è situata nel Corno d'Africa e si affaccia sul Mar Rosso.

Morfologia[modifica | modifica sorgente]

L'Eritrea si può suddividere in due grandi regioni.

La prima è quella più settentrionale che comprende l'Oculé-Cusai e l'Amasien. Vi si trovano l'altopiano a nord di Cheren, i Bogos e i Beni-Amer, i fiumi Barca e Anseba. Questa regione è delimitata a sud dai fiumi Mareb e Tecassé, che cambieranno il loro nome rispettivamente in Gasc e Setit prima di confluire nel fiume Atbara, affluente del Nilo. Questa regione ha clima mite, folta vegetazione e terreno facilmente coltivabile.

La seconda zona è quella meridionale, con altopiani molto più aridi che scendono verso il Mar Rosso, clima torrido vicino al mare e una fortissima umidità.

Il territorio dell'Eritrea può anche essere suddiviso in quattro diverse regioni dalle caratteristiche fisiche profondamente diverse: la pianura costiera, l'altopiano occidentale, la zona collinare del nord ovest e la zona delle pianure.

La zona costiera si estende per oltre mille chilometri e qui, anche a causa delle alte temperature, il territorio si presenta arido. Fuori della linea costiera sabbiosa ed arida è presente l'Arcipelago delle Dahlac e le relative zone di pesca.

L'altopiano, la parte maggiormente abitata del paese, si innalza ad ovest della pianura costiera con un'altitudine compresa tra i 1.880 e 2.400 metri sul livello del mare.

Le pianure sono delimitate ad ovest dal fiume Barca e a nord dal fiume Setit, cioè la parte terminale del fiume Tacazzè

Il punto più alto del paese è rappresentato dal monte Soira, situato a sud di Asmara, che si eleva per 2.989 metri al di sopra del livello del mare.

Idrografia[modifica | modifica sorgente]

I corsi d'acqua del paese sono quasi tutti a carattere stagionale; i maggiori sono il Mareb, il Barca e l'Anseba, oltre alla parte terminale del Tacazzè che scorrono verso il Sudan, e i minori Falkat, Laba e Alighede che invece scorrono verso il Mar Rosso.

Clima[modifica | modifica sorgente]

La zona collinare è caratterizzata da un clima molto mite e da altimetrie anche importanti, che arrivano ai 1.400 metri. l'Eritrea è divisa in due grandi parti: il bassopiano lungo la costa con clima torrido e umido, e l'altopiano da nord a sud nell'interno con un'altitudine media tra i 1800 m(keren) e i 2700 m con clima mite.

Popolazione[modifica | modifica sorgente]

Demografia[modifica | modifica sorgente]

Popolazione 1993-2003

Al momento della sua nascita come entità territoriale, quindi come colonia italiana nel 1890, l'intera Eritrea contava circa 300.000 abitanti, mentre al termine della dominazione italiana nel 1941 ne contava oltre 1.000.000 (triplicando in 51 anni)[senza fonte].

La popolazione del paese ammonta a 6.086.495 abitanti (stima del luglio 2012)[8].

Etnie[modifica | modifica sorgente]

Nove sono i gruppi etnici riconosciuti nel paese, i più numerosi sono i Tigrini, che rappresentano circa il 55% della popolazione, e i Tigrè, che sono circa il 30%.

Il resto della popolazione è di etnia Saho (4%), Kunama (2%), Bilen (2%), Rashaida (2%) e altre etnie (Nara, Afar, Hidareb) (5%)[8].

La più antica e numerosa comunità di origine straniera è quella degli italo-eritrei.

Religioni[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa cattolica in Eritrea.

Cultura[modifica | modifica sorgente]

L'Eritrea è uno Stato multilingue e multiculturale con nove gruppi etnici.
Tradizionalmente nel paese vige l'Onomastica abissina per cui il nome di ogni persona è costituito da quello proprio seguito dal nome del padre (o, in alcuni casi, della madre) e non esistono i cognomi come intesi in occidente.

Lingua[modifica | modifica sorgente]

Nel paese si parlano nove lingue differenti di cui le più diffuse sono il tigrino e l'arabo, che sono considerate lingue ufficiali[senza fonte] (ma non ci sono leggi che le ufficializzano). Le altre per ordine decrescente di diffusione sono Tigrè, Afar, Saho, Beja, Bilen, Nara e Kunama. Nella scuola a partire dalla sesta classe tutte le lezioni vengono tenute in inglese, diffuso anche in campo commerciale ed amministrativo.[senza fonte] L'italiano, lingua un tempo prevalente, è tuttora diffuso (soprattutto nella capitale Asmara e fra la popolazione più anziana in tutto il paese), in campo commerciale e amministrativo, ha influenzato profondamente la lingua locale (il tigrigna comunemente parlato è ricco di termini mutuati dall'italiano) e viene insegnato nella locale scuola italiana.

Ordinamento dello stato[modifica | modifica sorgente]

Suddivisioni storiche ed amministrative[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Regioni dell'Eritrea e distretti dell'Eritrea.

L'Eritrea è suddivisa in 6 regioni o zoba, a loro volta suddivise in 55 distretti (sub-zoba).

Regioni dell'Eritrea
  Regione CAP Popolazione[9] Area (km²) Capoluogo
4 Anseba ER-AN 784 739 23.200 Cheren
1 Centrale ER-MA 983 490 1.300 Asmara
3 Gasc-Barca ER-GB 1 009 704 33.200 Barentù
6 Mar Rosso Meridionale ER-DK 371 289 27.800 Assab
5 Mar Rosso Settentrionale ER-SK 768 929 27.600 Massaua
2 Sud ER-DU 1 375 583 8.000 Mendefera

Città principali[modifica | modifica sorgente]

Le principali città del paese sono la capitale Asmara e le città portuali Assab nel sudest, così come le città di Massaua ed inoltre Cheren nel Nord, Decamerè nel centro e Mendefera nel sud.

Tunnel della ferrovia di montagna Massaua - Asmara, verso l'altopiano di Asmara.

Istituzioni[modifica | modifica sorgente]

Ordinamento scolastico[modifica | modifica sorgente]

Ufficialmente in Eritrea vige l'obbligo scolastico dai 7 ai 13 anni, nella pratica le infrastrutture educative non sono in grado di coprire il fabbisogno. Secondo i dati dell'UNESCO solo il 31% delle bambine e il 33% dei bambini nella fascia di età della scuola primaria frequenta l'istruzione primaria[10], solo il 25% delle femmine e il 32% dei maschi frequenta quella secondaria[10].

Il rapporto studenti-docenti è molto elevato, 38 a 1 a livello primario[10], 54 a 1 nell'istruzione secondaria[11]. Mediamente le classi di scuola primaria sono composte da 63 alunni, il numero sale a 93 nella scuola secondaria. La frequenza scolastica è spesso inferiore alle 4 ore giornaliere e i tassi di abbandono sono significativamente più elevati per la popolazione scolastica femminile[11]. Il tasso di alfabetizzazione della popolazione adulta (>15 anni) è pari al 67,8%[12].

Sistema sanitario[modifica | modifica sorgente]

L'aspettativa di vita della popolazione eritrea è pari a 66 anni (68 per le femmine e 64 per i maschi)[13].

L' Eritrea ha raggiunto significativi progressi nell'assistenza sanitaria ed è uno dei pochi paesi ad aver centrato alcuni obiettivi del programma mondiale "Obiettivi di Sviluppo del Millennio", specialmente riguardo alla salute infantile.[14] L'aspettativa di vita alla nascita è aumentata dai 39,1 anni del 1960 ai 59,5 anni del 2008, i tassi di mortalità materna e di mortalità infantile sono fortemente diminuiti e le infrastrutture della salute sono state espanse.[14]

A causa del relativo isolamento dell'Eritrea, l'informazione e le risorse sono molto scarse e secondo l'OMS l'aspettativa di vita media nel 2008 era di quasi 63 anni. L'immunizzazione e la nutrizione infantile sono state affrontate grazie ad un lavoro congiunto con le scuole in un approccio multi-settoriale; il numero di bambini vaccinati contro il morbillo è duplicato in sette anni, passando dal 40,7% al 78,5% e la prevalenza della denutrizione tra i bambini diminuì del 12% nel periodo 1995–2002 (la percentuale di grave denutrizione infantile diminuì del 28%).[14]

L'Unità Nazionale per la Protezione dalla Malaria ha registrato tremendi miglioramenti nel ridurre la mortalità per malaria del 85% e il numero di casi è stato ridotto del 92% tra il 1998 e il 2006.[14] Il governo eritreo ha proibito la mutilazione dei genitali femminili, sostenendo che la pratica era dolorosa e costituiva un rischio per le donne di ulteriori problemi anche mortali.[15]

Forze armate[modifica | modifica sorgente]

Secondo una legge eritrea del 1993 la leva obbligatoria in Eritrea, indistinta per uomini e donne compresi tra i 18 e i 40 anni, prevede un periodo di sei mesi di addestramento seguito da un anno di servizio "di sviluppo", cioè di lavoro presso progetti di sviluppo. Nel 2004 il limite superiore di età per le donne è stato abbassato a 27 anni. I veterani del Eritrean People's Liberation Front compresi tra i 40 e i 50 anni fanno parte della riserva.

Nella realtà dei fatti in seguito alle dispute territoriali ed al conflitto con l'Etiopia la leva obbligatoria è stata estesa indefinitamente. Dopo la fine della guerra con l'Etiopia (2000) è stata introdotta dal governo eritreo la cosiddetta Warsai Yekalo Development Campaign un programma di sviluppo sociale ed economico che ha esteso il servizio nazionale obbligatorio in maniera indefinita prevedendo che tutti gli uomini e le donne adulte debbano essere a disposizione dei programmi di lavoro previsti dallo stato fino all'età di 40 anni, più spesso fino ai 50 o anche 55[16].

L'obbligo di adesione al servizio nazionale è rafforzato dal rifiuto di concedere visti di uscita a tutta la popolazione compresa nell'età del servizio, non è contemplata l'obiezione di coscienza e qualsiasi tentativo di fuga viene sanzionato in maniera severa, spesso coinvolgendo la famiglia di origine del fuggitivo[16].

La retribuzione durante il servizio nazionale è insufficiente al sostentamento. Dal 2003 tutti gli studenti delle scuole superiori effettuano l'anno conclusivo del loro percorso di studi presso un campo di addestramento militare situato a Sawa, circa 300 km dall'Asmara. Un'estesa rete di prigioni e centri di detenzione ospita tutti coloro che tentano di fuggire dal servizio nazionale, frequenti le uccisioni di fuggitivi alla frontiera. L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati ha sconsigliato il rimpatrio di profughi eritrei[16].

Politica[modifica | modifica sorgente]

Politica interna[modifica | modifica sorgente]

L'unico partito politico legalmente presente in Eritrea è il Fronte Popolare per la Democrazia e la Giustizia[17]. Non è ammessa la formazione di altri gruppi politici benché la costituzione preveda un sistema multipartitico, l'attuale costituzione è stata approvata nel 1997 non è però mai stata applicata.

L'organo legislativo è unicamerale, secondo quanto prevede la costituzione l'Assemblea Nazionale rimane in carica per cinque anni ed è composta da 150 membri eletti direttamente. Nel maggio 1997, in seguito all'adozione della nuova carta costituzionale 75 membri del comitato centrale del Fronte Popolare, 60 membri dell'assemblea costituente e 15 rappresentanti degli eritrei residenti all'estero hanno dato vita ad un'assemblea nazionale temporanea che fungesse da organo legislativo fino alle elezioni. Le elezioni previste per il dicembre 2001 sono state rinviate a data da destinarsi[8].

Il governo, giustificando il suo comportamento con la situazione critica del paese, di fatto mantiene sospesi, e non applicati, i diritti civili dei cittadini, impedendo l'esercizio di quanto sancito dalla Costituzione, i media (radio, giornali) sono controllati in maniera ferrea. L'organizzazione Reporter Senza Frontiere ha classificato L'Eritrea all'ultimo posto al mondo (173º) per il rispetto dei diritti di comunicazione ed informazione, mentre al 172º, di poco migliore è classificata la situazione in Corea del Nord[18].

Politica estera[modifica | modifica sorgente]

Benché la regione sia afflitta da tempo da lunghi periodi di siccità e dalla conseguente emergenza alimentare, il governo eritreo nega la situazione di emergenze impedendo l'ingresso nel paese alle organizzazioni umanitarie[19]

Il 15 novembre 2011 il governo eritreo ha comunicato alla delegazione dell'Asmara dell'Unione Europea la volontà di chiudere qualsiasi progetto di collaborazione nel quadro del 10° fondo di sviluppo in attesa di una revisione del piano quinquiennale. In questo modo sono stati interrotti programmi di sviluppo in corso per un ammontare totale di circa 50 milioni di Euro[20]

Le relazioni con gli stati confinanti sono tese a causa di varie dispute territoriali. Nel dicembre 2009 il Consiglio di Sicurezza dell'ONU ha approvato la risoluzione n. 1907 che impone l'embargo sul commercio di armi verso l'Eritrea accusata di favorire Al-Shabaab, un gruppo insurrezionale islamico somalo vicino ad Al-Qaeda.

Comunicazioni[modifica | modifica sorgente]

Il panorama radiotelevisivo è dominato dall'emittente di Stato Eri-TV.


Economia[modifica | modifica sorgente]

L'Eritrea è un paese povero, con un'economia basata principalmente su un'agricoltura di sostentamento e sull'allevamento di ovini e bovini; è relativamente sviluppata la pesca. Le poche industrie presenti nel paese sono situate prevalentemente nella capitale Asmara, ma sono in corso progetti di diversificazione delle attività industriali in diverse altre parti del paese. L'Eritrea dal 1993 fa parte dell'Autorità intergovernativa per lo sviluppo, organizzazione politico-commerciale formata dai paesi del Corno d'Africa.

La bilancia commerciale è passiva. L'Eritrea esporta modesti quantitativi di prodotti locali, mentre deve importare combustibili, macchinari, manufatti, alimenti. L'Italia è in questo senso il secondo partner commerciale dopo l'Arabia Saudita. Porti principali sono Massaua e Assab.

La situazione economica del paese è in lenta ripresa, soprattutto a causa delle distruzioni patite durante il conflitto con l'Etiopia, e della occupazione che perdura da parte dell'Etiopia su parte dei territori eritrei.

L'agricoltura, negli altopiani, e la pastorizia lungo la costa e nelle pianure del paese, restano per la maggioranza della popolazione del paese le uniche fonti di sussistenza.

Importanti giacimenti di potassio, oro, ferro e petrolio e altri minerali sono in corso di sfruttamento intensivo da parte di compagnie estere specializzate.

La ripresa economica rimane comunque fortemente pregiudicata dalla corruzione dilagante e dal mercato nero, nel quale sono coinvolti gli alti quadri, ed anche l'esercito; l'Eritrea si può dire che oggi sopravviva soprattutto grazie agli aiuti internazionali.

Trasporti[modifica | modifica sorgente]

Le rudimentali infrastrutture di trasporto del paese hanno subito grandi danni durante la guerra di indipendenza e durante il conflitto contro l'Etiopia.

Strade[modifica | modifica sorgente]

L'arteria principale (e asfaltata) è la strada che collega Asmara e Massaua, l'asfaltatura della strada di collegamento tra Barentu e Tessenei procede a tratti così come quella del collegamento costiero tra Massaua e Assab (580 km)[11].

Nel suo complesso la rete stradale del paese si estende per circa 4.000 km la maggioranza dei quali non asfaltati. Le strade di collegamento con l'Etiopia sono state chiuse in seguito al conflitto fra i due paesi.

Ferrovie[modifica | modifica sorgente]

L'unica tratta ferroviaria del paese, la linea Massaua-Asmara estesa poi fino a Agordat (306 km) risale all'epoca colonialista italiana e fu costruita dall'Ansaldo[21]. La linea è stata messa a riposo nel 1976 e parzialmente distrutta nei combattimenti della guerra di indipendenza.

La ricostruzione della tratta Asmara-Massaua è iniziata nel 1999 e completata nel 2003, è pianificato il prolungamento fino a Biscia, una località 150 km ad est di Asmara, dove sono previste miniere di oro e rame.

Il progetto di collegare la rete eritrea a quella sudanese è stato rimandato a causa delle tensioni con il governo sudanese.

Porti[modifica | modifica sorgente]

Un accordo fra Eritrea ed Etiopia firmato nel 1993 prevedeva l'utilizzo congiunto dei due porti di Massaua e di Assab. Fino alle ostilità del 1998-2000 i proventi derivanti dai due porti erano un'entrata significativa per l'economia del paese. Durante il conflitto gli scambi fra i due paesi si sono interrotti e il porto di Massaua è stato danneggiato da incursioni aeree etiopi. Nonostante l'armistizio del 2000 gli scambi commerciali fra i due paesi non sono mai ricominciati. Il porto di Massaua è stato ricostruito ed è tuttora il porto principale del paese favorito in ciò dalla vicinanza con la capitale Asmara (107 km).

L'attività presso il porto di Assab, più grande e meglio attrezzato di quello di Massaua, ha subito una brusca interruzione durante il conflitto ma non è mai ripresa. A suo sfavore anche la posizione lontana dalla capitale (580 km a sud-ovest di Asmara).

Aeroporti[modifica | modifica sorgente]

I tre aeroporti principali del paese sono l'Aeroporto Internazionale di Asmara, l'Aeroporto Internazionale di Massaua e l'Aeroporto di Assab. L'aeroporto di Asmara è condiviso con le forze aeree del paese. Nel paese inoltre si trovano diverse piste di atterraggio minori non asfaltate.

La compagnia di bandiera, Eritrean Airlines, ha ripreso l'attività dopo l'interruzione 1998–2000: sono stati instaurati collegamenti con Nairobi, Amsterdam, Francoforte e Roma[11] ma la compagnia è stata in seguito inserita nella Lista Nera dell'Unione Europea (Elenco dei vettori aerei soggetti a divieto operativo nell'UE)[22]. La flotta è composta da cinque velivoli[23].

Ambiente[modifica | modifica sorgente]

L'Eritrea si trova nel Corno D'Africa, confina a nord nord-ovest con il Sudan, a sud con il Gibuti e con l'Etiopia, a nord-est e ad est con il Mar Rosso, ed è divisa in sei regioni.

La sua superficie è di circa 121.300 km², ed è ripartita per il clima e la morfologia del territorio in tre distinte zone: quella costiera per lo più pianeggiante e deserta di fronte alla quale, oltre la zona arida, c'è l'Arcipelago di Dahlak nel Mar Rosso, quella centrale montuosa e fertile, ricca di olivi, e quella occidentale pianeggiante ricoperta a maggioranza da arbusti e rovi.

Il monte Soira è il punto più alto del paese con i suoi oltre 3000 metri sopra il livello del mare.

Molto ricca è la fauna in Eritrea, dove a secondo della zona di interesse si possono incontrare numerose specie diverse di uccelli, come anche gatti selvatici, sciacalli, gazzelle, lepri.

Nella parte costiera e nell'Arcipelago di Dahlak cospicua è la presenza di varie tipologie di pesci, come anche di tartarughe marine, in fondali ricchi di corallo.

Arte[modifica | modifica sorgente]

Letteratura[modifica | modifica sorgente]

Poesia[modifica | modifica sorgente]

Musica[modifica | modifica sorgente]

La musica eritrea si basa su di una base ritmica particolare, diversa dalle altre ritmiche africane; ha infatti la caratteristica fondamentale di essere in levare, peculiarità che pesa all'ascoltatore europeo che voglia battere le mani a tempo. Gli ascoltatori europei sono inoltre abituati ad udire toni e mezzi toni e restano colpiti da alcune cesellature dovute all'utilizzo di toni intermedi ai mezzi toni.

La musica abissina ha una vivacità ritmica lampante e insolita che si mescola a tutte le particolarità dalle musica orientale.

Si riconoscono in Eritrea due diversi indirizzi musicali: uno specifico proprio degli abissini, caratterizzato dalla durezza e chiarezza dei ritmi, costruiti con il ripetersi delle note; l'altro indirizzo musicale ha più attinenze con gli arabi, con ritmi meno distinti e le tipiche melodie orientali vestite di ricchi abbellimenti con intervalli di larga portata. Generalmente in quella musica le voci maschili e le femminili sono fuse sino a rendersi indistinguibili.

Il Corno d'Africa è un luogo in cui culture diverse assai lontane si sono incontrate nei secoli (la stessa parola tigrina "habesha", con cui gli eritrei si definiscono, tradotta in italiano sta ad indicare una miscela, un mix), e la musica indiana si mescola a quella araba, mischiandosi con la tradizione monodica copta unendosi anche a quella di natura Sufi dei dervisci di Konya. Strumento tipico è il Krar a cinque corde fatto di legno e pelle, che è simile sia in aspetto che per l'accordatura ad una lira greca. Ci sono poi gli Uata, che hanno la forma di violino. Tra le percussioni vi sono i tamburi Atamo, Kanda, Dabay, Coborò e Negarit.

Probabilmente i più famosi musicisti del paese sono Eng. Asghedom W. Micheal, Bereket Mengisteab, Yemane Baria e Ato Abirha Segid, le cui canzoni, in alcuni casi, sono state bandite dal governo etiope negli anni settanta. Degni di menzione sono anche Bereket Mengistab, che ebbe una lunga storia musicale, e le leggende degli anni sessanta Haile Ghebru e Tewolde Redda. Quest'ultimo fu uno dei primi musicisti africani, almeno di questa parte del continente, ad utilizzare la chitarra elettrica, oltre ad essere il compositore e il primo interprete della famosa canzone indipendentista Shigey Habuni.

Il musicista che ha però più di tutti recentemente influito sulla musica eritrea è Abraham Afewerki, deceduto nel 2006; la sua produzione musicale è un equilibrato connubio tra le espressioni tradizionali e gli influssi della musica europea. I testi delle sue canzoni parlano di religione, e della lunga guerra di liberazione, con incursioni nel tema classico dell'amore.

Tradizioni[modifica | modifica sorgente]

La Cucina eritrea è apprezzata in tutto il mondo ed ha una tradizione di antica data. Fra i piatti caratteristici del paese si ricorda l'injera (caratteristico pane di farina di teff che fa, letteralmente, da base dell'intera cucina) ed il wat, uno stufato di carni miste.


Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f g h i j k Languages of Eritrea
  2. ^ (EN) Population growth rate in CIA World Factbook. URL consultato il 28 febbraio 2013.
  3. ^ Dati dal Fondo Monetario Internazionale, ottobre 2013
  4. ^ Tasso di fertilità nel 2011. URL consultato il 12 febbraio 2013.
  5. ^ Treccani.it: Dizionario di storia - Eritrea. URL consultato il 25 marzo 2013.
  6. ^ Museo Casa Pisani Dossi - Biografia. URL consultato il 25 marzo 2013.
  7. ^ Eros Chiasserini, Eritrea 1941-1951 – Gli anni difficili (PDF). URL consultato il 2 marzo 2009.
  8. ^ a b c (EN) CIA - The World Factbook. URL consultato il 22 febbraio 2013.
  9. ^ (EN) World Gazetteer - Dati stimati del 2012. URL consultato il 25 febbraio 2013.
  10. ^ a b c (EN) UNESCO Institute for Statistics - Education (all levels) profile - Eritrea. URL consultato il 25 febbraio 2013.
  11. ^ a b c d (EN) Library of Congress - Country Studies - Eritrea. URL consultato il 22 febbraio 2012.
  12. ^ (EN) The World Bank - Indicators: Literacy rate, adult total. URL consultato il 25 febbraio 2013.
  13. ^ (EN) World Health Organization: Country Health Profile - Eritrea. URL consultato il 25 febbraio 2013.
  14. ^ a b c d Romina Rodríguez Pose and Fiona Samuels 2010. Progress in health in Eritrea: Cost-effective inter-sectoral interventions and a long-term perspective. London: Overseas Development Institute
  15. ^ IRIN Africa | ERITREA: Government outlaws female genital mutilation | Eritrea | Gender Issues | Human Rights, Irinnews.org, 5 aprile 2007. URL consultato il 17 luglio 2011.
  16. ^ a b c (EN) Human Rights Watch: Service for Life - State Repression and Indefinite Conscription in Eritrea. URL consultato il 2 marzo 2013.
  17. ^ (EN) BBC News, Country profile: Eritrea, 17/6/2008. URL consultato il 1º luglio 2008.
  18. ^ Annual Press Freedom Index. URL consultato il 30 novembre 2008.
  19. ^ (EN) Amnesty International Annual Report 2012 - Eritrea. URL consultato il 25 marzo 2013.
  20. ^ (EN) Delegation of the European Union to the State of Eritrea - Decision of the Government of Eritrea to terminate ongoing programmes under the 10th European Development Fund. (15/11/2011). URL consultato il 25 marzo 2013.
  21. ^ Viaggio in Eritrea, sulla littorina Ansaldo del 1938, mentelocale.it, 15 aprile 2009. URL consultato il 24 giugno 2013.
  22. ^ | Elenco dei vettori aerei soggetti a divieto operativo nell'UE
  23. ^ Eritrean Airlines Fleet | Airfleets aviation

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • E.Q.M. Alamanni, La Colonia Eritrea e i suoi commerci, Bocca, Torino, 1891.
  • R. Beretekeab, Eritrean making of a nation 1890-1991, Uppsala University, Uppsala, 2000.
  • Calace, Francesca (a cura di), «Restituiamo la Storia» – dagli archivi ai territori. Architetture e modelli urbani nel Mediterraneo orientale. Gangemi, Roma, 2012 (collana PRIN 2006 «Restituiamo la Storia»)
  • Arnaldo Mauri, Eritrea's early stages of monetary and banking development, "International Review of Economics", ISSN 1865-1704, Vol. 51, n. 4, pp. 547–569. Dello stesso autore WP [1]
  • T. Negash, Italian colonisation in Eritrea: policies, praxis and Impact, Uppsala University, Uppsala, 1987.
  • F. Santagata, La Colonia Eritrea nel Mar Rosso davanti all'Abissinia, Libreria Internazionale Treves, Napoli, 1935.
  • G.K.N. Trevaskis, Eritrea: a Colony in Transition, 1941-1952, Oxford University Press, Londra, 1960.
  • Eritrea Razionalista - Sandro Raffone - Giannini editore - 2010 - ISBN 88-7431-494-9 - ISBN 978-88-7431-494-2

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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